Socialfascismo

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Socialfascismo è il termine usato dalla Terza Internazionale (Comintern), tra gli anni Venti e Trenta, per denominare spregiativamente i riformisti e i socialdemocratici: per oltre un quinquiennio espresse anche una precisa linea politica del movimento comunista internazionale, che sarebbe stata dettata dalla fine della "stabilità capitalista" (inizio del terzo periodo)[1].

Definizione[modifica | modifica wikitesto]

I partiti socialisti europei erano accusati di costituire non tanto "l'ala destra del proletariato", quanto "l'ala sinistra della borghesia", che usava (secondo i leninisti) alternatamente fascismo e socialdemocrazia come strumenti di politiche antipopolari e anticomuniste. In alcuni casi, per socialfascismo si intendeva poi il collaborazionismo nei confronti dei regimi nazifascisti nati in Italia, Austria, Germania e, più tardi, in Spagna. In questi paesi e in tutto il mondo industrializzato, secondo la dottrina uscita maggioritaria dal VI congresso del Comintern, i socialisti moderati avevano scoraggiato qualsiasi tentativo di rivoluzione. A sostegno della definizione, e della tesi che sottolineava la funzione antirivoluzionaria e revisionista della socialdemocrazia europea venivano portati numerosi esempi.

Il termine non va confuso con le politiche sociali intraprese dai paesi dell'Asse (vedi Sindacalismo fascista).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

"Mentre in Europa l'onda nera montava già da qualche anno, i comunisti - in nome della teoria del socialfascismo - iniziarono a scaricare accuse di incredibile violenza contro i socialisti. I quali, sostenne il finlandese Otto Wille Kuusinen al decimo Plenum dell'Internazionale (luglio 1929), «le azioni fasciste non le fanno apertamente ma dietro una cortina fumogena». Tali accuse non erano rivolte solo agli odiati socialdemocratici tedeschi, ma estese da un altro esponente comunista di primo piano, Dmitri Manuilskij, contro il britannico Ramsay MacDonald che aveva appena portato i laburisti al potere. In quel contesto Palmiro Togliatti colse l'occasione per insinuare che il sindacalista socialista Bruno Buozzi (esule in Francia e futuro martire dell'occupazione nazista) fosse «un mercante che patteggia» con Benito Mussolini"[2].

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

In Italia si sottolineava la critica negativa, da parte dell'ala "turatiana" dell'allora Partito Socialista Italiano, nei confronti del Biennio Rosso e delle occupazioni delle fabbriche guidate tra gli altri dagli ordinovisti di Antonio Gramsci.

In un'intervista, Sandro Pertini ha dichiarato che, quando era confinato ad Ustica, incontrò lo stesso Gramsci al quale si rivolse dandogli del lei. Il comunista sardo invitò Pertini ad usare il tu, e questi, dopo aver detto che come presunto socialfascista non credeva di essere ben accetto da parte del suo interlocutore, si sentì rispondere che "quelle (le accuse di socialfascismo, nda) sono tutte sciocchezze". Secondo lo stesso Sandro Pertini quella frase era segno della divergenza di opinioni con i vertici del Comintern che Gramsci avrebbe poi espresso scrivendo dal carcere.[3]

In Germania[modifica | modifica wikitesto]

In Germania era ancor più marcata l'opposizione tra comunisti e socialdemocratici, che avevano avuto (nella figura del cancelliere, il socialdemocratico Friedrich Ebert) un ruolo centrale nella repressione dei moti spartachisti[4].

Isaac Deutscher fu tra gli oppositori della linea politica così designata e ne guadagnò, nel 1932, l'espulsione dal partito comunista "per avere, dice la motivazione, <<esagerato ii pericolo del nazismo>> e <<seminato il panico>> nelle file comuniste"[5].

Superamento[modifica | modifica wikitesto]

La tesi del socialfascismo, già duramente criticata da Lev Trotsky, fu abbandonata dalla Terza Internazionale nel 1935, in seguito al Settimo congresso del Comintern, quando Georgi Dimitrov sottolineò l'importanza della nuova politica del Fronte popolare, nel suo discorso di apertura "Per l'unità della classe operaia contro il fascismo".

La Terza Internazionale era stata portata a fare questo passo anche a causa dell'ascesa al potere di Hitler e del Nazismo in Germania nel 1933; solo a queste condizioni si poté imbastire la coalizione internazionale che si contrappose a Franco nella guerra civile spagnola[6].

Dopo la destalinizzazione, "il Pci di Berlinguer deprecava ormai la teoria del “socialfascismo”, proclamata dal VI Congresso dell’Internazionale comunista, e ne addossava interamente la responsabilità a Stalin. In realtà, diceva Colletti, quella teoria era organica al leninismo"[7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La Controrivoluzione Sconosciuta, Editoriale Jaca Book, p. 194.
  2. ^ Paolo Mieli, Dopo le elezioni Usa; A SINISTRA LA PARALISI DELLE IDEE, Corriere della Sera, 18 novembre 2016.
  3. ^ Documentario "Gramsci, la forma della memoria". Intervista al Presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini.
  4. ^ All'interno della quale i Freikorps, per la verità non legati al Partito Socialdemocratico di Germania, eliminarono fisicamente Rosa Luxemburg, Karl Liebknecht e centinaia di militanti: v. Il “Natale di sangue di Ebert” del 1918 in Germania, Contromaelstrom, 25 dicembre 2012.
  5. ^ Belfagor: rassegna di varia umanità, XXXIV, 1, 1979, p. 45 (Firenze : L.S. Olschki, 1979).
  6. ^ Chianese Gloria, Di Vittorio e la guerra civile spagnola, Italia contemporanea. DICEMBRE, 2007 (Milano : Roma : INSMLI ; Carocci, 2007).
  7. ^ Bedeschi Giuseppe, Politica e ideologia : un profilo politico-ideologicodi Lucio Colletti, Rivista di politica : trimestrale di studi, analisi e commenti : 1, 2016, p. 57, Soveria Mannelli : Rubbettino, 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Rogari Sandro, Il movimento operaio europeo fra le due guerre, Testimonianze : 495 496, 3 4, 2014 (San Domenico di Fiesole (FI) : Associazione Testimonianze, 2014).
  • Mioni Michele, I Quaderni di Giustizia e Libertà (1932-1935) : un laboratorio di politica, Quaderni del Circolo Rosselli : 110 n.s., 3, 2011 (Firenze : Alinea Editrice, 2011).
  • De Fiores Claudio, La concezione della nazione in Togliatti, Democrazia e diritto : XLVIII, 1 2, 2011, Milano : Franco Angeli, 2011.
  • Ricciardi Andrea, Gli anni della formazione di Leo Valiani, Nuova antologia : 606, 2258, 2011, Firenze (FI) : Le Monnier, 2011.
  • Serra Maurizio, Aron e Sartre (con Nizan e Brasillach) : ancora sui fratelli separati, Nuova antologia. GEN. MAR., 2009.
  • Rota Emanuel, Angelo Tasca e la scelta collaborazionista in Francia: un fascismo antifascista?, Società e storia. Fascicolo 27, 2006, Milano : Franco Angeli, 2006.
  • Cecchinato Eva, Fascismo garibaldino e garibaldinismo antifascista : la camicia rossa tra le due guerre, Memoria e ricerca : rivista di storia contemporanea. Fascicolo 32, 2009, Cesena (Forlì) : Roma : [poi] Milano : Società Editrice Ponte Vecchio ; Carocci ; Franco Angeli, 2009.


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