Anglicismo

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Un anglicismo o anglismo (talvolta inglesismo) è una parola o una costruzione della lingua inglese che viene recepita in un'altra lingua. Secondo alcuni linguisti, il termine si adatterebbe anche a forme complesse, ad esempio alla fraseologia, oppure al calco semantico. Il fenomeno prende anche il nome di "contaminazione linguistica".

Diffusione degli anglicismi[modifica | modifica wikitesto]

Gli anglicismi più in uso riguardano soprattutto gli sport di importazione, che evidentemente si portavano dietro termini e gergo specialistico che un praticante si guarda bene dal tradurre. Il calcio ad esempio è fatto di goal (rete, gol), corner (calcio d'angolo) e tackle (contrasto) e praticato da club (circoli) in cui ci sono bomber (cannonieri) e mister (allenatori). Pallavolo e tennis si giocano in set evitando che la palla vada in net (rete).

Cresce senza imbarazzo il prestito dei termini tecnologici, utilizzato soprattutto dagli specialisti del marketing per mistificare la tecnica. È interessante notare che mentre il venditore o inventore anglofono tenta di banalizzare o avvicinare il proprio prodotto all'utente finale, spesso con un filo di 'humor', per il mercato italiano funziona il contrario: più è oscuro e più è seducente. Il termine inglese mouse per il puntatore elettronico è stato tradotto da francesi e spagnoli mentre è rimasto invariato in italiano.

Un recente incremento degli anglicismi nella politica italiana - per esempio devolution per un decentramento istituzionale e newtown, piano di ricostruzione edile provvisoria in zone colpite da calamità - assume connotazione non positiva, ora per l'assonanza con nomi e slogan commerciali, ora per l'ambiguità di significato, risultando in taluni puro espediente strumentale per ragioni di consenso, onde celare carenze ed incapacità nella gestione della cosa pubblica. Tra i puristi e i sostenitori degli anglicismi si collocano posizioni intermedie, quali quelle dei soggetti moderatamente contrari all'uso degli anglicismi e degli indifferenti al tema.
Altri esempi di termini inglesi utilizzati per addolcire la pillola dei provvedimenti difficili o impopolari sono ticket, ossia tassa sulle prestazioni sanitarie, austerity, ossia austerità, spending review, ossia tagli sulla spesa pubblica e Jobs Act per riforma del diritto del lavoro.

Contrasto agli anglicismi[modifica | modifica wikitesto]

L'anglismo è considerato dai cosiddetti "puristi" una pratica negativa, o perlomeno totalmente superflua, sulla base della convinzione che vi siano già parole adeguate nella lingua che riceve il prestito.

Ma non vi è solo il "purismo" ad opporsi alla diffusione della terminologia anglosassone. Vi sono altre due correnti di pensiero: la prima, sostanzialmente tecnica, evidenzia un decremento della Quantità d'Informazione circolante nel sistema parlatore/ascoltatori, a causa della bassa, o nulla, comprensibilità del messaggio da parte di chi non conosce l'inglese. Ne deriva un aumento a volte preoccupante dell'entropia nell'eleborazione del flusso di energia informativa.

La seconda, di più ampia concezione, mira a proteggere il patrimonio linguistico non solo in quanto tale, ma soprattutto in quanto elemento strutturale di ogni forma di patrimonio culturale, poiché impoverisce gli scambi informativi fra i componenti di una comunità linguistica.

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

Nell'Italia degli anni Trenta, il regime fascista avviò contro l'anglismo e ed altri prestiti una campagna di italianizzazione, coordinata da Achille Starace, volta ad assicurare l'eliminazione di parole straniere dalla lingua della quotidianità onde affievolire le potenziali influenze di culture allogene, interessando anche nomi di persona e la toponomastica, per esempio la nota attrice Wanda Osiris ribattezzata "Vanda Osiri" e la cittadina piemontese di Salbertrand rinominata ex novo "Salbertrano".

Se l'iniziativa metteva in risalto la ricchezza e l'efficacia del lessico italico, "caffè" in luogo di bar, "circolo" per club, "palla ovale" per rugby, altrove sviliva il significato e l'estetica dell'oggetto in questione, come cachet (medicinale) sostituito con "cialdino" e sport con "diporto", quest'ultimo puntualmente evitato.

Va detto che gli interventi contro i forestierismi della Reale Accademia d'Italia e anche quelli di autori come Paolo Monelli con il suo Barbaro dominio, erano rivolti soprattutto contro il francese che all’epoca rappresentava la lingua dalla maggiore interferenza. Caduto il regime, l’entrata degli anglicismi è però aumentata consistentemente “per poi prendere il sopravvento su ogni altra [lingua] dopo la Seconda guerra mondiale” (Migliorini-Baldelli, Breve storia della lingua italiana, Sansoni, Firenze 1984, p. 342).

Nel 1987, l’invadenza dell’inglese nell’italiano è stata posta come un problema da Arrigo Castellani, attraverso un articolo, il “Morbus Anglicus” (“Morbus Anglicus”, in Studi linguistici italiani, n. 13, 1987, Salerno Editrice, Roma, pp. 137-153), che lanciava un allarme di denuncia dell’anglicizzazione della nostra lingua. Di parere contrario erano invece Luca Serianni e Tullio De Mauro, che contrastarono le sue tesi sostenendo che l’interferenza dell’inglese era un fenomeno normale, tesi che si è affermata in seguito nel pensiero dominante tra i linguisti. De Mauro, in particolare, mostrò con le statistiche la scarsa incidenza dell’inglese nelle voci dei dizionari (a quei tempi intorno all’1% dei lemmi) e soprattutto la loro diffusione nei linguaggi di settore, e non nella lingua comune o di base.

Negli ultimi anni, al contrario, sia Serianni sia De Mauro hanno parzialmente riveduto le loro posizioni. Quest’ultimo, in particolare, dopo aver dichiarato che nel nuovo Millennio “gli anglismi hanno scalzato il tradizionale primato dei francesismi e continuano a crescere con intensità, insediandosi (...) anche nel vocabolario fondamentale” (Storia linguistica dell’Italia repubblicana dal 1946 ai nostri giorni, Laterza, Bari 2014, p. 136) ha commentato che ai giorni nostri siamo di fronte a uno “tsunami anglicus” (È irresistibile l’ascesa degli anglismi?”, 2016).

Nel 2015, in seguito alla petizione di Annamaria Testa, “Dillo in italiano” che ha raccolto 70.000 firme contro l’abuso dell’inglese, l’Accademia della Crusca ha costituito il Gruppo Incipit per monitorare il fenomeno e arginare gli anglicismi incipienti con sostituitivi italiani. In questo contesto, il tema del ruolo e dell’impatto degli inglesismi sulla nostra lingua è tuttora aperto e al centro di dibattiti. Tra i “negazionisti” che si dichiarano non preoccupati per il fenomeno ci sono linguisti come Giuseppe Antonelli o Salvatore Sgroi. Tra gli studiosi che si sono invece dichiarati allarmati ci sono autori come Gabriele Valle o Antonio Zoppetti.

Paesi di lingua francese[modifica | modifica wikitesto]

Di diversa consistenza è invece la lotta agli anglismi tuttora condotta nei paesi francofoni: specialmente i governi di Francia e Québec sono impegnati nell'impedire l'accesso degli anglismi nella lingua quotidiana. Nel panorama francese, in particolare, un ruolo rilevante viene svolto dalla Legge Toubon.

Uno dei campi in cui tale azione di contrasto si manifesta in modo rilevante è quello della terminologia informatica, che per molte ragioni è profondamente dipendente dall'inglese. Si sono quindi creati ex novo, o ripescati artificiosamente per deduzione o costruzione dalla lingua antica, numerosi termini da utilizzare in luogo dei corrispondenti anglismi: si ha perciò un "logiciel" per il "software", un "octet" (che in verità ha originato anche l'italiano "ottetto") per il "byte" e un originale "clavardage" (contrazione di clavier, tastiera, e bavardage, chiacchiera) per la "online chat" (il termine clavardage è stato elaborato direttamente ed autorevolmente dall'Académie française). Più di recente è stato coniato un interessante neologismo: courriel = indirizzo di posta elettronica, creato fondendo il termine courrier (posta) con el, abbreviazione di "elettronico".

Le ragioni storiche di questo forte contrasto risiedono probabilmente nella caduta d'importanza della propria lingua nel corso del Novecento: già lingua franca in passato, il francese ha ceduto il passo all'inglese per effetto della supremazia anglo-americana nella politica internazionale e per i rilevanti progressi nei campi della tecnologia, delle scienze e dei commerci, specialmente dopo la fine della seconda guerra mondiale. Opacizzata la grandeur della nazione transalpina, il timore di vedere anche la propria prestigiosa lingua adulterata da commistioni esterne ha sollecitato iniziative, come detto anche ufficiali, per la sua tutela.

Per il Québec, invece, la vicinanza (o forse l'accerchiamento) dell'inglese ha reso il contrasto non meno duro in un'ottica di salvaguardia dell'identità nazionale che risale alle competizioni dell'età coloniale nel Nuovo Continente.

Le traduzioni[modifica | modifica wikitesto]

In realtà qualche termine o locuzione riesce ancora ad entrare nel parlato sotto forma di traduzione, talvolta anche erronea. È il caso del "paradis fiscal" (locuzione che con identico significato è in uso anche nell'italiano paradiso fiscale), che deriva da un'errata traduzione della locuzione originale inglese "tax haven", il cui haven (rifugio) è stato scambiato per heaven (paradiso). Il frutto dell'errore era comunque provvisto di una espressività così suggestiva che gli stessi anglofoni hanno ritradotto la loro locuzione in conformità, e ora si parla pertanto anche in inglese di "tax paradise".

Lingue miste[modifica | modifica wikitesto]

Gli anglismi sono invece penetrati con notevole ampiezza di effetti in altre lingue, tanto da doversi registrare casi di contaminazioni alquanto significative sino a vere e proprie ibridazioni. Sono i casi dello spanglish, in cui sulla base spagnola si innestano consistenti apporti dell'inglese, e del germish (o denglish/denglisch), in cui succede altrettanto su una base di tedesco; e per l'italiano si parla dalla seconda metà del XX secolo di itanglese (o itangliano).

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