La macchia umana

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La macchia umana
Titolo originaleThe Human Stain
AutorePhilip Roth
1ª ed. originale2000
1ª ed. italiana2001
Genereromanzo
Sottogeneredrammatico
Lingua originaleinglese

«Noi lasciamo una macchia, lasciamo una traccia, lasciamo la nostra impronta. Impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme: non c'è altro mezzo per essere qui. Nulla a che fare con la grazia o la salvezza o la redenzione. È in ognuno di noi. Insita. Inerente. Qualificante. La macchia che esiste prima del suo segno. Che esiste senza il segno. La macchia così intrinseca che non richiede un segno. La macchia che precede la disobbedienza, che comprende la disobbedienza e frustra ogni spiegazione e ogni comprensione. Ecco perché ogni purificazione è uno scherzo. Uno scherzo crudele, se è per questo. La fantasia della purezza è terrificante. È folle. Cos'è questa brama di purificazione, se non l'aggiunta di nuove impurità?»

(La macchia umana, pag 261[1])

La macchia umana (in originale The Human Stain) è un romanzo dello scrittore statunitense Philip Roth, pubblicato nel 2000.

Il libro ha vinto numerosi premi, tra i quali il Prix Médicis e il Premio PEN/Faulkner per la narrativa.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Coleman Silk è un accademico rispettato e stimato di un ateneo del New England. A pochi anni dalla pensione, però, si scatena contro di lui un'incomprensibile caccia alle streghe, nata da un'accusa di razzismo mossa da due studenti. I colleghi e gli amici di un tempo lo abbandonano e lui lascia la sua cattedra sdegnato, in preda ad una rabbia che ha radici profonde e che agita fantasmi sopiti di un passato tenuto nascosto. Il destino tragico di un uomo solo si compie in una catena di umane miserie che raccontano l'America del perbenismo, dell'ipocrisia, della violenza e della solitudine, tanto da dipingere un quadro di desolazione in cui il passaggio dell'uomo non è che una traccia informe e quasi invisibile. A Nathan Zuckerman, scrittore e amico di Silk, il compito di rimettere assieme i pezzi del mosaico attraverso la sua testimonianza.

Ispirazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2012 Roth fece pubblicare sul New Yorker una lettera aperta a Wikipedia sul contenuto della corrispondente voce in inglese The Human Stain, nella quale lo scrittore lamenta che la voce considera erroneamente il personaggio di Coleman Silk come ispirato ad Anatole Broyard (1920-1990), mentre tale personaggio sarebbe ispirato a Melvin Tumin (1919-1994)[2].

Trasposizione cinematografica[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Philip Roth, La macchia umana, traduzione di Vincenzo Mantovani, I edizione, Einaudi, 2001.
  2. ^ Lettera, 6 settembre 2012.

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