Taoismo

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« Il Tao che può essere detto non è l'eterno Tao, il nome che può essere nominato non è l'eterno nome.

Senza nome è il principio del Cielo e della Terra, ... »

(Laozi, Daodejing (incipit))
Il carattere cinese dào. Il carattere 道 significa "via", ma anche "percorso". A partire dalla Dinastia Zhou orientale (770-256 a.C.) ha iniziato a significare la "via corretta" o la "via naturale". Ma anche "mostrare la via" quindi "insegnare", "metodo da seguire" e infine "dottrina". Nei Lúnyǔ (論語) di Confucio si dice che uno Stato "ha il 道 se è ben governato" o anche che il "re dedica sé stesso al 道". Da notare che il carattere 道 si compone di 首 ( qiú "testa" quindi "principale") + una variante del carattere 止 ( zhǐ nel significato arcaico di "piede") combinata con 行 ( xíng, "percorrere"): quindi "incedere sul percorso principale".
Il carattere cinese dào con il suo ordine di scrittura.

Il Taoismo o Daoismo, termine di conio occidentale, designa sia le dottrine a carattere filosofico e mistico, esposte principalmente nelle opere attribuite a Laozi e Zhuāngzǐ (composte tra il IV e III secolo a.C.), sia la religione taoista, istituzionalizzatasi come tale all'incirca nel I secolo d.C.[1]. Nonostante la distribuzione ubiquitaria in Cina e la ricchezza di testi, si tratta probabilmente della meno conosciuta tra le maggiori religioni al mondo [2].
Come ricorda Stephen R. Bokenkamp, i cinesi non possedevano un termine per indicare le proprie religioni fino all'arrivo del Buddhismo nei primi secoli della nostra Era, quando opposero al Fójiào (佛教, gli insegnamenti del Buddha) il Dàojiào (道教, gli insegnamenti del Tao).


Allo stesso modo, ricorda Farzeen Baldrian[senza fonte], gli studiosi classificatori del periodo Han indicarono, in modo "mal definito", come Dàojiā (道家, scuola daoista) autori ed opere a loro precedenti. [3]


Mario Sabattini e Paolo Santangelo così concludono:

« Le concezioni che emergono dalle opere taoiste non presentano un carattere univoco; quasi certamente esse abbracciano tendenze diverse che sono andate via via stratificandosi in un corpus di testi, cui solo in epoca successiva si è voluto attribuire la natura di un complesso dottrinario omogeneo. »
(Mario Sabattini e Paolo Santangelo. Storia della Cina. Bari, Laterza, 2000, pag.131-2)


Ancora il termine Daoismo con il suo suffisso -ismo non avrebbe quindi alcuna controparte nella lingua cinese. Esso verrebbe utilizzato in tal guisa solo negli scritti occidentali[ e nei testi odierni orientali si continua a non utilizzare?].[4]

Indice

Taoismo o Daoismo?[modifica | modifica sorgente]

Mandarino Pinjin Wade-Giles
Daoismo Taoismo
道教 Dàojiào Tao-chiao
道家 Dàojiā Tao-chia
道德經 Daodejing Tao Te Ching
無爲 Wu Wei
老子 Laozi Lao Tzu
莊子 Zhuangzi Chuang Tzu
孫子 Sunzi Sun Tzu
列子 Liezi Lieh Tzu
氣功 Qigong Ch'i Kung
太極拳 Taijiquan T'ai Chi Ch'uan
太極圖 Tàijítú T'ai Chi T'u
易經 Yì Jīng I Ching

Etimologicamente il termine Taoismo deriva da Tao, romanizzato secondo Wade-Giles + suffisso greco antico -ισμός (indicante categorizzazione), mentre il termine Daoismo deriva da Dao, quest'ultimo romanizzato secondo il più recente pinyin + -ισμός. Lo standard per la romanizzazione della lingua cinese è il pinyin (dagli anni '80) rispetto al Wade-Giles del XIX secolo. Sempre in base a ciò i vecchi termini Lao-Tzu, Chuang-Tzu... andrebbero modificati in Laozi e Zhuangzi...

Nel testo della presente voce si useranno per lo più i nomi propri delle opere e delle persone nella romanizzazione Pinjin ed i termini specifici nella doppia romanizzazione Pinjin/Wade-Giles.

Chi è taoista?[modifica | modifica sorgente]

Addentrandosi nel problema, sorge spontaneo chiedersi se si possa stabilire una "ortodossia" nel Taoismo (per alcuni accenni a una possibile "ortodossia", vedi anche inquadramento generale).

A questo problema si può rispondere in vari modi, ad esempio:

  1. L'incipit del Daodejing (presente nell'incipit di questa voce)
  2. La seguente descrizione di Stephen Bokenkamp:
(EN)
« The term "Daoism" is used in writings on China to cover a wide variety of phenomena, from a bibliographic classification of philosophical texts—including the Zhuangzi, the Laozi, and other works—to vaguely defined attitudes: the love of nature, the pursuit of personal freedom, and a concomitant antipathy toward the Confucian-inspired social order, an antipathy shared by a number of recluses and disillusioned former officials throughout the course of Chinese history. In this way, Daoism and Confucianism have come to be seen as the yin and yang poles of Chinese thought. Nearly every figure in the history of Chinese society who cannot be readily identified as Confucian is apt to be portrayed as a Daoist. Those so identified include a disparate collection of practitioners, mystics, and thinkers—healers, shamans, alchemists, seekers of immortality, figures from popular religion who managed to find mention in the dynastic histories, and even a few Confucians who, toward the end of their lives, withdrew from society and found solace in one or another of the philosophical works bibliographically classed as Daoist, or even in the Daoist religion itself. »
(IT)
« Il termine "Daoismo" è usato nei testi che trattano la Cina per coprire un'ampia varietà di fenomeni, dalla classificazione bibliografica di testi filosofici - che includono Zhuāngzǐ, Laozi ed altri lavori - a vaghi modi di sentire: l'amore per la natura, la ricerca della libertà personale, la concomitante antipatia per l'ordine sociale ispirato dal Confucianesimo, una antipatia scambiata e condivisa, nel corso della storia della Cina, da un numero di ex funzionari eremiti e delusi. In quest'ottica il Taoismo ed il Confucianesimo devono essere visti come i poli yin e yang del pensiero cinese. Praticamente ogni figura della storia della società cinese, che non possa essere identificato come Confuciano, è adatto ad essere considerato Daoista. Questi ultimi comprendono quindi guaritori, mistici, terapeuti-intellettuali, sciamani, alchimisti, ricercatori dell'immortalità, figure provenienti dalla religione popolare che riuscivano a trovare menzione nelle storie dinastiche, ed anche i pochi confuciani che, alla fine delle loro vite, si allontanavano dalla società e trovavano conforto in uno dei lavori filosofici, classificati dal punto di vista bibliografico come daoisti, od anche nella religione daoista stessa. »
(Stephen R. Bokenkamp, Early Daoist Scriptures[5])

Ma la situazione è ancora più complessa, se un autore taoista come Lu Xiujing (陸修靜) (vissuto nel V secolo dopo Cristo), aveva potuto affermare che "alcuni scritti taoisti paiono scritti da persone malate di mente, senza alcuna capacità di ricercare il nouminoso e mancanti del desiderio di raggiungere la perfezione. Essi avrebbero scritto [questi testi basati su] quello che erano in grado di captare [delle scritture originali], assumendo falsamente il nome di "taoista" nella loro avida ricerca di guadagno"[6],

Concetti di base[modifica | modifica sorgente]

« «È in gioco l'acquisizione di uno stile, non di una dottrina» »
(Arena 2010, op. cit., p. 31)

È uno dei tre insegnamenti cinesi, ovvero Buddismo, Taoismo e Confucianesimo ed a differenza di quest'ultimo (che lo possiede), il «Taoismo non ha né data né luogo di nascita».[7]
«Non è mai stato una religione unitaria, ma una combinazione costante di insegnamenti fondati su rivelazioni originarie diverse»[8]. Esso prese forma gradualmente, durante un lungo cammino, integrando diverse correnti. Scaturisce da un movimento di pensiero nato dalla combinazione de:

Il Dio presentato dal Taoismo è una sorta di "Principio ordinatore unico ed immanente del mondo", non troppo dissimile dall'Armonia di Pitagora, il Logos di Eraclito, lo Shinto giapponese, il Dharma del Buddismo[15]
Per il mondo cinese un Dio creatore sopramondano, di carattere personale è inconcepibile. Ne consegue che alla cultura cinese fu preclusa un'ascesi orientata sulla antitesi tra Dio e creatura[16]. Il termine Taoismo/daoismo come detto sopra non ha controparte nel mondo cinese.
Il taoismo ha una forte tensione sincretica, nel tentativo di integrare tutta una serie di insegnamenti differenti (dall'iniziale sciamanesimo, al Buddismo Chan...),[17] ma allo stesso tempo ne esalta la autosufficienza sottolineando la distinzione dalle alte vie.[18]

Del Taoismo si trovano influenze nel Buddhismo cinese, in particolare nel Chan, nella medicina tradizionale cinese[19], nella politica e nell'estetica.[20]
Il Taoismo (in particolare quello dei due principali maestri) tende a non dare chiari codici comportamentali, (a differenza ad esempio del Confucianesimo) ritenendo che la spontaneità sia la miglior guida. Tuttavia se «vivere il taoismo significa accettare il caos [...], non legittima la licenziosità, l'arroganza, la violenza, la sopraffazione, uno stato di natura per cui "tutto va bene"»[21]
Esso quindi esalta la spontaneità, sostenendo che tutto avvenga spontaneamente senza un perché. Crede che esista un «meccanismo di autoregolazione che può manifestarsi soltanto se non gli si fa violenza»[21]. Qui il Taoismo denuncia la sua provenienza dalla classe contadina (per cui l'agricoltura, nonostante la cura, obbedisce ad orologi interni ed esterni, atmosferici, e per cui il vero motore sia la natura[22].
Condanna i desideri (fenomeno tipico anche del Buddismo): i taoisti auspicano una condizione in cui si desidera non avere più desideri, a differenza dei buddisti che condannano apertamente la brama che vincola alla vita[23].
Condanna l'attività: i buddisti ritenevano che il Karma fosse la causa prima della sofferenza, i taoisti esaltavano il wei-wu-wei (azione senza azione)[23].

La medicina tradizionale cinese non ha subito "semplici" influenze esterne da parte del taoismo: essa è totalmente basata sul principio dello Yin-Yang, dell'equilibrio delle due forze all'interno dell'organismo e dei loro cambiamenti ciclici (in caso di benessere) o delle loro alterazioni acute o croniche (in caso di malattia)[24].

Daojia e Daojiao[modifica | modifica sorgente]

Un tempio taoista del Monte Longhu, in Jiangxi.

Spesso il Taoismo viene scolasticamente suddiviso in

  • Taoismo filosofico (cinese: 道家; Wade-Giles: tao-chia; pinyin: dàojiā) o "scuola" taoista e
  • Taoismo religioso (cinese: 道敎; Wade-Giles: tao-chiao; pinyin: dàojiào) o "religione" taoista o anche, rispettivamente, Taoismo contemplativo e Taoismo interessato.[25]

In un capitolo de le "Memorie di uno storico" [26] a opera di Sima Tan, si descrive il panorama dottrinale presente in Cina nel periodo antecedente l'avvento della dinastia Qin (221 a.C.-206 a.C.). Tra le sei categorie viene annoverato anche il cosiddetto Daojia. In epoca Han e nelle successive, l'interpretazione storiografica cinese affermatasi come ortodossa, rimase vincolata a questa schematizzazione operata da Sima Tan. Studi moderni ed evidenze documentarie testimoniano quanto la situazione in epoca pre-imperiale fossero invero assai più fluida e meno rigidamente compartimentata tra scuole concorrenti e gerarchicamente strutturate al loro interno (ad eccezione dei Moisti).

Daojia[modifica | modifica sorgente]

Ricorda ancora la Robinet[27] come il termine, nato a scopo classificatorio, significherebbe il sentiero che uno dovrebbe percorrere e che viene insegnato. Nel Daodejing, nel Zhuangzi, ed in altri testi [28] prenderebbe quindi il senso di: via ultima, ovvero via che sublima tutti i multipli percorsi umani, principale in quanto niente esisteva prima di essa.

Le caratteristiche sarebbero:

  • l'innominabilità del Dao di cui, in accordo al Daodejing e con lo Zhuangzi, non si può citare il nome, ed esso non può essere afferrato o delimitato.
  • l'approccio apofatico (presente nel Daodejing e nello Zhuangzi), del Dao ovvero si può solo dire ciò che non è, seguendo un indirizzo non comune nella letteratura del tempo.
  • la necessità di seguire l'ordine naturale del Dao raccomandato sia il Daodejing che dallo Zhuangzi.

Ma punti principali del Daoija sono:

  • il bisogno di ritornare alle origini, al Dao
  • la totalità indeterminata
  • l'esistenza della multiforme diversità nel mondo.

La concentrazione interiore all'interno di se stessi permette la quiete necessaria per sperimentare il Dao. Esso consiste nel concentrare e unificare lo spirito (shen) e la volontà (zhi) su questa esperienza, e di essere ricettivi e conforme al fine di ricevere questo Dao. Da qui la pratica della concentrazione sull'Uno (yi), visto in tutta la storia del Taoismo. Questa concentrazione significa liberarsi dai desideri, emozioni e pregiudizi, rinunciando al sé concettuale, e non rimanere intrappolato nelle preoccupazioni mondane. Il fine è ritornare alla propria natura originale. Esso è legato ad una visione intuitiva del mondo concepito come una unità.

Daoijao[modifica | modifica sorgente]

Il termine significherebbe l'insegnamento della via ma, nella pratica, ha svariate sfaccettature di utilizzo. Usato in modo estremamente indeterminato, nella prima fase preimperiale come riferimento alle tradizioni classiche dei saggi confuciani, e successivamente nel tardo periodo dai buddisti come elegante sinonimo di fajiao (ovvero l'insegnamento del Buddha), solo nel V secolo si iniziò ad utilizzare nel senso con cui noi lo intendiamo oggi. Fino ad allora i vari gruppi "religiosi" rimasero in qualche modo disuniti, connessi tra di loro solo per un opporsi ai vari culti locali, ama da tale data in avanti si tentò di fornirgligli una unità, sul modello del buddismo (da cui in modo esplicito cercavano di diversificarsi ed opporsi) e tutto questo si estrinsecò nella formazione di una letteratura canonica, la codificazione di rituali e norme sacerdotali.

Tutto questo avvenne con la codificazione di rituali, lo stabilirsi di una letteratura canonica esplicita, la fondazione di monasteri taoisti sul tipo di quelli buddisti, e quindi rappresenta la fondazione di una vera propria religione, non solo l'assemblaggio di elementi tra loro.

La reazione dei Buddisti fu inevitabile, da una parte tentarono di "mettere in cattiva luce il Daoismo agganciandosi anche alla soteriologia "terrena" dello stesso; il Daoismo, daltra parte, era ben più in accordo alla simbologia imperiale cinese di quanto lo fosse la religione dharmica [29]

Differenze tra Daoija e Daoijao[modifica | modifica sorgente]

In conclusione secondo la Robinet le principali differenze tra il Taoismo filosofico e quello religioso consisterebbero nella connessione tra il Daoijao ed il sacro, gli dei, gli spiriti ed in genere l'ottenimento di una trascendenza personale. Ella contesta invece che tale differenza vada ricercata negli aspetti contemplativi od inenzionali o di applicazione politica che a suo avviso sono presenti in entrambe le "correnti". [30]

Alcune chiarificazioni di carattere introduttivo[modifica | modifica sorgente]

Originariamente il pensiero cinese non aveva elaborato una filosofia (a differenza della Grecia e del Cristianesimo) che rispondesse al problema del destino dell'uomo dopo la morte. L'uomo cinese si sentiva solamente mortale.[31] Successivamente, dopo l'anno 0, i Taoisti si dedicarono soprattutto alla speculazione "oltrmondana" e in particolare al problema della immortalità, che assunse ben presto aspetti istituzionali in particolare sotto la dinastia dei Tang (620-906 d.C.) [31]. L'immortalità divenne quindi una sorta di conquista, contro la credenza della morte vissuta come male assoluto[32] Il problema era come far diventare il corpo umano immortale. Già da tempo erano stati codificati dei metodi per prolungare la vita. Questi metodi si dividono in due gruppi: le pratiche per nutrire lo spirito e le pratiche per nutrire la vita o il corpo. Le pratiche per nutrire lo spirito si riferiscono all'esercizio delle virtù morali, ovvero la purezza di vita, il riconoscere ed il pentirsi delle proprie colpe, il compiere buone azioni meritorie. Le pratiche per nutrire la vita o il corpo sono invece di ordine dietetico, respiratorio, sessuale e alchemico,[31] per certi aspetti contraddittori alla filosofia stessa. Nacque così una forma di religione (o dottrina mistica) taoista, cosiddetto Taoismo religioso, o dàojiào che assunse ben presto aspetti istituzionali e che ebbe, sotto la dinastia dei Tang (620-906 d.C.), una enorme diffusione, pari al buddhismo[non chiaro].

  • Il taoismo religioso tratta principalmente le tecniche di longevità (ma anche la scuola pragmatica dello Yin-Yang e dei cinque elementi). Si tratta chiaramente di una divisione artificiosa essendo sempre, più o meno, una commistione di questi due estremi. Per dirla poi come Isabelle Robinet si tratta persino di un falso problema, in quanto:
« queste tecniche erano destinate [...] a portare all'estasi ed all'esperienza mistica. [...] esse erano impiegate in tal senso ed [...] erano conosciute da Zhuāngzǐ, che ad esse fa allusione [...]. Si potrebbe anche aggiungere che, come criterio valido per stabilire ciò che fa parte o no del Taoismo, si potrebbe considerare la combinazione o la cumulazione delle tecniche di immortalità e dello scopo ultimo che porta all'esperienza, se non mistica, almeno religiosa. »
(Isabelle Robinet, Storia del Taoismo[33])
  • Quando si parla di alchimia (in ambito del Taoismo) si intende appunto la ricerca della immortalità[34]. Più specificatamente, secondo Arena l'alchimia taoista, anche quando ha traguardi molto concreti, nasce spirituale. Solo se l'individuo ha raggiunto certi livelli di crescita, le tecniche di meditazione sono efficaci. Lo Xian (individuo realizzato) può bilocarsi, è invulnerabile ed invisibile,[senza fonte] Per raggiungere questi livelli è necessaria un'etica rigorosa: l'amore universale è la migliore pratica. Nell'alchimia esistono due livelli: il waidan ed il neidan
    • Il primo è esteriore e riguarda la preparazione dell'elisir di immortalità,
    • Il secondo è interiore e riguarda la meditazione e le pratiche spirituali.[35].

Storia deI Taoismo[modifica | modifica sorgente]

History of China
Storia della Cina
MITOLOGICA
Tre Augusti e Cinque Imperatori
ANTICA
Dinastia Xia c. 2100 – c. 1600 a.C.
Dinastia Shang c. 1600 – c. 1046 a.C.
Dinastia Zhou c. 1045 – 256 a.C.
 Dinastia Zhou occidentale
 Dinastia Zhou orientale
   Periodo delle primavere e degli autunni
   Periodo dei regni combattenti
IMPERIALE
Dinastia Qin 221–206 a.C.
Dinastia Han 206 a.C. – 220 d.C.
  Dinastia Han occidentale
  Dinastia Xin
  Dinastia Han orientale
Tre Regni 220–280
  Wei, Shu e Wei
Dinastia Jìn 265–420
  Jin occidentale Sedici regni
304–439
  Jin orientale
Dinastie del Nord e del Sud
420–589
Dinastia Sui 581–618
Dinastia Tang 618–907
  (Wu Zetian 690–705)
5 dinastie
e 10 regni

907–960
Dinastia Liao
907–1125
Dinastia Song
960–1279
  Song del Nord W. Xia
  Song del Sud Dinastia Jīn
Dinastia Yuan 1271–1368
Dinastia Ming 1368–1644
Dinastia Qing 1644–1911
MODERNA
Repubblica di Cina 1912–1949
Repubblica popolare
cinese

1949–presente
Repubblica di Cina
(Taiwan)

1949–presente


Inquadramento generale[modifica | modifica sorgente]

Le dottrine filosofiche, mistiche e religiose del cosiddetto "Taoismo" sorgono nel periodo dei regni combattenti (453-221 a.C.) e sono inserite nelle Cento scuole di pensiero.[36]

I catalogatori della dinastia Han (漢朝, 206 a.C.-220 d.C.) ebbero non poco imbarazzo nel tentare di organizzare una così disorganica produzione letteraria. Diversamente dai "classici" confuciani questi testi furono per loro difficilmente classificabili.[senza fonte] È evidente, dunque, che gli autori ritenuti fondanti il "Taoismo" non si consideravano tali e l'attribuzione, spesso contraddittoria di questo o di quell'autore a questa o a quella scuola del pensiero filosofico e religioso cinese appartiene ad una scelta operata da studiosi risalenti ad un'epoca decisamente successiva ovvero al periodo della dinastia Han.[senza fonte]

Tre Augusti e Cinque Imperatori (2850 a.C.-2205 a.C.)[modifica | modifica sorgente]

Le prime dinastie: Xia, Shang, Zhou occidentale[modifica | modifica sorgente]

La dinastia Xia (2070 circa a.C.-1600 a.C.) è la prima di cui si hanno fonti storiche. Succedettero gli Shang (1600 a.C.-1046 a.C.), dinastia pacifica che furono soppiantati dalla Zhou occidentale (1045 a.C.-771 a.C.), popolazione guerriera e di bassa cultura (verso il 1000 a.C.).

Gli Zhou, per legittimare l'uscita di scena della precedente dinastia, dichiaravano di basarsi su un decreto celeste (ming). In quest'ottica il mandato celeste determinava che il re fosse stabilito in funzione del popolo, non viceversa. Da ciò l'attenzione, tipicamente cinese, per le masse popolari ed i problemi politici e sociali. Era il passaggio da un mondo tribale (Shang) ad uno feudale (Zhou). La fortuna di una dinastia era basata sulla virtù, non più sul favore degli spiriti.[37]

Dinastia Zhou orientale (722-221 a.C.)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dinastia Zhou orientale.

Fu un periodo di grandi incertezze con lotte per il potere tra monarchi e feudatari. Nel periodo tra il 551 ed il 479 a.C., visse Kǒngzǐ (più noto come Confucio). Nel IV secolo a.C. vissero Laozi e Zuangzi.

Chuci (Sciamanesimo del sud della Cina)[modifica | modifica sorgente]

Alla base dello Zhuāngzǐ, potrebbero esserci una corrente che fa parte della tradizione dei Wu (ovvero sciamani) di cui ci rimangono solo i Chuci, ovvero Le elegie del regno di Chu, un insieme di poesie datate tra il III ed il II secolo a.C. Il personaggio principale non è un sovrano od un patriarca, piuttosto un sacerdote ispirato e posseduto (in senso amoroso) da una divinità. Si trattava di sacerdoti, o per lo più sacerdotesse, incaricati di provocare la pioggia, capaci di rendersi invisibili che utilizzavano piante medicinali, incantesimi, voli estatici dell'anima in paesi lontani. Il tema del volo estatico, importante nel Taoismo, è basilare per Zhuāngzǐ[38],[39].

Fangshi[modifica | modifica sorgente]

All'epoca in cui vissero gli iniziatori del Taoismo esistevano altri uomini, menzionati anche da Zhuangzi, che furono di fondamentale importanza per la formazione della religione del Tao.[40] Essi erano i personaggi dei: fangshi (o daoshi o daoren), ovvero sacerdoti assimilati dall'antico sciamanesimo cinese (una sorta di sciamani taumaturghi), "dai poteri straordinari", o "uomini della tecniche" che praticavano esercizi ginnici e respiratori molto probabilmente all'origine delle pratiche Taoyin (forma di ginnastica dolce cinese, precursore del Taijiquan).

Le loro caratteristiche erano:

  • essere legati alle tecniche, alle mani (il confuciano non le usava mai, se non per leggere e per scrivere)[41]
  • l'utilizzo dell'esorcismo per scacciare demoni che creano diverse avversità[42]
  • essere ricercatori solitari, marginali, eccentrici[43],
  • dedicarsi molto alle tecniche della longevità[44],
  • la presenza degli "immortali" o "santi" ('xian' 仙人), figure leggendarie di adepti ed imperatori che raggiunsero l'immortalità, divenendo shen, ovvero spiriti divini e assumendo una natura mistica in unione a Dio.[45] Sono questi personaggi circondati da un alone di leggenda, di cui si conosce molto poco (la letteratura e la mitologia li generalizzeranno solo più tardi), che sono all'origine delle pratiche eremitiche ed esoteriche cinesi — sia taoiste che buddhiste — spesso ai margini di tutte le dottrine, e che hanno giocato un ruolo essenziale nella formazione delle tecniche di longevità ed in generale nel Taoismo.

Dinastia Han (II secolo a.C.-II secolo d.C.)[modifica | modifica sorgente]

Durante l'epoca Han (200 a.C.-200 d.C.) sono esaltate l'immortalità e la ricerca della longevità. Questi immortali (tra cui Huangdi, o Imperatore Giallo, e Lao Zi) dominano la Yin e lo Yang, salgono e scendono le nuvole, sono padroni del tempo e dello spazio... «non sono le loro qualità morali ad essere essenziali, gli esempi di moralità si rivelano proprie dei confuciani, ma la loro partecipazione attiva e mistica al meccanismo naturale della vita e del mondo»[46] La religione popolare di questo periodo ha alcune caratteristiche:[47]

  • deciso aspetto burocratico (aggiornamento dei registri di vita e morte),
  • carattere esorcista,
  • assoluzione dalle colpe.

Durante questo periodo ai concetti precedentemente enumerati che portarono alla nascita del taoismo nel periodo Han si aggiunsero

  • speculazioni cosmologiche dei fangshi
  • ricerca dell'immortalità
  • rispetto del non agire
  • religione popolare [48]

In questo periodo con il termine Taoismo si intende tutto già tutto ciò e possiamo considerare il Daojia come l'erede delle diverse correnti del periodo Han. In questo periodo con il termine Daojia si intende sia i seguaci della corrente Huang-Lao (vedi sotto), sia i ricercatori dell'immortalità che le loro tecniche[49].

Scuola Huang-Lao[modifica | modifica sorgente]

La scuola Huang-Lao prende il nome dall'imperatore Huang Di (Imperatore giallo) e da Lao Zi. Pare che Huang Di, vissuto secondo la tradizione nel III millennio a.C., sia una invenzione dei Taoisti, e quindi non sia mai esistito[50]. Questa scuola, situata nello stato di Qi, considerava entrambi come protettori. [51]Ad esempio il governatore di questo stato governava mediante la non azione.Essa esaltava la rinuncia alle ricchezze, l'arte del governo tramite il non agire e le tecniche per la longevità[51]. Di seguito i caratteristici aspetti: Testo caratteristico di questa scuola è il Huainan Zi, opera sincretica che cerca di "creare" un Santo che concilii le opposte:[51]

  • esigenze filosofiche di Zhuang Zi con
  • le esigenza quotidiane di un politico e
  • le caratteristiche del santo degli Yijing e
  • le caratteristiche del santo confuciano (civilizzatore ed ordinatore).

Periodo dei tre regni (220 - 280 d.C.)[modifica | modifica sorgente]

Nel corso del II secolo d.C. appaiono alcuni movimenti collettivi,(il Movimento dei Turbanti Gialli ed il Taoismo delle Cinque Misure di Riso) molto diversi da quelli precedenti. Il Taoismo, con l'evoluzione della seconda scuola suddetta nel movimento dei Maestri del Cielo, prenderà una forma organizzata.[52], [53]

  • Taoismo della Grande Pace o Movimento dei Turbanti Gialli (Taiping Dao, 太平道) (anche se non tutti gli autori concordano sulla sovrapponibilità dei due gruppi[senza fonte]Secondo Isabelle Robinet è un nome alternativo a quello del Movimento dei Turbanti Gialli[52], Situato nella Cina centrale ed orientale, il primo grande movimento religioso, conosciuto sotto il nome di Taoismo della Grande Pace fu fondato da Zhang Jiao (Taiping Dao, 太平道) nel II secolo, prendendo come base il pensiero Huanglao. Caratteristica di questo movimento sarebbe l'attesa messianica, ovvero la ricerca di una pace non più situata come prima in un passato remoto, bensì nell'anno 187 nello stato del Da Qin.[54]. Pare che le pratiche (guarigione mediante confessione dei peccati, recitazioni di testi sacri, la venerazione al Dio Huang-Lao), fossero molto simili a quelle dei Maestri del Cielo.[55].
  • Ancora troviamo il cosiddetto Taoismo delle Cinque Misure di Riso (Wudoumi Dao, 五斗米道), fondata da Zhang Daoling tra il 120 e il 145, con centro nella provincia del Sichuan (Cina centrale) con il quale ebbero fondazione il lignaggio dei Maestri Celesti — guide spirituali del Taoismo sino alle repressioni dell'era moderna — la prima vera e propria organizzazione religiosa, una Chiesa taoista con al vertice il patriarcato dei Celesti.[40].

Da notare come in entrambi il santo sovrano assumesse il ruolo di capo religioso[55].
ed entrambi volevano organizzare uno stato perfetto governato dalla religione e dalla morale[56]. Principalmente troviamo due movimenti:

I Maestri del Cielo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Via dei Maestri Celestiali.

La corrente dei Maestri del Cielo (Tianshi Dao (天師道) (chiamata anche Zhengyi) sarebbe sorta secondo la tradizione nel 142 d.C. con una apparizione di Laozi a Zhang Daoling.[55].

Sarebbe nata nella Cina dell'ovest, mentre la via delle cinque misure di riso sarebbe sorta nella Cina orientale.[57] Tale organizzazione, originata (come detto sopra) dagli adepti della Via delle Cinque Misure di Riso, si attestò inizialmente nei ceti più popolari e poi diffusasi anche agli aristocratici, fino ad arrivare ai giorni nostri.[55]. Essi desideravano realizzare uno stato perfetto, governato da ragione e morale, fortemente centralizzato e burocratico[56]. Diritto e morale erano confusi, i peccati, come l'ubriachezza il furto, la vita dissoluta venivano espiati con confessioni pubbliche ed atti riparatori (riparazioni di strade...)[58].

La morale era semplice: aiutare i poveri, non bramare ricchezze e fama, consumare carne e cibo in quantità contenuta, non contaminare i fiumi, non chiudere i pozzi[59].

Essi integrarono al Daodejing inteso come testo per lo sviluppo fisico e morale, le virtù confuciane. [60] Esistevano cerimonie sessuali in cui ciascuno doveva accoppiarsi con un partner indicato dal maestro stesso, secondo un ordine che impediva qualsiasi iniziativa individuale. Questi riti erano altamente disciplinati e paiono non correlare con la descrizione che di questi fecero i buddisti, per gettare discredito[61]. Uno degli obbiettivi era sconfiggere la religione popolare: cercarono di controbattere i ciarlatani che abusavano della credulità popolare, i messia che sostenevano di incarnare Lao Zi, le divinità minori (come rocce, alberi ...) ovvero si ponevano contro tutti quelli che venivano chiamati culti eccessivi. Questa lotta era compiuti in 2 modi. Da una parte un rituale rigoroso e burocratico celebrato da un sacerdote che era l'unico mediatore tra il fedele e lo spirito. Dall'altro l'esorcismo contro le divinità popolari che erano classificate come demoni. Quindi se si allontanano della religiosità tipo i wu (forse si potrebbe sostenere che si tratti di una burocratizzazione dei wu)[senza fonte] dei, dall'altro ne ereditano le caratteristiche di esorcisti.[62].

« Questa funzione di burocrati ed esorcisti, assunta dai maestri del cielo, bisogna dirlo, è molto lontana dalla filosofia naturalistica, rispettosa dei ritmi della natura e del loro equilibrio complesso, che caratterizza generalmente il Taoismo »
([63].)

Il collasso del Regno di Wei nel 260, insieme alla caduta della Cina del Nord contro gli Unni nel 317, portò al discioglimento della setta,[64] che ricomparse poi nel 4° e nel 5° secolo come due fazioni differenti, i Maestri Celestiali del Nord e quelli del Sud (che si spostarono a Jiankang (oggi Nanchino) e diede inizio alla Dinastia Jin. Nel V secolo, con il calo di influenza, furono posti al gradino più basso delle varie correnti taoiste. Nel periodo Song, invece, godette di nuovo prestigio e i loro sacerdoti furono posti a capofila delle correnti taoiste. In questo modo sono sopravvissuti fino ai nostri giorni ed è la setta più attiva tra le diverse ancora esistenti.[65].


È, d'altra parte, provato che nei primi mille anni dell'epoca volgare si assiste ad uno spostamento dei punti di maggior crescita della speculazione filosofica (ma anche scientifica), verso Sud.[66]

I Maestri del Cielo una volta discesi a sud iniziarono a distruggere templi ed altari della religione popolare, una vera e propria crociata. In questa fase si inserisce la rivelazione dello Shangping (vedi sotto)[67]

Ai giorni nostri i Maestri Celestiali sono sposati, vivono in comunità e trasmettono il loro insegnamento per via ereditaria. E tutto questo avviene da due millenni! Attualmente vi è un Maestro Celestiale che afferma di essere discendente di Zhang Daoling.[68]

Dinastia Jin: Ge Hong[modifica | modifica sorgente]

Ge Hong (Chinese: 葛洪; pinyin: Gě Hóng; 283–343 d.C.), autore principale dell'alchimia cinese ed unico a collocarla all'interno della corrente taoista, fu principalmente un ricercatore dell'immortalità.[69]. Egli si basava sugli insegmamenti di Lao Zi e Zhuang Zi, ma per lui volavano troppo alto, non lasciarono alcun metodo pratico, non diedero alcun aiuto a chi cercava l'immortalità[70]. L'immortalità di Ge Hong è fisica, si acquisisce tramite un lungo lavoro. Benché corporea, è anche divina, è una santità. Il presupposto è credervi. L'ascesi è lunga e dura. Il destino è nelle nostre mani, ed in questa ottica Ge Hong critica fortemente coloro che si comportano in modo errato. Egli ha ben presente ome ricorrere alle divinità senza riconsiderare i propri errori non serva a niente. La sua morale è una morale comune, (mantenere la serenità, non essere preda di desideri sessuali o di oitere o di fama) però l'amore è universale, va a tutti, anche per gli esseri striscianti. Le colpe devono essere espiate con un atto di compensazione e si devono evitare gli eccessi. Ancora riprende alcune cose tipiche dei Taoisti: bisogna evitare ogni tipo di eccesso, non stare troppo seduti, non stare troppo in piedi, non affaticarsi troppo, né riposare troppo.[71].

Nella pratica poi esistono tutta una serie di pratiche che vanno dalla purezza esteriore ed interiore, l'utilizzo di droghe (a differenza ad esempio dei maestri celesti), l'assunzione di minerali (cinabro, risigallo, malachite, zolfo, mica, salnitro, orpimento), le pratiche sessuali, la corretta alimentazione con l'astensione dai cereali,[72].

Importante è l'alchimia operativa, simile a quella occidentale medioevale.[73]

Per converso, Arena sostiene che i traguardi dell'alchimia cinese, a differenza di quella occidentale, consistano nel raggiungere forme elevate di vita spirituale, ovvero pervenire allo xian.[74] Comunque, sempre Arena, riconosce come siamo ben lontani dalla spontaneità ed ancor più dal wu-wei. Egli nota come il Taoismo abbia acquistato alcune componenti magiche perdendo certe profondità e puntando l'attenzione principalmente sulla prassi.[75].

Dinastie Wei e Jin. Metafisica dell'arcano o Neotaoismo[modifica | modifica sorgente]

Non tutti gli autori considerano la metafisica dell'arcano una corrente del Taoismo, La Robinet, in particolare, non la riconosce come tale.[senza fonte] Durante tale periodo si svilupparono le filosofie di Wang Pi e di Guo Xiang, ricordati comi i capostipiti del neotaoismo o della metafisica dell'arcano (Xuanxue)[76].

Il nome deriva da xuan 玄 "scuro, misterioso, arcano," citato nel primo capitolo di LaoZi e Xue 學 "studio, insegnamento" quindi letteralmente l'insegnamento dell'arcano" L'interesse veniva posto principalmente sul non essere, mentre si era molto distanti dalla religione e dall'alchimia. I neotaoisti si rifacevano ai Laozi e Zhuāngzǐ, subendo comunque gli influsso del confucianesimo.[76] È necessario considerare che si trattò di una epoca di decadenza ed i cardini del pensiero furono:

  • enfasi sul non essere (per Wang Pi, «le cose si producono dal non essere») o sull'autoproduzione (per Kuo Hsiang le cose non si producono né dal non essere, né dall'essere, ma sono autoprodotte);
  • enfasi sulla non azione;
  • il modello ideale era Kǒngzǐ (più noto come Confucio), non Laozi o Zuangzi[77];
  • rifiuto dell'intelligenza che spegne la spontaneità[78].

Shangqing o Taoismo della Suprema Purezza[modifica | modifica sorgente]

Il Shangqing,(上清; Shangqing pai, 上清派) nasce verso la fine del IV secolo.

  1. nascerebbe nel sud est della cina dopo la fuga della corte imperiale dal nord in quanto invasi da popolazioni non cinesi. Nel sud si confrontarono con l'aristocrazia cinese di "lungo corso" che ricercava di salvare e riaffermare le proprie tradizioni a rischio di soffocamento da quelle del nord. Rappresenterebbe una sintesi della tradizione estatica nativa (ovvero quella dei Maestri celestiali e quella dei cercatori dell'immortalità delle tradizioni Han e tardo Zhou. [79]
  2. nasce da una rivelazione da parte di divinità e spiriti a Yang Xi[14]
  3. riprende la scuola di Ge Hong, ma[14]
  4. vi include una parte degli insegnamenti dei Maestri del Cielo,[14]
  5. vi inseriscono (solo superficilamente) alcuni elementi del pensiero buddista.[14]
  6. Vi è indubbiamente una componente di rivincita degli stati del sud contro l'invasione politica e "teologica" dei Maestri del Cielo. Insomma rivendicavano così una sorta di loro autonomia.[80]
  • Le tecniche di immortalità passano in secondo piano
  • domina la meditazione visiva[14], «La contemplazione interiore è la radice e l'origine dell'immortalità spirituale, la verità e dentro di sé»[81].
  • l'addestramento personale alla concentrazione conta di più di qualsiasi rito[82]
  • le pratiche sessuali, sono condannate[81].
  • si ha l'abbandono dell'aspetto giudiziario dei Maestri del cielo, per preferire il mito, la favola, l'addestramento personale.[82]
  • le invocazioni non sono semplici formule magiche, bensì preghiere poetiche (sorte di lodi) indirizzati agli dei[81]
  • L'immortalità. La salvezza degli individui è legata a quella dei propri antenati fino alla VII generazione. E qui compare la tradizione tipicamente cinese per cui l'individuo non è mai separato dalla sua famiglia. Ma ora compare un elemento nuovo: l'adepto può, almeno in parte salvare i suoi antenati.[83]

Questo movimento ha alla base gli scritti rivelati da divinità e spiriti ad un certo Yang Xi ed ebbe luogo in un momento in cui i Mestri del Cielo giunti dal nord fecero una crociata distruggendo tempi ed altari delle credenze popolari dei popoli del sud.[67]

Questo movimento raggiunse il suo culmine tra il VII e l' XI secolo ottenendo, in questo intervallo, l'appoggio dell'imperatore.[84] Nei secoli XIII e XIV riprende la prevalenza dei Mestri del Cielo e lo Shangqing divenne più ritualizzato, iniziò ad abbandonare le tecniche di meditazione visiva e pratica personale[85]

Il testo principale dello Shangqing è il Dadong Zhenjing[86]

Il Lingbao o Taoismo della Gemma Numinosa[modifica | modifica sorgente]

Il Lingbao Pai, (靈寶派) è una sintesi di idee religiose basate su testi Shangqing[87], rituali dei Maestri celesti [87], pratiche buddiste (che in questo periodo saranno importanti anche se comparse in forma spuria già nella epoca precedente).[87], pratiche fangshi[88] e Shangqing[89] Ma più che di una sintesi, i seguaci del Lingbao saranno spesso accusati di aver plagiato contenuti altrui. [90] In esso predomina l'aspetto liturgico, scompare l'adepto in meditazione nella propria stanza.[87] Il Buddismo, che si inserisce in questa corrente, viene per lo più banalizzato e, di fatto, il suo apporto principale consiste nel concetto di salvezza, che si evolve a salvezza universale, mentre quello di immortalità finisce in secondo piano: ci si allontana dai cercatori dell'immoralità.[91].

Epoca Tang (618-907)[modifica | modifica sorgente]

Il taoismo in questo periodo ebbe un ruolo di primo piano, probabilmente in seguito ad alcuni fattori:

  • era un depositario della antica cultura cinese
  • i suoi riti e la sua ideologia avevano radici nell'ideale del santo[92]
  • si ha generalmente una rinascita culturale in tutta la Cina[34].

Durante questa epoca s i ha un tentativo di riavvicinare i tre grandi insegnamenti, cercando di armonizzarli.

Si manifesterà anche un nuovo misticismo, il Neiguan, (da qui il testo Neiguan Jing) una forma di meditazione silenziosa, senza immagini, tendente al vuoto dello spirito ed all'unione con il Tao, piuttosto che all'estasi ed al volo nei cieli. Sotto l'influenza del Buddhismo cambia la concezione della meditazione. Nelle epoche Shangqing, l'arresto del pensiero era una preparazione, per arrivare ad altri livelli,[93] come i voli estatici ed i voli celesti[94]. Qui invece l'arresto del pensiero è una tecnica a sé stante.[93]

In questo periodo è la disputa del Huàhújīng. Secondo tale testo Laozi avrebbe convertito Ghautama Buddha.

Sotto la Dinastia Tang, dal VI agli inizi del X secolo, il Taoismo divenne la religione ufficiale di tutto l'impero. Il Buddismo era diffuso quanto — se non più — della cultura taoista, e venne represso sotto l'Imperatore Wuzong.

Tra il VII e l'VIII secolo, nel sud della Cina, nacque il Taoismo Zhengyi ("Taoismo dell'Unità Ortodossa"), sorto come ripresa del Taoismo Tianshi Meridionale e conservante la gerarchia del Maestro Celeste. Nel 1304 lo Zhengyi inglobò lo Shangqing e il Lingbao, e altre denominazioni minori, su direttiva imperiale.[95]

Alchimia interiore nelle Epoche Song (960 al 1279) e Yuan (1279 al 1368)[modifica | modifica sorgente]

Fu un'epoca di grande confusione. Morte e demoni erano ovunque, si praticavano tantissimi esorcismi. Il taoismo fu importante per:

  • mantenimento dei valori tradizionali cinesi
  • azione umanitaria a favore della popolazione[96]

In quest'epoca si sviluppò l'alchimia interiore. Trattasi di un termine (alchimia interiore o cinabro interiore o neidan) che si oppone al waidan o cinabro esteriore od alchimia esteriore. L'alchimia interiore non cercava di fabbricare un prodotto, bensì era soprattutto una tecnica di illuminazione[97] L'alchimia interiore:

  • utilizzava tantissimo i trigrammi del Yiing,
  • aveva una grande tendenza sincretica sui tre principali insegnamenti cinesi
  • in qualche modo rompeva con il passato,[98]
  • il fine non era l'elisir di immortalità (che per i seguaci non esisteva), bensì l'unità tra Dio ed il mondo.

Nell'ambito del Neidan troviamo: Wu Yun (?-779), Zhang Boduan (?-1082), Chen Tuan (906-989) e la corrente Quanzhen[99]. Nel XII secolo emerse nel nord il Taoismo Quanzhen ("Taoismo della Realizzazione Completa"), fondato da Wang Zhe, poneva l'attenzione al sincretismo con i tre grandi insegnamenti cinesi, e cercò di fare sintesi tra l'alchimia interiore ed il Buddismo Zen[95]. La orrente guadagnò prominenza sotto la Dinastia Yuan, a dispetto di una breve persecuzione nel 1281. Il Quanzhen, con centro presso il Tempio della Nuvola Bianca, affinò la disciplina e la tradizione monastica. Questa scuola era caratterizzata da un forte movimento di interiorizzazione: non si trattava di trovare l'immortalità fisica, bensì di elevare il proprio spirito al di sopra del mondo. Per Wang Zhe il celibato era una regola necessaria e fondò monasteri ad imitazione del Buddismo Chan, condannò la collera, la bramosia di ricchezze, i rapporti sessuali. Predicava anche la povertà. Egli cercò di creare un sincretismo tra i 3 grandi insegnamenti. Tra i suoi discepoli fu noto Qio Chuji che fu convocato da Gengis Kahn per conoscere i segreti della longevità.[100]

Dinastie Ming (1368-1644) e Qing (1644-1912)[modifica | modifica sorgente]

Con la Dinastia Ming (明朝) non si registrarono particolari sviluppi, se non la compilazione di un nuovo Daozang nel 1447. Sotto i Qing ebbe inizio un declino del Taoismo. Gli imperatori, appartenenti al popolo manciù, lo rigettarono in favore della base culturale confuciana; la biblioteca imperiale escluse virtualmente qualsiasi testo taoista.[101]

In aggiunta al mancato supporto da parte della Dinastia Qing (清朝), molti daoguan (道观; anche solo guan, 观 osservatorio del Tao) andarono distrutti durante la rivolta e l'istituzione dell'Impero Celeste della Grande Pace da parte degli aderenti al Cristianesimo Taiping, progetto durato dal 1850 al 1864. Lo Stato teocratico conquistò un terzo del territorio cinese; prassi era la distruzione degli edifici di culto non cristiani mano a mano che i domini si espandevano.[95]

Epoca moderna[modifica | modifica sorgente]

Già a partire dalla dinastia Ming. le scuole taoiste furono accusate di suscitare movimenti rivoluzionari, tanto che Liang Qichao (1873 - 1929), avvocato del rinnovo sociale della Cina, scrisse di essere umiliato dalla presenza del Taoismo nella storia cinese, poiché — a suo dire — il Paese non ne aveva tratto alcun bene[102].

Con la fine della Dinastia Qing collassò l'Impero Cinese e dal 1911 al 1949 prese il potere la Repubblica di Cina. I nuovi governanti adottarono molti costumi occidentali tra cui anche il Cristianesimo. Il Taoismo non era visto positivamente ed alcuni daoguan vennero confiscati e adibiti ad usi pubblici, molti furono distrutti durante la Seconda Guerra Sinogiapponese.[95]

Il puro insegnamento taoista era considerato anarchico e anarchistico a causa delle rivolte contro il potere che aveva suscitato nei secoli addietro. Il Taoismo rimaneva ad ogni modo l'istituzione religiosa più potente del Paese, costituita da un clero di circa 5 milioni di sacerdoti e monaci (daoshi). Ciò lo faceva apparire agli occhi del nuovo governo, e dei comunisti poi, un relitto dell'impero.[95]

Alla fine degli anni quaranta, nonostante i monaci del monte Wudang avessero preso parte alla terza armata rossa e molti taoisti avessero dato prova di patriottismo opponendosi all'invasione dei giapponesi, nel 1948 il monastero principale della corrente Zhengyi — sul monte Longhu nel Jiangxi — fu dato alle fiamme e il sessantatreesimo Maestro Celeste fu costretto a rifugiarsi in Taiwan.

L'ascesa del Partito Comunista Cinese nel 1949 diede inizio ad una sistematica politica di soppressione delle religioni, la cui pratica divenne illegale.

La politica generale delle religioni si applicherà a partire dal 1949: non vi fu una soppressione totale, ma proibizione delle nuove ordinazioni, repressione dei riti e chiusura dei pochi locali di culto rimasti. Alcune sette furono dichiarate illegali e sopravvissero solo clandestinamente, ricorrendo a mezzi illeciti per guadagnare fondi.

Il clero taoista fu smantellato, i daoshi mandati nei campi di lavoro.[95] In dieci anni e con la successiva Rivoluzione Culturale, la maggior parte dei templi taoisti andarono distrutti e i pochi rimasti abbandonati o trasformati in edifici di uso pubblico.[95] Il 63º Maestro Celeste degli Zhengyi, Zhang Enpu, si rifugiò a Taiwan nel 1948, dove tutt'oggi si trova il suo successore. La carica non ha più il valore centralizzante che deteneva in passato. Nel 1956, le antiche statue di bronzo del Monte Wudang vennero fuse.

Con la nascita del movimento per le tre autonomie destinato a porre fine alla dipendenza finanziaria, ideologica e amministrativa delle religioni cinesi, fu fondata nel 1957 la Chiesa taoista cinese e il governo decise di promuovere la restaurazione dei culti. Si spesero fondi per la ricostruzione e il restauro di templi e monasteri e nel 1961, il presidente Chen Yingning finanziò ricerche, pubblicazioni e riforma di un clero. Tuttavia, nel 1966, la rivoluzione culturale interruppe drasticamente tutte le manovre di restauro. Nello stesso anno la Chiesa taoista cinese fu scardinata, migliaia tra templi e monasteri furono razziati e distrutti e il clero fu sollevato dal suo incarico per essere deportato in campi di lavoro. Si calcola che oltre diecimila rotoli di antichissimi testi sacri al monastero di Louguantai (樓觀台), nello Shaanxi, andarono definitivamente perduti.[senza fonte] Il Taoismo fu fortemente represso, le organizzazioni furono destituite e la maggior parte dei templi distrutti; questo portò il numero degli aderenti ad un tracollo del 99% e la religione taoista alla quasi completa scomparsa.

La rinascita[modifica | modifica sorgente]

Secondo le autorità dell'Associazione Taoista Cinese, il Taoismo sta vivendo il suo miglior periodo dopo secoli.[103] Molti sacerdoti stanno iniziando ad insediare missioni in Occidente per diffondere la religione.[103] Dati gli insegnamenti naturalistici e umanistici del Taoismo, i daoshi sono spesso impegnati in attività ambientalistiche e pacifistiche[senza fonte].[104][105]

A Taiwan ed in parte della diaspora cinese (in particolare a Singapore, dove è nuovamente legale da molto tempo), il sistema taoista è tornato ad essere un elemento fondamentale della società. Studiosi notano come nel suo ricostruirsi dopo la distruzione portata dalla Rivoluzione Culturale, o nel suo rinnovarsi a Taiwan, il Taoismo si sia modificato in innumerevoli aspetti. In particolare diversi elementi liturgici sono completamente rivisti o effettive novità.[senza fonte]

Attualmente il Taoismo è presente nelle due tendenze estreme, ovvero il rituale e l'alchimia interiore. Il rituale è quello dei Maestri del cielo. Esistono tutt'oggi monasteri di discepoli che seguono l'alchimia interiore, per lo più della scuola Quanzhen.

Taoismo nel mondo occidentale odierno[modifica | modifica sorgente]

Tra gli immigrati cinesi vivono idee confuciane e taoiste, frammiste alla “religiosità cinese” ma in genere in forme non organizzate.

Esistono centri "taoisti" con Maestri cinesi che insieme ad altri occidentali offrono corsi di arti marziali, di qi gong e yoga, di dietetica e di “circolazione e controllo dell'energia vitale”, di Feng Shui, (l'arte cinese di disporre gli oggetti), di arredamento e di architettura (molto in voga negli ultimi anni in occidente). Molti di questi centri sono per lo più palestre di arti marziali, che non sottolineano – o progressivamente perdono – qualunque elemento filosofico-religioso. Alcuni, più o meno consapevolmente radicati nella visione del mondo taoista, si ispirano a maestri molto noti su scala internazionale come Mantak Chia, Howard Y. Lee o Master Choa Kok Sui (Samson Lim Choachuy, 1952-2007). Un interesse particolare – a causa del duro conflitto con il regime cinese – ha assunto il Falun Gong, presente anche in Italia da alcuni anni. Il Falun Gong – come molti altri gruppi di qi gong – potrebbe essere presentato come gruppo “sincretico”, con elementi buddhisti, taoisti e confuciani.

L'espansione spirituale e commerciale della Cina in tutto l'Estremo Oriente, ed il carattere poco organizzato della religione cinese hanno favorito incontri e commistioni con un gran numero di spiritualità diverse. Sono così nati numerosissimi movimenti religiosi che, in un clima di libertà istituzionale sconosciuta alla Cina continentale, a Taiwan coniugando la “religiosità cinese” con un numero sorprendente di altri apporti. Per esempio, il movimento della Maestra Suprema Ching Hai – uno dei movimenti di Taiwan che hanno conosciuto la maggiore espansione internazionale – presenta, accanto agli elementi della “religiosità cinese”, altri di origine radhasoami, e a una pluralità di fonti diverse si rifà anche Spiritual Human Yoga, di origine vietnamita.

Altri gruppi ancora, operano nel mondo della terapia, (e quindi non sono classificabili né come filosofie né come religioni)[106].

Il canone taoista o Tao tsang[modifica | modifica sorgente]

Il canone taoista o Daozang (道藏 pinyin:Dào Zàng, Wade-Giles: Tao Tsang), fu composto nel 1442 e raggruppa più di 1000 testi che spaziano dall'utilizzo di erbe alla opere colte di Laozi e Zhuāngzǐ, a testi di tecniche di meditazione od alchimia... Molti testi appaiono più di una volta con titoli diversi, altri hanno titoli uguali ma contenuti differenti, altri ancora contengono all'interno parti di documenti presenti nel canone in posizioni differenti. Un numero così vasto denuncia una fortissima tendenza sincretica. Per l'esattezza la Robinet parla anche di vocazione del Taoismo ad essere marginale.[107]

Seguendo l'esempio del Tripitaka buddhista, il Tao-tsang è diviso in tre sezioni (dong 洞)[108]:

  • i "Testi della Suprema Purezza" (Dongzen),
  • il "Sacro" (Dongxuan), vale a dire scritture sulla liturgia e sul medio livello di iniziazione;
  • infine i "Testi dei Tre Signori" (Dongshen), una sezione che include insegnamenti sulle tecniche di esorcismo, sulla teologia taoista e sul minimo livello iniziatico.

Il Canone contiene inoltre una gamma di scritture supplementari, aggiunte in epoche più recenti, che trattano varie questioni: preghiere, invocazioni, meditazione, divinità e molto altro; tra questi testi si possono trovare il "Libro della Grande Pace" (Taipinjing), testi alchemici e scritture della tradizione dei Maestri Celesti, i Papi dell'ortodossia, oggi figure poco importanti sia per la Chiesa taoista taiwanese, ancor meno per l'organizzazione ecclesiastica della Cina continentale.[109]

Il Libro della Via e della Virtù (maggiormente conosciuto come Daodejing o Tao Te Ching) è il testo attribuito al padre fondatore del sistema religioso taoista, ovvero Laozi. Quest'opera poetica e dai termini criptici — riconosciuta come una delle più grandi opere spirituali dell'umanità — vanta un gran numero di interpretazioni, letture critiche e traduzioni.

Un'altra opera rilevante è il Libro del Maestro Zhuang (Zhuangzi, dal nome dell'autore), scrittura diretta di uno dei più grandi pensatori della Cina. Sotto forma di favole, di viaggi metafisici o di dialoghi filosofici, propone una via da seguire. Fu il testo maggiormente utilizzato da artisti e letterati e tutt'oggi viene ampiamente studiato dai religiosi, anche buddhisti e confuciani.

Il Libro del Vuoto Perfetto (Liezi, anche in questo caso lo stesso nome di chi lo scrisse), è una collezione di aneddoti e di favole, la maggior parte ispirati alla dottrina di Zhuangzi; il testo è il terzo più importante del taoismo. Complessivamente il Taoismo non dà particolare enfasi ai testi sacri. I fedeli generalmente non consultano il Canone taoista, ma usano testi e preghiere tramandati dai maestri, o spesso dai parenti[senza fonte]

Il Libro dei Mutamenti è ritenuto particolarmente importante rispetto agli altri testi per le sue valenze cosmologiche e filosofiche.

Dottrina (parte principale)[modifica | modifica sorgente]

Questa descrizione è basata principalmente sulle dottrine di Laozi, di Zhuāngzǐ e di Liezi.

« Il Tao che può essere descritto

non è l'eterno Tao... »

Il substrato[modifica | modifica sorgente]

Il Taoismo viene spesso descritto in correlazione oppure in contrasto con il Confucianesimo.[110] Entrambe le correnti rappresentano il grande patrimonio culturale cinese. Viene spesso citato[111] il seguente aforisma per cui si può essere confuciani di giorno e taoisti di notte (notazione che evidenzia una forte tendenza sincretica).

Non che cosa è, ma che significato ha per me, ora[modifica | modifica sorgente]

« Tutto il nostro ragionamento si basa sulla legge di causa ed effetto, che opera come una successione. Qualcosa accade ora, perché qualcos'altro è accaduto allora. Ma i cinesi non ragionano tanto secondo questa linea orizzontale, che va dal passato al futuro, attraverso il presente: ragionano verticalmente, da ciò che è in un posto ora a ciò che è in un altro posto ora. In altre parole non si chiedono perché, o per quali cause passate, un certo ordine di cosa avvenga ora; si chiedono: -Qual è il significato delle cose che avvengono insieme in questo momento?- La parola Tao è la risposta a questa domanda. »
(Alan Watts, Il significato della felicità[112])

Quindi un cinese non ragiona seguendo una ideale linea orizzontale di causa effetto ma, piuttosto, seguendo una linea verticale, cercando di connettere tra loro cose che sono in un posto ora ed in un altro posto ora. La domanda che si pongono è: "qual è il significato delle cose che avvengono insieme in questo momento? Ragionano quindi secondo un concetto che potrebbe essere chiamato sincronicità[113] Ancora

« quando un occidentale sente di pensare, crede che un tale fatto sia dovuto ad una specie di fatalismo o determinismo. [...] La prima illusione è quella di credere che ciò che sta accadendo accada a lui e che quindi sia vittima delle circostanze. Ma se siamo immersi nell'ignoranza originaria non esiste un tu diverso dalla cosa che sta accadendo. Quindi la cosa non sta succedendo a noi, succede e basta. [...] La seconda illusione è quella di credere che ciò che sta accadendo ora è la conseguenza di un evento del passato.[...] Dobbiamo essere davvero imgenui per credere che il passato provochi quanto avviene oggi. Il passato è simile alla scia lasciata da una nave. Alla fine ogni traccia scompare.[...] È moto semplice: tutto comincia adesso, perciò è spontaneo: non è determinato [...] Non è nemmeno casuale. [...]

Il Tao è un certo tipo di ordine [...] che però non è precisamente ciò che noi definiamo ordine quando disponiamo un oggetto in un ordine geometrico, in scatole od in file. Se osserviamo un pianta di bambù ci è perfettamente chiaro che la pianta possiede un suo ordine. [...] I cinesi lo chiamano Li[...]. Tutti cercano di esprimere l'essenza del Li. Ma la cosa interessante è che nonostante si sappia cosa sia, non c'è modo di definirla. »

(Alan Watts, Il significato della felicità[114] (pag.17-18))

La spontaneità[modifica | modifica sorgente]

Il taoismo sostiene che esista nell'universo una sorta di autoregolazione e che lasciare correre spontaneamente tale meccanismo dia spazio ad una vita serena, senza violenza. Ma, è importante sottolinearlo, non legittima la sopraffazione ed il caos.[21] Il taoista è convinto che ciascuno abbia in sé stesso le doti naturali che gli consentiranno di risolvere in molte occasioni. Quindi in quest'ottica l'imperfezione non esiste e se esiste è solo presente tra gli uomini che non seguono la spontaneità[115].

La non azione o Wu Wei[modifica | modifica sorgente]

Il Wu wei (無為, 无为), o legge dell'agire senza agire.

Ad esempio i pianeti girano attorno al sole senza che facciano alcuno sforzo per girare, oppure il bambino cresce senza che faccia alcunché perché ciò avvenga.

Ancora, prendendo un esempio letterario, si può ricorrere alla analogia di un pino e di un salice sotto una tempesta di neve. Il primo è rigido e la neve si ammassa sopra di esso fino a spezzarlo, il secondo si piega a tal punto fino a far cadere la neve e rialzarsi[114](pag. 21)

Ciò non deve però essere scambiato con lassismo: l'autodisciplina è un elemento comunque importante, pur con l'insistenza acciocché si mantenga creativa e non diventi automutilazione. La disciplina richiesta al taoista non è quella occidentale portatrice talvolta di rigidità e limitazioni, ma incarna anzi la determinazione ad astenersi da questi.

Il vuoto come cardine[modifica | modifica sorgente]

« Unire trenta raggi nel mozzo di una ruota,

nel non essere sta l'uso del carro.
Plasmare l'argilla per farne un vaso,
nel non essere sta l'uso del vaso.
Cesellare porte e finestre per farne una casa,
nel non essere sta l'uso della casa.
Quindi ciò che esiste determina il vantaggio,
l'inesistente determina l'uso. »

[116]

Il non essere (wu), in questa accezione, ha un significato ben diverso a quello cui siamo abituati dalla dialettica greca (in particolare nei significati di Parmenide e Gorgia). In questo contesto significa "non esserci determinato", un vuoto determinato. [117] L'essenza sta nel vuoto, spesso in cose a cui non diamo importanza, come l'importanza non è riposta nelle quantità di cose che abbiamo nella nostra dimora, bensì nel vuoto tra le pareti.

La mancanza di talento[modifica | modifica sorgente]

« Hui- tzu disse a Chuang-tzu:

Io ho un grande albero, La gente lo chiama ch'u. Il suo grande tronco è schiacciato e gonfio ed una corda non riesce a cingerlo. I suoi piccoli rami sono contorti e attorcigliati. [...]
Ora tu hai un grande albero e la sua inutilità ti affligge. Perché non lo pianti nella landa dell'ampio nulla, la campagna dove non c'è altro? Senza premeditazione nella non-azione ti appoggerai ad un suo fianco e ti muoverai liberamente, dormendo e riposandoti sotto i suoi rami: Quest'albero non patirà una morte prematura ad opera di scure ed accetta. Nessuna creatura lo danneggerà poiché non è qualcosa che possa essere utilizzato, per quale motivo potrebbe mai soffrire? »

([118])

Dottrina (considerazioni ulteriori)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cosmologia taoista, Tre gioielli del Tao e Wu wei.

Il Tao[modifica | modifica sorgente]

Il termine Tao è per noi occidentali di difficile comprensione, mentre non pare essere così per un orientale. Infatti il termine è intelleggibile e di uso comune sia tra gli intellettuali che tra il più povero contadino.[119] Pare che la prima volta che sia stato utilizzato in Cina sia nel Chu Shing in cui dice:

(EN)
« The human mind is dangerous

its selfship tendenciees lead to error and crime
and its affinity with Tao is small. »

(IT)
« La mente umana è pericolosa

spontaneamente porta all'errore ed al crimine
e la sua affinità con i Tao è limitata. »

([120])

Ancora in un passaggio del Ta Chuan (The Great Triteise):

« L'uomo buono lo scopre (il Tao) e lo chiama buono

Il saggio lo scopre e lo chiama saggio
Il popolo ne fa uso giorno per giorno e non ne sa nulla.
Non solo ognuno "sente il Tao con modalità proprie, ma persino il Tao riflette il carattere della persona. »

([121])

Normalmente il termine Tao viene utilizzato come una entità stabilita: il Tao. Ovviamente questa è un pratica erronea in quanto il Tao è ovunque, in tutte le cose ed in ogni tempo. Esso non è un qualcosa che ne escluda delle altre.[122] Per cogliere il Tao è fondamentale porre l'attenzione alla fase anteriore alla "definizione delle cose", ovvero tornare alla fase precedente alla spiegazione di chi siamo, al concetto di io, tu... E su questa posare la propria attenzione. "Osservando le cose in modo originario, non vi è differenza tra quella che fate, da una parte, e quello che vi accade dall'altra. [...] Ecco ciò che è chiamato Tao [...] Tao significa fondamentalmente via, corso: il corso della natura."[114](pag 16-17) Tornare alla spontaneità. La ricerca del Tao è la ricerca dell'essenziale, e in questo può essere vista come un analogo più elaborato del cinismo greco. Tale fortissimo richiamo all'essenzialità, al cosiddetto tronco grezzo, agli antichi, richiede la difficile operazione di spogliarsi del superfluo e dei preconcetti. Lo scopo è lasciar fluire l'originale liberando la spontaneità, che non deve però essere scambiata con il lassismo (vedi dopo).[123]

Per comprendere quale sia la natura del Tao bisogna evitare qualsiasi tipo di paragone con il Dio delle religioni monoteiste. Il Tao non è un ente trascendente e dotato di personalità. Il Dio che viene presentato dal Taoismo è una sorta di "Principio ordinatore unico ed immanente del mondo", non troppo dissimile dall'Armonia di Pitagora, il Logos di Eraclito, lo Shinto giapponese, il Dharma del Buddismo[15]

Il termine Dio suona inappropriato, è preferibile non farne uso, per evitare i parallelismi sopra citati.

Il termine "Tao", che come sopraddetto è fondamentale in tutto il pensiero cinese, ha assunto diversi significati nel tempo. I principali significati sono tre:

  1. Il Principio, l'Eterno Assoluto, la Fonte impersonale e trascendente di tutto ciò che esiste, l'Essere eterno di Dio al di là del divenire del mondo.
  2. La Via nella quale procede tutto ciò che esiste nell'universo, il movimento e mutamento incessante del mondo. Nel Daodejing questi due significati si trovano distinti e precisati: Daodejing significa infatti il libro (jing) del Principio (Dao) e della sua Azione (De, potere di azione del Tao da cui nasce tutto ciò che esiste).
  3. Il terzo significato riguarda la capacità e la correttezza nel praticare una data arte, nel seguire una certa via: il Tao del guerriero (l'abilità nelle arti marziali), il Tao dell'amore (l'arte dei rapporti amorosi e sessuali), il Tao del governo, della politica.

Ancora il Tao è alla base dell'ordine naturale delle cose, la via operante del mondo quando l'uomo lo lascia scorrere come è[124]

Te[modifica | modifica sorgente]

Te o virtù: ovvero il Tao realizzato nell'uomo[123]«Nel flusso universale e senza senso delle cose, a ciascuna compete un ruolo, come se si seguisse un piano.»[125]

« Senza nome è il principio universale, quando ha nome è la Grande Madre di tutti gli esseri. »
(Daodejing)

Qi, Yin e Yang[modifica | modifica sorgente]

Nella religione Taoista all'origine è il Qi, dinamismo primordiale, né spirito né materia, ed ogni cosa è un aspetto di ciò. Il Qi è una forma che si espande, dà vita al mondo, non ha una esistenza individuabile al di là della forma che prende. Esso è un principio di unità e di coerenza che unisce la molteplicità tra loro[126]. Il Qi può essere avvicinato all'atomismo dei presocratici [127][128] Questo soffio si differenza in un soffio puro e leggero, lo Yang, ed in uno opaco e pesante, lo Yin[129]. Il Tao ha quindi provocato la creazione dell'universo, dando origine ai due principi cosmici yin e yang, la natura dualistica di tutte le manifestazioni del Tao stesso. La dualità, l'opposizione e combinazione di questi due principi base è riscontrabile in ogni elemento della natura: luce e oscurità, maschio e femmina, attività e passività, movimento e staticità. Il dualismo è però pura illusione, esso - in ultima ipotesi — non esiste, è solo una codifica che l'uomo tende a porsi basandosi sull'esperienza sensoriale. La filosofia religiosa taoista è quindi monistica («Preserva l'Uno dimorando nelle due anime: sei capace di non farle separare?»[130]). Il mutare delle cose è un continuo compenetrarsi e vicendevole rigenerarsi di questo dualismo illusorio;

L'immortalità[modifica | modifica sorgente]

È uno dei punti cruciali del taoismo e denso di difficoltà ed incomprensioni. Secondo Bokenkanp l'immortalità va pensata in modo differente dal senso che la concepiamo noi occidentali. Secondo il Taoismo le ere della vita sulla terra durano di 23.639.000 anni[131] per alcuni autori ulteriormente divise in 5 periodi, che si ripetevano uno dopo l'altro. In qualsiasi modo il massimo che potevano aspirare "i legati al Tao" ovvero i santi (xian), era di riapparire nella fasi (summenzionate) successive. Bonekamp infatti preferisce parlare di longevità (longevity, long life or "an existence equal with that of the sun and moon") piuttosto che immortalità[132][133][134] Ancora gli immortali possono essere pensati ad almeno tre livelli: nel primo sarebbero esseri terrestri esistenti sul piano terrestre o legato alle cavern-heavens (ovvero caverne sacre -nouminose- presenti su montagne incantate che permetterebbero il passaggio alla realtà del Tao[135])[109] nel secondo significato descritto nel periodo Shangqing e Lingbao questi xian avrebbero deposto il loro corpo corruttibile per passare ad un corpo di materia stellare.[136] nel terzo significato sarebbero spazi interiori raggiungibili tramite l'alchimia interiore[135])[109].

L'alchimia[modifica | modifica sorgente]

Si possono distinguere due diverse tradizioni dell'alchimia:

  • l'alchimia interna (o Nei-Tan o Neidan o cinabro interiore). Questa poneva l'accento alle tecniche per raggiungere la trascendenza.[137] Si può considerare complementare al Taoismo più liturgico che in quello stesso periodo erano i Maestri del Cielo. L'alchimia interiore non cerca di fabbricare un prodotto bensì è una tecnica di illuminazione[98].

Ancora più specificatamente abbiamo nel Neidan:

    • attenzione allo sviluppo mentale e fisico, con la preminenza del primo
    • tendenza sincretica, a congiungere Buddismo e Confucianesimo ad esercizi sul soffio, visualizzazioni...
    • impiego dei trigrammi de I Ching
    • impiego di pratiche chimiche con prevalente valore metaforico, piuttosto che operativo.[98]
  • l'alchimia esterna (o Wai-Tan o Waidan o cinabro esteriore) invece, poneva l'accento alle tecniche per trasformare i metalli in oro o per raggiungere l'immortalità, pur avendo in comune con la prima tradizione uno stesso linguaggio, stesse metafore ed un comune metodo di autosviluppo dei praticanti[137]
« Niente ha presa sul corpo quando lo spirito non è turbato. Niente può nuocere al saggio, avvolto nell'integrità della sua natura, protetto dalla libertà del suo spirito. »
(Lao Tze)

Ge Hong (massimo esponente della alchimia) anela ad un uomo che sia appartato, distante, che si trovi bene ovunque, senza però farsi coinvolgere, nulla può ostacolarlo ... non muore, perché l'oro ed il cinabro ne rinforzano la circolazione e la respirazione. Siamo ovviamente distantissimi dalla non azione: si perdono certe profondità e si tende a passare ad un esercizio più tecnico.[138]

Simbologia[modifica | modifica sorgente]

Ci sono parecchi simboli ed immagini collegati al Taoismo. Il simbolo principale è il Taijitu (太極圖) spesso accompagnato da otto trigrammi (bagua 八卦) (道教 pinyin: bāguà; Wade–Giles: pakua; Pe̍h-ōe-jī: pat-kòa)

Le controparti yin e yang sono rispettivamente di colore nero (o blu) la parte yin e di colore bianco (o rosso) la parte yang. Il simbolo si può trovare su bandiere e loghi delle associazioni taoiste, nei templi e sugli abiti dei chierici. Direttamente derivato dal Taijitu è il Tomoe, diffusosi in particolare nello Shintoismo giapponese.

Magia[modifica | modifica sorgente]

Se per un confuciano la magia era di importanza molto inferiore rispetto alla virtù, non così era per il taoismo. La magia (verosimilmente esito di una parte della sua natura originaria sciamanica) decideva del destino.[139]

Carattere aristocratico del Taoismo[modifica | modifica sorgente]

Ciò che lo caratterizzava il taoista, rispetto l'uomo comune(che doveva rimanere come si trovava), era una differenza di dote carismatica[140].che potremmo anche chiamare di evoluzione porsonale o concordanza con il Tao[non chiaro]).

Influenze[modifica | modifica sorgente]

Influenze con il buddismo[modifica | modifica sorgente]

La relativa vicinanza di temi rispetto al Buddhismo — pur nella sostanziale differenza di prospettive — ha fatto sì che si creassero diverse forme di sincretismo fra le due fedi, con condivisione e scambio di elementi religiosi e divinità. Il che è avvenuto soprattutto sotto le dinastie Sui e Tang.[13]

Il contatto del Buddismo con la tradizione taoista ha portato alla scuola del Buddhismo Zen, diffusa soprattutto in Giappone.

Rapporti con il confucianesimo[modifica | modifica sorgente]

« Il confucianesimo dunque, rappresenta il lato pratico, sobrio, sociale della vita e del carattere del popolo cinese, bilanciato, in questo senso, dal taoismo, che rappresenta l'aspetto metafisico, artistico, allegro. »
([141])

I rapporti con il confucianesimo sono molto complessi. Le due correnti di pensiero infatti scaturiscono da premesse molto differenti:

  • il confucianesimo dà rilevanza all'aspetto politico e sociale dell'uomo
  • il taoismo invero pone l'attenzione al lato individuale ed esistenziale.[142] Al di là di una avvesione per Kǒngzǐ (più noto come Confucio) e la sua corrente presente in Zhuāngzǐ e Liezi, in alcuni filosofi quali Wang Pi[143] e Kuo Hsiang[144] (entrambi delle dinastia Wei e Chin) l'esempio massimo di maestro è Kǒngzǐ stesso.
  • Marcel Granet (con un certo acume) segnala come i "taoisti si segnalarono per il disprezzo dei doveri sociali, per la cura della discipline tecniche e per una predilizione per l'ontologia" a differenza degli ortodossi (confuciani) cui "le speculazioni sulle cose interessavano poco, e solo uno sforzo di cultura permetteva di praticare sinceramente il conformismo indispensabile alla vita sociale"[145]

Anche in Kang-Tsang-Tzu, taoista dell'VIII secolo d.C.[146], c'è il tentativo di portare nel taoismo elementi confuciani, ad esempio nell'esercizio della pietà filiale, e nella pratica dei riti e della musica

Spesso il confucianesimo ha rimproverato al taoismo un certo grado di egoismo in quanto il taoismo sarebbe distante dall'agire sociale e ricercherebbe per lo più la salvezza individuale[147] Altra grande differenza è il Li (ovvero l'attenzione al rituale) che era uno strumento fondamentale, mentre erano considerati non importanti per i Taoisti.[148].

D'altra parte il confucianesimo riuscì a liberarsi di tutti i residui orgiastici ed estatici.[149].

Altra differenza tra Taoismo e confucianesimo riguarda il confronto con l'apparato burocratico dello stato.

Per il Taoista ideale è uno stato poco burocratico ed ideali erano piccole comunità fondate sul modello contadino, mentre per il confuciano, la burocrazia centralizzata dello stato era preponderante[16]. Ma ancora, mentre per il taoista il sovrano doveva raggiungere l'unione mistica con il Tao per ben governare, per il confuciano al sovrano bastava l'approvazione celeste e la appropriazione di virtù etico sociali[16].

Influenze con il legismo[modifica | modifica sorgente]

Esso ha un contesto più pragmatico ponendosi come fine il buon governo.[150] Presente in Kang-Tsang-Tzu[151].


Influenze con la religione popolare cinese[modifica | modifica sorgente]

Sia per un taoista che per un confuciano, la religione popolare, sostanzialmente animistica, aveva ben poco significato. Entrambe le filosofie cercavano un tipo di redenzione, pur con percorsi ben diversi. Ed entrambe le correnti erano convinte che un buon governo servisse molto più che le pratiche religiose a tenere a debita distanza i "demoni".[16]

Rapporti con il potere ed il popolo[modifica | modifica sorgente]

Sette saggi del bosco di bambù

Come dettosi in precedenza, il Taoismo è per lo più una pratica, piuttosto che una credenza. È una pratica di caste sacerdotali gelose del loro insegnamento e della loro elitarietà. Anche importante è il legame con il potere centrale presso la corte dell'imperatore. Ma qui i metodi dei maestri taosti potevano cambiare da persona a persona e da scuola a scuola: "essi vanno da una gestione saggia del ruolo di consigliere dell'imperatore, al non intervento basato sul fatto che l'ordine si instaura naturalmente se gli uomini non interferiscono, od ancora alle grandi cerimonie propiziatorie." Altri taoisti si rifiutarono di recarsi a corte alla chiamata dell'imperatore.[152]

Altri, come i famosi sette saggi del bosco di bambù 竹林七賢 si ritirarono ad una vita ai margini, per lo più ubriachi. Questa propensione anarchica naturale nel taoismo, insieme ai legami con larghi strati popolari, ha fatto sì che parecchie ribellioni contro i poteri fossero guidati da taoisti (vedi ad esempio quella delle "Cinque misure di riso", quella di Sue En nel 399 d.C. e di Zhong Xiang nel XII secolo,[152], oppure la rivolta dei Boxer nel XX secolo.

Taoismo religioso[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Taoismo religioso.

Conclusione: che cosa è il Taoismo?[modifica | modifica sorgente]

Come soprariportato il Taoismo ha la vocazione ad essere marginale. In particolare la Robinet sostiene il concetto che: tutto ciò che non cadeva nella categorie della conoscenza ufficiale od usciva dal quadro di riferimento di particolari tecniche, tutto ciò che era altro senza essere Buddista, era destinato ad essere Taoista[153]

Ancora di basilare importanza, suonano queste parole:

(EN)
« In the English-speaking world in particular, the student in search of a clearer idea of just what Daoism might be has not been helped by the recent appearance of new "translations" of the Laozi accomplished by those whose preparation for the task has been the study of martial arts, by Western works of "oriental mysticism," or by the proliferation of self-help manuals confidently proclaiming the Dao of corporate negotiation and the like. »
(IT)
« Nel mondo anglosassone in particolare, lo studioso che ricerca una più chiara idea di ciò realmente è il Taoismo, non è certo aiutato dall'apparire di nuove traduzioni di LaoZi compiute da coloro la cui preparazione per questo compito, è stato lo studio delle arti marziali, o da lavori occidentali di misticismo orientale o dalla proliferazione di manuali di auto-aiuto che si occupano del Tao della negoziazione aziendale o simili. »
([5])

Dopo di ciò: Il taoismo sia esso filosofico, religioso, religione popolare.... ha alcune linee di pensiero sottostanti e comuni che sono:

  1. la nozione che tutti i fenomeni siano legati tra loro in una rete infinita di forze che interagiscono in un flusso infinito.[154]
  2. il concetto del primitivismo, ovvero l'idea che la società e l'uomo starebbero meglio se ritornassero allo stato di primitiva semplicità.[137]
  3. infine la convinzione per cui alcuni uomini, tramite particolari regimi alimentari, mistici, alchemici o sessuali, possano raggiungere un tipo di trascendenza che si manifesta con la longevità l'invulnerabilità, il carisma e la capacità di manipolare le forze circostanti.[137]

Ma come ormai consuetudine «il vero taoismo non può essere descritto».... per cui il Nei Yeh (composto circa tra il 400 ed il 300 prima di Cristo) rigetta in pieno, tra le altre, il primitivismo[155][156]

Alcuni aspetti sociologici generali della religiosità cinese[modifica | modifica sorgente]

Aspetti religiosi[modifica | modifica sorgente]

Per comprendere alcune caratteristiche della religiosità cinese è necessario considerare alcuni concetti generali:

Si potrebbe sostenere che la religione cinese segua alcuni grandi filoni:

  1. un culto di stato ufficiale che persegue gli interessi della comunità [157], ed in cui è presente una forte spersonalizzazione degli spiriti della natura [157] con uno svuotamento di tutti i fattori emozionali [157], accompagnata dall'orgogliosa rinuncia all'aldilà[157].
  2. ed una religione popolare costituita dal culto degli antenati al servizio del gruppo familiare stesso [157] e con la comparsa di divinità di funzione (che presiedevano quindi alle varie attività umane[senza fonte]);

In entrambe le linee, fondamentale era quindi l'assenza di interessi puramente individuali[157]; Secondo Weber ne conseguiva che il culto ufficiale (fortemente impersonale) fosse fondamentalmente inintelleggibile alla grande massa di contadini che, come conseguenza, si rivolsero alle suddette divinità di funzione (vedi anche qui sotto). Il potere centrale tendeva invece ad ignorare queste ultime [158]. Non solo, ma la "intelligentsia" considerava eterodossa la cosiddetta religione popolare (con esclusione del Buddismo) che aveva un considerazione a parte[senza fonte], manifestando invero un certo imbarazzo pur sospendendo qualsiasi giudizio su questo genere di approccio (in modo non dissimile a quanto accadeva nella Grecia classica tra filosofia e religione)[159].

Aspetti sociologici[modifica | modifica sorgente]

Tipicamente cinese è il sentimento che il mondo naturale e la società umana, siano strettamente legati e solidali. Questo sentimento, secondo Marcel Granet, era per lo più solo emotivo all'inizio e diventò, col tempo, fortemente dogmatico[160]

Separazione tra mondo contadino (culto ufficiale) e cittadino (divinità di funzione e culto degli antenati)[modifica | modifica sorgente]

Fin dall'epoca feudale (all'incirca il IX secolo a.C.) ed andando via via un poco attenuadosi, si evidenzierà una grande scissione tra la vita dei contadini e quella dei cittadini.[161] Già sopra abbiamo menzionato come il potere centrale si disinteressasse delle divinità di funzione, preferite invece dal mondo contadino.

Legame con la regolazione delle acque[modifica | modifica sorgente]

Secondo la teoria idraulica, il controllo delle acque viene considerato basilare nella genesi di una civiltà. In Cina essa era intesa principalmente come necessità di protezione contro le inondazioni (per lo più tramite la costruzione di dighe).(vedi anche Karl August Wittfogel).

Infatti nella Cina (per lo più settentrionale ma in minor misura anche meridionale) non si percepiva la necessità di avere canali per l'irrigazione, bensì il pericolo era composto dall'ingrossamento delle acque,[162].

Il fulcro era l'immutabilità. I sovrani quindi, dovevano legittimarsi come supremi, come "figli del cielo" (e se, per caso, vi fosse stata una inondazione, il sovrano doveva rendere pubblica penitenza).[163] L'inviolabilità e l'uniformità del rituale magico (unito alle leggi naturali), generava quell'unità (unità del tao) elevando l'atemporale e l'immutabile a suprema potenza[163]. La garanzia dell'ordine (e quindi della stabilità delle acque) era conseguenza di una potenza impersonale, estranea alla passione ed all'ira, che donava tranquillità,[164][165] Per il mondo cinese l'ordinamento della vita sociale, sempre costante, era tutto. Per esempio, a partire dal III secolo a. C. nelle rare invasioni (ad esempio i mongoli del XIII secolo), i sudditi cambiavano solamente e semplicemente padrone, in quanto la garanzia dell'ordine interno era garantito dalla impersonalità del sovrano stesso.[166].

Il cielo non parlava più e si rivelava attraverso il governo terreno[non chiaro][167].

Dio[modifica | modifica sorgente]

Il Dio delle religioni centroasiatiche e mongole è, assieme al Sovrano, il garante dell'ordine universale. Si tratta di un Dio distante: se non interviene l'uomo, ancor meno interviene Lui. [168]

La famiglia e la stirpe[modifica | modifica sorgente]

Le stirpi avevano una grande importanza in Cina: per ogni stirpe esisteva un dio contadino duplice, (ovvero la fusione di uno spirito della terra fecondo e lo spirito del raccolto) ed uno spirito antenato[169] Con l'accrescersi dei "principi" nel potere centrale essi divennero spiriti del territorio del principe, fino a divenire un Dio personale sul tipo del greco Zeus. Con l'ulteriore salita del potere centrale lo spirito celeste assunse una impronta sempre più impersonale a differenza di quanto avvenne in territorio mediorientale[170]

Anche la famiglia aveva (in epoca feudale) una vita particolare, essa era identità sostanziale, generalmente isolata, si scambiava coi vicini in due momenti particolari ovvero:

  1. ad ogni generazione metà dei figli del medesimo sesso andavano a sposarsi in un paese vicino, in cambio di un lotto di figli de medesimo sesso;
  2. in primavera con grandi feste sessuali in cui avvenivano scambi tra gruppi diversi e rompevano la monotonia della vita contadina.[171]

Assenza di una casta guerriera[modifica | modifica sorgente]

Il carattere tipicamente pacificato verso l'esterno dell'impero cinese, dopo una prima fase militaristica, non ha permesso la "scalata del potere" al cavaliere addestrato alle armi.[172] Gli dei guerrieri non salirono mai l'Olimpo,[173]. Gli imperatori compivano l'aratura, mai si trattava di principi cavallereschi.[173] È noto che in epoca storica solo un generale vittorioso sia stato proclamato imperatore dall'esercito (ovvero Wang Mang intorno all'anno 1)[174]

Rapporti con la religione popolare[modifica | modifica sorgente]

La religione costituita (vedi religione popolare cinese) era di ben scarso interesse per il mistico cinese (si pensi a Laozi) oppure per Kǒngzǐ (latinizzazione di Confucio), entrambe le correnti però la accettavano[16]. Si dice in Cina che "il Cielo è uno e la Terra molteplice"'. Ciò starebbe a significare che il Cielo era unitario in quanto oggetto del culto del sovrano, mentre i culti contadini si rifacevano a multiple divinità agrarie'[175]

Predominio della lingua scritta[modifica | modifica sorgente]

La tipica scrittura cinese, ovvero l'ideogramma, a differenza della scrittura alfabetica, era orientata principalmente alla vista e non all'udito. Secondo Max Weber questa caratteristica diede alla letteratura cinese un'impronta intuitiva a discapito del pensiero sistematico e della retorica. Il letterato quindi "trovava rifugio" nella bellezza dell'ideogramma, mentre il parlare rimase solo un affare della parte povera della popolazione. Una grande antitesi con la grecità per cui il dialogo (logos) era tutto[176].

Conclusione[modifica | modifica sorgente]

In Cina l'antico ordinamento sociale era intoccabile. Il cielo era custode della stabilità. "La garanzia della tranquillità e dell'ordine interno era offerto nel migliore dei modi, da una potenza qualificata nella sua impersonalità [...] alla quale dovevano rimanere estranee la passione e soprattutto l'ira"[166]

I due principali paradigmi della religiosità cinese sono: il culto di stato ufficiale che serviva gli interessi della comunità e il culto degli antenati che serviva agli interessi del gruppo familiare[157]

Gli interessi personali in entrambe le linee religiose erano impensabili. [157] "Il cielo, la potenza celeste impersonale non parla agli uomini, si rivela attraverso il modo del governo terreno e quindi nell'ordine stabile della natura e della tradizione, che è parte dell'ordine cosmico."[167]

« In luogo di un dio creatore sopramondano si considerava come essere ultimo e supremo un essere sopradivino, impersonale, sempre identico a se stesso, eterno nel tempo, che rappresentava al tempo stesso la validità intemporale di ordinamenti eterni. La potenza celeste "non parlava" agli uomini si rivelala loro attraverso l modo del governo terreno, e quindi nell'ordine stabile della natura e della tradizione, che era parte dell'ordine cosmico, nonché, come ovunque attraverso ciò che accadeva agli uomini. »
([177])

In ultimo:

« l'assenza di un Dio personale, che disponesse a piacere di tutto ciò che è creaturale, [..precludeva..] la via verso un'etica ascetica orientata in base all'antitesi tra Dio e la creatura »
([16])

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giuliano Bertuccioli, Il Taoismo, da Storia delle religioni, vol. 10, La Biblioteca di Repubblica, p. 446. (ad onor di cronaca il testo citato non contempla il termine "principalmente" aggiunto per meglio sottolineare un canone taoista estremamente ampio e composito)
  2. ^ Isabelle Robinet, Taoist meditation, State University of New York Press, p. XVII.
  3. ^ Più precisamente lo storico Sam Tan, in un capitolo delle Memorie di uno storico intitolato liùjiā zhī yàozhǐ (六家之要指) ovvero "i fondamenti dei sei gruppi di esperti", descrive il panorama dottrinale presente in Cina nel periodo antecedente l'avvento della dinastia Qin. Tra le sei categorie viene annoverato anche il cosiddetto 道家 daojia (sulla questione scuole/esperti vedi Cento scuole di pensiero. In epoca Han e nelle successive, l'interpretazione storiografica cinese affermatasi come ortodossa rimase vincolata a questa schematizzazione operata da Sima Tan. Inoltre studi moderni ed evidenze documentarie testimoniano quanto la situazione in epoca pre-imperiale (quindi fino al 221 a.C.) fosse invece assai più fluida e meno rigidamente compartimentata tra scuole concorrenti e gerarchicamente strutturate al loro interno (ad eccezione dei Moisti). Dati tratti da: Memorie di uno storico; Scarpari, M., Il confucianesimo. I fondamenti e i testi, Torino, Einaudi, 2010, pg.263-265 ISBN 978-88-06-20117-3.
  4. ^ The English word Daoism, with its nominalizing suffix, has no counterpart in the Chinese language. The term has been used in Western writings on China .... Stephen R. Bokenkamp Daoism: an overview, in Encyclopedia of Religion vol. 4, NY, Macmillan, 2004, p. 2176
  5. ^ a b Bokenkamp 1997, p. 10
  6. ^ Bokenkamp 1997, p. 11
  7. ^ Robinet 1993, p. 8
  8. ^ L. Kohn, Taoist Mystical Philosophy, the Scripture of Western Ascension, Albany N.Y. citato in Robinet 1993, p. 7
  9. ^ a b c d Robinet 1993, p. 25
  10. ^ Arena 1996, pp. 12-13
  11. ^ La cultura sciamanica può essere fatta risalire ad uno Sciamanesimo Siberiano e/o centroasiatico dell'età preistorica (Ugo Marazzi, Testi dello Sciamanesimo, UTET 1984, pg. 23) legata alle comunità umane di cacciatori nomadi. In essa la figura centrale di guida della comunità - nonché di primo medico naturalista - era quella dello sciamano: tramite fra mondo umano e mondo soprannaturale, il suo scopo era trovare soluzioni a risolvere crisi in atto od a prevenire crisi future (Ugo Marazzi, Testi dello Sciamanesimo, UTET 1984, pg. 9). Non meno importante, lo sciamano aveva anche il ruolo importantissimo di interprete dei sogni (cercare citazione). Fino alla Dinastia Han gli sciamani ebbero molta importanza nella religione ufficiale ed in quella popolare cinese ma, con il Confucianesimo e con la diffusione del Daoismo e del Buddismo, furono relegati ai margini (tratto da John Lagerwey,Pengzhi Lü, Early Chinese Religion: The Period of Division (220-589 AD). Part two, Volume 1, pg 275-277
  12. ^ Arena 1996, pp. 12-14
  13. ^ a b The Daoist religion of China
  14. ^ a b c d e f Robinet 1993, p. 104
  15. ^ a b Vito Mancuso, L'anima ed il suo destino, Rffaelo Cortina Editore, pp. 129-130.
  16. ^ a b c d e f Weber 1982, p. 245
  17. ^ Come sostiene la Robinet:«Già questo numero così vasto» (di testi nel canone ortodosso taoista) «denuncia una fortissima tendenza sincretica.» Robinet 1993
  18. ^ http://www.goldenelixir.com/taoism.html
  19. ^ Medicina naturale - medicina tradizionale cinese
  20. ^ Estetica del vuoto di Giangiorgio Pasqualotto - citazione di alcuni brani
  21. ^ a b c Arena 1996, pp. 28-29
  22. ^ Arena 1996, pp. 26-27
  23. ^ a b Arena 1996, p. 21
  24. ^ Eisenberg; Wright 1985, p. 18
  25. ^ Leonardo Vittorio Arena segnala come questa divisione oramai rifiutata da molti sinologi, sia fondamentalmente minata internamente. Ad esempio nel periodo d'oro del Taoismo, circa il 200 a.C. si lavorava molto sulla ricerca dell'immortalità. Ancora aggiunge che la divisione nei due "assi" sarebbe, a suo parere, avvenuto durante il periodo Wei e Jin, in corrispondenza con il Neotaoismo, che rifiutava completamente le arti magiche e la religione popolare (tratto da Arena, 1996, p. 8-9).
  26. ^ intitolato liùjiā zhī yàozhǐ (六家之要指) "i fondamenti dei sei gruppi di esperti" (trad. Scarpari)
  27. ^ [1], tratto da Isabelle Robinet, "Daojia." In Fabrizio Pregadio, ed., The Encyclopedia of Taoism (London: Routledge, 2008), vol. 1, pg.6
  28. ^ per la Robinet i testi da considerare della corrente Daoija sarebbro: il Daodejing, lo Zhuangzi, gli scritti di alcuni dei principali filosofi degli Stati Combattenti come Shen Dao (come riferito da Zhuangzi, j. 33), Yang Zhu, Heguan zi, il *Neiye (Inner Training) e Xinshu (Arts of the Heart) alcuni capitoli del Guanzi, il Daoyuan (Dao, the Origin; trans. Yates, Five Lost Classics, 171-77) rotolo dei manoscritti Mawangdui.
  29. ^ Fabrizio Pregadio, The Encyclopedia of Taoism, vol 1 pg 8 [2]
  30. ^ Isabelle Robinet in Fabrizio Pregadio, The Encyclopedia of Taoism, vol 1 pg 7
  31. ^ a b c Il Taoismo a cura di Ernesto Riva da www.filosofico.net
  32. ^ Weber 1982, p. 250
  33. ^ Robinet 1993, p. 9
  34. ^ a b Arena 1996, p. 19
  35. ^ Arena 1996, pp. 159-160
  36. ^ Elmar Holenstei, Atlante di filosofia, Einaudi, 2009, p. 104.
    «È interessante notare come, secondo la concezione di Karl Jaspers, in questa prima fase con le 100 scuuole e la nascita del Taoismo, ci troviamo in pieno periodo assiale».
  37. ^ Arena 1996, pp. 6-7
  38. ^ Robinet 1993, p. 34
  39. ^ Robinet 1993, p. 36-37
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  159. ^ Weber 1982, p. 235-237In modo interessante Weber fa notare come in Grecia il culto degli dei omerici e degli dei popolari rimase istituzione ufficiale, con una dottrina filosofica fondamentalmente privata, mentre in Cina sussisteva una religione ufficiale statale assieme a divinità il cui culto era un fatto privato
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  162. ^ Situazione ben diversa quindi dal nostro Medio Oriente ove era prioritaria l'irrigazione, essendo l'ambiente desertico[senza fonte]. Per il suddito mesopotamico od egiziano era basilare che dal re e dalla sua amministrazione derivasse la tranquillità del raccolto e quindi la vita. Il re creava il raccolto( Weber 1982, p. 65)
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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