Hermann Müller

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Hermann Müller
Bundesarchiv Bild 146-1979-122-28A, Hermann Müller(cropped).jpg

Cancelliere del Reich
(Repubblica di Weimar)
Durata mandato 27 marzo 1920 –
8 giugno 1920
Presidente Friedrich Ebert
Predecessore Gustav Bauer
Successore Konstantin Fehrenbach

Durata mandato 28 giugno 1928 –
27 marzo 1930
Presidente Paul von Hindenburg
Predecessore Wilhelm Marx
Successore Heinrich Brüning

Dati generali
Partito politico SPD
Firma Firma di Hermann Müller

Hermann Müllerpron.[?·info] (Mannheim, 18 maggio 1876Berlino, 20 marzo 1931) è stato un politico tedesco.

Fu Cancelliere della Repubblica di Weimar dal 27 marzo all'8 giugno 1920 e dal 28 giugno 1928 al 27 marzo 1930.

Primi anni di vita[modifica | modifica wikitesto]

Fu figlio di Georg Jakob Müller (nato nel 1843), un produttore di spumante e distributore di vino da Güdingen, località nei pressi di Saarbrücken, e di sua moglie Karoline (nata a Vogt nel 1849, morta nel 1931), originaria di Francoforte sul Meno. Studiò a Mannheim al Realgymnasium e, dopo che suo padre nel 1888 si trasferì a Niederlößnitz, nei pressi di Dresda.

Nel 1892, dopo la morte del padre, dovette lasciare la scuola a causa di difficoltà finanziarie e iniziò a Francoforte un periodo di apprendistato (kaufmännische Lehre). Lavorò a Francoforte e a Breslavia e, nel 1893, aderì al Partito socialdemocratico tedesco.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Prima della rivoluzione del 1918[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1899 al 1906 lavorò come redattore per il giornale socialista Görlitzer Volkswacht. Dal 1903 al 1906 fu consigliere comunale (Stadtverordneter) e funzionario del partito. Nel 1906 venne nominato da August Bebel per il consiglio di amministrazione della SPD nazionale. A quel tempo, Müller modificò la sua visione politica spostandosi verso una sinistra socialdemocratica più "centrista", in opposizione sia ai "revisionisti" sia alla sinistra radicale di Rosa Luxemburg. Insieme a Friedrich Ebert Müller creò, nel 1909, un comitato di partito (Parteiausschuss), che doveva occuparsi di argomenti interni al partito. Nello stesso anno provò a impedire l'elezione di Otto Braun per il consiglio ma senza riuscirvi, ponendo le basi per un lungo corso di contrapposizione e animosità.

Grazie alla sua conoscenza delle lingue straniere, Müller venne nominato rappresentante della SPD sia alla Seconda Internazionale sia alle convention dei partiti socialisti in altri paesi dell'Europa occidentale. Alla fine di luglio del 1914 venne inviato a Parigi per negoziare con i socialisti francesi una posizione comune nei confronti delle proposte di prestito di guerra dei rispettivi paesi. In quell'occasione, tuttavia, non venne raggiunto alcun accordo e prima che Müller fosse in grado di riferire quanto avuto luogo, la SPD aveva già deciso di sostenere i primi prestiti di guerra al Reichstag.

Durante la Prima guerra mondiale, Müller sostenne la Burgfrieden. Venne precettato dalla leadership del Partito Socialdemocratico per mediare con l'ala sinistra del partito e come censore interno del giornale del partito, Vorwärts, per evitare la totale censura da parte delle autorità militari. Müller era vicino al gruppo di Eduard David e nell'ottobre 1918 sostenne sia il Trattato di Brest-Litovsk con la Russia sia l'appoggio del Partito Socialdemocratico al governo di Max von Baden. Nel 1916 fu il primo eletto in un'elezione, fu anche membro del Reichstag fino al 1918.

Dal 1918 al 1919[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della rivoluzione tedesca del 1918-1919, fu membro del consiglio esecutivo dei Lavoratori e dei Soldati (Vollzugsrat der Arbeiter- und Soldatenräte) della Grande Berlino in rappresentanza della leadership dell'SPD, argomentando in favore di elezioni per l'Assemblea nazionale di Weimar. In seguito, pubblicò un libro sulla sua esperienza durante la rivoluzione.

Nel gennaio del 1919, venne eletto all'Assemblea Nazionale. Nel febbraio dello stesso anno divenne presidente della Germania nominando Philipp Scheidemann come Ministro presidente. Nel 1919 e dal 1920 al 1928, fu anche capo della frazione parlamentare dell'Assemblea nazionale e poi del Reichstag. successivamente venne nominato presidente della commissione del Reichstag per gli affari esteri. Dal 1920, fu candidato per il Reichstag per la Franconia cambiando il suo nome in Müller-Franken, per distinguersi dagli altri membri chiamati Müller.

Dopo le dimissioni di Scheidemann nel giugno 1919, Müller rifiutò la successione come capo del governo. Sotto il governo presieduto da Gustav Bauer, Müller il 21 giugno 1919 divenne Ministro degli Esteri (Reichsaußenminister). In questa veste, si recò il 29 giugno 1919 a Versailles e con il ministro coloniale Johannes Campana firmò il trattato di pace per la Germania.

Dopo le dimissioni di Bauer, e in seguito al tentativo di colpo di stato del marzo 1920, Müller accettò l'offerta di Ebert di diventare cancelliere formando un nuovo governo. Sotto la sua guida, il governo soppresse le rivolte di sinistra, come nella regione della Ruhr, esortando, su richieste degli Alleati, al disarmo delle Einwohnerwehren, vere e proprie organizzazioni paramilitari della Guardia Civile. Ammise alcuni membri della sinistra nell'appena creata Commissione sulla socializzazione (Sozialisierungskommission), pensando che solo in questo modo i lavoratori sarebbero stati disposti ad accettare le decisioni della Commissione.

In materia di politica sociale, al tempo di Müller venne approvato un certo numero di riforme sociali di stampo progressista. Nel maggio 1920 venne contrastata una legge sulla disabilità, che stabiliva che dall'aprile 1920 tutti i datori di lavoro pubblici e privati con più di venti dipendenti erano obbligati ad assumere disabili con almeno una riduzione del 50% nella loro capacità di lavorare. Una legge del 28 aprile 1920 introdusse un percorso comune di quattro anni nelle scuole elementari per tutti i bambini tedeschi. Furono riscontrati notevoli miglioramenti per le condizioni di vita dei disoccupati, specialmente per i singoli uomini di età superiore ai 21 anni, che ottennero nel maggio 1920 un aumento tra 5 e 8 marchi del sussidio di disoccupazione. Contemporaneamente vennero aumentate le tariffe massime stabilite nell'aprile 1919.

Il 29 marzo 1920 il Reichstag approvò una legge sull'imposta sul reddito e un'altra sulle imposte sulle società e una tassa patrimoniale. La legge, approvata nel mese di aprile 1920, aumentò notevolmente gli stipendi dei dipendenti pubblici. Nel mese di maggio 1920, all'ufficio del Reich del lavoro furono imposte delle precise linee guida al fine di "assegnare il lavoro, amministrare il lavoro, proteggere il lavoratore dalla disoccupazione, e in generale gestire tutte le problematiche relative al lavoro". Il Codice del Reich delle assicurazioni del maggio 1920 stabiliva le condizioni dei feriti e dei superstiti di guerra feriti ponendoli a carico del servizio nazionale attraverso uno specifico trattamento terapeutico al fine di migliorare il loro benessere sociale. Tutto questo aveva l'obiettivo finale di reintegrare i disabili nel mondo del lavoro. Il Welfare Act rese doverosa l'attivazione di un sistema di welfare pubblico volto ad assistere i disabili di età inferiore ai 18 anni, al fine di recuperare la loro capacità lavorativa.

L'Homestead Act Reich, approvato nel maggio 1920, provò a sensibilizzare i proprietari terrieri ad aiutare i gruppi economicamente vulnerabili. L'Ordine di tutela del Reich del 9 giugno 1920 cercò di controllare gli sfratti e "lo smodato aumento dei canoni di locazione", controllo che autorizzava i Länder a istituire uffici di locazione, fatta dagli inquilini e dai rappresentanti dei proprietari, con un giudice come presidente per risolvere le controversie in materia di affitti. Come notato da Frieda Wunderlich, questi uffici avevano diritto "di supervisionare la definizione di canoni di locazione per tutte le aziende agricole".

Müller fu cancelliere solo fino a giugno 1920, quando l'esito delle elezioni generali al Reichstag condusse alla formazione di un nuovo governo guidato da Constantin Fehrenbach del Zentrum, il partito di centro tedesco. La SPD subì una clamorosa sconfitta alle urne, dimezzando i voti rispetto alle elezioni del gennaio 1919. Scoraggiato, Müller, negoziò senza troppa convinzione con la USPD la possibilità di formare una coalizione, cosa che venne rifiutata. Sul lato opposto dell'arco parlamentare, Müller rifiutò di dialogare con il Partito popolare di Gustav Stresemann, considerandolo un portavoce di interessi corporativi e dubitando della sua fedeltà alla Costituzione repubblicana.

Dal 1920 al 1928[modifica | modifica wikitesto]

L'SPD si ritrovò all'opposizione per quanto riguarda l'ordine del giorno nazionale del nuovo governo, pur sostenendo la sua politica estera, in particolare per quanto riguarda le riparazioni agli Alleati. Müller fu uno dei primi sostenitori della Società delle Nazioni e a muoversi politicamente più vicino all'Occidente. Criticò il sistema autoritario del governo dell'Unione Sovietica, i suoi obiettivi rivoluzionari e il suo sostegno per la sinistra radicale in Germania. Tuttavia, si oppose a un blocco dell'Unione Sovietica da parte degli alleati occidentali.

Inizialmente, Müller favorì le relazioni diplomatiche con i sovietici solo nella misura in cui avrebbero potuto aiutare a prevenire un'annessione della Slesia nel nuovo stato polacco. Considerava il trattato di Rapallo (1922) come un vero e proprio trattato di pace, solo nel contesto di una politica diplomatica di successo nei confronti delle potenze occidentali, non in alternativa a esso. Müller non si faceva illusioni, mettendo in guardia gli alleati sui potenziali vantaggi economici dal trattato, sostenendo che solo gli Stati Uniti sarebbero stati in grado di fornire un aiuto efficace per la ricostruzione economica del post Prima guerra mondiale in Europa.

Durante il periodo in carica dei governi guidati da Joseph Wirth nel 1921-1922 e in cui la SPD partecipò, Müller chiese, come leader parlamentare della SPD, che il consolidamento di bilancio comportasse innanzitutto una tassazione più elevata della ricchezza, piuttosto che sul consumo. Ciò condusse a scontri con i partiti "borghesi". Allo stesso modo, la riunificazione tra l'SPD e l'USPD provocò un movimento a sinistra del nuovo DOCUP. A causa di divergenze tra SPD e DVP su diverse questioni economiche, come la giornata lavorativa di otto ore introdotta alla fine del 1918, osteggiata dalla DVP, la coalizione finì nel novembre 1922.

Nel 1923, quando i francesi occuparono la Ruhr e l'inflazione era fuori controllo, Müller riconobbe lo stato di emergenza nazionale. Dall'agosto al novembre 1923 era pronto a entrare in una "grande coalizione" guidata da Gustav Stresemann. Tuttavia, le differenze nelle politiche economiche e sociali tesero le relazioni tra i membri della coalizione. Müller sostenne le misure di emergenza adottate dopo l'ottobre 1923, ma le modalità con cui il governo del Reich aveva trattato i governi socialisti provinciali della Turingia e Sassonia, rispetto al regime di destra in Baviera, costrinse la SPD, nel novembre 1923, a lasciare la coalizione.

Al congresso del partito nel 1924, Müller osservò che la posizione della SPD verso le coalizioni era condizionata meno dai principi che dalla tattica. L'obiettivo era di fornire una maggioranza al Reichstag sulla politica estera, politica sostenuta dai socialdemocratici. Anche se erano all'opposizione, la SPD sostenne una politica di riconciliazione con le potenze occidentali (come esemplificato dai trattati di Locarno e l'ingresso alla Lega delle Nazioni). Alla fine del 1926, sembrava probabile la formazione di un'altra "grande coalizione", ma fallì a causa di intrighi causati dal Ministero dell'Interno, dal Ministero della Difesa e dal braccio destro del DVP.

Dopo il 1928[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1928 il primo ministro della Prussia Otto Braun disse che non era interessato a diventare cancelliere. Quando la SPD vinse le elezioni nel maggio 1928, i socialdemocratici scelsero Müller come cancelliere. Tuttavia, gli altri partiti si dimostrarono riluttanti ai compromessi, per cui fu reso necessario, il 28 giugno 1928, un intervento personale da parte di Stresemann al fine di formare un governo. Nella primavera del 1929, la Coalizione (Socialdemocratici, Zentrum, DDP e DVP) riuscì a stabilire un accordo scritto sulle politiche del governo. In particolare, le differenze di politica interna tra SPD e DVP dominarono il lavoro del governo. La sua formazione ed esistenza era dovuta principalmente alla stima personale reciproca tra Müller e il ministro degli Esteri Stresemann. I rapporti tra le parti erano difficili a causa di diversi motivi, per esempio sulla costruzione della Panzerkreuzer A, una nave da guerra, per la quale l'SPD costrinse i suoi ministri a votare contro l'assegnazione dei fondi per il progetto nel Reichstag, pur avendolo approvato nel corso delle riunioni di gabinetto. Inoltre, il Ruhreisenstreit (in italiano "Disputa sulle Macerie") era un altro motivo di discordia, in quanto il DVP si rifiutò di fornire un sostegno finanziario anche a quelli che solo indirettamente furono colpiti dallo sciopero. Il finanziamento del bilancio 1929 e le passività esterne del Reich erano un problema enorme, per cui un accordo fu possibile solo contando su un negoziato che avesse potuto stabilire condizioni più favorevoli con gli Alleati. Nell'estate 1928 Müller stesso fu il capo della delegazione della Lega delle Nazioni, dove, nonostante un'accesa discussione con il ministro degli esteri francese Aristide Briand, il tedesco aveva gettato le basi per le concessioni da parte degli Alleati. Dal gennaio 1930, il governo riuscì a negoziare una riduzione del pagamento delle riparazioni (il Piano Young firmato nell'agosto 1929) e la promessa da parte degli alleati per rimuovere completamente le forze di occupazione della Renania entro il 1930.

Nel frattempo, il governo Müller dovette risolvere diversi problemi diplomatici con la Polonia, sul commercio e sulle minoranze etniche. Le tensioni tra le relazioni tedesco-sovietiche avevano raggiunto il culmine, con il governo sovietico che aveva incolpato il governo tedesco di aver aizzato, nel maggio 1929, la violenza tra i manifestanti comunisti e la polizia di Berlino. A quel punto, i partiti borghesi cercarono di porre fine alla coalizione con la SPD. Vi furono diversi tentativi di fermare il Piano Young tramite un referendum e la nascita di una fronda nel governo in disaccordo sulla questione dell'assicurazione contro la disoccupazione. Müller stesso non fu più in grado di partecipare nell'arena politica per diversi mesi a causa di una malattia potenzialmente letale.

Nell'autunno 1929, sebbene Müller fosse in grado di riprendere le sue funzioni, era fisicamente indebolito e incapace di controllare le dinamiche politiche allora incipienti. La Coalizione infine terminò a causa di un disaccordo su questioni di bilancio. Dopo l'inizio della Grande depressione, l'assicurazione contro la disoccupazione richiese un'iniezione di denaro dei contribuenti da parte del Reich, ma le parti non riuscirono a stabilire le modalità per raccogliere i fondi. Müller era disposto ad accettare un'offerta di compromesso da parte di Heinrich Brüning, del Zentrum, ma l'accordo venne annullato dal gruppo parlamentare SPD che si rifiutò di fare ulteriori concessioni. Su suggerimento dei suoi consiglieri, il presidente Paul von Hindenburg rifiutò di fornire al governo di Müller i poteri di emergenza di cui all'articolo 48, costringendolo a dimettersi il 27 marzo 1930.

Tuttavia, vennero attuate nell'ultimo governo di Müller diverse riforme progressiste. Nel 1928, fu istituito a livello nazionale il controllo del livello di disoccupazione, mentre, nel 1929, le ostetriche e i musicisti vennero obbligatoriamente assicurati nell'ambito di un regime pensionistico, come lavoratori non manuali. Nel febbraio 1929, la copertura contro gli infortuni fu estesa fino a includere 22 malattie indotte professionalmente. Nello stesso anno, fu introdotta una pensione speciale per i disoccupati che avevano superato i 60 anni.

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Dopo le dimissioni come cancelliere, Müller si ritirò dalla vita pubblica. Dopo le elezioni del settembre 1930, testimoni dell'ascesa del NSDAP di Adolf Hitler, Müller invitò il suo partito a sostenere il governo Brüning anche senza far parte della coalizione. Morì a Berlino nel 1931 a seguito di un'operazione alla cistifellea; la sua morte fu un duro colpo per i socialdemocratici. Venne sepolto al Zentralfriedhof Friedrichsfelde.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1902, Müller sposò Frieda Tockus. La coppia ebbe una figlia, Annemarie, nel 1905. Tuttavia, la moglie morì alcune settimane più tardi, a causa di complicazioni della gravidanza. Si risposò nel 1909, e l'anno successivo nacque la seconda figlia, Erika.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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Gustav Bauer 27 marzo 1920 - 8 giugno 1920 Konstantin Fehrenbach
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Wilhelm Marx 28 giugno 1928 - 27 marzo 1930 Heinrich Brüning
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