Reaganomics

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Per Reaganomics - crasi fra "Reagan" e "Economics" (scienza economica) - si intende l'insieme delle politiche economiche adottate dagli Stati Uniti nel corso della presidenza di Ronald Reagan, dal 20 gennaio 1981 al 20 gennaio 1989.

Reagan spiega in televisione il suo piano per la riduzione delle tasse, luglio 1981

I pilastri della visione economica di Reagan furono:

Le teorie economiche di Reagan possono essere collegate al thatcherismo, la filosofia politica del primo ministro inglese Margaret Thatcher (19791990).

Reagan dovette gran parte del suo successo, prima come governatore della California e poi come presidente degli Stati Uniti, alla scelta di ridurre la pressione fiscale. In tal modo si invertiva la tendenza decennale a far crescere l'imposizione fiscale e contemporaneamente il ruolo dello Stato nell'economia tramite la spesa pubblica. Il punto di svolta fu rappresentato dall'approvazione in California con un referendum della Proposition 13, che limitava la capacità impositiva dello Stato. Il cambio di rotta nelle decisioni di politica economica si è accompagnato con il prevalere in campo universitario di tesi neoliberiste il cui principale ispiratore era l'economista di Chicago e vincitore del premio Nobel Milton Friedman. Si racconta in particolare che Reagan venne convinto dall'economista Arthur Laffer (vedi curva di Laffer) che una riduzione dell'imposizione fiscale avrebbe avuto effetti benefici sulla crescita economica, in quanto un'eccessiva imposizione fiscale spingeva gli imprenditori ad evadere il fisco ed a ridurre gli investimenti; inoltre, anche i lavoratori sarebbero stati meno incentivati a fare straordinari.

Alle scelte fiscali si sono aggiunte politiche di forti liberalizzazioni, scelte fortemente antisindacali culminate nel licenziamento di migliaia di controllori di volo in sciopero e di forti tagli alla spesa sociale, controbilanciati tuttavia da un significativo aumento delle spese militari.

Grazie alla riduzione della pressione fiscale la produzione industriale aumentò decisamente, come del resto l'occupazione. Nonostante ciò è da sottolineare l'aumento del debito pubblico dovuto alle politiche (di spesa militare e non) adottate dal congresso americano.

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