Teorie del complotto sul signoraggio

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Signoraggio.

Le teorie del complotto sul signoraggio comprendono una serie di teorizzazioni in cui si sostiene l'argomento di fondo secondo cui le attività istituzionali di emissione e di gestione della moneta da parte delle banche centrali sarebbero svolte, in realtà, a danno dei cittadini e in favore di una trama di vari poteri oscuri e occulti a cui farebbe capo l'intera macchinazione. Tali teorie mescolano, sovente, problemi ed elementi disparati ed eterogenei, come la ripartizione del reddito da signoraggio[1] con l'emissione di moneta per finanziare il deficit statale[2].

Spesso diffuse attraverso libri, blog e, soprattutto, siti web, queste ricostruzioni sono per lo più propugnate da soggetti che non sono né economisti né esperti.[3]; esse, inoltre, non trovano conferma in nessun manuale divulgativo o specialistico di economia e, per questi motivi, l'intero complesso di tali teorie sul signoraggio è rubricato al rango di un sistema infondato di bufale.[4][5][6]

Definizione di signoraggio[modifica | modifica wikitesto]

(EN)

« Where money for projects has not been found, we will print it »

(IT)

« Se non dovessimo trovare i soldi per i progetti, ebbene, li stamperemo »

(Robert Mugabe, citato dal Washington Post[7])

Secondo i sostenitori di tali teorie, le banche centrali otterrebbero il reddito da signoraggio grazie alla differenza tra valore nominale della moneta emessa e costo sostenuto per la stampa (quest'ultimo, quindi, di entità trascurabile rispetto al primo). Tale affermazione costituisce uno degli assunti principali comuni a tali teorie: si tratta, tuttavia, di un argomento fallace, dal momento che, in realtà, il reddito da emissione di moneta viene prodotto in modo diverso e non ha alcuna attinenza, né per meccanismo di produzione né per entità, con la definizione sottesa da tale affermazione, senza contare, inoltre, la necessità di distinguere, in tale processo, tra moneta metallica e cartamoneta[8]. Tale ricchezza verrebbe poi spartita, a tutto svantaggio dei cittadini, tra banchieri e presunti poteri forti che dominerebbero tale sistema.

In realtà, il reddito da signoraggio percepito dalle banche centrali può essere definito come il flusso di interessi generato dalle attività detenute in contropartita delle banconote in circolazione[9], con un'incidenza, pertanto, ben più bassa rispetto a quanto sostenuto dalle tesi complottiste (differenza tra valore facciale della moneta e costi per la coniazione o la stampa).

Destinazione del reddito da signoraggio[modifica | modifica wikitesto]

Il reddito prodotto dal signoraggio viene in parte utilizzato per il finanziamento dell'attività della banca centrale (che svolge, di solito, anche attività di regolamentazione e controllo sul sistema creditizio e finanziario nazionale); le quote che residuano prendono altre strade, venendo incamerate dallo stato, oppure accantonate a riserva. Una quota può essere destinata, entro i limiti fissati, ai soci della banca.

A titolo di esempio, nel 2008, la Banca d'Italia ha realizzato un utile lordo di 502.939.255 euro, sulla base del quale ha pagato allo Stato 327.727.564 euro di imposte sui redditi (pari a circa il 65,16% dell'utile lordo), realizzando così un utile netto di esercizio di 175.211.691 euro[10]. Ha versato poi al Tesoro, a titolo di ripartizione dell'utile al netto di imposte, la somma di 105.111.415 euro (pari a circa il 59,99% dell'utile netto).[11] Ai rimanenti 70.100.276 euro è stata sottratta la somma di 35.042.338 euro destinata a Riserva ordinaria e un'uguale cifra da accantonare a Riserva straordinaria. I restanti 15.600 euro vanno a sommarsi a 58.788.000 euro - a norma dell'art. 40 dello Statuto della Banca d'Italia, lo 0,50% "a valere sul fruttato" delle riserve, ordinaria e straordinaria, che al 31 dicembre 2007 erano di 11.757.789.000 euro[12] - per un totale di 58.803.600 euro (196,012 euro per ogni quota di partecipazione) da ripartirsi fra i partecipanti diversi dallo Stato.[11]

La fondazione della Banca d'Inghilterra[modifica | modifica wikitesto]

La maggior parte dei sostenitori di questa teoria fa risalire l'inizio della presunta truffa ai danni dei cittadini all'avvento delle banche centrali, ovvero alla fondazione della Banca d'Inghilterra (BOE) nel 1694. Sebbene la più antica banca centrale sia stata la Banca di Svezia[13], per i sostenitori della teoria del complotto è la nascita della BOE che rappresenta l'inizio del furto - ovvero la perdita da parte dello stato della propria sovranità monetaria affiancata alla nascita del debito pubblico[14].

In realtà, il debito pubblico non rappresentò altro che la nuova denominazione del vecchio debito della Corona inglese. La Banca d'Inghilterra fu costituita come personalità giuridica autonoma in risposta alle esigenze di raccolta immediata di risorse di cui la corona necessitava per finanziare la guerra che Guglielmo III combatteva contro Luigi XIV. Dopo la crisi che nel 1671 aveva colpito gli orefici, fino ad allora attivi nella raccolta di depositi e nell'emissione di certificati, si erano moltiplicati i progetti di costituzione di una banca di emissione che ristabilisse il credito alla Corona inglese (caduto ai minimi sotto Carlo II) e che riducesse le rigidità della circolazione metallica. La costituzione della Banca d'Inghilterra fu imposta dalle necessità finanziarie della Corona: a quest'ultima, gli azionisti della Banca d'Inghilterra fornirono un credito in contanti di 1,2 milioni di sterline a un tasso dell'8% annuo, ovvero inferiore a quelli allora correnti. La banca ricevette una serie di privilegi: fu l'unica a responsabilità limitata e l'unica autorizzata a emettere banconote in Inghilterra; essa ottenne, inoltre, la custodia esclusiva dei fondi di cassa del governo, un privilegio connesso alle successive concessioni di credito e alla creazione di un debito pubblico nazionale, quando nel 1696 fu introdotto il buono dello scacchiere e quando tra il 1749 e il 1757 su progetto di Sir Henry Pelham fu collocato un prestito irredimibile del 3%.[15] Pertanto, il primo beneficiario dalla nascita della Banca d'Inghilterra fu in, effetti, la Corona stessa.

Vicende valutarie delle colonie americane[modifica | modifica wikitesto]

Le teorie del signoraggio si sono spinte sino a riscrivere le motivazioni sulla storia della nascita degli Stati Uniti d'America. Infatti, secondo i sostenitori della teoria, la causa all'origine della guerra d'indipendenza americana non è da ricercarsi la serie di rivolte contro l'incremento dell'imposizione fiscale della madrepatria sfociate nel Boston Tea Party, ma sarebbe stato il Currency Act 1764, che vietava l'emissione di moneta cartacea da parte delle colonie, togliendo ai governi delle colonie dell Impero britannico il diritto sovrano di provvedere alle proprie necessità senza oneri per la popolazione in termini di imposte o debito.[16]

La realtà è molto più complessa, data la difficoltà di riassumere situazioni che variano da colonia a colonia, ciascuna con le proprie unità di conto e tassi di cambio.

La cartamoneta non era l'unica che circolava nelle colonie: era affiancata da monete d'oro e d'argento di coniazione spagnola e portoghese, e veniva emessa sia per pagare le spese, sia contro debito fruttifero di interesse (ovvero analogo alle banche centrali odierne); nel Maryland invece l'emissione era coperta dalle sterline britanniche.[17]

L'effetto dell'emissione cartacea fu una iperinflazione nelle colonie del New England e della Carolina del Sud. Nel 1900 Charles J. Bullock, una delle più rispettate autorità in materia di studi sulla finanza pubblica coloniale, parlò degli esperimenti monetari come un carnevale di frode e corruzione, descrivendo il tutto come un quadro fosco e vergognoso. A suo giudizio, intervenendo per porre un freno, il Parlamento aveva agito sanamente. Davis Rich Dewey, un altro esperto monetario, osservò che «una parte cospicua della popolazione, specialmente nelle maggiori città dell'Est, si tenne lontana dalla rivolta contro l'Inghilterra non tanto perché fosse contraria, ma per il timore che l'indipendenza portasse con sé un'eccessiva emissione di cartamoneta, con tutte le conseguenti perturbazioni negli affari».[18]

Vi furono comunque eccezioni: le Middle colonies, ad esempio, non registrarono alte inflazioni. L'ipotesi più robusta argomenta che le Middle colonies, oltre a non avere trasgredito i limiti imposti dalla corona inglese, avessero stabilito una sorta di cambio fisso con le monete d'oro e d'argento in circolazione all'interno della colonia, regolandone e limitandone l'emissione a seconda del loro afflusso o deflusso.[17]

Inoltre, il Currency Act del 1764 non aveva vietato l'emissione di carta moneta da parte delle colonie, ma aveva solo esteso i limiti, imposti in precedenza al New England, riassumibili nella fine dell'accettazione, da parte della madrepatria, della moneta coloniale come mezzo di pagamento delle imposte e della garanzia di un gettito fiscale in grado di assicurare il futuro ritiro della moneta emessa in un tempo massimo di cinque anni.[19]

Lincoln e Kennedy[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni sostenitori della teoria del complotto[1] utilizzano, come argomenti, anche gli assassini dei presidenti americani Abraham Lincoln e John Fitzgerald Kennedy: secondo tale tesi, i due omicidi sarebbero stati messi in atto dai beneficiari della presunta "frode", che avrebbero sventato il presunto progetto, dei due presidenti, di togliere ai banchieri il signoraggio[1]

Lincoln, per far fronte alle esigenze di finanziamento della guerra di secessione americana, in mancanza di una banca centrale e in presenza dei forti tassi di interesse richiesti dalle banche allora presenti negli Stati Uniti[20], decise di emettere una propria moneta - i cosiddetti greenbacks - che restarono in circolazione, in modo discontinuo, sino al 1971[21].

Tale azione di Lincoln viene portata come esempio di attività vantaggiosa per i cittadini, in luogo dell'emissione di moneta da parte delle banche; le conseguenze per l'economia americana furono, in realtà, una fortissima inflazione, che portò al raddoppio dei prezzi[22], e un incremento di debito pubblico. Secondo quanto afferma il Bureau for Public Debt, l'ente governativo statunitense che controlla il debito pubblico, il debito pubblico nel 1860 ammontava a 65 milioni di dollari. È stato stimato che la Guerra di secessione americana costò alla nazione 5,2 miliardi di dollari per le spese dirette. Il costo della guerra civile fu così alto rispetto al budget statale che per coprire la spesa non bastarono i 150 milioni di dollari emessi in greenbacks, ma fu necessario ricorrere a ulteriori 500 milioni di dollari in titoli di debito. Così, «alla fine del 1865 il debito pubblico ammontava a 2,2 miliardi di dollari ma l'unione era stata preservata».[23][24]

Kennedy, invece, viene portato come esempio di tentativo di surroga del Governo americano sulla banca centrale. Viene quindi citato l'ordine esecutivo 11110, che assegnava al Dipartimento del Tesoro il potere «di emettere certificati sull'argento contro qualsiasi riserva d'argento, argento o dollari d'argento normali che erano nel Tesoro».

In realtà, il potere di emettere certificati d'argento era stato garantito al presidente degli Stati Uniti dall'Agricultural Adjustment Act del 1933, ed esteso al Segretario del Tesoro, sotto determinate condizioni, dal Silver Purchase Act del 1934.

Pertanto, non fu istituita alcuna nuova autorità d'emissione, dato che i certificati d'argento venivano già emessi negli anni trenta del XX secolo. Al contrario, il rialzo delle quotazioni dell'argento negli anni cinquanta rese onerosa l'emissione di moneta da parte del governo ed ebbe come conseguenza l'approvazione da parte del Congresso, nel 1963, della Public Law 88-36 firmata da Kennedy, che stabiliva la graduale sostituzione dei certificati d'argento con biglietti di piccola taglia emessi dalla Federal Reserve. La PL 88-36, però, abolì interamente il Silver Purchase Act e, pertanto, tra gli altri effetti, ebbe anche quello di togliere al ministero del tesoro il diritto di emissione di certificati, rimettendolo nelle mani del presidente.

È solo su quest'ultimo aspetto - per motivi pratici, ovvero per riportare l'emissione dal Presidente al Segretario del tesoro - che incise l'ordine esecutivo 11110, il quale rimase comunque all'interno di un quadro di riduzione dei silver certificate per lasciare spazio ai Federal Reserve Note, cioè i dollari emessi dalla banca centrale[25].[26]

La Federal Reserve[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni aspetti particolari delle teorie del complotto sul signoraggio, derivate indirettamente dal complotto dei protocolli dei savi di Sion[27] e molto diffuse in ambienti antisemiti, attribuiscono agli ebrei la "colpa" in una sorta di cospirazione mondiale[1] (si vedano le voci protocolli dei savi di Sion e teoria del complotto giudaico).

Indicativo è considerato il caso della Fed, che, secondo teorici del complotto, altro non sarebbe se non un consorzio di banche ebraiche. Azionisti della Fed di New York, secondo tali ricostruzioni, sarebbero: Rothschild Bank di Londra e Berlino, Lazard Brothers di Parigi, Israel Moses Seif Banks Italia, Warburg Bank di Amburgo e Amsterdam, Lehman Brothers di New York, Kuhn Loeb & Co. di New York, Goldman Sachs of New York, National Bank of Commerce NY/Morgan Guaranty Trust, Hanover Trust di New York.[28][29]. Oltre a delle evidenti inesattezze (ad esempio, esiste una Banca Rothschild londinese, ma non una filiale di Berlino; Lazard ha sede a New York e non a Parigi; Lehman Brothers è fallita nel settembre 2008 e la Kuhn, Loeb & Co. si fuse con Lehman nel 1977 e, pertanto, ne ha seguito il destino nel 2008; la Hanover Trust ha perso il proprio marchio e la propria indipendenza nel 1991; ecc.) non vi è alcuna attinenza tra detenzione di partecipazione ed effettiva gestione della politica monetaria della Fed, in cui gli azionisti non arrivano alla maggioranza (7 dei 12 membri del FOMC sono scelti dal presidente degli Stati Uniti[30]) e alla residua ripartizione dei profitti (gli azionisti percepiscono dividendi per il 6% del capitale, il resto va al Tesoro[31]), le affermazioni complottiste mancano delle fonti da cui ricavano la loro lista.

L'articolo 2 del Federal Reserve Act prescrive che gli azionisti debbano essere le "national banks" con sede nel distretto di competenza della filiale della Fed partecipata[32]. Questo elemento, per la Fed di New York, escluderebbe come azionisti tutte le banche della lista ad eccezione dalla National Bank of Commerce NY[33]. E, infine, la Federal Reserve Bank of New York è soltanto una delle 12 Federal Reserve Banks che compongono il Federal Reserve System.

Selezione di banconote stampate dalla Reserve Bank of Zimbabwe tra luglio 2007 e luglio 2008, che illustra gli effetti dell'iperinflazione del paese.

La Banca del Nord Dakota[modifica | modifica wikitesto]

Tra i sostenitori della teoria del complotto si afferma che lo Stato federato del Nord Dakota sarebbe economicamente florido e non sarebbe stato colpito dalla grande recessione del 2007 grazie al fatto che la Banca del Nord Dakota è a capitale pubblico e che lo Stato non avrebbe aderito al Federal Reserve System[34]. In realtà, la Banca del Nord Dakota è una semplice banca commerciale[35] che non svolge alcuna politica monetaria (e non guadagna da alcun tipo di signoraggio); non è affatto vero che il Nord Dakota non è parte del Federal Reserve System[36] visto che fa parte del distretto 9[37]; è inoltre difficile poter paragonare l'economia di un territorio prettamente dedito all'agricoltura[38], e con meno di 700 mila abitanti, ad altre più complesse economie[36]; infine, quello che viene definito come miracolo del Nord Dakota è attribuibile al petrolio[39][40][41] la cui produzione, nel decennio dal 2000 al 2010, è quadruplicata[42][43][44].

Isola di Guernsey[modifica | modifica wikitesto]

È convinzione comune tra i seguaci di queste teorie che esistano luoghi in cui tuttora il bilancio del governo sarebbe mantenuto grazie all'emissione in proprio di banconote, senza ricorrere a tassazione o a prestiti sul mercato e senza generare una inflazione devastante. Questo sarebbe il caso dell'isola di Guernsey, in cui la tassazione sarebbe bassa grazie all'emissione in proprio di moneta.[2]

In realtà, la politica monetaria nell'isola di Guernsey è decisa dalla Banca d'Inghilterra[45] e la sterlina di Guernsey è legata alla sterlina britannica con un cambio fisso di 1:1. Infine, il bilancio governativo della piccola isola si fonda interamente sulle entrate fiscali.[46]

Esistono, però, alcuni paesi in cui, effettivamente, bilancio governativo è finanziato in larga parte dall'emissione di moneta. È il caso dello Zimbabwe di Robert Mugabe, dove circa metà della spesa pubblica era finanziata emettendo nuova moneta[47]. Come conseguenza, il paese è stato preda di un devastante aumento dei prezzi (si veda la voce iperinflazione nello Zimbabwe) che ha raggiunto il 231 000 000% annuo nel luglio 2008 (che corrisponde ad un raddoppio dei prezzi ogni 17,3 giorni). Per cercare di stabilizzare l'economia, nell'aprile 2009 il governo ha smesso di stampare dollari zimbabwiani e ha adottato come valute di riferimento il rand sudafricano e il dollaro statunitense[48].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Marco Della Luna, Antonio Miclavez, Euroschiavi. Macro Edizioni, 2007, ISBN 8887307490, 9788887307498
  2. ^ a b (EN) Ellen Brown, Waking up on a Minnesota bridge: how to solve the infrastructure crisis without selling our national assets, webofdebt.com, 27 agosto 2007. URL consultato il 18 agosto 2009.
  3. ^ Ad esempio, gli autori del libro Euroschiavi sono un avvocato e un dentista
  4. ^ Sul Web, sono vari anche gli autori che si sono occupati di smentire e demistificare tali teorie usando un linguaggio semplice e comprensibile. Si vedano, ad esempio, le pagine Signoraggio tra mito e realtà, La bufala del signoraggio, Sito sulle frottole sul signoraggio, Ancora sul nonsenso signoraggista
  5. ^ Di Pietro e la bufala del signoraggio
  6. ^ Le bugie di Scilipoti, quando mancano gli argomenti, AgoraVox, 16 novembre 2011
  7. ^ «Zimbabwe's Leader Says He'll Print More Cash», Washington Post, 29 luglio 2007
  8. ^ Si vedano: Paolo Biffis, Il settore bancario, ISBN 8890270810, 9788890270819; Peter Kennedy, Introduzione alla macroeconomia. Apogeo Editore, 2002 ISBN 8873038638, 9788873038634
  9. ^ Banconote e Monete › Signoraggio, dal sito della Banca d'Italia
  10. ^ Il bilancio della Banca d'Italia (Relazione annuale 2008), pag. 306, "Conto Economico".
  11. ^ a b ibidem, pag. 349.
  12. ^ ibidem, pag. 338. Nota bene: nel documento gli importi sono espressi in migliaia di euro.
  13. ^ Caroline years | Riksbanken
  14. ^ Comitato di Liberazione Monetaria - Diritti civili, debito pubblico e signoraggio
  15. ^ Pier Angelo Toninelli, Lo sviluppo economico moderno, Tascabili Marsilio ISBN 88-317-9055-2, cap. 6, Moneta e Credito, di Giandomenico Piluso.
  16. ^ pag. 24
  17. ^ a b Money in the American Colonies | Economic History Services
  18. ^ John Kenneth Galbraith, Storia dell'economia. BUR edizioni, pag. 165.
  19. ^ Farley Grubb, Creating the U.S. Dollar Currency Union,1748-1811: A Quest for Monetary Stability or a Usurpation of State Sovereignty for Personal Gain?, in American Economic Review, 93(5), 2003: pp. 1778-1798. DOI10.1257/000282803322655545
  20. ^ History of money
  21. ^ Dipartimento del tesoro statunitense
  22. ^ John Kenneth Galbraith, Storia dell'economia Bur edizioni
  23. ^ Bureau of Public Debt
  24. ^ Da notare che il debito pubblico alla fine della guerra fu meno della metà delle spese belliche, senza contare tutte le altre voci in bilancio.
  25. ^ George B. Grey, Federal Reserve System. Editore Nova Publishers, 2002 ISBN 1590330536, 9781590330531, pag. 83.
  26. ^ Myth #9: The Federal Reserve had a role in the JFK murder
  27. ^ Misteri:Protocolli dei Savi Anziani di Sion opera stranamente profetica!
  28. ^ Federal Reserve: A Private Jewish Bank Strangling America | Real Zionist News
  29. ^ E.t.l.e.b.o.r.o: Etleboro fa i nomi dei criminali
  30. ^ FRB: Federal Open Market Committee
  31. ^ http://www.federalreserve.gov/generalinfo/faq/faqfrs.htm
  32. ^ FRB: Federal Reserve Act: Section 2
  33. ^ Who owns and controls the Federal Reserve
  34. ^ North Dakota, il miracolo fatto in casa
  35. ^ Banking Services
  36. ^ a b Il falso miracolo del Nord Dakota
  37. ^ Il nono distretto
  38. ^ North Dakota Economy
  39. ^ The North Dakota Miracle
  40. ^ The North Dakota Miracle?
  41. ^ Il piccolo miracolo del North Dakota
  42. ^ Ancora sul petrolio del ND
  43. ^ Rapporto anno 2000
  44. ^ Rapporto anno 2010
  45. ^ (EN) Other British Islands' Notes, Bank of England. URL consultato il 18 agosto 2008.
  46. ^ (EN) Facts and Figures 2008 pag. 33-34 dati della finanza pubblica, Governo di Guernsey. URL consultato il 18 agosto 2008..
  47. ^ (EN) Michael Gerson, Dying Silently In Zimbabwe, The Washington Post, 20 febbraio 2008. URL consultato il 29 maggio 2009.
  48. ^ "Zimbabwean Dollar Won't Be Reintroduced for a Year", Bloomberg, 20 aprile 2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]