Claudette Colvin

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Claudette Colvin nel 1953

Claudette Colvin (Montgomery, 5 settembre 1939) è un'attivista statunitense che è stata arrestata, il 2 marzo 1955, per aver rifiutato di rinunciare al suo posto su un autobus durante la segregazione razziale negli Stati Uniti d'America, nove mesi prima di Rosa Parks.

Era tra le cinque querelanti originariamente incluse nel caso presentato dall'avvocato dei diritti civili Fred Gray il primo febbraio 1956, conosciuto come Browder contro Gayle, e ha testimoniato davanti ai tre giudici che hanno sentito il caso alla Corte Distrettuale degli Stati Uniti.

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Colvin è nata il 5 settembre 1939 ed è stata adottata da Q. P. Colvin e da Mary Anne Colvin. Suo padre tagliava i prati mentre sua madre lavorava come una cameriera[1]. Claudette Colvin è cresciuta in un quartiere nero povero di Montgomery[2]. Nel 1943, all'età di quattro anni, era in un negozio con sua madre quando un paio di ragazzi bianchi entrarono. Le chiesero di toccarsi le mani per confrontarle. Vedendo questo, sua madre la schiaffeggiò e le disse che non poteva toccare i bianchi[3].

Arresto[modifica | modifica wikitesto]

Ne 1955, Colvin era una studente della scuola segretata intitolata a Booker T. Washington. Usava gli autobus della città per andare a scuola, perché i suoi genitori non avevano una macchina. Lei disse di aspirare a diventare Presidente degli Stati Uniti d'America un giorno. Colvin era un membro del consiglio giovanile della National Association for the Advancement of Colored People e aveva appreso attivamente il Movimento dei Diritti Civili a scuola.[4] Il 2 marzo 1955, tornando a casa dalla scuola, si sedette a circa due sedili da un'uscita di emergenza nella sezione colorata[1].

La convenzione del tempo era che se l'autobus fosse diventato così affollato, tanto che tutti i cosiddetti "sedili bianchi" davanti fossero stati pieni e una persona bianca fosse rimasta in piedi, gli afroamericani sarebbero dovuto alzarsi da questi sedili e sarebbero dovuto spostarsi sul retro, rimanendo in piedi se non ci fossero stati posti liberi. Quando una donna bianca, che salì sull'autobus, è rimasta in piedi, il conducente dell'autobus, Robert W. Cleere, ordino a Colvin e ad altre tre donne nere nella sua fila di spostarsi dietro. Le tre donne si spostarono ma una donna nera incinta, Ruth Hamilton, si avvicinò e si sedette accanto a Colvin.

Il conducente le guardò dallo specchietto e quattro e quattrotto "ci ha chiesto ad entrambe di alzarsi. [Ruth Hamilton] ha detto che non aveva intenzione di alzarsi e che aveva pagato il biglietto e non aveva voglia di stare in piedi. Così gli ho detto che non mi sarei neanche io alzata. Così lui disse: 'Se non ti alzerai, chiamerò un poliziotto.'" La polizia arrivò e convinse un uomo nero seduto dietro le due donne a spostarsi in modo che la signora Hamilton potesse sedersi dietro ma Colvin rifiutò ancora. Fu trascinata fuori dall'autobus e fu arrestata dai due poliziotti, Thomas J. Ward e Paul Headley[5][6][7]. Questo evento avvenne nove mesi prima di quello della segretaria del NAACP Rosa Parks che è stata notoriamente arrestata per lo stesso reato[8]. Claudette Colvin disse: "Mia madre mi ha detto di stare tranquilli su quello che ho fatto. Mi ha detto di lasciare che Rosa fosse l'unica: le persone bianche non si preoccupano di Rosa, piace a loro[3]".

Quando Colvin si rifiutò di alzarsi, stava pensando al giornalino della scuola che aveva scritto quel giorno sulla consuetudine locale che impediva ai neri di usare gli spogliatoi e di provare i vestiti nei grandi magazzini[9]. In un'intervista successiva disse: "Non abbiamo potuto provare i vestiti. Ho dovuto prendere un sacchetto di carta marrone e disegnare uno schema del mio piede [...] e portalo al negozio[4]. Non poteva stare nella stessa nostra fila perché questo significherebbe che eravamo buoni come lei".

Annie Larkins Price, compagna di classe di Colvin testimonio che "l'autobus era affollato e mi ricordo che il conducente di autobus guardava lo specchio retrovisore, chiedendole di cedere il posto alla donna bianca, poiché lei non lo aveva. Gridava: "È il mio diritto costituzionale!". Decise che quel giorno non si sarebbe mossa". Colvin è stata ammanettata, arrestata e trascina fuori dall'autobus. Ha gridato che i suoi diritti costituzionali erano stati violati[5][8]. Price ha testimoniato per Colvin nel tribunale per minori. Colvin è stata condannata per disturbo della quiete pubblica, violazione della legge di segregazione e aggressione. "Non c'era aggressione" ha testimoniato Price.

Browder contro Gayle[modifica | modifica wikitesto]

Insieme a Aurelia Browder, Susie McDonald, Mary Louise Smith e Jeanette Reese, Colvin è stata anche una delle cinque querelanti nel caso giudiziario Browder contro Gayle. Il caso, organizzato e depositato dall'avvocato dei diritti civili Fred Gray, ha determinato che la segregazione di autobus a Montgomery era incostituzionale[10]. Parzialmente grazie al supporto offerto dalle querelanti della comunità nera, l'Alabama non ha trovata altra scelta che sospendere le sue politiche segregazioniste e implementare quelle che erano più eque[11]. Durante il caso, Colvin descrive così il suo arresto[9]:

« Ho continuato a dire: "Non ha diritto... questo è il mio diritto costituzionale... non hai il diritto di farlo". E ho continuato a blaterare cose. Era peggio che rubare, sai, ribattere ad una persona bianca »

Il 5 giugno 1956 la Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto di Alabama ha emesso una sentenza che dichiara incostituzionali le leggi dell'Alabama e di Montgomery che obbligavano la segregazione degli autobus. I pubblici ufficiali statali e locali hanno fatto appello alla Corte suprema degli Stati Uniti d'America. La Corte Suprema ha affermato con decisione la decisione del 13 novembre 1956. Un mese dopo, la Corte Suprema ha rifiutato di riesaminare e il 20 dicembre 1956 il tribunale ha ordinato alla città di Montgomery e allo stato dell'Alabama di porre fine alla segregazione di autobus in modo permanente[12].

Per molti anni, i leader neri di Montgomery non hanno pubblicizzato lo sforzo pionieristico di Colvin perché era una adolescente che secondo alcune dicerie era incinta di un uomo sposato[13]. Parole come "vivace", "chiacchierona" e "emotiva" sono state usate per descriverla mentre Rosa Parks era considerata calma, ben educata e studiosa. A causa delle norme sociali del tempo e della sua giovinezza, la National Association for the Advancement of Colored People era preoccupata di usarla per simboleggiare il loro boicottaggio[8][14].

Colvin ha detto che "i giovani pensano che Rosa Parks si sia seduta su un autobus e abbia posto fine alla segregazione ma questo non è affatto vero"[3][8].

Vita dopo l'attivismo[modifica | modifica wikitesto]

Il 29 marzo 1956, Colvin ha dato alla luce suo figlio, Raymond. Era così chiaro, come suo padre, che le persone spesso credevano che suo padre fosse un uomo bianco. Colvin lasciò Montgomery e andò a New York nel 1958[6], perché aveva difficoltà a trovare e mantenere un lavoro a seguito della notorietà del caso della corte federale che aveva posto fine alla segregazione degli autobus. Colvin ha detto che dopo le sue azioni sull'autobus è stata marchiata come un problema da molti della sua comunità ed è dovuta scappare dal college ed è stata una lotta per lei[10].

A New York, la giovane Claudette Colvin e Raymond andarono a vivere dalla sorella maggiore Velma Colvin. Claudette ha lavorato come assistente di una infermiera in una casa di cura a Manhattan dove ha lavorato per 35 anni ritirandosi nel 2004. Non si è mai sposata. Mentre viveva a New York ha avuto un secondo figlio che è diventato un contabile ad Atlanta, si è sposato e ha avuto una famiglia. Raymond Colvin è invece morto nel 1993 a New York, a 37 anni[8].

Eredità[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene Colvin possa essere considerata la scintilla che ha scatenato il movimento di boicottaggio dei bus a Montgomery, raramente ha raccontato la sua storia una volta trasferitasi a New York City. A quel tempo, il dibattito nella comunità nera si stava concentrando sull'impresa nera piuttosto che sulle questioni di integrazione. Margot Adler della National Public Radio ha affermato che le organizzazioni nere hanno ritenuto che Rosa Parks sarebbe stata un caso migliore per l'integrazione perché era una adulta e aveva il tipo di capelli e di apparenza necessari per renderla di classe media[4].

Nel 2005, Colvin ha detto al Montgomery Advertiser che, anche se le avessero dato l'opportunità, non avrebbe cambiato la sua decisione di rimanere seduta sul autobus.

« "Mi sento molto, molto orgogliosa di quello che ho fatto. Mi sento come se quello che abbia fatto fosse stata una scintilla. Non mi dispiace. Lasciate che la gente conosca che Rosa Parks è stata la persona giusta per il boicottaggio. Ma fate anche sapere che gli avvocati hanno portato altre quattro donne alla Corte Suprema per sfidare la legge che ha portato alla fine della segregazione." »

Colvin ha spesso detto che non fosse arrabbiata per non aver ottenuto il riconoscimento che meritava, piuttosto è delusa. Ha detto che si sentiva come se stesse "avendo il suo Natale a gennaio piuttosto che il 25"[15].

Nella seconda stagione della serie HBO The Newsroom, il personaggio principale, Will McAvoy, interpretato da Jeff Daniels, utilizza la non divulgazione di Colvin come esempio di come "una cosa" possa cambiare tutto. Egli osserva che se l'ACLU avesse usato la sua disobbedienza civile, anziché otto mesi più tardi quella di Rosa Parks, per evidenziare l'ingiustizia della segregazione, non sarebbe mai diventato noto un giovane predicatore chiamato Martin Luther King Jr, quindi per quella decisione politica, l'America probabilmente non avrebbe trovato una voce per il Movimento per i diritti civili degli afroamericani.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Cheryl Phibbs, The Montgomery Bus Boycott - A History and Reference Guide, Greenwood, 2009, ISBN 9780313358876, OCLC 615626549.
  2. ^ (EN) The Girl Who Acted Before Rosa Parks, su National Women's History Museum. URL consultato il 29 agosto 2017.
  3. ^ a b c Phillip M. Hoose, Claudette Colvin: Twice Toward Justice, First Square Fish, ISBN 9781429948210, OCLC 861511258.
  4. ^ a b c Before Rosa Parks, There Was Claudette Colvin, su NPR.org. URL consultato il 29 agosto 2017.
  5. ^ a b (EN) Before Rosa Parks, There Was Claudette Colvin, in Newsweek, 1° marzo 2009. URL consultato il 03 settembre 2017.
  6. ^ a b (EN) She would not be moved, in The Guardian, 15 dicembre 2000. URL consultato il 29 agosto 2017.
  7. ^ Donnie Williams e Wayne Greenhaw, The Thunder of Angels: the Montgomery Bus Boycott and the People Who Broke the Back of Jim Crow., Lawrence & Wishart, 2007, ISBN 1556526768, OCLC 144218891.
  8. ^ a b c d e (EN) Brooks Barnes, No Longer a Civil Rights Footnote: Claudette Colvin, in The New York Times, 25 novembre 2009. URL consultato il 29 agosto 2017.
  9. ^ a b Brinkley, Douglas., Rosa Parks, Viking, 2000, ISBN 9780670891603, OCLC 43708619.
  10. ^ a b (EN) Claudette Colvin, su Biography.com. URL consultato il 29 agosto 2017.
  11. ^ Deborah Gray White, Mia Bay e Waldo E. Martin, Freedom on My Mind: A History of African Americans with Documents, Vol. 2, ISBN 9780312648848, OCLC 795173920.
  12. ^ (EN) 2 other bus boycott heroes praise Parks' acclaim, in Chicago Tribune. URL consultato il 29 agosto 2017.
  13. ^ (EN) Before Rosa Parks, A Teenager Defied Segregation On An Alabama Bus, in NPR.org. URL consultato il 29 agosto 2017.
  14. ^ Taylor Branch, Parting the waters : America in the King years, 1954-63, Simon and Schuster, 1988, ISBN 0671687425, OCLC 18383661.
  15. ^ (EN) Claudette Colvin, su www.montgomeryboycott.com. URL consultato il 29 agosto 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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