Annessione texana

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Con la locuzione annessione texana si indica l'annessione politica, avvenuta nel 1845 della Repubblica del Texas da parte degli Stati Uniti; fu così che il Texas divenne il ventottesimo Stato dell'Unione il 29 dicembre 1845.

La Repubblica del Texas aveva dichiarato la propria indipendenza dalla Repubblica Centralista del Messico il 2 marzo 1836. All'epoca la maggior parte della popolazione texana si era espressa in maniera favorevole all'annessione da parte degli Stati Uniti[1]. Entrambe le leadership dei due maggiori partiti politici statunitensi, Democratici e Whig, si opposero a questo processo, dal momento che l'introduzione di uno Stato dall'impronta fortemente schiavista, poteva rappresentare un problema ulteriore all'interno dell'arena di accese discussioni e dibattiti pro- e anti schiaviste all'interno del Congresso[2].

Inoltre entrambi desideravano evitare una guerra con il Messico, il cui governo aveva già manifestato la volontà di riconoscere la sovranità della sua provincia settentrionale ribelle. A partire dal decennio 1840 la fortuna economica del Texas era in netto declino, per questo motivo il Presidente della Repubblica del Texas Sam Houston aveva tentato di intavolare dei colloqui con il governo messicano per esplorare la possibilità di ottenere l'indipendenza, con la mediazione della Gran Bretagna[3].

Cartina dei confini del Texas dopo l'annessione del 1845.

Nel 1843 la Presidenza di John Tyler, non allineandosi con le posizioni di nessuno dei partiti presenti al Congresso, decise in procedere in modo del tutto autonomo ed indipendente all'annessione del Texas, con lo scopo di guadagnare il consenso popolare necessario ad ottenere una rielezione alla Presidenza. Tuttavia le sue motivazioni ufficiali erano quelle di opporsi alla supposta politica britannica di affrancare la schiavitù in Texas, cosa che avrebbe minato alla radice tutto il sistema schiavista statunitense.

Tramite dei negoziati segreti con lo stesso Houston, il Presidente Tyler stipulò un trattato di annessione nel 1844. Quando i documenti dell'accordo furono sottoposti al Senato statunitense per la ratifica, i dettami per i termini dell'annessione divennero pubblici e la questione dell'annessione del Texas divenne argomento centrale della campagna elettorale nel corso delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1844.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di James Knox Polk.

I delegati Democratici del sud favorevoli all'annessione negarono al loro leader, Martin Van Buren contrario all'annessione, la nomina per la loro convenzione prevista per il mese di maggio dello stesso anno. In alleanza con i loro colleghi pro-annessione del nord, essi assicurarono la nomina di James K. Polk che stilò un manifesto, ispirato alla dottrina del Destino manifesto, in favore dell'annessione del Texas[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Malone, 1960, p. 545: "... il Texas era ora libero [...] la Dichiarazione di Indipendenza del Texas del 2 marzo 1836 [...] ed il suo popolo anelavano fortemente all'annessione da parte degli Stati Uniti."
  2. ^ Freehling, 1991, p. 355: "Subito prima dell'annessione, entrambi i partiti rimasero congelati nella loro decennale posizione secondo la quale il Texas non era degno di far correre il rischio di un potenziale conflitto esterno o di una guerra intestina.
  3. ^ Freehling, 1991, p. 369: "Sam Houston [...] il presidente texano apparentemente deviò dal perseguire una politica di annessione che sembrava impraticabile da parte degli Stati Uniti e cercò di negoziare l'indipendenza con il Messico. L'Inghilterra, sperava Houston, avrebbe potuto fare da mediatore nei negoziati."
  4. ^ Merk, 1978, p. 308: Agli inizi del 1840 "si era sviluppata nel nord-ovest e nei centri urbani ad est la dottrina del Destino Manifesto, che avrebbe potuto essere sfruttata per sostenete l'espansione dello schiavismo."
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