Politicamente corretto

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – "Politically Correct" rimanda qui. Se stai cercando il singolo degli SR-71, vedi Politically Correct (singolo).

L'espressione correttezza politica (in inglese political correctness) designa una linea di opinione e un atteggiamento sociale di estrema attenzione al rispetto formale, soprattutto nel rifuggire l'offesa verso determinate categorie di persone. Qualsiasi idea o condotta in deroga più o meno aperta a tale indirizzo appare quindi, per contro, politicamente scorretta (politically incorrect).

L'opinione, comunque espressa, che voglia aspirare alla correttezza politica dovrà perciò apparire chiaramente libera, nella forma e nella sostanza, da ogni tipo di pregiudizio razziale, etnico, religioso, di genere, di età, di orientamento sessuale, o relativo a disabilità fisiche o psichiche della persona nei confronti di categorie considerate come discriminate.

L'uso dell'espressione nell'accezione corrente viene ricondotto a un movimento politico della sinistra statunitense attivo negli anni trenta[1] per il riconoscimento delle minoranze etniche, di genere, religiose, politiche, e alla giustizia sociale, anche con un uso più rispettoso del linguaggio [1]. Tuttavia riguardo alle origini del concetto di "politicamente corretto" vi sono diverse ipotesi.[2]

Nascita del politicamente corretto[modifica | modifica wikitesto]

Il termine appare per la prima volta nel vocabolario marxista-leninista dopo la rivoluzione russa nel 1917[3].

Politically Correct è anche il successivo movimento ideologico d'ispirazione liberal e radical delle università americane (in particolare nella University of Michigan ad Ann Arbor, Michigan) che alla fine degli anni ottanta proponeva, nel riconoscimento del multiculturalismo, la riduzione di alcune espressioni linguistiche discriminatorie ed offensive nei confronti delle minoranze:

  • Afro-Americans (afro-americani) o, meglio, African Americans, sostituì blacks, niggers e negros;
  • gay sostituì "sodomite" e "faggot" (sodomita, finocchio).

Analogamente nella lingua italiana:

  • Invece del termine negro si invitava a usare nero, omologo al termine bianco;
  • Invece del termine zingaro, si invitava a usare il nome proprio dell’etnia, ovvero ròm o sinti a seconda dell'etnia (aggettivi inalterati in genere e numero);
  • Diversamente abile o disabile sostituiscono varie espressioni offensive che erano usate in passato (minorato, l'anglicismo handicappato, poi portatore di handicap, mongoloide, ecc.). Questo termine è stato criticato dalle stesse associazioni di categoria, in particolare perché esso rischia di ostacolare un'analisi obiettiva della realtà[4].
  • disoccupato sostituisce nullafacente.

Linguaggio inclusivo[modifica | modifica wikitesto]

Negli ultimi anni alcuni attivisti statunitensi hanno proposto una revisione del linguaggio, proponendo di rimuovere parole dal significato offensivo nei riguardi di una minoranza o di uno specifico gruppo di persone.

Genere di sostantivi, aggettivi e pronomi[modifica | modifica wikitesto]

Termini come policemen, manpower, man-hour o il saluto Hi guys sono talvolta ritenuti sessisti poiché non includono il sesso femminile. I termini boy e girl sono sconsigliati perché possono essere pronunciati erroneamente se non si conosce il genere in cui si identifica la persona di cui si sta parlando[5]. Esistono dibattiti sull'uso di espressioni come ladies and gentlemen, poiché suddividere le persone in due generi sarebbe considerato sessista oppure discriminatorio verso gli individui che non si identificano in quei generi[6].

La dicotomia whitelist/blacklist è scoraggiata poiché l'uso continuo potrebbe presagire un parallelismo con il colore della pelle umana secondo cui il bianco sia migliore del nero. Nel contesto tecnologico, il modo di dire architettura master-slave è considerato razzista, perché agli americani che la usano potrebbe ricordare il passato in cui la popolazione afroamericana viveva in schiavitù[7]. Simile sorte sarebbe capitata alla tesi scientifica Quantum supremacy, ovvero l'idea che i computer quantistici possano risolvere problemi irrisolti dai computer tradizionali. Secondo alcuni studiosi in linea con la correttezza politica, la tesi scientifica dovrebbe cambiare nome perché quello attuale è troppo simile al concetto razzista noto come white supremacy[8][9].

Politicamente corretto in loghi e prodotti[modifica | modifica wikitesto]

Diversi prodotti alimentari sono stati oggetto di critiche in nome del politicamente corretto, e talvolta le aziende hanno anche dovuto intervenire, modificando i nomi dei loro prodotti. Ad esempio, negli Stati Uniti il pancake in polvere "Aunt Jemina" che raffigura sulla confezione una donna afroamericana è stato accusato nel 2020 da alcuni attivisti di razzismo perché, secondo le accuse di questi, mostrerebbe tale donna in modo stereotipato. Il prodotto ha quindi cambiato logo nello stesso anno[10]. Un ulteriore esempio riguarda la multinazionale Mars che nel 2020 ha modificato nome e logo del riso "Uncle Bean's", sostituendolo con "Ben's Original", in quanto il marchio storico che rappresentava un uomo nero con capelli bianchi avrebbe richiamato l'idea della servitù e della schiavitù[11]. Anche la tedesca Knorr, che appartiene alla multinazionale Unilever, nel 2020 ha modificato il nome della storica salsa "Zigeunersauce" (salsa zingara) in "Paprikasauce Ungarische Art"(salsa alla paprika stile ungherese), in quanto l'aggettivo Zigeuner (zingaro) richiamerebbe il modo dispregiativo con il quale i nazisti chiamavano i gruppi minoritari Rom e Sinti che vivevano in Europa[12].

Nel campo della cosmesi, il gruppo francese L' Oreal, nel giugno 2020, ha comunicato che non avrebbe più utilizzato alcuni vocaboli nei prodotti destinati ad uniformare la pelle, in particolare le parole bianco/sbiancante (white/whitening) e chiaro (fair/fairness, light/lightening), parole che avrebbero potuto ricondurre a discriminazioni razziali[13]. La multinazionale Unilever ha modificato il nome del marchio dei prodotti di bellezza Fair & Lovely, ribattezzandolo Glow & Lovely, al fine di eliminare richiami al colore della pelle[14].

Anche associazioni sportive hanno cambiato la loro comunicazione in modo politicamente corretto. Nel 2020 la squadra di football americano Washington Redskins (I pellerossa di Washington) ha cambiato il nome in Washington Football team e ha rimosso il nativo americano dal proprio logo[15]. A fine 2021 la squadra di football americano dei Cleveland Indians cambierà il proprio nome e nella prossima stagione si chiamerà Cleveland Guardians. L'annuncio è stato dato in un video da Paul Dolan, amministratore delegato degli "Indians"[16].

Linguaggio sessista[modifica | modifica wikitesto]

A fine anni '80 in Italia il tema del linguaggio non sessista ha goduto di un appoggio governativo ufficiale, attraverso la Commissione Nazionale per la Parità e Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, dapprima con la pubblicazione di "Raccomandazioni per uso non sessista della lingua italiana" Roma, 1986[17]a cura della Prof. Alma Sabatini, membro della Commissione, e poi, nel 1987, con la pubblicazione de "Il sessismo nella lingua italiana"[18], a cura di Alma Sabatini, che comprende un'ampia ricerca su quotidiani e riviste, al fine di individuare disparità di linguaggio con orientamento sessista e nel quale sono confluite anche "Le Raccomandazioni".

Ne "Le Raccomandazioni" la Prof. Alma Sabatini sottolineava l'importanza della lingua come strumento per rilevare, interagire ed anche influenzare modifiche culturali e sociali in atto e prendeva atto di cambiamenti già avvenuti nella lingua ufficiale quotidiana, con riferimento a professioni (es. operatore ecologico (ex spazzino), donna di servizio (colf), portabagagli (ex facchino)) e razze (nero ex negro). Inoltre, considerava interventi e raccomandazioni sul sessismo linguistico che all'estero erano già in atto da circa vent'anni: per esempio, rilevava che negli Stati Uniti il Department of Labor, mediante il nuovo Dictionary of Occupational Titles (ed. 1977), aveva ufficialmente modificato una lunga lista di vocaboli dove "man" veniva sostituito con "person", ma citava anche esempi provenienti da Canada, Australia e Francia. Intendeva quindi promuovere un cambiamento sostanziale dell'atteggiamento nei confronti della donna che trasparisse anche attraverso nuove abitudini linguistiche, orientate a favore delle medesime.

Le "Raccomandazioni" consistono in due liste di parole o frasi, l'una contraddistinta dal NO, con esempi di forme linguistiche da evitare, affiancata dal SI, con la corrispondente proposta alternativa non sessista.

Esempi:

NO I diritti dell’uomo/SÌ I diritti umani

NO Il corpo dell'uomo/SÌ Il corpo umano

NO È arrivato il Dott. Rossi con la Signora Bianchi e la Signorina Russo/SÌ Sono arrivate le Signore Bianchi e Russo con il Signor Rossi

NO Maria Rossi, amministratore unico/SÌ Maria Rossi, amministratrice unica

NO Il senatore Maria Rossi/SÌ La senatrice Maria Rossi

Transessualità[modifica | modifica wikitesto]

Un'altra pratica politicamente corretta è evitare il cosiddetto deadnaming: quando ci si riferisce al passato di una persona transgender prima del cambio di sesso, bisogna comunque usare il nome corrente post-transizione, piuttosto che il nome con cui è nata quella persona. Questa regola viene estesa anche agli individui che ad un certo momento dichiarano di identificarsi in un certo genere, senza avere ancora cambiato genere legalmente. Chi non si attiene a questa pratica secondo l'ideologia del politicamente corretto può essere considerato offensivo e verbalmente violento[19].

Influenze[modifica | modifica wikitesto]

Il politicamente corretto non viene applicato solo al linguaggio, bensì anche a fenomeni e opere artistico culturali di vario genere; dal cinema alla musica fino alla scultura. Nell'ambito delle manifestazioni pubbliche del Black Lives Matter del giugno 2020, negli Stati Uniti, al fine di mettere in discussione miti e icone considerate politicamente scorrette, vennero abbattute e danneggiate illegalmente diverse statue, fra le quali quelle di Cristoforo Colombo e Jefferson Davis[20]. L'8 marzo 2019, in occasione della festa della donna venne imbrattata la statua dedicata a Indro Montanelli, collocata nell'omonimo giardino di via Palestro a Milano[21].

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Il politicamente corretto è considerato da diversi autori una forma di conformismo linguistico, con i limiti tipici di qualsiasi forma di pensiero unico, nel quale vengono individuate tracce di neopuritanesimo[22]. Viene inoltre criticato il bizantinismo di certe definizioni che sfumano negli anni[23]: quelli che un tempo erano minorati sono divenuti prima invalidi, successivamente handicappati, poi portatori di handicap, quindi disabili ed infine diversamente abili. Classico è pure il ricorso alla definizione negativa: non vedenti per ciechi, non udenti per sordi, non deambulanti per para o tetraplegici; definizioni, oltre che inesistenti nel lessico medico, quasi sempre sdegnosamente rifiutate, quale segno d'ipocrisia in assenza di concreti vantaggi, dagli enti di tutela delle categorie interessate.

Una critica è sostenuta dagli organizzatori della campagna contro la correttezza politica, secondo i quali l'adozione di termini non offensivi nei riguardi di determinate categorie viene sancita senza interpellare le categorie stesse, il che costituisce già un fattore di discriminazione[24].

Una disamina ideologica è svolta da Raffaele Alberto Ventura nel suo libro La guerra di tutti. Populismo, terrore e crisi della società liberale, alle pp. 263-270. Dopo averne proposto una genealogia che mostra i suoi lati positivi, l'autore ne solleva alcune criticità: «Non soltanto delimita degli spazi in cui sembra ormai impossibile dire alcunché (ad esempio i cosiddetti safe spaces delle università americane), ma per giunta fallisce nella sua funzione primaria: invece di pacificare, fornisce nuovi e infiniti pretesti di conflitto. Individuando aggressioni e microaggressioni dietro ogni scambio comunicativo, il Politicamente Corretto ha finito per diventare una teoria della “guerra giusta” alla portata di chiunque»[25].

La teoria che forse ha avuto più fortuna e risonanza sul politicamente corretto, è quella del filosofo Costanzo Preve. Già nel 2005[26] Preve profetizzò che il politicamente corretto sarebbe diventato un concetto primario nella politica occidentale. Secondo Preve, il tardo-capitalismo statunitense ed europeo, avendo esaurito, con la caduta dell'URSS, la sua spinta emancipatrice in direzione di uno Stato sociale (che avveniva sotto il pungolo di un modello alternativo socialista), avrebbe convogliato tutte le sue energie "progressiste" verso battaglie morali-culturali, in un sostanziale regresso dei diritti sociali ed economici conquistati nel Novecento. Il politicamente corretto, dunque, sarebbe servito come arma retorica dei media dominanti, al fine di esasperare i conflitti "culturali" presenti nella società, così da mettere uno contro l'altro progressisti e conservatori, bianchi e neri, uomini e donne, etero e gay. Tutti i conflitti possibili sarebbero saliti alla ribalta dell'agenda politica. Tutti, tranne il conflitto di classe. In questo modo le forze economiche dominanti, "culturalmente" divise tra progressisti e conservatori, avrebbero beneficiato di una fonte perenne di legittimazione politica.

A seguito delle mobilitazioni di piazza legate al movimento Black lives matter, il 7 luglio 2020 circa 150 intellettuali (tra i quali Noam Chomsky, J. K. Rowling e Margaret Atwood) hanno pubblicato una lettera aperta (A Letter On Justice And Open Debate[27]) per lanciare un avvertimento sui pericoli di "una nuova serie di standard morali e schieramenti politici che tendono ad indebolire il dibattito aperto in favore del conformismo ideologico".

Una forma di politically correct riguardante la cultura in generale sarebbe la cultura dell'annullamento[28].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ politically correct in "Enciclopedia dell'Italiano", su www.treccani.it. URL consultato il 14 maggio 2021.
  2. ^ (EN) Geoffrey Hughes, Political Correctness: a History of Semantics and Culture, John Wiley and Sons, 2009, pp. 3-5.
  3. ^ political correctness, su britannica.com.
  4. ^ - Diversamente abile? Inclusione? Disabilità intellettive? A proposito della terminologia., su www.disabilitaintellettive.it. URL consultato il 2 gennaio 2021.
  5. ^ university of michigan banned words, su thecollegefix.com.
  6. ^ Vietato il «signori e signore» sui treni inglesi, su ilgazzettino.it.
  7. ^ python language bans master-slave term, su vice.com.
  8. ^ (EN) The Editorial Board, Opinion | Achieving Quantum Wokeness, su WSJ. URL consultato il 21 dicembre 2019.
  9. ^ (EN) Sarah Knapton, Academics derided for claiming 'quantum supremacy' is a racist and colonialist term, in The Telegraph, 17 dicembre 2019, ISSN 0307-1235 (WC · ACNP). URL consultato il 21 dicembre 2019.
  10. ^ why aunt jemina has been considered racist, su news.yahoo.com.
  11. ^ Mars cancella Uncle Ben's - Eliminato un altro marchio storico a sfondo razziale sull'onda del politically correct, su EFA News - European Food Agency, 23 settembre 2020. URL consultato il 26 settembre 2021.
  12. ^ Il politically correct si abbatte anche sui brand del food - Knorr (Unilever) cambia il nome alla "salsa gitana" perché suonerebbe razzista, su EFA News - European Food Agency, 18 agosto 2020. URL consultato il 26 settembre 2021.
  13. ^ L'Oreal annuncia, non usiamo più parola 'sbiancante' - Lifestyle, su ANSA.it, 27 giugno 2020. URL consultato il 30 settembre 2021.
  14. ^ (EN) Glow & Lovely, su Unilever global company website. URL consultato il 30 settembre 2021.
  15. ^ (EN) Adam Schefter, Washington NFL team to use 'Washington Football Team' for 2020 season, in ESPN.com, 23 luglio 2020. URL consultato il 24 luglio 2020.
  16. ^ (EN) Cleveland announces name change to Guardians, su ESPN.com, 23 luglio 2021. URL consultato il 30 settembre 2021.
  17. ^ 1 (PDF), su funzionepubblica.gov.it.
  18. ^ 2 (PDF), su web.uniroma1.it.
  19. ^ Deadnaming A Trans Person Is Violence, su huffpost.com.
  20. ^ Tutte le statue prese di mira durante le proteste di questi giorni, su Wired, 17 giugno 2020. URL consultato il 13 febbraio 2021.
  21. ^ Milano, imbrattata la statua dedicata a Montanelli, su rainews. URL consultato il 28 settembre 2021.
  22. ^ Thomas Norman Trenton, Generation X and Political Correctness: Ideological and Religious Transformation among Students, The Canadian Journal of Sociology / Cahiers canadiens de sociologie, Vol. 22, No. 4 (Autumn, 1997), pp. 417-436.
  23. ^ La fallacia dei luoghi comuni - Seconda edizione, su www.edizioniesi.it. URL consultato il 17 maggio 2021.
  24. ^ (EN) FAQ Archiviato il 19 febbraio 2009 in Internet Archive. sul sito ufficiale di Campaign Against Political Correctness
  25. ^ (IT) R. A. Ventura, La guerra di tutti. Populismo, terrore e crisi della società liberale, minimum fax, Roma, 2019, pp. 263-264.
  26. ^ Elementi di politicamente corretto.
  27. ^ (EN) A Letter on Justice and Open Debate, su Harper's Magazine, 7 luglio 2020. URL consultato il 7 gennaio 2021.
  28. ^ Che cosa è la cancel culture, al centro di un grande dibattito sulla libertà di espressione, su Il Riformista, 14 luglio 2020. URL consultato il 4 gennaio 2021.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • La guerra di tutti. Populismo, terrore e crisi della società liberale, Raffaele Alberto Ventura, minimum fax, Roma, 2019
  • America e libertà: Da Alexis de Tocqueville a George W. Bush, Furio Colombo, Baldini Castoldi Dalai, 2005
  • Igiene verbale. Il politicamente corretto e la libertà linguistica, Edoardo Crisafulli, Vallecchi, 2004
  • L'ombra del potere. Il lato oscuro della società: elogio del politicamente scorretto, Bonvecchio C., Risé C., Red, Como, 1998
  • Le buone maniere, D'Urzo V., Il Mulino, 1997, ISBN 88-15-05998-9
  • La cultura del piagnisteo. La saga del politicamente corretto, Hughes R., Adelphi, 1994, ISBN 88-459-1093-8
  • Il razzismo è una gaffe. Eccessi e virtù del «Politically correct», Baroncelli Flavio, Donzelli, 1996, ISBN 88-7989-206-1
  • La macchia umana, Philip Roth, Einaudi
  • La lingua imbrigliata. In margine al politicamente corretto, Massimo Arcangeli in Studi di lessicografia italiana, Accademia della Crusca, Firenze, 2001, vol. XVIII, n.18, pp. 285-306

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