Anglicismo

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Un anglicismo o anglismo o inglesismo è una parola o una costruzione della lingua inglese che viene recepita in un'altra lingua. Secondo alcuni linguisti, il termine si adatterebbe anche a forme complesse, ad esempio alla fraseologia, oppure al calco semantico. Il fenomeno prende anche il nome di "contaminazione linguistica".

Contrasto agli anglicismi[modifica | modifica sorgente]

L'anglismo (al pari del gallicismo) è considerato dai cosiddetti "puristi" una pratica negativa, o perlomeno totalmente superflua, sulla base della convinzione che vi siano già parole adeguate nella lingua che riceve il prestito. Un recente incremento degli anglicismi nella politica italiana - per esempio devolution per un decentramento istituzionale e newtown, piano di ricostruzione edile provvisoria in zone colpite da calamità - assume connotazione non positiva, ora per l'assonanza con nomi e slogan commerciali, ora per l'ambiguità di significato, risultando in taluni puro espediente strumentale per ragioni di consenso, onde celare carenze ed incapacità nella gestione della cosa pubblica. Tra i puristi e i sostenitori degli anglicismi si collocano posizioni intermedie, quali quelle dei soggetti moderatamente contrari all'uso degli anglicismi e degli indifferenti al tema.
Ma non vi è solo il "purismo" ad opporsi alla diffusione della terminologia anglosassone. Vi sono altre due correnti di pensiero: la prima, sostanzialmente tecnica, evidenzia un decremento della Quantità d'Informazione circolante nel sistema parlatore/ascoltatori, a causa della bassa, o nulla, comprensibilità del messaggio da parte di chi non conosce l'inglese. Ne deriva un aumento a volte preoccupante dell'entropia nell'eleborazione del flusso di energia informativa.
La seconda, di più ampia concezione, mira a proteggere il patrimonio linguistico non solo in quanto tale, ma soprattutto in quanto elemento strutturale di ogni forma di patrimonio culturale, poiché impoverisce gli scambi informativi fra i componenti di una comunità linguistica.

In Italia[modifica | modifica sorgente]

Nell'Italia degli anni trenta, il regime fascista avviò contro l'anglismo e ed altri prestiti una campagna di italianizzazione, coordinata da Achille Starace, volta ad assicurare l'eliminazione di parole straniere dalla lingua della quotidianità onde affievolire le potenziali influenze di culture allogene, interessando anche nomi di persona e la toponomastica, per esempio la nota attrice Wanda Osiris ribattezzata "Vanda Osiri" e la cittadina piemontese di Salbertrand rinominata ex novo "Salbertrano".

Se l'iniziativa metteva in risalto la ricchezza e l'efficacia del lessico italico, "caffè" in luogo di bar, "giacca" per paletot, "palla ovale" per rugby, altrove sviliva il significato e l'estetica dell'oggetto in questione, come cachet (medicinale) sostituito con "cialdina" e sport con "diporto", quest'ultimo puntualmente evitato.

Paesi di lingua francese[modifica | modifica sorgente]

Di diversa consistenza è invece la lotta agli anglismi tuttora condotta nei paesi francofoni: specialmente i governi di Francia e Québec sono impegnati nell'impedire l'accesso degli anglismi nella lingua quotidiana. Nel panorama francese, in particolare, un ruolo rilevante viene svolto dalla Legge Toubon.
Uno dei campi in cui tale azione di contrasto si manifesta in modo rilevante è quello della terminologia informatica, che per molte ragioni è profondamente dipendente dall'inglese. Si sono quindi creati ex novo, o ripescati artificiosamente per deduzione o costruzione dalla lingua antica, numerosi termini da utilizzare in luogo dei corrispondenti anglismi: si ha perciò un "logiciel" per il "software", un "octet" (che in verità ha originato anche l'italiano "ottetto") per il "byte" e un originale "clavardage" (contrazione di clavier, tastiera, e bavardage, chiacchiera) per la "online chat" (il termine clavardage è stato elaborato direttamente ed autorevolmente dall'Académie française). Più di recente è stato coniato un interessante neologismo: courriel = indirizzo di posta elettronica, creato fondendo il termine courrier (posta) con el, abbreviazione di "elettronico".

Le ragioni storiche di questo tanto acuto contrasto risiedono per i francesi nella caduta d'importanza della propria madrelingua nel corso del Novecento: già lingua franca in passato, il francese cedette il passo all'inglese per effetto della supremazia degli anglo-americani nella politica internazionale e per i loro rilevanti progressi nei campi della cultura, delle scienze e dei commerci, specialmente dopo la fine della seconda guerra mondiale. Opacizzata la grandeur della nazione transalpina, il timore di vedere anche la propria prestigiosa lingua adulterata da commistioni esterne ha sollecitato iniziative, come si vede anche ufficiali, per la sua tutela.

Per il Québec, invece, la vicinanza (o forse l'accerchiamento) dell'inglese ha reso il contrasto non meno duro in un'ottica di salvaguardia dell'identità nazionale che risale alle competizioni dell'età coloniale nel Nuovo Continente.

Le traduzioni[modifica | modifica sorgente]

In realtà qualche termine o locuzione riesce ancora ad entrare nel parlato sotto forma di traduzione, talvolta anche erronea. È il caso del "paradis fiscal" (locuzione che con identico significato è in uso anche nell'italiano paradiso fiscale), che deriva da un'errata traduzione della locuzione originale inglese "tax haven", il cui haven (porto) è stato scambiato per heaven (paradiso). Il frutto dell'errore era comunque provvisto di una espressività così suggestiva che gli stessi anglofoni hanno ritradotto la loro locuzione in conformità, e ora si parla pertanto anche in inglese di "tax heaven".

Lingue miste[modifica | modifica sorgente]

Gli anglismi sono invece penetrati con notevole ampiezza di effetti in altre lingue, tanto da doversi registrare casi di contaminazioni alquanto significative sino a vere e proprie ibridazioni. Sono i casi dello spanglish, in cui sulla base spagnola si innestano consistenti apporti dell'inglese, e del germish (o denglish/denglisch), in cui succede altrettanto su una base di tedesco; e per l'italiano si parla dalla seconda metà del XX secolo di itanglese (o itangliano).

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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