Teoria del gender

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Teoria del gender è un neologismo nato in ambito cattolico negli anni novanta del XX secolo per riferirsi in modo critico agli studi di genere: coloro che fanno uso di questa locuzione sostengono che gli studi di genere nasconderebbero un progetto predefinito mirante alla distruzione della famiglia e della società fondate su un presunto ordine naturale.[1]

In Italia, il termine è spesso usato in altre varianti quali ideologia del gender, teoria gender, ideologia gender, gender theory, gender ideology e ideologia del genere. Negli ambienti accademici, l'evocazione di una "teoria del gender" strutturata in questo modo è generalmente considerata un tipico argomento fantoccio,[2] da leggere nel contesto di una teoria del complotto.[3]

1995: l'inizio delle campagne contro l'ideologia gender[modifica | modifica wikitesto]

L'avvio di una campagna contro un presunto progetto fondato sul "gender" può essere fatta risalire[4] a Dale O'Leary, attivista cattolica appartenente all'Opus Dei, collaboratrice del Narth[5] e giornalista di orientamento conservatore. Nel suo libro The Gender Agenda: Redifining Equality (1997), O'Leary prende le mosse dallo scontro politico avvenuto alla Conferenza mondiale sulle donne del 1995, nella quale l'uso della parola "gender" da parte di associazioni per i diritti delle donne e delle persone LGBT era stato aspramente contestato dai gruppi "pro-famiglia".[6]

Già due anni prima della Conferenza mondiale di Pechino, la biologa Anne Fausto-Sterling aveva pubblicato sulla rivista The Sciences[7] un articolo in cui spiegava quanto a volte il tentativo di far rientrare per forza tutti i neonati in uno dei due sessi faccia violenza ai dati biologici, e proponeva – provocatoriamente – di aggiungere ai due sessi "tradizionali", maschio e femmina, lo herm (l'ermafrodita vero, cioè una persona intersessuale che possieda un testicolo e un ovaio), il merm (lo pseudoermafrodita maschio, una persona intersessuale con i testicoli, con qualche caratteristica sessuale femminile e nessuna ovaia) e la ferm (la pseudoermafrodita femmina, una persona intersessuale con le ovaie, con qualche caratteristica sessuale maschile e nessun testicolo). L'intento di questo articolo, come già quello di Susan Kessler del 1990,[8] era quello di favorire un dibattito e un cambio di prassi all'interno del mondo clinico che si occupava del trattamento delle persone intersessuali, in particolare per bloccare l'abitudine di operare alla nascita i neonati con malformazioni genitali, assegnando loro arbitrariamente un sesso prima ancora che essi potessero sviluppare una loro identità di genere.

A New York, nel marzo del 1995, nel corso dei prep-com (lavori preparatori) alla Conferenza mondiale dell'ONU, furono diffusi tra i delegati "pro-famiglia" alcuni articoli comparsi su riviste femministe e studiati come materiale didattico nei college americani. Tutto era cominciato quando un funzionario americano conservatore, parlando con la propria famiglia degli scontri che nei lavori preparatori stavano succedendo tra femministe e delegati "pro-famiglia", aveva ottenuto alcuni di quegli scritti dalla baby-sitter dei suoi figli che studiava allo Hunter College di New York:[9] tra quegli scritti c'era anche l'articolo del 1993 della Fausto-Sterling. Subito scoppiò il panico: c'era qualcuno che stava proponendo di parlare non più di due sessi, ma di cinque sessi! Tuttavia, fraintendendo completamente quanto scritto dalla Fausto-Sterling, che come si è visto proponeva di elencare i sessi come «maschio, femmina, herm, merm e ferm», questi delegati pro-famiglia s'inventarono che oltre ai due sessi già conosciuti si voleva iniziare a parlare anche di «omosessuale maschile, omosessuale femminile e transessuale»,[10] oppure «omosessuale, lesbica, bisessuale e transessuale».[11]

In questo modo "gender" è diventato una definizione in codice per "omosessualità".[12]

O'Leary utilizzava l'espressione "gender feminism" ("femminismo di genere"), coniata dalla scrittrice e critica del femminismo contemporaneo Christina Hoff Sommers, per individuare coloro che promuoverebbero l'ideologia del gender; a suo dire, costoro

« sono
  1. Il gruppo che si occupa del controllo della popolazione;
  2. quello dei libertari della sessualità;
  3. gli attivisti dei diritti dei gay;
  4. i promotori multiculturali del politically correct;
  5. la componente estremista degli ambientalisti;
  6. i neo-marxisti e i progressisti;
  7. i decostruzionisti e i postmodernisti.

L'agenda di genere è sostenuta anche dai grandi liberal governativi e da alcune corporazioni multinazionali.[13] »

Dopo la polemica del 1995, O'Leary scrisse il suo libro appena citato,[14] mentre il Pontificio consiglio per la famiglia avviò la realizzazione di un glossario in cui fossero contenuti tutti i termini «ambigui e discussi sulla famiglia», il Lexicon,[15] poi pubblicato nel 2006. Nel Lexicon appare il saggio della teologa Jutta Burgraaf (anch'essa vicina all'Opus Dei), "Genere (Gender)", e un altro saggio di Oscar Alzamora Revoredo, dal titolo "Ideologia di genere: pericoli e portata".

Sono questi i testi di partenza di gran parte di coloro che nel mondo cattolico usano il concetto di "ideologia gender".

Utilizzo in ambito cattolico negli anni 2000[modifica | modifica wikitesto]

L'espressione è stata diffusa dal Pontificio consiglio per la famiglia per indicare un'ideologia che svaluterebbe la differenza e la complementarità dei sessi e che sarebbe usata per giustificare le unioni omosessuali:

« L’essere uomo o donna non sarebbe determinato fondamentalmente dal sesso, bensì dalla cultura. Tale ideologia attacca le fondamenta della famiglia e delle relazioni interpersonali. [...]
Nel decennio 1960-70, si sono affermate alcune teorie (che oggi gli esperti qualificano generalmente come "costruzioniste") secondo le quali l'identità sessuale di genere ("gender") sarebbe non solo il prodotto dell'interazione tra la comunità e l'individuo, ma anche indipendente dall'identità sessuale personale. In altri termini, nella società i generi maschile e femminile sarebbero esclusivamente il prodotto di fattori sociali, senza alcuna relazione con la dimensione sessuale della persona. In questo modo, ogni azione sessuale sarebbe giustificabile, inclusa l'omosessualità, e spetterebbe alla società cambiare per fare posto, oltre a quello maschile e femminile, ad altri generi nella configurazione della vita sociale.
L'ideologia di "gender" ha trovato nell'antropologia individualista del neo-liberalismo radicale un ambiente favorevole. La rivendicazione di uno statuto analogo, per il matrimonio e per le unioni di fatto (incluse quelle omosessuali) è oggi generalmente giustificato facendo ricorso a categorie e termini derivanti dall'ideologia di "gender".[16] »

Successivamente l'espressione è stata utilizzata sia da papa Benedetto XVI[17] sia da papa Francesco,[18] che in varie occasioni hanno denunciato la pericolosità di tale supposta ideologia.

La XIV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, tenutasi nel mese di ottobre 2015 sul tema della famiglia, ha affermato che l'ideologia del gender «svuota la base antropologica della famiglia. Questa ideologia induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un'identità personale e un'intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina».[19]

Nell'esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia, papa Francesco fa riferimento soltanto in un passaggio all'ideologia genericamente chiamata gender, affermando che essa «induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un'identità personale e un'intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina. L'identità umana viene consegnata ad un'opzione individualistica, anche mutevole nel tempo».[20] L'esortazione recepisce altresì uno dei principi fondanti degli studi di genere, ossia la distinzione tra "sesso" e "genere": «Non si deve ignorare che sesso biologico (sex) e ruolo sociale-culturale del sesso (gender) si possono distinguere, ma non separare».[20]

Prese di posizione circa l'uso strumentale del termine[modifica | modifica wikitesto]

Diverse associazioni accademiche e ordini professionali si sono espressi soprattutto negli anni 2014-2015, ribadendo che una "ideologia" del gender semplicemente non esiste: le intense campagne mediatiche sarebbero piuttosto da ricondurre a dinamiche tipiche delle teorie del complotto.

« intervenire per rasserenare il dibattito nazionale sui temi della diffusione degli studi di genere e orientamento sessuale nelle scuole italiane e per chiarire l'inconsistenza scientifica del concetto di "ideologia del gender". Esistono, al contrario, studi scientifici di genere, meglio noti come Gender Studies che, insieme ai Gay and Lesbian Studies, hanno contribuito in modo significativo alla conoscenza di tematiche di grande rilievo per molti campi disciplinari (dalla medicina alla psicologia, all'economia, alla giurisprudenza, alle scienze sociali) e alla riduzione, a livello individuale e sociale, dei pregiudizi e delle discriminazioni basati sul genere e l'orientamento sessuale. »
  • A luglio 2015 l'Ordine degli Psicologi delle Marche ha emesso un comunicato intitolato Basta teorie fasulle che creano solo confusione, nel quale si afferma che le comunicazioni circolate nei social media, nelle quali «si parlava di corsi di gender nelle scuole con l'obiettivo di obbligare bambini in tenera età a comportamenti sessualizzati, non conformi al luogo e alla maturità reale», siano servite soltanto a creare un ingiustificato allarmismo.[22]
  • L'Ordine degli Psicologi della Puglia ha ribadito, in un comunicato stampa, che «a prescindere da valutazioni e "credo" personali, non esiste alcuna "teoria del genere" o "ideologia di genere". [...] L'attività di prevenzione nella scuola può essere un anello della catena indispensabile al superamento di stereotipi di genere, ancora troppo radicati nella nostra società. Tra gli obiettivi nazionali dell'insegnamento nelle scuole italiane è improcrastinabile attuare sia la promozione del rispetto delle identità di genere, sia il superamento di stereotipi sessisti attraverso la diffusione dell'educazione affettiva e sessuale, rispondendo altresì all'esigenza di attuare i principi di pari dignità e non discriminazione sanciti dalla Costituzione».[23]
  • Analogamente si è pronunciato anche l'Ordine degli Psicologi del Lazio.[24]
  • Dopo i vari pronunciamenti degli ordini regionali a settembre 2015 anche il Consiglio nazionale dell'Ordine nazionale degli psicologi ha preso ufficialmente posizione,[25] appoggiando pienamente la posizione dell'Associazione Italiana di Psicologia, ribadendo «l'inconsistenza scientifica del concetto di "ideologia del gender"» e chiarendo che
« favorire l'educazione sessuale nelle scuole e inserire nei progetti didattico‐formativi contenuti riguardanti il genere e l'orientamento sessuale non significa promuovere un'inesistente "ideologia del gender", ma fare chiarezza sulle dimensioni costitutive della sessualità e dell'affettività, favorendo una cultura delle differenze e del rispetto della persona umana in tutte le sue dimensioni e mettendo in atto strategie preventive adeguate ed efficaci capaci di contrastare fenomeni come il bullismo omofobico, la discriminazione di genere, il cyberbullismo. »
  • L'associazione di docenti universitarie "Società italiana delle storiche" ha affermato che «non esiste [...] una "teoria del gender"»: il gender sarebbe piuttosto «uno strumento concettuale per poter pensare e analizzare le realtà storico-sociali delle relazioni tra i sessi in tutta la loro complessità e articolazione».[26]

Alcuni studiosi hanno denunciato come movimenti cattolici, tra i quali ProVita e Manif Pour Tous Italia (oggi nota come Generazione Famiglia), abbiano introdotto nel dibattito pubblico una lettura distorta delle teorie del genere, con toni aggressivi ed allarmistici (affermando ad esempio che la teoria del gender condurrebbe all'insegnamento della masturbazione in età scolare, oppure indurrebbe a confondere i bambini circa il loro orientamento sessuale, o negherebbe l'esistenza dei generi maschio e femmina) al solo fine di ostacolare il riconoscimento dei diritti delle persone omosessuali, bisessuali, transessuali, transgender e intersex.[27]

Significativo, in effetti, è il fatto che intense campagne di denuncia del presunto complotto dettato dall'agenda "gender" siano state condotte, prima in Francia e poi in Italia, esattamente in coincidenza con l'apertura di un pubblico dibattito circa il matrimonio egualitario o le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Secondo la filosofa Michela Marzano questa sarebbe una prova sufficiente della strumentalità di campagne basate sulla paura e sulla confusione voluta e cercata, campagne il cui vero bersaglio è il riconoscimento della piena dignità delle persone LGBT.[28]

In questo senso, anche l'utilizzo dell'anglicismo "gender", al posto della parola già esistente in italiano, "genere", sarebbe un artificio retorico volto a creare, nelle persone meno preparate, la confusione e la paura che si stia introducendo qualcosa di anomalo ed alieno.[29]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sara Garbagnoli, «L'ideologia del genere»: l'irresistibile ascesa di un'invenzione retorica vaticana contro la denaturalizzazione dell'ordine sessuale, in AboutGender, vol. 3, nº 6, pp. 250-263.
  2. ^ Chiara Lalli, Tutti pazzi per il gender, Internazionale, 31 maggio 2015.
    «Le Cassandre della “ideologia del gender” combattono contro un nemico che hanno immaginato, o che hanno costruito, stravolgendo il reale, per renderlo irriconoscibile e poterlo così additare come un mostro temibile (si chiama straw man ed è una fallacia molto comune)».
  3. ^ (FR) Anne-Charlotte Husson, Généalogies polémiques du genre : généalogie et théorie du complot, su (Dis)cursives : Linguistique discursive, études de genre, féminisme, 25 febbraio 2016. URL consultato il 6 aprile 2016.
    «Plusieurs éléments, dans le discours antigenre, évoquent la théorie du complot».
  4. ^ Un riassunto meticoloso delle radici e delle prime manifestazioni di questo concetto si può trovare in (FR) Odile Fillot, Genre et SVT: copie à revoir, in Allodoxia, 15 agosto 2012. URL consultato l'8 aprile 2016.
  5. ^ I suoi contributi al sito del Narth sono elencati qui.
  6. ^ Sull'episodio si veda: (EN) Sally Baden e Anna Maria Goetz, Who Needs [Sex] when you can Have [Gender]? Conflicting discourses on gender at Beijing, in Feminist review, vol. 56, summer 1997, pp. 3-25. Il testo in formato pdf può essere scaricato qui.
  7. ^ (EN) Anne Fausto-Sterling, The Five Sexes: Why Male and Female are not enough (PDF), in The Sciences, marzo/aprile 1993, pp. 20-25.
  8. ^ (EN) Susan J. Kessler, The Medical Construction of Gender: Case managements of intersexed infants, in Signs: Journal of Women in Culture and Society, XVI, nº 11, 1990, pp. 3-26.
  9. ^ Leary, p. 77
  10. ^ Marco Politi, La Chiesa si prepara alla guerra dei cinque sessi, in La Repubblica, 20 maggio 1995. URL consultato l'8 aprile 2015.
  11. ^ Leary, p. 81
  12. ^ Su questo aspetto si veda: (EN) Judith Butler, Undoing Gender, Routledge, 2004, pp. 181-190. e (EN) Rebeka Jadranka Anic, Gender, Politics, and the Catholic Church, in Gender and Theology, Smc Press, 2012, p. 31.
  13. ^ Leary, p. 11
  14. ^ Dale O'Leary, Maschi o femmine? La guerra del genere, Rubbettino, 2006.
  15. ^ Pontificio consiglio per la famiglia (a cura di), Lexicon: termini ambigui e discussi su famiglia, vita e questioni etiche, Bologna, EDB, 2006.
  16. ^ Pontificio consiglio per la famiglia, Famiglia, matrimonio e "unioni di fatto", vatican.va, 26 luglio 2000.
  17. ^ Il Papa: la teoria gender mette a rischio la dignità dei figli, in Vatican Insider, 22 dicembre 2012.
  18. ^ Il Papa: "La teoria del gender è uno sbaglio della mente umana", in Il Foglio, 22 marzo 2015.
    Dialogo del Santo Padre con i Vescovi della Polonia (Kraków, 27 luglio 2016), in Sala stampa della Santa Sede, 2 agosto 2016.
  19. ^ Relazione finale del Sinodo dei Vescovi a Papa Francesco, su www.vatican.va. URL consultato il 05 novembre 2016.
  20. ^ a b Amoris laetitia, num 56.
  21. ^ AIP-Sulla rilevanza scientifica degli studi di genere e orientamento sessuale e sulla loro diffusione nei contesti scolastici, Associazione Italiana di Psicologia, 12 marzo 2015. URL consultato il 22 agosto 2015.
  22. ^ Comunicato Stampa - l'Ordine Psicologi Marche si esprime in merito all'ideologia del gender - "Basta teorie fasulle che creano solo confusione" -, Ordine degli Psicologi delle Marche, 1 luglio 2015. URL consultato il 22 agosto 2015.
  23. ^ Teoria del gender o studi di genere?, psicologipuglia.it, 3 luglio 2015. URL consultato il 17 settembre 2015.
  24. ^ Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi pronunci un no chiaro a terapie riparative e a ideologia del gender (comunicato stampa), ordinepsicologilazio.it, 15 aprile 2015. URL consultato il 17 settembre 2015.
  25. ^ Consiglio nazionale, Nota dell'AIP sulla rilevanza scientifica degli studi di genere e orientamento sessuale e sulla loro diffusione nei contesti scolastici italiani (PDF) (comunicato stampa), Ordine degli psicologi.
  26. ^ Direttivo della Società Italiana delle Storiche, Lettera all'on. Stefania Giannini e all'on. Teresa Bellanova, casadelladonnapisa.it, 9 aprile 2014.
  27. ^ Chiara Lalli, Tutti pazzi per il gender, Internazionale, 31 maggio 2015.
  28. ^ Marzano
  29. ^ Michela Marzano, La paura del gender è una bufala omofoba, parola di Michela Marzano, Wired.it, 10 novembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Il "genere": una guida orientativa (PDF), nuovapropostaroma.it, 2015. URL consultato il 22 ottobre 2015. (a cura di Federico Ferrari, Enrico M. Ragaglia, Paolo Rigliano, in collaborazione con la Società italiana di psicoterapia per lo studio delle identità sessuali)