Offensiva del Têt

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Offensiva del Têt
parte della Guerra del Vietnam
Vietcong2.jpg
Un soldato vietcong, sorvegliato da una guardia armata, in attesa del successivo interrogatorio a Saigon durante l'offensiva del Têt del 1968 (Tổng tiến công Tết Mậu Thân).
Data 30 gennaio - 28 marzo 1968 (I Fase)
Luogo Vietnam meridionale e settentrionale
Esito Vittoria tattica e militare americana e sudvietnamita, vittoria strategica e psicologica dei Vietcong e del Vietnam del Nord
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Più di 1.000.000 di uomini Tra 323.000 e 595.000 uomini
Perdite
Vietnam del Sud:
4.954 morti
15.917 feriti
926 dispersi
Stati Uniti e Alleati:
4.124 morti
19.295 feriti
604 dispersi
(fonti USA): tra 25.000 e 45.000 morti
tra 30.000 e 50.000 feriti
5.070 prigionieri
14.000 civili rimasero uccisi e 24.000 feriti
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L'Offensiva del Têt fu un grande attacco a sorpresa avvenuto durante la guerra del Vietnam. L'offensiva venne scatenata dall'esercito nordvietnamita (NVA) e dai vietcong (VC o NLF) la notte del capodanno vietnamita (Tết Nguyên Ðán), cioè tra il 30 e il 31 gennaio 1968.

Le azioni militari si svolsero praticamente in tutte le maggiori città del Vietnam del Sud e contro la base statunitense di Khe Sanh. L'offensiva non riuscì a sfondare in alcun punto le linee americane, ma fu lo stesso determinante per il forte impatto sui mass media e sull'opinione pubblica.

Le fasi della guerra[modifica | modifica sorgente]

« Le speranze del nemico sono alla fine »
(Dichiarazione del generale Westmoreland, comandante supremo del MACV nel novembre 1967, prima dell'inizio dell'Offensiva del Tet[1].)

Nel luglio 1967, una riunione della dirigenza del partito comunista riconobbe il proprio fallimento e decise di riorientare le proprie operazioni per prendere di mira due debolezze politiche fondamentali degli USA. In primo luogo, il grosso divario tra il governo statunitense e l'opinione pubblica (soprattutto quella vietnamita) circa il supporto alla guerra e i suoi progressi. Secondariamente, le tensioni esistenti tra l'esercito statunitense e i suoi alleati vietnamiti.

La dirigenza decise di concentrarsi su poche operazioni di alto profilo, che avrebbero fatto presa sul pubblico americano e sui media, piuttosto che combattere il conflitto lontano dai maggiori centri urbani. Questo avrebbe sollevato il morale del Nord, sperabilmente ispirato sollevazioni a Sud e fornito l'impressione, realistica in caso di successo, che gli Stati Uniti d'America e l'ARVN non stessero vincendo la guerra e che ci sarebbe voluto molto tempo prima che questo avvenisse. La nuova politica segnò anche una vittoria dei falchi sulle colombe all'interno della dirigenza del partito comunista, e alla fine del 1967, circa 200 ufficiali anziani tra le colombe vennero epurati. La strategia delle colombe si basava su un mix di guerriglia a bassa intensità, accordi diplomatici e sulla richiesta di maggiori aiuti da parte dell'URSS, soprattutto in campo aeronautico. I "falchi" invece volevano mantenere il Vietnam equidistante tra Cina e URSS, oppure preferivano un'alleanza tattica con l'ingombrante vicino settentrionale. Contrariamente a quanto supposto da molti giornalisti occidentali i governanti vietnamiti non tenevano in gran conto l'opinione pubblica occidentale, e furono i primi a essere sorpresi del clamore che l'offensiva suscitò in occidente, dall'esplodere dei movimenti pacifisti e contro la guerra e dall'impatto che questa operazione portò sulla politica interna americana e sulle elezioni presidenziali. Il generale Giap, uno dei capi delle "colombe", venne però pragmaticamente mantenuto al comando, sia per la sua grande esperienza, sia per il prestigio che si era già conquistato battendo i francesi con un misto di guerriglia e combattimenti convenzionali.

Una delle ragioni per cui questa strategia si rivelò così efficace fu che i leader statunitensi stavano fornendo notizie fuorvianti o, nel caso peggiore, semplicemente mentendo al pubblico americano su quello che stava accadendo in Vietnam, cosa che in seguito fu ammessa da personaggi come l'allora Segretario alla Difesa, Robert McNamara, e da altri alti ufficiali statunitensi (lo dimostrano svariati documenti, registrazioni audio, eccetera).
All'inizio del 1968 gli americani erano stati indotti a credere che Vietcong e nordvietnamiti fossero sull'orlo della sconfitta, e che gli USA avrebbero presto vinto la guerra, impressione accreditata dai comportamenti del presidente Lyndon Johnson e del Segretario McNamara, che tennero nascoste le informazioni sulla reale situazione in Vietnam. L'offensiva del Tet smentì tutto quanto, ed è una delle ragioni per cui molti americani persero la fiducia nel governo. Un gruppo di eminenti consiglieri di Johnson, conosciuti come i "saggi", dopo il Têt si volse contro l'intervento diretto in Vietnam. Inoltre esistevano notevoli discrepanze tra le stime delle forze comuniste impegnate nel Vietnam del sud secondo la Cia (450.000 circa) e i servizi delle forze armate (circa 300.000). Anche l'esercito del Vietnam del sud tendeva a minimizzare le forze vietcong dopo le dure offensive dal 1966 e del 1967. Le cifre della CIA si rivelarono quelle più corrette, e anzi probabilmente erano frutto di una stima per difetto, poiché nelle settimane immediatamente precedenti l'offensiva i vietcong richiamarono alcuni loro reparti in sonno, mentre truppe nordvietnamite penetrarono, in piccoli gruppi, al Sud.

Inoltre i nordvietnamiti e i vietcong disponevano di un servizio di informazioni eccellente e molto ben collaudato, che si stava pienamente riprendendo dai colpi subiti negli anni precedenti.

La pianificazione dell'operazione[modifica | modifica sorgente]

La pianificazione complessiva dell'operazione venne condotta dal comandante dell'NVA (Armata Nordvietnamita), Vo Nguyen Giap. Egli pianificò una serie di audaci incursioni in tutto il Sud, coinvolgendo ogni città degna di nota e utilizzando praticamente tutte le unità, producendo quasi quaranta attacchi principali e innumerevoli scontri minori. In termini puramente militari questa fu quasi una follia, ma Giap stava perseguendo una politica complessiva ed era conscio che la debolezza nella politica militare statunitense poteva produrre un successo a lungo termine da un disastro a breve termine. Egli inoltre sperò fortemente che gli sforzi dell'NLF e dell'NVA avrebbero provocato una sollevazione popolare generale nel Sud.

Soldati nordvietnamiti, pesantemente carichi di equipaggiamento, in marcia lungo il sentiero di Ho Chi Minh in preparazione della Offensiva del Tet.

La festività del Têt era stata tradizionalmente una tregua durante la guerra del Vietnam, e l'NLF aveva avuto qualche forma di tregua in quel giorno fin da quando i combattimenti iniziarono contro i francesi. Con il bisogno del fattore sorpresa che era di capitale importanza, l'NLF e l'NVA annunciarono che avrebbero rispettato un cessate il fuoco di sette giorni a partire dal 31 gennaio. Questo periodo di tempo inusualmente lungo venne scelto per confortare i militari americani, che lo avrebbero interpretato come l'atto di una forza in urgente bisogno di una pausa, e avrebbe anche incoraggiato i comandanti dell'ARVN a concedere una licenza alle loro truppe. L'NVA era consapevole del risentimento che attaccare durante il Tet avrebbe causato tra i civili.

Con un'altra scommessa per il fattore sorpresa, l'NVA aprì anche degli esitanti colloqui di pace con l'esercito americano. Con questi speravano di incoraggiare l'impressione della loro debolezza e speravano anche che gli USA avrebbero cercato di forzare concessioni da parte del governo sudvietnamita in risposta alle condizioni impostate dal Nord.

L'inganno più significativo e costoso fu quello di offrire agli USA una grossa minaccia lontano dal sud urbanizzato. Due grosse basi statunitensi a nord, vicino al confine, vennero bersagliate. Con il ricordo di Điện Biên Phủ si sperava che gli attacchi ad avamposti isolati avrebbero attratto l'attenzione dell'esercito USA (e dei media). Le due basi erano a Dak To e Khe Sanh. Dak To venne attaccata durante novembre e l'attacco a Khe Sanh sarebbe iniziato pochi giorni prima delle operazioni nel sud.

Le similitudini tra Điện Biên Phủ e Khe Sanh erano intese a incantare i consiglieri statunitensi. Khe Sanh era vicina al Sentiero di Ho Chi Minh, a soli 20 km dal confine tra Nord e Sud e a 8 km dal Laos. In quel terreno elevato e difficile, i rifornimenti potevano essere impossibili con il brutto tempo. Un ulteriore complicazione fu che la base si estendeva su una vasta area. La vicina base delle Forze Speciali di Lang Vei sembrava anch'essa vulnerabile. Khe Sanh venne difesa da due reggimenti dei marines, comandati dal Colonnello Lownds e da una forza numericamente simile delle truppe dell'ARVN.

La reazione statunitense[modifica | modifica sorgente]

La risposta dei militari statunitensi fu irregolare di fronte a un'intelligence troppo contraddittoria. Il credo che Khe Sanh sarebbe stata una grossa battaglia era ben radicato, il personale del Vietnam Studies and Observations Group era certo che uno scontro decisivo era imminente. La base americana venne rinforzata e migliaia di UGS vennero sparpagliati nella giungla circostante con l'Operazione Niagara. L'intelligence statunitense identificò almeno 15.000 uomini dell'NVA nelle vicinanze.

I combattimenti furono più intensi attorno a Khe Sanh. Ci furono tre divisioni di regolari dell'NVA attorno alla base, per un totale di circa 25.000 uomini. L'azione iniziò lì attorno, dieci giorni prima del Tet, con attacchi di prova e scambi di colpi di artiglieria. Due posizioni su delle colline vennero catturate il 20 gennaio, tagliando la base dalle rotte terrestri di rifornimento. L'attenzione al MACV e a Washington era ossessionata da Khe Sanh e altri indicatori di problemi vennero trascurati o sminuiti. L'assalto principale non iniziò fino al 5 febbraio. Lang Vei venne travolta il 7 febbraio e le linee a Khe Sanh vennero pesantemente attaccate, il campo venne preservato solo grazie a massicce incursioni aeree e a uno sbarramento di artiglieria (oltre 30 000 missioni vennero fatte volare in difesa della base). Dopodiché il ritmo rallentò, la battaglia divenne più un assedio, anche se ci furono ulteriori assalti dell'NVA il 17-18 e il 29 febbraio. Khe Sanh venne ufficialmente salvata il 6 aprile e i combattimenti cessarono il 14 aprile. Probabilmente circa 8 000 soldati dell'NVA morirono attorno a Khe Sanh.

Al sud i combattimenti iniziarono il 29 gennaio quando un numero di unità dell'NLF iniziarono prematuramente i loro attacchi in quattro città provinciali. I restanti attacchi dell'NLF/NVA iniziarono nella notte del 30-31. Tutte le capitali provinciali meno otto vennero attaccate, cinque delle sei città autonome e 58 altre città importanti. I principali attacchi furono portati a Ban Me Thuot, Quang Nam, Dalat, Mỹ Tho, Cần Thơ, Ben Tre, Nha Trang, e Kontum. Fu solo a Huế, l'antica capitale, e a Saigon che l'NVA ebbe un successo significativo. La sperata sollevazione popolare (khnoi nghai) praticamente non avvenne, molti Sudvietnamiti dimostrarono un forte supporto per l'ARVN.

Hué venne attaccata da dieci battaglioni, la città fu quasi completamente travolta e migliaia di civili vennero scelti per essere giustiziati. La città non venne ripresa dalle forze americane e dall'ARVN fino alla fine di febbraio. Il valore storico e culturale di Hué significarono che gli statunitensi non impiegarono i colpi dell'aviazione e dell'artiglieria con la stessa abbondanza di altre città, almeno inizialmente. Ci fu una dura battaglia strada per strada (tutta registrata dai media statunitensi), che si dirigeva verso la "Cittadella", il palazzo imperiale, che venne ripulito dalle truppe dell'NVA dopo quattro giorni di combattimento. Gli USA e l'ARVN avevano perso 482 uomini e l'NVA circa 7 500.

Ci furono numerosi attacchi dentro e attorno a Saigon, circa cinque battaglioni dell'NLF si erano infiltrati in città. La base aerea di Tan Son Nhut, il quartier generale dell'ARVN e del MACV, venne attaccata da circa 700 uomini e ci furono pesanti combattimenti ma solo 110 vittime tra i soldati americani. Anche la base aerea di Bien Hoa fu attaccata e venti aeroplani distrutti. Le perdite vietnamite in questi due assalti e nelle altre azioni a Saigon furono superiori ai 1 100 uomini ma consentirono di prendere il controllo di gran parte della città. La lotta durò quasi una settimana e alcune zone della città furono danneggiate pesantemente dall'artiglieria e dalle incursioni aeree statunitensi, il sobborgo di Cholon venne semi-distrutto in quanto i combattimenti vi si protrassero fino a metà febbraio. Un assalto particolarmente potente fu condotto contro l'ambasciata statunitense da venti commando dell'NLF. Anche se venne respinto rapidamente, fu uno scontro altamente simbolico che produsse immagini memorabili.

Le perdite[modifica | modifica sorgente]

L'NLF e l'NVA persero circa 35.000 uomini, oltre a 60.000 feriti e 6.000 prigionieri, senza avere un successo militare "duraturo". I caduti statunitensi e dell'ARVN ammontarono a circa 3.900 (1.100 americani). Considerando tutto il periodo del Tet i caduti del Vietnam del Sud furono 4.950, con 15.917 feriti, e 926 dispersi (più alcuni disertori e alcune fucilazioni di "traditori"). Le forze della coalizione internazionale (che comprendevano USA, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda, oltre che, in un ruolo ancora marginale nel 1968, Taiwan e Thailandia) ammontarono a 4.124 morti, 19.295 feriti, 604 dispersi. Le perdite per i nordvietnamiti, considerando tutto il periodo, inclusi i prodromi della battaglia, si aggirarono attorno ai 60.000 morti (si consideri che i feriti americani e sudvietnamiti disponevano di un trattamento medico d'avanguardia, mentre per quelli vietcong mancavano quasi completamente le cure moderne o anche solo il plasma per le trasfusioni). Ma questo non fu il conflitto che il pubblico americano vide. I rapporti dei media statunitensi sulla battaglia scioccarono sia il pubblico sia i politici americani. Apparentemente la profondità della reazione statunitense sorprese perfino la dirigenza nordvietnamita.

Il pesante bombardamento statunitense di Ben Tre produsse la famosa frase "divenne necessario distruggere la città allo scopo di salvarla". Infatti l'offensiva del Tet fu contenuta solo con grosse perdite tra la popolazione civile (circa 14.000 morti e almeno 24.000 feriti); eccetto che a Hue queste furono causate quasi interamente dall'artiglieria e dall'aviazione americane e sudvietnamite, con un effetto duraturo di allontanamento della popolazione rurale e delle città montane dal governo sudvietnamita e dall'impegno americano.

Khe Sanh venne abbandonata dagli USA il 23 giugno 1968, come molte altre posizioni particolarmente esposte non venne considerata di utilità strategica, queste presunte "ritirate tattiche" americane furono di fatto delle vittorie militari e morali per i nordvietnamiti e i vietcong, anche se dal punto di vista strategico complessivo non ebbero alcuna importanza di rilievo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ S.Karnow, Storia della guerra del Vietnam, p. 360.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Stanley Karnow, Storia della guerra del Vietnam, Rizzoli, Milano, 1985

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