Frei Betto

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Frei Betto

Frei Betto O.P., al secolo Carlos Alberto Libânio Christo (Belo Horizonte, 25 agosto 1944) è un teologo, scrittore e politico brasiliano. Come scrittore è stato insignito del Premio Jabuti e ha pubblicato più di 50 volumi.[1] Viene considerato uno degli esponenti della Teologia della Liberazione e l'autore del Nuevo Credo (Nuovo Credo).[2]

Impegno politico[modifica | modifica wikitesto]

Frei Betto, assieme al confratello Frei Tito, fu imprigionato e torturato nel 1969 dalla dittatura militare brasiliana per il suo impegno politico. Politicamente si ritiene un socialista cristiano ed è attivo nei programmi contro la fame nel mondo; è un forte sostenitore della politica di Fidel Castro e condivide con il castrismo la critica al capitalismo.[3] È stato assessore del programma Fome Zero (Fame Zero) del primo Governo Lula.

Il 26 gennaio 2006 Frei Betto ha rivendicato la sovranità di Porto Rico insieme a molte figure di spicco della cultura latino americana: Gabriel García Márquez, Mario Benedetti, Ernesto Sabato, Thiago de Mello, Eduardo Galeano ed altri.[4] Frei Betto ha collaborato con la rivista italiana e comboniana Nigrizia fino al mese di dicembre 2009.[5] Dal 2010 ha iniziato a collaborare con la rivista In Dialogo, notiziario della Rete Radiè Resch di Quarrata. Attualmente è la sua unica collaborazione con realtà italiane: la stessa Rete cura e organizza le conferenze di Frei Betto in Italia.[6] Durante la sua presenza in Italia dal 7 al 12 aprile 2014 ha incontrato anche papa Francesco.[7][8]

Il 16 luglio 2020 ha indirizzato agli amici di ogni nazione una lettera aperta, nella quale ha criticato duramente il presidente brasiliano Jair Bolsonaro per la gestione della pandemia di COVID-19 in Brasile, ritenendo che il presidente abbia rinunciato deliberatamente alla chiusura delle attività economiche non essenziali e al distanziamento sociale che avrebbero contrastato il contagio, definendo «un genocidio» l'effetto delle sue politiche e sollecitando una pressione dall'estero e dagli organismi internazionali per far cessare quello stato di cose.[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Frei Betto, su EMI. URL consultato il 19 luglio 2020 (archiviato il 14 agosto 2017).
  2. ^ Frei Betto, Un nuovo Credo, in il dialogo. Periodico di Monteforte Irpino, 30 luglio 2008. URL consultato il 5 nov 2011.
  3. ^ (EN) Frei Betto, "Welcome" Mr. Bush, in Progreso Weekly, 3 novembre 2005. URL consultato il 14 aprile 2007 (archiviato dall'url originale l'11 febbraio 2006). Articolo trascritto nel Marxism mailing list archive del Dipartimento di Economia dell'Università dello Utah.
  4. ^ (ES) Prominentes figuras de América Latina apoyan la independencia de Puerto Rico, su Partido Independentista Puertorriqueño, 25 gennaio 2007. URL consultato il 19 gennaio 2010 (archiviato dall'url originale il 19 gennaio 2010).
  5. ^ Le opinioni di... Frei Betto, in Nigrizia, 8 gennaio 2007. URL consultato il 19 gennaio 2010 (archiviato dall'url originale il 28 settembre 2007).
  6. ^ Rete Radiè Resch, su Rete Radiè Resch. URL consultato il 7 dicembre 2009.
  7. ^ Tour di Frei Betto in Italia ad aprile. Il frate domenicano, autore di «Quell'uomo chiamato Gesù», sarà in tour in Italia dal 7 al 12 aprile, su EMI, 25 gennaio 2007. URL consultato il 14 aprile 2014 (archiviato dall'url originale il 15 aprile 2014).
  8. ^ Paolo Rodari, Frei Betto: "Riabilitare Giordano Bruno", in la Repubblica, 10 aprile 2014. URL consultato il 14 aprile 2014.
  9. ^ Frei Betto, La pandemia di coronavirus in Brasile: il genocidio di Bolsonaro?, su Osservatorio Globalizzazione, 20 luglio 2020. URL consultato il 20 luglio 2020.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Sito ufficiale, su freibetto.org. Modifica su Wikidata
  • (PT) Frades Dominicanos, su Ordem dos Pregadores. Província Fr. Bartolomeu de Las Casas. Sito ufficiale della Provincia del Brasile dell'Ordine domenicano.
  • Rete Radiè Resch, su Rete Radiè Resch. URL consultato il 7 dicembre 2009.
Controllo di autoritàVIAF (EN317287207 · ISNI (EN0000 0000 8077 5711 · LCCN (ENn50052786 · GND (DE11867613X · BNF (FRcb118968366 (data) · BNE (ESXX1143398 (data) · BAV (EN495/31745 · WorldCat Identities (ENlccn-n50052786