Fake news

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Rappresentazione grafica della parola fake news in termini satirici

Il termine inglese fake news (in italiano notizie false) indica articoli redatti con informazioni inventate, ingannevoli o distorte[1], resi pubblici con il deliberato intento di disinformare o diffondere bufale attraverso i mezzi di informazione. Tradizionalmente a veicolare le fake news sono i grandi media, ovvero le televisioni e le più importanti testate giornalistiche[2][3][4]. Tuttavia con l'avvento di Internet, soprattutto per mezzo dei media sociali[5], aumentando in generale la diffusione delle notizie, è aumentata proporzionalmente per logica conseguenza anche la diffusione di notizie false.

Definizione[modifica | modifica wikitesto]

Lo storico Marc Bloch specificò nel suo libro La guerra e le false notizie che «Una falsa notizia è solo apparentemente fortuita, o meglio, tutto ciò che vi è di fortuito è l'incidente iniziale che fa scattare l'immaginazione; ma questo procedimento ha luogo solo perché le immaginazioni sono già preparate e in silenzioso fermento[6]».

Negli ultimi mesi l’espressione "fake news" è stata utilizzata per indicare fenomeni molto diversi tra loro: errori di stampa, bufale, teorie complottiste, concetti satirici utilizzati impropriamente come fonti giornalistiche, la diffusione di notizie non verificate, la propaganda politica, le informazioni false lanciate da siti messi on-line per generare profitti da click-baiting.[7] Recentemente il termine è stato oggetto di dibattito, ed è stato proposto l'abbandono del suo uso[8], soprattutto alla luce di dichiarazioni di importanti figure politiche che hanno impiegato il termine al fine di attaccare la stampa associata, giudicata come avversa e parziale nei confronti degli stessi[9][10].

Le notizie false sono scritte e pubblicate per catturare l'attenzione del lettore al fine di attirare finanziariamente o politicamente - spesso con titoli sensazionalistici, esagerati o palesemente falsi - la sua attenzione[1].

Le fake news possono essere considerate oggi come un “virus” che si diffonde tra tutti coloro i quali vengono sottoposti alla disinformazione online e non solo. Infatti, spesso le soluzioni a tale problematica sono simili ai programmi “antivirus”, aventi l’obiettivo di identificare la fonte primaria della notizia falsa e bloccarla in tempo affinché quest’ultima non possa “infettare” ulteriori utenti. A tal proposito, all’interno del blog tecnologico “Venture Beat”, si è considerato di inserire un’intelligenza artificiale come “guardia dei media”, che abbia l’incarico di proteggere i vari utenti da contenuti ritenuti pericolosi e soprattutto falsi.[11]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

I 7 modi di fare disinformazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Disinformazione § Misinformation.

Claire Wardle individua sette diversi modi di fare disinformazione per poter riconoscere una sorta di grammatica delle fake news[12]:

  1. Collegamento ingannevole: quando titoli, immagini o didascalie differiscono dal contenuto.
  2. Contenuto ingannatore: quando il contenuto viene spacciato come proveniente da fonti realmente esistenti.
  3. Contenuto falso al 100%: quando il contenuto è completamente falso, costruito per trarre in inganno.
  4. Contenuto manipolato: quando l'informazione reale, o l'immagine, viene manipolata per trarre in inganno.
  5. Manipolazione della satira: quando non c'è intenzione di procurare danno, ma il contenuto satirico viene utilizzato per trarre in inganno.
  6. Contenuto fuorviante: quando si fa uso ingannevole dell'informazione per inquadrare un problema o una persona.
  7. Contesto ingannevole: quando il contenuto reale è accompagnato da informazioni contestuali false.

Per spiegare perché vengono creati questi contenuti Claire Wardle ha elaborato uno schema che incrocia i sette modi di fare disinformazione con otto possibili motivazioni, che possono spiegare perché tali contenuti vengono prodotti: propaganda, profitto, influenza politica e interesse particolare. A queste, Wardle ne aggiunge altre quattro: faziosità, cattivo giornalismo, parodia, provocare o prendere in giro.

Esistono più elementi a favorire la diffusione dei contenuti. Quattro canali sono i principali[13]:

  1. Una parte è condivisa involontariamente sui social da persone che, senza una verifica approfondita, rilanciano o ritwittano informazioni inaccurate o false.
  2. I contenuti amplificati dai giornalisti, che devono diffondere informazioni emerse dal web e dai social in tempo reale.
  3. Gruppi vagamente collegati tra di loro che tentano di influenzare l’opinione pubblica.
  4. Altri elementi che sono prodotti da campagne sofisticate di disinformazione attraverso reti di Bot e fabbriche di troll.

Alcuni consigli per evitare la diffusione di fake news ci vengono forniti da Margareth Sullivan sul The Washington Post:[13]:

  • Consulta e confronta più fonti di informazione.
  • Non condividere senza verificare.
  • Se diffondi un contenuto falso, cerca di correggere velocemente.
  • Cerca di avere un atteggiamento scettico verso l’informazione.
  • Usa il pensiero critico.

Le fake news nei media, nella letteratura e nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Le fake news, negli ultimi tempi, sono state fonte d'ispirazione per diverse pellicole cinematografiche, libri e serie televisive, oltre che oggetto di dibattito nel mondo televisivo. Alcuni esempi significativi sono:

Esempi storici[modifica | modifica wikitesto]

Lehrbuch der französischen Journalistik[modifica | modifica wikitesto]

Heinrich von Kleist, autore di racconti e saggi filosofici, nel 1809 scrisse Lehrbuch der französischen Journalistik (Manuale del giornalismo francese), satira in reazione alla propaganda di guerra di Napoleone. In esso viene esposto chiaramente il processo attraverso il quale le fake news vengono diffuse e prodotte dai media[16].

Il caso della finta morte di Napoleone e le conseguenze sulla borsa di Londra[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Grande bufala della borsa valori del 1814.
Vignetta saririca di fine 800 sulle fake news

Uno degli esempi più famosi di fake news risale al 1814, in pieno periodo napoleonico, quando un uomo vestito da ufficiale si presentò in una locanda a Dover e dichiarò la sconfitta e la conseguente morte del personaggio più importante di quegli anni: Napoleone. La notizia arrivò velocemente a Londra, sebbene essa fosse priva di certezze. All'apertura della Borsa molti azionisti si precipitarono a investire convinti del fatto che Napoleone fosse ormai defunto, lasciando così il trono ai Borbone. Molto presto, però, si scoprì che era stato tutto frutto di una menzogna, elaborata, presumibilmente per ragioni politiche, da Charles Random de Berenger. Nel frattempo sei persone avevano già venduto i propri titoli governativi per più di un milione di sterline, e i ritenuti colpevoli furono condannati[17]. Sebbene si tratti di una fonte storica di molti anni fa, è possibile capire come una semplice notizia falsa, diffusa tramite una lettera, abbia causato una confusione tale da mandare in arresto la borsa valori inglese più importante.

Il caso della Guerra dei mondi[modifica | modifica wikitesto]

Un altro esempio storico di fake news è stato il caso della trasmissione radiofonica La guerra dei mondi di Orson Welles del 1938. La trasmissione, messa in onda dalla CBS all'interno del programma radiofonico Mercury Theatre on the Air dello stesso Welles, fu uno degli esempi ancora oggi usati per descrivere il fenomeno della psicologia del panico.

La trasmissione, mandata in onda in modo da sembrare una serie di comunicati da parte di autorità statunitensi (tra i quali scienziati, professori, e ufficiali), non aveva lo scopo di diffondere una fake news, tanto che, sia all'inizio che alla fine della trasmissione, fu messo in chiaro che si trattasse di un adattamento del romanzo di fantascienza di H. G. Wells, La guerra dei mondi:

(EN)

« ORSON WELLES: This is Orson Welles, ladies and gentlemen, out of character to assure you that The War of The Worlds has no further significance than as the holiday offering it was intended to be. The Mercury Theatre's own radio version of dressing up in a sheet and jumping out of a bush and saying Boo! Starting now, we couldn't soap all your windows and steal all your garden gates by tomorrow night... so we did the best next thing. We annihilated the world before your very ears, and utterly destroyed the C.B.S. You will be relieved, I hope, to learn that we didn't mean it, and that both institutions are still open for business. So goodbye everybody, and remember the terrible lesson you learned tonight. That grinning, glowing, globular invader of your living room is an inhabitant of the pumpkin patch, and if your doorbell rings and nobody's there, that was no Martian... it's Hallowe'en. »

(IT)

« ORSON WELLES: È Orson Welles che vi parla, signore e signori, fuori dal personaggio per rassicurarvi che “La Guerra dei Mondi” non riveste altro ruolo se non quello di regalo per le festività che intendeva essere originariamente… la versione radio del Mercury Theatre del mettersi un costume da fantasma e saltare fuori da un cespuglio urlando “Boo!”. Non potevamo riempirvi le finestre di schiuma e rubare tutti i vostri cancelli da giardino entro oggi notte… quindi abbiamo fatto la cosa migliore. Abbiamo annientato il mondo davanti alle vostre orecchie, e distrutto completamente la C.B.S. Sarete rasserenati, spero, di sapere che non dicevamo sul serio, e che entrambe le istituzioni sono ancora esistenti. Dunque arrivederci a tutti, e ricordate la terribile lezione che avete imparato stanotte: quel ghignante, fluorescente, globulare invasore del vostro salotto è un abitante del campo di zucche, e se il vostro campanello suona e non c’è nessuno, non si trattava di una Marziano… è Halloween. »

(Orson Welles, trascrizione del programma radiofonico War of the Worlds[18].)

Nonostante la dichiarazione dello stesso Welles, molti radioascoltatori credettero che si trattasse di una notizia vera, principalmente coloro che si sintonizzarono a programma già iniziato. Mancava inoltre la cosiddetta abilità critica, o meglio quell'abilità di verificare la veridicità della notizia. Tuttavia, è bene sottolineare che l’intento principale della trasmissione radiofonica fu quello di intrattenere il pubblico la vigilia della notte di Halloween. Il contenuto fu in seguito inteso come una burla a causa dell’esagerazione fornita dai giornali.[19] Infatti, la stampa volle rendere pubblica l’irresponsabilità della radio, considerando quest’ultima priva di una guida.[11] A conferma di ciò, Lyman Bryson dichiarò che «la radio è uno dei più pericolosi elementi della cultura moderna»[11]. La situazione illustrata fu dunque uno dei tanti pretesti per mettere in luce le controversie già esistenti tra la radio e la stampa: il caso della Guerra dei Mondi è utile per sottolineare il fatto che i mezzi di comunicazione possano essere strumentalizzati per diffondere notizie false.

Il caso delle finte armi chimiche irachene[modifica | modifica wikitesto]

Un classico caso di fake news in anni relativamente più recenti, è considerato il discorso di Colin Powell al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, il 5 febbraio 2003. L'allora Segretario di Stato del Presidente George W. Bush mostrò alla platea una presunta fiala di antrace, rivelando di essere in possesso di informazioni sicure su programmi di proliferazione chimica e batteriologica del regime iracheno[20]. La fonte di Powell si rivelò essere un ingegnere chimico iracheno, che anni dopo ammise di essersi inventato tutto[21]. Anche ispezioni ONU successive al 2003 hanno smentito le dichiarazioni di Powell[22].

Verificabilità[modifica | modifica wikitesto]

Nella realtà iperconnessa di oggi troviamo chi diffonde intenzionalmente false informazioni e bufale, con l’intento di guadagnarsi l'attenzione sui social media, o semplicemente per causare panico. Come affermano gli autori di Rumor Mills: The Social Impact of Rumor and Legend: «Le voci infondate nascono e si diffondono quando la gente si sente insicura e ansiosa rispetto a qualcosa che la riguarda personalmente e quando la voce appare credibile in base alla sensibilità di quanti sono implicati nella sua diffusione».[23] Un ulteriore contributo lo si ha da un articolo su Psychology Today,[24] il quale afferma che «La paura alimenta voci infondate. Più l'ansia diventa collettiva, più aumenta la probabilità di voci incontrollate».

In conseguenza il lavoro di verifica diventa ancora più complesso nelle situazioni in cui è cruciale fornire informazioni accurate. Nel caso di un disastro, che sia di origine naturale o meno[25], il rischio di notizie inaccurate si amplifica e ciò può trasformarsi in una questione di vita o di morte. Nonostante ciò, tra voci e "bufale" è possibile distinguere qualcosa che mette in luce l'informazione importante. Infatti, i testimoni sul terreno assumono un ruolo prezioso in quei luoghi dove i giornalisti hanno scarso o nessuno accesso. Il pubblico tiene conto delle fonti ufficiali per avere informazioni credibili e aggiornate.

Contemporaneamente però queste organizzazioni e istituzioni guardano sempre di più alla folla come fonti di nuove informazioni capaci di offrire importanti prospettive e contesti. Per fare ciò i giornalisti, le organizzazioni umanitarie e i soccorritori si servono dei social media e altre fonti per raccogliere e verificare le informazioni che si diffondono durante i disastri.

Proteste contro le fake news

Tra i vari nomi attribuiti alle fake news, troviamo anche la più triviale stronzata attribuitagli dal giornalista James Ball nel suo libro Post-Truth: How Bullshit Conquered the World[26]. Nel suo libro, Ball offre due dei principali casi influenzati dalla diffusione delle fake news: l'elezione di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti d'America e l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea. Il giornalista cita anche i fattori principali che contribuiscono alla diffusione delle cosiddette stronzate: psicologia, bias cognitivi, strutture di profitto e di incentivi e la cultura circostante.[27]

Il miglior modo per scongiurare la diffusione delle fake news è di intervenire quando ancora la notizia è ad una fase embrionale, secondo questa metodologia: scrivendo il titolo della notizia in modo tale da indicare chiaramente che si tratta di una balla, non usando argomenti di tendenza che deviano l'attenzione dai reali problemi che necessitano di essere risolti e insegnando il linguaggio dei media[27]. Nonostante il lavoro di Ball aiuti a riconoscere una falsa notizia da una autentica e proponga dei metodi per stroncarle sul nascere, il suo lavoro analizza soltanto una piccola parte di un puzzle molto più grande. Aggiustare il rapporto con i media è solo una fase iniziale di questo processo.

La necessità della verifica nasce dal fatto che tante delle nostre fonti potrebbero sbagliarsi. Occorre, pertanto, mettere in dubbio quanto raccontano dalle fonti, fare controlli incrociati tra quanto ci propongono loro e altre fonti affidabili ed estirpare dal proprio lavoro gli elementi falsi. Ognuno dei potenziali percorsi di verifica presenta dei difetti. In molti casi, soprattutto nei casi d'emergenza, le fonti ufficiali abbondano e ci si può affidare a fonti di prima mano, ovvero coloro che hanno assistito agli eventi in questione.

Verificare le immagini[modifica | modifica wikitesto]

Spesso le notizie contengono immagini, e in diversi casi queste stesse possono essere ambigue nel contesto di cui si parla. Questo può rappresentare un’eventuale minaccia nei confronti dell’informazione che può risultare falsa o non attendibile, è per questo che è consigliato seguire dei semplici passaggi per verificarne l’attendibilità o veridicità. Il primo evento di fake news relativo ad immagini avvenne nel luglio 2005 dopo gli attentati di Londra quando la redazione della BBC News ricevette un gran quantitativo di immagini relative all'accaduto; una di queste immagini risultò ambigua e di conseguenza si procedette ad un processo di esaminazione che portò alla verifica della fonte. Da questo episodio la verifica delle immagini diventò una prassi standard nell'intero settore dell'informazione. Con il passare del tempo si attraversò un'importante evoluzione nel campo della tecnologia in particolar modo nella comunicazione attraverso i social. In questo contesto essendo la diffusione di immagini legata a "news" molto più semplice e diretta vi è il pericolo di incorrere in foto che introducano fake news, perciò sono stati elaborati quattro punti cardine per poter risalire alla fonte di un'immagine:

  • Stabilire l'autore o la fonte originaria, cercare di contattare il fruitore del contenuto in maniera diretta, attraverso i social, per risalire all'identità della fonte cercando di capire se è il vero autore oppure solo un intermediario. Se non è possibile risalire all'originale autore dell'immagine, è possibile effettuare ricerche attraverso dei siti online come Google Reverse Images Search[28] o TinEye[29], in modo da recuperare i link legati all'immagine confrontando i vari link, è così possibile notare diverse immagini con diverse risoluzioni, solitamente, quella con la migliore è l'originale.[30]
  • Ricavare luogo, data e orario provenienti dal creatore dell’immagine. Successivamente per avere un quadro completo bisognerebbe acquisire il metodo del giornalismo anglosassone, ovvero rispondere alle cinque domande: Chi sono? Dove sono? Quando ci sono arrivati? Cosa possono vedere? Perché si trovano lì? e trovare risposte attendibili. Si comincia analizzando le risposte, se queste risultano vaghe, allora bisogna attenzionare la fonte, nel caso in cui la fonte si trovi sul posto bisognerà chiedere di mandare altre foto dell’accaduto scattate nello stesso momento e di raccontare la scena a cui ha assistito.
  • Un altro importante passo è controllare i metadati chiamati EXIF, per trovare questi dati si possono utilizzare due software: fotoforensics.com o fidexif.com, consigliati per chi ha una buona conoscenza della fotografia. Attraverso questa verifica è possibile riconoscere se l’immagine corrisponde all’originale ed in tal caso è possibile reperire diversi dettagli sulla marca della fotocamera, l’orario in cui è stata scattata la foto e la sua dimensione. Bisogna però stare attenti alla maggior parte delle piattaforme social quali Facebook, Twitter ed Instagram poiché cancellano i metadati una volta caricata l'immagine.
  • Accertarsi che l'immagine presa in causa rappresenti un determinato momento. Molto spesso le immagini autentiche possono trovarsi in contesti sbagliati e può capitare che una foto scattata tempo prima venga inserita in un contesto successivo simile al precedente ma con una data diversa. Per questo bisogna verificarla tracciandone la località, le condizioni atmosferiche ed eventuali segnali che possono darci l'impressione che non sia un'immagine di quel determinato contesto.[31]

Verificare i video auto-prodotti[modifica | modifica wikitesto]

L'era del digitale e soprattutto l'introduzione degli smartphone nella società, capaci di registrare e pubblicare video in pochi secondi, hanno permesso alle persone di farsi portavoce di notizie in tempo reale. Ciò da una parte ha causato un esponenziale aumento delle notizie pubblicate dai cittadini ma dall'altro ha concesso a chiunque di pubblicare qualsiasi tipo di notizia (anche falsa o poco attendibile) in qualsiasi momento. Per questo oggi è molto importante verificare questo tipo di fonti per riuscire a distinguere una vera notizia da una fake news.

  • Il primo passo da fare dunque, è verificare la provenienza dei video, cioè da quale social, blog, sito web provenga, e verificarne l'affidabilità.
  • Successivamente, è necessario verificare la fonte del video, cioè scoprire chi l'ha pubblicato cercando di comparare i vari account della persona ignota, al fine di arrivare ad un individuo reale che possiamo contattare fisicamente. Dobbiamo quindi "verificare la fonte".
  • Infine bisogna verificare il contenuto del video, spesso infatti i contenuti dei video non sono veritieri o non lo sono del tutto, rappresentando il falso o "non totalmente il vero". Per fare ciò è necessario risalire al primo video pubblicato che rappresenta la notizia, datarlo(stabilire quando è stato pubblicato), localizzare il luogo dov'è stato registrato tramite servizi online, come Google Earth, Wikimapia, Google Maps, e infine compararlo ad altri possibili video (se presenti) che riprendono la stessa scena da punti di vista differenti in grado di darci un quadro più completo della situazione.

Alla fine della nostra indagine, unendo tutti i dati raccolti, dovremmo riuscire a farci un'idea più o meno affidabile della veridicità del video[32].

Il caso del video della rivolta del Cairo[modifica | modifica wikitesto]

Durante i violenti scontri de Il Cairo dell'agosto 2013 venne pubblicato un video su YouTube che avrebbe dovuto mostrare dei manifestanti che buttavano giù da un ponte un'automobile della Polizia. Il video fu oggetto di analisi da parte di importanti organizzazioni come Amnesty International in quanto poteva contenere importanti informazioni su possibili violazioni dei Diritti umani. La prima cosa che saltò agli occhi degli studiosi e dei giornalisti che analizzarono il video, come Christoph Koettl, fu il fatto che durante la riproduzione non si vedeva in nessun momento manifestanti spingere la suddetta auto giù dal ponte. In seguito, grazie ad ulteriori ricerche, i giornalisti scoprirono un altro video, che riprendeva la scena da un punto di vista diverso e più ampio, ovvero un grattacielo che si trovava vicino all'area dell'incidente, Questo video mostrava che l'auto era realmente precipitata dal ponte, ma non a causa dei manifestanti bensì per lo scontro con un altro veicolo. Dunque, i giornalisti capirono che i fatti ripresi nel video erano realmente accaduti, ma erano stati appositamente manipolati per dar vita ad una fake news[33].

Riconoscimento delle fake news sul web[modifica | modifica wikitesto]

Le tecnologia, ed in particolare l'avvento dei social media, secondo il giornalismo ha radicalmente cambiato il modo di acquisire le informazioni. Nell'era digitale, la gente viene continuamente esposta ad un'enorme mole di notizie e spesso si trova a decidere in fretta se queste siano credibili o meno. La necessità della verifica, in questo panorama, appare di notevole importanza. Il compito di ogni destinatario dell'informazione dovrebbe, per questo, essere quello di migliorare la propria abilità critica per distinguere le fonti affidabili da quelle che possono, più o meno intenzionalmente, diffondere false informazioni, effettuando controlli incrociati tra ciò che si legge e/o si sente e fonti riconosciute come attendibili.[34]

Manifesto per riconoscere una fake news

A causa della smisurata quantità di problematiche sollevate dal fenomeno delle fake news sedicenti esperti e rappresentanti delle istituzioni si mobilitano e portano avanti importanti ricerche per contrastare la diffusione della disinformazione. Una delle iniziative nate con questo scopo è First Draft, un progetto del centro Shorenstein della Harvard Kennedy School per il monitoraggio della disinformazione negli Stati Uniti, un sito di debunking atto a verificare che determinati contenuti provenienti dal web siano effettivamente attendibili e che possano essere divulgati e circolare in rete.[35]

Anche Facebook si pronuncia in merito alla questione fake news tramite Campbell Brown, responsabile News partnership del social network, il quale afferma che non vi sia alcun guadagno da parte della piattaforma online.A sostegno di ciò, Facebook in collaborazione con First Draft, espose per tre giorni in cima alle newsfeed di ciascun profilo un decalogo per riconoscere le Fake news.[35]

Per riconoscere e smascherare una fake news vengono suggerite delle strategie che è possibile attuare:

  • Effettuare un controllo incrociato: ricercare altre fonti attendibili. Se ci troviamo davanti a notizie clamorose ma che ci sembrano poco credibili, prima di tutto è possibile ricercare se una traccia della stessa notizia è riportata anche da fonti di notizie accreditate (per esempio i siti dei giornali "ufficiali).[36]
  • Verificare la fonte (o l'autore): una delle domande fondamentali da porsi quando ci si trova davanti ad una notizia è da dove provenga. Non tutte le fonti sono attendibili allo stesso modo, per questo dovremmo sempre cercare di risalire alla fonte originale o al nome dell'autore della notizia che ci troviamo davanti. Una notizia letta sul sito web di un giornale ufficiale, si distingue da una notizia trovata su un blog o su un social. A questo proposito, social network come Facebook, Twitter e Google, prevedono di adoperare strumenti che permetteranno di combattere le fake news: il tool di Facebook, nello specifico, rimanderà alla fonte dell'articolo in modo che l'utente possa da subito valutare di quale tipologia di sito internet si tratta. Oltre a rintracciare la fonte, permetterà agli utenti di effettuare un report e dare una valutazione dei post presenti sulla propria "sezione notizie"; dopo la segnalazione, il post sarà valutato da un "verificatore di contenuti indipendente" (third-party fact-checkers) e, una volta "bollata" come fake news, recherà un avviso per tutti i futuri utenti che, qualora volessero condividere il post, verrebbero messi al corrente che la notizia è considerata non attendibile. In fine, lo stesso Facebook fornisce una lista di siti internet noti in quanto divulgatori di false notizie che vengono automaticamente segnalati.[37]
  • Controllare le immagini contenute all'interno dell'articolo: foto o immagini correlate alle notizie fake sono a loro volta false, ritoccate oppure, in alcuni casi, immagini reali utilizzate fuori dal loro contesto di appartenenza. Per effettuare una verifica, è possibile ricercare la stessa immagine tramite Google Images e confrontare i risultati con l'immagine contenuta nell'articolo.[38]

Agenzia centralizzata per il controllo della stampa[modifica | modifica wikitesto]

La stampa del Regno Unito è sottoposta all'autorità dell’Independent Press Standards Organisation, costituito l'8 settembre 2014 con la contestuale abrogazione della Press Complaints Commission, principale asssociazione privata di autoregolamentazione della carta stampata a partire dal 1990.

Ritenuto un organismo indipendente, ha poteri assimilabili a quelli diritto pubblico di un giudice, sebbene si possano applicare solamente alle testate che aderiscono all'IPSO, e sebbene l'adesione sia su base esclusivamente volontaria[39].

L'IPSO può disporre la pubblicazione di repliche di parte o rettifiche di errori con adeguata visibilità nei giornali, e comminare multe alle testate giornalistiche fino all'importo di un milione di sterline: la regolamentazione i poteri sanzionatori si applicano sia per la carta stampata che per le versioni online (anche a testate aderenti prive del tutto di pubblicazione cartacea). Oltre al contenuto delle pubblicazioni, il perimetro di attività dell'IPSO riguarda anche il metodo e lo stile dell'indagine giornalistica (non invasivo, intimidatorio, insistente, irrispettoso delle buone regole di condotta).

L'IPSO non ha poteri di censura preventiva, o di intervento diretto e personale a qualsiasi titolo nei confronti di singoli redattori. Tuttavia, esiste un Codice di Autoregolamentazione (Editor code of practice), scritto e aggiornato dall' Editor's Code Committee e rinforzato dall'IPSO, che è qualificato giuridicamente come un'obbligazione contrattuale vincolante fra le parti (l'IPSO e le testate giornalistiche).
Il contratto attribuisce alla persona di editori e direttori l'onere di far rispettare il codice da tutti i redattori dipendenti, e dai collaboratori esterni, anche non professionisti (l'equivalente qualifica del nostro albo dei giornalisti pubblicisti).

A quel punto la materia rimane delegata al contratto individuale di lavoro dei dipendenti (o dal contratto di individuale di prestazione dei collaboratori esterni), di cui diviene parte integrante e sostanziale la lettura e sottoscrizione del Codice di Autoregolamentazione, e della responsabilità -anche economica di tipo risarcitorio- da esso derivante. Il contratto individuale può essere più o meno favorevole al giornalista, e prevedere:

  • clausole liberatorie circostanziate che limitino o escludano completamente la responsabilità dei singoli giornalisti e la possibilità per le testate di esercitare un diritto di rivalsa nei loro confronti, in caso di multe comminate dall'IPSO. L'eventuale azione dell'editore si limiterebbe quindi ad un licenziamento,
  • la copertura legale a carico della proprietà, nell'evento di querela di parte: costi per l'assistenza legale, e per il risarcimento danni a terzi, per diffamazione, violazione della privacy e simili.
  • il diritto all'anonimato dell'autore: possibilità di pubblicare articoli non firmati, con successivo vincolo di riservatezza dell'editore (e la conseguente impossibilità di terzi di agire individualmente nei confronti dell'autore).
  • il diritto all'anonimato delle fonti confidenziali[40], a tutela della professionalità faticosamente acquisita dal giornalista e a tutela delle stesse fonti, ma anche a discapito del diritto alla trasparenza e ad essere informati attraverso fonti terze di immediata verificabilità ("non falsificabili").

È intuibile che parte economica e parte normativa dei contratti -sia collettivi che individuali- siano tra loro collegate con i rapporti di forza fra le parti contraenti, a sfavore dei collaboratori esterni non professionisti. Una contrazione del pluralismo dell'informazione -e della libertà di stampa- verrebbe bilanciata da più elevati standard professionali di qualità dell'informazione.

L'IPSO è un organismo presieduto da un giudice onorario di un tribunale di seconda istanza, ed è formato da 5 rappresentanti dell'industria della carta stampata, e da altri 7 membri indipendenti privi di conflitti di interesse in relazione ai soggetti controllati.

Tuttavia, non sono vietati in linea di principio rapporti con altri settori economici di attività afferenti agli stessi azionisti di controllo della carta stampata.

Nulla esclude o vieta che, in via cautelativa dal punto di vista legale, mettere notizie false con presunti accordi preterintenzionali come l'accordo tra le televisioni con i contenuti, prima della pubblicazione, siano sottoposti dagli stessi autori al vaglio preventivo di giuristi esperti della regolazione di settore (non più in carica).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Fake news: cosa sono e come riconoscerle. FAQ, su tg24.sky.it. URL consultato il 15/11/2017.
  2. ^ Stella, Renato., Sociologia delle comunicazioni di massa, UTET università, 2012, ISBN 8860083702, OCLC 849115645.
  3. ^ (IT) Alberto Abruzzese e Paolo Mancini, Sociologie della comunicazione, 6 edizione, Laterza, 15 novembre 2007, ISBN 9788842084846.
  4. ^ (IT) Marino Livolsi, Manuale di sociologia della comunicazione, 9 edizione, Laterza, 23 maggio 2003, ISBN 9788842069294.
  5. ^ fake news, su treccani.it. URL consultato il 20/11/2017.
  6. ^ Marc Bloch, La guerra e le false notizie, Roma, Donzelli Editore Srl, 2004.
  7. ^ Facile dire fake news. Guida alla disinformazione, su valigiablu.it, 22/02/2017. URL consultato il 20/11/2017.
  8. ^ It’s time to retire the tainted term ‘fake news’, su washingtonpost.com. URL consultato il 15/11/2017.
  9. ^ An amazing moment in history: Donald Trump's press conference, su edition.cnn.com. URL consultato il 15/11/2017.
  10. ^ #FakePoint: 9 bufale di Repubblica sui successi di Virginia Raggi a Roma, su beppegrillo.it.
  11. ^ a b c The Fake-News Fallacy, su newyorker.com. URL consultato il 21/11/17 16:43.
  12. ^ Information Disorder, shorensteincenter.org. URL consultato il 13/12/2017.
  13. ^ a b Facile dire fake news, valigiablu. URL consultato il 13/12/2017.
  14. ^ Internet Movie Database - Wag The Dog (1997), su imdb.com.
  15. ^ The Thick of It, imbd. URL consultato il 06/12/2017.
  16. ^ Heinrich von Kleist, Lehrbuch der französischen Journalistik, 1809.
  17. ^ Napoleone è morto! La fake news che mandò in tilt la borsa di Londra, su wired.it.
  18. ^ The War of the Worlds, Sacred. URL consultato il 06/12/2017.
  19. ^ Fake news d’epoca: “La guerra dei mondi” di Orson Wells e il mito del panico di massa, Wired. URL consultato il 06/12/2017.
  20. ^ (IT) Colin Powell e l'antrace - Il Post, in Il Post, 30 agosto 2013. URL consultato il 1° febbraio 2018.
  21. ^ (IT) Le armi di distruzione di massa erano una bugia - Il Post, in Il Post, 16 febbraio 2011. URL consultato il 1° febbraio 2018.
  22. ^ (IT) Armi chimiche: storia di una menzogna, in Oltrelalinea, 17 marzo 2017. URL consultato il 1° febbraio 2018.
  23. ^ Alan Fine, Rumor Mills: The Social Impact of Rumor and Legend, Aldine Transaction, 2005, ISBN 0202307468.
  24. ^ Psychology Today
  25. ^ L'indagine condotta da Robinson Meyer, Le notizie false hanno sempre la meglio su quelle vere, The Atlantic, 18 marzo 2018 nacque, ad esempio, dal panico cagionato il 15 aprile 2013 dall'attentato alla maratona di Boston.
  26. ^ James Ball, Post Truth: How Bullshit Conquered The World, Londra, Biteback Publishing, 2017.
  27. ^ a b Post-Truth, book review: The facts about 'alternative facts', zdnet. URL consultato il 13/12/2017.
  28. ^ Google Reverse Images Search, Google. URL consultato il 13/12/2017.
  29. ^ TinEye, su tineye.com. URL consultato il 13/12/2017.
  30. ^ Capitolo 4: Verificare le immagini, su verificationhandbook.com. URL consultato il 13/12/2017.
  31. ^ Capitolo 9: Procedure e controlli per una verifica efficace, su verificationhandbook.com. URL consultato il 13/12/2017.
  32. ^ Capitolo 5: Verificare i video auto-prodotti, su verificationhandbook.com. URL consultato il 22/11/2017.
  33. ^ Caso di studio 5.3: Verificare località e contenuto di un video, su verificationhandbook.com. URL consultato il 20/11/2017.
  34. ^ Capitolo 2: Le regole fondamentali della verifica, su verificationhandbook.com. URL consultato il 13/12/2017.
  35. ^ a b Da Facebook un decalogo per riconoscere le notizie false, su lastampa.it. URL consultato il 21/11/2017.
  36. ^ Fake news, 10 regole per riconoscere le bufale, La Repubblica. URL consultato il 13/12/2017.
  37. ^ Facebook Launches A New Tool That Combats Fake News, Forbes. URL consultato il 13/12/2017.
  38. ^ Quattro consigli per difendersi dalle fake news, La Stampa. URL consultato il 13/12/2017.
  39. ^ (EN) Editors' Code of Practice - Ipso, su ipso.co.uk, Regulatory Funding Company, 2017. URL consultato il 29 marzo 2018.
  40. ^ Il giornalista ha l'obbligo morale di proteggere le fonti di informazione riservate


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Renato Stella, Sociologia delle comunicazioni di massa, UTET Università, 2012. ISBN 8860083702
  • Carlo Bianchini, Come imparare a riconoscere il falso in rete, Milano, Editrice Bibliografica, 2017. ISBN 978-88-7075-919-8
  • European Commission, A multi-dimensional approach to disinformation. Report of the Indipendent High level Group on fake news and online disinformation, ..., European Union. Directorate-General for Communication Networks, Content and Technology, 2018, print 978-92-79-80419-9 PDF 978-92-79-80420-5, testo pieno: http://ec.europa.eu/newsroom/dae/document.cfm?doc_id=50271.

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