Era della ricostruzione

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Era della Ricostruzione)
Jump to navigation Jump to search
Rovine di Richmond, in Virginia a seguito della guerra di secessione americana, afro americani liberati che votano per la prima volta nel 1867[1], Ufficio dell'agenzia dei liberti a Memphis, rivolta di Memphis del 1866

L'era della ricostruzione comprese il periodo intercorso tra il 1863 (il primo termine legale della schiavitù negli Stati Uniti d'America) e il 1877. Nel contesto globale della storia statunitense il termine ha due applicazioni: la prima riferita al lasso di tempo vissuto dall'intera nazione tra il 1865 e il 1877 in seguito alla guerra di secessione americana (1861-65); la seconda al tentativo di trasformazione socio-economica e politica degli Stati Uniti meridionali dal 1863 al 1877 così come fu stabilito dalle disposizioni adottate dal Congresso[2].

La Ricostruzione pose fine ai resti del nazionalismo confederato e allo schiavismo, donando ai cittadini afroamericani i diritti civili apparentemente garantiti dai 3 nuovi emendamenti costituzionali (inseriti nel più ampio alveo degli Atti di Ricostruzione).

La presidenza di Abraham Lincoln prima e la presidenza di Andrew Johnson poi assunsero ufficialmente delle posizioni moderate volte a ricondurre il profondo Sud nell'Unione il più rapidamente possibile, mentre i parlamentari Radical Republicans ricercarono misure più forti per migliorare la situazione dei liberti, compreso il XIV emendamento, con una contemporanea riduzione dei diritti degli ex confederati, ad esempio con le disposizioni prescritte dalla Wade-Davis Bill.

Andrew Johnson, ex senatore del Partito Democratico e governatore del Tennessee - nonché proprietario di schiavi - seguirà una politica decisamente indulgente nei confronti di quelli che erano stati i "ribelli secessionisti"; gli ultimi discorsi di Abraham Lincoln dimostrano che questi si stava preparando a sostenere la concessione egualitaria dei diritti civili nei confronti di tutti gli schiavi liberati, mentre a ciò il suo successore rimase fermamente contrario[3].

Le interpretazioni date da Johnson alle politiche di Lincoln prevalsero almeno fino alle elezioni di metà mandato del 1866, a cui seguirono subito dopo esplosioni di violenza contro i neri in molti tra gli ex Stati Confederati d'America tra i quali i disordini razziali di Memphis e il massacro di New Orleans. Nel frattempo la tornata elettorale diede al Partito Repubblicano la maggioranza congressuale, permettendo in tal modo alle frange più radical di assumere il completo controllo della politica di Ricostruzione con la conseguente rimozione dei sudisti dal potere e la loro sostituzione con i liberti.

Coalizioni repubblicane bi-razziali conquistarono il governo in quasi tutti gli Stati del Sud, proponendosi di trasformare la sconfitta società agricola dei grandi piantatori con il creare al suo posto un sistema economico fondato sul lavoro libero, usando il Freedmen's Bureau e facendo un largo impiego dell'esercito statunitense. Si cercò di proteggere i diritti legali dei liberti, negoziando contratti d'impiego e fondando appositamente per loro sia scuole che chiese.

Migliaia di settentrionali giunsero al Sud come missionari, insegnanti, uomini d'affari e politici. I bianchi ostili iniziarono a riferirsi a loro con il nomignolo di carpetbagger. L'Assemblea, approvate le leggi sui diritti civili, le inviò al presidente per la controfirma; il primo disegno di legge estendeva l'operatività del Bureau - originariamente costituito come organizzazione temporanea incaricata di assistere i rifugiati e gli schiavi liberati -, mentre il secondo definiva tutte le persone nate sul suolo nazionale come naturalmente cittadini con totale parità di fronte alla legge.

Dopo che Johnson pose il veto il parlamento glielo annullò, facendo del Civil Rights Act la prima importante legislazione della storia americana entrata in vigore attraverso il superamento di un veto presidenziale. I radical, sempre più frustrati dall'opposizione pregiudiziale attuata da Johnson, presentarono un'accusa formale contro di lui: l'impeachment di Andrew Johnson, ma l'azione fallì per un risicatissimo scarto di voti.

La richiesta di nuove leggi nazionali per la Ricostruzione, innanzitutto il diritto di voto per i liberti, scatenò l'ira dei razzisti bianchi del Sud e dando così origine al Ku Klux Klan: tra il 1867 e il 1869 i Klansmen assassinarono repubblicani dichiarati e liberti in tutto il Sud, compreso il deputato dell'Arkansas James M. Hinds.

La presidenza di Ulysses S. Grant sostenne fortemente la Ricostruzione portata avanti dai radical e impose la protezione degli afroamericani del Sud attraverso le Enforcement Acts, leggi usate efficacemente per combattere il Klan il quale venne presto sostanzialmente spazzato via; anche se una sua rinnovata incarnazione sarebbe tornata alla ribalta nazionale negli anni 1920.

Il presidente tuttavia non fu in grado di risolvere le crescenti tensioni interne ai Repubblicani, tra i nordisti da una parte e quelli originariamente provenienti dal Sud dall'altra (quest'ultimo gruppo sarebbe stato etichettato come scalawag da parte degli avversari). Nel frattempo i redeemers, sedicenti conservatori e in stretta collaborazione con una corrente politica Democratica, si distinsero per la loro fiera opposizione alla Ricostruzione[4].

Si cominciò a denunziare la diffusa corruzione dei carpetbagger, l'eccessiva spesa statale e la rovinosa tassazione; intanto il sostegno pubblico alle politiche di Ricostruzione, le quali richiedevano una continua supervisione del Sud, svanì nel Nord dopo che i Democratici riguadagnarono il controllo della Camera dei rappresentanti a partire dal 1874.

Nel 1877, come parte di un accordo bilaterale per eleggere il repubblicano Rutherford B. Hayes alla carica di presidente a seguito delle controverse ed assai dibattute elezioni presidenziali del 1876, le truppe militari non poterono più sostenere i governi statali Repubblicani nel Sud. La Ricostruzione fu un capitolo significativo nella storia del movimento per i diritti civili degli afroamericani.

Indice

Datazione[modifica | modifica wikitesto]

Nei diversi Stati la Ricostruzione ebbe iniziò e terminò in tempi diversi; la Ricostruzione federale si concluse con il Compromesso del 1877. Negli ultimi decenni la maggior parte degli storici seguì Eric Foner nel datarla a partire dal 1863 (con l'emancipazione e l'esperimento Port Royal) piuttosto che nel 1865[5].

La sua conclusione è invece sempre stata considerata il 1877. Le prime politiche di Ricostruzione furono discusse nel Nord già quando cominciò la guerra di secessione americana, ma inizieranno seriamente subito dopo che venne emesso il Proclama di emancipazione di Abraham Lincoln, entrato in vigore il 1º gennaio del 1863[6].

Tre visioni memorialistiche della guerra civile apparvero nel corso della Ricostruzione:

  1. la visione riconciliatrice, radicata nel proposito di far fronte il più presto possibile alle morti e alle devastazioni causate dal conflitto;
  2. la visione suprematista del potere bianco, che incluse il terrore e la violenza sia civile che politica (vedi Storia del Ku Klux Klan);
  3. infine la visione emancipazionista la quale ricercò la libertà, la cittadinanza e la piena uguaglianza sociale e costituzionale per tutti gli ex schiavi.

Lo storico Eric Foner sostiene: "ciò che rimane certo è che la Ricostruzione fallì e che per i neri il suo fallimento fu un disastro le cui conseguenze non possono venire bilanciate dai reali successi che inizialmente parvero conseguire[7].

Panoramica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cronologia della conclusione della guerra di secessione americana.

Mentre parti sempre più ampie di territorio degli Stati Confederati d'America tornavano sotto il controllo effettivo dell'Union Army la presidenza di Abraham Lincoln prese ad istituire governi "ricostruiti" in Tennessee, nell'Arkansas e nella Louisiana già durante il conflitto in corso. Si cominciarono inoltre a sperimentare nuove soluzioni concedendo il possesso delle terre agli afroamericani nella Carolina del Sud.

Nell'autunno del 1865 la nuova presidenza di Andrew Johnson dichiarò infine raggiunti gli obiettivi di guerra: la preservazione dell'unità nazionale, la messa al bando definitiva della schiavitù negli Stati Uniti d'America e finanche la Ricostruzione completata. I leader del Partito Repubblicano al Congresso, rifiutando di accettare i termini assai clementi adottati da Andrew Johnson, respinsero i nuovi membri sudisti dell'Assemblea, alcuni dei quali erano stati degli alti funzionari confederati solo pochi mesi prima.

Il presidente ruppe con i Repubblicani dopo aver posto il proprio diritto di veto su due disegni di legge chiave i quali avrebbero dovuto supportare attivamente il Freedmen's Bureau e fornito i diritti civili federali ai liberti. Le elezioni di metà mandato del 1866 misero in primo piano nelle discussioni politiche la questione della Ricostruzione, producendo un'ampia vittoria Repubblicana in tutto il Nord e fornendo agli esponenti più radical un sufficiente controllo congressuale atto a scavalcare i veti di Johnson ed iniziare la loro "Radical Reconstrution" nel 1867[8].

In quello stesso anno l'Assemblea congressuale rimosse i governi civili nel Sud e mise l'ex Confederazione sotto il dominio militare. Gli apparati dell'United States Army fecero condurre nuove elezioni in cui gli schiavi liberati potevano votare (Tranne che nel Tennessee, dove i Repubblicani anti-Johnson erano già al potere.), mentre i bianchi che avevano ricoperto posizioni di primo piano sotto la presidenza di Jefferson Davis vennero temporaneamente esclusi dal diritto di voto e non ebbero il permesso di candidarsi.

In 10 Stati Uniti meridionali - esclusa la Virginia - coalizioni composte da liberti, nuovi arrivati bianchi e neri dal Nord (carpetbagger) e sudisti bianchi sostenitori della Ricostruzione (scalawag) cooperarono per creare governi statali bi-razziali Repubblicani. Essi introdussero vari programmi di Ricostruzione, tra cui: finanziare scuole pubbliche statali per gli afroamericani, creare istituzioni caritatevoli per i più bisognosi, aumentare le tasse nei confronti dei possidenti e promuovere i miglioramenti delle infrastrutture pubbliche come il trasporto ferroviario e la navigazione interna.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia del Ku Klux Klan § Primo KKK e Storia del Partito Repubblicano (Stati Uniti d'America) § Era della ricostruzione.

Gli oppositori conservatori definirono i regimi Repubblicani corrotti e cominciarono a istigare alla violenza nei confronti dei liberti e di tutti quei bianchi che li appoggiavano; la maggior parte degli atti violenti di questo periodo venne condotta da membri del Ku Klux Klan, una società segreta finalizzata al terrorismo strettamente alleata con il Partito Democratico meridionale.

Il deputato James M. Hinds dell'Arkansas venne fatto assassinare dal Ku Klux Klan nel 1868. Aveva 35 anni.

Gli affiliati al Klan aggredirono ed intimidirono i neri che cercavano di esercitare i loro nuovi diritti civili, così come i politici Repubblicani del Sud che favorivano l'estensione di quegli stessi diritti. Una delle vittime del Klan assassinate alla vigilia delle elezioni presidenziali del 1868 fu il deputato Repubblicano dell'Arkansas James M. Hinds.

La violenza diffusa in tutto il profondo Sud portò ad un deciso intervento federale nel 1871 durante la presidenza di Ulysses S. Grant il quale riuscì a sopprimere il Klan. Ciononostante i Democratici bianchi, che si auto-definirono redeemers (redentori) riusciranno a riacquistare il pieno controllo delle istituzioni di tutto il Sud, uno Stato dopo l'altro, facendo un largo uso di brogli elettorali e azioni di aggressione fisica per assicurarsi la vittoria alle tornate elettorali statali.

Una profonda recessione economica nazionale seguita al panico del 1873 (la Grande depressione) condusse ad importanti guadagni di consensi Democratici anche nel Nord, alla rovina di molti progetti ferroviari nel Sud e ad un sempre più crescente senso di frustrazione in tutto il Nord.

La fine della Ricostruzione fu un processo scaglionato ed il periodo del controllo Repubblicano ebbe a terminare in tempi e con modalità differenti nei vari Stati federati. Con il Compromesso del 1877 l'intervento militare nella politica meridionale cessò ed il controllo Repubblicano crollò anche negli ultimi 3 governi statali del Sud.

Questo stato di cose fu seguito da un periodo che i sudisti bianchi etichettarono come redemption, durante il quale le assemblee legislative statali dominate dai bianchi imposero le Leggi Jim Crow e, a partire dal 1890, privarono dei loro legittimi diritti la maggioranza dei neri e finanche dei bianchi poveri; tutto ciò attraverso una combinazione di emendamenti costituzionali statali e di leggi elettorali le quali richiesero una "tassa elettorale" e "test d'istruzione" per poter accedere agli uffici pubblici.

Il disaffrancamento degli afroamericani dopo l'Era della Ricostruzione, la segregazione razziale negli Stati Uniti d'America e le Leggi contro la mescolanza razziale proseguirono di pari passo, debolmente contrastate dal movimento per i diritti civili degli afroamericani; il linciaggio e il razzismo si fecero vieppiù pratiche quasi comuni di "giustizia sommaria".

La memoria della Ricostruzione da parte dei Democratici del Sud svolgerà un ruolo preponderante nell'imporre l'ideale suprematista del potere bianco e della "cittadinanza di seconda classe" innanzitutto per i neri, ma poco dopo anche nei riguardi dell'immigrazione dall'Europa meridionale: irlandesi americani, ispanici, asioamericani e italoamericani vivranno sulla loro pelle l'esperienza del "razzismo scientifico" in auge e divenuto di gran moda a cavallo tra il XIX e il XX secolo.

Contemporaneamente anche le prime espressioni del femminismo, dell'eugenetica e del movimento per il controllo delle nascite si troveranno coinvolte nella complessa situazione socio-economica vigente. La cosiddetta "Era Jim Crow" proseguirà fino ad oltre la metà degli anni 1950, per essere debellata solamente dagli atti della presidenza di Lyndon B. Johnson alla vigilia del Sessantotto[9].

Obiettivi[modifica | modifica wikitesto]

La Ricostruzione si trovò a dover affrontare il modo in cui gli 11 ex Stati federati ribelli secessionisti del profondo Sud avrebbero recuperato ciò che la Costituzione definisce "una forma di governo fondata sul repubblicanesimo":

  1. come cioè si sarebbero reintegrati politicamente all'interno del Congresso;
  2. se fosse ritenuta preferibile o meno la riconferma dello "status civile" per i leader confederati rimasti maggiormente coinvolti nella secessione;
  3. infine la questione inerente lo status costituzionale e legale dei liberti - in particolar modo i loro diritti civili- e se avrebbe dovuto esser loro concesso il diritto di voto.

Su questi temi in tutti gli Stati Uniti meridionali scoppiarono immediatamente vaste e durature polemiche, scatenando dibattiti che spesso sfociarono in azioni di vera e propria lotta armata. Un processo di "Ricostruzione" in qualche modo simile avrà luogo anche negli Stati di confine del Missouri, del Kentucky e della Virginia Occidentale, ma questi non avevano mai lasciato l'Unione e non erano mai controllati dal Congresso.

Gli Atti legislativi e gli emendamenti costituzionali che getteranno le basi per la fase più radical della Ricostruzione vennero adottati tra il 1866 e il 1871, durante la presidenza di Andrew Johnson e al principio della presidenza di Ulysses S. Grant. Nel corso degli anni 1870 saranno ufficialmente forniti ai liberti "uguali diritti" ai sensi della Carta Costituzionale; gli afroamericani cominciarono quindi a votare e ad assumere incarichi politici e responsabilità negli uffici pubblici.

Le legislature statali Repubblicane, composte da coalizioni bi-razziali di bianchi e neri, istituirono i primi sistemi scolastici pubblici aperti a tutti oltre che numerose istituzioni a sfondo caritatevole in molte regioni del Sud. Le organizzazioni paramilitari riservate ai bianchi americani, specialmente il Ku Klux Klan - ma anche la White League e le Red Shirts - si vennero a formare con lo specifico obiettivo politico di cacciare con la forza i Repubblicani[10].

Tali gruppi illegali e terroristici sconvolsero il sistema politico da poco instauratosi e organicamente rappresentato da una multi-razzialità, terrorizzando i neri con l'intento d'impedir loro di recarsi alle urne[11]. L'amministrazione presidenziale di Ulysses S. Grant utilizzò efficacemente il potere federale per bloccare e disperdere il Klan già nella prima metà degli anni 1870; questo sebbene le altre associazioni razziste, seppur minoritarie, continueranno a funzionare e ad operare attivamente[12].

Dal 1873 al 1877 i bianchi conservatori, che si chiamarono redeemers, riguadagnarono via via il potere negli Stati meridionali unendosi rapidamente alla corrente politica denominata Bourbon del Partito Democratico nazionale. Per tutti i decenni 1860 e 1870 i termini "radicale" e "conservatore" avranno dei significati eminentemente distintivi; Conservative fu difatti il nome di una fazione spesso guidata dalla classe dei piantatori[13].

Quelli che invece erano stati membri del Partito Whig risultarono fortemente impegnati nella via della modernizzazione economica costruita tutt'attorno alle reti ferroviarie, alle imprese e alle fabbriche, agli istituti bancari e alle grandi conformazioni urbane[14].

La maggior parte dei Repubblicani Radical presenti nel Nord furono uomini che credevano fortemente alla possibile prospettiva di un'integrazione completa degli afroamericani, fornendo loro i diritti civili come quello della cittadinanza, assieme alla libertà d'impresa; molti di loro erano anche modernizzatori ed ex Whig[15].

I Liberal Republicans costituitisi in occasione delle elezioni presidenziali del 1872 condivisero per lo più lo stesso progetto, tranne il fatto che si dimostrarono particolarmente ostili nei riguardi della corruzione che avevano sempre più iniziato a vedere attorno al presidente; credettero inoltre che gli obiettivi prefissatisi dalla guerra civile fossero ormai stati raggiunti, di modo che l'intervento militare federale potesse e dovesse ora avere termine.

Il passaggio dei 3 fondamentali "emendamenti della Ricostruzione", il XIII emendamento, il XIV emendamento ed il XV emendamento rappresentano l'eredità costituzionale di quest'epoca.

Tali emendamenti hanno stabilito i diritti che hanno portato alla sentenza della Corte Suprema emessa nel 1954 (sul caso Brown contro Board of Education) la quale ha colpito la segregazione scolastica negli Stati Uniti d'America. Una "Seconda Ricostruzione", sviluppatasi dal movimento per i diritti civili degli afroamericani, portò infine alla promulgazione della Civil Rights Act e della Voting Rights Act subito dopo le quali posero fine alla segregazione razziale negli Stati Uniti d'America riaprendo i seggi elettorali ai neri.

Rovine di Charleston (Carolina del Sud) nel 1865.

Devastazione materiale del Sud nel 1865[modifica | modifica wikitesto]

La Ricostruzione si svolgerà prevalentemente su un'economia ridotta alla rovina. Gli Stati Confederati d'America nel 1861 contavano 297 centri urbani con una popolazione totale di 835.000 abitanti; di questi 162 - corrispondenti a 681.000 persone - verranno ad un certo punto occupati militarmente dalle forze unioniste[16].

La distruzione dell'arsenale di Richmond (Virginia).

Saranno infine 11 le città che risulteranno interamente distrutte o gravemente danneggiate dalle operazioni belliche, tra cui Atlanta (con una popolazione nel 1860 ammontante a 9.600 unità), Charleston e Columbia nella Carolina del Sud e Richmond nella Virginia (con popolazioni prebelliche rispettivamente di 40.500, 8.100 e 37.900)[16].

Quelle che subirono le maggiori devastazioni nel Censimento del 1860 rappresentavano il 14% dell'intero Sud urbano; il totale di persone che vivevano nelle città distrutte rappresentava poco più dell'1% delle popolazioni urbane e rurali della Confederazione[16].

Atlanta dopo la Campagna di Atlanta del 1864.

Il tasso di danni materiali nei centri minori fu molto più basso; solo 45 palazzi di giustizia erano stati dati alle fiamme su un totale di 830[16].

Le fattorie risulteranno invece essere in uno stato di completa rovina e la quantità di merce in magazzino d'anteguerra e costituita da cavalli, muli e bestiame si era molto impoverito; almeno il 40% del parco-bestiame del Sud era stato abbattuto[17].

Esse non erano mai state altamente meccanizzate, ma il valore degli attrezzi agricoli e dei macchinari nel censimento dl 1860 era pari a 81 milioni di dollari statunitensi e sarà ridotto di almeno il 40% entro il 1870[18].

Atlanta nella guerra di secessione americana: stazione di smistamento e rotonda ferroviaria in rovina poco dopo la conclusione del conflitto.

L'infrastruttura, vie di comunicazione (strade, ponti, binari) e il trasporto (imbarcazioni) verranno per lo più annientati, con un minimo servizio ferroviario e fluviale rimasto disponibile per trasportare le colture e gli animali nei mercati[19].

Il chilometraggio ferroviario era localizzato soprattutto nelle aree rurali ed oltre i 2/3 delle rotaie, dei ponti, dei cantieri ferroviari, delle officine e del materiale rotabile del Sud si trovò in aree raggiunte dalle Armate dell'Union Army, che sistematicamente distrussero tutto ciò che potevano.

Persino in certe aree rimaste risparmiate dai fronti bellici, la cronica carenza di manutenzione e riparazioni, la mancanza di nuove attrezzature, il loro pesante sovra-utilizzo e il trasferimento deliberato delle attrezzature da parte dei confederati dalle aree remote alle zone di guerra assicurarono ancor più che l'intero sistema sarebbe risultato rovinato e del tutto inservibile al termine del conflitto[16].

Il ripristino delle infrastrutture di base, in particolare degli snodi ferroviari, divenne quindi in brevissimo tempo un'altra delle priorità per i governi statali della Ricostruzione.

L'enorme costo dello sforzo bellico sudista gravò pesantemente sul sistema economico meridionale. I costi diretti nel capitale umano, nelle spese amministrative e nell'apparato fisico militare ammonterà a 3,3 miliardi. A partire dal 1865 il dollaro confederato diverrà inservibile e fu ridotto a carta straccia a causa dell'alta inflazione e le persone del Sud dovranno ricorrere a servizi di scambio delle merci tramite il baratto, oppure utilizzare le scarse valute presenti provenienti dal Nord.

Con l'emancipazione degli schiavi l'economia del Sud nella sua totalità avrebbe dovuto essere ricostruita partendo quasi da zero; avendo definitivamente perduto il loro enorme investimento rappresentato dallo schiavismo e dal suo relativo commercio, i piantatori bianchi si ritrovarono improvvisamente con un minimo capitale disponibile per pagare la manodopera per i raccolti ed introdurre nuove coltivazioni.

Conseguentemente venne sviluppato un sistema di mezzadria, in cui i proprietari terrieri suddivisero le grandi piantagioni affittandone piccoli lotti di terra ai liberti e alle loro famiglie: il Sud si ritroverà così trasformato da una minoranza d'élite di proprietari terrieri di schiavi fondiari in un sistema di agricoltura contadina.

La fine della guerra civile fu inoltre accompagnata da una vasta emigrazione di nuove persone liberate in direzione delle città[20]; qui gli afroamericani vennero relegati ai lavori meno retribuiti come manodopera non qualificata e nel settore dei servizi. Lavoreranno come ferrovieri, operai nei laminatoi, tagliaboschi e impiegati d'albergo; l'ampia popolazione dedita all'artigianato durante il periodo antebellico non si tradusse in un gran numero di artigiani liberi[21].

Le donne nere erano in gran parte limitate all'impiego nel lavoro domestico come cuoche, serve e infermiere; altre si occuparono negli alberghi, un gran numero di esse divennero lavandaie. Le dislocazioni ebbero un grave impatto negativo sulla popolazione nera, con alte percentuali di malattie contratte e di decessi[22].

Più di 1/4 degli uomini bianchi meridionali in età militare - la spina dorsale della forza-lavoro bianca del Sud - morì nel corso del conflitto, lasciando in uno stato di completa indigenza innumerevoli famiglie. Il reddito pro capite per i bianchi meridionali decrebbe da 125 dollari nel 1857 a meno di 80 nel 1879[17].

Verso la fine del XIX secolo e fino agli inizi del XX secolo il Sud rimase bloccato in un sistema endemico di povertà. Quanto di questo fallimento sia stato causato dalla guerra e dalla precedente dipendenza dalla monocoltura affidata agli schiavi rimane oggetto di un ampio dibattito sia tra gli economisti che tra gli storici[23].

Vignetta satirica su Andrew Johnson e Abraham Lincoln del 1865 intitolata "Lo snodo ferroviario al lavoro per riparare l'Unione". La didascalia dice (Johnson): "prendila tranquillamente Zio Abe e io lo attirerò più vicino che mai". (Lincoln): "Alcuni altri punti Andy e la buona vecchia Unione sarà riparata".

Ristabilimento del Sud nell'Unione[modifica | modifica wikitesto]

Durante la guerra civile i maggiori leader Radical Republican sostennero che lo schiavismo e il potere negriero dovessero essere definitivamente annientati.

I moderati dichiararono che questi due obiettivi avrebbero potuto essere più facilmente realizzati non appena l'esercito sudista si fosse arreso e gli Stati sudisti avessero abrogato l'ordine di secessione e nel contempo accolto le disposizioni contenute nel XIII emendamento[24]. Ciò accadde per la maggior parte dei casi entro il dicembre del 1865.

Il presidente Abraham Lincoln fu il capo riconosciuto dei Repubblicani moderati e avrebbe fortemente desiderato accelerare l'opera di Ricostruzione e riunificare la nazione in una maniera rapida e per quanto più possibile indolore. Egli le dette il via formalmente già verso la fine del 1863 con il suo "Piano del 10%" il quale - pur entrando in funzione in diversi Stati - si scontrò con la vivace opposizione inscenata dai radical[8].

Poco tempo dopo porrà il proprio veto al disegno di legge progettato dai radical, la Wade-Davis Bill del 1864, che si sarebbe voluta dimostrare essere assai più rigorosa rispetto al piano presidenziale del 10%[25].

Verso la fine del 1866 la corrente politica estrema dei radical, fazione in aperta contrapposizione con la neo-amministrazione della presidenza di Andrew Johnson, risulterà oramai altamente scettica nei confronti delle autentiche intenzioni meridionali. Le reazioni bianche inclusero spesso e volentieri anche focolai di violenze di massa contro i neri, come ad esempio i disordini razziali di Memphis del 1866 e il massacro di New Orleans.

I radical a questo punto reclamarono una pronta e forte risposta federale per proteggere i nuovi cittadini appena liberati e frenare il razzismo assassino sudista; il deputato Thaddeus Stevens della Pennsylvania e il senatore Charles Sumner del Massachusetts guidarono la frangia radicale. Quest'ultimo sostenne che, seppur l'Atto di secessione avesse distrutto la legittimità del sistema statale del Sud, la Carta Costituzionale aveva purtuttavia continuato ad estendere la propria autorità e protezione verso gli individui, così come accadeva negli attuali territori organizzati incorporati.

Stevens e i suoi seguaci considerarono la secessione come se avesse lasciato gli ex Stati federati del profondo Sud in una condizione pari a quella presente nei territori del West. I Repubblicani cercarono d'impedire ai politici meridionali di "restaurare la subordinazione storica del negro"; poiché la schiavitù era stata abolita il "Compromesso dei 3/5" (un schiavo nero vale i 3/5 di un uomo bianco) non venne più applicato al conteggio della popolazione meridionale.

A seguito del Censimento del 1870 il Sud avrebbe ottenuto numerosi rappresentanti supplementari al Congresso degli Stati Uniti d'America basandosi essenzialmente sulla popolazione residente dei liberti: tutti i neri sarebbero pertanto stati conteggiati, indipendentemente dal fatto che fossero o meno cittadini.

Un Repubblicano dell'Illinois espresse il timore comune che se al Sud fosse stato concesso semplicemente di ripristinare i suoi precedenti poteri stabiliti il risultato si sarebbe rivelato essere "una ricompensa dell'alto tradimento tramite una maggiore rappresentanza"[26].

Dopo l'assassinio di Abraham Lincoln, avvenuto nell'aprile del 1865, Andrew Johnson del Tennessee, che era stato il candidato vincente alla Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1864 in qualità di Vicepresidente degli Stati Uniti d'America, dovette succedergli assumendone l'ufficio. Questi respinse il programma radicale di Ricostruzione, nominando invece i governatori degli Stati meridionali cercando di completarne le fasi all'anno in corso.

T. Stevens si oppose con veemenza a questi piani presidenziali volti ad una brusca fine della Ricostruzione, insistendo sul fatto che essa avrebbe invece dovuto "rivoluzionare le istituzioni, le abitudini e i modi del Sud... Le fondamenta stesse delle loro istituzioni... debbono essere demolite e rimesse in circolazione rinnovate: o tutto il nostro sangue e denaro son stati spesi invano!"[27].

Il presidente ruppe in maniera definitiva con i congressisti Repubblicani a partire da quando volle porre il proprio diritto di veto alla legge sui diritti civili all'inizio del 1866 (la Civil Rights Act). Mentre i Democratici applaudivano i Repubblicani si compattarono, ripassarono il progetto all'Aula parlamentare facendolo approvare e rovesciando così il veto ripetuto di Johnson[28]. La guerra politica su più vasta scala esplose così in maniera dirompente tra il presidente (alleatosi con gli ex compagni di partito democratici) e i Repubblicani Radicali[29].

Il Congresso respinse la tesi di Johnson, secondo cui egli possedeva il potere riservato al periodo bellico di decidere cosa fosse meglio fare, considerando il caso che la guerra era oramai giunta alla sua conclusione; l'Assemblea decise che era ella stessa l'autorità primaria atta a decidere come far procedere la Ricostruzione, in quanto la Carta Costituzionale affermava che gli Stati Uniti dovevano garantire ad ognuno dei propri Stati una forma di governo in linea con i principi espressi dal repubblicanesimo negli Stati Uniti d'America.

I radical insistettero molto su questo punto, su come cioè dovesse venire realizzata l'opera di Ricostruzione. Le questioni erano molteplici[30]:

  1. chi doveva decidere? Il Congresso o il presidente ?
  2. in che modo avrebbe dovuto operare il repubblicanesimo nel Sud ?
  3. qual era lo status degli ex Stati confederati?
  4. qual era lo status di cittadinanza dei leader della Confederazione?
  5. qual era lo status di cittadinanza e di suffragio dei liberti?
Mappa dei risultati elettorali per il 40º Congresso del 1866: in rosso i Repubblicani; in blu i Democratici.

Le Elezioni di metà mandato negli Stati Uniti d'America del 1866 cambiarono in una maniera significativa gli equilibri di potere, dando ai Repubblicani la maggioranza dei 2/3 sia alla Camera dei Rappresentanti che al Senato e quindi un numero sufficiente di voti per oltrepassare gli eventuali veti presidenziali previsti[31].

Si mossero per mettere in difficoltà Johnson, a causa dei suoi costanti tentativi di contrastare le misure di "Ricostruzione Radical", utilizzando la Tenure of Office Act. Il presidente verrà assolto dal tentativo di "messa in stato d'accusa" (l'impeachment di Andrew Johnson) ma perse definitivamente qualsiasi capacità d'influenza per modellare la politica di Ricostruzione secondo le proprie idee.

Il nuovo Congresso a maggioranza Repubblicana istituì quindi dei distretti militari nelle regioni del Sud e usò il personale dell'esercito per amministrare il territorio fino a quando nuovi governi fedeli all'Unione - che avessero accettato il XIV emendamento e il diritto dei liberti ad esprimere il loro voto - non potessero essere insediati.

L'Assemblea congressuale sospese inoltre temporaneamente la possibilità di votare nei confronti di circa 10-15.000 ex ufficiali secessionisti ribelli, mentre gli emendamenti costituzionali diedero la piena cittadinanza a tutti gli afroamericani e il suffragio agli uomini adulti[32].

Con il potere di votare i liberti cominciarono a partecipare alla vita politica. Mentre molti degli ex schiavi rimanevano analfabeti, molti neri istruiti (compresi gli ex schiavi fuggitivi) si spostarono dal Nord per cercare di aiutarli; iniziarono a farsi avanti anche molti leader naturali. Elessero quindi uomini sia bianchi che neri per rappresentarli nelle Convention costituzionali statali.

Una vignetta che ritrae un Carpetbagger.

Una coalizione Repubblicana composta da liberti, meridionali rimasti favorevoli all'Unione (derisoriamente denominati scalawag dai bianchi Democratici) e gente del Nord emigrata verso Sud (i carpetbagger) - alcuni dei quali stavano tornando da nativi, e per lo più si trattava di veterani dell'esercito unionista - venne organizzata per istituire delle Convention costituzionali. Crearono così nuove Carte Costituzionali statali per imprimere un deciso cambiamento nella direzione che gli Stati sudisti avrebbero dovuto prendere[33].

Fedeltà[modifica | modifica wikitesto]

La questione della lealtà alle istituzioni federali emerse per la prima volta nei dibattiti sorti a proposito della Wade-Davis Bill del 1864. Il disegno di legge richiedeva infatti agli elettori di pronunciare il "giuramento di ferro", testimoniando di non aver mai sostenuto la Confederazione o di non essere stato uno dei suoi soldati.

Perseguendo una politica di "malizia verso nessuno" annunciata nel suo secondo discorso inaugurale[34] Abraham Lincoln chiese agli elettori solamente di continuare a sostenere l'Unione[35]. I radical persero il loro sostegno di base dopo il veto emesso dal presidente sulla legge, ma riacquisteranno tutta la loro forza subito dopo l'assassinio di Abraham Lincoln, avvenuto nell'aprile del 1865.

Suffragio[modifica | modifica wikitesto]

L'Assemblea congressuale dovette considerare su quali modalità ripristinare a pieno regime la rappresentanza all'interno dell'Unione da parte di quegli Stati del Sud che avevano dichiarato unilateralmente la loro indipendenza dagli Stati Uniti, ritirando di conseguenza le proprie rappresentanze parlamentari. Il suffragio da concedere o meno agli ex confederati - macchiatisi di alto tradimento - fu una delle due maggiori preoccupazioni principali.

Si dovette prendere una rapida e chiara decisione sulla questione inerente al fatto se autorizzare solamente alcuni o tutti gli ex comandanti secessionisti a votare e quindi anche a essere assunti in carica. I moderati furono dell'opinione di concedere il voto praticamente a tutti, ma i radicali misero in atto una forte resistenza; imposero ripetutamente l'applicazione del cosiddetto "giuramento di ferro", il solo che avrebbe potuto permettere ai sudisti di accedere al diritto di voto; che nei fatti l'avrebbe fortemente impedito.

Lo storico della guerra civile Harold Hyman afferma che nel 1866 i maggiori membri del Congresso "descrissero il giuramento come l'ultimo baluardo contro il ritorno degli ex ribelli al potere, la barriera dietro la quale si proteggevano gli unionisti e i negri del Sud"[36]. Il leader Repubblicano radical Thaddeus Stevens propose, senza però avere successo, che tutti gli ex confederati perdessero il diritto di voto per almeno 5 anni: il compromesso che venne raggiunto sfavorì in ogni modo gran parte dei capi civili e militari della secessione[37].

Non si è a conoscenza di quante persone abbiano temporaneamente perduto il diritto di esprimersi nelle urne, ma una stima fatta - seppur approssimativa - le fa variare tra i 10 e i 15.000 cittadini su una popolazione bianca totale di circa 8 milioni di abitanti[38].

In secondo luogo, e strettamente collegata alla succitata questione, vi fu la seguente considerazione: se i circa 4 milioni di liberti dovessero cioè venire autorizzati a votare. Il problema fu essenzialmente rappresentato dal modo in cui accoglierli in quanto liberi cittadini; se avessero dovuto essere pienamente considerati come tali occorreva pertanto stabilire una sorta di rappresentanza per la ripartizione di seggi congressuali.

Prima dell'esplosione del conflitto la popolazione schiava era stata conteggiata secondo un valore individuale di 3/5 rispetto ad un bianco libero. Avendo ora 4 milioni di liberti contati come cittadini a pieno titolo il Sud avrebbe guadagnato dei seggi supplementari alla Camera dei Rappresentanti; se invece ai "negri" fosse stato negato il voto e il relativo diritto di assumere un qualsiasi ufficio pubblico, allora in tal caso soltanto i bianchi avrebbero goduto di una rappresentanza.

Monumento in onore della "Grand Army of the Republic", associazione di veterani unionisti organizzatasi al termine del conflitto.

Molti conservatori, tra cui la maggior parte dei sudisti bianchi, i Democratici del Nord e finanche alcuni Repubblicani si opposero al "voto nero"; alcuni Stati nordisti giunsero ad indire dei referendum sull'argomento con un risultato che vide limitata la capacità delle loro comunità nere - una discreta minoranza - di votare.

Lincoln aveva sempre sostenuto una posizione intermedia a proposito per consentire ad alcuni uomini di colore liberi di potersi esprimere politicamente, in special modo rivolta ai veterani dell'esercito unionista; la presidenza di Andrew Johnson ritenne inoltre inizialmente che un tale servizio dovesse essere sicuramente premiato con la cittadinanza. Lincoln propose a suo tempo di dare il voto a "i molto intelligenti, e specialmente a quelli che hanno combattuto con coraggio nelle nostre file"[39].

Già nel 1864 l'allora governatore del Tennessee Andrew Johnson dichiarerà che "la classe migliore di loro andrà al lavoro e si sosterrà, e a quella classe dovrebbe essere permesso di votare, sulla base del fatto che un negro fedele è molto più degno di un uomo bianco che ha tradito la propria patria"[40].

Appena dopo aver assunto il ruolo di presidente nel 1865, Johnson scrisse all'uomo che aveva nominato in qualità di governatore del Mississippi raccomandando:

«Se potessi estendere il suffragio elettorale a tutte le persone di colore che hanno la capacità di leggere la Carta costituzionale in lingua inglese e scrivere correttamente i loro nomi, e a tutte le persone di colore che possiedono dei beni immobili del valore di almeno duecentocinquanta dollari e che pagano le tasse dovute su di essi, riuscirei a disarmare completamente gli avversari [i Radicali al Congresso], oltre che dare un esempio valido che potrebbe venire presto seguito anche da tutti gli altri Stati[41]

Charles Sumner assieme ad Henry Wadsworth Longfellow nel 1863 in una foto di Alexander Gardner.

Charles Sumner e Thaddeus Stevens, leader riconosciuti dei "Radical Republican" inizialmente si mostreranno riluttanti ad affrancare i "Freedmen" rimasti in larga parte analfabeti; il primo anzi dimostrerà di preferire le proposte originarie di richiesta di requisiti imparziali i quali avrebbero imposto delle restrizioni - basandosi sull'alfabetizzazione - sia ai neri che ai bianchi[42].

Credette però di non poter riuscire a far promulgare una legislazione atta a privare i bianchi analfabeti, che già godevano del diritto di voto, del suffragio e quindi l'accesso alle relative cariche pubbliche[43].

Nel Sud molti poveri bianchi rimanevano analfabeti in quanto non esisteva prima della guerra quasi nessuna forma d'istruzione pubblica. Nel 1880 il tasso di analfabetismo bianco si trovava ancora al livello del 25% in Tennessee, Kentucky, Alabama, Carolina del Sud e nella Georgia; arrivando fino al 33% nella Carolina del Nord[44].

Questo dato si può confrontare col tasso nazionale che era del 9% e con la percentuale di analfabetismo nero che superava il 70% in tutto il profondo Sud[45]. Nel 1900 tuttavia, grazie alla grande enfasi posta all'interno della comunità nera nei riguardi dell'istruzione, la stragrande maggioranza degli afroamericani aveva oramai raggiunto la piena alfabetizzazione[46].

Sumner arrivò presto a concludere che "non esisteva una protezione sostanziale per il liberto se non nell'affrancamento". Ciò risultava fortemente necessario, affermerà:

«per la sua stessa protezione; per la protezione dei bianchi unionisti e per la pace durature nel paese; abbiamo messo il moschetto nelle sue mani perché ciò era necessario: per lo stesso motivo dobbiamo dargli il diritto di potersi esprimere seguendo la via imposta dalla democrazia.»

Il completo sostegno al diritto di voto da concedere agli afroamericani fu il risultato di un compromesso in sede parlamentare tra Repubblicani moderati e radical[47].

Soldati combattenti dell'"United States Colored Troops" a Dutch Gap (Contea di Chesterfield) nel 1864.

Essi credettero che la maniera migliore per gli uomini di ottenere la giusta esperienza politica fosse quella di poter essere liberi di votare e quindi di partecipare all'evoluzione del sistema fondato sul repubblicanesimo: approveranno pertanto delle legislazioni le quali consentirono a tutti i liberti di votare[48].

Illustrazione dei "Freedmen" che votano a New Orleans nel 1867.

Nel 1867 i neri votarono per la prima volta. Nel corso della Ricostruzione più di 1.500 afroamericani detennero incarichi pubblici nel Sud; in alcuni casi si trattò di ex schiavi fuggiti precedentemente al Nord e che, dopo aver ottenuto un'adeguata istruzione, erano tornati nel meridione[48].

Non entreranno in carica seguendo il numero rappresentativo della loro proporzione all'interno della popolazione totale, ma spesso eleggeranno dei bianchi (Repubblicani e unionisti del Sud) con l'impegno di rappresentarli[48].

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Femminismo negli Stati Uniti d'America ed Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1872 § Suffragio femminile.

In quest'occasione emergerà per la prima volta anche la questione inerente il suffragio femminile, la quale venne discussa ma alla fine respinta: il voto, principale tra i diritti delle donne, reclamati e inseriti nel programma della prima ondata femminista, si realizzerà solamente nel 1919 - al termine della prima guerra mondiale - a livello federale[49].

Dal 1890 al 1908 praticamente gli Stati Uniti meridionali approveranno nuove Carte costituzionali statali e legislazioni che privarono la maggior parte dei neri e di decine di migliaia di bianchi poveri dei loro diritti civili attraverso nuove registrazioni e regole elettorali (i test di alfabetizzazione e la tassa elettorale fra tutte)[50].

Quando vennero stabiliti tali requisiti amministrativi in alcuni tra gli Stati federati cominceranno ad essere utilizzate le cosiddette "clausole sul nonno" (o "leggi sull'ereditarietà") per poter consentire anche ai bianchi analfabeti di continuare a votare[51].

Trattati con le tribù indiane[modifica | modifica wikitesto]

Le Cinque Tribù Civilizzate che erano state trasferite nel territorio indiano (ora parte dell'Oklahoma) detenevano schiavi neri e firmarono dei trattati a sostegno della Confederazione. Durante la guerra era infuriato lo scontro anche tra indiani pro- e anti-Unione.

Il Congresso approvò uno statuto che autorizzò il Presidente a sospendere gli stanziamenti a qualsiasi tribù se in essa vi si fosse riscontrato "uno stato di effettiva ostilità nei confronti del governo degli Stati Uniti... e, per proclamazione, se e quando dichiarasse che tutti i trattati con tale tribù fossero stati abrogati"(25 USC Sec. 72)[52].

Come componente della Ricostruzione il Dipartimento degli Interni ordinò un incontro di rappresentanti di tutte le tribù indiane affiliate alla Confederazione[53]. Il Consiglio, la "Commissione per il Trattato del Sud", fu tenuto per la prima volta a Fort Smith nel settembre del 1865, venne frequentato da centinaia di indiani che rappresentavano dozzine di tribù.

Nel corso degli anni immediatamente successivi la Commissione negozierà diversi altri trattati con le tribù, il che comporterà ulteriori trasferimenti nel Territorio indiano e la creazione di fatto (inizialmente per trattato) di un Territorio dell'Oklahoma non organizzato.

Presidenza Lincoln[modifica | modifica wikitesto]

A Ride for Liberty - The Fugitive Slaves di Eastman Johnson (1862 circa).
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Abraham Lincoln § Presidenza e Presidenza di Abraham Lincoln § Abolizione della schiavitù.

Eventi preliminari[modifica | modifica wikitesto]

La presidenza di Abraham Lincoln adotterà e tramuterà in legge 2 Confiscation Acts, la prima il 6 agosto del 1861 e la seconda il 17 luglio del 1862; con esse si salvaguardarono gli schiavi fuggiaschi dai territori degli Stati Confederati e che avevano trovato scampo raggiungendo le linee dell'Unione, concedendo loro l'emancipazione indiretta se i loro padroni avessero continuato nel portare avanti l'insurrezione contro gli Stati Uniti. Gli schiavi erano cioè "confiscati" e liberati[54][55][56].

Tali disposizioni premetteranno inoltre la confisca delle terre per la successiva colonizzazione nei confronti di tutti coloro che aiutavano e sostenevano attivamente la ribellione; questi atti legislativi ebbero tuttavia un effetto alquanto limitato, soprattutto per colpa dei bassi finanziamenti approvati dal Congresso, oltre che per la sua applicazione in un modo del tutto insufficiente e finanche gravemente carente da parte del Procuratore generale Edward Bates[56][57][58].

Nell'agosto del 1861 il maggior generale John Charles Frémont, comandante unionista del "Dipartimento dell'Ovest", dichiarò la legge marziale nel Missouri, confiscò tutte le proprietà confederate e liberò i loro schiavi. Il presidente ordinò immediatamente al comandante di rescindere la sua dichiarazione di emancipazione affermando:

«Penso che si possa presentare il grande pericolo che... la liberazione degli schiavi di proprietari traditori arrivi ad allarmare gli amici dell'Unione presenti nel Sud e che quindi li trasformino in avversari - forse in tal modo giungiamo a rovinare la nostra migliore prospettiva per il Kentucky

Dopo che Frémont si rifiutò di far revocare l'ordinanza, il 2 novembre seguente il presidente lo sollevò dal servizio attivo. Lincoln fu principalmente preoccupato per il fatto che gli Stati cuscinetto avrebbero potuto decidersi a uscire a loro volta dall'Unione se agli schiavi fosse stata concessa l'immediata libertà[59].

Il 26 maggio dell'anno seguente il generale unionista David Hunter emancipò gli schiavi nella Carolina del Sud, in Georgia e nella Florida dichiarando ufficialmente che tutte le "persone... fino ad ora detenute come schiave... sono da considerarsi per sempre libere". Ancora una volta imbarazzato dall'ordine, il presidente fece annullare la dichiarazione e le relative emancipazioni[60].

Ritratto del presidente con il testo del Proclama di emancipazione.

Nel frattempo però già il 16 di aprile Lincoln controfirmò un disegno di legge che bandiva definitivamente la schiavitù a Washington, portando in tal modo alla liberazione di circa 3.500 schiavi ancora presenti in città; mentre il 19 di giugno seguente firmò una legislazione che proibiva di fatto la schiavitù in tutti i territori del West[56].

Il 17 di luglio, sotto l'autorità degli Atti di confisca e grazie ad un emendamento atto a modificare la Force Bill del 1795, autorizzerà il reclutamento degli schiavi liberati nell'esercito e il sequestro giudiziario di qualsiasi proprietà confederata avente chiari scopi militari[56][61][62].

Emancipazione graduale e compensazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel tentativo volto a mantenere gli Stati di confine nell'Unione fin dal 1861 il presidente progettò programmi graduali di emancipazione compensati che avrebbero dovuto essere pagati con i titoli di Stato. Lincoln in tal modo sperò che il Delaware, il Maryland, il Kentucky e il Missouri:

«Giungessero ad adottare un sistema di graduale emancipazione che -secondo i piani - avrebbe funzionato come modalità per l'estinzione della schiavitù entro un termine di vent'anni[63]

The Peacemakers di George Peter Alexander Healy illustra la riunione sulla "River Queen", a cui parteciparono William Tecumseh Sherman, Ulysses S. Grant e David Dixon Porter.

Il 26 marzo del 1862 il presidente s'incontrò con il senatore radical Charles Sumner e raccomandò la convocazione di una speciale sessione congiunta del Congresso per discutere dell'aiuto finanziario da concedere a tutti gli Stati di confine che avessero avviato un piano di emancipazione graduale[63].

In aprile vi fu la prima riunione, tuttavia i diretti interessati non sembrarono in alcun modo recettivi, tanto che non diedero alcuna risposta a Lincoln né tanto meno accolsero alcuna proposta di emancipazione sorta dall'Aula[63].

Ancora nel 1865 il presidente sostenne l'emancipazione compensata durante la conferenza svoltasi a bordo del piroscafo River Queen sul fiume Potomac[64][65].

Progetti di colonizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Nell'agosto dl 1862 Lincoln incontrò i leader afroamericani esortandoli a dare il via alla colonizzazione di vaste porzioni di territorio dell'America centrale; pianificò di liberare tutti gli schiavi del Sud attraverso il Proclama di emancipazione, preoccupato per il fatto che i liberti non sarebbero stati trattati alla pari né dai bianchi del Nord né tanto meno da quelli del Sud. Sebbene abbia assicurato che il Governo federale avrebbe comunque sostenuto e protetto le colonie, i massimi esponenti neri declinarono l'offerta[56][63][66].

Molti neri liberi si erano difatti anche in passato opposti a eventuali piani di colonizzazione, desiderando per lo più rimanere negli Stati Uniti. Il presidente provò a insistere nel suo progetto, credendo che la colonizzazione e l'emancipazione facessero parte essenzialmente dello stesso programma. Lincoln ebbe un qualche successo nell'aprile del 1863 con l'invio di coloni neri ad Haiti ed altri 453 nella Provincia di Chiriquí, nell'odierna Panama; tuttavia nessuna delle colonie fu in grado di rimanere autosufficiente[56][63][66].

Un ritratto di Frederick Douglass risalente agli anni 1860.

Frederick Douglass, uno dei più importanti attivisti del movimento per i diritti civili degli afroamericani non mancherà di criticare il fatto che il presidente stava su questo punto "mostrando tutte le sue incoerenze, il suo orgoglio nei riguardi della "razza" e del sangue proveniente dai bianchi americani, il suo disprezzo implicito per i negri e la sua opinione viziata in conclusione da un grande sentimento d'ipocrisia"[56][63][66].

Gli afroamericani, secondo Douglass, pretendevano l'uguaglianza sociale che garantisse i diritti per tutti i cittadini piuttosto che diventare a loro volta dei colonizzatori. Gli storici continuano a discutere sulla questione se Lincoln abbia rinunciato alle proposte di colonizzazione afroamericana alla fine del 1863, oppure se avesse in realtà programmato di proseguire sulla via di questa politica ancora fino al 1865[56][63][66].

Installazione di governatori militari[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal marzo del 1862, nel tentativo di prevenire la Ricostruzione da parte dei radical del Congresso, il presidente installò dei governatori militari in alcuni degli Stati ribelli, ponendoli in tal modo sotto il diretto controllo dell'esercito[67].

Anche se questi non sarebbero stati riconosciuti come legittimi dall'Aula congressuale per un certo lasso di tempo, l'azione portò a tenere le diverse amministrazioni locali sotto la vigilanza presidenziale piuttosto che lasciarle sottoposte alla stretta dei radical, divenuti nel frattempo sempre più aggressivi. Il 3 marzo il senatore Andrew Johnson, un esponente Democratico unionista, divenne il nuovo governatore del Tennessee - il proprio Stato di origine - con il grado di brigadier generale[68].

A maggio Edward Stanly venne nominato governatore militare della regione costiera della Carolina del Nord; egli sarà costretto a dimettersi quasi un anno dopo quando provocò lo sdegno di Lincoln per aver fatto chiudere due scuole riservare ai bambini afroamericani a New Bern.

Dopo aver incaricato George Foster Shepley in qualità di governatore della Louisiana nel maggio del 1862 il fedelissimo del presidente elesse due suoi rappresentanti anti-schiavisti, Benjamin Franklin Flanders e Michael Hahn (a loro volta futuri governatori), inviandoli immediatamente alla Camera dei rappresentanti della Louisiana, la quale interruppe formalmente la propria opposizione a dicembre, votando la conferma delle nomine e facendoli quindi sedere nei seggi loro assegnati.

A luglio, nel frattempo, il colonnello John Smith Phelps fu scelto come governatore dell'Arkansas, ma dovette dimettersi dopo brevissimo tempo a causa delle cattive condizioni di salute.

Caricatura editoriale di Henry Louis Stephens che mostra uno schiavo appena liberato mentre legge il Proclama di emancipazione.

Proclama di emancipazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Abraham Lincoln § Emancipazione degli schiavi.

Nel luglio del 1862 Lincoln finalmente sembrò convincersi di aver bisogno di uno "sbocco militare" favorevole che lo inducesse a infliggere il definitivo colpo mortale alla schiavitù per poter vincere la guerra civile assicurandosi conseguentemente anche le simpatie straniere. I precedenti "Atti di confisca" stavano avendo difatti solo un effetto minimale nell'abolizione effettiva della pratica schiavista.

Il giorno 22 di quello stesso mese scrisse una prima bozza di stampa di quello che sarebbe di lì a poco divenuto il Proclama di emancipazione, il quale libererà in via definitiva tutti gli schiavi negli Stati in rivolta. Dopo aver fatto prendere visione del documento al proprio Gabinetto, saranno fatte approvare delle leggere modifiche al testo.

Un soldato afroamericano in divisa unionista assieme alla famiglia; è stato identificato come il sergente Samuel Smith del 119th USCT[69]

Appoggiandosi a questo punto di forza "ideale" il presidente decise che la sconfitta del tentativo d'invasione confederata del Nord - bloccata con la battaglia di Antietam - sarebbe stata sufficiente per ottenere un pieno successo sul campo, consentendogli così di emettere ufficialmente il proclama preliminare il quale avrebbe concesso ai ribelli 100 giorni di tempo per scegliere di rientrare nell'Unione; in caso contrario sarebbe stato pubblicato il documento vero e proprio in tutta la sua interezza.

La medaglia conferita alle "United States Colored Troops" da parte di Benjamin Butler.

Il 1° gennaio seguente entrò in vigore in via definitiva, specificando che nei 10 Stati rimasti degli Stati Confederati d'America da quel momento in poi gli schiavi sarebbero diventati "per sempre liberi" (forever free).

Il testo (Testo completo su Wikisource) però non fece alcuna menzione a proposito nei riguardi del Tennessee (occupato), del Kentucky, del Missouri, del Maryland e del Delaware (i 4 Stati cuscinetto) e in particolare escluse anche numerose contee in altri Stati, entrate direttamente a far parte della zone di occupazione nell'orbita militare.

In seguito, mano a mano che i Corpi d'armata unionisti avanzavano in territorio nemico, milioni di schiavi furono liberati. Un gran numero di questi liberti si unirono agli eserciti federali finendo presto con l'essere arruolati[70] - nelle "United States Colored Troops" (USCT)[71] a partire dal 23 di maggio - e combattendo in diverse battaglie contro le forze dell'esercito sudista[56].

Vessillo del "22nd United States Colored Infantry" che mostra un soldato afroamericano puntare la baionetta contro un confederato.

Ciò accadde soprattutto al seguito di Ulysses S. Grant a partire dalla Campagna di Vicksburg e di William Tecumseh Sherman nella Campagna di Atlanta.

Durante la Marcia verso il mare di Sherman s'intonerà a più riprese la canzoncina dedicata alla memoria di John Brown: "il corpo di J. B. marcisce nella tomba, ma il suo spirito avanza. Oh, Oh!"[66]. Le truppe di colore saranno tra le prime ad entrare a Richmond nell'aprile del 1865[72].

In molti moriranno a causa delle malattie che devastarono i reggimenti dell'esercito; esplosero difatti autentiche epidemie di vaiolo e febbre gialla: non da ultimo patirono la grave situazione generale di malnutrizione[73].

Piano del 10% per la Louisiana[modifica | modifica wikitesto]

Festeggiamenti per il Proclama di emancipazione nel Massachusetts.

Lincoln non mancò di preoccuparsi di effettuare una rapida e - per quanto più possibile - indolore restaurazione degli ex Stati confederati in seno all'Unione, da realizzarsi appena le armi avessero smesso di sparare.

Già nel 1863 il presidente propose un piano moderato per mettere in atto la Ricostruzione della Louisiana. Il progetto avrebbe concesso l'amnistia ai ribelli che avessero prestato il relativo giuramento di fedeltà nei confronti dell'Unione. Gli agricoltori neri, divenuti oramai liberi, sarebbero rimasti inoltre legati al lavoro di piantagione per almeno un anno ricevendo in cambio obbligatoriamente 10 dollari mensili di paga[74].

La regola impose che solamente il 10% dell'elettorato statale avrebbe dovuto prestare il proprio giuramento di lealtà perché l'intero Stato potesse venire riammesso nell'Assemblea congressuale. I legislatori statali erano infine tenuti ad abolire la schiavitù nella nuova Carta costituzionale.

Dei piani di Ricostruzione per lo più identici avrebbero dovuto venire adottati anche nell'Arkansas e in Tennessee. Nel dicembre del 1864 il progetto presidenziale di Ricostruzione era già stato promulgato in Louisiana, tanto che la sua legislatura aveva mandato 2 senatori e 5 rappresentanti a prendere posto al Congresso[75].

Celebrazione del 150º anniversario del Proclama di emancipazione.

Quest'ultimo tuttavia rifiuterà di conteggiare uno qualsiasi dei voti provenienti da Louisiana, Arkansas e Tennessee; respingendo così nella sostanza il piano moderato di Ricostruzione adottato dalla presidenza di Abraham Lincoln[75].

In quel momento, fortemente sotto il controllo dei suoi membri più radicali, l'Assemblea congressuale propose al suo posto la Wade-Davis Bill - dal nome dei suoi promotori Benjamin Wade e Henry Winter Davis - la quale avrebbe invece richiesto che fosse la maggioranza degli elettori statali ad accettare il giuramento di fedeltà per poter essere riammessi in Aula. Lincoln utilizzò quindi il suo diritto di porre il veto[75].

La spaccatura tra i moderati, che volevano salvare l'Unione e vincere la guerra, e i radicali, che avevano invece l'intenzione di realizzare un rivolgimento più completo all'interno della società meridionale, si allargò a dismisura[75][76].

La lotta tra i radical e il presidente prese così una via di aperta contrapposizione. Lo stesso Frederick Douglass denunciò il programma elettorale del 10% tacciandolo di essere anti-democratico, dal momento che la riammissione e la lealtà dello Stato dipendevano soltanto da un voto di minoranza[77].

Tra i massimi capi e portavoce dei radical si distinsero in questa prima fase e nelle successive:

Vignetta del giornale illustrato di Frank Leslie: "L'ultimo oltraggio di Ulysses S. Grant commesso contro il popolo della Louisiana; come, con la nazione stanca della Ricostruzione, ha dato vita al presidente solitario che protegge i diritti civili dei negri". 23 gennaio del 1875.

Legalizzazione del matrimonio tra schiavi[modifica | modifica wikitesto]

Un Atto di matrimonio rilasciato dal "Bureau of Refugees, Freedmen and Abandoned Lands" nella Contea di Wilson, 1866.

Precedentemente al 1864 il matrimonio contratto dagli schiavi non venne mai riconosciuto legalmente e in questo caso l'emancipazione non ebbe alcun effetto immediato[20].

Quando furono liberati molti però si sposarono ufficialmente. Prima del 1863 gli schiavi non potevano stipulare contratti, veniva loro precluso pertanto anche quello matrimoniale; in ogni caso non tutti i liberti formalizzarono le loro unioni. Alcuni continuarono a disporre di matrimoni o rapporti Common law, riconosciuti solamente all'interno della propria comunità di appartenenza[78].

Il riconoscimento matrimoniale da parte delle istituzioni statali contribuirà in ogni modo di pari passo a far aumentare anche il riconoscimento da parte dello Stato degli ex schiavi in qualità di persone libere come attori legali e alla fine aiutò in maniera notevole il caso dei diritti dei genitori sui figli nell'ambito professionale, contrastando quindi la pratica dell'apprendistato forzoso dei bambini neri[79].

Bambini afroamericani nella Carolina del Sud (anni 1870).

Inizialmente molti di loro furono legalmente strappati alle loro famiglie con il pretesto di fornire loro "protezione, vitto e alloggio nelle abitazioni della cosiddetta buona società" fino al raggiungimento della maggiore età a 21 anni.

Questo stato di cose si concretizzò specialmente in Georgia con la Apprentice Act del 1866 e secondo il quale si sarebbe trattato di adozione temporanea: nella realtà dei fatti era invece uno sfruttamento del lavoro infantile, con i bambini utilizzati massicciamente come fonte di lavoro non pagato e di conseguenza assai redditizia per i piantatori bianchi[80].

Freedmen’s Bureau[modifica | modifica wikitesto]

Il presidente mentre parla ai "Freedmen" durante la sua visita a Richmond avvenuta nei primi giorni di aprile del 1865.

Il 3 marzo del 1865 venne sottoscritta la Freedmen's Bureau Bill, un provvedimento legislativo sponsorizzato dai Repubblicani per aiutare i liberti e i rifugiati bianchi americani.

Si creò un ufficio federale appositamente istituito per fornire cibo, vestiti, carburante e consigli sulla negoziazione dei contratti di lavoro; esso cercò di sorvegliare le nuove relazioni instauratesi tra i liberti e i loro ex padroni all'interno di un mercato del lavoro divenuto libero.

La legge, senza avere alcun ossequio nei riguardi del colore della pelle umana, autorizzò il Bureau ad affittare i terreni confiscati per un periodo di 3 anni e a venderli in porzioni fino a 40 acri (corrispondenti a circa 16 ettari) per acquirente[81].

I compiti dell'ufficio avrebbero dovuto scadere un anno dopo la fine della guerra; l'assassinio di Abraham Lincoln avvenne però prima che il presidente avesse il tempo di nominare un commissario d'ufficio.

Nel mito popolare si sostenne che l'Atto avrebbe permesso di offrire "40 acri e un mulo" a chiunque ne avesse fatto richiesta, compresi tutti gli schiavi che avessero promesso di occuparsene.

Molti insegnanti del nord si trasferiranno a Sud per fornire un'istruzione elementare e la necessaria formazione professionale alla popolazione nera appena liberata.

Con l'apporto sostanziale di questo stesso ufficio presidenziale gli schiavi recentemente liberati vennero aiutati a poter esprimere autonomamente il proprio voto, oltre che a formare veri e propri partiti politici e ad assumere il controllo del mercato del lavoro in molte aree del paese occupate.

Esso inoltre sostenne l'avvio di un cambio di potere in tutto il profondo Sud, inaugurando oltretutto il sistema delle storiche università afroindiane, tanto da attirare l'attenzione nazionale sia dei Repubblicani del Nord (interessati) che dei Democratici conservatori meridionali (per lo più spaventati dai possibili effetti)[82].

Ciò risulterà esser particolarmente evidente nelle Elezioni presidenziali del 1868, svoltesi sull'accesa competizione tra Ulysses S. Grant e Horatio Seymour (il presidente incumbent Andrew Johnson non riuscirà difatti ad ottenere la nomina Democratica), dove quasi 700.000 elettori afroamericani votarono, influenzando così in maniera decisiva la tornata elettorale la quale vedrà la vittoria finale di Grant con quasi 300.000 voti di scarto.

Ma anche con i benefici che distribuì ai liberti, il Freedmen's Bureau non sarà in grado di operare efficacemente in alcune delle maggiori aree depresse del Sud; terrorizzando gli ex schiavi che avevano tentato di votare, ottenere un ufficio politico o di ottenere per sé una porzione di terra coltivabile, gli incappucciati notturni del Ku Klux Klan assunsero rapidamente la rilevanza di essere l'antitesi militante e terrorista del "Freedmen's"[83].

Divieto della discriminazione basata sul colore della pelle[modifica | modifica wikitesto]

In concomitanza con il "Freedmen's" venne controfirmata anche un'altra legislazione atta ad ampliare i diritti per gli afroamericani. Lincoln fece personalmente vietare una qualsiasi forma di discriminazione basata sul colore della pelle nell'ambito del servizio postale, dei trasporti pubblici a Washington e, non da ultimo, nelle retribuzioni disposte per i soldati[84].

Conferenza di pace del febbraio 1865[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Abraham Lincoln § Ricostruzione.
La "Conferenza di Hampton Roads" si tenne a bordo della "River Queen" a Fort Monroe.

Il 3 febbraio del 1865 nella regione di Hampton Roads - in Virginia - il presidente, assieme al Segretario di Stato William H. Seward, incontrò 3 rappresentanti sudisti per discutere della ricostituzione dell'unità nazionale e della cessazione definitiva delle ostilità da parte confederata.

La delegazione meridionale comprese il vicepresidente secessionista Alexander Hamilton Stephens, l'ex giudice associato della Corte suprema degli Stati Uniti d'America John Archibald Campbell e dall'ex Segretario di Stato nonché presidente del Senato confederato Robert Mercer Taliaferro Hunter.

Questi si arroccarono però sulla proposta di un riconoscimento formale degli Stati Confederati d'America, con in più un'aggressione congiunta contro il Messico per estromettere il neo-dittatore fantoccio stabilito fin dal 1863 dal Secondo Impero francese, Massimiliano I del Messico; e infine uno status subordinato alternativo di servitù debitoria per i neri al posto della schiavitù[85].

Lincoln respinse categoricamente una qualsiasi forma di riconoscimento della Confederazione dei "ribelli traditori" e disse che tutti gli esseri umani liberati dal suo proclama di emancipazione non sarebbero mai più stati ridotti in schiavitù, in nessuna delle forme in cui questa poteva trasformarsi attraverso un fasullo cambio di nome[86].

Dichiarò inoltre che gli Stati dell'Unione stavano per far approvare il XIII emendamento il quale avrebbe bandito per sempre la schiavitù negli Stati Uniti d'America[87]

Il presidente esortò quindi il futuro governatore della Georgia a rimuovere il più presto possibile le truppe secessioniste dal proprio territorio e a "sottoporre a ratifica questo emendamento costituzionale in prospettiva, in modo da farlo entrare in vigore - diciamo - entro un periodo di tempo massimo di 5 anni: la schiavitù è storicamente condannata!"[88].

Lincoln solleciterà anche la riproposizione di un'emancipazione compensata per rifondere in parte i proprietari di schiavi, poiché pensava che il Nord dovesse essere disposto a condividere i costi della "libertà" sul suolo nazionale. Sebbene l'incontro sia espresso in una maniera complessivamente cordiale, le parti non si accordarono per la risoluzione di nessuna delle questioni poste sul tavolo delle trattative[89].

La cerimonia d'inaugurazione dell'amministrazione statale del governatore della Florida Marcellus Lovejoy Stearns alla presenza di Harriet Beecher Stowe nel 1874.

Dibattito sull'eredità storica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Abraham Lincoln § Reputazione storica, Presidenza di Abraham Lincoln § Ricostruzione e Presidenza di Abraham Lincoln § Reputazione storica e eredità.

Il presidente continuerà a sostenere il suo "piano del 10%" per la Louisiana come modello da applicare anche a tutti gli altri Stati secessionisti, questo fino al suo assassinio avvenuto il 14-15 aprile del 1865. Il progetto contribuirà infine ad avviare con successo il processo di Ricostruzione attraverso la ratifica del XIII emendamento.

Lincoln viene generalmente interpretato dagli studiosi della storia statunitense come colui che assunse per se stesso la posizione più moderata, affermando che sarebbe stato pronto a combattere a viso aperto contro le posizioni dei Radical Republicans. Sussiste nonostante ciò un considerevole dibattito sul modo in cui il presidente, se avesse avuto la ventura di sopravvivere, avrebbe gestito il Congresso durante il processo di Ricostruzione avviato subito dopo la fine della guerra civile[75].

Un ampio campo di studi storici sostiene che la flessibilità, il pragmatismo e le capacità politiche decisamente superiori alla media di Lincoln in ambito congressuale avrebbero risolto il traumatico periodo post-bellico con molta meno difficoltà rispetto a quanto in realtà poi accadde[75].

L'altra versione invece crede che i radicali avrebbero comunque provato a bloccarlo in tutti i modi possibili a loro disposizione e quindi a renderlo totalmente impotente di fronte ai fatti e ai diversi nodi situazionali venutesi via via a creare, proprio come fecero con il suo successore nel 1868 tentando l'impeachment di Andrew Johnson[90].

Presidenza Johnson[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Andrew Johnson § Ricostruzione.

La rabbia del Nord esplosa prepotentemente a seguito dell'omicidio del loro presidente perpetrato da quella che venne definita come "una cospirazione di fanatici sudisti a difesa di posizioni divenute oramai completamente antistoriche e condannate dall'intera società civile" - e alimentata ulteriormente dall'immenso costo umano di "una guerra fratricida voluta e scatenata esclusivamente dal Sud" - portò all'immediata richiesta di politiche fortemente punitive[91].

Il Vicepresidente in carica, Andrew Johnson, assunse fin da subito una linea dura parlando dell'impiccagione di tutti i confederati ribelli; ma quando si trovò costretto a succedere a Lincoln in qualità di Presidente prese rapidamente una posizione molto più morbida, concedendo il perdono a molti dei leader secessionisti[91].

Gli ultimi preparativi prima dell'impiccagione di Henry Wirz, il comandante della prigione di Andersonville.

Jefferson Davis rimase detenuto in un carcere-fortezza per quasi 2 anni, mentre altri non lo furono mai. Sostanzialmente non vi erano prove su un presunto alto tradimento messo in atto consapevolmente; solamente una persona, il capitano Henry Wirz, comandante della prigione di Andersonville (un autentico campo di concentramento), verrà fatto giustiziare per aver commesso crimini di guerra.

Il punto di vista eminentemente conservatore di Johnson sulla Ricostruzione non incluse in alcun modo il coinvolgimento degli afroamericani o di ex schiavi nei governi statali, rifiutandosi oltretutto di prestare la minima attenzione alle preoccupazioni espresse dal Nord quando le Assemblee legislative del Sud implementarono i cosiddetti codici neri, i quali stabilivano per i liberti uno status civile di molto inferiore rispetto a quello goduto da tutti gli altri cittadini[8].

L'autore J. D. Smith sostiene che "Johnson tentò in ogni caso di portare avanti quelli che considerava i piani di Lincoln per la Ricostruzione"[92]. E. L. McKitrick afferma che per tutto il 1865 il neo-presidente sostenne fortemente e con estrema decisione l'operato del Partito Repubblicano: "era naturalmente rivolto - ne faceva anzi parte integrante - verso il grande settore moderato dell'opinione unionista nel Nord, da cui ne poteva trarre il suo più grande conforto"[93].

R. A. Billington dice che "una corrente politica, quella dei Repubblicani posti sotto la guida dei presidenti Abraham Lincoln prima e di Andrew Johnson poi, favorì una linea espressamente moderata nei riguardi del Sud"[94]. I biografi di Lincoln Randall e Current hanno sostenuto:

«È assai probabile che se fosse vissuto Lincoln avrebbe seguito una politica del tutto simile a quella attuata poi da Johnson, si sarebbe quindi scontrato con i Radicali del Congresso, ed avrebbe prodotto un risultato migliore per i liberti di quanto poi accadde in realtà; le sue abilità politiche lo avrebbero inoltre aiutato ad evitare i gravi errori di valutazione compiuti da Johnson[95]

Gli storici concordano sul fatto che Johnson fosse un politico largamente incapace e incompetente, che perse tutti i vantaggi a lui favorevoli in partenza con le sue mosse maldestre. Ruppe i rapporti con l'Assemblea congressuale all'inizio del 1866, diventando sempre più provocatorio e insolente nei riguardi dei delegati popolari, sperimentando il muro contro muro alla cocciuta ricerca di far bloccare l'applicazione delle leggi sulla Ricostruzione approvate dall'Aula. Visse in un costante conflitto con i Radical Republicans sullo status da assegnare ai liberti e ai bianchi del Sud sconfitto[96].

Sebbene rassegnatisi all'abolizione della schiavitù, molti ex confederati non erano invece in alcun modo disposti ad accettare né i cambiamenti sociali loro imposti né tanto meno il predominio politico degli ex schiavi. Usando le parole di Benjamin Franklin Perry, la scelta presidenziale provvisoria di Governatore della Carolina del Sud:

«In primo luogo il negro deve essere investito di tutto il potere politico; quindi, come sua diretta conseguenza, va elaborato il risultato dell'antagonismo vigente tra gli interessi del capitale e quelli della forza-lavoro

(Barney, William L., The Passage of the Republic: An Interdisciplinary History of Nineteenth-Century America (1987), p. 245.)

I timori dell'élite dei piantatori ex schiavisti - per lo più conservatori - e di altri importanti cittadini bianchi vennero tuttavia attenuati grazie alle azioni intraprese dal presidente, il quale si assicurò che non si verificasse una ridistribuzione massiccia della terra dai grandi proprietari ai liberti.

Illustrazione raffigurante un ufficio del Freedmen's Bureau a Memphis nel 1866.

Johnson ordinerà che i terreni sottoposti a confisca o abbandonati e amministrati dal Freedmen's Bureau non fossero consegnati agli ex schiavi che vi avevano fino ad allora lavorato, ma che venissero invece restituiti ai proprietari legittimi "perdonati".

Fu quindi restituita un'ampia porzione di terreni che erano stati incamerati in seguito agli Atti di confisca approvati dal Congresso nel 1861 e nel 1862.

Uomini liberi e codici neri[modifica | modifica wikitesto]

Un poster del 1866 che attacca il Freedmen's Bureau: il "negro" pigro e fannullone osserva compiaciuto le dure fatiche a cui è costretto il lavoratore bianco.

I governi dei paesi del Sud misero rapidamente in atto le restrizioni costituite dai cosiddetti Codici neri; essi vennero però già fatti abolire in larga parte nel 1866, e in più raramente ebbero degli effetti significativi, in quanto fu sempre il Freedmen's Bureau e non i tribunali bianchi locali a gestire gli affari legali degli schiavi liberati.

I Black Codes avranno tuttavia la forza e capacità d'indicare quali fossero le intenzioni dei bianchi meridionali nei confronti degli ex schiavi, indirizzando con decisione verso una pratica di segregazione razziale negli Stati Uniti d'America[97].

I liberti avrebbero avuto più diritti rispetto agli stessi afroamericani liberi nel periodo prebellico, ma ancora una serie limitata di diritti civili, che li ponevano in una posizione di fatto inferiore: formalmente residenti, ma soltanto "esseri umani di seconda classe", privi del diritto di voto e della cittadinanza[98].

Non avrebbero inoltre potuto possedere armi da fuoco (come peraltro garantito invece dal II emendamento per la difesa personale, servire in un Grand jury che si occupasse di un caso giudiziario coinvolgente i bianchi: infine non si sarebbero potuti trasferire in altre regioni senza prima aver ottenuto la garanzia data da un'occupazione retribuita garantita[99].

I Codici neri indigneranno - ancora una volta - l'opinione pubblica del Nord. Saranno abrogati grazie alla promulgazione della prima Civil Rights Act la quale conferirà a tutti i liberti la piena uguaglianza di fronte alla legge e quindi il diritto ad un equo processo (anche se non ancora il dritto di voto)[100].

I "Freedmen" - gli "uomini liberi" - con il forte sostegno del Freedmen's Bureau respinsero i modelli di lavoro di gruppo che erano sempre stati utilizzati durante la lunga epoca schiavista; al suo posto preferirono le associazioni di impieghi professionali basati sul nucleo familiare allargato. Costrinsero quindi i piantatori a contrattare per ottenere la loro manodopera[101].

Tale contrattazione condusse presto all'istituzione del sistema della mezzadria, la quale diede ai liberti una maggiore indipendenza economica ed autonomia sociale rispetto al lavoro di gruppo. Tuttavia, poiché mancavano di capitale, mentre i piantatori continuavano a possedere i mezzi di produzione (attrezzi, animali da tiro e terra) si trovarono costretti a produrre principalmente colture da reddito (principalmente cotone) per i proprietari terrieri e i commercianti; entrarono così in un sistema di credito completamente vincolato al raccolto realizzato[102].

La diffusa povertà, l'interruzione di un'economia prevalentemente agricola troppo dipendente dalla monocoltura cotonifera e il calo del suo prezzo nel mercato porteranno nel giro di pochi decenni all'abituale indebitamento della maggioranza dei "freedmen", oltre che all'estrema indigenza di molti coltivatori[103].

I funzionari provenienti dal Nord stilarono vari rapporti inerenti alle condizioni di vita a cui si ritrovarono costretti gli afroamericani rimasti nel Sud. Una delle valutazioni più severe provenne da Carl Schurz, che riferì approfonditamente della situazione esistente lungo tutto il territorio degli Stati Uniti meridionali della costa del Golfo del Messico (Florida, Alabama, Mississippi, Louisiana e Texas).

Razzismo, segregazione, violenza sessuale, linciaggio e terrorismo[modifica | modifica wikitesto]

Un agente del Freedmen's Bureau si trova tra gruppi armati di bianchi e Freedmen in questo disegno del 1868 di Harper's Weekly.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Razzismo negli Stati Uniti d'America, Segregazione razziale negli Stati Uniti d'America, Linciaggio negli Stati Uniti d'America § Ricostruzione (1865-77) e Storia del Ku Klux Klan.

Il suo resoconto documentò inoltre dozzine di esecuzioni extra-giudiziarie: la relazione sostenne che migliaia di afroamericani vennero barbaramente fatti assassinare[104]:

«Il numero di omicidi e aggressioni volte alla violenza fisica perpetrati sui negri è molto grande; possiamo formulare solo una stima approssimativa di ciò che sta accadendo in quelle parti del Sud che non sono strettamente presidiate dalle forze armate - e dalle quali non vengono ricevute delle relazioni regolari - da ciò che avviene sotto gli stessi occhi delle nostre autorità militari.

Per quanto riguarda la mia esperienza personale menzionerò solo il fatto che durante i miei due giorni di soggiorno ad Atlanta, un negro è stato pugnalato con effetti fatali per la strada, che tre di loro sono stati avvelenati, uno dei quali è morto. Mentre mi trovavo a Montgomery un negro è stato gravemente ferito alla gola con un coltello, evidentemente con l'intenzione dichiarata di assassinarlo, mentre un altro è stato ucciso.

Diversi documenti allegati a questo rapporto forniscono un resoconto del numero di casi capitali che si sono verificati in determinati luoghi durante un certo periodo di tempo. È triste venire a sapere che la perpetrazione di tali atti criminosi non sia limitata a quella classe di persone che potrebbe essere chiamata la "marmaglia delinquenziale"»

(Carl Schurz, Report on the Condition of the South, December 1865 (U.S. Senate Exec. Doc. No. 2, 39th Congress, 1st session).)

Il rapporto incluse anche testimonianze giurate di soldati e funzionari, sia bianchi che neri, del Freedmen's Bureau. A Selma il maggior J. P. Houston fece osservare come i bianchi avessero ammazzato almeno 12 afroamericani nel distretto di propria competenza: nessuno dei criminali venne mai processato.

Il 24 ottobre 1874 il fumetto di Harper's Magazine di Thomas Nast denuncia gli omicidi di innocenti neri da parte del Ku Klux Klan e della White League coalizzatisi.

Accadde anche che un numero rilevante di altri di questi omicidi a sfondo razziale non divennero mai dei casi ufficiali. Il capitano Piollon ebbe modo di descrivere le "pattuglie dei vigilantes bianchi" operanti nell'Alabama Sud-occidentale:

«A bordo di alcune barche; dopo che le barche se ne sono andate, appendono, sparano o annegano le vittime che possono trovare su di loro, e tutti quelli che si trovano sulle strade o scendono lungo i fiumi sono quasi invariabilmente assassinati.

I liberti così disorientati e terrorizzati non sanno più cosa fare: partire equivale alla morte; rimanere significa subire l'aumento del peso imposto loro dal crudele sorvegliante - il cui unico interesse è l'esecuzione del lavoro - rinchiudendoli in un sistema che soltanto un'ingegnosità disumana può escogitare.

Da qui la pratica illegale della fustigazione e finanche l'omicidio, i quali vengono commessi per intimidire ancor più coloro che temono di rimanere vittime di una morte terribile, mentre le cosiddette pattuglie di vigilantes con i cani da caccia, i traditori negri e le spie, travestiti da yankee, sorvegliano costantemente queste persone estremamente sfortunate»

([21].)

Gran parte degli atti di violenza perpetrati contro gli afroamericani venne modellata da vasti e radicati pregiudizi di genere; le donne nere si ritrovarono in una situazione particolarmente vulnerabile: convincere un uomo bianco del fatto che aggredire le donne di colore fosse un reato in questo periodo risultò estremamente difficoltoso. La violenza sessuale nei loro confronti si fece largamente comune: la colpevolezza era dalla loro parte in quanto "provocatrici"![21]

Il sistema giudiziario di tutto il Sud verrà velocemente interamente ridisegnato per fare di uno dei suoi scopi primari la coercizione degli afroamericani, volta a conformarli alle abitudini sociali segregazioniste e razziste e alle richieste di lavoro dei bianchi il quale era per lo più una forma di sfruttamento palese della forza-lavoro nera.

I procedimenti penali che tentarono di denunciare un tale stato di cose furono ampiamente scoraggiati - utilizzando le minacce sia per via indiretta che diretta se necessario - e dall'altra parte gli avvocati difensori chiamati a proteggere i neri dalle accuse di reati minori (generalmente contro il patrimonio e la proprietà) furono sempre difficili da trovare.

In questi casi l'obiettivo primario dei tribunali di contea era un processo rapido e semplice, con conseguente condanna del "negro" all'unanimità da parte di Grand jury composti esclusivamente da bianchi. La maggioranza dei neri non fu in grado di pagare né multe né tanto meno cauzioni e pertanto la pena più comune era da 9 mesi a un anno in una miniera o in un campo di legname, ridotti nei fatti nuovamente alla schiavitù[105].

L'intero sistema legale meridionale risultò essere falsificato per generare nuovi tipi iniqui di tassazione e chiedere ricompense ai privati bianchi che volevano ottenere un certo tipo di verdetto a loro favorevole: la presenza di una diffusa corruzione dell'apparato giudiziario si rivelò un fatto del tutto comune. Le leggi in tal modo non vennero prodotte per garantire la sicurezza pubblica di tutti, ma per mantenere la supremazia della "razza bianca"[106].

Le donne nere in particolar modo furono "socialmente costruite" - nel pregiudizio e nella discriminazione - come "sessualmente avide" e affette da ninfomania e, dal momento che vennero raffigurate con ben poca "virtù" naturale, la società viziata da una forma di razzismo intrinseco sostenne con forza il luogo comune che esse non potevano in alcun caso rimanere vittime di violenza: se erano violentate era solo perché lo volevano![106]

Illustrazione dei disordini razziali di Memphis avvenuti nel 1866[107] i quali ebbero un bilancio finale di 46 neri e 2 bianchi uccisi, 75 neri feriti, oltre 100 persone nere derubate, 5 donne nere violentate e 91 case, 4 chiese e 8 scuole bruciate nella comunità nera[108].

Un rapporto indica 2 liberte, Frances Thompson e Lucy Smith, descrivendo la violenza sessuale scatenatasi contro di loro nel corso dei disordini razziali di Memphis[109] scoppiati del 1866[110]; rimarranno tuttavia assai vulnerabili anche in tempi di relativa normalità.

Le aggressioni sessuali contro le donne afroamericane saranno talmente pervasive - in particolare da parte dei loro datori di lavoro bianchi - da indurre gli uomini di colore a tentare di ridurre quanto più possibile i contatti tra i maschi bianchi e le femmine nere, facendo in modo che le donne della propria famiglia evitassero di svolgere un'attività lavorativa strettamente sorvegliata dai bianchi[111].

Ma anche gli uomini afroamericani saranno presto "interpretati" come pericolosamente aggressivi in ambito sessuale e le dicerie sulle loro supposte minacce alla "purezza virtuosa delle giovani donne bianche" verranno rapidamente utilizzate come un pretesto sempre valido per dare il via ad un linciaggio di massa o alla castrazione forzata, eseguita non da medici competenti bensì dai "protettori" delle donne bianche riuniti in gruppi auto-nominatisi "cavalieri": le Red Shifts, i Cavalieri della Camelia bianca, la White League e, non da ultimi, i terroristi incappucciati del Ku Klux Klan e i fautori suprematisti del potere bianco[21].

Risposte dei moderati[modifica | modifica wikitesto]

Durante l'autunno del 1865 i Radical Republicans bloccarono la riammissione degli ex Stati ribelli al Congresso, in risposta ai codici neri e ai preoccupanti segnali di riavvicinamento alla pratica schiavista - tramite sfruttamento e violenza generalizzata - in corso d'opera in tutto il profondo Sud[112].

La presidenza di Andrew Johnson tuttavia si accontentò di permettere agli ex Stati Confederati d'America di rientrare nell'Unione fintanto che i loro governi statali potessero adottare il XIII emendamento il quale rendeva esecutivo l'abolizionismo negli Stati Uniti d'America[112].

Il 6 dicembre l'emendamento fu sottoposto a ratifica e il presidente cominciò a prendere in considerazione i successivi passi volti alla Ricostruzione; Johnson stava nei fatti seguendo la politica - rimasta sempre moderata - di Ricostruzione presidenziale diretta dalla presidenza di Abraham Lincoln le cui premesse si erano già iniziate a vedere a partire dal 1863. Lo scopo ultimo sarebbe stato quello di ottenere la riammissione degli Stati sudisti nell'Unione il più presto possibile[112].

L'Assemblea congressuale tuttavia, controllata stabilmente dai radical guidati da Charles Sumner al Senato e da Thaddeus Stevens alla Camera dei Rappresentanti, parve avere fin da subito ben altri piani[112].

Il giorno 4 dicembre respinse il programma moderato di Ricostruzione presidenziale presentato da Johnson ed organizzò la "Commissione mista per la ricostruzione" (United States Congress Joint Committee on Reconstruction) composta da 15 membri, per definire i requisiti di Ricostruzione per gli Stati del Sud da ripristinare[112].

Nel gennaio seguente il Congresso rinnovò le prerogative del Freedmen's Bureau; già a febbraio Johnson, attraverso il suo ufficio di presidenza, pose il veto alla Freedmen’s Bureau Bill. Sebbene egli dimostrasse una qualche simpatia nei riguardi delle condizioni dei liberti, rimase fermamente contrario all'assistenza federale verso di loro. Un primo tentativo di ignorare il veto fallì il giorno 20, con la conseguente indignazione da parte dei radical[112].

Come risposta entrambe le Aule parlamentari approvarono una risoluzione congiunta per non consentire ad alcun senatore o rappresentante sudista l'ammissione al proprio seggio fino a quando l'Assemblea non avesse deciso quando la Ricostruzione avrebbe dovuto essere considerata completata[112].

Una foto di Lyman Trumbull.

Ma anche lo stesso senatore Lyman Trumbull dell'Illinois, leader acclarato dei Repubblicani moderati, si considerò gravemente offeso di fronte ai codici neri tanto da proporre la prima legge sui diritti civili in quanto "l'abolizione della schiavitù era niente più che una scatola vuota sè":

«devono esser messe in atto delle leggi le quali costringono a privare le persone di discendenza africana di privilegi che sono essenziali per gli uomini liberi... Una legge che non consente ad una persona di colore di andare da una contea all'altra, ed un'altra che non gli consente di detenere proprietà, insegnare, predicare, sono certamente leggi in violazione dei diritti primari di un uomo libero... Lo scopo di questo disegno di legge è pertanto quello di distruggere tutte queste discriminazioni»

([113].)

Il punto legislativo focale fu costituito dalla sezione di apertura:

«Tutte le persone nate negli Stati Uniti... sono dichiarate cittadine degli Stati Uniti; e tali cittadini di ogni razza e colore, senza riguardo a precedenti condizioni di schiavitù... avranno lo stesso diritto in ogni Stato... di fare e far rispettare i contratti, di intentare cause penalmente rilevanti, essere parti dell'apparato sia difensivo che giudicante e di fornire prove d'accusa o di difesa, ereditare, acquistare, affittare, vendere, detenere e trasmettere proprietà reali e personali... ed il pieno ed uguale beneficio di tutte le leggi e i procedimenti per la sicurezza della persona e della proprietà, come goduto dai cittadini bianchi, e sarà soggetto a punizione, pena e sanzioni come tutti gli altri, senza nessuna legge, statuto, ordinanza, regolamento o consuetudine che invece vogliano proporre il contrario»

([114].)

Tale progetto legislativo non contemplò in un primo tempo anche il diritto di voto; la legge sui diritti civili venne in ogni caso rapidamente approvata dall'Assemblea: l'Aula senatoriale il 2 di febbraio votò 33 contro 12, la Camera il 13 di marzo 111 contro 38.

Il presidente, grazie all'uso del proprio diritto di veto, getta il "Freedmen's Bureau" a calci fuori dalla Casa Bianca. Illustrazione di Thomas Nast.

Veti presidenziali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Andrew Johnson § Scontro con il Congresso.

Sebbene fortemente sollecitato dai moderati a favore della controfirma del progetto legislativo sui diritti civili, il presidente ruppe definitivamente con l'intera Assemblea congressuale ponendo su di esso il proprio diritto di veto il 27 marzo del 1866.

Nel messaggio di risposta inviato alle Camere spiegò di opporsi alla misura da adottare in quanto avrebbe conferito la piena cittadinanza ai liberti in un momento in cui 11 Stati federati non venivano adeguatamente rappresentati in Aula, mentre i rimanenti cercavano di fissare una legge federale attraverso la quale sarebbe divenuta effettiva "una perfetta uguaglianza delle razze bianche e nere in ogni Stato dell'Unione".

Johnson affermò che si trattava di un'invasione da parte dell'autorità federale dei "diritti degli Stati", che ciò non trovava alcun mandato di riferimento all'interno della Costituzione degli Stati Uniti d'America ed era inoltre contrario a tutti i precedenti presi in esame: si trattava pertanto di un "passo verso la centralizzazione e a concentrazione del potere legislativo nella sua interezza nelle mani del Governo federale"[115].

Il Partito Democratico, auto-proclamatosi "partito degli uomini bianchi", sia a Nord che a Sud sostenne i rilievi fatti da Johnson e lo appoggiò[116]. I Repubblicani tuttavia annullarono il suo veto, il Senato con il voto stretto di 33 contro 15, mentre la Camera con 122 contro 41; la prima legge sui diritti civili venne così promulgata.

Subito dopo il Congresso approvò anche una nuova Freedmen’s Bureau Bill modificata; e anche questa volta il presidente rapidamente pose il veto; ma, come già era accaduto in precedenza, le due Aule parlamentari ebbero abbastanza sostegno per farlo annullare[117].

L'ultima proposta dei moderati fu quella inerente il XIV emendamento, il cui principale relatore fu il deputato John Bingham dell'Ohio. Esso fu inizialmente progettato per inserire le disposizioni chiave del Civil Rights Act (1866) nella Carta costituzionale; ma al termine del suo passaggio allo studio delle Camere si ritrovò ad andare ben oltre.

Estese difatti il diritto della cittadinanza a tutti coloro che nascevano all'interno del territorio degli Stati Uniti d'America (norma rimasta poi sempre valida), a esclusione dei turisti e degli abitanti della riserva indiana, penalizzando di fatto quegli Stati che non avevano ancora concesso il diritto di voto ai liberti e soprattutto creò nuovi diritti civili federali che avrebbero quindi potuto essere protetti dalle corti giudiziarie.

Garantì inoltre il pagamento del debito di guerra federale e promettendo che il debito confederato non sarebbe mai stato pagato. Johnson utilizzò tutta la sua influenza nel tentativo di far bloccare l'emendamento nelle Assemblee legislative statali, in quanto per la sua ratifica ne veniva richiesta l'accettazione di almeno 3/4 degli Stati: alla fine l'emendamento venne ratificato.

Lo sforzo di compromesso con il presidente, messo in atto dai moderati, fallì, di conseguenza scoppiò un'accesa lotta politica tra i Repubblicani (sia radicali che moderati) da una parte e Johnson con i suoi alleati Democratici del Nord dall'altra, con l'aggiunta dei vari raggruppamenti conservatori - che utilizzavano nomi diversi - ben presenti in ognuno degli Stati Uniti meridionali.

Composizione del 40º Congresso degli Stati Uniti d'America in percentuale per Stato

     80,1-100% Democratici

     80,1-100% Repubblicani

     60,1-80% Democratici

     60,1-80% Repubblicani

     Fino al 60% Democratici

     Fino al 60% Repubblicani

Radical al potere[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Andrew Johnson § Ricostruzione dei Radical.

Preoccupati per il fatto che il presidente iniziasse a considerare il Congresso "un corpo illegale" e volesse provare a rovesciarne il governo decisionale, i Repubblicani presero saldamente nelle proprie mani il controllo delle politiche della Ricostruzione subito dopo le elezioni di metà mandato del 1866[118]. Johnson ignorò bellamente il mandato politico uscito dalle urne e anzi incoraggiò apertamente gli Stati del Sud a negare la ratifica del XIV emendamento.

Tranne che per il Tennessee, tutti gli ex Stati confederati si rifiutarono di ratificarlo, così come gli Stati di confine del Delaware, del Maryland e del Kentucky.

I radical, guidati da Thaddeus Stevens e da Charles Sumner, aprirono la strada al suffragio per tutti gli uomini ex schiavi; nella generalità dei casi riuscirono ad avere il completo controllo dell'Assemblea congressuale, anche se in alcuni casi dovettero scendere a compromessi con la corrente politica più moderata del Partito: i Democratici non ebbero invece quasi alcun potere. Gli storici si riferiscono a questo periodo come "Radical Reconstruction" o "Congressional Reconstruction"[119].

I capi bianchi sudisti, che detennero il potere nell'immediato periodo del dopoguerra prima del voto, ne persero molto, venendo questo assegnato - in qualità d'incarichi d'ufficio e d'amministrazione - sempre più frequentemente ai liberti; avevano rinunciato alla secessione e alla schiavitù, ma non sembrarono voler cedere sull'idea della "naturale supremazia razziale dei bianchi".

Alle elezioni presidenziali del 1868 i sostenitori del candidato Democratico Horatio Seymour vennero identificati con gli ex secessionisti divenuti membri del Ku Klux Klan.

Quei bianchi che avevano precedentemente detenuto la totale esclusiva dei poteri nel 1867, quando si tennero nuove tornate elettorali locali, cominciarono a manifestare in modi sempre più accesi tutta la loro rabbia, giungendo rapidamente a scatenare atti di violenza diffusa. I nuovi legislatori Repubblicani furono eletti da una coalizione di unionisti bianchi, liberti e nordisti, che si erano trasferiti per stabilirsi nel Sud. Alcuni ex leader meridionali cercarono di adattarsi alle nuove condizioni.

Emendamenti costituzionali[modifica | modifica wikitesto]

Vennero presto adottati 3 emendamenti costituzionali, noti come "Emendamenti della Ricostruzione":

  1. il XIII emendamento, che abolì in via definiva la schiavitù negli Stati Uniti d'America (il trionfo dell'Abolizionismo);
  2. il XIV emendamento, proposto nel 1866 e ratificato due anni dopo, che garantì la cittadinanza statunitense a tutte le persone nate in territorio americano o che avevano ottenuto lo status di naturalizzazione e concesse loro tutti i diritti civili federali;
  3. il XV emendamento, proposto alla fine di febbraio del 1869 e approvato all'inizio di febbraio del 1870, il quale decretò che il diritto di voto non poteva essere negato a causa della razza, del colore della pelle o della precedente condizione di servitù.

Quest'ultimo emendamento non dichiarò il voto un diritto incondizionato, proibì altresì espressamente i succitati tipi di discriminazione. Gli Stati avrebbero pertanto continuato a determinare la registrazione degli elettori e le leggi elettorali in ambito locale.

Gli emendamenti furono diretti a porre fine alla schiavitù e a fornire la piena cittadinanza ai liberti. I membri nordisti del Congresso ritennero quindi che fornire agli afroamericani il diritto di voto sarebbe stato il mezzo più sicuro e rapido d'istruzione e formazione politica.

Molti neri poterono in tal modo partecipare attivamente al voto e alla vita politica e proseguirono con rapidità a costruire chiese ed istituire organizzazioni comunitarie. Subito dopo la fine dell'Era della Ricostruzione i Democratici bianchi e gruppi di "insurrezionalisti" o "insorgenti" utilizzarono ampiamente la forza per riacquistare il potere nelle legislature statali, facendo approvare disposizioni che privarono nella pratica dei diritti appena acquisiti la maggioranza dei neri e di molti poveri bianchi del Sud: si trattò di una vera e propria interdizione legale che condusse velocemente alle Leggi Jim Crow, alle Leggi contro la mescolanza razziale negli Stati Uniti d'America e alla pratica acquisita della Segregazione razziale negli Stati Uniti d'America.

Gli Stati federati per data di abrogazione delle Leggi contro la mescolanza razziale negli Stati Uniti d'America:

     Mai introdotte

     Abrogate prima del 1887

     Abrogate tra il 1948 e il 1967

     Abolite a partire dal 12 giugno del 1967 a seguito della sentenza sul caso Loving contro Virginia[120]

Dal 1890 al 1910 praticamente tutti gli Stati meridionali fecero approvare nuove Carte costituzionali le quali completarono il disaffrancamento degli afroamericani dopo l'Era della Ricostruzione. Le sentenze espresse dalla Corte suprema su tali disposizioni legislative confermeranno molte di queste nuove costituzioni e leggi sudiste; alla maggior parte degli afroamericani venne pertanto impedito di votare nel Sud fino agli anni 1960 inoltrati.

La piena applicazione federale del XIV e del XV emendamento non si realizzò se non dopo la promulgazione della legislazione sui diritti civili a metà degli anni 1960 per opera della presidenza di Lyndon B. Johnson, come risultato dell'attivismo svolto dal Movimento per i diritti civili degli afroamericani.

Per ulteriori dettagli vedi:

Composizione del 39º Congresso degli Stati Uniti d'America in percentuale politica per Stato

     80,1-100% Democratici

     80,1-100% Repubblicani

     60,1-80% Democratici

     60,1-80% Repubblicani

     Fino al 60% Democratici

     Fino al 60% Repubblicani

Statuti[modifica | modifica wikitesto]

Gli Atti di Ricostruzione, così come originariamente approvati, furono inizialmente denominati "Atti per provvedere al governo più efficiente degli Stati ribelli" ("An act to provide for the more efficient Government of the Rebel States"); la legislazione venne quindi fatta promulgare dal 39º Congresso degli Stati Uniti d'America il 2 marzo del 1867 (2 giorni prima della sua scadenza naturale).

Il presidente aveva ancora una volta posto il veto, ma questo sarà largamente superato dalla maggioranza dei 2/3 richiesta sia alla Camera dei Rappresentanti che al Senato lo stesso giorno. L'Assemblea congressuale chiarì anche la portata della legge federale dell'habeas corpus per consentire alle corti giudiziarie federali di rilasciare condanne o emettere sentenze contrarie a quelle recepite dai tribunali statali resi illegali a partire dal 1867 (28 U.S.C. §2254).

Mappa dei 5 distretti militari istituiti dalla Presidenza di Ulysses S. Grant

     1° - Virginia Virginia

     2° - Carolina del Nord Carolina del Nord - Carolina del Sud Carolina del Sud

     3° - Florida Florida - Georgia Georgia - Alabama Alabama

     4° - Mississippi Mississippi - Arkansas Arkansas

     5° - Texas Texas - Louisiana Louisiana

Ricostruzione militare[modifica | modifica wikitesto]

Completamente dominato dai radicali il Congresso approvò gli Atti di Ricostruzione il 19 luglio del 1867: il primo, firmato dal senatore dell'Oregon George Henry Williams - uno dei più eminenti Radical Republicans -, venne a collocare 10 degli ex Stati Confederati d'America (tutti tranne il Tennessee) sotto il diretto e stretto controllo militare, raggruppandoli i 5 distretti[121]:

Saranno schierati 20.000 soldati per far rispettare la legge. I 4 Stati di confine che non avevano aderito alla secessione non furono soggetti alla Ricostruzione militare; la Virginia Occidentale - separatasi dalla Virginia nel 1863 - ed il Tennessee - già riammesso a partire dal 1866 - non vennero inclusi nei distretti militari.

I 10 governi statali del Sud furono quindi ricostruiti sotto il diretto controllo delle forze armate; uno degli obiettivi principali risulterà essere quello di riconoscere e proteggere il diritto degli afroamericani al voto[122].

Vi fu assai poco o quasi nessuno scontro aperto, ma piuttosto una situazione di costante legge marziale attraverso cui l'esercito sorvegliava da vicino il governo locale, supervisionava le elezioni e cercava di difendere i detentori di uffici pubblici e i liberti dalla violenza delle varie bande criminali sudiste costituitesi in associazione per delinquere[123].

I neri vennero quindi accolti come elettori, mentre di contro gli ex dirigenti confederati vennero esclusi per un periodo di tempo limitato[124]. Nessuno Stato risulterà in tali condizioni interamente rappresentativo. L'autore Randolph Campbell descrive in dettaglio quello che accadde nel Texas[125]:

«Il primo passo fondamentale... è stata la registrazione degli elettori secondo le linee guida stabilite dal Congresso e interpretate dai generali Sheridan e Charles Griffin. Gli "Atti di Ricostruzione" richiedevano la registrazione di tutti i maschi adulti, bianchi e neri, eccetto quelli che non avevano giurato di mantenersi fedeli ai dettami costituzionali e quindi impegnati nella ribellione...

Sheridan interpretò queste restrizioni in modo rigoroso, facendo partire la proscrizione non solo di tutti funzionari pre-1861 di governi statali e locali che avevano sostenuto la Confederazione, ma anche di tutti i funzionari delle città e finanche di addetti minori come i guardiani dei cimiteri sudisti. A maggio Griffin... nominò un consiglio di amministrazione di tre persone per ogni contea, facendo le sue scelte su consiglio di noti scalawags e agenti locali del Freedmen's Bureau.

In ogni contea - dove questo fu praticabile - un liberto era uno dei tre conservatori del registro... La registrazione finale degli aventi diritto ammontava a circa 59.633 bianchi e a 49.479 neri. È impossibile dire quanti bianchi sono stati rifiutati o venne negato loro di registrarsi (le stime variano da 7.500 a 12.000), ma i neri, che costituivano solo circa il 30% della popolazione dello Stato, erano significativamente sovra-rappresentati al 45% di tutti gli elettori»

([126].)

Convention costituzionali statali[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1867 e il 1869 gli 11 Stati meridionali tennero delle Convention costituzionali le quali diedero per la prima volta ai neri la possibilità di esprimere le proprie preferenze elettorali[127]; i delegati si divisero per lo più tra le correnti politiche dei radical, dei moderati e degli "intermedi"[128].

Una vignetta che minaccia il linciaggio di scalawag (a sinistra) e carpetbagger (destra) da parte del Ku Klux Klan a partire dal 4 marzo del 1869, il giorno in cui il Democratico Horatio Seymour sarebbe dovuto presumibilmente diventare presidente. Tuscaloosa, Independent Monitor, 1º settembre 1868. Una ricerca accademica su vasta scala analizza il fumetto: Guy W. Hubbs, Searching for Freedom after the Civil War: Klansman, Carpetbagger, Scalawag, and Freedman ̈(2015) estratto.

I Radical Republicans costituirono una coalizione ben estesa: il 40% erano rappresentati da bianchi del Sud (scalawag); all'incirca il 25% carpetbagger e il restante 34% afroamericani[129]. I primi avrebbero desiderato sdoganare tutta la tradizionale classe dirigente bianca, ma i capi moderati del Nord non mancheranno di metterli in guardia; mentre i delegati neri in genere richiesero il diritto al suffragio universale per tutti[130][131].

I carpetbagger inserirono disposizioni volte a promuovere la crescita economica, in particolare gli aiuti finanziari indispensabili per la ricostruzione del sistema ferroviario ridotto in macerie[132][133]. Le diverse Convention istituirono anche un sistema d'istruzione pubblica, istituendo scuole gratuite finanziate con i prelievi fiscali; non chiesero però che fossero integrate razzialmente[134].

Almeno fino al 1872 la maggior parte degli ex detentori di cariche ufficiali federali del Sud rimasero esclusi sia dal voto che dall'assunzione di cariche governative; tutti e 500 i principali dirigenti confederati furono graziati dall'Amnesty Act promulgato in quell'anno[135].

La proscrizione fu la politica di squalificare quanti più ex confederati possibile e fu un appello rivolto soprattutto all'elemento scalawag; ad esempio nel 1865 il Tennessee aveva privato di ogni diritto civile almeno 80.000 ex secessionisti[136]. La proscrizione venne tuttavia saggiamente rigettata proprio dall'elemento nero, il quale insistette invece sull'introduzione del suffragio universale[137].

Il problema sarebbe ripetutamente venuto a galla in diversi Stati, in particolare nel Texas e nella Virginia; in quest'ultima fu compiuto uno sforzo per apporre l'interdizione legale da ogni incarico pubblico contro ogni uomo che avesse prestato servizio nell'esercito confederato anche solo come privato (ossia a qualsiasi agricoltore civile che avesse venduto approvvigionamenti ai miliari sudisti)[138][139].

I bianchi unionisti del Sud si opposero anche ai Repubblicani moderati del Nord, i quali ritenevano che porre fine alla proscrizione avrebbe aiutato ad avvicinare il Sud ad una forma di governo fondata sul repubblicanesimo, ossia sul consenso dei governati, così come richiesto d'altra parte sia dalla Costituzione degli Stati Uniti d'America che dalla Dichiarazione d'indipendenza.

Le forti misure che furono richieste per prevenire ogni eventualità di ritorno ai defunti Stati Confederati d'America cominciarono ad apparire sempre più fuori luogo; mentre il ruolo assunto dall'eserecito unionista e il controllo della politica nazionale nei confronti delle singole legislature statali risultò essere quanto mai problematico. Sempre più spesso, afferma lo storico Mark Summers:

«Coloro i quali vennero privati dei diritti civili hanno dovuto ricorrere alla tesi secondo cui la negazione del voto nei loro riguardi era da intendersi come una punizione, ed una punizione permanente per il proprio Stato di appartenenza... mese dopo mese, il carattere non repubblicano del nuovo regime sembrava farsi sempre più eclatante»

([140].)
La presidenza di Ulysses S. Grant durerà dal 1869 al 1877 (foto di Mathew B. Brady).

Presidenza Grant[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Ulysses S. Grant § Operato riformista e avvicendamenti.

Durante la guerra civile molti nel Nord credettero fermamente che prestare il proprio servizio tra le fila dell'Unione costituisse una nobile causa: il voler preservare l'unità nazionale e al contempo combattere per dare il colpo di grazia allo schiavismo[141].

Con la conclusione del conflitto e il Nord risultato vittorioso su tutti i fronti, il timore maggiore presente tra i radical sarà quello che il presidente Johnson accettasse troppo rapidamente l'idea secondo cui la pratica schiavista e il nazionalismo confederato fossero completamente morti e che quindi gli Stati Uniti meridionali potessero immediatamente rientrare in seno allo Stato federale[142].

Vignetta di Thomas Nast: "perché il negro non è adatto a votare" (tiene in mano una scheda di preferenza per Grant).

I radicali cominceranno pertanto a ricercare un candidato alla presidenza che potesse rappresentare al meglio il loro punto di vista nella prospettiva dell'immediato futuro.

In occasione delle elezioni presidenziali del 1868 i Repubblicani scelsero all'unanimità Ulysses S. Grant come candidato ufficiale; egli ottenne il favore dei radicali dopo aver aiutato fattivamente Edwin McMasters Stanton ad essere reintegrato in qualità di Segretario alla Guerra e schierandosi su tale questione in contrapposizione alle opinioni presidenziali nella disputa Stanton-Johnson.

Già nel 1862 Grant aveva nominato il capitano John Eaton per dare il via all'opera di protezione e graduale incorporazione nei quadri militari degli schiavi rifugiatisi nel Tennessee Occidentale entrato a far parte del territorio sotto il diretto controllo unionista; in seguito arruolerà gli afroamericani presenti anche nel settentrione del Mississippi nel corso della Campagna di Vicksburg. Utilizzati per rafforzare lo sforzo bellico vennero retribuiti per i lavori compiuti[143].

Questa sua visione volta all'integrazione razziale anche nei campi di battaglia fu la stessa che darà di lì a poco il via all'operato del Freedmen's Bureau. Al termine della guerra Grant si opporrà a Johnson sostenendo con decisione gli Atti di Ricostruzione fatti approvare dai radicali[144][145].

Immediatamente dopo la cerimonia inaugurale e il relativo discorso d'insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America nel marzo del 1869 il neo-presidente rafforzò i propositi di Ricostruzione sollecitando il Congresso a riammettere la Virginia, il Mississippi e il Texas non appena ci si fosse assicurati che le loro nuove rispettive Carte costituzionali avessero in modo chiaro e definitivo salvaguardato il diritto di voto ad ogni cittadino[146].

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Ulysses S. Grant § Ricostruzione e diritti umani e civili.

Grant avrà modo d'incontrare e consultarsi con svariati ed importanti leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani (1865-1896) e controfirmerà un disegno di legge atto a garantire uguali diritti sia ai neri che ai bianchi nel distretto federale di Washington[146].

Per tutto il corso della presidenza di Ulysses S. Grant vennero implementate le capacità legali del Governo federale di poter intervenire direttamente per proteggere i diritti di cittadinanza, anche se i singoli Stati avessero ignorato il problema[147].

Il presidente lavorò assiduamente con le Aule parlamentari per creare il Dipartimento di Giustizia e l'ufficio del Sollicitor General, guidato dal Procuratore generale Amos Tappan Akerman e dal primo Sollicitor Benjamin Helm Bristow. L'Assemblea congressuale approverà 3 decisive "legislazioni di applicazione" (le Enforcement Acts) nel biennio 1870-71, tra cui anche la Civil Rights Act (1871).

Si trattò di codificazioni penali volti a garantire il diritto dei "Freedmen's" di votare, di ricoprire cariche pubbliche, di prestare il proprio servizio nei Grand jury e di ricevere pari protezioni legali; ma ancora più importante si rivelerà l'autorizzazione data al governo nazionale per poter intervenire quando gli Stati avessero disatteso tali garanzie o non fossero intervenuti in merito[148].

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia del Ku Klux Klan § Resistenza.

Il nuovo "Dipartimento di Giustizia" si trovò a perseguire migliaia di affiliati al Ku Klux Klan, considerato fin da subito una società segreta improntata al terrorismo; le nuove disposizioni permetteranno di giudicare e condannare i Klansmen. Grant fece inviare le truppe federali in 9 contee della Carolina del Sud per sopprimere legalmente con la forza le violenze messe costantemente in atto dagli incappucciati del Klan nel 1871[149].

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Ulysses S. Grant § Seguito della Ricostruzione e dei diritti umani e civili.
Manifesto celebrativo per la promulgazione del XV emendamento nel 1870.

Il presidente sostenne inoltre fortemente il passaggio del XV emendamento, affermando che nessuno Stato poteva negare il diritto di voto sulla base della razza. Il Congresso da parte sua promulgò la Civil Rights Act (1875) la quale concesse il pieno accesso alle strutture pubbliche indipendentemente dalla razza di appartenenza[150].

Per contrastare i tentativi fraudolenti di brogli elettorali nella roccaforte Democratica di New York, Grant invierà decine di migliaia di ufficiali federali armati e in divisa, affiancandoli ai funzionari addetti allo spoglio delle schede per rendere quanto più regolari possibili le tornate elettorali locali del 1870 e finanche di quelle successive[151].

A questo punto i Democratici di tutto il Nord si mobilitarono per difendere la propria base ed iniziarono a sferrare duri attacchi all'intera serie di politiche adottate dal presidente[152]; ma ancora il 21 ottobre del 1876 Grant farà dispiegare le truppe per proteggere l'incolumità degli elettori Repubblicani sia bianchi che neri a Petersburg (Virginia)[153].

Il sostegno iniziale da parte del Congresso e dell'opinione pubblica diminuirà prevalentemente a causa degli innumerevoli scandali scoppiati all'interno dell'Amministrazione presidenziale, ma anche per colpa della rinascita politica Democratica sia nel Nord che nel Sud. A partire dal 1870 la maggior parte dei Repubblicani presumette che gli obiettivi di guerra fossero oramai stati saldamente raggiunti, cominciando conseguentemente a concentrarsi su altre questioni spinose, come le politiche economiche[154].

Illustrazione di Theodore R. Davis raffigurante il massacro di New Orleans verificatosi nel 1866.

Commissione d'indagine congressuale[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 aprile del 1871 l'Assemblea congressuale istituì una commissione parlamentare d'inchiesta composta da 21 membri per indagare approfonditamente sulla situazione vigente della Ricostruzione negli Stati Uniti meridionali della Carolina del Nord, della Carolina del Sud, della Georgia, del Mississippi, dell'Alabama e infine della Florida: vi furono inclusi il deputato Benjamin Butler e i senatori Zachariah Chandler e Francis Preston Blair[155].

I membri della sottocommissione viaggiarono nel Sud con l'obiettivo di sottoporre a colloquio le persone che vivevano nei rispettivi distretti rimasti ancora sotto occupazione militare.

Tra gli intervistati vi saranno funzionari sudisti di alto livello come Wade Hampton III, l'ex governatore della Carolina del Sud James Lawrence Orr e Nathan Bedford Forrest, un ex generale confederato e prominente leader del Ku Klux Klan (quest'ultimo negherà ripetutamente nella sua testimonianza data al Congresso di esserne uno dei membri fondatori)[156].

Tra gli altri interpellati vennero inclusi agricoltori, medici, impiegati in attività mercantili, educatori e finanche ministri del culto[157].

La commissione ascoltò innumerevoli denunce di violenza commesse dai bianchi contro i neri, mentre da par loro molti bianchi negarono la loro appartenenza al Klan o anche solo di essere a conoscenza di attività violente perpetrate ai danni degli ex schiavi[158].

Il rapporto stilato dalla maggioranza dei Repubblicani concluse i propri lavori avvertendo che il Governo federale non avrebbe in alcuna maniera tollerato nessuna forma di "attività atta alla cospirazione" proveniente dagli ambienti sudisti più reattivi per resistere violentemente alla Ricostruzione attuata dal Congresso. Il comitato completò il suo rapporto in 13 volumi nel febbraio dl 1872[159].

Mentre la presidenza di Ulysses S. Grant era stata in grado di sopprimere le azioni terroriste del KKK grazie alla promulgazione delle Enforcement Acts altre tipologie di "insorgenti" associati in organizzazione paramilitare a scopo d'insurrezione, compresa la White League, attiva a partire dal 1874 nella Louisiana, e le Red Shirts con "capitoli" attivi nel Mississippi e nelle 2 Caroline, si svilupparono rapidamente[160].

Tali aggregazioni illegali - composte da sbandati, ex militari secessionisti, banditi e delinquenti comuni - utilizzarono in massa i metodi dell'intimidazione, della coercizione e dell'aggressione fisica con l'intento di allontanare i Repubblicani dai loro uffici e reprimere l'espressione del voto afroamericano, portando i Democratici bianchi a riconquistare il potere con le tornate elettorali della seconda metà degli anni 1870[161].

Blanche Bruce, senatore afroamericano per il Mississippi tra il 1875 e il 1881[162][163] in una foto di Mathew B. Brady e Levin Corbin Handy.

Afroamericani titolari di uffici[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Movimento per i diritti civili degli afroamericani (1865-1896) § Ricostruzione.

I Repubblicani presero il controllo di tutti i governatorati degli Stati del Sud e delle legislature statali ad eccezione della Virginia[164].

La coalizione così realizzata giunse a eleggere numerosi afroamericani negli uffici locali, statali e finanche nazionali; anche se non dominarono in nessuna circoscrizione elettorale i neri, nella loro qualità di rappresentanti delle elezioni statali e federali, segneranno un drastico cambiamento sociale[165].

All'inizio del 1867 ancora nessun afroamericano del Sud deteneva incarichi politici, ma nel giro di 3 o 4 anni "circa il 15% degli impiegati in uffici pubblici nel Sud erano afroamericani, una percentuale maggiore rispetto a quella che vi sarà nel 1990". La maggior parte di questi incarichi rimasero comunque a un livello locale[165].

Nel 1860 gli schiavi costituivano la maggioranza assoluta delle popolazione residente nel Mississippi e nella Carolina del Sud, il 47% nella Louisiana, il 45% in Alabama, il 44% in Georgia e nella Florida[166]; pertanto la loro influenza politica era ancora di molto inferiore alla loro effettiva percentuale sulla popolazione totale.

All'incirca 137 impiegati in incarichi pubblici neri erano vissuti fuori dal Sud prima dello scoppio della guerra civile. Alcuni di loro, che erano fuggiti dalla schiavitù al Nord e che si erano istruiti tornarono in meridione per aiutare la Ricostruzione del Sud nell'epoca del dopoguerra. In altri casi si trattava di neri liberi già prima del 1861 e che erano riusciti a ottenere istruzione e posizioni di comando altrove.

Robert Carlos De Large, deputato per la Carolina del Sud tra il 1871 e il 1873[167].

Altri uomini afroamericani eletti a cariche pubbliche erano già dei leader riconosciuti all'interno delle proprie comunità d'appartenenza, tra cui anche un certo numero di predicatori religiosi; come ebbe ad accadere anche nelle comunità bianche, non tutta la leadership sorta in questi anni dipese solamente dalla ricchezza accumulata o dall'acquisizione di un buon livello di alfabetizzazione[168].

Benjamin Sterling Turner, deputato per l'Alabama tra il 1871 e il 1873[169].

Vi saranno ampie sacche in cui prevarranno in gran parte fattori sia carismatici che populisti[170].

Delegati alle Convention costituzionali statali nel 1867 (su basi razziali)[171]
Stato Bianchi Neri % di bianchi Popolazione totale
di bianchi
(% del 1870)[172]
Virginia Virginia 80 25 76 58
Carolina del Nord Carolina del Nord 107 13 89 63
Carolina del Sud Carolina del Sud 48 76 39 41
Georgia Georgia 133 33 80 54
Florida Florida 28 18 61 51
Alabama Alabama 92 16 85 52
Mississippi Mississippi 68 17 80 46
Louisiana Louisiana 25 44 36 50
Texas Texas 81 9 90 69

Vi saranno assai pochi afroamericani eletti in un qualche ufficio nazionale; gli elettori della comunità voteranno per candidati sia bianchi che neri. L'applicazione del XV emendamento garantì solo che il voto espresso non potesse essere limitato sulla base della condizione razziale, del colore della pelle o delle precedenti condizioni di servitù.

Dal 1868 in poi la campagna elettorale e i relativi appuntamenti con le urne furono segnati da una violenza diffusa, mentre i ribelli bianchi e i paramilitari cercavano di sopprimere il voto nero; brogli elettorali e scorrettezze di vario genere circondarono praticamente ogni tornata elettorale, aggravati da una pesante e dilagante corruzione.

Molte delle elezioni congressuali nel Sud subirono forti contestazioni; persino quegli Stati in cui la maggioranza della popolazione era afroamericana elessero spesso solamente uno o due deputati in rappresentanza della comunità nera. Una delle eccezioni più notevoli incluse la Carolina dl Sud: al termine dell'Era della Ricostruzione 4 dei suoi 5 membri dell'Assemblea congressuale risultarono essere afroamericani.

Afroamericani in carica tra il 1870 e il 1876[173]
Stato Legislatura
statale
Senatori Deputati
Alabama Alabama 69 0 4
Arkansas Arkansas 8 0 0
Florida Florida 30 0 1
Georgia Georgia 41 0 1
Louisiana Louisiana 87 0 1*
Mississippi Mississippi 112 2 1
Carolina del Nord Carolina del Nord 30 0 1
Carolina del Sud Carolina del Sud 190 0 6
Tennessee Tennessee 1 0 0
Texas Texas 19 0 0
Virginia Virginia 46 0 0
Totali 633 2 15

Fattori socio-economici[modifica | modifica wikitesto]

The Lord is My Shepherd di Eastman Johnson che rappresenta un afroamericano intento a leggere la Bibbia.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Segregazione razziale negli Stati Uniti d'America § Ricostruzione nel Sud.

Organizzazione religiosa[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Movimento per i diritti civili degli afroamericani (1865-1896) § Religione.

I liberti si dimostreranno molto attivi nel formare le loro "chiese negre", per lo più affiliate al Battismo e al Metodismo, e delegando ai loro ministri ruoli di leadership sia morale che politica. In un precoce processo di auto-segregazione razziale praticamente tutti gli afroamericani abbandonarono le "chiese dei bianchi", in maniera tale che rimarranno ben presto assai poche congregazioni razzialmente integrate (a parte alcune parrocchie della Chiesa cattolica statunitense nella Louisiana.

Diedero così vita a numerose nuove chiese battiste nere e, ben presto, anche ad associazioni statali a loro riservate. Furono 4 i gruppi principali che gareggiarono tra loro in tutto il profondo Sud per formare comunità metodiste composte esclusivamente da ex schiavi: la Chiesa episcopale metodista africana"; la Chiesa episcopale metodista africana di Sion" (entrambe denominazioni nere indipendenti create rispettivamente a Filadelfia e a New York); la "Colored Methodist Episcopal Church" (sponsorizzata dalla bianca "Methodist Episcopal Church, South"; ed infine la "Chiesa episcopale metodista" (unica confessione bianca ad accogliere i neri liberi del Nord)[174].

Il vescovo Henry McNeal Turner contribuì attivamente alla costruzione dell'orgoglio afroamerican proclamando a gran voce nei propri sermoni che "Dio è un Negro"[175][176].

La Chiesa metodista si era frantumata prima della guerra civile proprio a causa dei disaccordi interni sulla questione della schiavitù[177]. Nel 1871 i Metodisti del Nord ebbero 88.000 membri neri nel Sud ed avevano già aperto per loro numerosi istituti d'istruzione primaria e professionale[178].

I neri nel Sud vennero inoltre a costituire uno degli elementi centrali del Partito Repubblicano; i loro ministri religiosi assunsero ruoli politici di potere i quali erano distintivi in quanto non dipendevano in alcun modo dal sostegno dei bianchi; ciò al contrario d'insegnanti, politici, uomini d'affari e affittuari[179].

Agendo secondo il principio affermato da Charles H. Pearce, un reverendo metodista nero della Florida: "un uomo in questo Stato non può fare tutto il suo dovere di ministro se non accettando anche di cercare e sviluppare gli interessi politici del suo popolo"[180]. Più di un centinaio di religiosi neri risultarono eletti nelle varie legislature statali nel corso dell'Era della Ricostruzione, oltre a diversi membri entrati a far parte del Congresso ed uno di loro, Hiram Rhodes Revels, al Senato[181].

In un'azione rimasta molto controversa nel corso dell'impegno bellico fu quella dei Metodisti del Nord, che utilizzarono l'assistenza offerta loro dall'esercito unionista per prendere il possesso e controllare le chiese metodiste in tutte le grandi città, scatenando le veementi proteste dei metodisti meridionali. Lo storico Ralph Morrow riporta[182]:

«Un ordine emanato dal Dipartimento della Guerra e datato al novembre del 1863, applicabile agli Stati Sud-occidentali della Confederazione, autorizzò i metodisti del nord ad occupare tutte le case di culto appartenenti alla Chiesa episcopale metodista del Sud in cui non vi fosse stato insediato ad officiare un ministro fedele all'Unione[183][184]

Il vescovo metodista Matthew Simpson in una foto di Mathew B. Brady.

In tutto il Nord la maggior parte delle denominazioni rifacentesi all'Evangelicismo, in particolare il Metodismo, ma anche il Congregazionalismo e il Presbiterianesimo - così come il Quaccherismo - sostennero fortemente le politiche punitive dei radical. L'attenzione crescente nei riguardi dei problemi sociali spalancherà la strada al movimento dei "Social Gospel" (il "Vangelo sociale").

Matthew Simpson, un vescovo metodista, svolse un ruolo di primo piano nella mobilitazione dei fedeli del Nord per la "causa"; il suo biografo lo definisce con l'appellativo di "Sommo sacerdote dei Radical Republicans"[185]. La "Methodist Ministers Association of Boston", riunitasi due settimane dopo l'assassinio di Abraham Lincoln, chiese una linea di massima durezza contro la leadership confederata[186]:

«Dato per assodato il fatto che nessun accordo dovrebbe essere condotto e stipulato con i traditori, nessun compromesso con i ribelli... riteniamo l'autorità nazionale vincolata dall'obbligo più solenne a Dio e all'uomo di portare tutti i leader civili e militari della ribellione in tribunale per processarli secondo il diritto degli Stati Uniti d'America e, una volta che fossero chiaramente condannati, sottoporli ad impiccagione[187]

Tutte le maggiori congregazioni inviarono i loro missionari, educatori e attivisti alla volta degli Stati Uniti meridionali per portare soccorso ed aiuti - sia morali che materiali - ai liberti; i metodisti da soli riuscirono ad ottenere una gran quantità di convertiti[188].

Gli attivisti sponsorizzati dalla "Northern Methodist Church" svolsero un ruolo di notevole importanza anche nel Freedmen’s Bureau, in particolar modo negli obiettivi d'istruzione pubblica generale, creando sovrintendenti statali dell'Ufficio e assistenti all'educazione nella Virginia, oltre che in Florida, Alabama e Carolina del Sud[189].

La maggioranza degli americani si ritrovò ad interpretare gli eventi in termini religiosi e finanche fortemente apocalittici. Lo storico Wilson Follin contrappone l'interpretazione mistica data alla guerra civile prima e alla Ricostruzione poi nei sermoni battisti bianchi e neri in Alabama: i bianchi espressero il parere che

«Dio li aveva castigati e dato loro una missione speciale: mantenere l'ortodossia, il rigoroso biblico, la devozione personale e le relazioni razziali tradizionali. La schiavitù, insistevano, non era stata peccaminosa. Piuttosto, l'emancipazione era una tragedia storica e la fine della Ricostruzione era un chiaro segno del favore di Dio[190]

In netto contrasto i battisti neri interpretarono il conflitto, l'emancipazione e la conseguente Ricostruzione come

«Il dono di Dio della libertà. Hanno apprezzato le opportunità di esercitare la loro indipendenza, di adorare a modo loro, di affermare il loro valore e la loro dignità e di proclamare la paternità di Dio e la fraternità universale dell'uomo. Soprattutto, potevano formare le proprie chiese, associazioni e dare vita a proprie Convention.

Queste istituzioni offrirono l'auto-aiuto e l'innalzamento della razza e fornirono luoghi in cui il Vangelo della liberazione poteva essere proclamato ad alta voce. Di conseguenza i predicatori neri continuarono a insistere sul fatto che Dio avrebbe continuato a proteggerli e ad aiutarli, così come fece con gli ebrei durante l'Esodo; Dio sarebbe stato la loro roccia in una terra burrascosa[191]

Una "scuola per negri" nella Carolina del Sud (1878).

Scuole pubbliche[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Movimento per i diritti civili degli afroamericani (1865-1896) § Istruzione.

Lo storico James D. Anderson sostiene che gli schiavi liberati furono i primi uomini del Sud "a fare un assidua campagna per creare un sistema d'istruzione pubblica rivolta a tutti, donne comprese, che avrebbe dovuto essere supportata dallo Stato"[192]; i neri presenti nella coalizione Repubblicana giocarono un ruolo fondamentale nello stabilire un tale principio nelle Carte Costituzionali statali per la prima volta durante la Ricostruzione affidata all'Assemblea congressuale.

Molti schiavi avevano imparato a leggere dai coetanei compagni di gioco bianchi quand'erano ancora bambini, o da altri schiavi prima che la loro istruzione formale venisse consentita per vie legislative. Gli afroamericani iniziarono pertanto a fondare "scuole native" già prima del termine dello scontro armato. Le Sabbath schools saranno un altro dei mezzi diffusi che i liberti svilupparono per dare un'alfabetizzazione alla massa dei loro "fratelli"[193].

Quando ottennero il suffragio i primi politici neri presero su di sé l'impegno per fornire un'educazione pubblica nel corso delle Convention costituzionali statali. I Repubblicani crearono quindi un sistema scolastico pubblico accessibile a tutti, il quale rimase però segregato per razza ovunque tranne che a New Orleans[194].

Generalmente gli istituti elementari e alcuni di quelli secondari vennero aperti nella maggior parte delle città e, occasionalmente, anche nelle campagne. Ma il Sud continuò ad aver ben poche città vaste quanto quelle del Nord[195].

Le aree rurali dovettero pertanto affrontare molte difficoltà, sia nell'apertura che successivamente nel mantenimento delle scuole pubbliche; nei piccoli paesi l'edificio scolastico consisteva in nient'altro che in una stanza approntata alla bell'e meglio e riusciva ad attirare circa la metà dei bambini più piccoli. Gli insegnanti erano mal pagati e la paga stessa risultò giungere spesso e volentieri forte ritardo[196].

I conservatori cominciarono a sostenere che le scuole rurali erano troppo costose e del tutto inutili per una regione in cui la stragrande maggioranza delle persone era costituita da coltivatori di cotone e di tabacco; non ebbero quindi alcuna visione di un futuro migliore per i residenti. Lo storico Franklin ha scoperto che le scuole furono meno efficaci di quanto avrebbero potuto essere perché

«La povertà, l'incapacità degli Stati di riscuotere le tasse e l'inefficienza e la corruzione presente in molti luoghi hanno impedito il buon funzionamento delle scuole»

([197].)

Dopo che la Ricostruzione bruscamente terminò nel 1877 i bianchi diedero il via a un'operazione sistematica di privazione dei diritti appena acquisiti dai neri - il disaffrancamento degli afroamericani dopo l'Era della Ricostruzione - e imposero le Leggi Jim Crow, sottostimando costantemente le istituzioni nere, compreso anche il servizio scolastico.

Dopo la guerra i missionari provenienti dal Nord fondarono numerose accademie private e college per i liberti del Sud; ogni Stato inoltre fondò scuole statali, come la Alcorn State University (1871, una delle storiche università afroindiane) nel Mississippi. Le università produssero generazioni di insegnanti i quali si distinsero per essere parte integrante dell'educazione dei bambini afroamericani sottoposti alla segregazione razziale: alla fine del XIX secolo la maggior parte degli afroamericani era letterata.

Verso la fine del secolo il Governo federale istituì una legislazione sulla concessione di terre atta a fornire finanziamenti per l'istruzione superiore; appurando il fatto che i neri venivano esclusi dai sussidi territoriali per l'ammissione nei college, nel 1890 insistette a che gli Stati meridionali istituissero "scuole superiori di Stato" per i neri tramite sovvenzioni, se volevano continuare a ricevere i fondi per le loro scuole bianche già stabilite[198].

Una foto di John Roy Lynch.

Alcuni Stati classificarono i loro "college per negri" come istituti nati dalla concessione di terreni. L'ex membro dell'Assemblea congressuale John Roy Lynch (un afroamericano) avrà l'occasione di scrivere:

«Vi sono molti Democratici liberali, leali e influenti del Mississippi che sono fortemente favorevoli a far sì che lo Stato provveda all'educazione liberale di entrambe le razze»

([199].)

Sovvenzioni ed economia ferroviaria[modifica | modifica wikitesto]

Ogni ferrovia del Sud ottenne delle sovvenzioni statale; ciò indusse i "modernizzatori" a ritenere che avrebbe potuto trasportare l'intera regione al di fuori dall'isolamento e dalla povertà.

Milioni di dollari in obbligazioni e sussidi poterono però così venire incamerati in modo del tutto fraudolento; un'azienda per la costruzione di un tratto della Carolina del Nord spese 200.000 dollari statunitensi in un'operazione di corruzione e far sì d'ottenere dalla legislatura milioni di finanziamenti[200].

Invece di approntare una nuova rete tuttavia usò i fondi così guadagnati nella speculazione borsistica, premiò gli amici e si godette viaggi lussuosi in Europa; le tasse furono quadruplicate da una parte all'altra del Sud per pagare i buoni ferroviari e le spese scolastiche delle famiglie dei dipendenti[201].

Si verificarono anche delle lamentele tra i contribuenti, in quanto la tassazione era sempre stata storicamente estremamente bassa, poiché l'élite dei piantatori non s'impegnò mai nel campo dell'infrastruttura o dell'istruzione pubblica. Storicamente le imposte erano state molto più basse al Sud rispetto che al Nord, soprattutto a causa della mancanza di forti investimenti pubblici da parte delle comunità meridionali[202].

Ciononostante si riuscì ad attivare migliaia di miglia di linee, con un sistema di rete su rotaia che si espanse da 17.700 km nel 1870 a 46.700 km nel 1890; queste furono possedute e dirette in larga parte da nordisti. Le ferrovie contribuiranno anche a creare un gruppo di artigiani meccanicamente esperti, rompendo l'isolamento di gran parte della regione. I passeggeri tuttavia rimasero scarsi e a parte il trasporto del raccolto di fibra di cotone quando veniva sottoposta a mietitura, vi fu un assai scarso traffico merci[203].

Come spiega l'autore Franklin "numerose ferrovie vennero alimentate dai canali pubblici propriamente corrompendo i legislatori... e attraverso l'uso e l'abuso improprio dei fondi statali"; l'effetto diretto, secondo un uomo d'affari del tempo, "era quello di raccogliere il capitale dallo Stato, paralizzare l'industria e conseguentemente deprimere anche la forza-lavoro"[204].

Politica fiscale[modifica | modifica wikitesto]

Tassi d'imposta sulla proprietà statale durante la Ricostruzione
Anno Carolina del Sud Carolina del Sud Mississippi Mississippi
1869 5 per mille (0.5%) 1 per mille (0.1%) (il tasso più basso tra il 1822 e il 1898)
1870 9 per mille 5 per mille
1871 7 per mille 4 per mille
1872 12 per mille 8,5 per mille
1873 12 per mille 12,5 per mille
1874 10,3/10,8 per mille 14 per mille (1.4%) "un tasso che praticamente equivaleva alla confisca" (il più alto tra il 1822 e il 1898)
1875 11 per mille
1876 7 per mille
Fonti J. S. Reynolds, Reconstruction in South Carolina, 1865–1877 (Columbia, SC: The State Co., 1905), p. 329. J. H. Hollander,Studies in State Taxation with Particular Reference to the Southern States (Baltimore: Johns Hopkins Press, 1900), p. 192.

Chiamati a pagare le tasse sulla loro proprietà, essenzialmente per la prima volta, i proprietari delle piantagioni esternarono tutta la loro rabbia e cercarono di ribellarsi. I conservatori spostarono così la propria attenzione alla corsa al rialzo delle imposizioni fiscali[205]. L'ex membro del Congresso John Roy Lynch, un leader Repubblicano afroamericano del Mississippi, scrisse in seguito:

«L'argomentazione dei contribuenti, tuttavia, era plausibile e si può ammettere che, nel complesso, avevano anche ragione; senza dubbio sarebbe stato molto più facile per i contribuenti aumentare a quel tempo il debito fruttifero dello Stato che avere aumentata l'aliquota fiscale. Quest'ultimo corso, tuttavia, era stato adottato e non poteva essere modificato a meno che, naturalmente, non lo si volesse cambiare forzosamente»

([199].)

Conclusione[modifica | modifica wikitesto]

A Visit from the Old Mistress di Winslow Homer (1876).

Democratici sudisti[modifica | modifica wikitesto]

Mentre l'elemento scalawag dei bianchi Repubblicani supportò le misure intraprese a favore del movimento per i diritti civili degli afroamericani (1865-1896) i bianchi americani conservatori, nella generalità dei casi, vi si opposero; alcuni giunsero fino al punto di appoggiare gli attacchi armati (del Ku Klux Klan e di altre organizzazioni segrete terroristiche) per sopprimere quello che consideravano il "potere nero"[206].

Essi difesero le proprie azioni con autocoscienza entro il quadro di un discorso angloamericano di "resistenza contro il Governo federale tirannico" e riuscirono a convincere ampiamente molti cittadini bianchi sulla "bontà" del loro operato in numerosi centri urbani[207].

Gli oppositori della Ricostruzione formarono partiti politici di Stato, affiliati al Partito Democratico nazionale e spesso denominati complessivamente "Conservative party". Sostennero, o in ogni caso tollerarono, i gruppi paramilitari violenti come la White League nella Louisiana e le Red Shirts in Mississippi, nella Carolina del Nord e nella Carolina del Sud, che assassinavano i leader repubblicani sia bianchi che afroamericani al momento dell'appuntamento elettorale.

Lo storico George C. Rable - professore emerito dell'Università dell'Alabama[208], definì tali associazioni illegali "il braccio destro armato del Partito Democratico". Verso la metà degli anni 1870 i conservatori in generale e gli affiliati Democratici in particolare si erano oramai quasi del tutto allineati all'impostazione data dalla dirigenza nazionale Democratica, la quale sosteneva con entusiasmo la loro causa, anche se il Partito Repubblicano nazionale stava gradualmente perdendo interesse nei riguardi degli affari del Sud.

Lo storico Walter Lynwood Fleming da parte sua, associato alla Dunning School degli inizi del XX secolo, descrive la rabbia crescente che vissero i bianchi sudisti:

«Le truppe militari dei negri, anche nel loro aspetto migliore, erano ovunque considerate offensive dai bianchi nativi... Il soldato negro, sfacciato in ragione della sua nuova libertà, della sua nuova uniforme e della sua nuova pistola, era molto più di quanto un temperamento meridionale poteva tranquillamente sopportare e pertanto i conflitti sorti per motivazioni razziali erano frequenti[209]

Spesso questi meridionali bianchi s'identificarono come un "Partito Conservatore" sui generis o "Partito Democratico e Conservatore" per distinguersi dai Democratici nazionali e ottenere in tal maniera il sostegno dei vecchi ex membri del Partito Whig. Queste formazioni inviarono i loro delegati alla Convention nazionale Democratica delle elezioni presidenziali del 1868, mentre abbandonarono le proprie denominazioni separate tra il 1873 e il 1874[210].

La maggior parte dei membri bianchi sia della classe piantatrice/imprenditoriale che della classe contadina comune del Sud si contrapposero al suddetto "potere nero", ai carpetbaggers e alla dominazione del governo militare, cercando di ristabilire con la forza la supremazia del potere bianco. I Democratici nominarono anche alcuni afroamericani per ricoprire certi uffici politici e provarono a "rubare" altri neri alla parte avversa Repubblicana; quando tali tentativi, volti a conglobare i neri, fallirono i piantatori si unirono ai semplici contadini per soppiantare i governi Repubblicani vigenti[211].

Assieme con i loro alleati d'affari dominarono la sedicente coalizione conservatrice che alla fine riuscirà a riprendere il controllo esecutivo-legislativo-giudiziario dell'intero profondo Sud. Utilizzarono prevalentemente la tecnica del paternalismo nei riguardi degli afroamericani, anche se si temette che avrebbero usato il potere riacquistato per aumentare le tasse e così rallentare ulteriormente lo sviluppo degli affari[212].

Fleming descrisse a suo tempo i primi risultati ottenuti dal "movimento insurrezionale" come buoni e quelli successivi come misti (buoni e cattivi). Secondo l'autore (1907) il KKK:

«Acquietò i negri, rese la vita e la proprietà più sicure, diede protezione alle donne, cessò le devastazioni incendiarie, costrinse i leader radicali a essere più moderati, fece lavorare meglio i negri, costrinse il peggio dei leader radicali ad uscire dal paese e ha iniziato i bianchi sulla via per ottenere la supremazia politica[213]

Il risultato del male raggiunto, proseguì, venne dato dal fatto che gli elementi illegali presto infiltratisi:

«Usavano l'organizzazione come un mantello per coprire i loro misfatti... il linciaggio, com'è nelle abitudini di oggi [1907], è in gran parte dovuto a condizioni, sociali e legali, che nacquero e si svilupparono direttamente dalla Ricostruzione[214]

Gli storici successivi però hanno confutato una tale tesi facendo accuratamente rilevare che il picco del linciaggio negli Stati Uniti d'America si verificò verso la fine del XIX secolo, pertanto decenni dopo la fine della Ricostruzione e proprio mentre i bianchi stavano imponendo le Leggi Jim Crow, oltre che il passaggio e l'approvazione di nuove Carte costituzionali statali indirizzate alla privazione dei diritti civili.

I linciaggi furono usati a scopo intimidatorio e di controllo sociale, con una maggior frequenza associata alle tensioni economiche e all'insediamento della mezzadria e del cottimo stagionale più che per qualsiasi altra ragione. Ellis Paxson Oberholtzer (uno studioso del Nord) nel 1917 ebbe modo di spiegare:

«Di oltraggi perpetrati contro gli ex schiavi del Sud ce n'erano in abbondanza. Le loro sofferenze erano molte. Ma anche gli uomini bianchi sono stati vittime di una violenza senza legge in tutte le parti del Nord e negli ultimi tra gli Stati "ribelli". Non passò una campagna politica senza lo scambio di proiettili, la rottura di teste con bastoni e pietre, il lancio di associazioni di club rivali. Quelli Repubblicani hanno marciato per le strade di Filadelfia tra i colpi di pistola e i mattoni, per salvare i negri dai selvaggi "ribelli" in Alabama... Il progetto di rendere degli elettori consapevoli gli uomini neri non era tanto posto in atto per la loro elevazione sociale, quanto piuttosto per il desiderio vendicativo di un ulteriore punizione da infliggere ai bianchi del sud - per la conquista di uffici pubblici per i radicali e il trinceramento del partito al potere per molto tempo a venire sia nel Sud che nel paese in generale[215]

Mentre la Ricostruzione proseguiva nel suo accidentato percorso i bianchi accompagnarono le scadenze elettorali con un tasso sempre più crescente di atti violenti, nel tentativo di far cacciare i Repubblicani dai loro uffici e contemporaneamente sopprimere la concessione del diritto di voto agli afroamericani. Le vittime di tali atti criminali furono per la stragrande maggioranza persone di colore, come accadde nel corso del massacro di Colfax nel 1873. Subito dopo la soppressione federale del Klan durante la prima metà degli anni 1870, i gruppi di insorti bianchi cercarono accuratamente di evitare il conflitto aperto con le forze federali[216].

Nella battaglia di Liberty Place, avvenuta nel 1874, la White League entrò a New Orleans forte di 5.000 uomini in armi, giungendo a sconfiggere le forze dell'ordine e persino la milizia e arrivando ad occupare per tre giorni gli uffici federali con l'intento esplicito di rovesciare con un colpo di mano il governatore della Louisiana William Pitt Kellogg, sottoposto a un lungo fuoco di fila di contestazioni; ma si ritirarono prima che le truppe federali inviate appositamente potessero dislocarsi[217].

Nessuno di questi rivoltosi fu mai processato. Le loro tattiche elettorali prevedevano violente intimidazioni nei riguardi degli aventi diritto al voto afroamericani e Repubblicani nel corso di tutta la campagna elettorale, evitando il conflitto con l'esercito e le forze militari statali, per poi ritirarsi completamente nel giorno delle elezioni. La reazione conservatrice proseguirà sia a Nord che a Sud; il movimento delle white liners per eleggere i candidati della supremazia bianca toccherà l'Ohio nel 1875[218].

La diciassettenne insegnante afroamericana Julia Hayden, assassinata dalla White League a Hartsville (Tennessee) nel 1874[219].

Redeemers (1873-77)[modifica | modifica wikitesto]

Scissione Repubblicana nel 1872[modifica | modifica wikitesto]

Già nel 1868 il Presidente della Corte Suprema Salmon Portland Chase, uno dei massimi leader radical durante la guerra di secessione americana concluse dichiarando che:

«Il Congresso aveva ragione nel non limitare, con le sue azioni di Ricostruzione, il diritto di suffragio ai bianchi; ma sbagliato nell'esclusione dal suffragio di certe classi di cittadini e di tutti gli incapaci di prestare il proprio giuramento retrospettivo, e sbagliato anche nell'instaurazione di governi militari dispotici per gli Stati e nell'autorizzare commissioni militari per il processo ai civili in tempo di pace. Doveva esserci il minimo governo militare possibile; nessuna commissione militare; nessuna classe esclusa dal suffragio; e nessun giuramento se non quello di fedele obbedienza e sostegno alla Costituzione e alle legislazioni vigenti, e di sincero attaccamento al governo costituzionale degli Stati Uniti d'America[220]

Nel 1872 la presidenza di Ulysses S. Grant si era oramai alienata un gran numero di Repubblicani, tra cui molti radical, per colpa della corruzione dilagante che attraversò la sua amministrazione, oltre che per l'uso fatto dei militari a sostegno di regimi di Stato radicali nel Sud. Gli oppositori, denominatisi "Liberal Republicans" includevano tra le loro fila i fondatori del Partito, che espressero il proprio sgomento per il fatto che il partito politico avesse ceduto di fronte alla corruzione[221].

Vennero ulteriormente disgregati dalla continua violenza insorgente dei bianchi contro i neri nel Sud, in special modo nel corso di ogni ciclo elettorale, il che dimostrò che la guerra civile non si era affatto conclusa nel migliore dei modi e che i cambiamenti apportativi rimanevano quanto mai fragili. I capi della dirigenza includevano i direttori di alcuni dei giornali più potenti della nazione[221].

Il senatore per il Massachusetts Charles Sumner, amareggiato per la corruzione presente all'interno dell'amministrazione presidenziale, si unì alla nuova forza partitica la quale nominò come proprio candidato l'editore Horace Greeley; subito dopo anche i Democratici, molto mal organizzati in quell'occasione, finiranno con il sostenerlo. Il presidente incumbent Ulysses S. Grant compensò le defezioni verificatesi con nuovi acquisti tra i veterani dell'Unione, grazie al forte sostegno della corrente politica degli Stalwarts (dipendente interamente dal suo patrocinio) e anche dei Repubblicani del Sud[221].

Vincerà con il 55,6% dei voti popolari contro il 43,8%, ottenuto dal concorrente avversario. Il "Liberal Republican Party" scomparve poi immediatamente così come era apparso e molti suoi primi sostenitori - anche ex fautori dell'abolizionismo negli Stati Uniti d'America - abbandonarono vieppiù la causa della Ricostruzione[221].

Frammenti di coalizione Repubblicana al Sud[modifica | modifica wikitesto]

In gran parte del Sud le tensioni di matrice politico-razziale non fecero che accumularsi all'interno della formazione Repubblicana nel mentre che subiva l'attacco concentrico proveniente dai Democratici. Nel 1868 gli esponenti Democratici georgiani, con il sostegno anche di alcuni tra gli stessi Repubblicani, espulsero tutti i 28 membri afroamericani dalla Camera dei rappresentanti della Georgia sostenendo che i neri potevano votare ma non entrare o rimanere in carica[222].

Nella maggior parte degli Stati gli scalawags più conservatori combatterono per acquisire il controllo pubblico contro i maggiormente radicali carpetbagger e i loro alleati neri. Gran parte dei 430 giornali Repubblicani del Sud entrarono nell'orbita d'influenza dei primi, laddove invece solamente il 20% fu concentrato nelle mani dei secondi. Gli uomini d'affari bianchi generalmente attuarono un boicottaggio nei riguardi dei fogli di stampa Repubblicani i quali poterono continuare a sopravvivere soltanto grazie al mecenatismo finanziario governativo[223].

Tuttavia nelle battaglie sempre più aspre all'interno del Partito gli scalawags solitamente persero posizioni; molti dei perdenti scontenti passarono al lato della barricata conservatrice o Democratica. Nel Mississippi la fazione conservatrice guidata dallo scalawag James Lusk Alcorn (governatore del Mississippi dal 1871 al 1872) venne decisamente sconfitta da quella radical diretta dal carpetbagger Adelbert Ames. Il Partito vide così eroso il proprio consenso in modo costante, mentre molti scalawag lo abbandonarono, sostituiti da ben pochi nuovi arrivati[224].

La contesa intra-Repubblicana più aspra si svolse nell'Arkansas, dove le due parti armarono le proprie forze e si scontrarono nelle strade con veri e propri combattimenti e una conta finale stimata di più di 220 vittime[225][226]: era la Guerra Brooks-Baxter. La fazione carpetbagger di Elisha Baxter alla fine prevalse contro quella di Joseph Brooks quando intervenne direttamente il governo federale, ma entrambe le parti risultarono gravemente indebolite tanto che ben presto i Democratici ripresero le redini del potere[227].

Nel frattempo Stato dopo Stato i liberti presero a chiedere una quota partecipativa maggiore sulle assegnazioni degli uffici pubblici e del patrocinio, spremendo i loro alleati carpetbagger, ma non imponendo mai il numero equivalente alla proporzione della propria popolazione effettiva. Verso la metà degli anni 1870 "le dure realtà della vita politica meridionale avevano insegnato la lezione che i costituenti neri dovevano essere rappresentati da funzionari neri"[228].

La recessione finanziaria seguita al panico del 1873 accrebbe la pressione sui governi della Ricostruzione, dissolvendone in larga parte i progressi fatti. Alla fine alcuni dei liberti più ricchi si unirono ai Democratici in quanto fortemente arrabbiati per il fallimento Repubblicano nell'aiutarli ad acquistare la terra[229].

Il Sud si trovava in una situazione di "scarsa riorganizzazione della produzione", solo il 10% del territorio della Louisiana era difatti aperto alla coltivazione ed il 90% della terraferma del Mississippi, non era sviluppata nelle aree lontane dal lungofiume; ma anche così stando le cose, i liberti spesso non ebbero alcun diritto di poter iniziare una qualche attività lucrativa autonoma[229].

Sperarono in un primo tempo che il governo li avrebbe aiutati ad acquistare la terra che avrebbero dovuto rendere produttiva; solo la Carolina del Sud creò una ridistribuzione della terra istituendo una commissione fondiaria per il reinsediamento di circa 14.000 famiglie di schiavi liberati e alcune di bianchi poveri su terreni preventivamente acquistati dallo Stato[229].

Sebbene storici come William Edward Burghardt Du Bois celebrassero l'istituzione di una "coalizione razziale" composta da bianchi e neri poveri, una situazione del genere si formò assai raramente in quegli anni. Scrivendo nel 1915 l'ex membro afroamericano della Camera dei rappresentanti (Stati Uniti d'America) John Roy Lynch, ricordando la propria personale esperienza in qualità di leader della comunità nera nel Mississippi, spiegò che:

«Mentre gli uomini di colore non guardavano con favore a un'alleanza politica con i bianchi poveri, bisogna ammettere che, con pochissime eccezioni, quella classe di bianchi non cercava e non sembrava neppure desiderare una simile alleanza[230]

Lo stesso Lynch riferì poi che i poveri bianchi se la presero a male per la competizione sul lavoro dei liberti. Inoltre, i poveri bianchi:

«A parte poche eccezioni, erano meno efficienti, meno capaci e meno conoscevano le questioni di stato e amministrazione governativa di molti degli ex schiavi ... Di regola, quindi, i bianchi che sono entrati nella leadership del partito repubblicano tra Il 1872 e il 1875 furono rappresentanti delle famiglie più importanti della terra[230]

Vignetta editoriale di Thomas Nast su Harper's Weekly inerente il Compromesso Wheeler per la Louisiana: "Una forma di governo Repubblicana e nessuna violenza domestica" (6 marzo 1875).

New Departure[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1870 circa in poi il Partito Democratico provò a mettere in atto una "nuova partenza". La leadership conservatrice di tutto il Sud decise che doveva porre fine alla sua pregiudiziale opposizione alla Ricostruzione e al suffragio nero per poter continuare a sopravvivere e passare così ad altre nuove questioni messe in evidenza dalla congiuntura politico-sociale del periodo.

La presidenza di Ulysses S. Grant aveva chiaramente dimostrato dal suo giro di vite contro il Ku Klux Klan, che non avrebbe esitato ad utilizzare la forza federale necessaria allo scopo di reprimere le aperte aggressioni contro gli afroamericani; alla prova dei fatti i Democratici nordisti si ritrovarono d'accordo con i loro colleghi sudisti. Vollero pertanto riprendere a combattere il Partito Repubblicano sui temi economici piuttosto che sui problemi razziali (i quali pur mantennero la loro notevole rilevanza).

La New Departure offrì quindi la possibilità di un'agenda politica programmatica pulita, senza cioè dover essere costretti a riaprire le ferite della guerra civile a ogni ulteriore scadenza elettorale; molti ricchi proprietari terrieri del profondo Sud inoltre pensarono di riuscire a controllare a proprio diretto vantaggio una larga parte dell'elettorato nero appena affrancato.

Non tutti gli esponenti Democratici si trovarono però pienamente d'accordo, un elemento di ribellione violenta continuò a "resistere" alla Ricostruzione, quale che essa fosse. Alla fine un gruppo denominato Redeemers assunse il controllo del partito politico negli Stati Uniti meridionali[231]; formarono coalizioni con i Repubblicani più conservatori - compresi gli scalawag e i carpetbagger - facendo leva sulla necessità di una rapida modernizzazione economica.

Sottolinearono in tal maniera l'importanza dell'ampliamento della rete ferroviaria, intesa un po' come una panacea per tutti i mali dal momento, che risultò necessario uno stabile collegamento con le principali capitali del Nord. Le nuove tattiche ebbero il successo sperato nella Virginia, dove William Mahone mise assieme una coalizione che risultò vincente[229].

Venne altresì creata un'alleanza anche con il Repubblicano governatore del Tennessee Dewitt Clinton Senter. Dall'altra parte del Sud alcuni Democratici passarono dalla questione razziale alle misure fiscali e alla lotta contro la corruzione, accusando i governi avversari di essere per lo più corrotti e quindi anche ampiamente inefficienti[229].

Con la continua diminuzione dei prezzi del cotone, le tassazioni ridussero drasticamente i contanti degli agricoltori, i quali raramente poterono vedere più di 20 dollari in valuta all'anno: dovettero in ogni caso cercare di pagare le tasse in valuta se non volevano perdere le proprie aziende. Ma i maggiori piantatori e coltivatori, che non avevano mai pagato tasse in precedenza, spesso giungevano a recuperare le loro proprietà anche dopo l'eventuale confisca[229].

Il governatore della Carolina del Nord Repubblicano William Woods Holden fece uso delle truppe statali contro il Klan, anche se la maggior parte degli arrestati vennero presto fatti rilasciare dai giudici federali; egli divenne il primo governatore della storia americana a essere messo sotto accusa e a venire rimosso dal suo incarico. Le forti dispute interne ai Repubblicani nella Georgia fratturarono il partito permettendo così ai "Redeemers" di avere la via spianata nella scalata al potere[232].

Nel Nord un'intima attitudine a "vivere e lasciar vivere" rese la campagna elettorale più simile ad una competizione sportiva; ma nel profondo Sud molti cittadini bianchi non si erano ancora affatto riconciliati né con la sconfitta bellica né con la concessione della cittadinanza ai liberti. Come ebbe l'occasione di spiegare uno scalawag dell'Alabama: "La nostra battaglia qui è per la vita, per il diritto di guadagnarci il nostro pane... per una considerazione decente e rispettosa degli esseri umani e dei membri della società"[233].

Panico del 1873[modifica | modifica wikitesto]

Il panico del 1873 - che diede il via alla Grande depressione (1873-1895) - colpì duramente l'economia del Sud e disilluse molti Repubblicani, i quali avevano finito con lo scommettere che lo sviluppo ferroviario avrebbe una volta per tutte allontanato lo spettro della povertà dagli Stati meridionali. Il prezzo del cotone si dimezzò; molti piccoli proprietari terrieri, commercianti locali e grossisti andarono in bancarotta[234].

La mezzadria per gli agricoltori bianchi e neri divenne sempre più comune, come un modo di diffusione del rischio di possedere la terra; contemporaneamente l'originario elemento abolizionista del Nord stava irrimediabilmente invecchiando, o aveva perduto interesse e quindi la sua propria forza propulsiva e non era più stato ripristinato. Molti carpetbagger se ne ritornarono a settentrione, quando non si unirono ai Redeemers[235].

I neri erano riusciti ad acquisire una voce più forte tra i Repubblicani, ma proprio al Sud la compagine partitica si ritrovò suddivisa da litigi interni e stava rapidamente perdendo la propria coesione iniziale. Molti leader afroamericani locali presero ad enfatizzare il progresso economico individuale il cooperazione con le élite bianche, piuttosto che il progresso politico razziale in opposizione a loro: un atteggiamento in un certo senso conservatore prefigurante quello di Booker T. Washington[236].

Mappa dei risultati elettorali del 1874 per il 44° Congresso

A livello nazionale la presidenza di Ulysses S. Grant venne additata quale causa scatenante la recessione; il Partito Repubblicano perse ben 96 seggi praticamente in tutte le regioni del paese alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti d'America del 1874. I "Bourbon Democrats" assunsero il controllo della Camera dei Rappresentanti e confidarono nella vittoria di Samuel Tilden alle elezioni presidenziali del 1876.

Il presidente Ulysses S. Grant non si ricandidò per un terzo mandato e parve perdere del tutto l'interesse nei confronti del Sud; gli Stati Uniti meridionali caddero così nelle mani dei "Redeemers", con solamente 4 Stati federati rimasti Repubblicani nel 1873: Arkansas, Louisiana, Mississippi e Carolina del Sud. Il primo cedette a seguito della violenta guerra Brooks-Baxter la quale, nel 1874, frammentò irrimediabilmente il partito politico.

Violenze[modifica | modifica wikitesto]

Nel profondo Sud gli atti d'intimidazione e violenza crebbero in proporzione al sorgere di nuovi gruppi di "ribelli insurrezionalisti", tra cui si distinsero le Red Shirts nel Mississippi, nella Carolina del Nord e nella Carolina del Sud e la White League in Louisiana. Il largamente contestato risultato elettorale in quest'ultimo Stato nel 1872 vide i candidati di entrambi gli schieramenti munirsi minacciosamente di armi assieme a loro più vicini sostenitori; questo mentre il conteggio dei suffragi si trovava ancora in corso di verifica.

Entrambi certificarono autonomamente la validità delle proprie liste per gli uffici municipali locali in molti luoghi, provocando un aumento delle tensioni; il decisivo supporto ottenuto direttamente dal Governo federale aiutò alla fine a certificare la vittoria per la carica di Governatore della Louisiana assegnandola all'esponente del Partito Repubblicano William Pitt Kellogg.

Le liste per gli uffici locali vennero attestate da ciascun concorrente. Nella zona rurale di Grant Parish (la Parrocchia di Grant) nella Valle del Red River (Mississippi) i liberti, temendo un colpo di mano da parte del braccio armato del Partito Democratico nel tentativo di assicurarsi il pieno controllo del governo municipale, rafforzarono le proprie difese asserragliandosi nel piccolo tribunale di Colfax (Louisiana) entro la fine di marzo del 1873. La milizia bianca si radunò a poche miglia di distanza al di fuori dell'insediamento: voci e paure di aggressioni preordinate abbondarono in entrambi i lati[237].

William Ward, un veterano di guerra afroamericano dell'Union Army nonché capitano della milizia, radunò la propria compagnia a Colfax e si diresse verso l'edificio della magistratura occupato per ripristinare l'ordine. La domenica di Pasqua, il 13 di aprile, i rivoltosi bianchi attaccarono i difensori del tribunale. Non venne mai alla luce con certezza l'identità di colui che per primo sparò contro uno dei leader bianchi dopo aver ricevuto l'offerta di arrendersi senza ulteriori spargimenti di sangue[238].

Cartello indicatore storico commemorante il massacro di Colfax avvenuto nel 1873.

L'episodio fu il catalizzatore finale del caos che ne seguirà; al termine dei combattimenti rimarranno a terra 3 bianchi e non meno di 120-150 neri: altri 50 vennero fatti assassinare quella sera stessa mentre si trovavano detenuti come prigionieri in una situazione rimasta anch'essa largamente non chiarita. Il numero sproporzionato di morti afroamericani e la documentazione di corpi brutalizzati è la motivazione principale per cui gli storici contemporanei lo definiscono il massacro di Colfax piuttosto che la "rivolta di Colfax", come era rimasto noto a livello locale[239].

Ciò segnò l'inizio di un'intensa attività a fini terroristici con aggressioni contro gli impiegati pubblici Repubblicani e i liberti in tutta la Louisiana, fino a sconfinare anche negli altri Stati federati confinanti. Il giudice T. S. Crawford e il procuratore distrettuale P. H. Harris del 12° distretto giudiziario vennero assassinati a cavallo in un agguato svoltosi l'8 ottobre del 1873, proprio mentre si stavano dirigendo verso l'aula del tribunale.

Una delle due vedove scrisse al Dipartimento di Giustizia che il marito gli venne assassinato perché era un uomo fedele all'Unione e "degli sforzi fatti per schermare e proteggere chi ha commesso il crimine". La violenza politica si rivelerà endemica in gran parte della Louisiana[240].

Nel 1874 le milizie bianche disperse si riunirono in vere e proprie organizzazioni paramilitari come la "White League", a partire dalle parrocchie civili della Red River Valley. La nuova struttura funzionò apertamente ed ebbe chiari obiettivi politici: innanzitutto il rovesciamento violento del predominio Repubblicano e la soppressione del voto nero.

I suoi "capitoli" s'insediarono resto in molte località rurali, ricevendo finanziamenti atti ad ottenere armi avanzate da uomini facoltosi. Nel massacro di Coushatta del 1874 la White League assassinò sei bianchi Repubblicani impegnati attivamente nella difesa dei diritti civili e da 5 a 20 testimoni neri appena fuori dai confini della cittadina di Coushatta (Louisiana), nella Parrocchia di Red River. Quattro delle vittime bianche erano imparentate col il deputato Repubblicano locale, che era sposato con una donna del luogo; in tre erano nativi della regione[241].

Ritratto di John McEnery.

Più tardi, sempre in quello stesso anno, la "Lega Bianca" compì un serio tentativo di spodestare il governatore Repubblicano Kellogg, riaccendendo in tal maniera una disputa la quale sembrava essersi in parte assopita dopo le elezioni del 1872. Circa 5.000 uomini armati si riunirono a New Orleans per coinvolgere e, se nel caso, sopraffare le forze della polizia metropolitana e delle milizie statali: un colpo di Stato che avrebbe dovuto condurre al potere John McEnery[242].

I terroristi bianchi riuscirono così ad occupare sia il municipio che l'aula parlamentare statale, ma prudentemente si ritirarono prima del sopraggiungere delle truppe federali di rinforzo. Kellogg aveva già richiesto urgentemente dei rinforzi e la Presidenza di Ulysses S. Grant alla fine rispose inviando truppe aggiuntive per cercare di reprimere la violenza diffusa in tutte le aree di piantagione lungo la Valle del Red River, a cui si aggiunsero ai 2.000 soldati già presenti[243].

Allo stesso modo le Red Shirts, un altro gruppo paramilitare filo-razzista e spalleggiato dai Democratici, sorse nel 1875 tra il Mississippi e le due Caroline. Proprio come le associazioni ("rifle club") White League e White Liner, di cui 20.000 uomini appartennero alla sola Carolina del Nord, questi gruppi operarono come un autentico "braccio militare armato del Partito Democratico", intenzionato a ripristinare la "legalità suprematista" del potere bianco[244].

Sia i Democratici che molti Repubblicani del Nord concordarono sul fatto che il nazionalismo secessionista e lo schiavismo ad esso così strettamente associato fossero oramai morti e sepolti, gli obiettivi di guerra erano quindi stati pienamente raggiunti; pertanto un'ulteriore interferenza militare federale avrebbe rappresentato una violazione antidemocratica dei valori storici del repubblicanesimo[245].

La vittoria di Rutherford B. Hayes nelle arroventate elezioni per la carica di Governatore dell'Ohio nel 1875 indicò con chiarezza che la sua politica del "tanto meno" nei riguardi del Sud sarebbe rapidamente divenuta la linea nazionale Repubblicana, come difatti accadde quando conquistò la Nomination in vista delle elezioni presidenziali del 1876[245].

Una quantomai significativa esplosione di violenza accompagnò l'intera campagna elettorale del 1875 nel Mississippi, in cui le "Red Shirts" e i "Democratic rifle clubs" operando apertamente minacciarono o assassinarono abbastanza Repubblicani da far decidere le elezioni a proprio favore, con centinaia di morti afroamericani[245].

Il Governatore del Mississippi, il Radical Repubblicans Adelbert Ames, chiese al presidente Grant il ponto contrattacco delle truppe federali; questi inizialmente rifiutò, asserendo che l'opinione pubblica era stanca dei "perenni problemi del Sud". Ad Ames non rimase altro da fare che fuggire di nascosto dallo Stato mentre i Democratici s'impadronivano del potere[245].

Le campagne e le elezioni del 1876 furono contrassegnate da ulteriori omicidi e attacchi contro i Repubblicani in Louisiana, nelle due Caroline e in Florida.

Illustrazione di Harper's Weekly che descrive il massacro di Hamburg avvenuto nel 1876.

Nella Carolina del Sud la stagione elettorale venne caratterizzata dall'esplosione di frodi e omicidi ai danni dei liberti; i terroristi delle Red Shirts sfilarono in parata con le armi in pugno dietro i candidati Democratici. Si compirono assassinii in massa di neri nel massacro di Hamburg prima e ad Ellenton subito dopo[246].

Una stima storica dà in 150 il numero degli afroamericani uccisi nelle settimane immediatamente precedenti all'Election Day in tutta la Carolina del Sud; le Red Shirts riuscirono ad impedire quasi tutte le votazioni nere in due contee a maggioranza nera. Furono attive anche nella Carolina del Nord.

Vignetta politica del 1877 di Thomas Nast che raffigura il controllo del Partito Democratico nel Solid South.

Elezioni presidenziali del 1876[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Linciaggio negli Stati Uniti d'America § Privazione dei diritti civili e segregazione (1877-1917).

La Ricostruzione proseguì nella Carolina del Sud, in Louisiana e in Florida fino al 1877. Le elezioni presidenziali del 1876 furono accompagnate da violenze accentuate nel profondo Sud.

Una combinazione di colpi intimidatori e negazione della scheda elettorale soppresse in larga parte il voto afroamericano anche nelle stesse contee a maggioranza nera. La White League divenne particolarmente attiva in Louisiana. Dopo che il repubblicano Rutherford B. Hayes vinse la contestata competizione, fu raggiunto il Compromesso del 1877.

I Democratici bianchi del Sud accettarono di proclamare ufficialmente la vittoria di Hayes se questi avesse di fatto ritirato le ultime truppe federali; a questo punto, il Nord era stanco della continua situazione di rivolta. I conservatori razzisti poterono quindi controllare la maggior parte delle legislazioni del Sud, mentre le milizie armate illegali spadroneggiarono nelle piccole città e nelle aree rurali[247].

I neri consideravano la Ricostruzione un insuccesso perché il Governo federale si ritirò dal far valere la sua capacità di esercitare i propri diritti di cittadinanza sull'intero meridione[248].

Hayes e la fine della Ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: presidenza di Rutherford B. Hayes.

Eredità e storiografia[modifica | modifica wikitesto]

L'interpretazione da dare all'Era della ricostruzione è stata oggetto di nutrite controversie. Quasi tutti gli storici sostengono che la Ricostruzione si è conclusa con un fallimento, ma per ragioni molto diverse tra loro.

La prima generazione di storici del Nord credette che gli ex confederati fossero niente più che dei "traditori" e che la presidenza di Andrew Johnson rappresentasse il loro naturale alleato che minacciava di annullare i risultati costituzionali dell'Unione. Negli anni 1880 tuttavia si cominciò a sostenere che Andrew Johnson e i suoi sostenitori non fossero stati colpevoli di Alto tradimento, ma che bensì avessero commesso un errore assai grave nel rifiutare il XIV emendamento e nel preparare il terreno per la Ricostruzione Radicale[249].

Il leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani (1896-1954) Booker T. Washington, cresciuto nella Virginia Occidentale durante gli anni della Ricostruzione, concluderà in seguito che "l'esperimento di Ricostruzione nella Democrazia razziale è fallito perché è iniziato alla fine sbagliato, sottolineando i mezzi politici e gli atti dei diritti civili piuttosto che i mezzi economici e l'autodeterminazione"[250].

Lezione di storia alla Tuskegee University nel 1905.

La sua soluzione fu quella di concentrarsi sulla costruzione dell'infrastruttura economica della comunità nera, in parte a partire dalla sua leadership proprio nel Sud con la Tuskegee University.

Dunning School: 1900-1920[modifica | modifica wikitesto]

La Dunning School fu formata presso il dipartimento di storia della Columbia University sotto il professor William Archibald Dunning.

I suoi ricercatori analizzarono la Ricostruzione come un fallimento subito dopo il 1866 e questo per diversi motivi. Sostennero che il Congresso aveva tolto la libertà e i diritti spettanti ai bianchi qualificati per consegnarli ai neri non qualificati che venivano ingannati dagli "scalawag" e dai "carpetbagger" corrotti.

Come ebbe modo di osservare Thomas Harry Williams (che fu uno dei critici più acuti della scuola), i suoi storici hanno descritto l'Era in termini molto duri:

«La Ricostruzione fu una battaglia tra due estremi contrapposti: i Democratici "buoni", come il gruppo che comprendeva la stragrande maggioranza dei bianchi, sostenitori di un governo decente e di una supremazia razziale, contro i Repubblicani "cattivi", i negri, i truffatori stranieri calati dal Nord e i "rinnegati", rimasti in piedi grazie ad un sistema di governo disonesto e ad ideali "alieni" (l'uguaglianza razziale). Questi autori hanno scritto e inneggiato letteralmente in termini di segregazione tra bianco e nero[251]

Foto dello storico Charles Austin Beard nel 1917.

Revisionisti: 1930-1940[modifica | modifica wikitesto]

Con gli anni 1930 divenne sempre più popolare tra gli studiosi il revisionismo storiografico; in quanto discepoli e allievi di Charles Austin Beard essi si concentrarono preminentemente sui fattori economici, tralasciando di fatto la politica e gran parte delle questioni costituzionali inerenti.

La figura centrale di questo gruppo fu un giovane ricercatore e storico dell'università del Wisconsin, Howard K. Beale, che nella propria tesi di dottorato di ricerca terminata nel 1924 sviluppò una nuova complessa interpretazione degli anni di Ricostruzione; la Dunning School come detto ritraeva i "Freedmen" come semplici pedine nelle mani dei "Carpetbaggers": Beale invece sostenne che questi ultimi si ritrovarono ad essere le pedine dei grandi industriali del Nord, i "veri cattivi"[252].

Questi industriali avevano preso il controllo dell'intera nazione nel corso del conflitto ed avevano fatto istituire un sistema di tariffe elevate a protezione dei propri profitti, oltre ad un assai redditizio sistema bancario nazionale e ad una rete ferroviaria alimentata da sussidi governativi e da saldi finali occulti.

Il ritorno alle maggiori posizioni di comando da parte dei bianchi meridionali avrebbe pertanto seriamente minacciato tutti i loro più lucrosi affari, pertanto gli ex secessionisti dovevano continuare ad essere mantenuti al di fuori delle sfere del potere. Lo strumento che venne utilizzato per cercare di realizzare un tale obiettivo sarà quindi una combinazione di Repubblicani nordisti ed un sufficiente supporto meridionale costituito dai Carpetbaggers e dagli elettori neri.

La retorica sui diritti civili e il sogno ideale di uguaglianza sociale divenne quindi nei fatti un pretesto utilizzato per ingannare i cittadini meglio intenzionati; Beale chiamò tutto ciò "claptrap", sostenendo che

«le discussioni costituzionali sui diritti del negro, lo status politico degli Stati Uniti meridionali, la posizione legale degli ex ribelli, i poteri del Congresso e lo stesso Presidente non determinarono nulla, erano pura mistificazione[253]»

La presidenza di Andrew Johnson aveva tentato - e fallito - di fermare questa juggernaut del potere economico industriale. La precedente scuola Dunning aveva elogiato Andrew Johnson per aver difeso i diritti degli uomini bianchi del profondo Sud e conseguentemente avallato l'idea suprematista del potere bianco; Beale non fu invece mai un razzista, anzi si rivelerà come uno degli storici più vigorosi che lavorarono a sostegno del movimento per i diritti civili degli afroamericani (1896-1954)[254][255].

A suo avviso Johnson non doveva venire considerato alla stregua di un eroe per il razzismo dimostrato, quanto piuttosto per la su disperata battaglia intrapresa contro gli industriali. I coniugi Charles A. Beard e Mary Ritter Beard avevano già fatto pubblicare The Rise of American Civilization (1927) tre anni prima di Beale dando un ampio risalto ad una tematica del tutto similare: l'interpretazione Beard-Beale divenne quindi nota col termine "revisionismo" venendo a sostituire quasi completamente la scuola Dunning per la maggior parte degli storici fino agli anni 1950 inoltrati[256][257].

L'interpretazione beardiana delle cause e origini della guerra di secessione americana cercò altresì di minimizzare l'apporto dato dallo schiavismo, dall'abolizionismo e da altre questioni in senso morale; ignorò largamente le problematiche costituzionali sui presunti diritti degli Stati e perfino il nazionalismo quale forza trainante che alla fine condusse alla vittoria dell'Unione.

A tutti gli effetti la ferocia dei combattimenti vennero così tramandati nient'altro che come un semplice evento alquanto effimero (vedi cronologia della conclusione della guerra di secessione americana); molto più importante e decisivo risultava invece essere il calcolo del "conflitto classista"-lotta di classe. Come vollero spiegare nel 1927 la guerra civile fu veramente e in tutti i sensi un

«cataclisma sociale in cui il capitalismo, la classe operaia e gli agricoltori degli Stati Uniti d'America nord-orientali e degli Stati Uniti nord-occidentali spinsero fino a gettare fuori dalle leve di potere del governo nazionale l'aristocrazia di piantagione sudista[258]

I Beard si dimostrarono particolarmente interessati alla disamina della Ricostruzione, in quanto gli industriali del Nord-est e gli agricoltori dell'Ovest incassarono il loro grande trionfo sull'elitarismo aristocratico sudista. Lo storico Richard Hofstadter parafrasa i Beard nella loro argomentazione; nel trionfo bellico ottenuto

«i capitalisti nordisti furono in grado di imporre il loro programma economico, approvando rapidamente tutta una serie di misure sulle tariffe di dogana, gli istituti bancari, le fattorie e l'immigrazione le quali garantivano il pieno successo dei loro piani per lo sviluppo economico. La sollecitudine per il "Freedman" aveva davvero ben poco a che fare con le reali politiche del Nord. Il XIV emendamento, il quale conferì al negro la cittadinanza, Beard lo trovò significativo soprattutto come risultato di una cospirazione di pochi "disegnatori legislativi" in stretti ed amichevoli contatti con il corporativismo atto ad usare la supposta elevazione dei neri come copertura per realizzare una legge fondamentale che dà una forte protezione agli affari delle corporazioni contro la regolamentazione da parte del governo statale[259]

Lo storico del Wisconsin William Hesseltine vi aggiunse il punto che gli uomini d'affari del Nord-est desideravano controllare interamente l'apparato economico del Sud, cosa che fecero attraverso la proprietà fondiaria della rete ferroviaria[260]. L'interpretazione Beard-Beale sui monolitici industriali nordisti si disgregò però a partire dagli anni 1950 quando venne attentamente esaminata da numerosi altri storici tra cui Robert P. Sharkey, Irwin Unger e Stanley Coben[261][262][263].

Gli studiosi più giovani giunsero a dimostrare in maniera conclusiva che non vi era alcuna politica economica unitaria all'interno del Partito Repubblicano dominante; alcuni suoi dirigenti reclamavano tariffe elevate, altri basse; alcuni desideravano l'immissione della banconota laddove invece altri volevano mantenere inalterato il peso contrattuale dell'oro[264][265].

Non vi fu quindi alcuna cospirazione o teoria del complotto sottesa né alcun tentativo di usare la Ricostruzione per imporre una presunta politica economica unificata sull'intero corpo della nazione; i diversi uomini d'affari del Nord mantennero sempre forti divergenze sia nei riguardi della politica monetaria che tariffaria e ben di rado prestarono una qualche attenzione agli autentici problemi della Ricostruzione[266][267].

Infine la retorica sbandierata in nome dei diritti degli schiavi liberati non divenne mai un tanto semplice quanto appariscente "imbonimento", bensì una questione di principio impugnata profondamente la quale di trasformò in una seria e decisa filosofia politica[268][269].

Storici afroamericani[modifica | modifica wikitesto]

Lo studioso nero William Edward Burghardt Du Bois nella sua voluminosa opera intitolata Black Reconstruction in America, 1860-1880 e fatta pubblicare nel 1935 confrontò i risultati ottenuti in tutti gli Stati federati interessati per poter delineare gli scopi raggiunti dalle Assemblee generali legislative della Ricostruzione, oltre che per sottoporre a confutazione le affermazioni sul vasto controllo afroamericano sui relativi governatorati statali.

Fece rilevare e dimostrò gli effettivi contributi dati nel settore dell'istruzione pubblica, nelle istituzioni caritative e sociali e soprattutto nel suffragio universale come alcuni tra i risultati più importanti ottenuti, notando anche l'attiva collaborazione dei bianchi in tali cause.

Non mancò di sottolineare però anche il fatto che i bianchi beneficiarono maggiormente dei diversi accordi finanziari stipulati, inserendone gli eccessi nella prospettiva delle conseguenze della guerra civile. Notò inoltre che nonostante le ripetute denunce da parte del razzismo statunitense bianco diversi Stati Uniti meridionali mantennero le proprie Carte costituzionali redatte nel corso della Ricostruzione per quasi un quarto di secolo prima del ripristino legale della segregazione razziale negli Stati Uniti d'America.

Nonostante abbia ricevuto recensioni assai lusinghiere tutto il suo lavoro venne largamente ignorato dagli storici bianchi del suo tempo.

Neo-abolizionisti[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso degli anni 1960 cominciarono ad emergere gli storici cosiddetti neo-abolizionisti guidati da John Hope Franklin, Kenneth Milton Stampp, Leon Litwack ed Eric Foner. Influenzati dal movimento per i diritti civili degli afroamericani giungeranno rapidamente a respingere in blocco la Dunning School, trovando invece molto da lodare nella Ricostruzione intrapresa dai Radical Repubblicans.

Foner, il principale e più autorevole sostenitore di un tale punto di vista, sostenne che l'opera di Ricostruzione non venne mai veramente completata e che una "Seconda Ricostruzione" risultava anzi essere quantomai necessaria nel tardo XX secolo per poter tentare di realizzare l'obiettivo della piena uguaglianza sociale degli afroamericani. I neo-abolizionisti seguirono i revisionisti nel minimizzare sia la gravità della corruzione che gli sprechi creati dai governi Repubblicani statali messi al potere, asserendo che non era poi per nulla peggiore di quella esistente a New York per opera di William M. Tweed[270].

Non mancarono invece di far sottolineare che la veloce soppressione dei diritti civili - con il disaffrancamento degli afroamericani - fu uno scandalo ben peggiore ed una grave corruzione dell'ideale del Bene dato Repubblicanesimo americano. Asserirono quindi che la tragedia della Ricostruzione non fu il suo fallimento in quanto i neri non si dimostrarono essere in grado e all'altezza di governare - specialmente perché non dominarono mai alcun governo statale - ma fallì in quanto proprio i bianchi crearono un "movimento insurrezionalista" con il preciso intento di riaffermare la supremazia del potere bianco[271].

Le Assemblee statali bianche dominate dalle élite fecero approvare tra il 1890 e il 1908 delle nuove Carte costituzionali le quali di fatto imposero l'interdizione legale nei confronti di una vasta parte della loro popolazione, impedendo innanzi tutto alla maggior parte degli afroamericani e di molti poveri bianchi di usufruire del loro diritto di voto. Questa privazione colpì milioni di persone per più di 60 anni chiudendole al di fuori di un qualsiasi processo politico praticamente in tutti gli Stati Uniti meridionali[272].

Il ristabilimento violento della supremazia bianca significò che entro l'arco di un decennio gli afroamericani finirono con il venire esclusi dai governi locali, statali e federali del profondo Sud e non solo. La mancanza di rappresentanza volle dire che furono trattati come cittadini di seconda classe, con scuole e servizi costantemente sotto-finanziati in società sempre più radicalmente segregate, con una rappresentanza pari a zero nei Grand jury (Jury duty o Jury service nei procedimenti legali) e nelle altre forze dell'ordine oltre che fortemente parziali e distorte in altre legislazioni.

Tale stato di cose proseguì fino alla seconda metà del XX secolo; solamente con l'approvazione della Civil Rights Act (1964) e della Voting Rights Act dell'anno seguente volute dalla presidenza di Lyndon B. Johnson la legge segregazionista venne definitivamente messa al bando e il suffragio afroamericano fu davvero ripristinato dopo quasi un secolo: un momento storico che a volte viene definito come "Seconda Ricostruzione".

Nel 1990 Foner concluse che, strettamente dal punto di vista dell'afroamericano, "la rima Ricostruzione dev'essere giudicata un fallimento"[273]; affermò che si trattò sicuramente di un "esperimento nobile anche se assai imperfetto, il primo tentativo d'introdurre un'autentica democrazia inter-razziale negli Stati Uniti d'America"[8]. Secondo la sua visione del fatti, tra i molti fattori che contribuirono al fallimento finale vanno inclusi:

  • la mancanza di un'agenzia federale permanente specificamente progettata per l'applicazione dei diritti civili;
  • le sentenze decise dalla Corte Suprema guidata da Morrison Remick Waite (la Corte Waite 1874-1888) le quali smantellarono la precedente legislazione del Congresso sui diritti civili;
  • il ristabilimento economico dei coltivatori bianchi conservatori del Sud a partire dal 1877.

Lo storico William Shield McFeely ha cercato da par suo di spiegare che sebbene gli emendamenti costituzionali e la legislazione sui diritti civili nel merito fossero indubbiamente dei risultati notevoli, non venne poi creata alcuna agenzia federale permanente il cui scopo fosse la loro applicazione[274].

I lavori più recenti ad opera di Nina Silber, David William Blight, Cecelia O'Leary, Laura Edwards, LeeAnn Whites e Edward J. Blum hanno incoraggiato una maggior attenzione da dare ai temi eminentemente razziali, alla religione e alle questioni di genere, spingendo al contempo la fine effettiva della Ricostruzione con lo scadere del XIX secolo; mentre da parte loro le monografie di Charles Reagan Wilson, Gaines Foster, W. Scott Poole e Bruce Baker hanno finito con l'offrire ulteriori punti di vista sul mito della causa persa confederata nell'intero Sud[275].

Ruolo economico razziale[modifica | modifica wikitesto]

La questione del fallimento[modifica | modifica wikitesto]

La Ricostruzione viene ampiamente considerata un fallimento, sebbene la ragione di ciò rimanga controversa e fonte di dibattito.

  • La Dunning School per prima considerò inevitabile l'insuccesso poiché ritenne che il diritto di voto e/o il mantenere un qualche incarico da parte degli afroamericani a scapito dei bianchi costituisse una violazione del fondamento del repubblicanesimo.
  • Una seconda scuola vide essenzialmente la ragione del fallimento come una mancanza di efficacia dei Repubblicani del Nord nel garantire i diritti politici ai neri.
  • Una terza scuola incolpò l'incapacità nel concedere la terra ai liberti, di modo che potessero costruirsi una base economica e quindi anche di potere pubblico.
  • Una quarta vede la ragione principale come la totale incapacità sia federale che statale di sopprimere efficacemente la violenza razzista sudista quando questa cercò l'inversione del rapporto di forza economico negando e abolendo le possibilità autonome di guadagno per i neri. Etcheson (2009) a tale riguardo sottolinea fortemente la "violenza che ha schiacciato le aspirazioni nere e l'abbandono da parte dei bianchi del Nord dei Repubblicani del Sud"[276].

Lo stesso autore ha poi scritto anche che è assai difficoltoso vedere la Ricostruzione "come se si concludesse in qualsiasi cosa che non fosse il fallimento"[277], aggiungendo:

«William Edward Burghardt Du Bois catturò bene quel fallimento quando scrisse in "Black Reconstruction in America" (1935): "Lo schiavo si liberò, rimase un breve momento al sole, poi tornò indietro verso la schiavitù".»

Altri storici rimarcano l'incapacità di incorporare pienamente gli unionisti del Sud entro la più ampia coalizione Repubblicana. Derek W. Frisby dichiara che "la Ricostruzione non ha apprezzato le sfide dell'Unionismo del Sud e non ha invece inglobato questi fedeli sudisti in una strategia che avrebbe potuto influire positivamente sul carattere della pace appena raggiunta"[278].

Lo storico Donald R. Shaffer sostiene che gli utili ottenuti dagli afroamericani nel corso degli anni della Ricostruzione non furono mai completamente azzerati né tanto meno estinti; la legalizzazione del matrimonio e della famiglia afroamericana oltre che l'indipendenza delle Chiese nere dalle denominazioni confessionali bianche furono una fonte di forza durante la lunga era delle Leggi Jim Crow.

La Ricostruzione non venne quindi mai dimenticata all'interno della comunità nera, rimanendo anzi una forte fonte d'ispirazione; infine il sistema della mezzadria conferì ai neri una notevole quantità di libertà rispetto ai tempi della schiavitù[279].

Nel 2014 tuttavia lo storico Mark Summers ha dichiarato che la questione del fallimento o meno dovrebbe venie considerata pi dal punto di vista degli obiettivi di guerra; in quel caso, egli argomenta:

«Se noi vediamo lo scopo della Ricostruzione come l'assicurarsi che gli obiettivi principali della guerra si potessero realizzare, di un'Unione (guerra di secessione americana) tenuta insieme per sempre, di un Nord e di un Sud in grado di lavorare insieme, di una schiavitù estirpata e delle rivalità di sezione/settarie confinate, del bando permanente della paura dei grandiosi appelli alla superiore sovranità statale appoggiata dalla forza armata, ecco che la Ricostruzione assomiglia a quello che è effettivamente stata, un successo duraturo anche se quasi completamente incompreso[280]

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Il giornalista Joel Chandler Harris, scrivendo come "Joe Harris" per l'"Atlanta Constitution" (soprattutto dopo la Ricostruzione), ha cercato di promuovere la riconciliazione razziale e regionale già alla fine del XIX secolo.

Sostenne la visione di Henry Woodfin Grady di un "Nuovo Sud" durante il periodo che lo vide come redattore (dal 1880 al 1889); Harris scrisse molti editoriali incoraggiando l'accettazione da parte del Sud delle mutate condizioni e di una qualche influenza del Nord, sebbene affermò anche che avrebbe dovuto procedere sotto la linea suprematista del potere bianco[281].

Nell'ambito della letteratura popolare due romanzi dell'inizio del XX secolo opera di Thomas Frederick Dixon, The Clansman: A Historical Romance of the Ku Klux Klan (1905) e The Leopard's Spots (1902) sviluppò l'idea della "resistenza bianca" alla coercizione nordista/negra, propagandando l'azione vigilante promossa ed intrapresa dal Ku Klux Klan[282].

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia del Ku Klux Klan § Secondo KKK: 1915-44 e Linciaggio negli Stati Uniti d'America § Dalla prima alla seconda guerra mondiale.

David Wark Griffith adatterà The Clansman di Dixon per lo schermo del suo film anti-repubblicano Nascita di una nazione (1915) stimolando in tal modo la formazione della 2ª versione del KKK targata XX secolo.

Molti altri autori hanno donato di un'aura intrisa di romanticismo la cosiddetta "benevolenza della schiavitù" e il mondo dell'élite terriera delle piantagioni antebelliche in memorie e storie pubblicate tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo; mentre le "United Daughters of the Confederacy" promossero opere di donne risultate poi assai influenti in questo campo[283].

Ma di impatto molto più duraturo è stato "Gone with the Wind" (Via col vento) nella forma di un romanzo best seller del 1936, vincitore del Premio Pulitzer per la sua autrice Margaret Mitchell, ed un pluripremiato film di Hollywood, Via col vento (1939). In ogni caso la seconda metà della storia si concentra sulla Ricostruzione ad Atlanta. Il libro ha venduto milioni di copie a livello nazionale; il film viene regolarmente ritrasmesso in televisione. Nel 2018 rimane in cima alla lista dei Film con maggiori incassi nella storia del cinema. La New Georgia Encyclopedia sostiene:

«Politicamente il film offre una visione conservatrice della Georgia e dell'intero Sud. Nel suo romanzo, nonostante i forti pregiudizi meridionali, Mitchell ha mostrato una chiara consapevolezza delle carenze dei suoi personaggi e della loro regione. Il film è invece meno analitico. Descrive la vicenda da un punto di vista chiaramente sudista: il Sud è presentato come una grande civiltà, la pratica dello schiavismo non è mai messa in discussione e la situazione dei liberti dopo la Guerra di secessione americana è implicitamente imputata alla loro emancipazione. Una serie di scene il cui razzismo rivaleggia con quello di Nascita di una nazione (1915) di D. W. Griffith mostra la Ricostruzione principalmente come un'epoca in cui i buoni bianchi del Sud venivano perseguitati dai cattivi schiavi liberati, che erano essi stessi poi sfruttati dai carpetbagger calati dal Nord[284]

[modifica | modifica wikitesto]

Ricostruzione in ciascuno degli
Stati federati del Profondo Sud
Dichiarazione
di secessione
Ammissione agli
Stati Confederati d'America
Riammissione
nel Congresso
Ritorno al potere
del Partito Democratico
Carolina del Sud Carolina del Sud 20 dicembre 1860 4 febbraio 1861 25 giugno 1868 11 aprile 1877
Mississippi Mississippi 9 gennaio 1861 4 febbraio 1861 23 febbraio 1870 4 gennaio 1876
Florida Florida 10 gennaio 1861 4 febbraio 1861 25 giugno 1868 2 gennaio 1877
Alabama Alabama 11 gennaio 1861 4 febbraio 1861 14 luglio 1868 16 novembre 1874
Georgia Georgia 19 gennaio 1861 4 febbraio 1861 15 luglio 1870 1º novembre 1871
Louisiana Louisiana 26 gennaio 1861 4 febbraio 1861 25 giugno (o 9 luglio) 1868 2 gennaio 1877
Texas Texas 1º febbraio 1861 2 marzo 1861 30 marzo 1870 14 gennaio 1873
Virginia Virginia 17 aprile 1861 7 maggio 1861 26 gennaio 1870 5 ottobre 1869
Arkansas Arkansas 6 maggio 1861 18 maggio 1861 22 giugno 1868 10 novembre 1874
Carolina del Nord Carolina del Nord 20 maggio 1861 21 maggio 1861 4 luglio 1868 28 novembre 1870
Tennessee Tennessee 8 giugno 1861 16 maggio 1861 24 luglio 1866 4 ottobre 1869

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "The First Vote" by William Waud, Harpers Weekly Nov. 16, 1867
  2. ^ David W. Blight, Race and Reunion: The Civil War in American Memory (2001).
  3. ^ James M. Campbell e Rebecca J. Fraser, Reconstruction: People and Perspectives, ABC-CLIO, 2008, p. 15.
  4. ^ John C. Rodrigue, Reconstruction in the Cane Fields: From Slavery to Free Labor in Louisiana's Sugar Parishes, 1862–1880, LSU Press, 2001, p. 168.
  5. ^ Eric Foner, Reconstruction: America's Unfinished Revolution, 1863–1877 (1988) p xxv.
  6. ^ W. J. Rorabaugh, Donald T. Critchlow e Paula C. Baker, America's Promise: A Concise History of the United States, Rowman & Littlefield, 2004, p. 302.
  7. ^ Eric Foner, Reconstruction: America's unfinished revolution, 1863–1877 (1988) p 604 ristampato in Francis G. Couvares, ed.,, Interpretations of American History Vol. I Through Reconstruction (7th ed.), 2000, p. 409.
  8. ^ a b c d Eric Foner, If Lincoln hadn't died ..., in American Heritage Magazine, vol. 58, nº 6, Winter 2009. URL consultato il 26 luglio 2010.
  9. ^ Bruce E. Baker, What Reconstruction Meant: Historical Memory in the American South (2007).
  10. ^ Nicholas Lemann, Redemption: The Last Battle of the Civil War (2007), p. 75–77.
  11. ^ Nicholas Lemann, Redemption: The Last Battle of the Civil War (2007), p. 77.
  12. ^ Thomas B. Alexander, "Persistent Whiggery in the Confederate South, 1860–1877", Journal of Southern History, (1961) 27#3 pp. 305-314 JSTOR 2205211.
  13. ^ Thomas B. Alexander, "Persistent Whiggery in the Confederate South, 1860–1877", Journal of Southern History, (1961) 27#3 pp. 315-321 JSTOR 2205211.
  14. ^ Thomas B. Alexander, "Persistent Whiggery in the Confederate South, 1860–1877", Journal of Southern History, (1961) 27#3 pp. 322–329 JSTOR 2205211.
  15. ^ Allen W. Trelease, "Republican Reconstruction in North Carolina: A Roll-Call Analysis of the State House of Representatives, 1866–1870", Journal of Southern History, (1976) 42#3 pp 319–344 JSTOR 2207155.
  16. ^ a b c d e Paul F. Paskoff, "Measures of War: A Quantitative Examination of the Civil War's Destructiveness in the Confederacy," Civil War History (2008) 54#1 pp. 35-62 doi:10.1353/cwh.2008.0007
  17. ^ a b McPherson, James M, Abraham Lincoln and the Second American Revolution, Oxford University Press, 1992, p. 38, ISBN 978-0-19-507606-6.
  18. ^ William B. Hesseltine, A History of the South, 1607–1936 (1936), pp. 573–574.
  19. ^ John Samuel Ezell, The South since 1865 (1963), pp. 27–28.
  20. ^ a b Jacqueline Jones, Labor of Love, Labor of Sorrow: Black Women, Work, and the Family, from Slavery to the Present, New York, Basic Books, 2010, p. 72.
  21. ^ a b c d Tera W. Hunter, To 'Joy My Freedom: Southern Black Women's Lives and Labors after the Civil War, Cambridge, Harvard University Press, 1997, pp. 21–73.
  22. ^ Jim Downs, Sick from Freedom: African-American Illness and Suffering during the Civil War and Reconstruction (2015)
  23. ^ Roger L. Ransom, The Economics of the Civil War, su eh.net, 1º febbraio 2010. URL consultato il 7 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 13 dicembre 2011). Direct costs for the Confederacy are based on the value of the dollar in 1860.
  24. ^ Donald, Civil War and Reconstruction (2001), ch. 26.
  25. ^ Simpson (2009); William C. Harris, With Charity for All: Lincoln and the Restoration of the Union (1999).
  26. ^ Richard M. Valelly, The Two Reconstructions: The struggle for black enfranchisement, Chicago, University of Chicago Press, 2004, p. 29, ISBN 0-226-84530-3.; Hans Trefouse, The Radical republicans (1975).
  27. ^ McPherson, James M, Abraham Lincoln and the Second American Revolution, Oxford University Press, 1992, p. 6, ISBN 978-0-19-507606-6.
  28. ^ Leslie Alexander, Encyclopedia of African American History, ABC-CLIO, 2010, p. 699.
  29. ^ Donald, Civil War and Reconstruction (2001); Hans L. Trefousse, Andrew Johnson: A Biography (1989).
  30. ^ Donald, Civil War and Reconstruction (2001), ch. 26–27.
  31. ^ Donald, Civil War and Reconstruction (2001), ch. 28–29.
  32. ^ Donald, Civil War and Reconstruction (2001), ch. 29.
  33. ^ Donald, Civil War and Reconstruction (2001), ch. 30.
  34. ^ The Second Inaugural Address, su theatlantic.com.
  35. ^ Harris, With Charity for All (1999).
  36. ^ Harold Hyman, To try men's souls: loyalty tests in American history (1959) p 93
  37. ^ Foner 1988, pp. 273–274.
  38. ^ Foner 1988, pp. 275–276.
  39. ^ William Gienapp, Abraham Lincoln and Civil War America (2002), p. 155.
  40. ^ Patton, p. 126.
  41. ^ Johnson to Gov. William L. Sharkey, August 1865 quoted in Franklin (1961), p. 42.
  42. ^ Donald, Charles Sumner, pp. 200-201.
  43. ^ Donald, Charles Sumner, p. 201.
  44. ^ Ayers, The Promise of the New South pp. 417-418.
  45. ^ Ayers, The Promise of the New South p. 418.
  46. ^ James D. Anderson, The Education of Blacks in the South, 1860–1935, pp. 244–245.
  47. ^ Randall and Donald, p. 581.
  48. ^ a b c Eric Foner, Freedom's lawmakers: a directory of Black officeholders during Reconstruction (1993).
  49. ^ Ellen DuBois, Feminism and suffrage: The emergence of an independent women's movement in America (1978).
  50. ^ Glenn Feldman, The Disfranchisement Myth: Poor Whites and Suffrage Restriction in Alabama (2004), pp. 135-136.
  51. ^ Glenn Feldman, The Disfranchisement Myth: Poor Whites and Suffrage Restriction in Alabama (2004), p. 136.
  52. ^ Act of Congress, R.S. Sec. 2080 derived from act July 5, 1862, ch. 135, Sec. 1, 12 Stat. 528. (TXT), su uscode.house.gov. URL consultato il 7 febbraio 2012 (archiviato dall'url originale il 17 marzo 2012).
  53. ^ Perry, Dan W., "Oklahoma, A Foreordained Commonwealth", in Chronicles of Oklahoma, Volume 14, No. 1, Oklahoma Historical Society, marzo 1936, p. 30. URL consultato l'8 febbraio 2012.
  54. ^ Cimbala, Miller, and Syrette (2002), An uncommon time: the Civil War and the northern home front, p. 285.
  55. ^ Wagner, Gallagher, and McPherson, The Library of Congress Civil War Desk Reference, p. 735.
  56. ^ a b c d e f g h i Williams (2006), "Doing Less" and "Doing More", pp. 54–59.
  57. ^ Cimbala, Miller, and Syrette (2002), An uncommon time: the Civil War and the northern home front, p. 305.
  58. ^ Wagner, Gallagher, and McPherson, The Library of Congress Civil War Desk Reference, p. 736.
  59. ^ Allen C. Guelzo, Abraham Lincoln: Redeemer President, 1999, pp. 290.
  60. ^ Allen C. Guelzo, Abraham Lincoln: Redeemer President, 1999, pp. 291.
  61. ^ Trefousse (1991), Historical dictionary of reconstruction, p. viiii.
  62. ^ Abraham Lincoln, su blueandgraytrail.com. URL consultato il 21 luglio 2010.
  63. ^ a b c d e f g Allen C. Guelzo, Abraham Lincoln: Redeemer President, 1999, pp. 333–335.
  64. ^ Fred Erving Dayton, Nantucket Sound, in Steamboat Days, Frederick A. Stokes company, 1925, pp. 243–5.
  65. ^ Turner, Harry B. The Story of the Island Steamers (The Inquirer and Mirror Press, 1910) The Story of the Island Steamers - Harry Baker Turner
  66. ^ a b c d e Catton (1963), Terrible Swift Sword, pp. 365–367, 461–468.
  67. ^ Allen C. Guelzo, Abraham Lincoln: Redeemer President, 1999, p. 390.
  68. ^ Clifton R. Hall, Andrew Johnson: military governor of Tennessee, Princeton University Press, 1916, p. 19. URL consultato il 24 luglio 2010.
  69. ^ Colored (African American) Soldier and Family in Civil War Era Photo Identified, in Jubilo! The Emancipation Century.
  70. ^ Rodriguez, Junius P. Slavery in the United States: A Social, Political, and Historical Encyclopedia, ABC-CLIO, 2007, vol. 2, pg 241
  71. ^ Citato in U.S. National Archives and Records Administration on their website, "The Fight for Equal Rights: Black Soldiers in the Civil War".
  72. ^ Guelzo (2004), Lincoln’s Emancipation Proclamation: The End of Slavery in America, p. 1.
  73. ^ Sick from Freedom, First Edition, New York, Oxford University Press, 2012.
  74. ^ Stauffer (2008), Giants, p. 279.
  75. ^ a b c d e f Peterson (1995) Lincoln in American Memory, pp. 38–41.
  76. ^ McCarthy (1901), Lincoln’s plan of Reconstruction, p. 76.
  77. ^ Stauffer (2008), Giants, p. 280.
  78. ^ J. William Harris, The Making of the American South: a Short History 1500–1977, Malden, Blackwell Publishing, 2006, p. 240.
  79. ^ Laura F. Edwards, Gendered Strife and Confusion: The Political Culture of Reconstruction, Chicago, University of Illinois Press, 1997, p. 53, ISBN 0-252-02297-1.
  80. ^ Hunter, "To 'Joy My Freedom", p. 34.
  81. ^ David Mikkelson, 'Black Tax' Credit, su snopes.com.
  82. ^ Kathleen Zebley, Freedmen’s Bureau, su tennesseeencyclopedia.net, 1998. URL consultato il 29 aprile 2010.
  83. ^ Belz (1998), Abraham Lincoln, constitutionalism, and equal rights in the Civil War era, pp. 138, 141, 145.
  84. ^ Rawley (2003), Abraham Lincoln and a nation worth fighting for. p. 205.
  85. ^ McFeely (2002), Grant: A Biography, pp. 198-199.
  86. ^ McFeely (2002), Grant: A Biography, pp. 200-201.
  87. ^ McFeely (2002), Grant: A Biography, pp. 202-203.
  88. ^ McFeely (2002), Grant: A Biography, pp. 204-205.
  89. ^ McFeely (2002), Grant: A Biography, pp. 206-207.
  90. ^ William C. Harris, With Charity for All: Lincoln and the Restoration of the Union (1997).
  91. ^ a b Trefousse c.1989.
  92. ^ John David Smith, A Just and Lasting Peace: A Documentary History of Reconstruction, Penguin, 2013, p. 17.
  93. ^ Eric L. McKitrick, Andrew Johnson and Reconstruction, Oxford UP, 1988, p. 172.
  94. ^ Ray Allen Billington e Martin Ridge, American History After 1865, Rowman & Littlefield, 1981, p. 3.
  95. ^ David A. Lincove, Reconstruction in the United States: An Annotated Bibliography, Greenwood, 2000, p. 80.
  96. ^ McFeely-Woodward (1974), p. 125.
  97. ^ Donald, Civil War and Reconstruction (2001), ch. 31.
  98. ^ Oberholtzer 1:128.
  99. ^ Oberholtzer 1:129.
  100. ^ Donald (2001), p. 527.
  101. ^ Hunter, p. 67.
  102. ^ Barney, The Passage of the Republic, p. 251, pp. 284-285.
  103. ^ Barney, The Passage of the Republic, p. 251, pp. 285-286.
  104. ^ Report on the Condition of the South / Schurz, Carl, 1829–1906 Archiviato il 14 ottobre 2007 in Internet Archive.:
  105. ^ Douglas A. Blackmon, Slavery by Another Name: the Re-enslavement of Black Americans from the Civil War to World War II, New York, Anchor Books, a division of Random House, Inc., 2009, p. 16.
  106. ^ a b Laura F. Edwards, Gendered Strife and Confusion: The Political Culture of Reconstruction, Chicago, University of Illinois Press, 1997, p. 202, ISBN 0-252-02297-1.
  107. ^ Zuczek, Richard (ed.). 2006. Encyclopedia of the Reconstruction Era: Memphis Riot (1866).
  108. ^ United States Congress, House Select Committee on the Memphis Riots, Memphis Riots and Massacres, 25 July 1866, Washington, DC: Government Printing Office (reprinted by Arno Press, Inc., 1969)
  109. ^ http://www.memphis.edu/memphis-massacre/
  110. ^ Mary Farmer-Kaiser, Freedwomen and the Freedmen's Bureau: Race, Gender, and Public Policy in the Age of Emancipation, New York, Fordham University Press, 2010, p. 160.
  111. ^ Jones, Labor of Love, Labor of Sorrow, p. 70.
  112. ^ a b c d e f g James Schouler, History of the United States of America under the Constitution, Volume 7 The Reconstruction Period, 1913, pp. 43–57. URL consultato il 3 luglio 2010.
  113. ^ Rhodes, History 6:65.
  114. ^ Rhodes, History 6:66.
  115. ^ Rhodes, History 6:68.
  116. ^ Trefousse 1989.
  117. ^ Alexander, Encyclopedia of African American History, 2010, p. 699.
  118. ^ Badeau (1887) Grant in Peace, pp. 46, 57.
  119. ^ See Paul E. Teed e Melissa Ladd Teed, Reconstruction: A Reference Guide, ABC-CLIO, 2015, pp. 51, 174ff.. Foner (1988) entitles his chapter 6, "The Making of Radical Reconstruction." Benedict argues the Radical Republicans were conservative on many other issues in Michael Les Benedict, "Preserving the Constitution: The Conservative Basis of Radical Reconstruction." Journal of American History (1974): 65–90 JSTOR 1918254.
  120. ^ L'Arkansas, la Florida, la Louisiana, il Mississippi, il Texas, la Carolina del Sud e l'Alabama abrogarono le loro leggi durante il periodo della Ricostruzione, ma furono successivamente reintegrate e rimasero in vigore fino al 1967.
  121. ^ Foner 1988, ch. 6.
  122. ^ Gabriel J. Chin, "The 'Voting Rights Act of 1867': The Constitutionality of Federal Regulation of Suffrage During Reconstruction," 82 North Carolina Law Review 1581 (2004), Papers.ssrn.com, 14 settembre 2004, SSRN 589301.
  123. ^ Foner 1988, ch. 6–7.
  124. ^ Foner 1988, pp. 274–275.
  125. ^ Randolph Campbell, Gone to Texas 2003, p. 276.
  126. ^ Rhodes (1920) v 6, p. 199.
  127. ^ Foner, Reconstruction (1988) pp 316–33
  128. ^ Richard L. Hume e Jerry B. Gough, Blacks, Carpetbaggers, and Scalawags: the Constitutional Conventions of Radical Reconstruction, LSU Press, 2008.
  129. ^ Jeffery A. Jenkins e Boris Heersink, Republican Party Politics and the American South: From Reconstruction to Redemption, 1865–1880 (PDF), 2016, p. 18.
  130. ^ William A., Jr. Russ, The Negro and White Disfranchisement During Radical Reconstruction, in Journal of Negro History, vol. 19, nº 2, 1934, pp. 171–192, JSTOR 2714531.
  131. ^ Mark Wahlgren Summers, The Ordeal of the Reunion: A New History of Reconstruction (2014), 130-31, 159.
  132. ^ Foner, Reconstruction (1988) pp 323–25
  133. ^ Mark Wahlgren Summers, Railroads, Reconstruction, and the Gospel of Prosperity: Aid Under the Radical Republicans, 1865–1877, Princeton University Press, 2014, ISBN 978-0-691-61282-9.
  134. ^ David Tyack e Robert Lowe, The constitutional moment: Reconstruction and Black education in the South, in American Journal of Education, vol. 94, nº 2, 1986, pp. 236–256, JSTOR 1084950.
  135. ^ William J., Jr. Cooper e Thomas E. Terrill, The American South: A History, 2009, p. 436.
  136. ^ Richard Zuczek, ed. Encyclopedia of the Reconstruction Era (2006) 2:635.
  137. ^ Michael Perman, The road to redemption: Southern politics, 1869–1879 (1985) pp 36–37; Foner, Reconstruction, p 324.
  138. ^ Gillette, Retreat from Reconstruction, 1869–1879 (1982), p 99.
  139. ^ Zuczek, ed. Encyclopedia of the Reconstruction Era (2006) 1:323, 2:645, 698.
  140. ^ Summers, The Ordeal of the Reunion pp 160–61.
  141. ^ Smith Grant (2001), pp. 455–456.
  142. ^ Smith Grant (2001), pp. 456–457.
  143. ^ Simpson, Brooks D. "Ulysses S. Grant and the Freedmen’s Bureau", in The Freedmen’s Bureau and Reconstruction: Reconsiderations, edited by Paul A. Cimbala and Randall M. Miller. New York: Fordham University Press, 1999.
  144. ^ Smith (2001).
  145. ^ Grant, pp. 437–453, 458–460.
  146. ^ a b Simon (1967), Papers of Ulysses S. Grant, Vol. 19, pp. xiii.
  147. ^ Robert J. Kaczorowski, “Federal Enforcement of Civil Rights During the First Reconstruction.” Fordham Urban Law Journal 23 (1995): 155+ online.
  148. ^ Bertram Wyatt-Brown, "The Civil Rights Act of 1875." Western Political Quarterly (1965): 763–767. JSTOR 445883
  149. ^ Bertram Wyatt-Brown, "The Civil Rights Act of 1875." Western Political Quarterly (1965): 768–771. JSTOR 445883
  150. ^ Bertram Wyatt-Brown, "The Civil Rights Act of 1875." Western Political Quarterly (1965): 772–775. JSTOR 445883
  151. ^ David Quigley, "Constitutional Revision and the City: The Enforcement Acts and Urban America, 1870–1894", Journal of Policy History, January 2008, Vol. 20, Issue 1, pp. 64–72.
  152. ^ David Quigley, "Constitutional Revision and the City: The Enforcement Acts and Urban America, 1870–1894," Journal of Policy History, January 2008, Vol. 20, Issue 1, pp. 73–75.
  153. ^ Blair (2005), p. 400.
  154. ^ Smith (2001), Grant, p. 547.
  155. ^ Franklin (1961), pp. 168–169.
  156. ^ Franklin (1961), pp. 169-170.
  157. ^ Franklin (1961), p. 170.
  158. ^ Franklin (1961), pp. 170-171.
  159. ^ Franklin (1961), pp. 171-172.
  160. ^ Franklin (1961), pp. 172-173.
  161. ^ Franklin (1961), p. 173.
  162. ^ Bruce, Blanche Kelso, (1841 - 1898), in Biographical Directory of the United States Congress, United States Congress. URL consultato il 25 gennaio 2009.
  163. ^ Former Slave Presides over Senate, in Historical Minutes Essays, 1878–1920, Senate Historical Office. URL consultato il 4 gennaio 2013.
  164. ^ La Georgia aveva un governatore e una legislatura repubblicani, ma l'egemonia repubblicana era tenue e i Democratici continuaro a vincere localmente le elezioni presidenziali. Vedi: 1834 March 28 article in This Day in Georgia History scritto da Ed Jackson e Charles Pou; cf. Rufus Bullock.
  165. ^ a b McPherson, James M., Abraham Lincoln and the Second American Revolution, Oxford University Press, 1992, p. 19, ISBN 978-0-19-507606-6.
  166. ^ "Date of Secession Compared To 1860 Black Population" Archiviato il 16 agosto 2014 in Internet Archive., America’s Civil War website, accesso 9 aprile 2014
  167. ^ De Large, Robert Carlos, (1842 - 1874), in Biographical Directory of the United States Congress, United States Congress. URL consultato il 16 luglio 2013.
  168. ^ Foner 1988, ch. 7; Foner, Freedom's Lawmakers, introduction.
  169. ^ Turner, Benjamin Sterling, (1825 - 1894), in Biographical Directory of the United States Congress, United States Congress. URL consultato il 16 luglio 2013.
  170. ^ Steven Hahn, A Nation under Our Feet
  171. ^ Rhodes (1920) v 6 p. 199; non viene riportato il dato dell'Arkansas.
  172. ^ Le statistiche della popolazione degli Stati Uniti per razza, nazionalità, sesso, età e occupazione. Alle quali si aggiungono le statistiche di frequenza scolastica e analfabetismo, scuole, biblioteche, giornali, periodici, chiese, povertà e crimine, e di aree, famiglie e spostamenti Tav. 1 United States Census Bureau. Accesso 20 ottobre 2007
  173. ^ E. Foner, Reconstruction: America’s unfinished revolution, 1863–1877 (NY: Harper & Row, 1988), pp. 354–5
  174. ^ Daniel W. Stowell, Rebuilding Zion: The Religious Reconstruction of the South, 1863–1877, Oxford UP, 1998, pp. 83–84.
  175. ^ Andre E. Johnson, "God is a Negro: The (Rhetorical) Black Theology of Bishop Henry McNeal Turner." Black Theology 13.1 (2015): 29-40.
  176. ^ Andre E. Johnson, The Forgotten Prophet: Bishop Henry McNeal Turner and the African American Prophetic Tradition (2012)
  177. ^ Clarence Earl Walker, A Rock in a Weary Land: The African Methodist Episcopal Church During the Civil War and Reconstruction (1982)
  178. ^ William W. Sweet, "The Methodist Episcopal Church and Reconstruction," Journal of the Illinois State Historical Society (1914) 7#3 pp. 147–165 JSTOR 40194198 at p. 157
  179. ^ Donald Lee Grant, The Way It Was in the South: The Black Experience in Georgia, U. of Georgia Press, 1993, p. 264.
  180. ^ Canter Brown Jr., Florida's Black Public Officials, 1867-1924, (Tuscaloosa and London: The University of Alabama Press, 1998), 4; Dorothy Dodd, "'Bishop' Pearce and the Reconstruction of Leon County", Apalachee (1946), 6.
  181. ^ Foner, Reconstruction, (1988) p 93
  182. ^ Ralph E. Morrow, "Northern Methodism in the South during Reconstruction," Mississippi Valley Historical Review (1954) 41#2 pp. 197–218, quote on p 202 JSTOR 1895802
  183. ^ Ralph E. Morrow, Northern Methodism and Reconstruction (1956)
  184. ^ Stowell, Rebuilding Zion: The Religious Reconstruction of the South, 1863–1877, pp 30–31
  185. ^ Robert D. Clark, The Life of Matthew Simpson (1956) pp 245–67
  186. ^ Fredrick A. Norwood, ed., Sourcebook of American Methodism (1982), p. 323
  187. ^ William W. Sweet, "The Methodist Episcopal Church and Reconstruction", Journal of the Illinois State Historical Society (1914) 7#3 pp. 147–165, quote on p 161 JSTOR 40194198
  188. ^ Victor B. Howard, Religion and the Radical Republican Movement, 1860–1870 (1990) pp 212–13
  189. ^ Morrow (1954) p 205
  190. ^ Wilson Fallin Jr., Uplifting the People: Three Centuries of Black Baptists in Alabama (2007), p. 52
  191. ^ Wilson Fallin Jr., Uplifting the People: Three Centuries of Black Baptists in Alabama (2007), p. 53
  192. ^ James D. Anderson, The Education of Blacks in the South, 1860–1935, U of North Carolina Press, 1988, p. 4.
  193. ^ Anderson, The Education of Blacks in the South, 1860–1935 (1988), pp. 6–15.
  194. ^ Tyack and Lowe, The constitutional moment: Reconstruction and Black education in the South., 1986
  195. ^ William Preston Vaughn, Schools for All: The Blacks and Public Education in the South, 1865—1877 (University Press of Kentucky, 2015).
  196. ^ Foner 365–8
  197. ^ Franklin 139
  198. ^ B. D. Mayberry, A Century of Agriculture in the 1890 Land Grant Institutions and Tuskegee University, 1890–1990 (1992).
  199. ^ a b Lynch 1913.
  200. ^ Foner, pp. 386-387.
  201. ^ Foner, pag 387.
  202. ^ Franklin, pp. 141-148; Summers 1984
  203. ^ Stover 1955.
  204. ^ Franklin pp. 147–8.
  205. ^ Foner, 415-416
  206. ^ Marek D. Steedman, "Resistance, Rebirth, and Redemption: The Rhetoric of White Supremacy in Post-Civil War Louisiana," Historical Reflections, Spring 2009, Vol. 35#1, pp. 97-103.
  207. ^ Marek D. Steedman, "Resistance, Rebirth, and Redemption: The Rhetoric of White Supremacy in Post-Civil War Louisiana," Historical Reflections, Spring 2009, Vol. 35#1, pp. 104-113.
  208. ^ George C. Rable, su history.ua.edu.
  209. ^ Walter L. Fleming, The Sequel of Appomattox: A Chronicle of the Reunion of the States, Chronicles of America series, vol. 32, New Haven, Yale University Press, 1919, p. 21.
  210. ^ Perman 1984, p. 6.
  211. ^ T. Harry Williams, An Analysis of Some Reconstruction Attitudes, Journal of Southern History Vol. 12, No. 4 (November 1946), pp. 469-476 JSTOR 2197687.
  212. ^ T. Harry Williams, An Analysis of Some Reconstruction Attitudes, Journal of Southern History Vol. 12, No. 4 (November 1946), pp. 477-486 JSTOR 2197687.
  213. ^ Walter L. Fleming, Documentary History of the Reconstruction (1907), II, p. 328.
  214. ^ Fleming, Documentary History of the Reconstruction (1907), II, pp. 328–9.
  215. ^ Oberholtzer, vol. 1, p. 485.
  216. ^ Trelease, White Terror.
  217. ^ McFeely (2002), Grant: A Biography, pp. 420-421.
  218. ^ McFeely (2002), Grant: A Biography, pp. 421-422.
  219. ^ Louisiana and the Rule of Terror, in The Elevator, vol. 10, nº 26, 10 ottobre 1874. URL consultato il 1º agosto 2015.
    «Julia Hayden, the colored school teacher, one of the latest victims of the White Man's League, was only seventeen years of age. She was the daughter of respectable parents in Maury County, Tennessee, and had been carefully educated at the Central College, Nashville, a favorite place for the instruction of youth of both sexes of her race. She is said to have possessed unusual personal attractions as well as intelligence. Under the reign of slavery as it is defined and upheld by Davis and Toombs, Julia Hayden would probably have been taken from her parents and sent in a slave coffle to New Orleans to be sold on its auction block. But emancipation had prepared for her a different and less dreadful fate. With that strong desire for mental cultivation which marked the colored race since their freedom, in all circumstances where there is an opportunity left them for its exhibition, the young girl had so improved herself as to become capable of teaching others. She went to Western Tennessee and took charge of a school. Three days after her arrival at Hartsville, at night, two white men, armed with their guns, appeared at the house where she was staying, and demanded the school teacher. She fled, alarmed, to the room of the mistress of the house. The White Leaguers pursued. They fired their guns through the floor of the room and the young girl fell dead within. Her murderers escaped.».
  220. ^ J. W. Schuckers, The Life and Public Services of Salmon Portland Chase, (1874), p. 585; letter of May 30, 1868 to August Belmont.
  221. ^ a b c d McPherson 1975.
  222. ^ Stephen L. Vaughn, ed., Encyclopedia of American journalism (2007) p 441.
  223. ^ Richard H. Abbott, For Free Press and Equal Rights: Republican Newspapers in the Reconstruction South (2004).
  224. ^ Earl F. Woodward, "The Brooks and Baxter War in Arkansas, 1872–1874," Arkansas Historical Quarterly (1971) 30#4 pp. 315-326 JSTOR 40038083
  225. ^ Old State House history Archiviato il 7 aprile 2015 in Internet Archive.
  226. ^ Brooks-Baxter War - Encyclopedia of Arkansas, su www.encyclopediaofarkansas.net.
  227. ^ Earl F. Woodward, "The Brooks and Baxter War in Arkansas, 1872–1874," Arkansas Historical Quarterly (1971) 30#4 pp. 327-336 JSTOR 40038083
  228. ^ Foner 537–41.
  229. ^ a b c d e f Foner 374–5.
  230. ^ a b Lynch 1915
  231. ^ Perman 1984, ch. 3.
  232. ^ Foner, cap. 9.
  233. ^ Foner p. 443.
  234. ^ Foner pag. 545.
  235. ^ Foner pag. 546.
  236. ^ Foner pag. 547.
  237. ^ Nicholas Lemann, Redemption: The Last Battle of the Civil War, New York: Farrar, Straus & Giroux, Pbk. 2007, pp. 15-17.
  238. ^ Nicholas Lemann, Redemption: The Last Battle of the Civil War, New York: Farrar, Straus & Giroux, Pbk. 2007, pp. 17-19.
  239. ^ Nicholas Lemann, Redemption: The Last Battle of the Civil War, New York: Farrar, Straus & Giroux, Pbk. 2007, pp. 19-21.
  240. ^ US Senate Journal January 13, 1875, pp. 106–107.
  241. ^ Danielle Alexander, "Forty Acres and a Mule: The Ruined Hope of Reconstruction", Humanities, January/February 2004, vol. 25/No. 1 Archiviato il 16 settembre 2008 in Internet Archive.. Retrieved 2008-04-14.
  242. ^ Foner, pag. 555.
  243. ^ Foner, pag. 556.
  244. ^ George C. Rable, But There Was No Peace: The Role of Violence in the Politics of Reconstruction, Athens: University of Georgia Press, 1984, p. 132.
  245. ^ a b c d Foner, cap. 11.
  246. ^ Nicholas Lemann, Redemption: The Last Battle of the Civil War, New York: Farrar, Straus & Giroux, paperback, 2007, p. 174.
  247. ^ Foner, pp. 603-604.
  248. ^ Foner, pag. 604.
  249. ^ Fletcher M. Green, "Walter Lynwood Fleming: Historian of Reconstruction," The Journal of Southern History, Vol. 2, No. 4 (November 1936), pp. 497–521.
  250. ^ Louis R. Harlan, Booker T. Washington in Perspective (1988), p. 164; A. A. Taylor, 'Historians of the Reconstruction,' The Journal of Negro History, Vol. 23, No. 1 (January 1938), pp. 16–34.
  251. ^ T. Harry Williams, 'An Analysis of Some Reconstruction Attitudes,' Journal of Southern History Vol. 12, No. 4 (November 1946), pp. 469–486 JSTOR 2197687 quote at p. 473
  252. ^ Beale, The Critical Year, p 147
  253. ^ Hugh Tulloch, The Debate On the American Civil War Era, Manchester UP, 1999, p. 226.
  254. ^ Allan D. Charles, 'Howard K Beale,' in Clyde N. Wilson, ed. Twentieth-century American Historians (Gale Research Company, 1983) pp. 32-34
  255. ^ T. Harry Williams, 'An Analysis of Some Reconstruction Attitudes,' Journal of Southern History (1946) 12#4 pp: 469-475 JSTOR 2197687; Williams was a Northerner trained at Wisconsin.
  256. ^ Allan D. Charles, 'Howard K Beale,' in Clyde N. Wilson, ed. Twentieth-century American Historians (Gale Research Company, 1983) pp 35-38
  257. ^ T. Harry Williams, 'An Analysis of Some Reconstruction Attitudes,' Journal of Southern History (1946) 12#4 pp: 476-486 JSTOR 2197687.
  258. ^ Charles A. Beard and Mary R. Beard, The Rise of American Civilization (1927), 2:54
  259. ^ Richard Hofstadter, Progressive Historians, Knopf Doubleday, 2012 [1968], p. 303.
  260. ^ William B. Hesseltine, 'Economic Factors in the Abandonment of Reconstruction.' Mississippi Valley Historical Review (1935) 22#2 pp: 191–210 JSTOR 1898466
  261. ^ Stanley Coben, 'Northeastern Business and Radical Reconstruction: A Re-Examination.' Mississippi Valley Historical Review (1959): 67–90. in JSTOR
  262. ^ Thomas J. Pressly, "Andrew Johnson and Reconstruction (review)" Civil War History (1961) 7#1 pp. 91–92 online
  263. ^ David Montgomery, "Radical Republicanism in Pennsylvania, 1866–1873." Pennsylvania Magazine of History and Biography (1961): 439–457 JSTOR 20089450.
  264. ^ Kenneth M. Stampp and Leon F. Litwack, eds., Reconstruction: An Anthology of Revisionist Writings (1969) pp 85-91
  265. ^ Foner 1982; Montgomery, pag. vii.
  266. ^ Kenneth M. Stampp and Leon F. Litwack, eds., Reconstruction: An Anthology of Revisionist Writings (1969) pp 92-100
  267. ^ Foner 1982; Montgomery, pp. viii.
  268. ^ Kenneth M. Stampp and Leon F. Litwack, eds., Reconstruction: An Anthology of Revisionist Writings (1969) pp. 101-106
  269. ^ Foner 1982; Montgomery, pp. ix.
  270. ^ Williams, 469; Foner p. xxii.
  271. ^ Glenn Feldman, The Disfranchisement Myth: Poor Whites and Suffrage Restriction in Alabama, Athens: University of Georgia Press, 2004, pp. 135–136.
  272. ^ Richard H. Pildes, "Democracy, Anti-Democracy, and the Canon", Constitutional Commentary, Vol. 17, 2000, p. 27. Retrieved 2008-03-15.
  273. ^ Foner, A Short History of Reconstruction (1990), p. 255. Foner adds, "What remains certain is that Reconstruction failed, and that for blacks its failure was a disaster whose magnitude cannot be obscured by the accomplishments that endured." p. 256.
  274. ^ Although Grant and Attorney General Amos T. Akerman set up a strong legal system to protect African Americans, the Department of Justice did not set up a permanent Civil Rights Division until the Civil Rights Act of 1957. McFeely (2002), Grant: A Biography, pp. 372–373; 424, 425.
  275. ^ Bruce E. Baker, What Reconstruction Meant: Historical Memory in the American South (2007); Thomas J. Brown, ed. Reconstructions: New Perspectives on the Postbellum United States (2008).
  276. ^ Vernon Burton, "Civil War and Reconstruction", in William L. Barney (ed.), A Companion to 19th-century America (2006), pp. 54–56.
  277. ^ Nicole Etcheson, "Reconstruction and the Making of a Free-Labor South", Reviews in American History, Vol. 37, No. 2, June 2009.
  278. ^ Frisby, "A Victory Spoiled: West Tennessee Unionists during Reconstruction", in Paul Cimballa, ed., The Great Task Remaining Before Us: Reconstruction as America's Continuing Civil War (2010), p. 9.
  279. ^ Zuczek (2006), Encyclopedia of the Reconstruction Era, A-L, pp. 20, 22.
  280. ^ Mark Wahlgren Summers, The Ordeal of the Reunion: A New History of Reconstruction, University of North Carolina Press, 2014, p. 4.
  281. ^ Wayne Mixon, ‘Joel Chandler Harris, the Yeoman Tradition, and the New South Movement.’ Georgia Historical Quarterly 61#4 (1977): 308–317. in JSTOR
  282. ^ Maxwell Bloomfield, ‘Dixon’s “The Leopard’s Spots”: A Study in Popular Racism.’ American Quarterly 16.3 (1964): 387–401. online
  283. ^ Sarah E. Gardner, Blood And Irony: Southern White Women's Narratives of the Civil War, 1861–1937, University of North Carolina Press, 2006, pp. 128–130.
  284. ^ Gone With the Wind (Film) Hugh Ruppersburg and Chris Dobbs, "Gone With the Wind (Film)" New Georgia Encyclopedia (2017)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Fonti secondarie[modifica | modifica wikitesto]

  • Barney, William L. Passage of the Republic: An Interdisciplinary History of Nineteenth Century America (1987). D. C. Heath ISBN 0-669-04758-9
  • Behrend, Justin. Reconstructing Democracy: Grassroots Black Politics in the Deep South after the Civil War. Athens, GA: University of Georgia Press, 2015.
  • William Blair, The use of military force to protect the gains of reconstruction., in Civil War History, vol. 51, nº 4, 2005.
  • Blum, Edward J. Reforging the White Republic: Race, Religion, and American Nationalism, 1865–1898 (2005).
  • Bradley, Mark L. Bluecoats and Tar Heels: Soldiers and Civilians in Reconstruction North Carolina (University Press of Kentucky, 2009), 370 pp. ISBN 978-0-8131-2507-7
  • Brown, Thomas J., ed. Reconstructions: New Perspectives on Postbellum America (2006), essays by 8 scholars excerpt and text search
  • Paul Alan Cimbala, Randall M. Miller e Brooks D. Simpson, An uncommon time: the Civil War and the northern home front, Fordham University Press, 2002, ISBN 0-8232-2195-4. URL consultato il 29 aprile 2010.
  • Cruden, Robert. The Negro in reconstruction () [online]
  • Donald, David H. et al. Civil War and Reconstruction (2001).
  • Downs, Gregory P. After Appomattox: Military Occupation and the Ends of War. Cambridge, MA: Harvard University Press, 2015.
  • Du Bois, W. E. B. Black Reconstruction in America 1860–1880 (1935), Counterpoint to Dunning School explores the economics and politics of the era from Marxist perspective
  • Du Bois, W. E. B. ‘Reconstruction and its Benefits,’ American Historical Review, 15 (July 1910), 781—99 online edition
  • Dunning, William Archibald. Reconstruction: Political & Economic, 1865–1877 (1905). Influential summary of Dunning School; blames Carpetbaggers for failure of Reconstruction. online edition
  • Douglas Egerton, The Wars of Reconstruction: The Brief, Violent History of America’s Most Progressive Era, Bloomsbury Press, 2014, ISBN 978-1-60819-566-4.
  • Etcheson, Nicole. ‘Reconstruction and the Making of a Free-Labor South,’ Reviews in American History, Volume 37, Number 2, June 2009 in Project MUSE
  • Fitzgerald, Michael W. Splendid Failure: Postwar Reconstruction in the American South (2007), 224pp; excerpt and text search
  • Fleming, Walter L. The Sequel of Appomattox, A Chronicle of the Reunion of the States(1918). From Dunning School.
  • Fleming, Walter L. Civil War and Reconstruction in Alabama (1905). the most detailed study; Dunning School full text online from Project Gutenberg
  • Foner, Eric and Mahoney, Olivia. America’s Reconstruction: People and Politics After the Civil War. ISBN 0-8071-2234-3, short well-illustrated survey
  • Foner, Eric. Reconstruction: America’s Unfinished Revolution, 1863–1877 (1988). ISBN 0-06-015851-4. Pulitzer-prize winning history and most detailed synthesis of original and previous scholarship.
  • Foner, Eric. Forever Free: The Story of Emancipation and Reconstruction. 2005.
  • Franklin, John Hope. Reconstruction after the Civil War (1961), 280 pages. ISBN 0-226-26079-8. By a leading black historian
  • Allen C. Guelzo, Lincoln’s Emancipation Proclamation: The End of Slavery in America, New York, Simon & Schuster Paperbacks, 2004. URL consultato il 3 maggio 2010.
  • Harris, William C. With Charity for All: Lincoln and the Restoration of the Union (1997) portrays Lincoln as opponent of Radicals.
  • Henry, Robert Selph. The Story of Reconstruction (1938), popular
  • Harold Holzer, Edna Greene Medford e Frank J. Williams, The Emancipation Proclamation: three views (social, political, iconographic), Louisiana State University Press, 2006. URL consultato il 3 maggio 2010.
  • Hubbs, G. Ward. Searching for Freedom after the Civil War: Klansman, Carpetbagger, Scalawg, and Freedman. Tuscaloosa, AL: University of Alabama Press, 2015.
  • Jenkins, Wilbert L. Climbing up to Glory: A Short History of African Americans during the Civil War and Reconstruction. (2002).
  • Litwack, Leon. Been in the Storm So Long (1979). Pulitzer Prize; social history of the freedmen
  • McPherson, James and James Hogue. Ordeal By Fire: The Civil War and Reconstruction (2009)
  • Milton, George Fort. The Age of Hate: Andrew Johnson and the Radicals. (1930). online edition; from Dunning School
  • Charles Hallan McCarthy, Lincoln’s plan of reconstruction, New York, McClure, Philips, & Company, 1901. URL consultato il 27 aprile 2010.
  • William S McFeely, Responses of the Presidents to Charges of Misconduct, a cura di C. Vann Woodward, New York, New York, Delacorte Press, 1974, ISBN 0-440-05923-2.
  • Patrick, Rembert/ The Reconstruction of the Nation (1967) online
  • Perman, Michael. The Road to Redemption: Southern Politics, 1869–1879. Chapel Hill, NC: University of North Carolina Press, 1984 ISBN 0-8078-4141-2, 9780807841419
  • Perman, Michael. Emancipation and Reconstruction (2003). 144 pp.
  • Merrill D. Peterson, Lincoln in American Memory, New York, Oxford University Press, 1994. URL consultato il 27 aprile 2010.
  • Randall, J. G. The Civil War and Reconstruction (1953). Long the standard survey, with elaborate bibliography
  • Rhodes, James G. History of the United States from the Compromise of 1850 to the McKinley–Bryan Campaign of 1896. Volume: 6. (1920). 1865–72; Volume: 7. (1920). –77; Highly detailed narrative by Pulitzer prize winner; argues was a political disaster because it violated the rights of white Southerners. vol. 6 1865–1872 online; vol. 7 online vol. 6 online at Google.books vol. 7 in Google.books
  • William L. Richter, A to Z of the Civil War and Reconstruction, Scarecrow Press, 2009, ISBN 978-0-8108-6336-1.
  • Simpson, Brooks D. The Reconstruction Presidents (2009).
  • Stampp, Kenneth M. The Era of Reconstruction, 1865–1877 (1967); short survey; rejects Dunning School analysis. online
  • Summers, Mark Wahlgren. The Ordeal of the Reunion: A New History of Reconstruction (2014) text search; online
  • Summers, Mark Wahlgren. A Dangerous Stir: Fear, Paranoia, and the Making of Reconstruction (2009) excerpt and text search
  • Thompson, C. Mildred. Reconstruction In Georgia: Economic, Social, Political 1865–1872 (1915; 2010 reprint); full text online free
  • Trefousse, Hans L. Historical Dictionary of Reconstruction (Greenwood, 1991), 250 entries
  • Margaret E. Wagner, Gary W. Gallagher e James M. McPherson, The Library of Congress Civil War Desk Reference, New York, Simon & Schuster Paperbacks, 2002, ISBN 1-4391-4884-8.
  • C. Vann Woodward, Reunion and reaction: the compromise of 1877 and the end of reconstruction, Oxford University Press, 1966, ISBN 0-19-506423-2.
  • Zuczek, Richard. Encyclopedia of the Reconstruction Era (2 vols. 2006).

Storiografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Foner, Eric. ‘Introduction to the 2014 Anniversary Edition’ in Reconstruction: America's Unfinished Revolution, 1863–1877 (2014) online
  • Ford, Lacy K., ed. A Companion to the Civil War and Reconstruction. Blackwell, 2005. 518 pp.
  • Frantz, Edward O. ed. A Companion to the Reconstruction Presidents 1865–1881 (2014) 30 essays by scholars
  • Perman, Michael and Amy Murrell Taylor, eds. Major Problems in the Civil War and Reconstruction: Documents and Essays (2010)
  • Simpson, Brooks D. ‘Mission Impossible: Reconstruction Policy Reconsidered.’ Journal of the Civil War Era 6.1 (2016): 85–102. excerpt
  • Smith, Stacey L. ‘Beyond North and South: Putting the West in the Civil War and Reconstruction," Journal of the Civil War Era (Dec 2016) 6#4 pp. 566–591. DOI:10.1353/cwe.2016.0073 excerpt
  • Stalcup, Brenda, ed. Reconstruction: Opposing Viewpoints (Greenhaven Press: 1995). Uses primary documents to present opposing viewpoints.
  • Stampp, Kenneth M., and Leon M. Litwack, eds. Reconstruction: An Anthology of Revisionist Writings, (1969), essays by scholars
  • Weisberger, Bernard A. ‘The dark and bloody ground of Reconstruction historiography.’ Journal of Southern History 25.4 (1959): 427–447. JSTOR 2954450

Per anno[modifica | modifica wikitesto]

Giornali e riviste[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]