Origini della guerra di secessione americana

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Mappa animata sulla situazione della schiavitù negli Stati Uniti d'America e nei suoi domini territoriali tra il 1789 e il 1861.

Gli storici che concentrano le loro indagini sulle cause e origini della guerra di secessione americana studiano e discutono sulle motivazioni che indussero 7 Stati federati degli Stati Uniti d'America del profondo Sud a proclamare la propria secessione dall'Unione, sul perché si unirono per formare gli Stati Confederati d'America ed infine perché il Nord si rifiutò di lasciarli andare pacificamente per la loro strada[1].

Mentre la maggior parte degli studiosi concorda sul fatto che i conflitti ideologici sul tema dello schiavismo e della sua possibilità di estensione, trascinatisi per decenni, crearono di fatto le condizioni per l'esplosione del conflitto bellico, essi non sono però unanimemente d'accordo su quali tipologie - economiche, prettamente politiche o più eminentemente sociali - siano state più importanti nel radicamento della divisione[2].

Il principale catalizzatore per la dichiarazione di secessione fu la questione della schiavitù negli Stati Uniti d'America, in particolar modo la battaglia politica condotta dai sudisti sul "diritto" di esportare la pratica schiavista anche nei Territori federali liberi del West. Un altro fattore che si incise profondamente nell'idea secessionista fu il nazionalismo bianco meridionale ("White Southerners")[3].

La ragione principale per cui il Nord rifiutò in toto il "diritto alla secessione" sarà quello della preservazione dell'unità nazionale, anch'essa una delle cause del nazionalismo statunitense prese di petto[4]. La maggior parte del dibattito continua però a concernere la prima domanda: sul perché cioè alcuni Stati del Sud abbiano ad un certo momento scelto unilateralmente di separarsi.

Una pianta di cotone.

Abraham Lincoln vinse le elezioni presidenziali del 1860 riuscendo a conquistare la maggioranza assoluta dei Grandi elettori, pur senza entrare in competizione in ben 10 Stati meridionali. La sua vittoria innescò dichiarazioni di secessione da parte di 7 Stati schiavisti del Sud le cui economie - via fiume o via mare - erano tutte fondate sul cotone coltivato utilizzando il lavoro gratuito dato dagli schiavi afroamericani.

Prima ancora che il Presidente eletto degli Stati Uniti d'America avesse la possibilità di entrare ufficialmente in carica venne quindi creata la "Confederazione del Sud"; i nazionalisti settentrionali, ma anche coloro che rimasero unionisti nel meridione, rifiutarono di riconoscere come legittimi i proclami di secessione. Per tutta la durata della guerra civile nessun governo straniero riconobbe mai ufficialmente i secessionisti.

La battaglia di Fort Sumter: l'attacco confederato ad una fortezza dell'Union Army nella Carolina del Sud avvenuto nell'aprile del 1861. Rappresentò lo scontro di apertura della guerra civile.

La Presidenza di James Buchanan, oramai in scadenza, rifiutò di rinunciare alle proprie fortezze - situate al Sud ma su terreni di proprietà federale - le quali vennero nonostante ciò immediatamente rivendicate per sé dai dirigenti confederati. Il primo colpo deflagrò il 12 aprile del 1861, quando le forze sudiste dettero il via al bombardamento e relativa battaglia di Fort Sumter, un importante fortino dell'Union Army posto all'entrata del porto di Charleston (Carolina del Sud).

Come ben evidenziato da una giuria di storici nel 2011 "mentre la questione della schiavitù, con i suoi molteplici e sfaccettati malcontenti, fu la causa primaria della disunione, sarà lo stesso principio di disunione regionalistica (provincialismo e particolarismo localistico) a creare le condizioni per lo scoppio effettivo della guerra"[5].

L'autore vincitore del Premio Pulitzer, lo storico David Potter, scrive che:

« Il problema per gli americani che, nell'età di Lincoln, volevano che gli schiavi fossero liberi non era semplicemente che i meridionali volevano il contrario, ma che essi stessi avevano un valore in conflitto su ciò: volevano che la Costituzione degli Stati Uniti d'America - la quale proteggeva implicitamente la schiavitù - continuasse a venire onorata, ma anche che l'Unione, che avevano in comunione con gli schiavisti, dovesse essere preservata; erano quindi impegnati in due valori ideali contrapposti che non potevano essere riconciliati logicamente[6]. »

Altri fattori decisivi saranno:

  1. la politica apertamente schierata da una parte contro l'altra durante il secondo sistema partitico;
  2. l'attivismo dell'abolizionismo negli Stati Uniti d'America che faceva sempre più sentire la propria voce in capitolo;
  3. l'idea di "nullificazione" risalente alla Presidenza di Andrew Jackson e la conseguente teoria dei diritti degli Stati;
  4. lo scoperto nazionalismo meridionale dagli obiettivi completamente antitetici rispetto a quelli settentrionali;
  5. la dottrina dell'espansionismo in direzione del West (il Destino manifesto) e, con l'espansione nei Territori, anche l'espansione del lavoro schiavista;
  6. le due economie radicalmente contrapposte;
  7. ed infine l'avviarsi prorompente della modernizzazione tecnico-industriale nel periodo immediatamente pre-bellico.

Indice

Rivalità geografiche e dati demografici[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cronologia degli eventi principali che hanno portato alla guerra di secessione americana.

Gli Stati Uniti d'America divennero un'unica nazione, seppur costituita da due regioni nettamente distinte. Da una parte gli Stati liberi della Nuova Inghilterra, degli Stati Uniti d'America nord-orientali e degli Stati Uniti d'America medio-occidentali[7] possedevano un'economia in rapido sviluppo fondata soprattutto sulle fattorie a gestione familiare, sull'industria, l'estrazione mineraria, il commercio e i trasporti, con una popolazione urbana ampia ed in forte crescita.

Una tale crescita venne alimentata da un alto tasso di natalità e da un gran numero di "nuovi arrivati", l'immigrazione europea di irlandesi americani, tedeschi americani e anglosassoni in primis. Il Sud era invece dall'altra parte dominato da un sistema quantomai immobile dato dall'"economia di piantagione" - perlopiù a monocoltura - essenzialmente basato sul lavoro servile. Ebbe modo di verificarsi una notevole crescita nel Texas grazie ad alti tassi di natalità associati ad un'altrettanto alta immigrazione proveniente dal Sudest, mentre quella europea vi fu in una misura assai minore.

L'intero Sud, rimasto pesantemente in una condizione rurale, aveva ben pochi centri urbani di una dimensione considerevole e un'assai carente - e scadente - produzione tecnico-industriale, tranne forse che nelle zone di confine come Saint Louis (Missouri) e Baltimora. I grandi proprietari di schiavi e di latifondo controllavano interamente la politica ed il sistema economico regionale, e questo sebbene almeno il 75% delle famiglie di bianchi americani non possedessero schiavi[8].

1861 Map of U.S. states and territories showing two phases of secession.
Crisi secessionista del 1861.
Mappa:

      Stati che si separarono prima del 15 aprile 1861

      Stati che si separarono dopo il 15 di aprile

      Stati che permettevano lo schiavismo, ma che non si separarono

      Stati dell'Unione che proibivano la schiavitù

      Territori rimasti sotto il controllo dell'Union Army

Nel complesso la popolazione del Nord stava crescendo molto più rapidamente rispetto a quella meridionale, il che rese sempre più difficoltoso per il Sud continuare ad influenzare e a tenere sotto stretto controllo il Governo federale così come aveva continuato a fare per tutti i decenni precedenti per merito del Partito Democratico filo-sudista.

Nel momento in cui si svolse la campagna elettorale del 1860 gli Stati meridionali pesantemente agricoli, in quanto gruppo di pressione compatto, ottennero meno voti nel Collegio elettorale degli Stati Uniti d'America rispetto agli Stati settentrionali immersi oramai in un sistema di rapida rivoluzione industriale.

Lincoln fu quindi in grado in una tale contingenza storica di vincere l'appuntamento presidenziale senza doversi nemmeno sottoporre alla valutazione degli elettori in ben 10 Stati sudisti; questi ultimi percepirono pertanto una perdita di potere, un forte calo di preoccupazione federale nei riguardi delle richieste pubbliche filo-schiaviste provenienti dal meridione: il loro incontrastato predominio politico nazionale venne per la prima volta seriamente minacciato e messo in discussione.

Questo calcolo politico fornì una base molto reale ai timori sudisti per il relativo declino politico della propria regione, prevalentemente a causa del Nord il quale cresceva molto più rapidamente sia in termini di popolazione che di produzione industriale.

Nell'interesse di mantenere l'unità degli Stati, i politici di più alta rilevanza nazionale avevano fino ad allora moderato la loro opposizione alla pratica schiavista, con il risultato più evidente d'introdurre numerosi "compromessi", ad iniziare dal Compromesso del Missouri nel 1820 nel corso della Presidenza di James Monroe.

A seguito della Guerra Messico-Stati Uniti scatenata e fortemente voluta dalla Presidenza di James Knox Polk (1846 - 1848) la questione della schiavitù nei nuovi vasti Territori acquisiti grazie alla Cessione messicana portò al successivo Compromesso del 1850. Mentre esso evitava un'immediata crisi politica, non risolveva però in alcuna maniera la questione del cosiddetto Potere negriero: l'ambizione degli schiavisti di poter controllare le decisioni legislative nazionali nell'ambito della "peculiare istituzione" (come veniva definito lo schiavismo).

Parte integrante del Compromesso del 1850 fu la Fugitive Slave Law, che molti nordisti trovarono estremamente offensiva in quanto richiedeva loro di aiutare attivamente nella cattura degli schiavi fuggiaschi, imponendone la restituzione ai legittimi proprietari che fossero giunti a reclamarli utilizzando il diritto alla proprietà.

In mezzo all'emergere di contrapposizioni ideologiche sempre più settarie, virulente ed ostili tra loro nel quadro della politica nazionale, il crollo del vecchio "secondo sistema dei partiti" durante gli anni 1850 non fece che ostacolare ancor più gli sforzi messi in campo per raggiungere un ennesimo compromesso.

Raimondo Luraghi

Farsi un'idea esatta delle reali condizioni in cui verso la metà del XIX secolo vivevano e lavoravano gli schiavi è oggi assai difficile: è di ostacolo innanzitutto la nostra stessa moralità, cui la sola idea che un essere umano possa venire comperato e venduto come un montone fa orrore.
Su questo terreno noi siamo portati facilmente a condannare in blocco e senza appello tutto il Sud come una terra di degenerati e carnefici, sordi ai motivi più elementari dell'umanità[9].

La legislazione detta Kansas-Nebraska Act nel 1854 indignò ulteriormente un gran numero di nordisti, tanto da indurli a creare una nuova formazione politica: il Partito Reubblicano il quale fin da principio si basò quasi interamente sul sostegno che gli poteva provenire dal Nord. L'industrializzazione del Nord e del Medio-Ovest agrario s'impegnò fortemente nell'etica economica del capitalismo imprenditoriale-bancario poggiante sul "lavoro libero": niente schiavitù nei Territori dell'Ovest, in quanto avrebbe "rubato il lavoro" al proletariato[10].

Gli argomenti secondo cui la schiavitù risultava di fatto indesiderabile per la nazione esistevano già da molto tempo e all'inizio della Storia degli Stati Uniti d'America non avevano mancato di venire presentati anche da alcuni eminenti meridionali. Dopo il 1840 gli abolizionisti incominciarono a denunciare la schiavitù non più solo come un male esclusivamente sociale: essa invero divenne un "errore morale".

Il militante Repubblicano, solidamente nordista, partorì invece un differente punto di vista: credettero infatti fortemente che la cospirazione messa in atto dal "potere schiavista" ambisse a mantenere sotto il proprio stretto controllo il governo federale con l'obiettivo mirato di estendere lo schiavismo (quindi il lavoro gratuito) all'intera nazione [11].

« Durante il raid di John Brown contro Harpers Ferry gli schiavi non erano insorti: Perché stavano troppo bene e non desideravano affatto venire liberati, dicevano i sudisti; perché erano talmente demoralizzati e abbruttiti da secoli di servaggio da non essere più nemmeno in grado di ribellarsi, replicavano gli abolizionisti... e forse un po' di ragione c'era sia da una parte che dall'altra[12]. »

I difensori meridionali della schiavitù da parte loro presero a sostenere che "i negri" erano felici e contenti di rimanere schiavi, anzi che ne traessero addirittura vantaggio.

Declaration of Independence di John Trumbull (1819). Il famoso dipinto viene spesso identificato come una rappresentazione della firma della Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America, ma in realtà mostra la commissione di redazione che presenta il suo lavoro al Congresso continentale[13].

Tensioni regionali e compromessi storici[modifica | modifica wikitesto]

Nascita di una nazione[modifica | modifica wikitesto]

Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America

Noi riteniamo assiomatiche le seguenti verità: che tutti gli uomini furono creati uguali; che, dal loro Creatore, hanno ricevuto in dote certi diritti inalienabili, fra i quali sono la vita, la libertà e il conseguimento della felicità.
Che per tutelare questi diritti vengono istituiti tra gli uomini dei governi, che traggono il loro legittimo potere dal consenso dei governati, ed ogni volta che una forma di governo si mostra di ostacolo al raggiungimento di tali scopi, il popolo avrà il diritto di modificarla o di abolirla.

Al tempo della rivoluzione americana l'istituto schiavista rimase saldamente stabilito nelle Tredici colonie; rappresentò il sistema socio-lavorativo maggiormente importante almeno in 6 degli Stati federati degli Stati Uniti d'America meridionali, dal Maryland alla Georgia; ma il totale dato dal mezzo milione di schiavi abbondante era sparso - seppur con percentuali le quali potevano variare anche in maniera cospicua - in tutte le altre colonie.

Nel Sud oltre il 40% della popolazione era costituita da schiavi afroamericani e mentre i coloni e i pionieri si trasferivano nel Kentucky appena istituito e nel resto degli Stati Uniti sud-occidentali, quasi 1/6 di questi nuovi coloni si trovarono in uno stato di schiavitù[14].

Al termine della Guerra d'indipendenza americana gli Stati della Nuova Inghilterra fornirono la maggior parte delle navi negriere statunitensi utilizzate nella tratta atlantica degli schiavi africani; mentre la maggior parte dei loro clienti si trovava oltre che nella Georgia, anche nella Carolina del Nord e nella Carolina del Sud[15].

Nel corso di questi primi anni innumerevoli americani trovarono assai difficoltoso riconciliare la pratica schiavista con la propria personale interpretazione del cristianesimo, oltre che con gli altri sentimenti di libertà ed uguaglianza sociale scaturenti dalla Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America[16].

Uno sparuto movimento antischiavista guidato dal Quaccherismo ebbe un certo impatto sociale ed un qualche riscontro nella coscienza civile dei "cittadini della Repubblica" già durante gli anni 1780. Al termine del decennio tutti i nuovi Stati, ad eccezione della Georgia, avevano posto alcune restrizioni legali alla loro partecipazione al commercio degli schiavi. Nessun serio movimento politico a livello nazionale contro lo schiavismo tuttavia ebbe modo di svilupparsi, in gran parte a causa della preoccupazione assoluta rivolta prima al raggiungimento e poi al mantenimento dell'unità nazionale[17].

Quando si riunì per la prima volta la Convenzione costituzionale proprio la schiavitù fu l'unica questione "che lasciò aperta una qualche possibilità di "compromesso": quello che avrebbe messo il senso morale in contrapposizione al pragmatismo socio-economico"[18].

Alla fine, mentre molti si confortarono la coscienza per il fatto che la parola "schiavitù" non venisse mai citata esplicitamente nella nuova Carta costituzionale, i critici fanno però osservare che la "clausola o compromesso dei 3/5 (uno schiavo vale 3/5 di un uomo libero) attribuì ai "rappresentanti degli schiavi" dei seggi extra al Congresso e che il requisito attribuito al Governo federale inerente alla sicurezza nazionale di sopprimere con la forza la cosiddetta "violenza domestica" avrebbe permesso di dedicare ampie risorse alla difesa contro la possibilità sempre presente di una qualche "rivolta degli schiavi".

Un ritardo ventennale nel proibire ufficialmente l'importazione di schiavi (divieto reso effettivo solamente dalla Presidenza di Thomas Jefferson con la Act Prohibiting Importation of Slaves) diede il tempo necessario al Sud di rafforzare con manodopera schiava gratuita le sue necessità di forza-lavoro; inoltre il procedimento di emendamento costituzionale necessario per l'abolizione nazionale dello schiavismo interno rese l'abolizionismo negli Stati Uniti d'America quantomai improbabile, almeno nell'immediato futuro e nelle stesse previsioni politiche più realistiche[19].

John Adams

Nell'abolizione della schiavitù nel Massachusetts... la vera causa fu il moltiplicarsi dei lavoratori bianchi, che non intendevano permettere oltre ai ricchi di rivolgersi a questi concorrenti dalla pelle scura.
Se i proprietari avessero ottenuto per legge il permesso di tenere schiavi, la gente del popolo avrebbe messo a morte i negri e forse anche i loro padroni[20].

Con la definitiva messa al bando del commercio di compravendita degli schiavi africani a partire dal 1º gennaio del 1808, gran parte dell'opinione pubblica sentì che il "problema della schiavitù" era stato finalmente risolto[21]. Qualsiasi discussione a livello nazionale che potesse proseguire sulla questione schiavista venne soffocata sul nascere dagli anni di embargo commerciale, di accesa concorrenza marittima con l'impero britannico e il primo Impero francese ed infine dalla Guerra anglo-americana del 1812[22].

L'unica eccezione a questa quiete del tutto apparente nei riguardi della schiavitù fu l'associazione fatta dai dirigenti della Nuova Inghilterra - nella loro frustrazione verso il conflitto contro gli inglesi da loro non desiderato né mai cercato - tra la guerra in corso ed il forte risentimento manifestato verso la "clausola di 3/5" la quale sembrò nei fatti consentire all'élite agraria sudista di dominare e mantenere saldamente il controllo dell'intera politica nazionale[23].

La Linea Mason-Dixon la quale segna il confine geopolitico tra Nord e Sud.

Come detto già durante o subito dopo la rivoluzione (1775 - 1783) gli Stati situati a Nord della Linea Mason-Dixon - la quale separava la Pennsylvania dal Maryland e dal Delaware - abolirono la schiavitù nel 1804, sebbene in alcuni Stati gli schiavi esistenti non furono immediatamente liberati.

Nell'Ordinanza del nordovest datata 1787 l'Assemblea congressuale (ancora sottoposta alla legislazione costituzionale degli articoli della Confederazione) escluse la possibilità di impiantare lo schiavismo in tutto il Territorio del nord-ovest a Nord del fiume Ohio; mentre quando vennero organizzati i Territori meridionali conquistati attraverso l'Acquisto della Louisiana (venduta da Napoleone Bonaparte nel 1804) qualsiasi divieto della schiavitù fu rigorosamente omesso e sottaciuto.

Compromesso del Missouri[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Compromesso del Missouri.
Ritratto di James Tallmadge.

Nel 1819 il membro della Camera dei Rappresentanti James Tallmadge Jr. dello Stato di New York diede il via all'accensione delle polveri contro il Sud quando propose due emendamenti ad una legge che avrebbe permesso di far ammettere il Missouri negli Stati Uniti d'America in qualità di Stato libero.

I meridionali scatenarono una feroce campagna pubblica contro tali proposte provenienti dal Nord: la prima avrebbe difatti proibito agli schiavi di esservi trasferiti (impedendone quindi l'accesso a tutti i coloni schiavisti), mentre la seconda avrebbe liberato tutti gli schiavi già presenti all'interno dei suoi confini e nati dopo l'ammissione nell'Unione non appena avessero raggiunto i 25 anni di età[24].

Con la quasi contemporanea ammissione dell'Alabama come Stato schiavista nel 1819 gli USA si ritrovarono equamente suddivisi in 11 Stati schiavisti ed altrettanti liberi. L'ammissione del nuovo Stato del Missouri pertanto avrebbe dato la maggioranza ad una delle due parti in causa; i sudisti premettero per dotarlo di una Carta Costituzionale schiavista ed in tal modo ottenere la maggioranza al Senato: l'emendamento Tallmadge avrebbe invece concesso la maggioranza politica agli Stati liberi del Nord.

I due disegni di legge "liberisti" riuscirono ad avere l'approvazione iniziale della Camera, ma fallirono invece nell'Aula senatoriale quando 5 dei suoi membri nordisti votarono insieme a tutti gli altri senatori meridionali[25]. La richiesta ufficiale divenne quindi ora l'ammissione del Missouri nella sua qualità di Stato schiavista, con molti leader pubblici che cominciarono a condividere il timore già espresso da Thomas Jefferson, cioè di una crisi generale scaturita dal tema schiavista: paura che l'ex Presidente degli Stati Uniti d'America descrisse come "una campana che suona l'allarme d'incendio nella notte".

La linea del Compromesso del Missouri, in blu gli Stati liberi, in rosso quelli schiavisti.

Questa prima crisi sembrò comunque accettabilmente risolta dal Compromesso del Missouri nel 1820, che procedette all'ammissione immediata del Maine come Stato libero nello stesso tempo in cui il Missouri entrò a par parte della federazione come Stato schiavista. Il Compromesso inoltre vietò la schiavitù nell'intero Territorio ex francese acquistato nel decennio precedente, sia a Nord che ad Ovest del Missouri lungo la linea del parallelo 36°30′ Nord.

John Quincy Adams

La discussione sorta su questo Compromesso del Missouri ha tradito il segreto delle loro anime. In astratto ammettono che la schiavitù è un male, la disconoscono e gettano tutto sulle spalle dell'impero britannico (che favorì a suo tempo la tratta atlantica degli schiavi africani). Ma quando viene sondato il fondamento che sta alla base di esso, ecco che mostrano in fondo alla loro anima solamente orgoglio e vanagloria nella loro condizione di padronanza. Guardano dall'alto in basso la semplicità dei modi di uno yankee, perché non ha abitudini di prepotenza come la loro e non può trattare i negri come i cani. È tra i mali della schiavitù il fatto che essa annulla le stesse fonti del principio morale. Stabilisce false stime di virtù e vizio: perché cosa può essere più falso e senza cuore di questa dottrina che fa dipendere il primo e il più sacro diritto dell'umanità dal colore della pelle umana?[26]

Tale soluzione acquisita con non poca fatica parve placare il problema - pur rimanendo sempre presente sotto la superficie - almeno fino a quando i limiti imposti all'espansione dello schiavismo non vennero apertamente denunciati e quindi abrogati dalla legislazione Kansas-Nebraska Act del 1854[27].

Nel profondo Sud la "crisi del Missouri" ebbe a risvegliare antichi timori, ossia che un forte governo federale centralizzato potesse col tempo trasformarsi in una minaccia mortale per la pratica schiavista. La coalizione detta democrazia jeffersoniana - la quale riuniva in un unico solido blocco i piantatori del Sud e i contadini ed artigiani meccanici del Nord in opposizione alla minaccia rappresentata dal Partito Federalista - aveva già iniziato a dissolversi subito dopo la fine della Guerra anglo-americana[28].

Non fu se non fino alla crisi missouriana che i dirigenti americani iniziarono a rendersi ben conto delle possibili conseguenze politiche che avrebbero potuto manifestarsi a seguito di un deciso attacco settario (proveniente dal Nord) alla schiavitù (imperante al Sud); e non fu se non fino alla "politica di massa" propugnata dalla Presidenza di Andrew Jackson che un tal tipo di organizzazione incentrata attorno a questo specifico problema prese a divenire "azione pratica"[29].

Crisi della Nullificazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Andrew Jackson § Crisi della nullificazione.
Henry Clay nel 1818 in un ritratto di Matthew Harris Jouett.

Il sistema americano - ideato e fortemente sostenuto dall'"uomo di frontiera" kentuckyano Henry Clay nell'Aula parlamentare ed appoggiato inizialmente da una larga parte di nazionalisti che favorirono la guerra del 1812, come il sud-caroliniano John Calhoun, - fu un programma volto ad una rapida modernizzazione economica basato su tariffe doganali improntate al protezionismo più spinto, miglioramenti infrastrutturali interni grazie a finanziamenti federali ed all'istituzione della Seconda banca degli Stati Uniti[30].

Lo scopo precipuo sarebbe stato quello di creare le condizioni migliori per lo sviluppo di un'industria statunitense ed il commercio internazionale. Poiché il ferro, il carbone e l'energia idroelettrica si trovavano principalmente nel Nord, un tale piano fiscale ad ampio respiro fu destinato ad alimentare il deciso rancore dei piantatori schiavisti del Sud, ove le varie economie statali si basavano essenzialmente ancora sulla sola agricoltura[31][32].

I sudisti presero quindi a denunciare scopertamente la messa in atto di tali "espliciti favoritismi" a tutto vantaggio del Nord[33][34]. La nazione soffrì di una grave crisi economica per tutti gli anni 1820 e proprio la Carolina del Sud ne rimase particolarmente colpita; la tariffa altamente protettiva del 1828 (denominata tariffa delle abominazioni dai suoi più acerrimi detrattori) creata per proteggere l'industria americana tassando l'attività manifatturiera importata fu promulgata e tradotta in legge nel corso dell'ultimo anno della Presidenza di John Quincy Adams (notoriamente antischiavista).

Il presidente Andrew Jackson interpretò i tentativi della Carolina del Sud tesi a far annullare le legislazioni tariffarie federali del 1828 e del 1832 come equivalenti all'alto tradimento. La questione dei diritti degli Stati svolgerà un ruolo importante fino alla guerra di secessione americana, circa 30 anni dopo.

Come reazione diretta l'aspettativa dei suoi più fieri oppositori fu che con la vittoria di Andrew Jackson - "uomo degli interessi del popolo" - alle elezioni presidenziali del 1828 il "balzello-abominio" sarebbe stato significativamente ridotto[35].

A questo punto la campagna elettorale sud-caroliniana si organizzò sempre più attorno a tale problema: protezionismo contro liberalizzazione dei mercati.

Quando però si vide che la Presidenza di Andrew Jackson non aveva la benché minima intenzione d'intraprendere alcuna azione a favore dei reclami sudisti e di affrontare con piglio deciso le loro preoccupazioni in ambito economico-commerciale, la fazione più radicale degli uomini pubblici della Carolina del Sud incominciò a sostenere che il governo statale avesse tutto il diritto (da qui l'idea dei cosiddetti "diritti degli Stati") di dichiarare l'imposizione tariffaria completamente nulla e vuota nei suoi effetti all'interno dei confini del proprio Stato.

John Calhoun nel 1822 in un ritratto di Charles Bird King.

In seno all'Amministrazione presidenziale una scissione aperta sulla questione si verificò tra lo stesso Jackson e il suo Vicepresidente Calhoun, che divenne rapidamente il più efficace sostenitore della teoria costituzionale secondo la quale sarebbe stato previsto l'annullamento di una qualsiasi legge federale non gradita da parte di ogni singolo governo statale.

Egli espresse compiutamente il proprio pensiero attraverso la South Carolina Exposition and Protest del dicembre 1828[36].

« Dopo gli anni 1830 la divergenza tra le due culture, tra le due mentalità, tra i due sistemi educativi era andata accentuandosi; i due ideali di vita non potevano essere più differenti... il Nord stava al Sud un po' come una colossale città in rapporto ad una sterminata zona campagnola[37]. »

Il Congresso emanerà una nuova tariffa daziaria protettiva nel 1832, offrendo agli Stati del profondo Sud ben poco sollievo, con il risultato di scatenare la più pericolosa crisi regionalistica dai tempi della formazione della nazione. Alcuni militanti sud-caroliniani giunsero persino a sottintendere un ritiro dall'Unione come risposta; fu il primo accenno alla secessione sudista.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ordine di Nullificazione.
Daniel Webster

Io sono per la Costituzione degli Stati Uniti d'America così com'è e per l'Unione così com'è.
Essa è, o signori, la Costituzione del popolo, il governo del popolo, fatto per il popolo, fatto dal popolo e responsabile davanti al popolo.
Libertà e Unione, ora e sempre, legate e indissolubili!
La Verità è che il popolo degli Stati Uniti è uno solo[38].

L'Assemblea legislativa statale appena insediatasi richiese quindi una rapida elezione dei delegati con l'intenzione d'indire una Convention di Stato; una volta riunita questa approvò un'ordinanza la quale dichiarava nulle le tariffe del 1828 e del 1832 all'interno dei confini statali.

L'Amministrazione Jackson non fece attendere la sua voce e rispose con risoluta fermezza, proclamando l'annullamento un chiaro atto di alto tradimento e minacciando un'invasione armata per far ristabilire l'"ordine e la legalità". Si presero quindi provvedimenti per rafforzare le fortezze federali presenti sul territorio.

Andrew Jackson

La Costituzione stabilisce un Governo federale e non una semplice "lega"...
Affermare che ogni Stato federato può, a proprio piacimento, ritirarsi dall'Unione equivale a dire che gli Stati Uniti d'America non sono una nazione[39].

L'esplosione di un conflitto violento sembrò sempre più una reale possibilità all'inizio del 1833, quando i sostenitori della Democrazia jacksoniana introdussero nell'Aula parlamentare un disegno di legge il quale avrebbe autorizzato il Presidente degli Stati Uniti d'America ad utilizzare le United States Armed Forces per far rispettare con la forza gli atti congressuali (la Force Bill).

Nessun altro Stato osò farsi avanti per supportare la Carolina del Sud, tanto che i suoi dirigenti stessi erano divisi sulla volontà o meno di continuare il braccio di ferro con il Governo federale. La crisi terminò quando sia Clay che Calhoun iniziarono a lavorare insieme per elaborare una "tariffa di compromesso". Entrambe le parti alla fine rivendicheranno la vittoria sull'avversario; i primi per aver ottenuto l'annullamento, i secondi videro tuttavia l'episodio come una dimostrazione del fatto che nessun singolo Stato poteva far valere i propri diritti particolari con un'azione unilaterale e indipendente.

« Dopo il 1832 il Sud nella sua lotta con il Nord conduceva oramai soltanto una battaglia di retroguardia... destinata a metterlo inevitabilmente con le spalle al muro[40]. »

Calhoun a sua volta dedicò i propri sforzi successivi nel cercare di costruire un senso di solidarietà comune meridionale, così che quando sarebbe venuta a galla un'altra situazione di stallo l'intera regione compatta avrebbe potuto essere pronta a fungere da blocco compatto di resistenza al governo centrale. Già nel 1830, nel bel mezzo della crisi, egli identificò il "diritto di proprietà", ossia di possedere schiavi - fondamento del sistema agricolo di piantagione - in quanto principale diritto delle minoranze sudiste il quale sentiva essere sempre più minacciato:

« Considero l'atto tariffario come l'occasione, piuttosto che la vera causa dell'attuale infelice stato di cose. La verità non può più essere camuffata, ché la "peculiare istituzione" domestica degli Stati del Sud e la conseguente direzione che questa e il suo terreno vitale hanno dato alla sua industria, li ha messi in relazione alla tassazione e agli stanziamenti in un rapporto opposto alla maggioranza dell'Unione, contro il pericolo del quale, se non vi è alcun potere protettivo nei diritti riservati degli Stati, essi devono alla fine essere costretti a ribellarsi, o, sottomettersi al sacrificio dei loro interessi primari, le loro istituzioni nazionali subordinate dalla colonizzazione e da altri schemi, se stessi e i propri figli ridotti alla miseria[41][42]. »

Il 1º maggio del 1833 - con estrema acutezza - lo stesso Presidente Andrew Jackson non mancherà di far notare, scrivendo di quest'idea, che:

« La tariffa era solo il pretesto, mentre la disunione e la nascita di una confederazione del Sud secessionista il vero oggetto del contendere. Il prossimo pretesto sarà il negro, la questione della schiavitù o la richiesta della sua estensione[43]. »

John Calhoun

Io ritengo che nello stato attuale della civiltà, dove due razze di origine diversa, distinte per colore e per altre differenze fisiche - oltre che intellettuali - sono riunite, la relazione - così com'è ora esistente negli Stati schiavisti - tra le due è, invece di un male, un bene: un bene positivo!.
Posso dire con verità... quindi che non è mai esistita una società benestante e civilizzata in cui una parte della comunità non abbia vissuto del lavoro dell'altra parte[44].

Per Calhoun, lo strenuo difensore dei "diritti degli Stati", la schiavitù divenne nel 1837 un "bene positivo": Testo completo su Wkisource.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Andrew Jackson § Controversie sulla schiavitù, Presidenza di Martin Van Buren § Schiavitù e Presidenza di James Knox Polk § Schiavitù.

Il problema riapparve con rinnovato vigore a seguito della tariffa del 1842 (Black Tariff). Un periodo di relativo libero scambio seguirà la leggera tariffa Walker del 1846, in larga parte scritta dai meridionali. Gli industriali del Nord (all'unisono con alcuni della futura Virginia Occidentale) si lamenteranno però che che fosse troppo bassa per poter riuscire ad incoraggiare con sufficiente vigore la crescita industriale[45].

Massimo Teodori

La vicenda politica successiva alla presidenza di Andrew Jackson è la storia del modo in cui si collocarono le diverse forze di fronte al problema schiavista.
Posto al centro del dibattito esso suscitava rivalità economiche, politiche e ideologiche.
La guerra tra Nord e Sud rappresentò il prolungamento militare del conflitto sociale, economico e territoriale che si era acuito per un'intera generazione[46]

Dibattiti sulle "regole del bavaglio"[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1844 § Regole di discussione e controversie sull'annessione del Texas.

Dal 1831 al 1836 William Lloyd Garrison e la American Antislavery Society dettero il via ad una campagna pubblicitaria per far presentare una petizione al Congresso in favore dell'abrogazione dello schiavismo nel distretto di Washington e in tutti gli altri Territori federali: verranno raccolte centinaia di migliaia di adesioni le quali verranno inviate all'Assemblea parlamentare, con un numero che raggiunse il suo picco nel 1835[47].

Il 26 maggio del 1836 la Camera dei Rappresentanti approvò le "risoluzioni di Pickney". La prima di esse stabilì che l'Aula congressuale non possedeva alcuna autorità costituzionale per interferire con la pratica schiavista vigente nei singoli Stati; la seconda che "non avrebbe dovuto" farlo nel Distretto di Columbia; la terza infine - nota come "regola del bavaglio" - previde che:

« Tutte le petizioni, le memorie, le risoluzioni, le proposte o i documenti, relativi in qualsiasi modo, o in qualsiasi misura, al tema della schiavitù o dell'abolizione della schiavitù, devono, senza essere stampati o riferiti, essere posti sul cassetto e nessuna ulteriore azione potrà essere presa su di essi[48]. »

Le prime due risoluzioni passeranno l'esame del voto con 182 favorevoli contro 8 e 132 contro 45. La "regola del bavaglio", sostenuta dai Democratici sia del Nord che del Sud e da alcuni membri meridionali del Partito Whig sarà alfine approvata con un voto di 117 contro 68[49].

L'ex presidente John Quincy Adams in un dagherrotipo del 1843 circa: fu antischiavista, contrario alle "regole del bavaglio" fortemente volute dai sudisti e avvocato difensore al processo contro l'Amistad.

L'ex presidente John Quincy Adams, eletto alla Camera fin dal 1830, divenne presto una delle figure centrali nell'opposizione alle "regolamentazioni del bavaglio"[50]. Egli sosterrà difatti che fossero una diretta violazione del diritto esplicitato nel I emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America: quello di "presentare una petizione al governo per ottenerne un risarcimento e l'ascolto delle proprie lamentele".

La maggioranza dei Whig nordisti si unì all'opposizione; piuttosto che sopprimere le petizioni contro la schiavitù, tuttavia, le cosiddette "regole del bavaglio" filo-sudiste serviranno solamente ad offendere ulteriormente gli americani degli Stati del Nord, con il contro-risultato diretto di far aumentare drasticamente il numero di coloro che firmavano le petizioni abolizioniste[51].

Dal momento che originariamente il "bavaglio" costituiva una risoluzione e non una regolamentazione permanente, esso dovette essere rinnovato ad ogni apertura di sessione parlamentare; la fazione di Adams spesso riuscì a guadagnarsi il diritto di parola prima che il "bavaglio" potesse essere imposto[52].

Nel gennaio del 1840, tuttavia, l'Aula legislativa fece approvare la "regola del 21°", che proibì anche la sola ricezione delle petizioni contro la schiavitù; essa fu emanata come regola permanente della Camera. A questo punto le forze anti-bavaglio si concentrarono sul tentativo di far revocare una regola stabilita come permanente; vennero sollevati seri dubbi sulla sua effettiva costituzionalità ricevendo meno sostegno dell'originale "regola di Pickney", riuscendo a passare solo con 114 voti contro 108[53].

Durante tutto il "periodo del bavaglio" il "talento superiore nell'utilizzare ed abusare delle regole parlamentari" da parte di Adams - in aggiunta alla sua sottilissima abilità nell'attaccare i propri nemici cogliendoli in fallo al primo minimo errore da essi commesso - gli permise di eludere la regola e quindi anche di discutere apertamente sui problemi inerenti alla schiavitù[54].

La "regola del bavaglio" pro-sudista venne definitivamente annullata il 3 dicembre del 1844 con un voto fortemente settoriale, 108 contro 80; tutti i nordisti e 4 Whig del Sud appoggiarono l'abrogazione, insieme a 55 dei 71 Democratici del Nord[55].

Thomas Jefferson

Ci si chiederà probabilmente: perché non trattenere e incorporare i negri nello Stato?
Pregiudizi profondamente radicati tra i bianchi; decine di migliaia di ricordi, da parte dei negri, di offese da essi subite; nuove provocazioni; l'effettiva diversità naturale e molte altre circostanze ci dividerebbero in fazioni e produrrebbero rivolgimenti che probabilmente non finirebbero se non con lo sterminio di una o dell'altra stirpe.[56].

Sud prebellico e Unione[modifica | modifica wikitesto]

Si verificò una continua competizione tra i governi statali e quello federale sulla questione inerente ai rispettivi ambiti di potere, oltre che sulla "lealtà" dei cittadini alla nazione paragonata a quella dovuta ai loro singoli Stati; questo fin quasi dalla fondazione stessa della Repubblica.

Le Risoluzioni del Kentucky e della Virginia del 1798, per esempio, avevano apertamente sfidato le leggi federali anti-sommossa (le Alien and Sedition Acts); mentre alla Conferenza di Hartford la Nuova Inghilterra espresse compattamente la propria opposizione alla Presidenza di James Monroe in generale e alla Guerra anglo-americana del 1812 in particolare, giungendo a discutere esplicitamente del diritto "degli Stati del Nord" alla secessione.

Cultura sudista[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Allevamento di schiavi negli Stati Uniti d'America, Condizioni di vita degli schiavi negli Stati Uniti d'America e Schiavitù negli Stati Uniti d'America.

« Il fattore della svolta registratasi dopo gli anni 1830 nel Sud circa la questione della schiavitù non era stato soltanto né principalmente il sorgere dell'abolizionismo militante nel Nord, bensì dal diffondersi tra i meridionali della convinzione che ci si stesse avvicinando ad una situazione talmente tesa da non consentire più la minima concessione[57]. »

Raccolta della fibra di cotone nella Georgia.
Democrazia in America

Il più temibile di tutti i mali che minacciano l'avvenire degli Stati Uniti nasce dalla presenza dei negri nella loro terra... questo male è la schiavitù.
Il Cristianesimo l'aveva distrutta; i cristiani del XVI secolo l'hanno ristabilita; tuttavia hanno preso dura di limitarla ad una sola delle razze umane.
In tal guisa essi hanno offerto all'umanità una ferita meno larga, ma infinitamente più difficile a curarsi.[58].

Sebbene fosse solo una minoranza di sudisti bianchi a possedere schiavi, i sudisti liberi di tutte le classi sociali difesero a spada tratta l'istituzione schiavista, percependola come minacciata sempre più dall'aumento dei movimenti abolizionisti presenti negli Stati del Nord e dai fautori del "lavoro libero" (artigiani e contadini dell'Ovest). Iniziarono pertanto a sentirla come la "pietra angolare" del loro ordinamento sociale tradizionale[59].

William Edward Burghardt Du Bois

Non era la peggiore schiavitù del mondo; non rendeva la vita domestica insopportabile; aveva a volte anche aspetti di gentilezza, fedeltà, persino di felicità.
Però pur sempre di schiavitù si trattava: che, per quanto si riferisce alle aspirazioni e ai meriti dell'uomo, classificava il negro e la vacca allo steso identico livello[60].

Fondamentalmente strutturata sull'economia schiavista di piantagione la struttura sociale del Sud rimase molto più stratificata e intrisa di paternalismo e patriarcato di quanto non lo fosse mai stata nel Nord[61].

Donne e bambini schiavi in una piantagione della Georgia nel 1850 circa.

Secondo il Censimento del 1850 esistevano all'incirca 350.000 proprietari di schiavi su una popolazione totale di bianchi liberi la quale assommava a 6 milioni di persone[62].

Tra questi schiavisti la concentrazione della proprietà privata di schiavi risultò essere distribuita in modo non uniforme. Forse poco più del 7% dei grandi piantatori possedeva da solo i 3/4 di tutta la popolazione schiava presente al di sotto della Linea Mason-Dixon; i maggiori proprietari rappresentavano lo strato superiore della società meridionale.

Beneficiarono di economie di scala ed ebbero bisogno di un gran numero di schiavi nelle sempre più vaste piantagioni che producevano esclusivamente cotone, un raccolto ad alta intensità di manodopera ed altamente redditizio.

Secondo il Censimento del 1860 nei 15 Stati schiavisti i titolari proprietari di almeno o più di 30 schiavi, il 6,5% del totale, possedevano 1.540.000 esseri umani ridotti in schiavitù perpetua, ovvero il 39% di tutti gli schiavi esistenti sul territorio nazionale[63].

La repressione violenta degli schiavi era un tema comune nella letteratura abolizionista del Nord. Questa celebre foto del 1863 di uno schiavo, Gordon, profondamente sfregiato dalle frustate di un sovrintendente, fu distribuita dagli abolizionisti per illustrare ciò che vedevano come la barbarie caratteristica della società meridionale.

Nel corso degli anni 1850, mentre i proprietari di piantagioni di grandi dimensioni annullavano la concorrenza dei piccoli agricoltori, sempre più schiavi si ritrovavano ad essere di proprietà di un numero relativamente ristretto di piantatori; nonostante ciò i bianchi poveri e i piccoli agricoltori nella generalità dei casi continuarono ad accettare la leadership politica espressa dall'élite dei proprietari di schiavi[64].

Diversi fattori contribuirono a spiegare perché la schiavitù non fosse mai seriamente minacciata di crollo interno da una qualsiasi mossa volta ad attuare un cambiamento in senso democratico avviata dal Sud. In primo luogo, data l'apertura di nuovi Territori nel West agli insediamenti dei coloni bianchi, molti non schiavisti percepirono la possibilità che anch'essi avrebbero col tempo potuto possedere degli schiavi se solo fossero riusciti "a far fortuna" in qualità di "pionieri"[64].

In secondo luogo i piccoli agricoltori liberi del Sud spesso e volentieri abbracciarono l'ideologia del razzismo negli Stati Uniti d'America, rendendoli in tal maniera agenti assai improbabili per le riforme democratiche interne negli Stati sudisti[65]. Il principio suprematista del potere bianco, accettato come ovvietà da quasi tutti i meridionali bianchi praticamente di tutte le classi sociali, contribuirà a far sembrare sempre più la pratica schiavista come perfettamente legittima, naturale ed essenziale per una società civile di "razza bianca".

Illustrazione che mostra la cattura o il rapimento di un "negro" fuggiasco da parte dei "guardiani e cacciatori di schiavi".

Il razzismo bianco nel Sud venne sostenuto da sistemi ufficiali di repressione, come ad esempio i Codici degli schiavi, e da quantomai elaborati "codici di parola", di comportamento e di pratiche sociali le quali illustrarono fin nei dettagli la "naturale" subordinazione del negro nei confronti del bianco[66].

La "slave patrol" fu tra le istituzioni approntate che riunirono i bianchi meridionali di tutte le classi a diretto sostegno dell'ordine economico e razziale prevalente[66].

Servire in qualità di sorveglianti e pattugliatori offrì rapidamente ai bianchi meridionali posizioni di potere e "onore"; anche quelli di loro che erano essi stessi schiavi acquisirono un certo prestigio all'interno delle proprie comunità[66].

Tali autentiche "ronde poliziesche" intente ad elargire la "giusta punizione" agli schiavi resisi colpevoli di una qualche mancanza (che trasgredivano l'irreggimentazione della società schiavista) si tramutarono in un "prezioso servizio" per la comunità bianca sudista, ove la paura nei confronti dei neri liberi che minacciavano (per il fatto stesso di essere liberi) la "legge e l'ordine" prese piede pesantemente nel dibattito pubblico del periodo[66].

Schiavi afroamericani al lavoro con la sgranatrice di cotone.

« L'invenzione da parte di Eli Whitney della "cotton gin" aveva in trent'anni contribuito a rivoluzionare l'intero profondo Sud. Come tutti i paesi ad economia prevalentemente agricola esso veniva trascinato nel vortice prodotto dalla rivoluzione industriale. In poco tempo esso si ricoprì di piantagioni di cotone: la "fascia nera", fertilissima e adattissima alla coltivazione[67]. »

In terzo luogo molti piccoli agricoltori e proprietari terrieri (Yeoman) con pochi schiavi rimasero strettamente collegati ai grandi piantatori d'élite attraverso l'economia di mercato[66]. In molte aree i primi dipesero direttamente dai secondi per l'accesso a beni e servizi vitali, incluso (ma non limitato a ciò) l'accesso alla sgranatrice di cotone, ai mercati di vendita, ai mangimi, al bestiame e persino ai prestiti privati (in quanto il sistema bancario era ancora assai scarsamente sviluppato nel Sud prebellico).

Gli stessi commercianti - compresi i mercanti di schiavi - molto spesso dipesero dai piantatori più ricchi per poter aver assicurato un lavoro costante. Tale dipendenza scoraggiò efficacemente molti bianchi non schiavisti dall'assumere qualsiasi attività politica che non fosse nell'interesse dei grandi proprietari di latifondo. Inoltre i bianchi di varie classi sociali, compresi i poveri e coloro che lavorarono al di fuori o ai margini dell'economia di mercato - e che pertanto non avevano alcun reale interesse economico nel difendere la pratica schiavista - avrebbero potuto comunque sempre essere collegati da reti di parentela.

Dal momento che il sistema ereditario nel Sud era spesso assai diseguale, generalmente prediligendo i figli maschi primogeniti, non fu un caso raro che un povero bianco si ritrovasse ad essere il primo cugino del più ricco proprietario della sua contea e che conseguentemente condividesse lo stesso sostegno militante della schiavitù proprio come i suoi parenti più benestanti.

Infine all'epoca non esisteva ancora nelle tornate elettorali il principio del "suffragio segreto", innovazione questa che si diffuse solamente a partire dagli anni 1880. Per un tipico sudista bianco ciò significava che il fatto di esprimere una preferenza elettorale che andasse contro i desideri dell'"ordine costituito" significava correre il serio rischio di venire socialmente sottoposti ad ostracismo.

Così negli anni 1850 gli schiavisti meridionali - ma anche i non schiavisti - si sentirono sempre più in stato d'assedio sia psicologicamente che politicamente nell'arena pubblica nazionale, innanzitutto a causa della crescita dei fautori del "libero suolo e libero lavoro" (il Free Soil Party); ma anche grazie all'aumento di consensi ottenuti dagli attivisti dell'abolizionismo negli Stati Uniti d'America al Nord[68].

Sempre più dipendenti dalle fabbriche del Nord per i manufatti necessari, per i servizi commerciali di trasporto e smercio e finanche per i prestiti bancari ed al contempo sempre più isolati dalle fiorenti regioni agricole degli Stati Uniti nord-occidentali, si ritrovarono ad affrontare contemporaneamente le "minacce" provenienti dal lavoro libero industriale e dal movimento abolizionista sempre più agguerrito della Nuova Inghilterra[69].

Lo storico contemporaneo William C. Davis[70][71] però confuta la tesi secondo la quale la cultura sudista fosse di per sé intrinsecamente differente da quella vigente al Nord o che sia stata una delle cause determinanti per lo scoppio del conflitto, asserendo invece che:

« Socialmente e culturalmente il Nord e il Sud non erano poi molto diversi, pregavano per la stessa divinità, parlavano la stessa lingua, condividevano la stessa discendenza, cantavano le stesse canzoni, trionfi e catastrofi nazionali erano condivisi da entrambi[72]. »

Pertanto afferma che non la cultura rappresentò la causa originaria della guerra, bensì molto più propriamente lo schiavismo:

« Per tutti i miti che avrebbero creato in contrapposizione reciproca, l'unica differenza significativa e distintiva tra loro era la schiavitù, dove esisteva e dove no, poiché nel 1804 aveva praticamente cessato di esistere a Nord del Maryland, la schiavitù non demarcava solo le loro condizioni lavorative ed economiche, ma il potere stesso nel nuovo Stato federale. Fintanto che il numero degli Stati schiavisti era identico o superiore a quello degli Stati liberi, al Senato il Sud manteneva il controllo sull'intero Governo federale"[73]. »

Frederick Law Olmsted

... Quanto io vidi nella tenuta di un grande piantatore, dove in un anno si faceva un profitto di 100.000 dollari, ma dove 500 negri erano tenuti costantemente sotto la frusta, dove la religione era solo una pagliacciata o uno schermo per l'immoralità, e dove il negro era considerato di razza inferiore, specialmente designata dalla Provvidenza per essere tenuta nella posizione che occupava.
Giunsi ad avere la netta sensazione che ciò che noi chiamiamo la santità della vita umana, per molti bianchi poco si applica agli schiavi[74].

Relazione di viaggio di Olmsted[modifica | modifica wikitesto]

« Commercialmente parlando i sudisti sono solo in parte un popolo civilizzato. »

L'architetto paesaggista e viaggiatore del Connecticut Olmsted lascerà una particolareggiata relazione diaristica sul suo soggiorno nelle terre del Sud la quale sarà successivamente pubblicata a New York; buona parte di essa verteva ovviamente sulle sue personali sensazioni nei riguardi della pratica schiavista oltre che su una accurata descrizione della "peculiare istituzione" così come la vedeva "con i miei propri occhi": lo storico italiano Raimondo Luraghi la considera una fonte diretta di notevole importanza e spessore.

Tra le principali annotazioni dell'autore vi sono le seguenti[75]:

  1. Gli schiavi facevano parte per lo più del bracciantato agricolo di piantagione, pertanto la loro giornata di lavoro non si distingueva da quella del contadino;
  2. Nella Carolina del Nord la "peculiare istituzione" aveva finito per assumere un carattere patriarcale, per cui gli schiavi facevano da servitori;
  3. L'orario di lavoro era fissato per legge: in Carolina del Sud 15 ore, nella Virginia 11, nel Mississippi gli zappatori fino a 16, mentre in Georgia si utilizzava il sistema del cottimo (un comune bracciante all'opera in un latifondo spagnolo, russo o italiano l'avrebbe trovato assai duro);
  4. Nella Louisiana la legislazione che vietava di far lavorare gli schiavi la domenica veniva generalmente evasa e nella stagione del raccolto si sarebbe potuti anche arrivare a 18 ore quotidiane;
  5. Lo schiavo fuggiasco che veniva ripreso era soggetto a dure punizioni. Nella zona paludosa situata tra la Virginia e la Carolina del Nord detta Dismal Swamp in mezzo a foreste ed acquitrini vivevano numerosi fuggiaschi, ma i cacciatori di schiavi professionisti muniti di cani li potevano raggiungere in qualsiasi momento e lasciarli sbranare;
  6. Solo nelle piantagioni dove gli schiavi erano ben trattati lavoravano con lena (la svogliatezza cresceva in ragione inversa del trattamento);
  7. Oltre all'inerzia un'altra arma era quella di darsi malati (distinguere un simulatore era cosa difficilissima);
  8. Come punizione vi era la fustigazione, senza la minaccia della frusta lo schiavo non poteva esser fatto lavorare. La facoltà praticamente illimitata dei padroni di sottoporre gli schiavi a maltrattamenti e sevizie senza che questi potessero reagire, la sferza usata molto liberamente al solo scopo di offendere d avvilire. Lo schiavo poteva subire qualsiasi violenza da parte del padrone o del sorvegliante. La pena della frusta nell'United States Navy era stata abrogata (contro il parere degli alti ufficiali) nel 1850, mentre in tutta Europa la bastonatura militare era ancora largamente usata;
  9. Vi era l'atteggiamento diffuso di considerare gli schiavi come dei grandi bambini sotto tutela;
  10. Lo schiavo rappresentava un investimento di capitale, considerato totalmente inferiore;
  11. Gli schiavi a cui non si provvedeva sufficientemente rubavano (Thomas Jefferson scrisse già a suo tempo che "lo schiavo è naturalmente portato a prendere qualcosa a colui che gli prendeva tutto"), l'alimentazione era costituita da bacon, farina, granoturco, melassa, pane, latte, verdure, sale, caffè e tabacco;
  12. La consuetudine consentiva di coltivare un orto personale, pollaio e porcile e tenervi pollame, conigli e maiali (uova e farina in sovrappiù la si poteva vendere per proprio conto, si poteva anche andare a caccia e a pesca e rivendere la selvaggina e il pesce);
  13. L'abitazione era costituita da una capanna di tronchi familiare con veranda e solaio;
  14. Gli abiti li passava annualmente l'amministrazione di piantagione (2 pantaloni e giacca pesante di lana ruvida o di stoffa mista cotone/lana, un paio di stivali, 3 camicie, una coperta, un cappello di feltro);
  15. Limitatamente al cibo, al vestiario e all'abitazione le condizioni medie dello schiavo erano migliori di quelle del mugik russo o del contadino polacco, ungherese, calabrese, siciliano o finanche della valle Padana;
  16. Lo schiavo 'non era un uomo ed in quanto tale esposto all'arbitrio assoluto del padrone il quale poteva commerciarlo come un qualunque oggetto ed in seguito a vendita avveniva la separazione delle famiglie, si poteva essere venduti dopo aver compiuto 6 anni;
  17. I figli che sani e forti erano una manna per i piantatori che potevano così veder aumentare il loro "gregge umano" quasi senza spesa;
  18. Una schiava era stimata meno per le sue capacità lavorative che per quelle caratteristiche "danno valore ad una cavalla da monta" (una donna sterile valeva fino ad 1/4 in meno) e la promiscuità era incoraggiata;
  19. I bambini del padrone, frequentando gli schiavi, imparavano la "licenziosità" un linguaggio e un contegno volgare e sboccato;
  20. Nessun lavoro era richiesto fino all'età di 12 anni, quando cominciavano a fare 1/4 del lavoro degli adulti;
  21. I mercati di schiavi erano numerosi e il commercio interno fioriva, all'asta pubblica venivano esaminati minuziosamente e anche fatti spogliare, esattamente come se si fosse trattato di cavalli o di buoi, ma i mercanti erano persone immischiate in un traffico considerato "disdicevole";
  22. I bianchi potevano di fatto disporre liberamente degli schiavi per quanto riguardava il commercio sessuale, era pressoché impossibile resistere ai tentativi di seduzione di un bianco. Talora le schiave si sentivano "onorate" di esser fatte segno ad una tale preferenza, ciò portava alla nascita di "sanguemisti" - 1/4 dell'intera popolazione schiava - che seguivano la sorte della madre e pertanto erano schiavi;
  23. Agli schiavi era strettamente vietato di testimoniare contro i bianchi e non potevano in alcun caso fare ricorso alla legge;
  24. Gli schiavi erano esposti al linciaggio;
  25. I proprietari di schiavi considerati più duri erano gli yankee e gli altri "negri", nel 1859 a Charleston (Carolina del Sud) 108 afroamericani liberi possedevano 227 schiavi;
  26. Nei trasporti pubblici agli schiavi era fatto obbligo di viaggiare sempre in ultima classe.

Difesa militante dello schiavismo[modifica | modifica wikitesto]

« L'intellettualità sudista cominciò a difendere lo schiavismo presentandolo addirittura come un "bene positivo". Così i meridionali commettevano l'errore storico di lasciarsi ridurre a difendere un'istituzione la quale, prima ancora che immorale, era antieconomica e sostanzialmente morta[76]. »

Con il clamore suscitato dagli sviluppi del Bleeding Kansas ("invasione" dei coloni sudisti, brogli elettorali, massacri da ambo le parti) il Nord cominciò a saldarsi in un unico blocco, con i difensori della schiavitù sempre più impegnati a tentare di esportare uno stile di vita che gli abolizionisti e i loro simpatizzanti stigmatizzarono considerandolo socialmente ed economicamente obsoleto quando non apertamente immorale.

L'articolazione di un'ideologia militante filoschiavista gettò le basi per la prossima secessione, quando non si vollero accettare i risultati democratici usciti dalle urne alle elezioni presidenziali del 1860: la vittoria di un presidente del Partito Repubblicano attivamente impegnato contro l'estensione della schiavitù nei Territori del West.

« Vi fu anche un'ironica proposta di emendamento: Ogni qual volta un partito politico sarà sconfitto in un'elezione presidenziale potrà ribellarsi e prendere le armi, ed in tal caso l'Unione sarà morta a meno che il vincente non adotti come suoi i principi dello sconfitto[77]. »

I meridionali intrapresero così la via di una "risposta al vetriolo" di fronte al cambiamento di direzione politica intervenuta nel Nord. Gli interessi localistici schiavisti cercarono di difendere i "diritti degli Stati" - così come costituzionalmente intesi - anche nei Territori oltre che di mantenere un sufficiente potere politico atto a respingere praticamente a scatola chiusa qualsiasi legislazione reputata per loro "ostile e rovinosa".

Dietro a questo spostamento verso posizioni decisamente radicali e "autonomiste" (o secessioniste che dir si voglia) vi fu anche la forte crescita dell'industria tessile cotoniera sia nel Nord che nel continente europeo, il che innalzò lo schiavismo a fattore primario e quindi più importante che mai per l'intera economia sudista[78].

Tra gli attivisti filo-schiavisti vi saranno John Wilkes Booth, John C. Breckinridge, John Calhoun, Jefferson Davis, James Gadsden, William Clarke Quantrill e Alexander Hamilton Stephens; tra i mercanti di schiavi Nathan Bedford Forrest; tra i proprietari di schiavi John Bell, Judah Philip Benjamin, Braxton Bragg, Henry Clay, Jubal Anderson Early, Benjamin Franklin, William Henry Harrison, Sam Houston, Andrew Jackson, Thomas Jefferson, Andrew Johnson, Joseph Eggleston Johnston, Robert Edward Lee, James Madison, James Monroe, John Singleton Mosby, James Knox Polk, Leonidas Polk, Edmund Kirby Smith, James Ewell Brown Stuart, Roger Brooke Taney, Zachary Taylor, John Tyler, Martin Van Buren e George Washington.

Visione sudista dei "fanatici abolizionisti"[modifica | modifica wikitesto]

« Avevano ripiegato sulla difesa della schiavitù, convinti di fare opera umanitaria. Il Sud si sarebbe arroccato entro la sua società agraria: se la schiavitù ne era la base, ebbene, l'avrebbe difesa come il male minore[79]. »

Gli auto-eletti "portavoce del Sud" più estremisti non mancarono di esagerare notevolmente la "potenza di fuoco" degli abolizionisti del Nord, guardando soprattutto all'enorme popolarità che godette la pubblicazione de La capanna dello zio Tom (1852 in volume), il romanzo e subito dopo anche dramma teatrale opera di Harriet Beecher Stowe (che Abraham Lincoln definirà "la piccola donna che dette il via a questa grande guerra").

Prima pagina di The Liberator.

Si cominciò in effetti ad intravedere un vasto movimento abolizionista poco dopo il successo di vendite ottenuto dal periodico The Liberator fondato nel 1831 con esplicite intenzioni anti-sudiste dal giornalista e attivista William Lloyd Garrison.

« Per Garrison la questione schiavista si poneva sul piano del "principio morale": tenere schiavi degli uomini come fossero stati bestie era una colpa... e con il peccato non erano possibili compromessi. Pertanto la schiavitù doveva venire abolita immediatamente. Come? Mediante una capillare opera di informazione che finisse con l'isolare gli schiavisti schiacciandoli sotto il peso della pubblica indignazione[80]. »

Percentuale di popolazione schiava nel 1860.

Nel Sud nacque la paura (perlopiù del tutto infondata) che si mirasse a scatenare una "guerra razziale" invogliando gli schiavi alla sommossa e al massacro generalizzato dei bianchi, in special modo nelle contee della cosiddetta "cintura nera", là cioè ove i bianchi liberi costituivano una minoranza della popolazione totale[81].

« I piantatori del Sud aspirarono a riaprire il commercio degli schiavi, progetto che dava la misura della cecità politica della grande maggioranza della classe dirigente meridionale la quale ribadiva in tal modo la sua netta e definitiva separazione dall'intero mondo civile, nel quale anche chi tollerava la presenza degli schiavi ne respingeva ormai senza alcuna esitazione l'odioso commercio. La personalità e l'azione di John Brown furono il contraltare quasi necessario di quella cecità politica[82]. »

Il Sud reagì con un'elaborata difesa intellettuale della schiavitù. L'editore James Dunwoody Brownson De Bow di New Orleans fondò il periodico De Bow's Review nel 1846, che divenne rapidamente la principale rivista sudista: avvertì dei pericoli correlati alla dipendenza economica dal Nord.

Le sue recensioni ed interventi editoriali emersero come la voce principale a favore della secessione. Il giornale non mancò di sottolineare la disuguaglianza economica del Sud collegandola alla concentrazione dei mezzi di produzione, trasporto, attività bancarie e scambi tramite il commercio internazionale nel Nord.

Ricercando accuratamente quei passi biblici che parvero sostenere il mantenimento della schiavitù formò argomentazioni economiche, sociologiche, storico-scientifiche favorevoli allo schiavismo; la "pratica schiavista" passò quindi dall'essere un "male necessario" ad un "bene positivo".

Frontespizio della prima edizione di Negroes and Negro slavery (la razza superiore e quella inferiore).

Il libro del medico John H. Van Evrie Negroes and Negro slavery: The First an Inferior Race: The Latter Its Normal Condition espose gli argomenti ben suggeriti dal titolo: un tentativo di applicare il supporto dato dal razzismo scientifico alle tesi sudiste sulla "naturale ed innata inferiorità Negroide", un'apologia della schiavitù basata sul concetto di "differenza razziale" del tempo[83].

Le divisioni settarie latenti attivarono all'improvviso immagini di parte decisamente dispregiative le quali emersero ora dalle ideologie contrapposte.

Mentre il capitalismo industriale acquistava sempre più slancio nel Nord gli scrittori meridionali enfatizzarono i tratti di aristocrazia ereditaria che valutavano esservi (ma che spesso a loro volta non praticavano affatto) nella loro stessa società: Galateo, grazia, senso della cavalleria medievale, ritmo lento dell'esistenza, vita ordinata e tempo libero a sufficienza.

Interpretazioni ovviamente del tutto apologetiche. Ciò sostenne la loro tesi secondo cui il sistema schiavista avrebbe fornito le basi per una società ben più umana rispetto alla spietatezza del lavoro industriale fondato sul "bieco sfruttamento del proletariato" imperante nel Settentrione[84].

Nel suo Cannibals All![85] l'autore George Fitzhugh[86] sostenne - auto-nominandosi difensore d'ufficio dello schiavismo sudista[87] - con un'accurata analisi di sociologia[88] che l'antagonismo tra forza-lavoro operaia e capitale imprenditoriale in una "società di uomini liberi" avrebbe avuto come unico e fondamentale risultato quello di creare e sviluppare da una parte il "Robber baron" (ladrocinio baronale) a spese della classe sociale più bassa[89][90] e dall'altra una "schiavitù di fatto" con impresso il marchio della povertà[91].

A tutto questo, legge primaria dell'industrializzazione e modernizzazione, con l'apporto bancario-mercantile, si sarebbe invece contrapposta la società schiavista del Sud ove venivano accuratamente evitati tali antagonismi tra datore di lavoro e salariato; sostenne in definitiva la schiavitù implicita degli operai del Nord, a tutto vantaggio del "bonario e mite" schiavismo sudista.

Abraham Lincoln dall'altra parte denunciò tali insinuazioni che volevano i salariati settentrionali come fatalmente fissati in quella data condizione per tutta la vita: l'uomo libero avrebbe difatti sempre mantenute vive le possibilità e capacità di evolvere in senso positivo, a differenza di colui che era stato reso schiavo perpetuo.

Per i fautori della "terra e lavoro liberi" invece lo stereotipo del Sud non era affatto costituito dalla "cavalleria aristocratica", bensì da una società diametralmente opposta e irrimediabilmente statica in cui il sistema schiavista manteneva sì un'aristocrazia radicata, ma del tutto anti-democratica.

Lo storico James M. McPherson in una foto del 2011.

Timore sudista della modernizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Secondo lo storico James M. McPherson l'eccezionalità si applicò non al Sud bensì al Nord, subito dopo che quest'ultimo abrogò la realtà schiavista, lanciando nel contempo un'irreversibile rivoluzione industriale la quale condusse alla sempre più accentuata urbanizzazione, che a sua volta portò ad un aumento esponenziale dell'istruzione e che infine diede la forza necessaria ai vari movimenti del riformismo sociale compreso quindi anche l'abolizionismo[92].

Il fatto che 7 immigrati su 8 si stabilirono al Nord (ed il fatto che la stragrande maggioranza di loro vedesse la realtà schiavista con un misto di ripugnanza ed estrema disapprovazione)[93], il tutto aggravato dal fatto che il doppio dei bianchi lasciasse il Sud per trasferirsi a Nord piuttosto che viceversa, contribuì all'aumento di un comportamento politico improntato all'estrema aggressività da parte dei difensori del Sud[92].

Il Mercury di Charleston (Carolina del Sud) scrisse a chiare lettere che sulla questione della schiavitù il Nord e il Sud "non solo sono due popoli distinti, ma anche rivali e reciprocamente ostili"[92].

La stessa Review di De Bow sottolineò che: "Noi stiamo resistendo ad una rivoluzione che ci si vorrebbe imporre... Non siamo impegnati in una lotta alla Don Chisciotte per i diritti umani [come invece evidentemente stava accadendo al Nord]... Noi siamo dei conservatori!"[92]

Paure sudiste della modernità[modifica | modifica wikitesto]

Lo storico Allan Nevins in Ordeal of the Union (1947-71)[94] sostenne la tesi secondo cui la guerra civile rappresentò un "conflitto irreprimibile", adottando la stessa frase adottata dall'allora senatore Repubblicano William Seward; egli sintetizzò lo scontro tra i due contendenti sottolineando le divergenze morali, culturali, socio-economiche, ideologiche e politiche. In tal maniera riportò la discussione storica ad un'enfasi posta sui fattori sociali e culturali.

Nevins sottolineò che Nord e Sud stavano oramai divenendo due popoli sempre più differenti e separati, una presa di posizione questa che fu anche quella adottata da Avery Craven[95]; alla radice di tali "irreprimibili" differenze culturali svettava pur sempre la questione schiavista, ma oltre a questo problema gli assunti fondamentali, i gusti e gli obiettivi culturali delle due regioni erano assai divergenti anche per altri motivi.

Più specificatamente il Nord si stava modernizzando rapidamente in una maniera tale che "minacciava direttamente" il Sud. Lo storico McPherson cerca di darne una spiegazione ragionevolmente accettabile nei termini seguenti:

« Quando i secessionisti protestarono nel 1861 affermando che stavano agendo per preservare i diritti e i valori tradizionali, avevano le loro buone ragioni. Hanno combattuto effettivamente per preservare le loro libertà costituzionali contro la percezione di una preponderante minaccia nordista volta a rovesciarli.
Il concetto di repubblicanesimo del Sud non era cambiato punto in tre quarti di secolo; l'ascesa al potere del Partito Repubblicano, con la sua ideologia di capitalismo competitivo ed egualitario del lavoro libero, era un segnale rivolto al Sud: che cioè la maggioranza del Nord si era rivolta irrevocabilmente verso questo "spaventoso", rivoluzionario futuro[92]. »

Harry L. Watson sintetizzò la propria ricerca sulla storia sociale, economica e politica prebellica del Sud. Lo Yeoman, "il coltivatore diretto autosufficiente", secondo la sua analisi "ha alfine collaborato attivamente alla propria trasformazione" consentendo in tale maniera ai promotori di un'economia di mercato di acquisire una sempre maggiore influenza politica. I "dubbi e le frustrazioni" che ne derivarono fornirono il terreno fertile per sostenere che i diritti e le libertà del Sud erano gravemente minacciati dal "repubblicanesimo nero"[96] di matrice abolizionista.

In sintesi si può dire che fu una lotta contro l'onda progressista del tempo: contro la distribuzione gratuita dei terreni, contro l'istituzione di un sistema scolastico pubblico, contro gli interventi federali rivolti ai miglioramenti strutturali interni, contro l'espansione della rete ferroviaria transcontinentale, contro le grandi opere pubbliche, contro il lavoro libero salariato, contro il capitalismo bancario, contro la restrizione dello schiavismo: i sudisti scatenarono una guerra antistorica e di retroguardia contro il mondo moderno nel suo complesso[97].

« Il Sud si opponeva a tutto (spalleggiato in questo dalla Presidenza di James Buchanan); riuscì ad insabbiare un nuovo progetto per la ferrovia transcontinentale; bocciò l'ammissione nell'unione del Kansas; respinse defintivamente il progetto per la costituzione nell'Ovest di scuole agrarie e di arti e mestieri[98]. »

J. Mills Thornton III spiegò il punto di vista del cittadino medio bianco dell'Alabama; sostenne che l'intero Stato venne inghiottito in una grave crisi già molto prima del 1860. Il sostegno dato ai principi di libertà, uguaglianza ed autonomia dei singoli Stati, ben rappresentati dall'uomo di frontiera aperto alla colonizzazione dei Territori - così come vennero espressi chiaramente dai valori del Repubblicanesimo originario della nazione - sembrarono seriamente minacciati e messi a dura prova (soprattutto a partire dagli anni 1850) da un'incessante espansione delle relazioni capitalismo-industrializzazione-sistema bancario ed imprenditoria "Yankee"; ma sopra e innanzitutto da un'agricoltura commerciale nordista diretta esclusivamente alla massimizzazione dei profitti con un conseguente feroce protezionismo[99].

I sudisti uniti in un unico blocco furono così pronti a credere solo nel peggio una volta che risultò eletto Lincoln.

Tensioni settarie e emersione della politica di massa[modifica | modifica wikitesto]

Gli uomini politici degli anni 1850 stavano agendo all'interno di una società in cui le tradizionali restrizioni che ebbero la capacità di sopprimere il conflitto regionalistico dagli anni 1820, il più importante dei quali fu la stabilità del sistema bipartitico, venivano velocemente erose; mentre questa rapida estensione della democrazia (tramite il suffragio universale maschile) proseguiva la sua corsa sia nel Nord che nel Sud.

Fu un'epoca in cui il partito politico di massa (realizzato dalla Presidenza di Andrew Jackson) stimolò la partecipazione degli elettori fino a raggiungere l'80-90% di tasso di affluenza tra gli aventi diritto al voto; un momento in cui la piena coscienza politica (grazie anche ad un giornalismo acceso ed impegnato) costituì una componente essenziale della cultura di massa americana.

Gli storici concordano sul fatto che il coinvolgimento politico fu una preoccupazione maggiore per l'americano medio della metà degli anni 1850, molto più di quanto non lo sia stata nei decenni successivi. La politica rappresentò, come una delle sue principali funzioni, una forma di intrattenimento di massa, uno spettacolo con riunioni-conferenze-associazioni-congressi e sfilate pubbliche con personalità tra le più variegate. I politici di spicco servirono inoltre da punto di riferimento per interessi, aspirazioni e valori popolari.

Lo storico Nevins ad esempio descrive raduni politici del 1856 con una partecipazione tra le 20 e le 50.000 persone alla volta. L'affluenza dei votanti arrivò a superare l'84% alle elezioni presidenziali del 1860.

Tra il 1854 e il 1856 emersero molte nuove formazioni politiche, tra cui il Partito Repubblicano, il "People's party", gli "Anti-Nebraskans", i "Fusionists", il militante Know Nothing (contrario all'immigrazione, anti-cattolico, anti-irlandese e venato di spicciola xenofobia), i "Know-Somethings" (propugnatori di un nativismo anti-schiavista); poi ancora "Maine Lawites", "Temperance men", "Rum Democrats", "Silver Gray Whigs", "Hindus", "Hard Shell Democrats", "Soft Shells", "Half Shells" e "Adopted Citizens".

« Il partito politico dei Know Nothing ostentava una violenta ripugnanza nei riguardi dell'immigrazione più recente, specialmente irlandese, sentimenti anticattolici e generale ostilità verso gli esponenti del Partito Democratico e i sudisti[100]. »

Nell'arco di un biennio risultarono per lo più tutti scomparsi e a partire dal 1858 la vita politica si era divisa in 4 tronconi:

  • i Repubblicani i quali controllavano la maggior parte degli Stati del Nord, seppur con una forte minoranza Democratica interna;
  • i Democratici subirono un'autentica scissione tra nordisti e sudisti tanto da mettere in campo due candidati differenti e contrapposti nel 1860;
  • i non Democratici del Sud a loro volta provarono a sviluppare diverse coalizioni ed alla fine la maggior parte di loro sostenne l'effimero "Constitutional Union party".

Molti Stati meridionali tennero delle Convention nazionali all'inizio del 1861 (prosecuzione diretta di quelle indette esattamente un decennio prima) per poter esaminare approfonditamente le questioni del "diritto alla nullificazione" (rendere nulle disposizioni federali non gradite) e alla secessione.

Con l'eccezione della Carolina del Sud, la cui elezione alle Convention non offrì nemmeno l'opzione di "nessuna secessione" ma piuttosto "nessuna secessione senza la collaborazione di altri Stati", le Assemblee generali del Sud mantennero - almeno all'inizio - una relativa maggioranza unionista; ma poi finirono comunque con l'adottare l'ordinanza di secessione.

Thomas Jefferson

Fintantoché abbiamo la proprietà terriera, non ci venga mai il desiderio di vedere i nostri concittadini occupati a un banco di lavoro o a far ruotare un fuso. L'artigianato è necessario in una fattoria; ma, per ciò che si riferisce all'attività industriale in genere, è molto meglio che le nostre officine rimangano in Europa.
I plebei delle grandi città sono utili a sostenere un governo sano tanto quanto le piaghe a mantenere in forza il corpo umano[101].

Fattori economici[modifica | modifica wikitesto]

« La schiavitù era alla base della loro inferiorità economica e stava per costituirne la rovina politica. Ciò contribuiva tragicamente a rendere il Sud sempre più estraneo al Settentrione, approfondendo il fossato dell'incomprensione e dell'incompatibilità[102]. »

Gli storici odierni concordano generalmente sul fatto che i conflitti economici - pur di peso rilevante - non sono stati una delle cause principali della guerra. Mentre una base economica della crisi settoriale era popolare all'interno della "scuola progressiva" nel trentennio che va dagli anni 1910 agli anni 1940, ben pochi storici professionisti attualmente sottoscrivono una tale spiegazione[103].

Secondo l'esperto di storia economica Lee A. Craig: "In effetti, numerosi studi condotti da storici economici negli ultimi decenni rivelano che il conflitto economico non era una condizione intrinseca delle relazioni Nord-Sud durante l'era antebellica e non causò la Guerra Civile"[104].

Quando numerosi gruppi cercarono di fare un ultimo tentativo di pacificazione tra la fine del 1860 e l'inizio del 1861, di trovare cioè un ennesimo compromesso per evitare la belligeranza, non si affidarono alle politiche economiche: i 3 tre principali tentativi, il Compromesso Crittenden, l'Emendamento Corwin e la Conferenza per la pace di Washington riguardarono esclusivamente questioni correlate alla schiavitù.

I temi dibattuti furono difatti:

  • la messa in esecuzione "radicale" della Fugitive Slave Law;
  • le legislazioni inerenti alla libertà personale;
  • l'estensione dello status schiavista nei Territori demaniali del West
  • ed infine l'interferenza con la pratica schiavista in quegli Stati che allora ancora la prevedevano[105].

Valore economico della schiavitù[modifica | modifica wikitesto]

« No! Voi non oserete fare la guerra al cotone. Il cotone è Re... chi può dubitare che il cotone tenga il rango supremo? »

(James Henry Hammond[106].)

Lo storico James L. Huston sottolinea il ruolo della schiavitù in quanto istituzione prettamente economica.

Nell'ottobre del 1860 il diplomatico georgiano William Lowndes Yancey, uno dei massimi sostenitori della secessione, calcolò il valore degli schiavi detenuti nel Sud ad una somma complessiva di $ 2,8 miliardi[107]. Houston scrive:

« Comprendere le relazioni intercorrenti tra ricchezza, schiavitù e diritti di proprietà nel Sud fornisce un potente mezzo per cercare di comprendere il comportamento politico meridionale che condusse alla secessione.
In primo luogo la grandezza delle dimensioni della schiavitù sono importanti da comprendere, poiché essa era un'istituzione colossale.
In secondo luogo l'argomento sui diritti di proprietà era l'ultima difesa della schiavitù e i bianchi meridionali assieme ai radicali filo-schiavisti questo ben lo sapevano.
In terzo luogo il punto debole nella protezione della schiavitù da parte dei diritti di proprietà era dato proprio dal Governo federale.
In quarto luogo l'intensa necessità di preservare la "sacralità" del diritto di possedere schiavi africani spinse i leader politici del Sud a chiedere la nazionalizzazione della pratica schiavista: la condizione in base alla quale i proprietari e i mercanti di schiavi sarebbero rimasti per sempre protetti[108]. »

La sgranatrice di cotone aumentò notevolmente l'efficienza della raccolta, quindi dei guadagni e dell'espansione del commercio, contribuendo sostanzialmente al consolidamento dell'idea sudista di un "Re cotone" come spina dorsale dell'intera economia del profondo Sud, oltre che al radicamento del sistema di lavoro schiavistico su cui la monocoltura di piantagione dipendeva. Ogni possibilità che il Sud avviasse un'opera di industrializzazione era a quel punto terminata[109].

La tendenza dei grandi piantatori a condurre all'esaurimento del suolo creò la necessità di trasferire le proprie operazioni di coltivazione e raccolta verso nuove terre, quindi in direzione dell'espansione nei Territori dello stesso lavoro schiavista, dall'East Coast verso nuove aree: Alabama, Mississippi e oltre fino al Texas orientale[110].

Differenze economiche regionali[modifica | modifica wikitesto]

Gli Stati Uniti meridionali, gli Stati Uniti d'America medio-occidentali e gli Stati Uniti d'America nord-orientali possedevano strutture economiche abbastanza differenti tra loro; avviando tutta una serie scambi reciproci l'uno con l'altro ciascuna di queste regioni divenne più prospera all'interno della nazione, grazie anche alla reciproca intraprendenza imprenditoriale.

Lo storico Charles Austin Beard in una foto del 1923.

Charles Austin Beard[111] tuttavia già nel corso degli anni 1920 stilò una tesi che si rivelerà assai influente nel tempo, sul fatto cioè che le differenze innate tra le varie realtà territoriali fossero state la causa primaria dell'esplosione del conflitto[112], piuttosto che la divergenza ideologica sulla pratica espansionistica dello schiavismo o su quelli inerenti ai dibattiti costituzionali[113].

Egli vide il Nord-est industriale formare una coalizione di ferro con il Medio-Occidente agrario in una contrapposizione netta ai piantatori del Sud. I critici successivi metteranno in dubbio questa sua interpretazione che dava l'immagine di un Nord-est unificato in un'unica solida piattaforma, ribattendo invece che la regione era a tutti gli effetti invece molto diversificata al proprio interno, con vari e divergenti interessi economici l'un con l'altro in competizione.

Nel biennio 1860-61 la maggior parte della classe commerciale-mercantile del Nord-est continuò difatti - almeno inizialmente - ad opporsi all'idea di una guerra inevitabile contro il Sud. Dopo il 1950 solo pochi storici tradizionali accettarono la versione dei fatti di Beard, sebbene fosse accolta invece dal libertarianismo economico[114]. Lo studioso di storia della schiavitù Kenneth Milton Stampp, che abbandonò l'ipotesi di Beard dopo il 1950[115], riassume il consenso accademico del tempo nel modo che segue:

« La maggior parte degli storici... non intravede alcuna ragione convincente per cui le divergenti economie del Nord e del Sud avrebbero dovuto condurre alla disunione e alla guerra civile; trovano altresì ragioni pratiche più forti perché le due parti in campo, le cui economie si completavano perfettamente l'una con l'altra, avrebbero dovuto trovare invero assai più vantaggioso rimanere unite[116]. »

Lavoro libero contro lavoro schiavo[modifica | modifica wikitesto]

« La schiavitù fu elevata al rango di un'ideologia, cui la religione non mancherà di dare il suo contributo. L'evangelicalismo trasse argomenti a favore dello schiavismo dall'Antico Testamento e da alcuni passi delle Lettere di Paolo. Il lavoro libero venne considerato una minaccia al diritto di proprietà e alla stessa civiltà occidentale. E poiché il mondo civile era in maggioranza contrario alla schiavitù, nacque allora il desiderio velleitario di elevare impossibili barriere contro il mondo intero. Il provincialismo si fece virtù[117]. »

Lo storico Eric Foner in una foto del 2009.

Lo storico contemporaneo Eric Foner sostiene che un'ideologia fondata sul "lavoro libero" rimase predominante nel pensiero del Nord, il quale ne enfatizzò fino ai limiti estremi le opportunità economiche. Al contrario i meridionali descrissero gli stessi operai salariati delle fabbriche nordiste e i "farmers" del West come "untuosi meccanici, sporchi operai, contadini ottusi e teorici pazzoidi del lavoro libero"[118].

Si opposero quindi fermamente alle legislazioni sui poderi liberi e gratuiti (Homestead Act) che venivano proposte a ripetizione per concedere terra libera nei Territori occidentali, temendo in tal modo che i coloni composti da piccoli agricoltori avrebbero finito con lo schierarsi dichiarandosi contrari all'introduzione dello schiavismo sudista di piantagione[119].

La forte opposizione alla promulgazione di leggi sulle proprietà familiari "libere e gratuite" sarà a tutti gli effetti molto più comune, nella retorica secessionista, rispetto alla stessa opposizione alle tariffe doganali pretese dal protezionismo settentrionale[120].

I grandi capi meridionali, John Calhoun in testa (il paladino dei "diritti degli Stati"), affermeranno - come già sottolineato - che la prosecuzione della pratica schiavista costituiva un "bene positivo" ed inoltre che gli schiavi si trovavano ad essere non solamente molto più civilizzati, ma anche moralmente ed intellettualmente migliorati; tutto questo proprio grazie alla loro condizione: lo schiavismo divenne quindi - almeno ai loro occhi - un atto benemerito e i padroni di schiavi degli autentici benefattori dell'umanità[121].

Frederick Douglass

Il grido dell'Uomo Libero fu sollevato non per l'estensione della libertà anche all'uomo nero, ma soltanto per la protezione della libertà del bianco.

La risposta nordista non si farà attendere molto:

« Tale era l'irritazione contro il Sud per i suoi continui attacchi al lavoro libero e ai diritti individuali che l'uomo della strada considerava i proprietari di schiavi come gli alleati naturali dei capitalisti del Nord[122]. »

La classe operaia nel suo complesso fu così schierata in massa contro gli "aristocratici del privilegio" sudisti

« Il Nord stava sempre più considerando il Sud come una palla al piede e come una vergogna per l'Unione federale, un ostacolo al progresso.
Tutto del Sud irritava l'opinione pubblica nordista: la sua atmosfera agricola intrisa di patriarcato così goffa e primitiva; la sua élite soppesata con un misto di compatimento e di disprezzo come un insieme di parassiti arroganti dediti ad una cavalleria medievale sentimentale e ridicola e refrattari alla necessaria irruzione dello sviluppo[123]. »

Contrasto sui Territori e interpretazioni costituzionali[modifica | modifica wikitesto]

« Una minoranza formata da faziosi di strette vedute pensava addirittura che si dovesse passare all'attacco; che il Sud dovesse iniziare un'azione per estendere lo schiavismo; che dovesse imporre imprese brigantesche contro la Capitaneria generale di Cuba o l'America centrale onde aumentare il numero degli Stati schiavisti; che si dovesse riaprire l'infame tratta atlantica degli schiavi africani; che sulla questione dei Territori si dovesse usare un'intransigenza aggressiva[124]. »

Tra il 1803 e il 1854 la nazione si ampliò grazie ad una vasta espansione territoriale attraverso l'acquisto, la negoziazione e la conquista[125]. Degli organismi statali instaurati a partire da queste acquisizioni territoriali nel 1845 tutti entreranno a far parte dell'unità nazionale in qualità di Stati creati con Carte costituzionali schiaviste: Louisiana, Missouri, Arkansas, Florida e Texas, nonché le parti meridionali dell'Alabama e del Mississippi[126].

Galvanizzati dalla schiacciante vittoria ottenuta nella Guerra Messico-Stati Uniti i "Knights of the Golden Circle" nel corso della prima metà degli anni 1850 proporranno una "mappa del Golden Circle" con le sue possibili suddivisioni. Gli Stati Nordisti liberi sono qui segnati in verde pallido, mentre la prevista Confederazione Sudista del "potere negriero" - la quale avrebbe dovuto prendere possesso con la forza di tutta l'America centrale - viene mostrata in verde scuro.

A seguito della Cessione messicana, inclusa la California, nel 1848 gli interessi primari sudisti consistettero nel "far fiorire" velocemente l'istituzione schiavista anche in queste nuove terre; i meridionali propugnarono inoltre un'espansione in direzione della Capitaneria generale di Cuba e nell'America centrale[126][127]: regioni le quali, secondo i loro desideri, avrebbero dovuto entrare a far parte di una grande federazione schiavista del Sud (i cavalieri del circolo dorato).

« Alcuni sudisti - resuscitando il vecchio imperialismo agrario dei Democratici - farneticavano di una ripresa espansionistica in direzione di Cuba e del Messico onde impiantarvi con la forza il "potere negriero"[128]. »

Gli interessi nordisti, concentrati primariamente sul "suolo libero", cercheranno invece di limitare per quanto possibile ogni ulteriore ampliamento della "terra e del lavoro schiavo"; con la discesa in campo da una parte del proselitismo schiavista e dall'altra dell'antischiavismo militante fautore della "libertà del lavoro", saranno queste le forze regionalistiche che si scontreranno maggiormente[129][130].

Tali dispute territoriali rimarranno in primo piano per decenni contribuendo sostanzialmente all'avvicinamento sempre più imminente di uno "scontro aperto", solo sul fronte politico prima; ma ben presto anche su quello più eminentemente militare.

L'esistenza della pratica schiavista negli Stati Uniti meridionali rimase politicamente molto meno polarizzante rispetto alla questione esplosiva inerente alla volontà di espansione territoriale della cosiddetta "peculiare istituzione" nel West[131]; la guerra iniziò a giocarsi ad Ovest. L'opinione pubblica venne informata inoltre da due letture considerate ben fondate della Costituzione degli Stati Uniti d'America sull'argomento:

  1. gli Stati schiavisti avevano una piena autonomia sull'istituzione entro i loro confini
  2. il commercio inter-statale di schiavi domestici rimaneva immune da una qualsiasi interferenza federale[132][133].

L'unica strategia praticabile disponibile di "attacco contro la schiavitù" fu quindi rappresentata dal tentativo di limitarne l'espansione in tutti i Territori del demanio federale di recente acquisizione[134]. Gli interessi schiavisti colsero pienamente il pericolo che una tale strategia poteva significare per loro[135][136]. Sia il Sud che il Nord saranno pienamente convinti che: "Il potere di decidere la questione della schiavitù nei Territori era anche il potere di determinare la vita futura della schiavitù stessa"[137][138].

Entro il 1860 erano oramai emerse ben 4 dottrine per rispondere alla domanda di controllo federale nei Territori: tutti pretendevano di essere ufficialmente sanciti dalla legge costituzionale, implicitamente o esplicitamente[139]. Due delle dottrine per così dire "conservatrici" enfatizzarono il testo scritto e i precedenti storici del documento di fondazione della nazione; mentre le rimanenti sviluppavano argomenti i quali davano un peso maggiore ad un "trascendimento" della lettera costituzionale[140].

John Jordan Crittenden nel 1855 circa in una foto di Mathew B. Brady.
  • Una delle teorie conservatrici, ben rappresentata dall'effimero Constitutional Union Party, sostenne che la designazione storica delle ripartizioni libere e schiaviste nei Territori avrebbe dovuto tramutarsi in un chiaro ed inequivocabile mandato costituzionale. Il Compromesso Crittenden (dal nome di John Jordan Crittenden) della fine del 1860 costituì l'espressione di un tale punto di vista[141].
  • La seconda dottrina, quella della preminenza del Congresso - adottata e sostenuta da Abraham Lincoln e dal Partito Repubblicano - insistette invece sul fatto che la Costituzione non vincolava i legislatori ad una politica di perenne equilibrio: pertanto la schiavitù avrebbe potuto benissimo venire esclusa del tutto in un qualsiasi Territorio a discrezione dell'Assemblea parlamentare[142][143].

Ciò però con un avvertimento: "si deve applicare la clausola del processo (Due Process Clause) relativa al V emendamento. In altre parole il Congresso avrebbe avuto la possibilità di limitare l'espansione schiavista, ma mai di stabilirla ove non era mai esistita[140]. La Condizione Wilmot preannunziò questa posizione nel 1846[141].

« Stephen Arnold Douglas, un uomo che mescolava spregiudicatamente la politica e gli affari (interessato a speculazioni terriere nelle praterie del West), soprannominato per la sua spavalda e dinamica vitalità e per le forme tarchiate "piccolo gigante" o anche "locomotiva in pantaloni"[144]. »

Delle due dottrine che invece respinsero l'autorità federale, una venne articolata dal senatore del Partito Democratico per l'Illinois Stephen A. Douglas, mentre l'altra dal senatore per il Mississippi Jefferson Davis in collaborazione con John C. Breckinridge del Kentucky[140] (futuri leader secessionisti).

  • Douglas ideò la dottrina della "sovranità territoriale" o popolare dei pionieri, la quale dichiarò che i coloni residenti in un territorio avevano gli stessi diritti degli Stati già ammessi nell'Unione di determinare se stabilire o meno lo schiavismo entro i propri confini, facendone così una questione puramente locale[140].

Il Congresso, dopo aver creato il Territorio, viene escluso - secondo Douglas - dall'esercitare una qualsiasi autorità in materia a livello nazionale: volerlo fare avrebbe perciò violato le tradizioni storiche di autogoverno implicite nella Costituzione[145]. La legislazione Kansas-Nebraska Act del 1854 instaurò questa dottrina.

« Douglas non immaginava certamente quale tremenda esplosione la sua dottrina avrebbe provocato. L'ondata di indignazione ebbe un'eco immensa: "la violazione di un impegno sacro, un criminale tradimento di preziosi diritti, un atroce complotto mirante ad escludere da una vasta regione disabitata gli immigrati e i liberi coloni". Il senatore ammise che avrebbe potuto viaggiare da Boston a Chicago alla luce dei falò in cui si bruciavano le sue effigi: da quel momento non fu più il capo indiscusso atto ad interpretare lo spirito degli Stati Uniti d'America medio-occidentali[146]. »

Rifiutando gli argomenti sia dell'autorità federale che dell'autogoverno, la "sovranità statale" avrebbe consentito agli Stati di promuovere attivamente l'espansione della pratica schiavista come parte dell'Unione federale sotto la Costituzione, quindi non semplicemente come argomento per la secessione[148].

La premessa di base fu che tutte le autorità in materia di schiavitù nei Territori risiedessero nei singoli Stati. Il ruolo del Governo federale diventava quindi esclusivamente quello di consentire l'attuazione delle leggi statali a partire dal momento in cui i residenti degli Stati entravano nei Territori[149].

Calhoun asserì quindi che il governo federale nei Territori era solamente l'agente dei vari Stati sovrani, pertanto del tutto incapace di vietare l'ingresso in qualsiasi Territorio di qualsiasi cosa che fosse "proprietà legale" in qualsiasi Stato: la sovranità statale, in altre parole, concedeva alle leggi degli Stati schiavisti un effetto extra-giurisdizionale[150]. I sudisti dovevano in conclusione essere liberi di poter entrare in ogni Territorio con il proprio "bagaglio" di schiavi e nessuno avrebbe mai potuto impedirlo: i Territori erano obbligati ad accettare la schiavitù.

I "Diritti degli Stati" (al cui interno s'inserisce il diritto di possedere schiavi e di esportare con la forza lo schiavismo nei Territori) saranno un'ideologia formulata ed applicata come mezzo per far avanzare gli interessi degli Stati schiavisti attraverso l'autorità federale[151]. Come non manca di sottolineare lo storico Thomas L Krannawitter: "la richiesta meridionale di protezione federale della proprietà (data dagli schiavi) rappresentava un'implicita domanda di espansione senza precedenti dello stesso potere federale"[152].

I "Diritti degli Stati" vennero immediatamente interpretati come diritto dei proprietari di schiavi d'imporre lo schiavismo anche in qualsiasi Territorio ove avessero deciso di trasferirsi: il "diritto di proprietà" (diritto dello schiavismo) di uno Stato si faceva così teoricamente obbligo di accettazione della pratica schiavista anche in tutti i Territori in cui non la si voleva. I Diritti degli Stati potevano in tal modo trasferirsi automaticamente nei Territori, impedendone in toto una qualche forma di autogoverno che contrastasse con i suddetti "diritti": i diritti di una parte diventavano allora una costrizione per l'altra (vedi oltre al paragrafo "Diritti degli Stati").

Nel 1860 queste 4 dottrine comprendevano le principali ideologie presentate al pubblico americano sul tema della schiavitù, sulle questioni inerenti ai Territori e sull'interpretazione da dare alla lettera costituzionale[153].

Conflitti religiosi sulla questione della schiavitù[modifica | modifica wikitesto]

Leonidas Polk in una foto di Mathew B. Brady. Vescovo episcopale, grande proprietario di schiavi, difensore ideologico dello schiavismo e futuro generale confederato: un emblema di ciò che John Brown odiava di più al mondo.

« Voi potrete chiedere con meraviglia se non vi sono qui ministri del culto. Io rispondo: No! Qui non ci sono ministri di Cristo. Io non posso confidare in questi ministri che si professano cristiani e che al contempo posseggono schiavi o difendono lo schiavismo. »

(John Brown[154])

Sotto la guida dello storico della cristianità Mark Noll, un folto gruppo di studiosi[155][156][157] ha evidenziato il fatto che il dibattito americano sul problema della presenza schiavista si trasformò in una guerra armata - dopo essere stata guerra di parole per tutti i decenni precedenti - in buona parte perché le due fazioni raggiunsero delle conclusioni diametralmente opposte basandosi sulla lettura della stessa fonte autorevole, la guida per eccellenza sulle questioni inerenti alla morale: la Bibbia di re Giacomo.

Dopo la rivoluzione americana e lo smantellamento di tutte le istituzioni ecclesiali sponsorizzate ufficialmente dal Governo federale (con una rigorosa Separazione tra Stato e Chiesa), gli Stati Uniti d'America vissero il "Secondo grande risveglio", una capillare ripresa di evangelizzazione protestante con caratteri decisamente profetico-apocalittici (un esempio emblematico è la nascita del mormonismo).

Senza più alcuna autorità religiosa centrale al fianco e su cui fare affidamento, il protestantesimo americano divenne di fatto fortemente dipendente dalla lettura ed interpretazione personale del Testo sacro del cristianesimo.

Questa fu letta nella versione ermeneutica standard della Riforma protestante trasferita al "buon senso" del XIX secolo, ovvero un'interpretazione del tutto letterale, come se la Bibbia vecchia di oltre due millenni e mezzo potesse parlare direttamente della situazione americana moderna - e darvi quindi indicazioni illuminate provenienti direttamente dalla "parola di Dio" - invece che descrivere molto più semplicemente degli eventi accaduti in una serie di contesti molto diversi[155].

Attorno alla metà del XIX secolo questa forma di fede incentrata sull'interpretazione biblica autonoma era oramai diventata il filone predominante del discorso non solo religioso, ma anche morale e politico americano, quasi a fungere nella "de facto" da autentica religione di Stato[155].

La Bibbia quindi, interpretata sotto questi presupposti (dall'evangelicalismo, dal Presbiterianesimo, dal metodismo, dal battismo, dall'episcopalismo ecc.) poteva sembrare suggerire con chiarezza che la schiavitù potesse venire biblicamente giustificata[155]. Il Sud filo-schiavista avrebbe potuto indicare come il patriarca Abramo (1800 aev) fosse un proprietario di schiavi (Genesi 12: 5; 14:14; 24: 35-36; 26: 13-14); quella stessa pratica schiavista che venne in seguito incorporata nella legge nazionale israelita (Levitico 25: 44-46). Non venne inoltre mai denunciata o messa minimamente in dubbio da Gesù, che la rese invece un modello di discepolato (Vangelo secondo Marco 10,44).

L'"apostolo delle genti", Paolo di Tarso, sostenne e difese la schiavitù, consigliando la mitezza, l'obbedienza e il chinare il capo davanti ai "padroni della terra" (Lettera agli Efesini 6: 5-9; Lettera ai Colossesi 3: 22-25) come un "dovere" in accordo con "le parole sante di Nostro Signore Gesù Cristo e con l'insegnamento che si accorda con la pietà" ( Prima lettera a Timoteo 6: 3).

La schiavitù nell'antica Roma era cosa del tutto comune e naturale e Paolo pertanto l'accetta in pieno tanto da ordinare ai cristiani schiavi di non ribellarsi, bensì di accettare ed accogliere con serenità la propria condizione. Poiché gli schiavi dovevano mantenersi nel loro stato presente a meno che non potessero conquistare la loro libertà (Prima lettera ai Corinzi 7: 20-24), rimandò indietro lo schiavo fuggitivo Onesimus al suo proprietario Filemone (Lettera a Filemone 10-20).

Il Nord abolizionista visse un momento altamente difficile davanti all'apologia schiavista fondata sulla "Parola del Signore". Il professor Eugene Genovese, che a studiato questi dibattiti biblici fin nei minimi dettagli, conclude asserendo che la fazione pro-schiavista emerse chiaramente vittoriosa sull'abolizionismo in sede teologica; aggiungendovi per sovrappiù l'argomento specioso basato sulla cosiddetta "maledizione di Cam (Bibbia)" (Genesi 9: 18-27).

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ebraismo e schiavitù § Maledizione di Cam come giustificazione della schiavitù.

« Per i nostri scopi è importante rendersi conto che il Sud ha vinto questa gara cruciale con il Nord usando l'ermeneutica prevalente, o metodo di interpretazione, su cui entrambe le parti concordavano. Il trionfo fu così determinante che il Sud montò un energico contrattacco sugli abolizionisti bollandoli come miscredenti propugnanti l'ateismo e nemici di Dio che avevano abbandonato le semplici parole della Scrittura per abbracciare al suo posto un'ideologia laica derivante dall'Illuminismo[158]. »

Le Chiese protestanti statunitensi, completamente incapaci di concordare su ciò che effettivamente la "Parola di Dio" aveva detto sulla schiavitù, in larga parte finirono con lo scindersi tra rami settentrionali e meridionali: la Chiesa episcopale metodista nel 1844, i battisti l'anno seguente[159] e i presbiteriani nel 1857[160]. Queste spaccature presagivano la successiva spaccatura nella nazione, scismi provocati eminentemente da un tema inconciliabile: la liceità o meno della schiavitù.

« Le Chiese giocarono un ruolo di primo piano nella divisione della nazione, ed è probabilmente vero che sono state le spaccature nelle Chiese che hanno reso inevitabile la spaccatura finale della nazione[161]. »

Il conflitto su come interpretare la Bibbia rimase il punto centrale della discordia:

« La forte crisi teologica causata da un ragionamento come quello del teologo conservatore presbiteriano James H. Thornwell si rivelò assai acuta. Molti lettori della Bibbia nel Nord - e non pochi nel Sud - sentivano che la schiavitù era malvagia. In qualche modo sapevano che la Bibbia li sosteneva in quella sensazione. Tuttavia, quando si trattava di usare il testo sacro così come era già stato usato con successo per evangelizzare e civilizzare gli Stati Uniti, la pagina sacra veniva strappata loro dalle mani. La fiducia nella Bibbia e la dipendenza da un'ermeneutica riformata e letterale avevano creato una crisi che solo i proiettili, non gli argomenti, potevano risolvere una volta per tutte[162]. »

Il risultato:

« La questione della Bibbia e della schiavitù nell'era della guerra civile non è mai stata una domanda semplice. La questione riguardava l'espressione americana di un'ermeneutica letteraria riformata, il fallimento delle alternative ermeneutiche per ottenere autorità culturale e l'esercizio di un razzismo intuitivo profondamente radicato, così come la presenza della Scrittura come autorevole libro religioso e la schiavitù come un sistema sociale ereditato da una "peculiare" situazione economica.
Il Nord, costretto a combattere su un terreno ostile che aveva contribuito lui stesso a creare, perse la guerra esegetica. Il Sud ha certamente perso la guerra delle armi. Ma la teologia ortodossa costruttiva era il principale perdente quando i credenti americani permettevano le pallottole invece dell'autocoscienza ermeneutica per determinare cosa diceva la Bibbia sulla schiavitù. Per la storia della teologia in America la grande tragedia della Guerra Civile è che i teologi più persuasivi saranno di lì a poco William Tecumseh Sherman e Ulysses S. Grant[163]. »

Vi furono, come già più volte asserito, molte e differenti cause che contribuirono a scatenare il conflitto, ma la "guerra di religione" - quasi inimmaginabile nell'America moderna - fu un imput molto profondo all'epoca. L'esegesi di Noll e altri sottolineano il significato del conflitto religioso utilizzando a mò di esempio la celebre frase pronunciata nel corso del Secondo discorso d'insediamento di Abraham Lincoln:

« Entrambi leggono la stessa Bibbia e pregano lo stesso Dio, e ciascuno invoca il Suo aiuto contro l'altro. »

Raimondo Luraghi

Molti atteggiamenti contrari all'abolizionismo (non contro il Nord) da parte di organi della stampa cattolica - e quindi dello Stato Pontificio di Papa Pio IX - sembrano piuttosto dettati dal desiderio di polemica contro i gruppi radicali italiani i quali in genere avevano assunto una posizione filo-Unione[164].

Praticamente tutti gli uomini e le donne coinvolti nell'acerrima lotta ideologica su schiavitù e abolizionismo prima e nella tragedia bellica poco dopo innalzeranno - a propria difesa e sostegno - il vessillo della "Parola divina". Per il Nord la guerra civile finirà presto col diventare una sorta di "guerra santa" contro il peccato; dall'altra parte eminenti vescovi sudisti predicheranno che lo schiavismo fosse "cosa buona e giusta".

Svariati generali confederati furono grandi credenti e allo stesso tempo grandi proprietari di schiavi, alcuni addirittura mercanti di schiavi e attivisti militanti filo-schiavisti; per contraltare gli abolizionisti del Nord discendevano in larga parte dai Puritani intransigenti ad ogni compromesso.

Il punto di vista di Robert Edward Lee è sintomatico per cercare di comprendere la visione e le posizioni intrise di religiosità dell'epoca; per il futuro generale confederato si sarebbe potuto difatti ottenere l'emancipazione degli schiavi utilizzando esclusivamente la "forza della preghiera e della fede":

« L'emancipazione sarà più rapida grazie alla mite e progressiva azione del cristianesimo, che non attraverso le bufere e gli uragani della feroce discordia. Questo influsso, sebbene lento, è sicuro... l'abolizione finale la aiutiamo con le nostre preghiere; dobbiamo lasciarne il progredire e l'esito nelle mani di Colui che vede i risultati »

(Lettera del 1856 alla moglie[165].)

La teologia della fede venne non solo sconfitta, bensì annientata dalla "teologia delle forze armate".

Foto del reverendo James Henley Thornwell.

A dicembre del 1860, in piena crisi secessionista, il leader religioso della Carolina del Sud James Henley Thornwell condividerà una visione improntata al più bieco razzismo, affermando che la schiavitù veniva giustificata dalla santa religione, ossia dal cristianesimo stesso: quindi coloro che invece si dimostravano contrari alla schiavitù considerandola immorale erano in realtà dei nemici della fede:

« Le parti in conflitto non sono semplicemente abolizioniste e schiaviste. Sono atei, socialisti, comunisti, repubblicani rossi, giacobini da una parte, amici dell'ordine e della libertà regolata dall'altra. In una parola, il mondo è il campo di battaglia: il cristianesimo e l'ateismo i combattenti; e il "progresso" della condizione umana e della natura umana [bianche] stesse messe in gioco. »

(James Henley Thornwell[166].)

Anche altre istituzioni religiose non mancheranno di esprimere con chiarezza il loro pieno sostegno alla schiavitù. Un anonimo membro della Chiesa presbiteriana degli Stati Uniti d'America meridionale dichiarò che:

« L'anti-schiavismo è essenzialmente infedele e pecca di blasfemia. Conduce una guerra spietata alla Bibbia, alla Chiesa istituita da Cristo, alla Verità rivelata da Dio, alle Anime immortali degli uomini. »

(Presbiteriano sudista della Carolina del Sud[166].)

I leader religiosi contemporanei georgiani sostennero anch'essi la prosecuzione pratica della "peculiare istituzione". Un predicatore condanno ad un tempo Repubblicani ed abolizionisti, affermando che le loro opinioni antischiaviste erano contrarie agli insegnamenti della religione cristiana e dichiarando che le idee propagandate da questi gruppi si trovavano ad essere:

« Diametralmente opposte alla lettera e allo spirito della Sacra Bibbia e sovversive nei riguardi di ogni concetto di moralità, come il peggiore delirio di infedeltà[167]. »

Piattaforma d'intenti dell'American Antislavery Society fondata nel 1833 da William Lloyd Garrison e Arthur Tappan.

Abolizionismo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Abolizionismo negli Stati Uniti d'America.

« Gli abolizionisti agitarono la fiaccola dell'idea liberatrice; contribuirono a preparare il terreno su cui si sarebbero fondati i miti messianici che avrebbero fornito il cemento ideologico al Nord: la loro importanza storica può paragonarsi a quella della Carboneria e della Giovine Italia che - tra l'indifferenza e l'ostilità delle masse - agitarono il vessillo dell'indipendenza durante la Restaurazione[168]. »

I movimenti abolizionisti nel Nord presero slancio tra gli anni 1830 e 1840, un periodo di rapida trasformazione della società settentrionale la quale ispirò un vasto riformismo socio-politico. Molti dei riformatori del periodo, inclusi quindi anche gli abolizionisti, tentarono in un modo o nell'altro di trasformare lo stile di vita e le abitudini lavorative della manodopera, aiutando con ciò i salariati a rispondere alle nuove esigenze sorte da un sistema sociale sempre più indirizzato all'industrializzazione e al capitalismo.

L'antischiavismo, come molti altri movimenti di riforma del periodo, venne influenzato fortemente dall'eredità del Secondo grande risveglio, un'era di rinascita religiosa nella neonata nazione il quale sottolineava la "riforma individuale" ancora relativamente fresca nella memoria americana.

Mentre quindi questo nuovo spirito venne espresso da una varietà di movimenti con obiettivi politici spesso in conflitto tra loro, la maggior parte di essi condivise una caratteristica comune nell'enfasi data al principio del "Grande Risveglio": trasformare la personalità umana attraverso la disciplina (dovere), l'ordine sociale e la moderazione (morale).

Il termine "abolizionista" ebbe diversi significati in quel particolare momento storico. I seguaci di William Lloyd Garrison, tra cui Wendell Phillips e Frederick Douglass reclamarono a lettere maiuscole "l'immediata abolizione della schiavitù", da cui il nome a loro assegnato.

William Lloyd Garrison

Combatterò strenuamente per l'immediata liberazione della nostra popolazione schiava... Su questo argomento non desidero pensare, parlare e scrivere con moderazione... Faccio sul serio, non giocherò sugli equivoci, non accetterò giustificazioni, non mi tirerò indietro neppure di un centimetro - e dovrò essere ascoltato![169]

Un gruppo più pragmatico raccoltosi attorno a Theodore Weld e Arthur Tappan, desiderarono anch'essi l'avviarsi di un'azione e di un'iniziativa immediata, ma questa poteva ben essere costituita da un programma a scadenza di graduale emancipazione con un più o meno lungo stadio intermedio.

Gli "uomini antischiavisti" come l'ex presidente John Quincy Adams fecero ciò che poterono per limitare la schiavitù o mettervi fine ove ciò fosse stato possibile, ma non militarono mai come parte attiva in nessun gruppo abolizionista. Nel 1841 ad esempio Adams rappresentò legalmente gli schiavi africani nel processo contro l'Amistad davanti alla Corte Suprema, sostenendo con forza che avrebbero dovuto essere liberati[170].

Negli anni immediatamente precedenti all'esplosione del conflitto gli "antischiavisti" potevano rappresentare la maggioranza del Nord, compreso Abraham Lincoln che si opponeva all'espansione della schiavitù o alla sua influenza negli ambiti governativi federali e legislativi (la Kansas-Nebraska Act o la Fugitive Slave Law.

La maggioranza dei meridionali etichettarono tutte queste posizioni in un'unica denominazione: "fanatici abolizionisti", senza alcuna capacità/volontà di distinguerli dai "garrisoniani" più estremisti. Lo storico James M. McPherson spiega le profonde credenze degli abolizionisti nella maniera che segue:

« Tutte le persone erano uguali agli occhi di Dio, le anime delle persone nere erano altrettanto preziose di quelle dei bianchi, quando uno dei figli di Dio ne schiavizza un altro commette una violazione della Legge Superiore, anche se ciò venisse ammesso dalla "Costituzione umana"[171]. »

Vi era quindi una legge più alta che governa l'uomo, al di là e al di sopra di una qualsiasi legge terrena.

Sottolineando gli ideali Yankee del protestantesimo (continuo auto-miglioramento, industriosità e parsimonia) la maggior parte degli abolizionisti - Garrison in testa - condannò senza appello lo schiavismo in quanto mancanza di controllo sul proprio destino (chi viene privato della libertà non può neppure avere la capacità di creare il proprio futuro, quindi di elevarsi) e sui frutti del proprio lavoro (la condizione di schiavitù impedisce il "giusto guadagno" ottenuto con il "sudore della fronte").

Cerimonia di dedicazione del memoriale in onore dell'abolizionista Wendell Phillips a Boston nel 1910.

W. Phillips, uno degli abolizionisti più accesi, attaccò il potere negriero presagendo come sua diretta conseguenza la secessione del Nord fin dal 1845: imposta dall'impossibilità di continuare a convivere con il "regno del peccato"[172].

« L'esperienza degli ultimi cinquant'anni... ci mostra gli schiavi che triplicano di numero, gli schiavisti che monopolizzano gli uffici pubblici e che dettano con arroganza e presunzione la politica del governo; che prostituiscono la forza e l'influenza della Nazione per il sostegno dato alla schiavitù qui e altrove; calpestando i diritti degli Stati liberi e rendendo i tribunali del paese i loro docili strumenti asserviti. Continuare più a lungo questa disastrosa alleanza è la pazzia... Perché prolungare l'esperimento?[173] »

Gli abolizionisti aggredirono la schiavitù anche vedendola come una minaccia alla libertà degli stessi bianchi americani. Definendo la libertà come qualcosa di più di una semplice mancanza di moderazione i riformatori del periodo prebellico sostennero che l'uomo veramente libero è colui che ha la capacità e la forza di imporre restrizioni a se stesso; quindi per i riformatori antischiavisti degli anni 1830 e 1840 la promessa del "lavoro libero" e della mobilità sociale ascendente (opportunità di avanzamento economico, diritti alla proprietà e controllo del proprio lavoro) risultò essere fondamentale per l'idea di riformare gli individui.

Le vaste polemiche scaturite dal Manifesto di Ostenda propugnato dalla presidenza di Franklin Pierce (che proponeva l'annessione della Capitaneria generale di Cuba in qualità di Stato schiavista, con la forza delle armi se necessario) e la Fugitive Slave Law (che imponeva ai cittadini del Nord di partecipare alla cattura degli schiavi fuggiaschi) contribuirono a tenere ben vive le tensioni regionalistiche (acuendo di fatto enormemente l'ostilità anti-sudista) ancor prima della questione relativa all'introduzione o meno della schiavitù nel West potesse occupare quasi interamente la politica nazionale nella seconda metà degli anni 1850 (vedi oltre).

Il sentimento antischiavista di alcuni gruppi del Nord s'intensificò subito dopo il Compromesso del 1850, quando i proprietari di schiavi sudisti cominciarono ad apparire negli Stati del Nord per mettersi alla caccia degli schiavi fuggiaschi o, spesso, anche solo per rivendicare come "loro proprietà" gli afroamericani liberi che vi risiedevano da anni.

Nel frattempo un numero notevole di abolizionisti cercarono attivamente d'impedire l'applicazione della "legge terrena che contrastava quella superiore divina"; la violazione della legislazione sugli schiavi fuggitivi divenne sempre più organizzata e "predicata" apertamente: i cittadini di Boston si vantarono del fatto che nessun fuggiasco era mai stato da loro restituito. La sfida contro la "legge che cozza contro i principi morali" si espresse sempre più alla luce del sole.

Le rotte dell'Underground Railroad, la "ferrovia sotterranea" che aiutò gli schiavi a fuggire.

« Entro il 1840 si erano costituite parecchie società segrete abolizioniste per un totale di 150.000 aderenti. Supportarono le evasioni ed organizzarono una rete clandestina, la "ferrovia sotterranea" la quale proteggeva il fuggiasco riparato in uno Stato libero, gli forniva l'alloggio e ne manteneva la clandestinità; l'attività ottenne un grosso successo, tanto più che il solo fatto di sostenerla poteva implicare pericoli non lievi. Nel 1843 i bostoniani assaltarono una prigione liberando lo schiavo catturato e la sua libertà venne comprata con una colletta pubblica[174] »

Statua eretta alla memoria di Theodore Parker davanti alla "Theodore Parker Church"[175] a "West Roxbury" (Boston).

Theodore Parker - ministro religioso dell'Unitarianismo - e altri membri dell'élite cittadina si specializzarono nel chiamare a raccolta, volta per volta, le folle necessarie atte ad impedire l'applicazione della legge nei tribunali già a partire dall'aprile del 1851.

Un modello di resistenza pubblica prese ad organizzarsi anche in molti altri centri urbani settentrionali, in particolare a Syracuse (New York) nel 1851 (culminando nell'incidente di Jerry Rescue alla fine di quello stesso anno) e nuovamente a Boston nel 1854.

Ma la questione non condusse ad una crisi irreversibile fino a quando non fece rianimare lo stesso problema sottostante al Compromesso del Missouri del 1820: la schiavitù nei Territori del demanio federale. I sudisti sferrarono l'attacco contro il Compromesso di per se stesso, negandone qualsiasi validità e proclamando a gran voce la "libertà di possedere schiavi" ovunque: il "fatale decennio" si avviava così lungo una via senza ritorno.

« Fu l'epoca delle grandi riforme sociali (l'istituzione del manicomio al posto del carcere, la battaglia contro l'alcolismo, i nascenti diritti delle donne), la più importante delle quali fu la campagna per l'abolizione della schiavitù, che diede oltretutto un consistente contributo anche all'emancipazione femminile poiché le donne parteciparono attivamente alla lotta: il femminismo negli Stati Uniti d'America nacque allora[176] »

Ci si iniziò a preparare alla "crociata contro il peccato". Tra i più noti attivisti dell'abolizione vi saranno:

Tra i militanti della "ferrovia sotterranea" parteciperanno Frederick Douglass, Henry Highland Garnet, Harriet Ann Jacobs, Sojourner Truth, Harriet Tubman, David Walker e il celeberrimo John Brown.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Unione (guerra di secessione americana) § Abolizionismo del Nord.

Argomenti pro e contro la schiavitù[modifica | modifica wikitesto]

Garrison - come abbiamo già avuto modo di vedere, uno dei più eminenti abolizionisti - fu motivato primariamente dalla fiducia nella crescita della democrazia.

Poiché la Costituzione conteneva la clausola dei 3/5 (uno schiavo vale 3/5 di un uomo libero), un'altra inerente gli schiavi fuggiaschi e un'estensione ventennale (1788-1808) del commercio schiavista (la tratta atlantica degli schiavi africani fu abolita dalla Presidenza di Thomas Jefferson) egli non esiterà a bruciare pubblicamente una copia della Carta fondamentale della nazione definendola "un'alleanza con la morte e un accordo con l'inferno"[177].

Che Garrison facesse davvero sul serio lo prova il fatto che giunse a reclamare la secessione del Nord dall'Unione se il Sud non avesse emancipato quanto prima gli schiavi; d'altra parte la nuova manovalanza data dalle recente immigrazione (soprattutto composta da irlandesi americani) fu timorosa innanzi alla prospettiva di un'eventuale concorrenza di salariati afroamericani[178] (fu perciò anche una "guerra tra poveri"). Nel 1854 il giornalista abolizionista proclamerà:

« Sono un credente in quella parte della Dichiarazione di Indipendenza in cui viene esposto, tra le verità auto-evidenti, che tutti gli uomini sono creati uguali, che sono dotati dal loro Creatore di certi diritti inalienabili; questi sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità. Consequenzialmente io sono un abolizionista. Quindi, non posso non considerare l'oppressione in ogni forma - e soprattutto, ciò che trasforma un uomo in un oggetto da compravendita - se non con indignazione ed assoluta avversione[179]. »

Alexander Hamilton Stephens

Le idee di Thomas Jefferson, tuttavia, erano fondamentalmente sbagliate. Si basavano sul presupposto dell'uguaglianza delle razze. Questo è stato un errore... Il nostro nuovo governo confederato è fondato sull'idea esattamente opposta; le sue fondamenta sono poste, la sua pietra angolare riposa sulla grande verità che il negro non è uguale all'uomo bianco; la subordinazione dello schiavo alla razza superiore è la sua condizione naturale e normale.

Opinioni radicalmente opposte nei confronti della questione verranno espresse appena 6 anni dopo dal vicepresidente secessionista Alexander Hamilton Stephens nel suo "famigerato" discorso della pietra angolare, in cui affermerà senza mezzi termini che l'incipit della Dichiarazione stilato da Thomas Jefferson "era fondamentalmente sbagliato... il negro non è uguale all'uomo bianco!"[180].

Il conflitto tra Nord e Sud si polarizzerà così sempre più sul tema della schiavitù, come avremo modo di constatare.

"Terra e lavoro liberi!"[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Free Soil Party.

Lo schieramento di opposizione sudista alla Condizione Wilmot del 1847 contribuì, come sua diretta reazione, a consolidare le forze inneggianti al "terreno libero". L'anno seguente i Democratici radicali dello Stato di New York noti come "Barnburners", svariati membri abolizionisti del Liberty Party e del Partito Whig anti-schiavitù formarono il Free Soil Party.

La nuova forza politica sostenne l'ex presidente Martin Van Buren e Charles Francis Adams, Sr. come candidati alle elezioni presidenziali del 1848. Il partito politico si oppose all'espansione della schiavitù nei Territori in cui essa non era mai esistita, come il Territorio dell'Oregon e la vasta regione della Cessione messicana.

Ciò ebbe l'effetto di dividere il Partito Democratico nel Nord, in special modo nelle aree d'insediamento "Yankee"[181].

Lo storico Eric Foner nel suo Free soil, free labor, free men: The ideology of the Republican Party before the Civil War (1970) sottolineò l'importanza dell'ideologia scaturita dal movimento per la terra e il lavoro libero nei riguardi degli oppositori nordisti dello schiavismo, facendo notare che le preoccupazioni prettamente morali degli abolizionisti non risultarono essere necessariamente i sentimenti preponderanti al Nord[182][183].

Molti Settentrionali (tra cui lo stesso Abraham Lincoln) si opposero all'estensione della schiavitù anche perché temettero che i ricchi proprietari di schiavi potessero appropriarsi delle terre migliori, bloccandone in tal maniera tutte le opportunità agli agricoltori bianchi liberi i quali utilizzavano invece il lavoro salariato e il contributo delle proprie famiglie (le fattorie coloniche a conduzione familiare)[10].

I "Free Soilers" finiranno con il riunirsi al neonato Partito Repubblicano nel 1854, portando con sé il loro appello ("libertà di lavoro!") il quale si affiancherà subito alle altre forti e decise richieste provenienti dalla classe imprenditoriale del Nord, attraverso un più ampio impegno in direzione dei principi del "lavoro libero" (Free produce movement)[10].

La paura (alimentata da una larga operazione di propaganda) nei confronti del "potere negriero" (una sorta di capitalismo terriero "ruba-lavoro") raffigurò una fascinazione in senso negativo molto più grande - per gli interessi personali del Nord - di quanto non fossero mai riusciti a realizzare gli argomenti abolizionisti fondati sulla piaga umana e morale costituita dalla situazione in cui versavano gli schiavi afroamericani nel profondo Sud[10].

Questione schiavista e cessione messicana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di John Tyler § Progetto di annessione del Texas e abortita candidatura del 1844 e Presidenza di James Knox Polk § Guerra contro il Messico.

« Dopo l'annessione texana, anche la Guerra Messico-Stati Uniti fu voluta soprattutto dal Sud, che mirava ad una politica di espansione territoriale (ideologizzata dal Destino manifesto) per aumentare il numero degli Stati schiavisti e assicurare a questi il controllo direttivo dell'Unione. Gli abolizionisti giudicarono tutto ciò come una cospirazione ordita per ottenere "sempre più larghi recinti per potervi ammassare gli schiavi"[184]. »

Poco dopo l'inizio della Guerra Messico-Stati Uniti e molto prima della negoziazione del nuovo Confine tra il Messico e gli Stati Uniti d'America la questione inerente alla schiavitù nei Territori pronti ad essere acquisiti polarizzò gli Stati del Nord e gli Stati Uniti meridionali nel più aspro conflitto sezionale sino a quel momento, che proseguì in una situazione di stallo durata almeno un lustro e durante il quale

  1. il secondo sistema partitico si dissolse;
  2. i pionieri mormoni si stabilirono nel Territorio dello Utah;
  3. esplose la Corsa all'oro californiana;
  4. il Territorio del Nuovo Messico sotto un governo militare federale respinse il tentativo della Repubblica del Texas (schiavista) di affermare il proprio controllo su un vasto tratto di terreno rivendicato (la pretesa di annessione dell'intera regione ad Ovest del Rio Grande).
Gli Stati Uniti d'America allo scoccare del 1850: in rosa gli Stati liberi, in verde scuro gli Stati schiavisti, in verde chiaro la cessione messicana, in grigio chiaro i Territori organizzati, in grigio scuro il territorio non ancora organizzato.

Alla fine il Compromesso del 1850 preservò l'unità nazionale, ma solamente per un altro decennio. Le proposte compresero:

  • La clausola pregiudiziale detta Condizione Wilmot la quale avrebbe messo al bando la pratica schiavista in ogni Territorio da acquisire dal Messico, esclusa la parte data dall'annessione texana avvenuta l'anno precedente. Passato alla valutazione della Camera dei Rappresentanti tra l'agosto del 1846 e il febbraio del 1847, non riuscirà però ad oltrepassare lo scoglio del Senato dominato da una maggioranza filo-sudista.

« L'ira del Sud esplose. I piantatori avevano capito benissimo dove la pregiudiziale Wilmot voleva andare a parare: "Davanti al Dio vivente - esclamò il senatore e futuro ministro confederato Robert Augustus Toombs della Georgia - se con le vostre leggi cercherete di cacciarci dai Territori della California e del Nuovo Messico, io sono per la secessione!"[185]. »

Successivamente fallì anche lo sforzo intrapreso per allegare la clausola al trattato di Guadalupe Hidalgo.

L'estensione della linea verrà nuovamente proposta dalla Conferenza di Nashville[186] nel giugno del 1850[187] allo scopo di "deliberare quei provvedimenti che si fossero resi necessari per tutelare gli interessi sudisti: la parola secessione già correva su tutte le bocche"[188].

  • Il principio di sovranità popolare sviluppato da Lewis Cass e Douglas come eventuale posizione ufficiale Democratica; avrebbe permesso a ciascun Territorio di decidere autonomamente se consentire o meno l'introduzione della pratica schiavista (tramite referendum popolare tra i residenti).
  • La piattaforma dell'Alabama propugnata da William Lowndes Yancey ed approvata dalle assemblee legislative dell'Alabama e della Georgia oltre che dalle Convention statali Democratiche in Florida e Virginia; reclamò l'assenza di qualsivoglia restrizioni all'espansionismo schiavista nei Territori sia da parte del governo federale che dai governi territoriali prima ancora che da quelli statali.

Si schierò contro ogni candidatura politica che avesse sostenuto la Condizione Wilmot o finanche il principio della sovranità popolare; mentre appoggiò un tentativo di legislazione federale che avesse fatto annullare le leggi messicane vigenti contro la schiavitù nella Cessione messicana.

Nessuna area sarebbe pertanto rimasta come Territorio organizzato o meno, evitando così con un secco colpo di spugna il dibattito sulla questione della schiavitù nei Territori. Quando improvvisamente morì, non riuscendo pertanto a realizzare il suo progetto si sparse la voce che fosse stato fatto assassinare dai sudisti filo-schiavisti nettamente contrari alla proposta.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Zachary Taylor § Teoria dell'omicidio.
Il progetto di trasformare il Territorio dello Utah nel ben più vasto Stato di Deseret.

Nel 1849 tuttavia il presidente Taylor inviò il proprio plenipotenziario di fiducia John Thomas Wilson (dell'Ohio) in direzione del West con la proposta di unire California e Deseret in qualità di Stato unitario; la conseguenza sarebbe stata quella di ridurre il numero dei nuovi Stati liberi e conseguentemente anche l'erosione della maggioranza sudista al Senato.

La corsa all'oro californiana ebbe la forza di trasformare repentinamente il deserto in baraccopoli improvvisate ove si ammassarono le folle dei cercatori di fortuna facile provenienti da tutto il mondo: minatori, grassatori, coloni, biscazzieri, commercianti, speculatori e ladri. Immigrati la cui parola d'ordine fu: niente lavoro schiavista qui, quindi niente negri, quindi niente sudisti! Nel frattempo regnava la "legge del Far West"[189].

I risultati del Compromesso del 1850.
  • Il Compromesso del 1850 proposto per la prima volta da Henry Clay a gennaio e sostenuto da Douglas nel Nord a maggioranza Whig, ma con l'opposizione dei Democratici del Sud, otterrà la sua promulgazione a settembre.

Esso ammise la California in qualità di Stato libero (inclusa la California meridionale); organizzò i due nuovi Territori dello Utah e del Nuovo Messico: il problema se ammettervi o meno la schiavitù avrebbe invece dovuto essere deciso dalla "sovranità popolare".

Le varie proposte sui confini Nord-occidentali del Texas.

In seguito a questo ennesimo compromesso il Texas ritirò la sua pretesa sulle zone Nord-occidentali contestate in cambio della cancellazione del debito statale; le aree vennero quindi suddivise tra i due nuovi Territori e quello che ancora rimaneva di Territorio disorganizzato. El Paso, ove si era stabilito con successo un governo di contea filo-texano, fu lasciato al Texas.

Nessun nuovo territorio meridionale sotto il controllo diretto dei meridionali (come invece accadrà successivamente con l'istituzione del Territorio Confederato dell'Arizona) venne creato. Il commercio degli schiavi fu inoltre abolito nel distretto di Washington, ma non la schiavitù, e la Fugitive Slave Act vecchia di oltre sessant'anni si apprestò venire notevolmente rafforzata.

Con queste premesse aveva inizio il "fatale decennio" 1850.

Raimondo Luraghi

La schiavitù! Ora tutti ne parlavano, tutti ne discutevano, essa diventava per milioni di uomini questione di vita o di morte: ma qual era la reale portata politica della questione?
Come poterono gli uomini del Sud battersi dapprima politicamente, poi con le armi in pugno, per difendere una così abominevole istituzione? Ed essi si batterono effettivamente per la schiavitù o per altro?
Fino a che punto lo schiavismo valse a generare la secessione e la successiva guerra civile?[190].

Diritti degli Stati[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Zachary Taylor § Crisi settarie.

I diritti degli Stati rappresentarono uno dei problemi cruciali nella prima metà del XIX secolo per tutti coloro che ritennero che le attribuzioni concesse al Governo federale fossero state oramai sostituite dall'autorità dei singoli Stati e che il "potere centralizzato" violasse il ruolo che i Padri Fondatori avevano ad essi affidato.

Lo storico contemporaneo Kenneth Milton Stampp non manca di far notare come ognuna delle due "sette partigiane" utilizzasse l'argomento dei "diritti degli Stati" quando ciò risultava essere a loro più conveniente, modificando le proprie posizioni quando invece non lo era[191].

Un poster del 24 aprile 1851 che ammoniva la "gente di colore di Boston" sui poliziotti che agivano da collettori di schiavi.

La Fugitive Slave Law del 1850-51 ad esempio fu fortemente voluta e quindi fatta emanare dai rappresentanti del Sud per poter così utilizzare l'autorità federale nel tentativo esplicito di sopprimere i diritti di autonomia degli Stati del Nord (obbligando le autorità statali a perseguire gli schiavi fuggiti all'interno dei propri confini e riconsegnarli ai legittimi proprietari sudisti).

La Carta costituzionale diede fin dall'inizio protezione federale ai "diritti di proprietà" (compreso il diritto a possedere schiavi) e gli schiavisti chiesero che questo potere federale dovesse essere rafforzato ed avere pertanto la precedenza sulle stesse leggi degli Stati settentrionali: in tal caso al Sud fece oltremodo comodo non seguire i principi dei diritti degli Stati.

Le forze antischiaviste presenti nelle assemblee legislative settentrionali resistettero a questo diritto costituzionale sotto forma di "leggi statali sulla libertà personale" le quali ponevano la legislazione dei singoli Stati al di sopra del mandato federale: in questo caso furono quindi propriamente gli Stati del Nord a richiedere la piena esecuzione del "principio dei diritti degli Stati".

Diritti degli Stati e schiavitù[modifica | modifica wikitesto]

Arthur M. Schlesinger Jr. notò che i "diritti degli Stati" non avevano mai avuto un'autentica vitalità indipendente da condizioni di fondo di più vasto significato sociale, economico o politico[192]:

« A partire dalla conclusione della Crisi della Nullificazione del 1832-1833 fino allo scoppio della guerra civile, l'agitazione politica propagandistica sui diritti degli Stati era intimamente connessa con una nuova questione di sempre maggior crescente importanza, ovvero la questione della schiavitù, e la forma principale assunta dalla dottrina che se seguì era quella del diritto alla secessione.
Le forze favorevoli alla schiavitù cercarono rifugio nella posizione dei diritti degli Stati come scudo contro le interferenze federali mettendo in campo progetti atti a favorire lo schiavismo...
Come sua conseguenza naturale le legislazioni anti-schiavitù nel Nord furono portate a porre un grande accento sul carattere nazionale di Unione e sui più ampi poteri del governo federale degli Stati Uniti d'America nel trattare la questione schiavista.
Ciononostante è significativo notare il fatto che quando serviva meglio agli scopi anti-schiavitù per entrare in una dialettica sui diritti degli stati le legislature settentrionali non esitavano ad essere incoerenti[193]. »

Facendo eco a Schlesinger, anche Forrest McDonald ha sostenuto che la dinamica della tensione tra autorità federale e statale è cambiata bruscamente dalla seconda metà degli anni 1840, come diretta conseguenza dell'acquisizione della Cessione messicana a seguito della Guerra Messico-Stati Uniti:

« E poi, come sottoprodotto o propaggine di una guerra di conquista la schiavitù, un argomento che i politici di spicco avevano - ad eccezione della polemica sulle "regole del bavaglio" e le occasionali esplosioni filo-schiaviste di John Calhoun - scrupolosamente mantenuto al di fuori dal dibattito partigiano irruppe improvvisamente come la questione dominante in quell'arena pubblica. Così dirompente era il problema che sottoponeva l'Unione federale da costituire il più grande sforzo ideologico che la giovane repubblica avesse mai conosciuto fino ad allora[194]. »

In un discorso pronunciato nel febbraio del 1861 alla Convention secessionista della Virginia, il georgiano Henry Lewis Benning dichiarò quale fosse il ragionamento alla base della dichiarazione di secessione dall'Unione da parte della Georgia:

« Qual è stata la ragione che ha indotto la secessione? Questo motivo può essere riassunto in un'unica proposizione. Era una convinzione, una profonda convinzione... che una separazione dal Nord era l'unica cosa che poteva impedire l'abolizione della schiavitù... a meno che non ci fosse stata una separazione dal Nord la schiavitù sarebbe stata abolita nella Georgia[195][196]. »

Diritti degli Stati e diritto della minoranza alla secessione[modifica | modifica wikitesto]

« Ma ora l'enorme incremento della popolazione del Nord minacciava di mandare all'aria l'equilibrio mantenuto con tanta fatica e di strappare definitivamente all'élite agraria sudista la direzione dell'Unione gettandola nelle mani della classe industriale settentrionale[197]. »

Le teorizzazioni sui "diritti degli Stati" guadagnarono forza dalla consapevolezza che la popolazione del Nord stava crescendo molto più velocemente (innanzi tutto grazie alla massiccia immigrazione) rispetto a quella del Sud; pertanto si sarebbe trattato solo di una questione di tempo prima di vedere il Nord controllare l'intero apparato governativo federale.

Agendo quindi come "minoranza cosciente" i meridionali a questo punto sperarono che un'interpretazione rigorosa e costruzionista della Costituzione avrebbe potuto limitare il potere federale sui singoli Stati e che una difesa a tutto campo dei "diritti degli Stati" dalle ingerenze centralistiche, o persino la riproposizione della "Crisi della nullificazione" o la secessione, avrebbero salvato il Sud dal declino apparentemente irreversibile[198].

Prima del 1860 la maggior parte dei presidenti degli Stati Uniti d'America furono dei sudisti o in ogni caso dei filo-sudisti; l'esplosione della popolazione nel Nord avrebbe invece significato l'elezione di presidenti favorevoli al Nord; ad aggravare la prospettiva l'aggiunta di Stati liberi avrebbe posto fine alla parità meridionale con il Nord al Senato. Come lo storico Allan Nevins descrisse la teoria dei "diritti degli Stati" di John Calhoun:

« I governi, osservò Calhoun, furono formati per proteggere le minoranze, poiché le maggioranze potevano sempre prendersi cura di se stesse[199]. »

Fino alle elezioni presidenziali del 1860 gli interessi del Sud a livello nazionale vennero demandati alla cura del Partito Democratico. Con la campagna elettorale di quell'anno si spezzò in due tronconi, la corrente politica nordista e quella sudista come risultato di un "aspro dibattito svoltosi al Senato tra Jefferson Davis e Stephen A. Douglas". La controversia riguardò le risoluzioni proposte da Davis le quali "si opponevano alla sovranità popolare e sostenevano invece l'immediata promulgazione di un codice federale degli schiavi e i diritti degli Stati" così come vennero riportati alla Convention nazionale di Charleston (Carolina del Sud)[200].

Davis definì il concetto di "uguaglianza" nei termini di uguali diritti degli Stati[201], opponendosi al contempo all'incipit della dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America secondo cui "tutti gli uomini sono creati uguali"[202]; dichiarò pertanto che una "discriminazione denigratoria" a danno del Sud e una lotta per la "Libertà" contro "la tirannia di una maggioranza sfrenata" diede agli Stati Confederati d'America il diritto di separarsi[203]. La secessione scaturì quindi dal rifiuto di accettare le regole democratiche, ossia il risultato fuoriuscito dalle urne e la negazione di fatto che gli Stati Uniti d'America fossero un'unica nazione.

Nel 1860 il membro della Camera dei Rappresentanti Laurence Massillon Keitt della Carolina del Sud avrà l'occasione di affermare che:

« Il fanatico partito anti-schiavista sostiene che la schiavitù è sbagliata in sé e il governo è un'unica democrazia nazionale consolidata. Noi del Sud sosteniamo invece che la schiavitù è giusta e che questa è una Repubblica confederata di Stati sovrani[204]. »

Lo storico contemporaneo Stampp ha menzionato la visione costituzionale del vicepresidente secessionista Alexander Hamilton Stephens come l'esempio più lampante di leadership sudista inneggiante al razzismo e allo schiavismo: la pratica della schiavizzazione sarebbe stata la pietra angolare della Confederazione. Si trattò del discorso della pietra angolare declamato ufficialmente all'inizio della guerra[205].

In seguitò si rimangerà quanto precedentemente detto affermando, dopo la definitiva sconfitta (vedi Cronologia della conclusione della guerra di secessione americana), che in realtà il conflitto non aveva riguardato la schiavitù bensì i "diritti degli Stati". Stampp conclude informando che Sthepens divenne uno dei più ardenti difensori del mito della causa persa confederata[206].

Lo storico William Charles Davis in una foto del 2015.

Lo storico William Charles Davis ha anche citato le innumerevoli incoerenze nelle argomentazioni inerenti ai "diritti degli Stati" meridionali; ha spiegato la protezione dello schiavismo inserita nella Costituzione degli Stati Confederati d'America a livello nazionale nella maniera che segue:

« Alla vecchia Unione avevano detto che il potere federale non aveva autorità per interferire con i problemi concernenti la schiavitù in uno Stato. Alla loro nuova nazione avrebbero dichiarato che lo Stato non ha il potere di interferire con una protezione federale della schiavitù. Di tutte le numerose testimonianze sul fatto che fu sostanzialmente lo schiavismo, e non i diritti degli stati, ad essere davvero al centro del loro movimento separatista, questo era il più eloquente di tutti[207]. »

Sempre W. C. Davis ha anche affermato che:

« In realtà la difesa della secessione tramite la cartina di tornasole dei diritti degli Stati nel biennio 1860-1861 non apparve mai, entrando invece in vigore solo a partire dal 1865, quando i costruttori del mito della Causa Perduta cercarono vanamente di prendere le distanze dall'oramai indifendibile pratica schiavista [in quanto condannato dall'intero mondo civile][208]. »

Lo storico del Sud Gordon Rhea ha scritto nel 2011 che:

« Il dibattito sulle tariffe doganali non appare da nessuna parte nei... sermoni e nei discorsi sulla secessione, mentre i "diritti degli stati" sono menzionati solo nel contesto del diritto di possedere altri umani come propriet mobile privata. Il messaggio centrale sarà quello di giocare sulla paura nei riguardi dei selvaggi africani di razza inferiore... I predicatori e i politici hanno mantenuto la loro promessa. Gli stati confederati furono istituiti esplicitamente per preservare ed espandere l'istituzione della schiavitù. Alexander Stephens, il vicepresidente della Confederazione, lo proclamò nel 1861 in termini difficilmente equivocabili[195]. »

Compromesso del 1850[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Zachary Taylor § Tentativi di compromesso e ultimo periodo, Compromesso del 1850 e Presidenza di Millard Fillmore § Un grande compromesso.

« Il Compromesso funzionerà esattamente per un decennio. Ma ormai gli Stati Uniti erano come una persona che cammini su un terreno minato suscettibile di esplodere al minimo urto[209]. »

La vittoriosa Guerra Messico-Stati Uniti scatenata dalla Presidenza di James Knox Polk controllata dai sudisti comportò - come già fatto osservare - l'aggiunta di nuove vaste porzioni territoriali conquistate dal Messico. La polemica scaturita sul fatto che questi territori sarebbero dovuti diventare schiavisti o liberi sollevò per la prima volta il rischio concreto di una guerra degli Stati liberi contro quelli schiavisti.

Il pieno sostegno settentrionale dato alla Condizione Wilmot - la quale avrebbe vietato la schiavitù in tutti territori conquistati- non fece altro che accrescere ulteriormente la tensione preesistente. La controversia risulterà temporaneamente risolta dal già citato Compromesso del 1850 sotto la Presidenza di Millard Fillmore. Il discorso dell'abolizionista William Seward fu di totale opposizione alla proposta di Compromesso voluto ancora una volta dal proprietario di schiavi Henry Clay:

« "Di fronte alla Costituzione che, secondo alcuni, autorizza la schiavitù nei Territori, ebbene: io faccio appello a una ben più alta Legge!" Questo passo del discorso scatenò un putiferio[210]. »

Esso permise al Territorio dello Utah e al Territorio del Nuovo Messico di decidere autonomamente sulla questione, permettendo però anche contemporaneamente l'ammissione della California in qualità di Stato libero, riducendo le dimensioni dello Stato schiavista del Texas stabilendone definitivamente i confini Sud-orientali.

L'abolizione del mercato schiavista nella capitale federale venne ottenuto in cambio della promulgazione di una legislazione sugli schiavi fuggiaschi molto più forte e severa rispetto alla versione precedente menzionata nella stessa Carta Costituzionale.

Proprio questa legge (che violava palesemente i "diritti degli Stati" che saranno di lì a poco tanto propagandati dai secessionisti), come si vedrà, riaccenderà la miccia di quella che era oramai diventata un'autentica "guerra fredda" tra Nord e Sud. Ogni minima ulteriore provocazione contribuirà a scaldare le polveri per l'inevitabile esplosione di una "guerra calda" (il "conflitto irreprimibile" citato da William Seward).

Fugitive Slave Law[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Millard Fillmore § Fugitive Slave Law.

« La situazione era tale da dare ai settentrionali l'impressione che la "Fugitive Slave" fosse in realtà del tutto inutile e voluta dal Mezzogiorno solo per umiliare il Nord. Sempre più persone s'impegnavano ora attivamente per soccorrere gli schiavi fuggiaschi che arrivavano spauriti e bisognosi d'aiuto; si misero in piedi organizzazioni segrete per aiutare a orientarli e guidarli a salvamento. Ben presto i proprietari di schiavi seppero che presentarsi nel Massachusetts per richiedere la rigorosa applicazione della legge poteva significare la morte per linciaggio[211]. »

La nuova legge sugli schiavi fuggitivi del 1850 (Fugitive Slave Law) richiese la "complicità attiva" delle autorità statali settentrionali le quali avrebbero dovuto aiutare i meridionali a dare la caccia alle "proprietà private" reclamate, cosa che la gran parte dei cittadini ritenne estremamente offensiva e degradante.

  1. Un proprietario che si fosse presentato per reclamare uno schiavo "presunto fuggiasco" avrebbe potuto ottenerne la consegna dietro una semplice dichiarazione senza che alla vittima - la quale poteva anche essere un "negro" libero - venisse concesso di porre il proprio caso davanti ad un Grand jury;
  2. gli agenti federali e le corti giudiziarie federali - non le autorità dei singoli Stati - furono incaricate di provvedere alla cattura e alla riconsegna. Si trattava pertanto di una serie di gravi menomazioni nei confronti dei "diritti degli Stati" settentrionali: le clausole neganti la giuria popolare erano inoltre una flagrante violazione sia del V emendamento che del VII emendamento[212].

Anthony Burns fu uno degli schiavi fuggiaschi catturati e restituiti in catene allo schiavismo sudista a causa della legge nel 1854 all'inizio della Presidenza di Franklin Pierce; ci volle l'intervento delle truppe federali per tenere a bada la folla inferocita.

Il romanzo La capanna dello zio Tom scritto dall'abolizionista Harriet Beecher Stowe, venduto in centinaia di migliaia di copie (300.000 nel primo anno), favorì notevolmente l'opposizione popolare a tali disposizioni legali, che cozzavano clamorosamente con i "principi delle libertà personali" assurte a bandiera dell'autonomia e dei "diritti degli Stati" del Nord.

In realtà il "cattivo" del libro, Simone Legree, è un immigrato yankee calato al Sud in cerca di facile fortuna sulla pelle degli schiavi; in ogni caso "aumentò di sicuro ad aumentare l'incomprensione tra le parti: scatenò reazioni furiose e venne considerato una deliberata deformazione della vita e dei costumi meridionali"[213].

Kansas-Nebraska Act (1854)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Kansas-Nebraska Act.

« La tradizionale alleanza tra i voti del Sud e quelli dell'Ovest, il cui ultimo prodotto era stato nel 1854 la promulgazione della legge "Kansas-Nebraska", si avviava a terminare bruscamente[214]. »

La maggior parte dell'opinione pubblica ritenne che il Compromesso del 1850 avesse posto la parola fine una volta per tutte alla questione territoriale, ma Stephen A. Douglas la riaprì nel 1854 in nome della "democrazia". Il senatore Democratico propose la Kansas-Nebraska Act con l'intenzione di aprire alla colonizzazione nuove vaste terre agricole di alta qualità nel West.

La situazione territoriale del Kansas e del Nebraska nel 1860.

Particolarmente interessato ai collegamenti ferroviari da Chicago al Territorio del Kansas e al Territorio del Nebraska, il progetto divenne presto uno spunto per riattizzare le controversie.

Ma ancora più importante Douglas credette fermamente nella "democrazia alla base", cioè che solamente i coloni residenti avessero il diritto di decidere pro o contro l'introduzione delle schiavismo nei loro territori e non quindi i politici di altri Stati.

Il suo disegno di legge previde pertanto che la "sovranità popolare", attraverso le assemblee legislative territoriali, dovesse scegliere su tutte le questioni relative alla schiavitù; annullando in tal modo completamente tutte le precedenti disposizioni faticosamente raggiunte con il Compromesso del Missouri. La conseguente reazione del pubblico contro il progetto creò una tempesta di proteste negli Stati del Nord.

Fu visto come una sforzo tendente a far abrogare "ipso facto" il Compromesso del 1820; il contraccolpo popolare del primo mese successivo all'introduzione della legge non riuscì tuttavia ancora a prefigurare la gravità della situazione a cui si era giunti. Mentre la gran parte dei giornali del Nord inizialmente ignorarono bellamente l'intera vicenda i massimi leader Repubblicani lamentarono la mancanza di un'adeguata risposta.

Alla fine la reazione si concretizzò, ma furono i dirigenti politici ad accendere la prima scintilla. L'Appeal of the Independent Democrats di Salmon Portland Chase contribuì molto a suscitare lo sdegno della pubblica opinione. A New York William Seward si assunse la responsabilità di organizzare una manifestazione contro il disegno di legge sul Nebraska[215].

« Lo sdegno in tutto il Nord fu enorme. Si sarebbe così formato tra il Missouri, il Kansas e il Nebraska un blocco schiavista che avrebbe separato Chicago dal Territorio del Nuovo Messico e dalla California. Si confermava in tal modo il disegno espansionistico del Sud, dopo le vicende dell'annessione texana e della Guerra Messico-Stati Uniti[216]. »

Lo staff editoriale del New York Tribune in un dagherrotipo di Mathew B. Brady scattato all'incirca nel 1850. Horace Greeley è seduto, secondo da destra; il leggendario redattore Charles Anderson Dana si trova in piedi, al centro.

Le agenzie e i mezzi d'informazione come National Era, il New York Tribune abolizionista e le riviste locali del Free Soil Party presero quindi a condannare senza alcuna remissione l'intero progetto.

I Dibattiti Lincoln-Douglas del 1858 - a cui parteciperanno decine di migliaia di persone - finiranno con l'attirare l'attenzione nazionale sulla questione dell'espansionismo schiavista: il potere negriero volto a conquistare sempre più ampi spazi il tutto a spese degli onesti lavoratori del Nord.

Nascita del Partito Repubblicano (1854)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia del Partito Repubblicano (Stati Uniti d'America).

Frammentazione del secondo sistema partitico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1860, Presidenza di James Buchanan § Venti di secessione e Presidenza di Abraham Lincoln § Periodo di transizione.

« La schiavitù era condannata come metodo arretrato e barbarico di produzione, ostacolo a una sana espansione delle forze produttive più moderne; l'attaccamento all'autonomia degli Stati sembrava miope provincialismo che ostacolava la rapida centralizzazione, ritenuta indispensabile alla moderna economia[217]. »

Oltre lo Stato federato del Missouri si erano andati via via a costituire gruppi sempre più densi di coloni, fino a che non giunse la richiesta perché fosse organizzato un Territorio nelle valli del Kansas e del Nebraska. La zona era però parte dell'Acquisto della Louisiana, pertanto soggetta alle restrizioni stabilite dal Compromesso del Missouri; conseguentemente avrebbe dovuto esservi vietata la schiavitù.

Il Segretario alla Guerra Jefferson Davis iniziò a dire che oramai il Compromesso non valeva più (dopo che la Southern California - aperta teoricamente allo schiavismo - lo aveva invece sdegnosamente rifiutato: "non avrebbe dovuto dunque esservi alcun divieto per i coloni sudisti di recarvisi con la loro proprietà (gli schiavi)[218]. Lo scontro era aperto.

« Dietro a tutti questi cavilli c'era l'esasperazione, la lotta implacabile per il controllo delle terre del West[219]. »

Bleeding Kansas[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Bleeding Kansas, Presidenza di Franklin Pierce § Dibattito sulla schiavitù e Bleeding Kansas, Presidenza di James Buchanan § Bleeding Kansas e John Brown (attivista) § Azioni in Kansas.

« Il Kansas diventò il teatro di una vera e propria guerra civile fra i sostenitori e gli avversari della schiavitù, anticipazione in piccolo di quanto sarebbe avvenuto nel 1861. L'azione diretta e armata per John Brown era il solo modo praticabile per estirpare dal mondo i proprietari di schiavi, peccatori contro quel Dio di cui i negri erano figli[220]. »

Il Territorio del Kansas durante il Bleeding Kansas con i siti interessati: il Missouri si trova sul confine Est.

Nella regione dell'odierno Kansas intorno al 1855, la questione dello schiavismo raggiunse una condizione intollerabile di tensione e violenza diffusa.

Essa costituiva un'area in cui una schiacciante percentuale di coloni erano semplicemente degli "uomini di frontiera" affamati di terra e per lo più del tutto indifferenti alle questioni pubbliche. La maggior parte degli abitanti inizialmente non si preoccupò minimamente delle tensioni settarie partigiane in pieno svolgimento né tanto meno della problematica schiavista. La contrapposizione che sfocerà nella "lotta armata" ebbe invece la propria genesi come una contesa tra i pretendenti ai terreni liberi in concorrenza tra loro.

Nel corso della prima ondata di insediamenti nessuno possedette titoli ufficiali sulla terra da distribuire; i coloni pertanto si precipitarono ad occupare quegli spazi rimasti aperti all'aratura. Mentre la tensione e la conseguente violenza emersero come uno schema che mise i coloni Yankee in contrapposizione ai confinanti coloni sudisti del Missouri - l'un contro l'altro armati - sussistono ben poche prove di divisioni ideologiche pregiudiziali sulla questione inerente alla schiavitù.

I pretendenti della terra filo-sudisti missouriani, pensando al Kansas come a un loro "privato dominio", presero a considerare i nordisti sopraggiunti come dei veri e propri invasori ed occupanti abusivi; mentre dall'altra parte questi ultimi accusarono i missouriani di essersi accaparrati con la frode la terra migliore senza essersi "onestamente" trasferiti sul campo, oltre che di invasione di terreni o edifici[221].

A novembre del 1854 i missouriani passarono in massa la frontiera "armati fino ai denti", presentandosi alle urne con la pretesa di votare illegalmente e prendendosi tale "diritto" di prepotenza: "la democrazia finiva così prima ancora di nascere e l'era della violenza si iniziava". L'Assemblea, eletta col la frode cominciò a varare provvedimenti:

  1. con cui si rifiutavano le cariche pubbliche a coloro che si fossero dichiarati antischiavisti;
  2. si comminavano due anni di lavori forzati a chiunque avesse osato a "propagandare" l'abolizionismo;
  3. si minacciava la pena di morte a chi avesse eccitato gli schiavi alla fuga o alla ribellione o avesse ospitato schiavi fuggiaschi
  4. o infine fatto circolare stampa considerata inneggiante alla sommossa. Provvedimenti illegali di un'Assemblea illegale; i coloni nordisti elessero a loro volta un'Assemblea territoriale: ora il Kansas ebbe due assise e due governi pronti a venire alle mani[222].

« La Presidenza di Franklin Pierce favorì supinamente i meridionali "mangiafuoco" più estremisti; il Segretario alla Guerra Jefferson Davis parteggiò apertamente per i sudisti: il Nord denunciò il Compromesso del 1850. Il dramma del "Kansas insanguinato" emozionò enormemente la nazione[223]. »

Statua dedicata alla memoria di John Brown al John Brown Museum di Osawatomie.

L'esplosione violenta a partire dal 1855-56, il Bleeding Kansas (Kansas insanguinato), raggiunse un suo apice ideologico dopo che John Brown - considerato dai seguaci come uno strumento della "volontà divina" volta alla distruzione dello schiavismo - entrò nella mischia.

Vi fu il saccheggio di Lawrence, ove una banda armata di miliziani filo-sudisti diede alle fiamme tutti gli edifici pubblici della cittadina; vi fu l'omicidio del figlio di Brown, colono "free soiler"; la risposta sarà l'uccisione a sangue freddo di 5 agricoltori pro-schiavisti; vi fu il massacro di Marais des Cygnes, in cui vennero trucidati i pionieri nordisti.

Quest'evento - il massacro del Pottawatomie avvenuto nella notte del 24 maggio 1856 - provocò qualche conflitto irregolare in stile d guerriglia. Ma, a parte il fervore di Brown, il conflitto del Kansas molto spesso coinvolse per lo più bande armate contrapposte interessate alle rivendicazioni sulla terra o a far "bottino di guerra".

« Il suo zelo nella causa della libertà era infinitamente superiore al mio... Il mio era come la luce di una lampada; il suo era come il sole ardente. Io avrei potuto vivere per lo schiavo; John Brown avrebbe invece potuto morire per lui. »

(Frederick Douglass)

Di ancor maggiore importanza rispetto alla guerra civile nel Kansas tuttavia fu la reazione contro di essa a livello nazionale e in sede congressuale. Sia al Nord che al Sud fu opinione diffusa la ferma convinzione che i "disegni sempre più scopertamente aggressivi" degli avversari si fossero alfine incarnati (e pertanto ne fossero pienamente responsabili) in ciò che stava accadendo nel West. Conseguentemente il Bleeding Kansas emerse come il simbolo della controversia settaria di entrambe le parti.

Levitico 24:17-20

Se un uomo ha inflitto una mutilazione a un suo compatriota, come ha fatto così gli venga fatto: frattura per frattura; come egli ha inflitto una mutilazione a qualcuno, così la si infligga a lui.

Si mise in atto alla lettera la legge del taglione biblica: "Il tuo occhio non avrà misericordia: persona per persona, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede" (Deuteronomio 19:21). Il "Far West" proseguirà per anni, con centinaia di vittime su entrambi i fronti: la "guerra calda" infine era scoppiata.

« Ma se ci sarà danno, le darai vita per vita, bruciatura per bruciatura, ferita per ferita, piaga per piaga. »

(Libro dell'Esodo 21:23-25)
Charles Sumner

Il senatore Andrew Pickens Butler ha evidentemente letto con avidità molti libri di cavalleria medievale e si crede pertanto un cavaliere ricolmo dei sentimenti dell'onore e del coraggio.
Certo è che ha scelto una ben nota amante, a cui ha fatto i suoi voti e che, per quanto brutta per gli altri, è pur sempre adorabile con lui; sebbene inquinata alla vista del mondo intero, rimane casta ai suoi occhi: intendo la prostituta, la schiavitù![224]

Aggressione contro Sumner (1856)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Bastonatura di Charles Sumner.

Il 19 maggio il Repubblicano abolizionista Charles Sumner per il Massachusetts tenne un lungo discorso al Senato dal titolo evocativo di: Il crimine contro il Kansas.

Vi condannò senza mezzi termini la prepotenza arrogante del potere schiavista, visto come "la forza malvagia che sta dietro a tutti i problemi della nazione". Il senatore affermò quindi che i sudisti avevano commesso un crimine contro il Kansas, individuandone uno dei responsabili nella persona del collega della Carolina del Sud Andrew Pickens Butler:

« Non in una comune passione per il potere ha avuto origine questa inusuale tragedia: è invece lo stupro di un territorio vergine, che lo vuole costringere all'odioso abbraccio della schiavitù e che può essere chiaramente ricondotto ad un desiderio depravato per ottenere un nuovo Stato schiavista, orribile progenie di un tale crimine, nella speranza di aggiungere al potere dato dallo schiavismo anche quello della direzione del governo nazionale[225]. »

Seguiva quindi una ripetuta accusa all'intero Sud di essersi venduto l'anima al diavolo e di praticare lo sfruttamento della prostituzione, là dove la prostituta era chiaramente identificata con la schiavitù[226].

Secondo l'autore Hoffer (2010). "È anche importante notare le immagini sessuali che si ripetevano a ritmo cadenzato ed incalzante durante l'oratoria, che non erano né accidentali né senza precedenti. Gli abolizionisti accusavano regolarmente gli schiavisti di mantenere in piedi la "peculiare istituzione" di modo che potessero essere così liberi di impegnarsi nella violenza sessuale a danno degli schiavi"[227].

« Sumner con tutta probabilità si sentì investito di una missione sacra, credette di compiere qualcosa di simile a ciò che Demostene aveva fatto con le sue Filippiche o Marco Tullio Cicerone con le Catilinarie[228]. »

Il rappresentante Preston Brooks (a sinistra) picchiò brutalmente il senatore Charles Sumner dopo che questi si era espresso in un suo discorso infuocato attaccando lo schiavismo e i suoi praticanti.

L'aggressione verbale, espressa oltretutto in pubblico nel bel messo di una seduta parlamentare, venne considerata oltremodo ingiuriosa ed assolutamente volgare, tanto che un parente della "vittima" in un primo momento volle sfidare Sumner a duello; ma, subito dopo, non ritenendolo degno di così alta considerazione - evidentemente non era un gentiluomo - pensò bene, spalleggiato da due complici, di fraccassargli sulla testa un pesante bastone da passeggio procurandogli così una commozione cerebrale.

Quindi tre giorni dopo l'invettiva Sumner, che stava ignaro lavorando alla propria scrivania nell'Aula senatoriale, fu picchiato quasi a morte dal deputato Preston Smith Brooks. Il Sud applaudì unanime, il Nord si strinse attorno alla "vittima della cieca violenza dei barbari"; il risultato immediato ottenuto fu quello di rendere Sumner un martire della causa della libertà.

Statua alla memoria del senatore Charles Sumner a Boston.

Il senatore abolizionista impiegherà anni per riprendersi, diventando l'eroe intrepido della causa antischiavista; l'episodio era la dimostrazione lampante della "selvaggia bassezza dell'intera società sudista".

Brooks venne lodato come colui che difende il proprio senso dell'onore oltraggiato, sebbene il rappresentante Repubblicano Anson Burlingame (provetto tiratore) sia riuscito a metterlo pubblicamente in imbarazzo come atto di rappresaglia quando venne a sua volta sfidato a duello: Brooks non ebbe il coraggio di affrontarlo.

Il grave incidente pubblico riempì le pagine dei giornali ed ebbe l'effetto di polarizzare ulteriormente, se ancora se ce ne fosse stato bisogno, il conflitto Nord-Sud rafforzando di fatto il nuovo Partito Repubblicano ed aggiungendo un nuovo tassello anti-sudista "sul pavimento del Congresso": l'innata tendenza alla violenza della "razza meridionale", barbara e irrimediabilmente incivile[229].

Elezioni presidenziali del 1856[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1856.

« Dopo il 1856 si ruppe definitivamente l'alleanza del Sud con l'Ovest, dove l'immigrazione che fino ad allora era venuta prevalentemente dal Sud, giunse dal Nord, arrivando in misura tanto maggiore di quanto più numerosa e più in crescita vi era la popolazione. I "farmers" cercarono l'appoggio degli industriali degli Stati Uniti d'America nord-orientali, interessati al "lavoro libero" che costituiva il mercato di vendita dei loro prodotti[230]. »

Indignati per la direzione tragica che aveva preso la situazione di conflitto sul possesso della terra i Repubblicani - divenuti il primo grande partito politico interamente sezionale - assunsero una posizione ferma e decisa, entrando nella loro prima campagna elettorale della storia statunitense con un piglio spavaldo e sicuro[231]. Il loro candidato alle elezioni presidenziali del 1856, l'abolizionista John Charles Frémont, fu generalmente accettato con facilità dalla nuova dirigenza politica.

Anche se la sua nomina sconvolse alcuni sostenitori Know Nothing i quali professavano un nativismo impregnato di xenofobia (Frémont era difatti di origini francesi e sua madre era per di più aderente alla Chiesa cattolica negli Stati Uniti d'America) la nomina del celebre esploratore del Far West ed ex senatore californiano con un ridotto retroterra politico fu anche un tentativo di attirare a sé gli ex Democratici.

Gli altri due contendenti Repubblicani, W. H. Seward e S. P. Chase vennero considerati invece troppo radicali. Ciò nonostante l'appuntamento elettorale del 1856 fu riempito da una campagna propagandistica condotta quasi esclusivamente sulla questione della schiavitù, snocciolata come una lotta tra democrazia popolare colonica (nordista) e aristocrazia agricola dei piantatori (sudista), concentrandosi sulle vicende insanguinate del Kansas.

Poster della campagna elettorale Repubblicana del 1856.

I Repubblicani condannarono quindi senza appello e risolutamente la legge Kansas-Nebraskae la cospirazione espansionista del potere negriero, ma avanzarono anche un programma di miglioramenti infrastrutturali interni il quale combinò l'idealismo antischiavista con le aspirazioni economiche di sviluppo industriale provenienti dal Nord.

La nuova formazione sviluppò rapidamente una potente cultura partigiana, con energici attivisti che guidarono gli elettori alle urne facendo così raggiungere dei numeri senza precedenti. La gente comune reagì con fervore. I giovani Repubblicani organizzarono i club Wide Awakes intonando il ritornello Free Soil, Free Labor, Free Men, Frémont!

Con i "Fire-Eaters" (mangiafuoco) del Sud - e persino con alcuni moderati - che lanciarono esplicite minacce di secessione se avesse vinto Frémont il candidato del Partito Democratico James Buchanan beneficiò largamente delle apprensioni sul futuro dell'unità nazionale.

I risultati elettorali Repubblicani per contea.

L'ex presidente Millard Fillmore, messo in campo dai Know Nothings e dai "Silver Gray Whigs", dichiarò nel corso di un comizio svolto ad Albany (New York) che l'elezione di un candidato Repubblicano avrebbe di fatto condotto allo scioglimento dell'Unione.

Abraham Lincoln rispose per le rime il 23 di luglio durante un discorso pronunciato a Galena (Illinois). Lo storico e biografo presidenziale Carl Sandburg scrisse che questo discorso assomigliava con molte probabilità ad uno dei "discorsi perduti" del futuro presidente:

« Questo governo sarebbe molto debole, in effetti, se una maggioranza, con un esercito e una marina disciplinati e un tesoro ben riempito, non potesse preservarsi, quando attaccato da una minoranza disarmata indisciplinata e disorganizzata: tutto questo parlare della dissoluzione dell'Unione è un imbroglio, una tattica sleale, nient'altro che follia, non dissolveremo affatto l'Unione »

(Abraham Lincoln[232].)

Sentenza Dred Scott e Costituzione di Lecompton (1857)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Dred Scott contro Sandford e Presidenza di James Buchanan § Caso Dred Scott.

La Costituzione di Lecompton e la sentenza del caso Dred Scott contro Sandford (il nome nei rapporti ufficiali venne scritto erroneamente Sanford)[233] furono entrambi parte integrante della vasta controversia sulla schiavitù scaturita dal Bleding Kansas in seguito alla legislazione del Kansas-Nebraska Act, il tentativo fatto da Stephen A. Douglas di sostituire il divieto presente nel Compromesso del Missouri sull'introduzione dello schiavismo nei Territori del West col principio di sovranità popolare: il che significava che il popolo e solo il popolo di un dato Territorio poteva decidere autonomamente votando a favore o contro la pratica schiavista.

La Carta costituzione statale in questione - la quale avrebbe permesso la schiavitù nel Kansas - fu il risultato di una massiccia frode elettorale da parte delle bande illegali sudiste introdottesi con la forza e la violenza nella regione, i cosiddetti ruffiani di confine.

Douglas operò attivamente per farla bocciare, alleandosi in tal modo ai Repubblicani, in quanto era sostenuta solamente dalla minoranza filo-schiavista la quale neppure aveva la residenza in Kansas, quindi illegalmente presente e del tutto priva del diritto di voto; il senatore Democratico in tale occasione supportò pertanto la "legge della maggioranza".

Egli sperò inoltre che sia il Sud che il Nord avrebbero finito con il sostenere la propria tesi sulla "sovranità popolare"; ma fu invece vero esattamente il contrario: nessuna delle due parti si fidò mai più completamente di Douglas.

Ritratto a olio raffigurante Dred Scott di Louis Schultze al "Missouri History Museum".

La decisione espressa dalla Corte Suprema sul caso giudiziario riguardante Dred Scott non fece altro che aggiungere altra benzina sul fuoco della polemica; il Presidente della Corte Suprema Roger Brooke Taney (un sudista filo-schiavista) sentenziò che gli afroamericani erano "talmente inferiori tanto da non possedere nessuno dei diritti civili assegnati invece per diritto di nascita all'uomo bianco"[234] e che la schiavitù poteva liberamente diffondersi nei Territori anche se la maggior parte dei residenti si fossero espressi in senso contrario. La sentenza conteneva affermazioni esplosive:

  1. Dred Scott era uno schiavo, quindi non godeva della cittadinanza e pertanto non aveva alcun diritto di ricorso alla giustizia federale;
  2. la sua permanenza in Territori ove il Compromesso del 1820 aveva vietato la schiavitù non significava nulla poiché tale compromesso era sempre stato nullo e privo di ogni effetto fin dalla sua prima formulazione, in quanto il Congresso degli Stati Uniti d'America non aveva alcun potere di legiferare circa la schiavitù nei Territori;
  3. il West rimaneva aperto a qualunque forma di sfruttamento agricolo, con o senza lo schiavismo;
  4. il Compromesso del Missouri era del tutto incostituzionale, ed incostituzionale sarebbe stato in futuro ogni tentativo parlamentare di interferire nella questione della schiavitù nei Territori del West[235].

« L'ira del Nord esplose violenta. Lo Stato di New York dichiarò solennemente che mai avrebbe accettato lo schiavismo e che ogni schiavo condotto entro i suoi confini sarebbe diventato libero "ipso facto". La Pennsylvania reagì con furore rinnegando la Presidenza di James Buchanan. Ora la battaglia si faceva più aspra che mai[236] »

Lincoln avvertì chiaramente che la "decisione Dred Scott" avrebbe a questo punto potuto imporre con la forza lo schiavismo anche a tutti gli Stati liberi del Nord che l'avevano abolito da decenni[237]: la cospirazione del potere negriero era quindi oramai in pieno atto[238].

Alleanza anti-Buchanan[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di James Buchanan § Aggravamento delle tensioni sulla questione della schiavitù.

La presidenza di James Buchanan decise di porre fine ai problemi scaturiti dal Bleeding Kansas esortando il Congresso ad ammettere il Territorio del Kansas nell'Unione in qualità di Stato schiavista ai sensi della Costituzione di Lecompton. Gli elettori tuttavia rigettarono decisamente una tale soluzione con più di 10.000 voti di scarto (e almeno con una misura di frode diffusa da entrambe le parti).

Mentre James Buchanan dirigeva la sua autorità presidenziale volgendosi risoluto in direzione di questo obiettivo riuscì ad irritare ulteriormente i Repubblicani e ad alienarsi i membri del proprio stesso partito politico; promettendo la loro inevitabile rottura con l'Amministrazione i sostenitori di Stephen A. Douglas interpretarono questo schema precostituito come un tentativo di pervertire il principio di sovranità popolare su cui si basava la legislazione del Kansas-Nebraska Act.

A livello nazionale i conservatori furono chiamati a raccolta, sentendosi dire che in tal maniera i diritti degli Stati sarebbero stati palesemente violati; ma anche nello stesso Sud gli ex appartenenti al Partito Whig e i Know Nothing negli "Stati di confine" - in particolare John Bell e John Jordan Crittenden (figure chiave in caso di controversie settoriali) intimarono ai Repubblicani di opporsi recisamente alle mosse intraprese dal Governo federale ed ad accettare nel contempo la richiesta che ai Territori venisse dato il potere di accettare o rifiutare la sovranità fondata sullo schiavismo.

Con l'approfondirsi della spaccatura interna ai Democratici i più moderati tra i Repubblicani sostennero che un'alleanza anti-amministrazione, in particolare con i fedelissimi di Douglas, si sarebbe potuta rivelare una forma decisiva di vantaggio politico alle seguenti elezioni presidenziali del 1860. Alcuni osservatori di parte Repubblicana videro la polemica esplosa sulla Carta costituzionale del Kansas quale l'opportunità da cogliere al volo per strappare i favori Democratici provenienti dagli "Stati di confine", proprio là ove John Charles Frémont aveva raccolto meno preferenze.

I cosiddetti "Stati di frontiera" dopotutto nel recente passato si erano sempre espressi favorevolmente nei riguardi dei Whig, grazie alla stessa base di supporto del Nord, senza per questo provocare alcuna minaccia di ritiro dall'Unione da parte del Sud. Tra i fautori di questa strategia si mise in primo linea The New York Times il quale invitò caldamente i Repubblicani a minimizzare alla dottrina della sovranità popolare preferendo invece una politica di "compromesso" la quale avrebbe reclamato "no more slave states al fine di sedare le tensioni settarie.

Il Times sostenne quindi che, affinché i Repubblicani potessero rivelarsi competitivi al prossimo appuntamento elettorale, avrebbero avuto bisogno di ampliare la loro base di suffragi per includervi anche tutti quegli elettori che per un motivo o per un altro si trovarono ad essere estremamente delusi dalle azioni intraprese dalla presidenza in corso.

Si realizzò effettivamente un forte gruppo di pressione volto a stabilire un'alleanza d'intenti la quale avrebbe finito per unire in un unico solido blocco tutti i delusi fino ad allora rimasti ancora tra le file di Buchanan; un tale accordo in realtà non fu un'idea nuova: avrebbe comportato essenzialmente la trasformazione dei Repubblicani da un livello prettamente regionalistico in cui si trovavano, per assurgere invece ad un ruolo più eminentemente nazionale.

Questo raggruppamento avrebbe potuto diventare effettivamente il diretto successore dei Whig, accogliendovi quindi anche una buona fetta della massa conservatrice del paese. I maggiori leader tuttavia, nonostante le buone premesse in gioco, declinarono fermamente l'ipotesi opponendosi ad un qualsiasi tentativo di modificare la posizione iniziale Repubblicana antischiavista, inorriditi da ciò che considerarono una rinuncia ai loro principi fondanti, ad esempio come accadde quando tutti i 92 congressisti del Partito votarono per la Crittenden-Montgomery bill nel 1858[239].

Sebbene questa misura compromissoria abbia bloccato definitivamente l'ipotesi di entrata del Kansas nell'Unione come Stato schiavista, per il solo fatto che essa richiedesse in alternativa semplicemente la "sovranità popolare" piuttosto che il totale rifiuto all'espansione della schiavitù nei Territori del West, venne interpretato come un segno preoccupante dai dirigenti Repubblicani.

Alla fine il disegno di legge Crittenden-Montgomery non ebbe né la capacità né tanto meno la forza di forgiare una vasta coalizione anti-Buchanan composta da nuovi Repubblicani, ex Whig meridionali degli "Stati di confine" e Democratici nordisti. Al suo posto il Partito Democratico si divise lungo le linee regionalistiche nord-sud; i suoi esponenti contrari alla Costituzione Lecompton avranno quindi a lamentarsi del fatto che in occasione dell'ennesimo test pro-schiavitù fosse stato imposto alla dirigenza organizzativa.

« Nel 1858 un grave conflitto tra Buchanan e Douglas aveva, di fatto, già spezzato il Partito Democratico in due. La presidenza di James Buchanan, pressata dagli estremisti sudisti, aveva cercato d'imporre l'ammissione del Kansas come Stato schiavista con attraverso una Carta Costituzionale fatta approvare dai meridionali mediante la violenza e la truffa. Douglas in sede di votazione si era schierato con i Repubblicani: la Costituzione di Lecompton era stata così insabbiata[240]. »

Gli uomini di Douglas tuttavia rifiutarono di cedere davanti alle forti pressioni filo-sudiste dell'amministrazione. Come accadde per i Democratici anti Kansas-Nebraska Act, divenuti membri effettivi della neonata formazione Repubblicana, così anche ora gli affiliati alle idee del senatore dell'Illinois insistettero sul proposito che loro stessi e non la presidenza Democratica rivelatasi subito così scopertamente pro-schiavitù mantenevano il controllo sulla gran parte dei Democratici del Nord.

Il sentimento estremista nel Sud avanzò drammaticamente quando la classe sociale aristocratica-agraria dei piantatori proprietari terrieri di schiavi percepì come decrescente la sua presa sull'apparato esecutivo, legislativo e giudiziario del governo centrale. Divenne inoltre a questo punto sempre più difficoltoso per i Democratici del Sud manipolare il potere effettivo in molti degli Stati del Nord tramite i loro colleghi settentrionali.

Senso dell'onore[modifica | modifica wikitesto]

Gli storici non hanno mancato di sottolineare quanto il "senso dell'onore" rimase una delle preoccupazioni centrali per i meridionali bianchi americani del ceto superiore[241]; l'idea di poter venire trattati come cittadini di secondo livello continuò ad essere un autentico anatema, che pertanto non poteva in alcuna maniera essere tollerato da alcun "onorevole sudista".

La posizione settentrionale abolizionista ritenne sempre che la schiavitù fosse un fenomeno negativo, quando non una vera e propria manifestazione di malvagità la quale non faceva altro che danneggiare in ultima analisi gli stessi diritti dell'uomo bianco e le prospettive del repubblicanesimo nell'immediato futuro[242].

Per il Sud bianco questa retorica rendeva i cittadini meridionali di seconda classe in quanto calpestava bellamente ciò che credevano fosse il loro diritto costituzionale di trasferire i propri "beni mobili" (gli schiavi) ovunque avessero ritenuto più opportuno[243].

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Ascesa politica di Lincoln[modifica | modifica wikitesto]

Struttura del Partito Repubblicano[modifica | modifica wikitesto]

Battaglie sezionali sulla politica federale (1855-60)[modifica | modifica wikitesto]

Retroterra storico socio-economico[modifica | modifica wikitesto]

Nel loro saggio The Rise of American Civilization (1927) gli autori Mary e Charles Austin Beard sostennero che la schiavitù non fosse stata tanto un'istituzione socio-culturale quanto preminentemente volta al profitto economico[244]: un sistema di "lavoro gratuito forzato", una forma di radicale sfruttamento vetero-aristocratico da parte di quella che si reputava essere la "razza" superiore bianca sopra quella inferiore Negroide[245].

I coniugi Beard citarono quindi i conflitti intrinseci e le innate differenze esistenti tra il mondo della finanza degli Stati Uniti d'America nord-orientali con la manifattura ed il commercio internazionale di piantagione meridionale i quali si misero in una competizione acerrima per riuscire ad ottenere il controllo del Governo federale in modo da proteggere i propri specifici e peculiari interessi[246].

Secondo il determinismo economico dell'epoca entrambi i gruppi adoperarono argomentazioni come il "lavoro libero" e l'antischiavismo da un lato e l'espansione schiavistica e i diritti degli Stati dall'altro molto semplicemente a mò di copertura. Gli storici più recenti ne hanno però rigettato radicalmente la tesi, anche se essa influenzò gli studiosi successivi in direzioni importanti.

Foto dello storico-economico Robert Fogel, Premio Nobel per l'economia.

Time on the Cross: The Economics of American Negro Slavery (1974)[247][248] di Robert Fogel (che avrebbe vinto il Premio Nobel per l'economia un ventennio più tardi) e Stanley L. Engerman[249] conclusero la loro ricerca affermando che la pratica del mercato schiavista fosse assai redditizia, sebbene il prezzo degli schiavi continuasse a salire ininterrottamente in maniera esponenziale per almeno un quarantennio[250] (anche grazie al mercato schiavista interno e all'allevamento di schiavi negli Stati Uniti d'America).

I teorici della modernizzazione - come l'italiano Raimondo Luraghi - hanno invece sostenuto che, mentre la rivoluzione industriale si stava oramai espandendo su scala mondiale, i "giorni dell'ira" stavano giungendo per tutta una serie di società agrarie rimaste fondamentalmente pre-capitalistiche ed arretrate in tutto il mondo, dalla campagna italiana a quella indiana (e rimaste esemplarmente rappresentate proprio da quella sudista di stampo aristocratico).

La maggior parte degli storici statunitensi d'altra parte sottolinea il fatto che il Sud fosse altamente sviluppato e nella media altrettanto prospero quanto il Nord.

Panico del 1857 e riallineamento partigiano[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Franklin Pierce § Riallineamento partigiano e Presidenza di James Buchanan § Panico del 1857 e misure economiche.
"Illinois Centennial half dollar": "Vota te stesso una fattoria - votati una tariffa" fu uno degli slogan della campagna elettorale Repubblicana per Abraham Lincoln alle elezioni presidenziali del 1860.

In alcuni casi viene ritenuto che il grave panico finanziario del 1857 e le difficoltà economiche connesse che condussero conseguentemente ad esso non abbiano fatto altro che favorire la piattaforma politica Repubblicana fondata sul protezionismo (contrapposto al liberismo agrario di marca sudista) ed accresciuto fortemente le tensioni regionalistiche.

Prima di allora si stava conseguendo una forte crescita economica grazie a tariffe daziarie relativamente basse; quindi gran parte della nazione si concentrò sullo sviluppo e la prosperità data dall'industrializzazione di massa. Ma le industrie del ferro e quelle tessili dovettero affrontare presto acuti e sempre più gravi problemi anno dopo anno dopo il 1850; nel 1854 le scorte di ferro si stavano accumulando in ciascun mercato mondiale, i prezzi crollarono costringendo molte acciaierie statunitensi a chiudere i battenti.

I Repubblicani esortarono i fattori del West e i produttori di materie prime del Nord ad incolpare della recessione la predominanza delle politiche economiche a bassa tariffa delle amministrazioni Democratiche controllare dai sudisti. La recessione tuttavia riaccese il sospetto (sia nel Sud che nell'Ovest) che dietro a tutto ciò vi fossero dei forti interessi bancari originatisi nel Nord-est.

La sempre maggiore domanda orientale di prodotti agricoli occidentali spostò definitivamente gli agricoltori delle fattorie dell'Ovest sempre più vicino politicamente e ideologicamente a Nord. Mentre la "rivoluzione dei trasporti" in pieno atto (messa a punto di canali artificiali navigabili e costruzione di reti ferroviarie) proseguiva inarrestabile la sua marcia, una quota sempre maggiore in quantità assoluta di grano, mais e altri prodotti di base dell'Ovest - un tempo difficili da trasferire attraverso gli ostici Monti Appalachi - presero a riversarsi nei mercati del Nord-est.

La depressione economica ebbe così l'effetto di enfatizzare il valore dei mercati occidentali per i beni orientali e l'importanza dei nuovi coloni i quali avrebbero fornito mercati e quindi anche profitti rispettabili.

A parte la questione inerente alla terra da distribuire (i "poderi gratuiti"), tali difficoltà sul piano finanziario rafforzarono alla base la causa Repubblicana volta ad ottenere tariffe industriali più alte alla dogana col compito di favorire le imprese nazionali quale risposta alla depressione. Questo problema si rivelerà particolarmente importante in Pennsylvania (estrazione mineraria), nell'Ohio (produzione e industria tessile) e nel New Jersey (artigianato).

Risposta meridionale[modifica | modifica wikitesto]

Nel frattempo molti sudisti presero a lamentarsi sempre più nei riguardi della nozioni "radicali" che volevano concedere le terre vergini dei Territori ai contadini e ai coloni provenienti dal Nord i quali non desideravano affatto l'irruzione della concorrenza data dal "lavoro schiavo" ("niente schiavitù nei Territori" equivalse a niente concorrenza del lavoro schiavista).

Ritratto dell'editore e statistico James Dunwoody Brownson De Bow.

Mentre l'ideologia settaria meridionale si trovava ad essere assai ben sviluppata prima del panico del 1857 grazia a personaggi come James Dunwoody Brownson De Bow[251][252], la crisi riuscì a convincere ancora più i "baroni del cotone" che stessero diventando oramai troppo dipendenti dagli interessi finanziari dell'Est[253].

Thomas Prentice Kettell, ex redattore del Democratic Review, fu un altro tra i numerosi commentatori popolari del Sud a godere di un grande risalto e considerazione tra il 1857 e il 1860. Egli raccolse una serie di statistiche nel suo libro intitolato Southern Wealth and Northern Profits[254] al fine di dimostrare che il Sud produceva una grande ricchezza, mentre il Nord con la sua forte dipendenza dalle materie prime traeva la propria ricchezza direttamente "rubandola" dal Sud[255].

Sostenendo che la disuguaglianza settoriale derivava dalla concentrazione della produzione del Nord e dalla supremazia del Nord nel settore delle comunicazioni, dei trasporti, della finanza e del commercio[256], le sue idee furono in perfetta concordanza di vedute con le vecchie dottrine della fisiocrazia per cui la totalità del profitto nei settori produttivi e commerciali provenivano direttamente dal lavoro della terra[257].

I sociologi politici come Barrington Moore fecero invece notare che tali forme di nostalgia romantica tendono a fare la loro apparizione ogni qual volta che l'industrializzazione prende piede[258]. Una tale ostilità da parte della dirigenza sudista nei confronti degli agricoltori liberi (il "lavoro libero") diede al Nord l'opportunità di stilare un accordo di ferro proprio con i contadini dell'Ovest[259].

Subito dopo i riallineamenti politici partigiani del biennio 1857-58 - manifestati dalla forza emergente del neonato Partito Repubblicano e delle loro reti di supporto locale a livello nazionale - quasi ogni questione rimase impigliata e serrata nella controversia riguardante l'estensione dello schiavismo nei Territori.

Mentre le questioni tariffarie, di politica bancaria, della terra pubblica e dei sussidi alle ferrovie non sempre unificavano in un sol blocco tutti gli elementi sociali nel Nord e soprattutto nel Nord-est contro gli interessi degli schiavisti del Sud. durante il sistema partitico precedente al 1854; ma furono tradotti in termini di conflitti settari regionalistici grazie alla colla ideologica rappresentata dall'espansione schiavista nel West. Da quel momento in poi tutti le divergenze preesistenti finirono con l'essere convogliate in un unico problema: lo schiavismo.

Mentre la crisi non faceva altro che rafforzare i Repubblicani, gli interessi dei proprietari di schiavi si stavano sempre più convincendo che il Nord avesse disegni aggressivi ed ostili verso lo stile di vita meridionale preso nella sua interezza: il Sud fu quindi sempre più terreno fertile per il secessionismo.

« Gli zeloti del Re cotone in realtà portavano acqua al mulino di coloro che miravano ad identificare puramente e semplicemente la causa del Mezzogiorno con quella della schiavitù; propaganda che allarmava il Nord dando l'impressione che nel Meridione stesse sorgendo una schiavocrazia la quale minacciava rovina alla libertà. Il mito del sinistro potere negriero incombente sul futuro andava rapidamente formandosi[260]. »

La campagna propagandistica ispirata dalla personalità Whig dei Repubblicani contribuì in maniera sostanziale a scatenare l'isteria negli Stati schiavisti sull'"emergenza" rappresentata dall'ascesa politica di Lincoln, intensificò la tendenza alla divisione pregiudiziale; il tutto mentre i Fire-Eaters (gli estremisti "mangiafuoco") del Sud diedero credito alle nozioni della cospirazione del potere negriero nei collegi elettorali Repubblicani in tutto il Nord e l'Ovest[261].

La rinnovata richiesta da parte di questi fanatici meridionali di riaprire la tratta atlantica degli schiavi africani ed il commercio internazionale ad essa connesso alimentò fino alle estreme conseguenze le già infuocate tensioni settarie. Tra i più noti "mangiafuoco" vi saranno:

A partire dai primi anni 1840 e fino allo scoppio della guerra civile il costo degli schiavi era andato aumentando costantemente; il prezzo del cotone nel frattempo stava vivendo fluttuazioni di mercato tipiche di tutte le materie prime. Dopo il 1857 il prezzo del prodotto crollò, laddove invece quello degli schiavi proseguì la sua corsa al rialzo.

Alla "Convention commerciale del Sud" del 1858 William Lowndes Yancey dell'Alabama reclamò ufficialmente la riapertura del commercio schiavista, poiché la videro come una potenziale forma di competizione; il congresso si concluse con un voto il quale raccomandava la sollecita abrogazione di tutte le leggi contro l'importazione degli schiavi, nonostante alcune deboli riserve espresse[262].

Abraham Lincoln

Questa dichiarata indifferenza - ma pure, come devo pensare, un vero e proprio zelo per la diffusione della schiavitù - non posso non odiarla. La odio a causa della mostruosa ingiustizia rappresentata dalla schiavitù stessa.
La odio perché priva il nostro esempio repubblicano della sua giusta influenza nel mondo - permette ai nemici delle istituzioni libere, con plausibilità, di prenderci in giro come ipocriti - fa sì che i veri amici della libertà dubitino della nostra sincerità, e specialmente perché costringe molti "veramente bravi uomini tra di noi" ad una guerra aperta con i principi fondamentali della libertà civile, criticando la Dichiarazione d'Indipendenza e insistendo sul fatto che non esiste un giusto principio di azione ma bensì soltanto un interesse prettamente personale[263].

Dibattiti Lincoln-Douglas (1858)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Dibattiti Lincoln-Douglas.

La serie di 7 dibattiti tra Abraham Lincoln (lo sfidante) e Stephen A. Douglas si svolsero durante la campagna elettorale per il rinnovo del mandato senatoriale dell'Illinois.

Stephen A. Douglas

Ti chiedo, sei favorevole a conferire al negro i diritti e i privilegi della cittadinanza? (risposta del pubblico: "No, no"). Desiderate eliminare dalla nostra Costituzione quella clausola che tiene schiavi i negri e consentire ai negri liberi di spostarsi, ("mai") e coprire le vostre praterie con insediamenti di negri? Desiderate trasformare questo bellissimo Stato in una colonia di negri liberi, ("no, no") di modo che quando il Missouri abolisce la schiavitù, può mandare centomila schiavi emancipati nell'Illinois, per farli diventare cittadini ed elettori, su una base di uguaglianza con voi stessi? ("Mai", "no").
Se desideri la cittadinanza negra, se desideri permetter loro di entrare nello Stato e stabilirsi in mezzo all'uomo bianco, se desideri che votino su una base egualitaria con te stesso, e che li si faccia eleggibili ad un qualsiasi ufficio, per servire nei Grand jury, e per giudicare i tuoi diritti, quindi sostenete il signor Lincoln e il Partito Repubblicano dei negri, che sono a favore della cittadinanza del negro. ("Mai, mai"). Io sono fermamente contrario alla cittadinanza negra in qualsiasi sua forma!
Io credo che questo governo sia stato creato per i bianchi. ("Bene"). Io credo che sia stato fatto da uomini bianchi a beneficio degli uomini bianchi e della loro posterità per sempre, e sono favorevole a limitare la cittadinanza agli uomini bianchi, uomini di nascita e discendenza europea, invece di conferirla ai negri, agli indiani ed ad altre razze inferiori. ("Bravo!" "Douglas For Ever").[264]

Essi s'incentrarono principalmente sul tema della schiavitù. Il senatore in carica difese la sua legge Kansas-Nebraska Act la quale sostituì il divieto vigente risalente al Compromesso del Missouri d'introdurre lo schiavismo nei Territori facenti parte dell'Acquisto della Louisiana a Nord e ad Ovest del Missouri, sostituendolo con il principio di sovranità popolare.

Un concetto questo che permise ai residenti nelle regioni del West, come il Territorio del Kansas, di esprimersi e quindi scegliere autonomamente pronunziandosi a favore o contro l'introduzione della pratica schiavista.

Douglas mise fin dall'inizio Lincoln sulla difensiva accusandolo di essere un'abolizionista (un "Repubblicano nero"), ma questo gli rispose chiedendogli di riconciliare la teoria della "sovranità popolare" con la sentenza del caso concernente Dred Scott.

La dottrina Freeport di Douglas - articolata il 27 agosto del 1858 a Freeport (Illinois) - dichiarò che, nonostante la decisione espressa dalla Corte Suprema, la schiavitù poteva essere impedita da qualsiasi Territorio dal rifiuto delle persone che vi vivevano di approvare leggi favorevoli alla schiavitù. Allo stesso modo, se la popolazione del luogo avesse sostenuto la schiavitù, la legislazione avrebbe garantito la sua esistenza[265][266].

Questa presa di posizione ufficiale, assieme al fatto ch'egli aiutò a rigettare la Costituzione di Lecompton schiavista filo-sudista, rese Douglas relativamente impopolare nel profondo Sud, il che condurrà di lì a poco alla scissione del Partito Democratico in due tronconi divisi geograficamente (un'ala nordista e un'ala sudista) alle elezioni presidenziali del 1860.

I Democratici alla fine riuscirono a mantenere il controllo dell'Assemblea legislativa statale dell'Illinois, Douglas quindi mantenne il proprio seggio al Senato (in quel periodo storico i senatori venivano eletti dalle legislature del loro Stato, non dal voto popolare); tuttavia il profilo nazionale di Lincoln ne risultò fortemente accresciuto, aprendo decisamente la strada alla sua vittoria presidenziale due anni dopo.

John Brown assalta Harpers Ferry (1859)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: John Brown (attivista) § Attacco al cuore del Sud e Raid di John Brown contro Harpers Ferry.
John Brown

Charles Town, Virginia, 2 dicembre 1859.
Io John Brown sono ora del tutto certo che i delitti di questo colpevole paese non saranno mai espiati se non con il Sangue.
Io, come ora ritengo, mi sono vanamente lusingato che ciò potesse essere fatto senza molto spargimento di sangue[267].

« Se per William Lloyd Garrison la schiavitù era un peccato, per Brown era altresì una guerra peccaminosa, e ad essa si doveva rispondere con atti di guerra e non con inutili sdegni morali[268]. »

Nel corso della notte del 16 ottobre 1859 l'abolizionista radicale John Brown guidò un tentativo di avviare una rivolta di schiavi armati prendendo inizialmente possesso dell'arsenale militare federale ad Harper's Ferry (nell'odierna Virginia Occidentale).

Assieme a 20 seguaci (inclusi due suoi figli, 3 neri liberi, un liberto ed uno schiavo fuggiasco) progettarono di porre sotto sequestro l'armeria e di utilizzare poi le armi ivi immagazzinate per armare gli schiavi al fine di innescare un'insurrezione generale da parte dell'intera popolazione schiava del profondo Sud.

America the Beautiful Quarters, serie celebrativa da 1/4 di dollaro del 2016 che ritrae il Fortino di John Brown.

Sebbene i guerriglieri riuscissero in un primo tempo a tagliare la linea del telegrafo e ad occupare l'armeria, permisero ad un treno in transito di proseguire fino a Washington, dove le autorità vennero allertate dell'attacco appena avvenuto.

Il 17 ottobre il gruppo finì col rimanere circondato dalla milizia e da altri locali; l'allora colonnello Robert Edward Lee guidò una compagnia di United States Marine Corps nell'assalto del 18 ottobre.

Dieci uomini di Brown rimasero uccisi, compresi entrambi i figli; lui stesso ed una mezza dozzina di altri furono catturati; in quattro sfuggirono alla cattura immediata. Sei persone del posto furono uccise e nove ferite: i marines subirono un morto e un ferito. La popolazione schiava locale non riuscì a unirsi all'attacco di Brown.

Victor Hugo

Non si possono fare impunemente simili cose in faccia al mondo civile. La coscienza universale è un occhio vigile. Che i giurati proprietari di schiavi ci pensino...
Io m'inginocchio piangendo davanti alla grande bandiera stellata e a mani giunte supplico questa illustre Repubblica di badare alla salvezza della legge morale universale, di salvare John Brown.
Che l'America lo sappia e ci pensi, c'è qualcosa di più tremendo di Caino che uccide Abele: è George Washington che uccide Spartaco[269].

Processato e giudicato colpevole di tradimento contro lo Stato federato della Virginia (in Virginia contro John Brown) venne condannato alla pena dell'impiccagione, come altri sei dei suoi complici.

Walt Whitman

Vorrei cantare di come un vecchio alto,
capelli bianchi, salì il patibolo in Virginia,
Io mi trovavo presente, serrai i denti in silenzio,
osservai. Molto accosto io t'ero, o vecchio, quando
calmo e indifferente, ma tremulo per l'età e le ferite
non pur rimarginate, salisti il patibolo[270].

Il raid divenne immediatamente una "cause célèbre" sia nel Nord che nel Sud, con Brown vilipeso dai meridionali come un fanatico assetato di sangue, ma celebrato da una larga parte degli abolizionisti del Nord come un martire per la causa della "Libertà".

All'alba piovigginosa del 2 di dicembre "suonava per il vecchio capitano Brown l'ora suprema"; venne fatto salire su un carro da contadini che già conteneva la sua bara: "Marciava incontro alla morte come alla battaglia". I testimoni poterono osservare la sua serenità, calma e disprezzo della morte; 1.500 soldati circondavano il patibolo ove il combattente del Bleeding Kansas ora si apprestava ad affrontare la forca[271].

Lasciò un ultimo biglietto "chiaroveggente" in cui vi si annunziava la catastrofe che oramai incombeva.

« L'azione di John Brown non era stata avulsa dalla storia, ma si era inserita drammaticamente in una situazione già di per sé esplosiva facendo precipitare di colpo tutta una serie di questioni sospese. Attraverso la sua azione e pensiero aveva foggiato il mito che lo riguardava. Così aveva contribuito a porre l'imminente crisi sul piano della lotta ideale: "libertà contro schiavitù" e non solo per l'America, ma per il mondo intero[272]. »

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

"Abraham Lincoln, Hannibal Hamlin e Libertà: protezione dell'industria americana".

Elezioni presidenziali del 1860[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1860.

Inizialmente William Seward dello Stato di New York, Salmon Portland Chase dell'Ohio e Simon Cameron della Pennsylvania furono i principali contendenti per la Nomination presidenziale del Partito Repubblicano.

Abraham Lincoln, ex membro della Camera dei Rappresentanti per l'Illinois, che si guadagnò una fama nazionale a seguito dei dibattiti Lincoln-Douglas del 1858, ebbe meno oppositori polittici all'interno del Partito di quanti ne avessero gli altri concorrenti e pertanto li sconfisse.

Il 16 maggio del 1860 ricevette ufficialmente la nomina alla Convention di Chicago[273]. I sostenitori adottarono lo slogan "Lincoln and Liberty" e fecero circolare una canzoncina intitolata Hurrah.

Republican Party (United States)
Republican Party Ticket, 1860
Abraham Lincoln Hannibal Hamlin
for President for Vice President
Lincoln-heslerlg.jpg
Hannibal Hamlin, photo portrait seated, c1860-65.jpg
Deputato per l'Illinois
(1834-1844)
26°
Governatore del Maine
(1857)
Campaign

La scissione sopravvenuta all'interno del Partito Democratico sulla Costituzione di Lecomptone la dottrina Freeport di Stephen A. Douglas causò la ferrea opposizione dei "mangiafuoco" Fire-Eaters del Sud alla candidatura del senatore in qualità di candidato alla nomina presidenziale Democratica.

Douglas aveva difatti rigettato la Carta costituzionale filo-schiavista di Lecompton per il Kansas votando a fianco dei Repubblicani e contro la stessa Presidenza di James Buchanan in quanto "la maggioranza legale dei residenti del Kansas optò per la scelta antischiavista".

Il suo principio di sovranità popolare avrebbe quindi permesso alla maggioranza dei cittadini di esprimere liberamente la propria opinione per quanto concerneva il tema della schiavitù. La dottrina Freeport affermò inoltre che la maggioranza antischiavista avrebbe potuto contrastare con successo la sentenza filo-sudista sul caso Dred Scott contro Sandford la quale invece permetteva la schiavitù ovunque (anche là dove non la si voleva) e - almeno teoricamente - prescriveva l'adozione di Codici degli schiavi ed altre leggi necessarie alla protezione dello schiavismo sudista ancora una volta "ovunque".

Democratic Party (United States)
Democratic Party Ticket, 1860
Stephen A. Douglas Herschel V. Johnson
for President for Vice President
Stephen A Douglas - headshot.jpg
Herschel V. Johnson cph.3a02862.jpg
Senatore per l'Illinois
(1847-1861)
41°
Governatore della Georgia
(1853-1857)

Di conseguenza gli estremisti del Sud reclamarono un Codice degli schiavi a livello federale per tutti i Territori ed utilizzarono abilmente questo problema per dividere le due ali Democratiche nordista e sudista. Abbandonato quindi il Partito a giugno i sudisti nominarono John C. Breckinridge del Kentucky, mentre i Democratici nordisti sostennero Douglas: di fatto la classe aristocratica agraria dei piantatori proprietari di schiavi perse di colpo una considerevole dose d'influenza sulla politica nazionale.

Southern Democratic Party Ticket, 1860
John C. Breckinridge Joseph Lane
for President for Vice President
John C Breckinridge-04775-restored.jpg
JosephLane.png
14º Vicepresidente
(1857-1861)
Senatore per l'Oregon
(1859-1861)
Campaign

A causa della scissione Democratica il candidato Repubblicano affrontò un'opposizione divisa. Aggiungendo, anche ciò a diretto vantaggio di Lincoln, un gruppo di ex membri del Partito Whig provenienti per lo più dagli "Stati di confine" intermedi diedero vita ad un effimero Constitutional Union Party e scelsero John Bell del Tennessee alla carica presidenziale.

Constitutional Union Party Ticket, 1860
John Bell Edward Everett
for President for Vice President
John Bell (1).jpg
Edward Everett.jpg
Ex senatore per il Tennessee
(1847-1859)
Ex senatore per il Massachusetts
(1853-1854)
Campaign
John Bell and Edward Everett, Constitutional Union Party.jpg

La campagna elettorale venne quindi intrapresa con Douglas e Lincoln che gareggiarono per i voti del Nord, laddove Bell, lo stesso Douglas e Breckinridge si sfidarono per ottenere i suffragi sudisti.

Scissione nel Partito Democratico[modifica | modifica wikitesto]

L'estremista "mangiafuoco" dell'Alabama William Lowndes Yancey reclamò la promulgazione di un "codice federale degli schiavi" per i Territori; tale richiesta divise definitivamente la base Democratica tra nordisti unionisti e sudisti secessionisti, agevolando in tal maniera di fatto la vittoria decisiva Repubblicana alla competizione elettorale presidenziale[274].

Yancey cercò di far sì che la sua richiesta fosse considerata abbastanza "moderata" da permettergli di ottenere il compatto sostegno popolare del Sud, ma allo stesso tempo abbastanza estrema da far infuriare il Nord e dividere la dirigenza organizzativa. Richiese che il partito politico supportasse il progetto di "codice schiavista territoriale" se necessario in seguito, in modo da far si che la proposta fosse sufficientemente condizionata tanto da permetterle di farle ottenere comunque il sostegno meridionale[274].

La sua tattica parve dare buoni frutti; i delegati del profondo Sud abbandonarono la "Convention" Democratica riunitasi all'Institute Hall di Charleston (Carolina del Sud) per ritrovarsi alla Military Hall. L'estremista sud-caroliniano Robert Barnwell Rhett sperò che i rappresentanti sudisti rompessero completamente i rapporti con i colleghi di partito nordisti e che venissero indotti a partecipare ad una "Convention" separata stabilita a Richmond (Virginia)[274].

Apparentemente però i delegati del Sud parvero voler dare ai dirigenti nazionali un'ultima possibilità di mantenimento dell'unità della formazione recandosi alla successiva "Convention" di Baltimora, appena prima che la spaccatura e la conseguente scissione divenisse permanente[274].

Il risultato finale fu che il Vicepresidente degli Stati Uniti d'America in carica John C. Breckinridge divenne ufficialmente il candidato dei Democratici sudisti, mentre Stephen A. Douglas ottenne la maggioranza delle preferenze per la candidatura tra i Democratici nordisti[274].

Il precedente tentativo condotto dallo stesso Yancey nel 1848 di proporre l'introduzione di un codice schiavista per i territori fu la cosiddetta Piattaforma dell'Alabama la quale fu la risposta diretta al tentativo settentrionale messo in atto con la condizione Wilmot di bandire lo schiavismo in tutti i territori della cessione messicana. Il giurista Peter Vivian Daniel scrisse a tal proposito una lettera chiarificatrice all'ex presidente Martin Van Buren:

« È quella visione del caso che finge di offendere l'esclusività o la superiorità da una parte, e denuncia una degradante disuguaglianza o inferiorità dall'altra; che dice in effetti all'uomo del Sud: "Avanti! tu non sei alla mia pari, e quindi devi essere escluso in quanto portatore di una contaminazione morale presente in te". Qui vi è allo stesso tempo l'estinzione di tutte le fraternità, di tutte le simpatie, di tutte le resistenze, la creazione di animosità feroce, implacabile, immortale[275]. »

Sia la piattaforma che la condizione furono messe da parte e accantonate, ma Yancey imparò ad essere meno apertamente radicale con lo scopo di ottenere un maggior consenso. I meridionali pensarono di star chiedendo molto semplicemente "l'uguaglianza con i settentrionali", lo stesso diritto di potersi trasferire nel West con le loro proprietà private[274] costituite da esseri viventi in catene esclusivamente per il motivo che avevano un diverso colore della pelle umana.

Il senso fu, riannodando i fili, la pretesa che la "proprietà meridionale" dovesse ricevere la stessa considerazione e uguali garanzie (ma anche più protezione) rispetto a quelle concesse alle forme settentrionali di proprietà[274].

Mappa dei risultati per Stato.

Risultati e impatto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1860 § Un'elezione frammentata.

« La vittoria di Lincoln portò l'eccitazione al colmo: "Ora" si gridò al diffondersi della notizia, "ora che i Radical Repubblicans 'neri' hanno il Potere, suppongo che ci brownizzeranno tutti!" »

(Mary Boykin Chesnut[276])

Lincoln riuscì a vincere agevolmente ottenendo la maggioranza qualificata del Collegio elettorale nazionale, con 180 Grandi elettori contro i 123 complessivi dei suoi avversari (pur non presentandosi in ben 10 Stati del Sud)[277].

  • Abraham Lincoln: 180 (39,7% del voto popolare)
  • J. C. Breckinridge: 72 (18,2%)
  • John Bell: 39 (12,6%)
  • Stephen A. Douglas: 12 (29,5%)

Le elezioni del 6 novembre si divisero bruscamente lungo le linee dei confini regionali. Lincoln venne eletto grazie ai voti preponderanti del Nord ed ebbe una vasta maggioranza. Dato il conteggio dei suffragi Stato per Stato, avrebbe comunque conquistato i Grandi elettori necessari anche se tutti gli altri tre concorrenti fossero in qualche modo riusciti ad unire le loro candidature in un unico blocco anti-Repubblicano (e come in effetti cercarono in taluni casi di fare).

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1860 § Innesco per la guerra civile.
Giampiero Carocci

Poiché in un primo tempo gli scopi di guerra non erano la lotta alla schiavitù ma solo la difesa dell'Unione, numerosi liberali e lo stesso Giuseppe Mazzini (non però Giuseppe Garibaldi, sempre risoluto unionista) espressero simpatie per gli Stati Confederati d'America, per la parte che lottava in difesa della propria indipendenza.
Era un equivoco, perché non ogni lotta per l'indipendenza dà vita ad una nazione degna di questo nome[278].

Secessione sudista[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stati Confederati d'America.

« Il Padre della Patria George Washington, virginiano e grande piantatore, proprietario di oltre 200 schiavi, aveva definito pubblicamente lo schiavismo "ripugnante ai miei sentimenti". Thomas Jefferson si era spinto oltre:
"Possono le libertà di una nazione esser ritenute sicure quando noi ne abbiamo rimosso l'unica solida base: la convinzione da parte del popolo che queste libertà sono un dono di Dio? Che esse non possono venire violate se non scatenando la sua ira?
La Sua Giustizia non può dormire per sempre, un mutamento di situazione è nell'ordine delle possibilità. L'Onnipotente non ha alcun motivo per schierarsi dalla nostra parte in una simile contesa!"[279]. »

Con l'emersione dei Repubblicani come prima grande forza organizzata sezionale della nazione nel corso della seconda metà degli anni 1850, la politica pubblica divenne rapidamente il palcoscenico su cui si giocarono le sorti delle sempre crescenti tensioni settarie. Sebbene gran parte del West - divenuto da molto il punto focale delle controversie partigiane - fosse largamente inadatto alla coltivazione del cotone i secessionisti del Sud ne lessero le ricadute politiche come un segnale che il loro potere nazionale si stava rapidamente indebolendo.

Precedentemente il sistema schiavistico era stato in buona parte appoggiato dai Democratici e da essi rinforzato; ma giunti a questo punto cominciò a venir sempre più interpretato come una sterile posizione di arroccamento pro-meridionale la quale permetteva loro di prevalere "ingiustamente" nei Territori del demanio, oltre che di dominare la vita pubblica della nazione a spese degli "operosi" uomini d'affari del Nord.

Ma i Democratici subirono un rovesciamento significativo nel riallineamento elettorale a partire proprio dalla metà degli anni 1850. Allo scoccare del 1860 ci si rese perfettamente conto che quella di novembre si sarebbe rivelata essere una tornata elettorale critica sotto tutti i punti di vista; un'elezione che segnò un netto cambiamento nei modelli preesistenti di lealtà al proprio partito tra i gruppi più impegnati ed agguerriti di votanti.

Edizione speciale del Charleston Mercury del 20 di dicembre: "L'Unione è sciolta!"

La vittoria di Abraham Lincoln segnò uno spartiacque nell'equilibrio del potere e della competizione politica, degli interessi e delle affiliazioni statali, infine anche delle competizioni partigiane localistiche.[280]. Immediatamente dopo lo spoglio dei risultati una "Convention speciale" indetta dalla Carolina del Sud dichiarò che "l'Unione fino ad ora sussistente tra la Carolina del Sud e gli altri Stati federati sotto il nome complessivo di 'Stati Uniti d'America' viene qui ed ora sciolta".

Entro il febbraio successivo l'avrebbero seguita altri sei Stati cotonieri (Mississippi, Florida, Alabama, Georgia, Louisiana e Texas), dando così vita agli Stati Confederati d'America.

Esattamente un secolo dopo Lipset esaminò il voto secessionista in ognuno degli Stati meridionali suddividendo tutte le contee prese in esame in base alla percentuale di schiavi presenti (bassa-meda-alta); scoprì che nelle 181 contee con un alto tasso di schiavitù il voto per la secessione ammontò al 72%. Nelle 205 contee a più basso tasso schiavista il dato secessionista fu solo del 37%; mentre nelle 153 contee ad un tasso medio il voto pro-secessione ammontò al 60%[281]. Fu quindi anche e soprattutto un voto pro o contro la schiavitù: la secessione venne scelta e decisa in merito alla questione schiavista.

Sia la presidenza di James Buchanan uscente che la presidenza di Abraham Lincoln entrante si rifiutarono recisamente di riconoscere una qualsiasi legittimità tanto alla secessione quanto alla Confederazione. Dopo che il legittimo presidente chiamò le truppe (la milizia statale) ad intervenire per "sedare la ribellione in atto" altri quattro "Stati di confine" - che mancavano di cotone ma permettevano lo schiavismo - (Virginia, Arkansas, Carolina del Nord e Tennessee) si separarono[282].

Gli Stati del Sud si trovarono di fronte ad un dilemma: desiderarono mantenere la loro proprietà (gli schiavi), pur temendo che se si fossero uniti agli Stati secessionisti più meridionali che si stavano ribellando avrebbero finito col ritrovarsi nel bel mezzo di un conflitto armato, facendo diventare i propri Stati un enorme campo di battaglia.

D'altro canto rimanendo nell'Unione gli Stati di confine superiori (gli Stati cuscinetto) ritennero che i loro diritti inerenti il possesso di schiavi potessero ancora continuare ad essere pienamente riconosciuti.

La dichiarazione di secessione della fine del 1860 volle anche canalizzare anche alcuni elementi della Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America] del 1776; la versione sud-caroliniana tuttavia avrà l'accortezza di omettere le frasi secondo cui "tutti gli uomini vengono creati uguali", quindi "dotati dal loro Creatore di certi diritti inalienabili", oltre alle menzioni sul "consenso dei governati".

Lo storico di filosofia politica Harry Victor Jaffa ha avuto modo di notare e sottolineare tali omissioni (e l'enfasi relativa data ad altri passi), definendole assai significative, nel suo lavoro del 2001 intitolato A New Birth of Freedom: Abraham Lincoln and the Coming of the Civil War:

« La Carolina del Sud cita vagamente, ma con notevole accuratezza, parte della lingua della Dichiarazione d'indipendenza originale: quella Dichiarazione dice che è un diritto del popolo abolire qualsiasi forma di governo che diventi distruttivo per i fini per i quali è stato stabilito.
Ma la dichiarazione sud-caroliniana non ripete però anche le altre parole utilizzate nello stesso documento che la precede: riteniamo che queste verità siano auto-evidenti, che cioè tutti gli uomini siano creati uguali... »

(- Harry Jaffa, Una nuova nascita della Libertà: Abraham Lincoln e la venuta della guerra civile, (2000[283].)

Jaffa asserisce pertanto che la dichiarazione secessionista omise volutamente i riferimenti all'uguaglianza umana e al consenso dei governati in quanto, a causa delle opinioni improntate dal più schietto razzismo e decisamente filo-schiaviste dei suoi redattori, i secessionisti sud-caroliniani non credevano affatto in quegli ideali prescritti invece dai Padri fondatori degli Stati Uniti d'America:

« I governi sono legittimi solo nella misura in cui i loro "poteri giusti" derivano "dal consenso dei governati". Tutto quanto sopra è omesso dalla dichiarazione della Carolina del Sud, per ovvi motivi. In nessun senso si sarebbe potuto dire che gli schiavi nella Carolina del Sud fossero governati da poteri derivati dal loro consenso. Né si potrebbe dire che la Carolina del Sud si stesse separando dal governo dell'Unione perché quel governo era diventato distruttivo dei fini per i quali era stato istituito.
La Carolina del Sud nel 1860 aveva un'idea completamente diversa di quali sarebbero dovuti essere i fini del governo rispetto a quelli assegnatigli nel 1776 o nel 1787. Questa differenza può ben essere riassunta nella dicotomia tra il mantenere la schiavitù come un male, se possibile un male necessario, ed il ritenerla altresì un bene positivo. »

(- Harry Jaffa, Una nuova nascita della Libertà: Abraham Lincoln e la venuta della guerra civile, (2000)[283].)

Secessione e schiavismo[modifica | modifica wikitesto]

Seguendo il Censimento degli Stati Uniti d'America del 1860 la percentuale media di famiglie schiave risulterà essere la seguente[284]:

  • 26% nel totale dei 15 Stati schiavisti
  1. Alabama Alabama
  2. Arkansas Arkansas
  3. Carolina del Nord Carolina del Nord
  4. Carolina del Sud Carolina del Sud
  5. Delaware Delaware
  6. Florida Florida
  7. Georgia Georgia
  8. Kentucky Kentucky
  9. Louisiana Louisiana
  10. Maryland Maryland
  11. Mississippi Mississippi
  12. Missouri Missouri
  13. Tennessee Tennessee
  14. Texas Texas
  15. Virginia Virginia
  1. Delaware nella guerra di secessione americana
  2. Kentucky nella guerra di secessione americana
  3. Maryland nella guerra di secessione americana
  4. Missouri nella guerra di secessione americana
  1. Alabama nella guerra di secessione americana
  2. Arkansas nella guerra di secessione americana
  3. Florida nella guerra di secessione americana
  4. Georgia nella guerra di secessione americana
  5. Louisiana nella guerra di secessione americana
  6. Mississippi nella guerra di secessione americana
  7. Carolina del Nord nella guerra di secessione americana
  8. Carolina del Sud nella guerra di secessione americana
  9. Tennessee nella guerra di secessione americana
  10. Texas nella guerra di secessione americana
  11. Virginia nella guerra di secessione americana - da cui si separerà a sua volta la Virginia Occidentale nella guerra di secessione americana
  • 37% nei primi 7 Stati secessionisti (Aabama, Carolina del Sud, Florida, Georgia, Louisiana, Mississippi, Texas);
  • 25% nei successivi 4 Stati secessionisti (Carolina del Nord, Arkansas, Tennessee, Virginia).

Il Mississippi possedeva la percentuale più alta, il 49% dell'intera popolazione ridotta in schiavitù; seguito dalla Carolina del Sud con il 46%.

Alfred P. Aldrich, un esponente politico locale di Barnwell (Carolina del Sud), avrà l'occasione di affermare:

« Se il partito Repubblicano con la sua piattaforma programmatica di principi, la cui caratteristica principale è l'abolizione della schiavitù e, quindi, la distruzione del Sud, guiderà il paese alle prossime elezioni presidenziali, continueremo a rimanere nell'Unione, o formeremo invece una separata Confederazione? Questa è la grande, grave questione. Non è chi deve essere il presidente, non è la parte che governa - è una questione di esistenza politica e sociale. »

(Alfred P. Aldrich[285])

In un discorso pronunciato nel gennaio del 1860 il membro del Congresso sud-caroliniano Laurence Massillon Keitt (un piantatore nonché giurista di professione) riassunse questa visione ideologica e prospettica per l'immediato futuro:

« Il fanatico partito anti-schiavista sostiene che la schiavitù è sbagliata in sé e che il Governo federale è una democrazia nazionale consolidata fondata sulla volontà della maggioranza. Noi del Sud sosteniamo invero che la schiavitù è santa e giusta! »

(L. M. Keitt, Discorso pronunciato alla Camera dei Rappresentanti - (Gennaio 1860)[286].)

Più tardi in quello stesso anno, a dicembre, sempre Keitt argomentò che la dichiarazione di secessione promossa dalla Carolina del Sud fosse il risultato diretto del contrasto tra Nord e Sud sorto dai dibattiti ferocemente polemici sull'estensione o meno della schiavista nei Territori liberi del West:

« La nostra gente è arrivata a questo punto a proclamare la secessione proprio sulla questione della schiavitù. »

(L. M. Keitt - Dibattito sulla secessione (dicembre 1860)[287].)

Un Comitato appositamente istruito redasse anche una Dichiarazione delle cause immediate che inducono e giustificano la Secessione della Carolina del Sud; essa venne adottata il 24 dicembre[288]. Questa indicò e descrisse il ragionamento principale che stava alla base e che mosse in direzione della secessione:

« ...la crescente ostilità da parte degli Stati non schiavisti all'Istituzione della schiavitù ... »

(Dichiarazione delle Cause Immediate che inducono e giustificano la Secessione della Carolina del Sud - (24 dicembre 1860)[288].)

In linea di massima la dichiarazione sostenne che la Costituzione degli Stati Uniti d'America fosse concepita per stabilire ciascuna entità statale come "uguale" nell'ambito dell'Unione, con un pieno "controllo separato sulle proprie istituzioni" tra cui "il diritto di proprietà sugli schiavi".

« Noi qui affermiamo che i fini e i principi primari per i quali è stato istituito a suo tempo questo governo federale sono stati infine sconfitti, ed il governo stesso è stato reso distruttivo da essi con l'azione perpetrata dagli Stati non schiavisti.
Questi Stati hanno assunto per sé il diritto di decidere sulla legittimità delle nostre istituzioni nazionali; hanno negato i diritti di proprietà privata stabiliti in quindici Stati e riconosciuti dalla Costituzione; hanno denunciato come peccaminosa l'istituzione della schiavitù; hanno permesso la libera costituzione e circolazione tra di loro di associazioni il cui oggetto dichiarato è quello di disturbare la pace comune e di mettere in pericolo la proprietà dei cittadini di altri Stati.
Hanno incoraggiato e aiutato migliaia di nostri schiavi a lasciare le loro case; e quelli che rimangono, sono stati incitati all'insurrezione da emissari politici ideologizzati, da libri ed immagini ad intraprendere una rivolta di massa »

(- Dichiarazione delle Cause Immediate che inducono e giustificano la Secessione della Carolina del Sud dall'Unione federale[289].)

Un'altra preoccupazione apertamente espressa fu quella relativa alla recente elezione di Lincoln alla presidenza, il quale avrebbe affermato di volere vedere la schiavitù proseguire lungo il suo "corso naturale, ossia quello dell'estinzione finale":

« Una separazione geografica - la Linea Mason-Dixon - è stata tracciata in tutta l'Unione, e tutti gli Stati a Nord di quella linea si sono uniti nell'elezione di un uomo all'alto ufficio di Presidente degli Stati Uniti d'America le cui opinioni e scopi sono dichiaratamente ostili alla schiavitù.
Il suo destino dovrebbe essere quindi affidato all'amministrazione del governo comune, in quanto ha dichiarato che "il governo non può sopportare in modo permanente di essere per metà schiavo e per metà libero" e che l'opinione pubblica deve riposare nella convinzione che la schiavitù sia avviata nella sua giusta direzione, quella dell'estinzione finale[289]. »

Il 25 dicembre, appena il giorno successivo alla Dichiarazione di secessione, la Convention sud-caroliniana allegò e consegnò anche un Address to the Slaveholding States:

« Preferiamo, tuttavia, il nostro sistema industriale, in base al quale la forza-lavoro e il capitale sono identificati nell'interesse e lo stesso capitale, quindi, protegge il lavoro - con il quale la nostra popolazione raddoppia ogni vent'anni - per cui la fame è sconosciuta e l'abbondanza incorona la nostra terra.
Il quale ordine è conservato dalla servitù non retribuita, mentre le regioni più fertili del mondo, là ove l'uomo bianco non può lavorare da servo, sono rese invece utili dal lavoro degli africani, ed il mondo intero è benedetto dalle nostre produzioni...
Vi chiediamo di unirvi a noi, formando una Confederazione di Stati schiavisti. »

(- Convention of South Carolina, Discorso del popolo della Carolina del Sud al popolo degli Stati possessori di schiavi, (25 dicembre 1860)[290].)

Nel dicembre del 1860 il Governatore della Georgia Joseph Emerson Brown, un appassionato sostenitore della prosecuzione della pratica schiavista ritenne che la vittoria di Lincoln - fermamente contrario ad una qualsiasi forma di estensione dello schiavismo nei Territori - avrebbe comportato l'abolizione definitiva della schiavitù in tutti gli Stati Uniti d'America.

Inviterà pertanto accoratamente i georgiani a fare resistenza attiva nei riguardi delle proposte d'intervento antischiaviste, dichiarando che il mancato rispetto di ciò avrebbe condotto direttamente all'emancipazione immediata dei loro schiavi:

« Quale sarà il risultato per l'istituzione della schiavitù? Seguirà la sottomissione all'inaugurazione della Presidenza di Abraham Lincoln... sarà l'abolizione totale della schiavitù... Non dubito, quindi, che la sottomissione all'amministrazione del Signor Lincoln comporterà l'abolizione definitiva della schiavitù. Se non riusciamo a resistere ora, non avremo più la forza di resistere in seguito. »

(- Joseph E. Brown, corrispondenza, (7 dicembre 1860)[291].)

L'Ordinanza di secessione emanata dall'Assemblea generale georgiana a gennaio citò le opinioni espresse da Lincoln in particolare e quelle del suo schieramento politico in generale contro "il tema della schiavitù africana", oltre che il forte sentimento antischiavista presente sia nella Nuova Inghilterra che negli Stati Uniti nord-occidentali ed il sostegno percepito tra i settentrionali fautori dell'abolizionismo negli Stati Uniti d'America per "l'uguaglianza sociale e i diritti civili degli afroamericani" come ragioni più che sufficienti ed abbastanza gravi tanto da spingere la Georgia a dichiarare la propria secessione.

« Il popolo della Georgia ha sciolto la sua connessione politica - fino ad ora operante - con il Governo federale, presente... le cause che hanno portato alla separazione: negli ultimi dieci anni abbiamo avuto numerose e serie motivazioni di denuncia contro gli Stati settentrionali liberi, con il riferimento specifico al tema della schiavitù africana... Il partito di Lincoln, autodefinitosi Repubblicano, con il suo nome e organizzazione attuale è di origine recente. È ammesso il fatto che sia un'organizzazione anti-schiavista... questa è la sua missione e il suo scopo... La proibizione della schiavitù nei territori, l'ostilità ovunque, l'uguaglianza delle razze bianche e negre... furono proclamate audacemente dai suoi leader e applaudite dai suoi seguaci... Il divieto della schiavitù nei territori è il principio cardine di questa associazione politica... Questi sono gli uomini che dicono che l'Unione sarà preservata... Tali sono le opinioni e tali sono le pratiche del Partito Repubblicano... se ci sottomettiamo a loro, sarà a questo punto solamente colpa nostra e non loro. »

(- Georgia Secession Convention, Georgia Declaration of Causes of Secession, 29 gennaio 1861[292].)
Ritratto dell'ufficiale confederato Henry Lewis Benning.

In un discorso pronunciato a febbraio alla Convention secessionista della Virginia il georgiano Henry Lewis Benning dichiarò esplicitamente che la ragione principale per cui la Georgia si separava - denunciando così l'unità nazionale - era dovuta ad "una profonda convinzione da parte dei legislatori e del popolo georgiano, che una separazione dal Nord è l'unico atto che possa ancora impedire l'abolizione della schiavitù"[195][196]. Secondo un quotidiano mississippiano del tempo:

« La polemica scaturita sulla schiavitù negli Stati Uniti d'America presenta un caso di antagonismo tra i più violenti, che ingloba sia gli interessi economici che le opinioni pubbliche. Nessuna persuasione, nessuna supplica o appello, può placare la feroce contesa tra i due contenenti... »

(- Mississippi Free Trader (28 agosto 1857)[293][294].)

Unitosi alla Confederazione a gennaio del 1861 il governatore del Mississippi John Jones Pettus fece emettere e circolare ampiamente una dichiarazione ufficiale (Testo completo su Wikisource) ribadendo le ragioni primarie che avevano condotto ad un tale passo:

  1. "la [nostra] posizione è completamente identificata con l'istituzione della schiavitù - il più grande interesse materiale del mondo"[295].

Fulton Anderson, un avvocato di grido, ebbe l'occasione di pronunciare un discorso alla Convention secessionista virginiana in cui affermò che:

  1. "le rimostranze del popolo del Sud sulla questione della schiavitù"
  2. e la loro opposizione all'obiettivo del Partito Repubblicano di procedere a tappe serrate verso "la definitiva estinzione della schiavitù"

erano i principali catalizzatori dello Stato nel dichiarare la secessione[296]. Ad lui si aggiunse immediatamente anche il giurista Alexander Hamilton Handy il quale condivise pienamente l'identica opinione, opinando del "Partito Repubblicano nero" che:

« Il primo atto del partito repubblicano nero sarà quello di escludere la schiavitù da tutti i Territori del West, dal Distretto di Columbia, dagli arsenali e dalle fortezze, in un'azione generale congiunta del Governo federale. Ciò sarebbe un riconoscimento esplicito e formale del fatto che la schiavitù sia un peccato, riducendo questa "peculiare istituzione" ai suoi limiti attuali [prospettati dai fanatici abolizionisti].
Nel momento in cui la schiavitù viene dichiarata un male morale, assimilata ad un peccato dal governo nazionale, ecco: in quel momento la sicurezza dei diritti del Sud sarà completamente scomparsa. »

(- Giudice Alexander Hamilton Handy, (febbraio 1861)[297].)

Il governatore del Tennessee Isham Green Harris convocherà una sessione d'emergenza dell'Assemblea generale statale entro il mese di gennaio. Nel corso del suo discorso pronunziato davanti al corpo legislativo, avvenuto il giorno 7, descrisse la secessione degli Stati del Sud come il risultato consequenziale di una crisi causata da:

  1. "una lunga e continua agitazione della questione della schiavitù"
  2. e dalle "aggressioni sia reali che minacciate degli Stati del Nord... sulle ben definite Costituzioni inerenti ai diritti del cittadino meridionale".

Condivise anche lo stato d'allarme per la crescita sempre più accentuata del Partito Repubblicano

  1. "puramente sezionale", asserendo che esso risultava legato assieme dai vincoli espliciti
  2. "dell'ostilità intransigente ai diritti e alle istituzioni dei quindici Stati del Sud".

Identificò infine - tra i numerosi reclami rivolti dal Sud - anche quello di incolpare i suoi massimi esponenti nell'indurre apertamente gli schiavi a scappare attraverso la Underground Railroad, di essere i maggiori responsabili del Bleeding Kansas, del raid di John Brown contro Harpers Ferry ed infine anche dell'alta tassazione imposta sul lavoro schiavista a tutto vantaggio quindi del "lavoro libero" propugnato dal Free Soil Party, dai coloni del West e dai grandi commercianti, banchieri ed industriali della Nuova Inghilterra[298].

Considerò inoltre le misure legislative fatte approvare dal Congresso le quali rendevano i Territori federali non schiavisti come "lontane dal sentire comune del popolo americano", rendendoli in tal maniera di fatto "appannaggio esclusivo dei coloni nordisti". Territori nei quali:

  1. "gli uomini del Sud non possono vivere... sotto un governo che potrebbe riconoscere la legge del negro libero come suo pari"

rimanendone di conseguenza esclusi.

Lo storico James Robertson, chiarendo la posizione dei moderati virginiani, ha scritto:

« Tuttavia, il termine 'unionista' aveva un significato completamente diverso in Virginia all'epoca. I delegati di Richmond (Virginia), Marmaduke Johnson e William McFarland, erano entrambi conservatori schietti, ma nelle loro rispettive campagne ciascuno dichiarò che era a favore della separazione dall'Unione se il governo federale non avesse garantito ovunque la protezione della pratica schiavista. Inoltre, la minaccia della coercizione del governo federale divenne un fattore prioritario nei dibattiti che ne seguirono"[299]. »

Un altro delegato virginiano ribadirà punto per punto la causa della secessione dello Stato e quale avrebbe dovuto diventare lo scopo ultimo della Convention:

« Signore, la grande questione che sta ora sradicando questo governo fino alle sue fondamenta - la grande questione che sta alla base di tutte le nostre deliberazioni qui discusse ed assunte - è la questione della schiavitù africana. »

(- Thomas F. Goode, intervento alla Convention della Secessione della Virginia, (28 marzo 1861)[300].)

Secessione e razzismo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Razzismo negli Stati Uniti d'America.
L'ex deputato sud-caroliniano John McQueen.

A dicembre, in piena crisi secessionista, l'ex congressista John McQueen inviò una lettera di spiegazioni ad un gruppo di leader civici di Richmond (Virginia) in merito ai motivi per cui la Carolina del Sud stava contemplando fattivamente l'ipotesi della secessione. Nello scritto l'autore sostenne che il Presidente eletto degli Stati Uniti d'America stesse facendo una propaganda a favore dell'uguaglianza sociale, dei diritti civili per il negroide e per l'abolizionismo.

Per McQueen, il proprio paese, rimanendo fermamente contrario a tali misure, si trovava "obbligato" a secedere:

« Non ho mai dubitato un attimo su cosa farebbe la Virginia quando le alternative si presenteranno al suo popolo intelligente e galante, di scegliere tra un'associazione con le sue sorelle e la sottomissione al dominio di un popolo che ha scelto il loro leader sulla sola idea fasulla che il selvaggio africano sia uguale al civilizzato anglosassone, e con lo scopo di mettere i nostri schiavi in una condizione di uguaglianza con noi stessi e con i nostri amici di ogni condizione.
Noi, della Carolina del Sud, speriamo presto in una vostra grande entrata in una Confederazione del Sud, dove siano i bianchi e non i negri a governare i nostri destini, ed attraverso cui possiamo trasmettere ai nostri posteri i diritti, il privilegio che ci appartiene e il senso dell'onore lasciati in eredità dai nostri antenati. »

(J. McQueen - Corrispondenza con T. T. Cropper e J.R. Crenshaw - (24 dicembre 1860)[301][166].)

Il giurista William Littleton Harris, uno dei commissari secessionisti del Mississippi, raccontò un incontro dell'Assemblea generale della Georgia, secondo cui i Repubblicani avevano l'intenzione di attuare "l'eguaglianza tra le razze bianche e negre"; pertanto la secessione era necessaria per far in modo che gli Stati schiavisti potessero resistere ad un tale progetto[302].

Secondo il senatore Democratico e futuro leader confederato Jefferson Davis il Mississippi si sarebbe unito alla Confederazione perché:

  1. "ha sentito proclamare la teoria che tutti gli uomini sono creati liberi e uguali", un sentimento percepito come una minaccia alla pratica schiavista,
  2. e perché la "Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America era stata invocata per mantenere la posizione ideologica che pretendeva l'uguaglianza delle razze",

posizione a cui Davis si opponeva strenuamente[303].

Fulton Anderson, un altro mississippiano, dichiarò alla Convention secessionista virginiana che i Repubblicani erano pregiudizialmente ostili agli Stati schiavisti, accusando pertanto il partito politico nel suo complesso di avere

  1. "un'ostentazione implacabile ed eterna contraria all'istituzione legittima della schiavitù"[304].

Secondo un eminente insegnante virginiano, William M. Thompson - che in seguito sarebbe divenuto un cavalleggero confederato - la dichiarazione di secessione da parte degli Stati schiavisti era necessaria per la preservazione della "peculiare istituzione" (lo schiavismo) e per prevenire la mescolanza razziale, ossia il matrimonio tra il liberto-"negro" e la "figlia del Sud di pura Razza bianca"; asserirà che la guerra civile ipotizzata da più parti sarebbe stata di molto preferibile ad una tale prospettiva[305]:

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ebraismo e schiavitù § Maledizione di Cam come giustificazione della schiavitù.

« Meglio, molto meglio! Sopportare tutti gli orrori della guerra civile piuttosto che vedere i foschi figli di Cam (maledetti da Dio nella Sacra Bibbia) condurre le fiere figlie del Sud all'altare. »

(- William M. Thompson, lettera a Warner A. Thompson, (2 febbraio 1861)[306].)

Alla Convention georgiana Henry Lewis Benning, che in seguito entrerà a far parte dell'esercito secessionista in qualità di alto ufficiale, pronunziò un discorso in cui esprimeva il proprio ragionamento esortativo alla secessione

  1. facendo un forte appello al pregiudizio etnico e al razzismo negli Stati Uniti d'America
  2. e ai sentimenti filo-schiavisti

per presentare il suo caso, dichiarando che se gli Stati del Sud avessero continuato a rimanere nell'Unione gli schiavi (la loro pienamente legittima proprietà privata) avrebbero finito con l'essere liberati dai "fanatici abolizionisti" del Partito Repubblicano. Affermerà infine che avrebbe preferito

  1. venire colpito dalla malattia e dalla fame
  2. piuttosto che vedere i selvaggi afroamericani di razza inferiore liberati dallo stato di schiavitù e ricevere l'uguaglianza dei diritti civili e la conseguente cittadinanza[307]:

« Qual è stata la ragione che ha indotto la Georgia a compiere il passo della secessione? Questo motivo può essere riassunto in un'unica proposizione: era una convinzione, una profonda convinzione da parte della Georgia, che una separazione dal Nord era l'unica cosa che poteva impedire l'abolizione della schiavitù... Se le cose vengono lasciate andare avanti così come sono, è certo che la schiavitù dovrà essere abolita. Quando il Nord avrà raggiunto il "Potere", la "razza Negroide" sarà in larga maggioranza, e poi avremo governatori negri, legislature negre, Grand jury composti da negri, tutto il mondo dominato dai negri!
Si suppone che la "razza bianca" si troverà meglio in una tal situazione? Non è affatto un'ipotesi plausibile... la guerra scoppierà dappertutto come il fuoco nascosto dalla terra, ed è probabile che la "razza bianca", essendo superiore sotto ogni aspetto, possa giungere a respingere l'altra con la forza... se non saremo prima sopraffatti e i nostri uomini costretti a vagare come vagabondi su tutta la terra; e per quanto riguarda le nostre donne, gli orrori del loro stato [assediate sessualmente dal negro] non possiamo nemmeno contemplare nell'immaginazione.
Questo è il destino che l'abolizionismo negli Stati Uniti d'America scaricherà sulle spalle delle razza bianca... Saremo completamente sterminati, e la nostra terra sarà lasciata in possesso dei negri, e poi tornerà ad essere un deserto di civiltà e finirà con diventare un'altra Africa... Supponiamo che abbiano elevato Charles Sumner alla presidenza? Supponiamo che abbiano elevato Frederick Douglass, il tuo schiavo negro fuggitivo, alla presidenza? Quale sarebbe la tua posizione in un evento del genere? Io dico a Dio: donami la pestilenza e la carestia prima che ciò possa accadere! »

(- Henry Lewis Benning, discorso alla Convenzione della Virginia, 18 febbraio 1861[308].)

Secessione e tariffe doganali[modifica | modifica wikitesto]

La questione delle tariffe daziarie volte al protezionismo fu e venne a volte citata ancora molto tempo dopo la fine della guerra civile sia dagli storici sudisti che avviarono il mito della causa persa confederata che dagli apologeti Neo-confederati.

Un dato di fatto è che durante il biennio 1860-61 in cui esplose la "crisi secessionista" definitiva nessuno dei gruppi che si adoperarono per proporre tentativi di ennesimi compromessi sollevò mai la questione tariffaria come fatto decisivo o quantomeno importante nello scatenamento della secessione prima e della guerra subito dopo[309]. I pamphlet schierati sia del Nord che del Sud assai raramente fecero menzione del "problema tariffario"[310] e quando alcuni lo fecero, come ad esempio Matthew Fontaine Maury[311] e John Lothrop Motley[312], generalmente scrissero per un pubblico straniero.

La tariffa vigente prima della promulgazione della Tariffa Morrill nel 1861 era stata stilata e fatta approvare dal Sud a pieno beneficio del Sud; i reclami ad essa provennero dagli Stati Uniti nord-occidentali (in particolar modo dalla Pennsylvania la quale chiedeva protezione per le sue numerose industrie ferriere, che davano a sua volta lavoro a masse di operai immigrati); il Nord pertanto considerò tali tariffe volute dal Sud come troppo basse.

I sudisti temettero che il Nord sarebbe divenuto talmente popoloso da poter giungere infine a mettere sotto il proprio diretto controllo il Congresso, dandogli di conseguenza a possibilità di innalzare la tariffa a suo piacimento[313].

Secessione e diritti degli Stati[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda i diritti degli Stati, mentre il "diritto di rivoluzione" assegnato ad ogni singolo Stato contro un determinato Governo "impopolare", così come menzionato nella Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America, era fondato sugli "inalienabili diritti di uguaglianza appartenenti a tutti gli uomini" i secessionisti adottarono fin a subito una versione modificata di questi "diritti" a cui vi veniva assegnato il "diritto di possedere schiavi"[314].

Conclusioni[modifica | modifica wikitesto]

Questi due problemi (tariffe e dritti statali) si rivelarono essere particolarmente importanti nel profondo Sud, dove il 47% della popolazione totale era costituita da esseri umani schiavizzati[315].

L'Alto Sud, quello più prossimo alla nuova frontiera e dove il 32% della popolazione era schiava considerò la crisi che condusse al bombardamento e alla battaglia di Fort Sumter - ed in particolare la richiesta di truppe statali con l'intento di marciare verso il Sud per riconquistarlo - fu la causa primaria di secessione. Gli Stati di confine più settentrionali, dove solamente il 13% della popolazione continuava a vivere in una condizione di schiavitù, non scelsero mai di fare la secessione[316].

Stando così le cose e seguendo le stesse fonti dirette rappresentate dalle dichiarazioni schiaviste e razziste espresse a caldo dai protagonisti della secessione vi si può concludere affermando che essa venne proclamata propriamente per la divergenza radicatasi sulla questione dello schiavismo.

"Fu proprio la questione inerente lo schiavismo, non i presunti ed indefiniti "diritti degli Stati", a dare il via alla guerra civile", sostiene l'esperto di sociologia James William Loewen[317].

Commentando la Dichiarazione di secessione egli scrive:

« La Carolina del Sud era ancora più sconvolta dal fatto che lo Stato di New York non consentisse più il "transito di schiavitù": in passato se i "gentiluomini" di Charleston (Carolina del Sud) avessero desiderare trascorrere il mese di agosto negli Hamptons, potevano sempre portare con sé il loro cuoco schiavo. Ora non era però più lecito fare così; e i delegati della Carolina del Sud furono preda dell'indignazione.
Inoltre, hanno obiettato che gli Stati della Nuova Inghilterra lasciavano che i neri votassero e tollerassero le società abolizioniste. Secondo la dichiarazione secessionista gli Stati non dovrebbero invece avere il diritto di permettere ai loro concittadini di riunirsi (libertà di pensiero) e parlare liberamente (libertà di parola) quando ciò che hanno da dire minaccia gli interessi schiavisti.
Anche gli altri Stati secessionisti hanno fatto eco a questa presa di posizione ideologica schiavista. "La nostra posizione è completamente identificata con l'istituzione della schiavitù - il più grande interesse materiale del mondo", proclamò il Mississippi nella sua parallela dichiarazione di secessione, approvata il 9 gennaio del 1861.
"Il suo lavoro fornisce il prodotto che costituisce di gran lunga il più grande e il più importante profitto del commercio internazionale... Un colpo alla schiavitù è un duro colpo per la stessa prosecuzione della civiltà occidentale". »

(- James W. Loewen, The Washington Post, (2011)[317].)

Nel 1894 l'ex soldato confederato virginiano John Singleton Mosby, riflettendo sul ruolo da lui stesso svolto nel conflitto, dichiarerà in una lettera indirizzata ad un amico che "ho sempre capito che siamo entrati in guerra a causa del litigio con il Nord circa la questione della schiavitù negli Stati Uniti d'America. Non ho mai sentito parlare di nessun'altra causa di lite oltre quella inerente lo schiavismo"[318][319].

Henry David Thoreau

Su e giù per l'intero conflitto
marciarono lo Zio Tom e il vecchio John Brown.
Uno, un fantasma: l'altro, una figura mitica;
e quale era falso e quale vero
e quale fu tra i due il più possente
neppure la più saggia Sibilla seppe mai stabilire
perché entrambi erano ugualmente reali[320].

Fort Sumter[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Abraham Lincoln § Attacco a Fort Sumter.

Quando la Carolina del Nord si separò nel dicembre del 1860 il maggiore Robert Anderson del Kentucky (un ex schiavista) rimase fedele all'Unione. Fu il comandante delle forze dell'United States Army stanziate a Charleston (Carolina del Sud), l'ultima importante postazione unionista presente nel profondo Sud.

Agendo su ordine diretto del Dipartimento della Guerra, "tenere e difendere le fortezze federali", trasferì la sua ridotta guarnigione da Fort Moultrie - che era praticamente indifendibile - al più moderno Fort Sumter il quale si trova ancor oggi nel bel mezzo dell'ingresso alla baia di Charleston, controllandone tutti gli ingressi e le uscite marittime)[321].

I capi secessionisti sud-caroliniani a questo punto gridarono al tradimento, mentre tutto il Nord celebrò con enorme eccitazione questo spettacolo di sfida contro il secessionismo. Nel febbraio successivo si formarono gli Stati Confederati d'America, assumendo così il potere e la direzione sull'intera vicenda; il presidente degli Stati Confederati d'America Jefferson Davis ordinò che il forte venisse catturato con la forza[322].

Il telegramma che annuncia la resa di Fort Sumter.

« E' un suicidio, è un delitto che ci farà perdere tutti gli amici nel Nord. Voi desterete inutilmente un nido di calabroni che si estende dai monti all'Oceano; e legioni, ora inerti, sorgeranno per colpirci a morte... E' inutile, ci mette dalla parte del torto. E' fatale »

(Robert Augustus Toombs, Segretario di Stato confederato[323].)

L'attacco di artiglieria venne guidato dal brigadier generale Pierre Gustave Toutant de Beauregard, che a suo tempo era stato studente dello stesso Anderson all'United States Military Academy di West Point (New York). L'aggressione ebbe inizio il 12 di aprile e continuò fino a quando l'ufficiale unionista, in grave inferiorità numerica sia di mezzi che di uomini, non si trovò costretto ad abbandonare il forte due giorni dopo[324].

La battaglia di Fort Sumter diede ufficialmente inizio alla guerra di secessione americana la quale divenne ben presto una lotta senza esclusione di colpi che spazzò via l'intero mondo precedente; solamente il Kentucky tentò inizialmente di mantenersi neutrale[325].

Secondo l'autore Adam Goodheart (2011)[326], il significato moderno della bandiera degli Stati Uniti d'America venne forgiato anche nel corso della difesa di Fort Sumter; da quel momento in poi lo "spirito di bandiera" fu utilizzato per simboleggiare il nazionalismo statunitense ed il deciso rifiuto di ogni forma di secessionismo.

Prima di quel giorno infatti la bandiera era servita principalmente come insegna militare o una comoda traccia per segnare i confini del territorio americano, innalzata da fortini, ambasciate e navi ed esposta in occasioni speciali come il 4 luglio (l'anniversario del Giorno dell'Indipendenza).

La bandiera degli Stati Uniti d'America a 35 stelle adottata a partire dal 1863.

Ma nelle settimane immediatamente successive alla sorprendente presa di posizione assunta dal maggiore Anderson essa divenne qualcosa di più e di diverso; all'improvviso le "stelle e strisce" presero ad essere sbandierate, fatte sventolare nei cieli delle città e sui tetti degli edifici: dalle case, dai negozi, dalle chiese, sopra i prati e all'interno dei college.

Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti d'America la bandiera nazionale cominciò a venire prodotta in serie dall'attività manifatturiera piuttosto che cucita artigianalmente per motivi individuali; ed anche così i produttori non riuscirono a tenere il passo con la richiesta di massa. Mentre il lungo inverno del 1861 si trasformava in primavera quella vecchia bandiera prese a significare qualcosa di totalmente nuovo.

L'astrazione della "causa dell'Unione" fu quindi trasfigurata in un oggetto fisico, il "vessillo": strisce di stoffa sotto la cui vista milioni di persone avrebbero combattuto e, per centinaia di migliaia di loro, sarebbero morti. Lo spirito nazionale della bandiera nacque allora, per giungere sino ai tempi odierni immutato ed anzi rafforzato (esemplare in tal senso la reazione immediatamente successiva agli attentati dell'11 settembre 2001).

Inizio della guerra civile e ultimi tentativi di compromesso[modifica | modifica wikitesto]

Karl Marx

Il successo delle libere istituzioni in America è una questione politica di grande importanza anche per l'Impero britannico: non sarà perciò tollerato nessun intervento ostile contro l'Unione[327].

« Nella presente guerra civile è possibilissimo che i propositi di Dio siano differenti da quelli delle due parti. »

(Abraham Lincoln[328].)

Il rifiuto del Compromesso Crittenden da parte del presidente, l'incapacità di assicurare la ratifica dell'Emendamento Corwin e il risultato nullo ottenuto con la Conferenza per la pace tenutasi a Washington nel 1861 per tentare di offrire un'alternativa valida ed efficace ai due progetti precedenti furono i tre fatti che si sommarono prevenendo un ultimo ennesimo compromesso la cui sostanza effettiva continua ancora a venire dibattuta dagli accademici della guerra civile[329].

Anche mentre il conflitto procedeva oramai lasciando l'ultima parola alle armi sia il Segretario di Stato William Seward che l'ex presidente James Buchanan presero a delineare un dibattito sulla questione dell'inevitabilità o meno della guerra il quale sarebbe poi intrapreso e proseguito anche dagli storici successivi[330].

Argomento della guerra inutile[modifica | modifica wikitesto]

Due spiegazioni concorrenti nei riguardi delle sezioni settarie che infiammarono per decenni la nazione emersero già prima del 1861. Il primo argomento proposto fu quello della "guerra inutile"[331]; Buchanan sostenne difatti che l'ostilità "tra fazioni" fosse il risultato di un'opera accidentale e non necessaria condotta e portata avanti da agitatori egoisti e fanatici: egli, in questo perfettamente in linea e prestano fede alle tesi sudiste, individuò anche il "fanatismo" nei dirigenti Repubblicani.

Seward, d'altra parte, ritenne che vi fosse invero in gioco un conflitto irrefrenabile tra forze radicalmente in opposizione l'una contro l'altra e sostanzialmente irreconciliabili.

L'autrice contemporanea Rachel Shelden sostiene altresì che "ben pochi studiosi del XXI secolo si azzarderebbero a definire la guerra civile come 'inutile', in quanto l'emancipazione di ben 4 milioni di schiavi dipese sostanzialmente dalla vittoria dell'Unione" e quindi anche della tesi di Abraham Lincoln: la difesa della democrazia della maggioranza contro una minoranza di fatto illegale che volle imporre la propria legge anti-egualitaria nonostante il fatto che fosse stata sconfitta dai risultati delle urne[332].

Tesi del conflitto irreprimibile[modifica | modifica wikitesto]

L'argomento del conflitto irreprimibile o irrecuperabile fu il primo a dominare la discussione interna alla storiografia[333].

Nel corso dei primi decenni del dopoguerra, le "storie della guerra civile" rifletterono generalmente le opinioni di nordisti che avevano partecipato al conflitto; la guerra parve allora rappresentare un netto antagonismo in senso "morale" in cui il Sud, con le posizioni anti-moderne schiaviste e razziste da esso espresse, poteva essere solo da biasimare: un conflitto sorto come conseguenza del disegno espansionistico di una "schiavocrazia" oramai del tutto al di fuori dalla modernità.

Henry Wilson, comandante del "22nd Massachusetts Volunteer Infantry".

L'opera History of The Rise and Fall of the Slave Power in America (1872-1877) del Vicepresidente Henry Wilson durante la presidenza di Ulysses S. Grant[334]raffigura il principale rappresentante di questa interpretazione morale e secondo la quale i nordisti avevano combattuto per preservare l'unità nazionale contro i disegni aggressivi e violenti del potere negriero[335].

Più tardi nella sua History of the United States from the Compromise of 1850 to the Civil War (1893-1900) in sette volumi lo storico James Ford Rhodes identificò con estrema chiarezza lo schiavismo come la causa centrale - e virtualmente unica - dello scatenamento bellico: il Nord e il Sud avevano ormai raggiunto posizioni sul tema della schiavitù le quali erano entrambe inconciliabili e inalterabili. Il conflitto si fece pertanto inevitabile[336].

Revisionisti[modifica | modifica wikitesto]

L'idea che la guerra fosse invece evitabile divenne invece centrale tra gli storici degli anni 1920-1940. Il cosiddetto revisionismo storiografico guidato da James Garfield Randall (1881 - 1953) all'Università dell'Illinois a Urbana-Champaign e da Avery Craven (1885 - 1980) all'Università di Chicago non videro nei sistemi socio-economici del Sud nessuna differenza talmente fondamentale da richiedere una guerra. Lo storico contemporaneo Mark Neely spiega la loro posizione nel modo che segue:

« Il revisionismo ha sfidato il punto di vista secondo cui le differenze di sezione fondamentali e inconciliabili rendevano inevitabile lo scoppio della guerra.
Ha disprezzato la facile identificazione della causa settentrionale con l'abolizione da parte della generazione precedente, ma ha continuato una tradizione di ostilità nei confronti delle misure adottate nell'Era della Ricostruzione che hanno seguito la guerra.
La Guerra Civile divenne così un conflitto del tutto inutile provocato da una generazione disonesta che esagerò le differenze di sezione tra Nord e Sud. I revisionisti rianimarono la reputazione del Partito Democratico "imperialista-agrario" come composto da grandi nazionalisti prima della guerra e come fedelissimi lealisti durante il conflitto.
Il revisionismo diede alla Presidenza di Abraham Lincoln un'aura tragica iniziata con la battaglia di Fort Sumter, un rancoroso contesto politico di aspri conflitti di correnti politiche tra Radical Repubblicans e moderati all'interno del Partito Repubblicano, ed un finale ancora più tragico sopravvenuto con l'assassinio di Abraham Lincoln.
Il moderato Lincoln venne a mancare proprio nel momento in cui la sua benevolenza sarebbe stata più che mai necessaria per smussare i progetti radicali di vendetta nei confronti del Sud[337]. »

Randall accusò quindi l'inettitudine di una "generazione di leader politici maldestri e grossolani; vide anche la schiavitù come essenzialmente "un'istituzione benigna" che già si stava sbriciolando da sola alla presenza delle tendenze socio-economiche preponderanti del XIX secolo: socialismo e comunismo, sindacalismo, proletariato, diritti delle donne e femminismo, richieste sempre più pressanti di uguaglianza sociale, coscienza di classe; parallelamente all'industrializzazione di massa, alla modernizzazione e al capitalismo provenienti dalla rivoluzione industriale e dalle scoperte scientifiche[338].

Craven da par suo, l'altro eminente revisionista, pose una maggior enfasi sulla questione dello schiavismo rispetto a Randall, ma finì poi con l'argomentare più o meno sui suoi stessi punti di vista.

In The Coming of the Civil War (1942) sostenne che le condizioni di vita dei lavoratori schiavi non erano poi molto peggiori di quelle della forza-lavoro e della manodopera salariata del Nord; che la "peculiare istituzione" si trovava già avviava naturalmente sulla strada dell'estinzione finale (da cui non si sarebbe in alcun modo potuti tornare indietro) e conseguentemente che la guerra avrebbe potuto benissimo venire evitata se solo allora fossero stati presenti capi politici abili e responsabili nella tradizione degli statisti del Congresso Henry Clay e Daniel Webster[339].

Due dei leader chiave della politica nazionale prebellica, Clay e Webster - in netto contrasto con la successiva generazione degli anni 1850 - i quali condivisero entrambi una predisposizione ai compromessi contrassegnati da un'appassionata devozione al patriottismo e pertanto anche verso il federalismo unionista[340].

L'apoteosi di Abraham Lincoln, accolto nel Regno dei Cieli da George Washington, che gli sta ponendo sul capo una corona trionfale.

Ma è comunque ben possibile pure che i capi politici degli anni 1850 non fossero affatto degli inetti integrali. Studi più recenti hanno tenuto in piedi alcuni elementi dell'interpretazione revisionista, sottolineando però il ruolo della forte agitazione politica vigente: gli sforzi compiuti dai Democratici sudisti e dei Repubblicani nordisti per mantenere il conflitto settario regionalistico sempre più al centro del dibattito.

David Herbert Donald (1920 - 2009), allievo di Randall, sostenne negli anni 1960 che i politici di 110 anni prima non furono così insolitamente incapaci o particolarmente inetti, bensì si trovarono ad operare in una società in cui le restrizioni ideologiche tradizionali e aristocratiche venivano sempre più erose di fronte alla rapida estensione del consenso democratico[341].

La fondamentale stabilità del sistema bipartitico ebbe la capacità di tenere unità la nazione proprio fino a quando non collassò intorno agli anni 1850 ed in tal maniera rafforzando, piuttosto che sopprimendo, i conflitti partigiani localistici; la pacificazione garantita da un tal sistema, dichiara Donald, "mori per troppa democrazia": proprio l'espandersi della tendenza democratica pertanto, secondo la sua valutazione, accelerò enormemente il conflitto permettendo la discesa in campo di forze divisive campanilistiche sempre più agguerrite e prepotenti[342].

Infine la teoria dell'italiano Raimondo Luraghi risalente alla seconda metà degli anni 1960 secondo cui si trattò dello scontro tra due "nazioni distinte" nettamente separate da una storia culturale e da uno stile di vita (dando quindi esplicitamente la stura al consenso della tesi sudista sui diritti degli Stati) rimane assai dibattuta e oggetto di controversie da parte dei colleghi d'oltreoceano[343].

Spiegazioni dei contemporanei[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre del 1860, in piena crisi secessionista, il presidente eletto degli Stati Uniti d'America inviò una lettera al futuro vicepresidente confederato ed ex compagno del Partito Whig Alexander Hamilton Stephens in cui riassumeva quella che a suo parere era stata la causa scatenante della crisi in corso:

« Voi pensate che la schiavitù sia giusta e che debba essere estesa; mentre noi pensiamo che la schiavitù sia sbagliata e debba essere limitata. Suppongo che ciò costituisca lo strappo decisivo. Certamente è l'unica differenza sostanziale esistente tra di noi[344]. »

Il vicepresidente confederato Alexander Hamilton Stephens, autore del discorso della pietra angolare.

Diversi mesi dopo, il 21 di marzo, Stephens pronunciò il famigerato discorso della pietra angolare a Savannah (Georgia) in cui affermò esplicitamente che la questione schiavista era stata la causa prima della crisi secessionista e delineando le principali differenze intercorse tra l'ideologia confederata e quella unionista nel suo complesso:

« La nuova Costituzione [confederata] ha messo a tacere per sempre tutte le domande agitate relative alle nostre peculiari istituzioni - la schiavitù africana così come esiste tra di noi - il giusto status del negro nella nostra forma di civiltà.
Questa fu la causa immediata della rottura tardiva e della rivoluzione attuale...
Le idee di Thomas Jefferson, tuttavia, erano fondamentalmente sbagliate. Si basavano difatti sul presupposto dell'uguaglianza delle razze. Questo è stato un errore...
Il nostro nuovo governo confederato è invece fondato sull'idea esattamente opposta; le sue fondamenta sono poste, la sua pietra angolare poggia sulla grande verità che il negro non è uguale all'uomo bianco; la condizione di schiavitù - la subordinazione alla razza superiore - è la sua condizione naturale e normale[345]. »

(Testo completo su Wikisource)

Nel luglio de 1863, mentre si stava combattendo nel Teatro Orientale la battaglia di Gettysburg e volgeva ad una conclusione estremamente favorevole all'Union Army l'assedio di Vicksburg nel Teatro Occidentale - punto di svolta della guerra di secessione americana - il senatore Repubblicano Charles Sumner ri-dedicò il proprio discorso risalente al 1860 intitolandolo: La barbarie della schiavitù.

Vi si asseri che proprio il desiderio di preservare con la forza lo schiavismo era stato in realtà "l'unica vera causa della guerra".

« Qui vi sono due apparenti concause a questa guerra. Una è la schiavitù e l'altra sono i diritti degli Stati. Ma quest'ultima è solo una copertura per la prima. Se la schiavitù fosse stata fuori dal gioco, non vi sarebbe stato alcun problema sorto da parte dei diritti dello Stato. La guerra, quindi, è fatta per la schiavitù e nient'altro che per essa. È un folle tentativo di rivendicare con le armi la signoria che era già stata asserita nel dibattito precedente. Con audacia da "cappello del pazzo" cerca di installare questa barbarie come fosse invece la più vera e il pi fulgido esempio di civiltà. La schiavitù è dichiarata [dai secessionisti] la pietra angolare del loro nuovo edificio governativo. »

(Testo completo su Wikisoure)
Giuseppe Garibaldi

Ai posteri chiamare Abraham Lincoln il grande emancipatore, un altro titolo derivante da una qualsiasi testa coronata non vi potrebbe essere; esso è più meritevole di ogni altro tesoro semplicemente mondano.[346].

Gli obiettivi di guerra del presidente furono in reazione al conflitto (la preservazione dell'unità nazionale), al contrario delle cause. Abraham Lincoln spiegò a Horace Greeley l'obiettivo nazionalista come difesa della democrazia della maggioranza (quella stessa maggioranza che lo votò) il 22 agosto del 1862, un mese prima del preliminare Proclama di emancipazione:

« Salverei l'Unione. Vorrei salvarla nel modo più breve sotto i dettami della Costituzione degli Stati Uniti d'America. Prima potrà essere ripristinata l'autorità nazionale; più vicino l'Unione sarà "l'Unione così com'era"....
Il mio principale obiettivo in questa lotta è salvare l'Unione, mentre non è né salvare né distruggere la schiavitù. Se potessi salvare l'Unione senza liberare nessuno schiavo, lo farei, e se potessi salvarla liberando tutti gli schiavi, farei anche questo; e se potessi salvarla liberandone solamente qualcuno e lasciandone altri, lo farei lo stesso...
Ho qui dichiarato il mio scopo secondo il punto di vista del dovere ufficiale; ma al contempo non intendo modificare il mio desiderio personale, spesso espresso, che tutti gli uomini di tutto il mondo possano essere finalmente liberi[347]. »

Questa fotografia ritrae Lincoln mentre pronuncia il suo secondo discorso di investitura. È l'unica foto dell'evento giunta fino a noi; il presidente si trova al centro, con un foglio in mano mentre sta parlando.
John Wilkes Booth, attore sudista del Teatro Ford filo-secessionista e militante pro-schiavismo protagonista dell'assassinio di Abraham Lincoln, è visibile in alto al centro. Questa seconda foto evidenzia la rispettiva posizione di entrambi. Il presidente morirà alla Petersen House

Il 4 marzo del 1865, nel secondo discorso d'insediamento di Abraham Lincoln, il presidente ribadì il concetto secondo cui la schiavitù fu la causa primaria dello scatenamento della guerra:

« Un ottavo dell'intera popolazione era costituita da schiavi di colore, non distribuita diffusamente nell'Unione, bensì localizzata nella parte meridionale di essa.
Questi schiavi costituivano un interesse particolare e potente.
Tutti sapevano che questo interesse era in qualche modo la causa della guerra.
Rafforzare, perpetuare ed estendere questo interesse era l'oggetto per il quale gli insorti avrebbero strappato l'Unione anche con la guerra, mentre il Governo federale non rivendicava il diritto di fare altro di più se non limitare l'allargamento territoriale di essa. »


Note[modifica | modifica wikitesto]

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    «Inextricably intertwined in the question was slavery, and it only became the more so in the years that followed. Socially and culturally the North and South were not much different. They prayed to the same deity, spoke the same language, shared the same ancestry, sang the same songs. National triumphs and catastrophes were shared by both. For all the myths they would create to the contrary, the only significant and defining difference between them was slavery, where it existed and where it did not, for by 1804 it had virtually ceased to exist north of Maryland. Slavery demarked not just their labor and economic situations, but power itself in the new republic... [S]o long as the number of slave states was the same as or greater than the number of free states, then in the Senate the South had a check on the government.».
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Storiografia[modifica | modifica wikitesto]

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Nazionalismo e cultura[modifica | modifica wikitesto]

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    • The Emergence of Lincoln, 2 vols. (1950) covers 1857–61; does not take strong position on causation
  • Olsen, Christopher J. Political Culture and Secession in Mississippi: Masculinity, Honor, and the Antiparty Tradition, 1830–1860 (2000), cultural interpretation
  • Potter, David The Impending Crisis 1848–1861. (1976), Pulitzer Prize-winning history emphasizing rise of Southern nationalism
  • Potter, David M. Lincoln and His Party in the Secession Crisis (1942).
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Schiavitù[modifica | modifica wikitesto]

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    • "Free labor, wage labor, and the slave power: republicanism and the Republican party in the 1850s", in Melvyn Stokes and Stephen Conway (eds), The Market Revolution in America: Social, Political and Religious Expressions, 1800–1880, pp. 128–46. (1996)
  • Donald, David et al. The Civil War and Reconstruction (latest edition 2001); 700-page survey
  • Fellman, Michael et al. This Terrible War: The Civil War and its Aftermath (2003), 400-page survey
  • Foner, Eric
    • Free Soil, Free Labor, Free Men: the Ideology of the Republican Party before the Civil War. (1970, 1995) stress on ideology
    • Politics and Ideology in the Age of the Civil War. New York: Oxford University Press. (1981)
  • Freehling, William W. The Road to Disunion: Secessionists at Bay, 1776–1854 1991., emphasis on slavery
  • Gienapp William E. The Origins of the Republican Party, 1852–1856 (1987)
  • Manning, Chandra. What This Cruel War Was Over: Soldiers, Slavery, and the Civil War. New York: Vintage Books (2007).
  • Template:Cite newspaper
  • McPherson, James M. Battle Cry of Freedom: The Civil War Era. (1988), major overview, neoabolitionist emphasis on slavery
  • Morrison, Michael. Slavery and the American West: The Eclipse of Manifest Destiny and the Coming of the Civil War (1997)
  • Morrow, Ralph E. "The Proslavery Argument Revisited", The Mississippi Valley Historical Review, Vol. 48, No. 1. (June 1961), pp. 79–94. in JSTOR (Maintains that antebellum pro-slavery writing was not intended to, or not solely intended to, convince Northerners, but was written and published to reduce the guilt felt by many in slave states.)
  • Oakes, James. The Scorpion's Sting: Antislavery and the Coming of the Civil War (New York: Norton, 2014) 207 pp.
  • Rhodes, James Ford History of the United States from the Compromise of 1850 to the McKinley-Bryan Campaign of 1896 Volume: 1. (1920), highly detailed narrative 1850–56. vol 2 1856–60; emphasis on slavery
  • Schlesinger, Arthur Jr. "The Causes of the Civil War" (1949) reprinted in his The Politics of Hope (1963); reintroduced new emphasis on slavery
  • Stampp, Kenneth M. America in 1857: A Nation on the Brink (1990)
  • Stampp, Kenneth M. And the War Came: The North and the Secession Crisis, 1860–1861 (1950).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]