Lobby gay

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La lobby gay (anche nota come lobby LGBT[1] e in lingua inglese definita anche come "gay mafia") è una ipotetica organizzazione che sarebbe infiltrata nella politica e nelle istituzioni[2][1] e costituita da presunti gruppi di pressione (lobbisti) a favore dei diritti LGBT; è generalmente associata a gruppi di influenza posti in posizioni di rilievo nei settori della moda e del mondo dello spettacolo, dell'intrattenimento e anche in politica, in ambito informativo fino alla vita di tutti i giorni; viene citata quando ci sono sforzi a favore dell'espansione dei diritti per le minoranze sessuali e viene usata per boicottare e soffocare gli sforzi portati avanti dalle persone LGBTQ.[3][4][5] Non si hanno prove dell'esistenza di questa organizzazione ne tanto meno di un complotto da essa architettato.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Un uso precoce del termine si è avuto quando il critico inglese Kenneth Tynan ha proposto un articolo per Playboy alla fine del 1967, concernente la "mafia omosessuale" presente nelle arti[6]; il direttore esecutivo AC Spectorsky ne rifiutò i contenuti e la portata polemica, anche se ammise che "i cani bastardi della cultura pagano omaggi alla realtà dei froci e delle checche ("faggot") come non hanno mai fatto prima ". La stessa rivista propose un ampio servizio sui vari temi gay nel mese di aprile del 1971.

Il termine alternativo di "Velvet Mafia" è stato usato in un articolo del "Top of the Pop", colonna della sezione intrattenimento della Domenica del New York Daily News nel 1970 dal giornalista Steven Gaines per descrivere i dirigenti alla "Robert Stigwood Organization", una casa discografica britannica e produttrice di film. La frase è stata poi utilizzata dallo stesso scrittore in un romanzo a chiave sulla popolare discoteca newyorkese Studio 54 chiamato "The Club" in riferimento all'influente folla gay che divenne frequentatrice abituale del locale. Questa "mafia" comprendeva tra gli altri Calvin Klein, Truman Capote, lo stilista Halston e Andy Warhol. Il termine è giunto presto per descrivere una potente cricca sociale, più che un'autentica e subdola alleanza volta a ribaltare i settori politico-governativi della società. A poco a poco "velvet" ("velluto") è stato sostituito con "gay".

La parola è stata ampiamente utilizzata dai mass media negli anni ottanta e novanta (da quando è stata spesso utilizzata nelle pagine del New York Post). Il termine è usata anche per descrivere la fantomatica "cospirazione" di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali in atto per rovesciare l'ordine morale tradizionale (la cosiddetta agenda gay). Il quotidiano britannico The Sun l'ha utilizzata nel 1998 in risposta a ciò che sosteneva essere una rappresentazione di persone gay nel Gabinetto del Regno Unito dominato dal Partito Laburista[7][8][9][10].

Il termine può aver guadagnato un più ampio rilievo sociale anche dopo esser stato utilizzato in un articolo del 1995 del mensile satirico "Spy" e in uno del 2002 di Vanity Fair, in cui Michael Ovitz, in un'intervista[11], accusò la "lobby gay" per gli errori della sua azienda[12].

In Italia il termine si è inserito principalmente negli ambienti della destra religiosa cristiana, pur venendo via via sostituito o associato al più recente complotto della Teoria del gender.

Si può riferire infine anche a quegli "omosessuali" percepiti come presenti e organizzati all'interno della Chiesa cattolica (sebbene non vi siano prove che avvalorino la presenza di gruppi organizzati di omosessuali all'interno di essa).[13][14]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Pachidermi e pappagalli, Gabbani contro i falsi complotti con qualche stonatura - Wired, in Wired, 25 settembre 2017. URL consultato il 7 settembre 2018.
  2. ^ Il complotto della lobby gay, in Linkiesta, 29 marzo 2015. URL consultato il 7 settembre 2018.
  3. ^ Brendan Eich's Resignation: Did Mozilla CEO Step Down Because Of A 'Gay Mafia'?, in The Huffington Post. URL consultato il 29 dicembre 2014.
  4. ^ Gay mafia: Why are conservatives afraid of LGBTQ activists?, in Slate Magazine. URL consultato il 29 dicembre 2014.
  5. ^ George De Stefano, An offer we can't refuse: the mafia in the mind of America, New York, 2005, Books.google.co.uk consultato il 29 dicembre 2014
  6. ^ Kenneth Tynan Letters (Weidenfeld and Nicolson, 1994)
  7. ^ 'Sun' rejects outing and sacks Parris sacks Parris and rejects outing, in The Independent. URL consultato il 29 dicembre 2014.
  8. ^ BBC News - UK - Sun changes mind over gays, News.bbc.co.uk. URL consultato il 29 dicembre 2014.
  9. ^ House of Commons Hansard Debates for 07 Apr 2010 (pt 0001), Publications.parliament.uk. URL consultato il 29 dicembre 2014.
  10. ^ A 'Gay Mafia' in Whitehall? Sex Is Back in the Headlines in Britain, Nytimes.com, 11 novembre 1998. URL consultato il 29 dicembre 2014.
  11. ^ Bryan Burrough, Ovitz Agonistes, in Vanity Fair, agosto 2002.
  12. ^ Rick Lyman, Ovitz Bitterly Bares Soul, And Film Industry Reacts, in The New York Times, 3 luglio 2002.
  13. ^ Porta a Porta e la lobby gay. Monta la protesta nei confronti di Bruno Vespa: "Questo sarebbe servizio pubblico?", in L’Huffington Post, 6 ottobre 2015. URL consultato il 15 febbraio 2018.
  14. ^ Monsignor Krzysztof Charamsa: "Non ho mai conosciuto una lobby gay in Vaticano. Ho scritto a Papa Francesco", in L’Huffington Post, 10 ottobre 2015. URL consultato il 15 febbraio 2018.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]