I have a dream

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Martin Luther King fotografato nel celebre discorso in cui pronunciò la frase I have a dream

«I have a dream» («Io ho un sogno») è il titolo del discorso tenuto da Martin Luther King il 28 agosto del 1963 davanti al Lincoln Memorial di Washington, al termine di una marcia di protesta per i diritti civili: in esso esprimeva la speranza che un giorno la popolazione di colore avrebbe goduto degli stessi diritti dei bianchi. Questo discorso è sicuramente uno dei più famosi del ventesimo secolo, ed è diventato simbolo della lotta contro il razzismo negli USA.

Titolo e stesura del discorso[modifica | modifica wikitesto]

Vista dal Lincoln Memorial verso il Washington Monument, il 28 agosto 1963

King ha usato il concetto di «sogno» nei suoi discorsi sin dal 1960, quando ne tenne uno per la National Association for the Advancement of Colored People (NAACP) denominato The Negro and the American Dream. In questo discorso si sottolinea il divario presente fra il sogno americano e la realtà, evidenziando quanto la supremazia bianca abbia violato questo sogno. King suggerisce che «potrebbe benissimo essere che questo negro sia lo strumento di Dio per salvare l'anima dell'America».[1] Un altro discorso incentrato sul «sogno» venne tenuto a Detroit, nel giugno 1963, quando marciò lungo Woodward Avenue con Walter Reuther e il Reverendo C. L. Franklin.[2]

Il discorso della marcia su Washington, noto come I Have a Dream Speech, ha avuto varie versioni differenti fra loro, scritte in diversi periodi. Il testo finale, infatti, è il risultato dell'unione di varie bozze e prendeva il nome di «Normalcy, Never Again». Fu solo durante l'orazione del discorso che King ebbe l'idea di focalizzarsi sulla frase «I have a dream», ispirato dalla cantante Mahalia Jackson che continuava ad urlargli «Parla del sogno, Martin!».[3] Fu proprio a questo punto che King accotonò i fogli e iniziò a parlare a braccio, con spontaneità e improvvisazione.

In ogni caso, la bozza fu redatta con l'aiuto di Stanley Levison e Clarence Benjamin Jones,[4] a Riverdale, New York City. Jones ha osservato che «i preparativi logistici per la marcia erano così gravosi che il discorso non era una priorità per noi» e che quindi «la sera di giovedì, Agosto 27 [12 ore prima della marcia], Martin era ancora incerto su quel che avrebbe dovuto dire».[5]

Il discorso[modifica | modifica wikitesto]

Comunemente ritenuto un capolavoro della retorica, il discorso di King invoca la Dichiarazione d'Indipendenza, il Proclama di emancipazione e la Costituzione degli Stati Uniti d'America.

King all'inizio si appella ad un testimone assente, Abramo Lincoln: «Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama sull'Emancipazione». Lincoln è presente sia nell'espressione «grande americano» che in un'allusione al discorso di Gettysburg («Five score years ago...»).

King saluta la folla venuta ad assistere al discorso.

A questo punto viene fatto un uso sapiente delle anafore, con le quali viene rafforzata l'enfasi del discorso. «I have a dream» viene ripetuta otto volte per esaltare l'immagine un'America unificata nel nome dell'integrazione; ma a esser ripetute più e più volte vi sono anche «adesso è il momento» (con cui esorta gli Americani ad agire), «alcuni di voi sono venuti», «tornate», «potremo», «liberi finalmente», «che la libertà riecheggi», «non potremo mai essere soddisfatti».

Fra le frasi più conosciute del discorso, vi è proprio la seguente:

(EN)

« I have a dream that my four little children will one day live in a nation where they will not be judged by the color of their skin, but by the content of their character. I have a dream today! »

(IT)

« Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per ciò che la loro persona contiene. Ho un sogno, oggi! »

Ecco come il politico americano John Lewis, che quel giorno pure intervenne come presidente dello Student Nonviolent Coordinating Committee, ha giudicato l'orazione di King:[6]

« Dr. King ha avuto il potere, l'abilità e la capacità di trasformare quei gradini del Lincoln Memorial in un'area monumentale che verrà per sempre riconosciuta. Parlando come lui ha fatto, ha educato, ispirato, informato non solo le persone lì presenti, ma tutti gli Americani e le generazioni che ancora dovevano nascere.[7] »

Le idee espresse nel discorso riflettono le esperienze di etnocentrismo e maltrattamento vissute da King.[8] Mette apertamente in discussione il modo con cui l'America si definisce «nazione fondata per portare giustizia e libertà a tutti i popoli», trascende quelle mitologie secolari ed inserendoli in un contesto spirituale, sostenendo che la giustizia razziale è anche in accordo con la volontà di Dio.


Somiglianze ed allusioni[modifica | modifica wikitesto]

Il discorso di King usa parole e idee già espresse in orazioni passate o addirittura in altri testi. Come già accennato, il concetto di «sogno» è stato già utilizzato in My Country, 'Tis of Thee; inoltre, l'idea dei diritti costituzionali come «promessa non mantenuta» è stata suggerita da Clarence Jones.[9]

La parte finale del discorso di King ricorda parzialmente il discorso tenuto da Archibald Carey Jr. alla Republican National Convention del 1952: in entrambe le orazioni si fa riferimento sia al primo verso di America (un inno patriottico di Francis Smith) che al concetto della libertà che risuona da ogni montagna.[9]

Tra l'altro, nel discorso sono presenti numerosissimi echi biblici. Nella seconda stanza si allude al Salmo 30:5;[10] King, inoltre, accenna velatamente ad Isaia 40:4-5[11] («ho un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata») e ad Amos 5:24 («finché la giustizia non scorrerà come l’acqua»). Viene fatto un riferimento anche ai versi iniziali di Riccardo III, nota opera teatrale di Shakespeare dove si dice «ora l'inverno del nostro scontento è reso estate gloriosa da questo sole ...»; King, invece, sottolinea che «questa estate soffocante della legittima impazienza dei negri non avrà termine fino a quando non venga un vigoroso autunno di libertà ed uguaglianza».

Responso[modifica | modifica wikitesto]

La resa magistrale del discorso venne lodata nei giorni immediatamente successivi. James Reston, giornalista del New York Times, scrisse che «King ha toccato tutti i temi del giorno, ma meglio di chiunque altro. Era un discorso pieno di rimandi a Lincoln e Gandhi, con la cadenza della Bibbia. Lui era sia militante che triste, e ha dato alla folla l'impressione che fare quel lungo viaggio sia stato utile».[9] Reston ha anche notato che «è stato l'evento più coperto dalla televisione e dalla stampa sin dall'arrivo del presidente Kennedy», e sottolineò che «ci vorrà molto affinché [Washington] dimentichi la melodiosa e melanconica voce del Rev. Dr. Martin Luther King gridare i propri sogni alla la folla».[12]

Nel sito dove King pronunciava il suo discorso è stata incisa la frase «I have a dream»

Un altro articolo del Boston Globe di Mary McGrory riportò che il discorso di King «ha catturato lo stato d'animo» e «ha mosso la folla» come «nessun altro» predicatore ha fatto durante l'evento. Marquis Childs, The Washington Post, osservò che il discorso di King «è ben superiore rispetto alla mera oratoria». Un articolo del Los Angeles Time ha invece elogiato «l'incomparabile eloquenza» mostrata dal «supremo oratore» King.

Ben diverse furono le reazioni dell'FBI: una volta ascoltata l'orazione, estese il COINTELPRO ed investì King del titolo di «nemico principale degli Stati Uniti».[13][14]

« Alla luce dell'intenso discorso demagogico di King tenuto ieri, lui si distingue da tutti gli altri leader neri per quanto concerne l'influenzamento della popolazione nera. Lo dobbiamo marcare ora, se non lo abbiamo fatto prima, come il negro più pericoloso di questa Nazione dal punto di vista del comunismo [...] e della sicurezza nazionale.[15] »

Infatti, il discorso fu considerato un successo dal governo Kennedy per la sua campagna sui diritti civili. Venne eletto un «successo di protesta organizzata», tanto che non venne eseguito neanche un arresto. Lo stesso John Fitzgerald Kennedy, che guardava l'evento in diretta TV, si rivelò molto colpito.

Controversie sul copyright[modifica | modifica wikitesto]

Questo discorso è stato oggetto di diverse discussioni in diverse giurisdizioni per determinare se sia coperto o meno da copyright.

La disputa è basata sul fatto che King ha tenuto questo discorso pubblicamente di fronte ad una vasta platea, e solo un mese più tardi ha registrato il copyright (come richiesto dalle leggi statunitensi).

Infine, il 5 novembre 1999, l'XI circolo della Corte d'Appello degli Stati Uniti ha stabilito che l'enunciazione in pubblico del discorso non costituisce una "generale pubblicazione" e non elimina il copyright. Per questo gli eredi di King godono del diritto di richiedere i diritti di riproduzione per il discorso sia in un programma televisivo che in un libro di storia o in altro contesto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Martin Luther King, Jr., "The Negro and the American Dream", discorso tenuto dalla NAACP a Charlotte, NC, 25 settembre 1960.
  2. ^ Interview With Martin Luther King III, CNN, 22 agosto 2003. URL consultato il 15 gennaio 2007.
  3. ^ Hansen, D, D. (2003). The Dream: Martin Luther King, Jr., and the Speech that Inspired a Nation. New York, NY: Harper Collins. p. 58.
  4. ^ Jones, Clarence Benjamin (1931- ), Martin Luther King Jr. and the Global Freedom Struggle (Stanford University). URL consultato il 28 febbraio 2011.
  5. ^ Clarence B. Jones, On Martin Luther King Day, remembering the first draft of 'I Have a Dream', The Washington Post, 16 gennaio 2011. URL consultato il 28 febbraio 2011.
  6. ^ A "Dream" Remembered, NewsHour, 28 agosto 2003. URL consultato il 19 luglio 2006.
  7. ^ (EN)
    « Dr. King had the power, the ability, and the capacity to transform those steps on the Lincoln Memorial into a monumental area that will forever be recognized. By speaking the way he did, he educated, he inspired, he informed not just the people there, but people throughout America and unborn generations »
  8. ^ Exploring Religion and Ethics: Religion and Ethics for Senior Secondary Students, p 192, Trevor Jordan - 2012
  9. ^ a b c I Have a Dream (28 August 1963), The Martin Luther King, Jr. Research and Education Institute. URL consultato il 19 gennaio 2009.
  10. ^ Salmo 30:5, transcripture.com. URL consultato il 7 aprile 2015.
  11. ^ Isaia 40:4-5.
  12. ^ James Reston, 'I Have a Dream...': Peroration by Dr. King sums up a day the capital will remember, New York Times (29 agosto 1963).
  13. ^ Tim Weiner, Enemies: A history of the FBI, New York: Random House, 2012, p. 235
  14. ^ The FBI's War on King, American RadioWorks.
  15. ^ (EN)
    « In the light of King's powerful demagogic speech yesterday he stands head and shoulders above all other Negro leaders put together when it comes to influencing great masses of Negroes. We must mark him now, if we have not done so before, as the most dangerous Negro of the future in this Nation from the standpoint of communism, the Negro and national security. »

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]