Carcere di Santo Stefano

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Veduta del carcere, con il corpo centrale in primo piano.

Il carcere di Santo Stefano è una struttura penitenziaria in disuso, costruita nel 1795 sull'isola di Santo Stefano, nell'arcipelago delle Isole Ponziane. Attualmente parte della "Riserva naturale statale isole di Ventotene e Santo Stefano", è stato uno dei primissimi edifici carcerari al mondo ad essere costruiti secondo i principi del Panopticon, enunciati dal filosofo inglese Jeremy Bentham. È inoltre famoso per essere stato per alcune settimane il centro dell'autoproclamata Repubblica di Santo Stefano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Visuale sulla tripla campata delle celle nel carcere borbonico di Santo Stefano.

Il progetto di costruzione del carcere, e la sua realizzazione, sono dovuti al maggiore del Genio Antonio Winspeare[1], incaricato da Ferdinando I delle Due Sicilie di installare sull'isola un penitenziario che servisse a separare fortemente i detenuti dal resto della società.[2][3] Winspeare si valse della collaborazione dell'architetto Francesco Carpi, il quale si rifece, per l'esecuzione del lavoro, ai principi illuministici propugnati dal filosofo inglese Jeremy Bentham, secondo il quale "nei tentativi di recupero dei detenuti. ... era possibile ottenere il dominio di una mente sopra un'altra mente... tramite una adeguata struttura architettonica".[4] Tali principi, sviluppati dallo stesso Bentham nel suo piano di carcere ideale, denominato Panopticon, prevedevano che tutti i detenuti, rinchiusi nelle proprie celle disposte a semicerchio, potessero essere individualmente sorvegliati da un unico guardiano posto in un corpo centrale, senza peraltro sapere se fossero in quel momento osservati o no.[5] Tale disposizione architettonica era intimamente coerente con il principio benthamiano della dissuasione a fare il male derivante dalla consapevolezza di essere costantemente sotto controllo. A summa dei principii ispiratori del modello carcerario, e della struttura stessa, Carpi fece installare sul suo ingresso l'iscrizione Donec sancta Themis scelerum tot monstra catenis victa tenet, stat res, stat tibi tuta domus.[6]

Progetto di Panopticon, 1791.

Il 26 agosto 1797, nel carcere vi fu un tentativo di evasione di massa, il quale poté essere domato solo grazie all'arrivo di rinforzi da Napoli e lasciò sul terreno due morti e numerosi feriti. Un altro tentativo fu effettuato nel 1798, e l'anno seguente la struttura accolse progressivamente la massa dei moti rivoluzionari del 1799.[7] Identica sorte ebbero i rivoluzionari del 1848, tra cui si annoveravano numerosi personaggi di rilievo come Silvio Spaventa[8] e Luigi Settembrini[9].

Nel 1860 vi fu una nuova e violenta rivolta, durante la quale gli 800 carcerati, principalmente camorristi della Bella Società Riformata che erano stati esiliati nell'isola dal governo borbonico, presero il controllo del carcere.[10][11] L'occasione fu data dalla partenza del distaccamento dell'Esercito delle Due Sicilie per unirsi alla resistenza organizzata a Capua dopo l'invasione sarda. Una volta messe le 40 guardie in condizione di non nuocere, i camorristi istituirono la cosiddetta Repubblica di Santo Stefano, le cui redini furono offerte al capintrito (capobanda) Francesco Venisca. L'effimera Repubblica, che ebbe il tempo di dotarsi di uno statuto di convivenza tra gli ex detenuti e gli abitanti dell'isola, ebbe però una vita limitata a poche settimane, e fu disfatta dall'arrivo delle truppe sarde.

Anche dopo la caduta del Regno delle Due Sicilie, il carcere mantenne il proprio ruolo sotto il governo italiano. In questo periodo, il carcere continuò ad accogliere detenuti comuni e speciali, tra cui il più noto capobrigante post-risorgimentale Carmine Crocco e l'anarchico Gaetano Bresci che aveva ucciso re Umberto I di Savoia e con ogni probabilità fu impiccato in cella dai secondini e seppellito frettolosamente[12][13].

Durante il ventennio fascista il carcere continuò ad essere un luogo privilegiato per la collocazione di dissidenti politici. Tra tutti, famosi Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, autori nel 1941 dello storico Manifesto di Ventotene, precursore delle idee di una Europa "Libera e Unita". Altri detenuti famosi di questo periodo furono Umberto Terracini, Mauro Scoccimarro, Rocco Pugliese e Sandro Pertini, più tardi diventato Presidente della Repubblica Italiana.[14][2]

Al termine della seconda guerra mondiale, il carcere riprese la sua funzione di ricetto dei delinquenti comuni, per poi essere chiuso definitivamente nel 1965. Da allora la struttura, unico esempio architettonico in Italia dei principii del Panopticon, è andata incontro ad una lenta e progressiva decadenza. Negli anni si sono alternati alcuni progetti di recupero, ivi compresa un'iniziativa privata che mirava a trasformarlo in struttura alberghiera, ma tutti sono rimasti senza esito.

Il 2 agosto viene inaugurato un eliporto all'interno del progetto di valorizzazione dell'isola e della struttura. È previsto un investimento di 70 milioni di euro[15] già stanziati dal governo Renzi e confermato dal governo Gentiloni[16]. Nel 2020 viene firmato l'accordo operativo tra Mibact e Invitalia per l'avvio dei lavori.[17]

Prospettive future[modifica | modifica wikitesto]

Il 30 gennaio 2016, durante una visita del presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi, del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini e del governatore del Lazio Nicola Zingaretti, il Governo ha annunciato un piano di recupero e di riutilizzo del carcere[15] in un'ottica europeista, utilizzando la struttura per la realizzazione di un centro di alta formazione.[18][19][20]

Il 4 giugno 2020 viene firmato l'accordo operativo tra il Mibact e Invitalia per l'avvio degli interventi di messa in sicurezza e ristrutturazione dell'ex-carcere e delle strutture pertinenti nell'isola. Entro dicembre 2020 dovranno essere pubblicate le gare d'appalto.[17]

Il piano di recupero attuale conferma la destinazione per finalità culturali, espositive, e di alta formazione, in una dimensione europea ed euro-mediterranea.[17]

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

  • Sull'isola e tra gli ergastolani del carcere si svolge il racconto La signorina della posta (1964) di Silvano Ceccherini, scritto mentre il carcere era ancora in attività. L'autore esplicitamente omette il nome dell'isola per riserbo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Antonio Winspeare senior (Livorno, 1739 - Napoli, 1820), capostipite della casata dei Winspeare, fu un militare, intendente e ingegnere al servizio del Regno delle Due Sicilie. Insieme a Francesco Carpi è ricordato fra i migliori tecnici del governo borbonico. Trasferìtosi da giovane a Napoli, entrò nell'apparato governativo borbonico. Nella sua lunga carriera ricoprì numerose cariche, prendendo anche parte anche alla pianificazione urbanistica dell'isola di Ventotene e, con il grado di maggiore del genio civile, ebbe l'incarico di costituire la prima Scuola dei ponti e strade del Regno delle Due Sicilie. Dei suoi figli, David Winspeare fu valente giureconsulto, avvocato e filosofo, Roberto divenne nel 1827 generale maggiore dell'esercito russo, Francesco Antonio fu ministro della guerra di Francesco II di Borbone.
  2. ^ a b Storia delle carceri italiane. L’Ergastolo di Santo Stefano, ovvero l’Alcatraz italiana, su Polizia Penitenziaria, 14 gennaio 2020. URL consultato il 7 giugno 2020.
  3. ^ Viaggio nella casa di correzione penale di Santo Stefano, su www.ecn.org. URL consultato il 6 giugno 2020.
  4. ^ Ventotene: Carcere di Santo Stefano, su www.ventotene.in. URL consultato il 6 giugno 2020.
  5. ^ Bentham, Jeremy., Panopticon, ovvero la casa d'ispezione, Marsilio, 1983, ISBN 88-317-4609-X, OCLC 797300098. URL consultato il 7 giugno 2020.
  6. ^ . Fino a che la santa giustizia - qui identificata attraverso il nome della dea greca della giustizia, Temi - tiene in catene tanti esemplari di scelleratezza, resta salda la tua proprietà, rimane protetta la tua casa
  7. ^ Sandro Bassetti, Ludovico Negroni: Un carbonaro di Orvieto da Cortona a Sapri, Lampi di stampa, 1º maggio 2009, pp. 217-219, ISBN 978-88-488-0839-2. URL consultato il 6 giugno 2020.
  8. ^ Croce, Elena, 1915-1994., Silvio Spaventa., Adelphi, 1969, OCLC 2490713. URL consultato il 7 giugno 2020.
  9. ^ Settembrini, Luigi, Ricordanze della mia vita., Laterza, 1934 [1879], pp. 5-9, OCLC 833879389. URL consultato il 7 giugno 2020.
  10. ^ Il carcere borbonico di Santo Stefano - Roma - Repubblica.it, su Roma - La Repubblica, 28 agosto 2013. URL consultato il 7 giugno 2020.
  11. ^ L'isola di Santo Stefano, su COSE CHE TI FARANNO AMARE IL CIRCEO, 27 agosto 2018. URL consultato il 7 giugno 2020.
  12. ^ Viaggio nella casa di correzione penale di Santo Stefano, su www.ecn.org. URL consultato il 6 giugno 2020.
  13. ^ Sandro Bassetti, Ludovico Negroni: Un carbonaro di Orvieto da Cortona a Sapri, Lampi di stampa, 1º maggio 2009, pp. 217-219, ISBN 978-88-488-0839-2. URL consultato il 6 giugno 2020.
  14. ^ Biografia di Sandro Pertini, su www.centropertini.org. URL consultato il 6 giugno 2020.
  15. ^ a b L'ex carcere ergastolo di Santo Stefano in Ventotene, su Associazione per Santo Stefano in Ventotene. URL consultato il 6 giugno 2020.
  16. ^ Michele Marangon, Ex carcere di Santo Stefano, Boschi e Franceschini inaugurano elisuperficie, su Corriere della Sera, 8 febbraio 2017. URL consultato il 6 giugno 2020.
  17. ^ a b c Tavolo permanente, riunione del 4 giugno 2020, su Associazione per Santo Stefano in Ventotene, 4 giugno 2020. URL consultato il 6 giugno 2020.
  18. ^ System, UE, FRANCESCHINI: DA VENTOTENE PARTE IL PERCORSO PER LE CELEBRAZIONI DEI TRATTATI DI ROMA'Il carcere Santo Stefano luogo simbolo delle radici europee', su www.beniculturali.it. URL consultato il 6 giugno 2020.
  19. ^ Renzi: "80 milioni per aprire 'Scuola Santo Stefano'". E recuperare il carcere FOTO e VIDEO, su dire.it, 30 gennaio 2016. URL consultato il 6 giugno 2020.
  20. ^ Ventotene / La promessa di Renzi: "80 milioni per il carcere di Santo Stefano", su temporeale quotidiano, 30 gennaio 2016. URL consultato il 6 giugno 2020.