Presidenza di James Monroe

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Presidenza James Monroe
James Monroe by John Vanderlyn - B&W.jpg
Il presidente Monroe in un ritratto di John Vanderlyn
StatoStati Uniti Stati Uniti
Capo del governoJames Monroe
(Partito Democratico-Repubblicano)
Giuramento4 marzo 1817
Governo successivo4 marzo 1825
Left arrow.svg Presidenza Madison Presidenza J. Q. Adams Right arrow.svg

«Fu il primo presidente a non potersi fregiare del titolo prestigioso di firmatario della Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America. Sotto il suo mandato la residenza ufficiale - la Presidential House - che era stata fino allora chiamata il "Palazzo" dovette essere restaurata dopo i guasti provocati dalla guerra anglo-americana. Venne anche intonacata e da quel momento la gente prese a chiamarla "Casa Bianca".[1]

La presidenza di James Monroe ebbe inizio il 4 marzo del 1817 con la cerimonia d'inaugurazione e relativo insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America e terminò il 4 marzo del 1825. Monroe assumerà l'ufficio come 5º presidente degli Stati Uniti d'America dopo aver vinto le elezioni presidenziali del 1816 ottenendo un margine di vittoria schiacciante sull'esponente del Partito Federalista Rufus King.

Questa sarà l'ultima tornata elettorale in cui i federalisti schierarono un candidato presidenziale e Monroe fu l'incontrastato vincitore anche nelle successive elezioni presidenziali del 1820. Membro del Partito Democratico-Repubblicano gli succederà il Segretario di Stato in carica John Quincy Adams.

Il presidente cercò di eliminare del tutto i partiti politici, tanto che il Partito federalista svanì come istituzione nazionale durante la sua amministrazione; ma anche i repubblicani-democratici smisero di funzionare come organismo unificato. Il periodo storico viene spesso definito "l'era dei buoni sentimenti" a causa della mancanza di un qualsiasi conflitto partigiano.

A livello nazionale Monroe dovette affrontare il panico del 1819, la prima grande recessione nella storia degli Stati Uniti d'America; sostenne molti dei progetti infrastrutturali finanziati a livello federale, pose comunque il veto su altri a causa di preoccupazioni costituzionali. Fece approvare il Compromesso del Missouri, che ammetteva il nuovo il Missouri in qualità di nuovo Stato federato schiavista sebbene escludesse la schiavitù nei restanti territori sopra il parallelo 36°30' Nord.

In politica estera il presidente e il suo Segretario di Stato Adams acquisirono la Florida orientale dall'impero spagnolo a seguito del trattato Adams-Onís, realizzando un obiettivo a lungo termine già presente tra i suoi predecessori. Ottenuto dopo la prima delle guerre seminole il suddetto accordo consolidò anche il controllo statunitense sulla Florida occidentale, stabilì inoltre il confine occidentale degli Stati Uniti d'America e incluse la cessione delle rivendicazioni spagnole sull'Oregon Country.

L'amministrazione Monroe raggiunse anche due trattati con l'impero britannico, segnando così un progressivo riavvicinamento tra i due paesi all'indomani della guerra anglo-americana del 1812. Il trattato Rush-Bagot smilitarizzò il confine con il Nord America Britannico, mentre il trattato del 1818 concluse alcune delle dispute relative sorte e previde un insediamento congiunto nell'Oregon Country.

Il presidente si rivelerà in profonda sintonia con i movimenti rivoluzionari presenti nell'America Latina e si oppose ad ogni influenza europea sulla regione; nel 1823 promulgò la dottrina Monroe la quale dichiarò che gli Stati Uniti sarebbero rimasti neutrali negli affari del Vecchio Continente, ma non accettò in alcun modo un'eventuale nuova colonizzazione dell'America del Sud da parte delle potenze europee.

Alle elezioni presidenziali del 1824 ben quattro membri del Partito repubblicano-democratico cercarono di succedergli e Monroe mantenne un profilo di rigorosa neutralità tra i diversi contenenti. Adams emerse come vincitore davanti al generale Andrew Jackson e al Segretario al Tesoro William Harris Crawford in un appuntamento elettorale fortemente contingente.

Firma autografa del presidente Monroe.

I sondaggi effettuati dagli storici ed esperti di politologia hanno generalmente sempre classificato Monroe come un presidente sopra la media (vedi classifica storica dei presidenti degli Stati Uniti d'America).

Elezioni presidenziali del 1816[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1816.

«Abilissimo politico, riuscì a sfruttare l'ondata di nazionalismo patriottico sfruttando il successo militare di Andrew Jackson e fu quindi eletto con una strepitosa maggioranza; quattro anni più tardi avrebbe ottenuto addirittura l'unanimità se un voto non fosse stato deliberatamente destinato a John Quincy Adams allo scopo di non togliere a George Washington il primato del consenso[2]

La leadership di Monroe durante la guerra anglo-americana nel corso della presidenza di James Madison venne definita "emancipazione democratico-repubblicana", ma nonostante ciò non tutti i capi e i maggiori dirigenti del partito politico ne sostennero la candidatura in vista della campagna elettorale del 1816. Il Segretario al Tesoro William Harris Crawford ebbe il sostegno di numerosi membri del Congresso originari sia del profondo Sud che dei Territori del West, molti dei quali si dimostreranno assai diffidenti nei confronti dell'appoggio dato da Madison e Monroe a favore dell'istituzione della Seconda banca degli Stati Uniti[3].

Gli esponenti del Partito Democratico-Repubblicano dello Stato di New York resistettero alla possibilità che un altro virginiano vincesse ancora una volta la presidenza, assecondarono pertanto la candidatura del governatore di New York Daniel D. Tompkins. Sebbene Crawford desiderasse a sua volta la nomina non si oppose fermamente alla candidatura di Monroe, poiché sperava di posizionarsi per succedere allo stesso Monroe nel 1820 o nel 1824[4].

Nel caucus dell'Assemblea congressuale scelto nel marzo 1816 Monroe sconfisse Crawford con un voto di 65 contro 54, diventando così il candidato presidenziale ufficiale del suo partito. Tompkins riuscirà a conquistare la nomination alla carica di Vicepresidente. Il moribondo Partito Federalista nominò Rufus King come loro candidato presidenziale, ma i capi politici offrirono una ben scarsa opposizione in seguito alla conclusione del conflitto del 1812, a cui si erano strenuamente dichiarati contrari. Alcuni avversari di Monroe provarono a reclutare DeWitt Clinton, l'avversario di Madison alle elezioni presidenziali del 1812, ma questi rifiutò di entrare in gara[5].

Risultati della tornata elettorale del 1816.

Monroe riceverà infine 183 grandi elettori sui 217 disponibili nel Collegio elettorale, prevalendo in tutti gli Stati federati tranne il Massachusetts, il Connecticut e il Delaware[6]. Nelle contemporanee elezioni congressuali i repubblicani-democratici presero diversi seggi alla Camera dei Rappresentanti, lasciandoli sotto il controllo di oltre tre quarti dell'aula[7].

Fu l'ultimo presidente ad essere considerato come uno dei padri fondatori degli Stati Uniti d'America e anche l'ultimo della cosiddetta "dinastia dei grandi virginiani", termine a volte utilizzato per descrivere il fatto che ben quattro dei primi cinque presidenti della nazione provennero dalla Virginia[8].

L'edificio dell'"Old Brick Capitol".

Prima inaugurazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America.

La prima cerimonia inaugurale della presidenza Monroe si tenne martedì 4 marzo del 1817 davanti all'"Old Brick Capitol" (edificio in seguito riconvertito in prigione), sede temporanea del "Campidoglio", a Washington. Il Presidente della Corte suprema degli Stati Uniti d'America John Marshall presenziò al solenne giuramento.

Monroe fu il primo presidente a prestare giuramento e a pronunziare un discorso inaugurale all'aperto (Testo completo su Wikisource)[9]; poiché la Casa Bianca non si trovava ancora pronta per essere occupata a causa dei danni subiti durante la guerra anglo-americana del 1812 il neo-eletto all'alta carica e sua moglie continuarono ad abitare nella loro residenza privata fino al settembre successivo[10].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gli avvenimenti salienti della presidenza Monroe saranno i seguenti:

1817
1818
1819
1820
1821
1822
1823
1824
1825

Gabinetto ministeriale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Gabinetto degli Stati Uniti d'America e Governo federale degli Stati Uniti d'America.
Partiti politici

      Democratico-Repubblicano       Federalista

Dipartimento Incarico Ritratto Nome Mandato
Inizio Termine
1840s US presidential seal.png Presidente  
James Monroe-.jpg
James Monroe 4 marzo 1817 4 marzo 1825
US Vice Presidents Seal 1948 EO illustration.jpg Vicepresidente  
Daniel D Tompins by John Wesley Jarvis.jpg
Daniel D. Tompkins 4 marzo 1817 4 marzo 1825
US Department of State seal letterhead.png Segretario di Stato  
Richard Rush engraving.png
Richard Rush 10 marzo 1817 22 settembre 1817
 
John Quincy Adams by Gilbert Stuart, 1818.jpg
John Quincy Adams 22 settembre 1817 4 marzo 1825
US-DeptOfTheTreasury-Seal-AltColorsShaded.svg Segretario al Tesoro  
WilliamHCrawford.png
William Harris Crawford 4 marzo 1817 6 marzo 1825
Seal of the United States Department of War.png Segretario alla Guerra  
JCCalhoun-1822.jpg
John Calhoun 8 ottobre 1817 4 marzo 1825
Flag of the United States Attorney General.svg Procuratore generale  
Richard Rush engraving.png
Richard Rush 4 marzo 1817 12 novembre 1817
 
WilliamWirt.png
William Wirt 13 novembre 1817 4 marzo 1825
Seal of the United States Department of the Post Office.svg Direttore generale delle poste  
Return J. Meigs, Jr.jpg
Return Jonathan Meigs 4 marzo 1817 26 giugno 1823
 
JohnMcLean.jpg
John McLean 26 giugno 1823 4 marzo 1825
Seal of the United States Department of the Navy (1879-1957).png Segretario alla Marina  
BWCrowninshield.jpg
Benjamin Williams Crowninshield 4 marzo 1817 30 settembre 1818
 
SmithThompson.jpg
Smith Thompson 1º gennaio 1819 31 agosto 1823
 
Samuel L. Southard SecNavy.jpg
Samuel Lewis Southard 16 settembre 1823 4 marzo 1825
James Monroe mentre presiede una riunione di gabinetto nel 1823.

Monroe scelse un gabinetto ministeriale geograficamente equilibrato, attraverso il quale guidò il ramo esecutivo.

Su esplicita richiesta del neo-presidente William Harris Crawford continuò a fungere da Segretario al Tesoro. Decise quindi di mantenere anche Benjamin Williams Crowninshield del Massachusetts in qualità di Segretario alla Marina e Richard Rush della Pennsylvania come Procuratore generale.

Riconoscendo il crescente malcontento del Nord nei confronti della continuazione della cosiddetta "dinastia virginiana", Monroe nominò pertanto John Quincy Adams del Massachusetts per riempire la prestigiosa posizione di Segretario di Stato, facendone in tal maniera alla fine del mandato il candidato favorito a succedergli. Esperto nel ramo della diplomazia Adams aveva abbandonato già nel 1807 il Partito Federalista per poter apertamente sostenere la politica estera della presidenza di Thomas Jefferson e Monroe così facendo sperò che la nomina di Adams avrebbe incoraggiato l'ulteriore defezione dei federalisti rimasti.

Offrì poi in un primo momento la carica di Segretario alla Guerra a Henry Clay del Kentucky, ma questi era invece disposto a servire solamente come Segretario di Stato; la decisione di Monroe di nominare Adams a quest'ultima posizione gli alienò fortemente Clay, tanto che si sarebbe opposto a molte delle politiche varate dall'amministrazione.

Dopo che il generale Andrew Jackson e il governatore del Kentucky Isaac Shelby declinarono l'incarico di segretario alla guerra il presidente si rivolse al membro della Camera dei Rappresentanti per la Carolina del Sud John Calhoun, lasciando però così il governo federale senza alcun importante esponente del West.

Alla fine del 1817 Rush venne nominato ambasciatore nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda e William Wirt gli succedette nell'incarico di Procuratore generale[11]; con l'unica eccezione costituita da Crowninshield tutti gli altri membri del gabinetto di Monroe rimasero al loro posto per l'intero periodo rimanente della sua presidenza[12].

Nomine giuridiche[modifica | modifica wikitesto]

Fonti:[13][14]

Nel settembre del 1823 il Segretario alla Marina Smith Thompson ricevette l'incarico per occupare un seggio nella Corte Suprema che era stato lasciato libero da Henry Brockholst Livingston. Ufficialmente nominato per la stessa sede il 5 dicembre del 1823, fu confermato dal Senato il 9 dicembre seguente[15].

Thompson era in buoni rapporti personali col presidente, aveva una lunga storia di servizio pubblico come giurista e pubblico ufficiale e, proprio come il predecessore Livingston, proveniva dallo stato di New York. Monroe considerò inizialmente anche le ipotesi alternative rappresentate dal senatore Martin Van Buren e dai giuristi Ambrose Spencer e James Kent (giurista)[16].

Thompson fu l'unica scelta di Monroe alla Corte Suprema, anche se il presidente aveva già nominato 21 giudici presso i tribunali distrettuali durante la sua amministrazione.

# Nome Seggio Stato Succeduto a Nomina Conferma Inizio
servizio attivo
Termine
servizio attivo
1 Smith Thompson New York New York Henry Brockholst Livingston 5 dicembre 1823 9 dicembre 1823 1º settembre 1823[17] 18 dicembre 1843
Willard Hall fu nominato da Monroe nel "Distretto del Delaware" e continuò a prestare servizio in tribunale ancora per quarant'anni dopo la morte del presidente.
# Nome Corte Nomina Conferma Inizio servizio
attivo
Termine servizio
attico
1 Benjamin Parke Indiana Indiana 5 marzo 1817 5 marzo 1817 6 marzo 1817 12 luglio 1835
2 Albion Keith Parris Maine Maine 27 gennaio 1818 28 gennaio 1818 28 gennaio 1818 1º gennaio 1822
3 William Bayard Shields Mississippi Mississippi 20 aprile 1818 20 aprile 1818 20 aprile 1818 18 aprile 1823
4 Jonathan Hoge Walker Pennsylvania Pennsylvania Occidentale 20 aprile 1818 20 aprile 1818 20 aprile 1818 23 marzo 1824
5 William Davies Georgia Georgia 11 gennaio 1819 11 gennaio 1819 14 gennaio 1819 9 marzo 1821
6 John George Jackson Virginia Virginia Occidentale 20 febbraio 1819 24 febbraio 1819 24 febbraio 1819 28 marzo 1825
7 Nathaniel W. Pope Illinois Illinois 3 marzo 1819 3 marzo 1819 3 marzo 1819 23 gennaio 1850
8 Theodorick Bland Maryland Maryland 3 gennaio 1820 5 gennaio 1820 23 novembre 1819[18] 16 agosto 1824
9 Roger Skinner New York New York Settentrionale 3 gennaio 1820 5 gennaio 1820 24 novembre 1819[18] 19 agosto 1825
10 Charles Tait Alabama Alabama 10 maggio 1820 13 maggio 1820 13 maggio 1820 10 marzo 1824[19]
11 John Dick Louisiana Louisiana 1º marzo 1821 2 marzo 1821 2 marzo 1821 3 marzo 1823[20]
12 Jeremiah La Touche Cuyler Georgia Georgia 19 dicembre 1821 10 gennaio 1822 12 giugno 1821[21] 7 maggio 1839
13 Ashur Ware Maine Maine 15 febbraio 1822 15 febbraio 1822 15 febbraio 1822 31 maggio 1866
14 James Hawkins Peck Missouri Missouri 26 marzo 1822 5 aprile 1822 5 aprile 1822 29 aprile 1836
15 Thomas Lee Carolina del Sud Carolina del Sud 7 febbraio 1823 17 febbraio 1823 17 febbraio 1823 24 ottobre 1839
16 Willard Hall Delaware Delaware 5 dicembre 1823 9 dicembre 1823 6 maggio 1823[22] 6 dicembre 1871
17 Peter Randolph Mississippi Mississippi 5 dicembre 1823 9 dicembre 1823 25 giugno 1823[22] 30 gennaio 1832
18 William Wilkins Pennsylvania Pennsylvania Occidentale 10 maggio 1824 12 maggio 1824 12 maggio 1824 14 aprile 1831
19 Thomas Bolling Robertson Louisiana Louisiana Orientale
Louisiana Occidentale
24 maggio 1824 26 maggio 1824 26 maggio 1824 5 ottobre 1828
20 John Pitman Rhode Island Rhode Island 16 dicembre 1824 3 gennaio 1825 4 agosto 1824[23] 17 novembre 1864
21 Elias Glenn Maryland Maryland 16 dicembre 1824 3 gennaio 1825 31 agosto 1824[23] 1º aprile 1836
La bandiera degli Stati Uniti d'America a 24 stelle adottata a partire dal 1822.

Nuovi stati ammessi nell'Unione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stati per data di entrata negli Stati Uniti d'America.

Furono cinque i nuovi Stati federati che vennero ammessi nell'Unione mentre Monroe si trovava in carica:

Il Maine fu uno dei 3 Stati che erano partiti da altri Stati già esistenti (Kentucky e Virginia Occidentale sono gli altri). Il 19 maggio del 1819 la Corte generale del Massachusetts approvò una legge che consentiva di separare il Distretto del Maine dal resto del paese (un'azione approvata dagli elettori il 19 luglio del 1819 con 17.001 voti favorevoli contro 7.132); poi, il 25 febbraio del 1820, approvò una misura di follow-up che accettava ufficialmente il fatto dell'imminente trasformazione[28].

Affari interni[modifica | modifica wikitesto]

Predominio Democratico-Repubblicano[modifica | modifica wikitesto]

Come già tutti e 4 i suoi predecessori anche Monroe ritenne che l'esistenza dei partiti politici fortemente organizzati risultasse alla fine prevalentemente dannosa per il buon funzionamento della giovane nazione; fece pertanto proprio del'eliminazione delle forze politiche uno degli obiettivi maggiormente importanti della sua presidenza[30].

Il presidente proverà quindi ad istituire un sistema "non-partitico", ma credette che il modo migliore per poterlo realizzare fosse quello d'impedire la rinascita del moribondo Partito Federalista; cercò quindi di rafforzare il contrapposto Partito Democratico-Repubblicano, evitando politiche di divisione e accogliendo a braccia aperte "nell'ovile" gli ex federalisti. Il tutto con l'obiettivo finale di portare allo scioglimento e dissoluzione definitiva del vecchio partito di John Adams[31].

Monroe compirà anche due lunghi tour nazionali con il proposito esplicito di costruire tutt'attorno alla propria persona un clima di fiducia e partecipazione da parte della classe dirigente (di "costruzione del consenso"); a Boston la sua visita del 1817 venne salutata come l'inizio di una rinnovata "Era of Good Feelings" (l'Era dei buoni sentimenti e delle migliori intenzioni). Le frequenti tappe di questi viaggi presidenziali permisero l'allestimento d'innumerevoli cerimonie di caloroso benvenuto e larghe espressioni di buona volontà amministrativa[32].

Egli venne veduto di persona da un maggior numero di cittadini rispetto a qualsiasi altro presidente prima di lui ed i suoi viaggi furono riportati con ricchezza di dettagli dalla stampa sia locale che nazionale. I rimanenti federalisti non riuscirono ad elaborare un programma unificato ad ampio respiro e i loro candidati molto spesso intrapresero la campagna elettorale fondandosi su questioni prettamente localistiche piuttosto che di più ampia portata[33].

Venne in tal maniera accelerata la loro definitiva estinzione, che entro il corso dell'Amministrazione presidenziale fu condotta a termine con pieno successo; riusciranno comunque a mantenere una qualche vitalità ed integrità organizzativa nel Delaware e in alcune altre sparute località, ma mancarono altresì sempre più d'influenza in ambito nazionale[32].

In assenza pertanto di una seria opposizione - venuta sempre pi velocemente a mancare - il caucus congressuale dei Democratici-Repubblicani smise così di riunirsi e, a fini pratici. anche il partito in quanto organismo direttivo ed operativo rallentò le proprie funzioni fino ad interromperle del tutto.[32].

Un assegno firmato del presidente.

Panico del 1819[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal secondo anno del suo primo mandato il presidente dovrà affrontare una grave crisi economica la quale diverrà nota col nome di panico del 1819, la prima grande recessione che colpì la giovane nazione dal periodo della ratifica della Costituzione degli Stati Uniti d'America nel 1788[34].

L'ondata di panico derivò principalmente dall'improvviso declino delle importazioni e delle esportazioni oltre che dal crollo dei prezzi associati all'ambito dell'agricoltura[35], quando il mercato internazionale cominciò a riadattarsi al commercio e alla produzione in tempo di pace all'indomani della guerra anglo-americana (1812 - 1814) e delle guerre napoleoniche (fino al 1815) europee[36][37].

Le dimensioni della depressione economica negli Stati Uniti vennero aggravate da un'operazione di eccessiva speculazione sulle terre pubbliche[38], alimentata dalla questione altamente oggetto di controversia inerente l'emissione di carta moneta da parte degli istituti bancari e dalle preoccupazioni interconnesse al mondo degli affari[39][40].

La Seconda banca degli Stati Uniti non riuscì a limitare l'impennata dell'inflazione almeno fino alla fine del 1818, quando i direttori responsabili iniziarono a prendere - in ritardo - delle misure atte a ridurre il credito. Alle varie filiali venne così ordinato di non accettare alcuna cambialepolizza se non le proprie, di presentare tutte le banconote di Stato per il pagamento in un'unica soluzione e di non rinnovare prestiti o mutui personali[41].

Tali politiche fiscali di contrazione e contenimento si ritorsero presto contro i loro stessi esecutori, in quanto contribuirono a minare seriamente la fiducia dell'opinione pubblica nei riguardi della solidità delle banche facendo sostanzialmente da cassa di risonanza all'insorgenza del panico[42].

Monroe mantenne un ben scarso controllo sull'intera politica economica; nei primi decenni del XIX secolo un tale potere si fondò principalmente sui singoli Stati e sulla Seconda banca[35]. Col il rapido diffondersi della crisi il presidente si rifiuterà di convocare una sessione speciale del Congresso volta a affrontare il tema economico e a prevenire ulteriori dissesti.

Quando alla fine l'Assemblea generale parlamentare riuscì a riunirsi in seduta congiunta nel dicembre del 1819 il presidente richiese immediatamente un aumento della tariffa daziaria, mentre si rifiutò di raccomandare della tariffe indirizzate verso settori specifici[43]. Il Congresso non prenderà provvedimenti fino alla promulgazione della Tariffa del 1824[44].

Il panico provocherà un riacutizzarsi della spinta dell'inflazione accompagnandolo con un alto tasso di disoccupazione, una crescita costante del numero dei fallimenti e dei pignoramenti[35][45], producendo un forte risentimento popolare nei confronti sia delle banche che delle imprese in genere[46][47].

La situazione di forte tensione venutasi a creare spinse lo Stati federati degli Stati Uniti d'America del Maryland ad implementare l'attuazione di una tassa sulla filiale della banca nazionale presente sul proprio territorio[48]. Di lì a poco la Corte Suprema emise il suo verdetto decidendo sul caso McCulloch contro Maryland; il risultato si rivelerà una grossa sconfitta per i difensori dei diritti degli Stati in quanto la Suprema Corte proibì ai singoli Stati di tassare di tassare le filiali della banca.[41]

Il Presidente della Corte Suprema John Marshall articolò un'ampia rilettura della clausola relativa corretta ("Necessary and Proper Clause"), ritenendo che la Carta costituzionale nazionale concedesse all'Assemblea congressuale tutti quei poteri impliciti che non vi fossero stati definiti espressamente in senso contrario[49].

La decisione giudiziaria non farà in ultima analisi altro che alimentare il disprezzo popolare nei riguardi della "Seconda banca" e suscitando al contempo vasti timori sulla portata crescente attribuito al potere federale[41].

Henry Clay nel 1818 in un dipinto di Matthew Harris Jouett.

Emerge il problema schiavista[modifica | modifica wikitesto]

Compromesso del Missouri[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cronologia degli eventi principali che hanno portato alla guerra di secessione americana e Origini della guerra di secessione americana.

Già a partire dal 1818 Henry Clay e il delegato territoriale John Scott si mossero attivamente per cercare di far ottenere l'ammissione del Territorio del Missouri in qualità di nuovo Stato federato; la Camera dei Rappresentanti non darà però alcun seguito al disegno di legge fino a quando il Congresso non venne aggiornato ad aprile, riprendendo pertanto in mano la questione solo alla riconvocazione dell'Assemblea a dicembre[50].

Ritratto di James Tallmadge.

Nel corso del tempo in cui si svolsero tali procedimenti il parlamentare James Tallmadge dello Stato di New York "lanciò una vera e propria bomba nell'Era dei buoni sentimenti"[51] proponendo una serie di due emendamenti, noti collettivamente come l'Emendamento Tallmadge.

In essi si chiedeva di proibire qualsiasi ulteriore introduzione di schiavi nell'oramai prossimo Missouri e pretendendo inoltre formalmente che tutti i bambini che successivamente vi fossero nati da genitori schiavi avrebbero dovuto essere considerati liberi a partire dall'età di 25 anni[52].

Queste proposte legislative scatenarono il primo grande dibattito nazionale sulla questione della schiavitù negli Stati Uniti d'America dopo la ratifica della Costituzione americana[10] facendo esplodere istantaneamente la "contrapposizione muro contro muro" tra gli ideali del Nord (tradotti soprattutto nel "lavoro libero" dei coloni nei territori del West) e l'aristocratico sistema agrario dei grandi piantatori del Sud[53].

«La frattura evidenziatasi nelle divisioni settarie e regionalistiche tra i Repubblicani fautori della Democrazia jeffersoniana... offrono alcuni notevoli paradossi storici e spunti per il futuro... in cui gli schiavisti Sudisti respingevano gli ideali egualitari dello schiavista Thomas Jefferson; mentre gli anti-schiavisti Repubblicani del Nord li sostenevano - anche se lo stesso Jefferson supportava l'espansione della schiavitù basandosi su presunte motivazioni anti-schiaviste[54]

Gli esponenti del Partito Democratico-Repubblicano settentrionali formarono rapidamente una coalizione attraverso linee partigiane (d'interessi comuni) con i residui del Partito Federalista a sostegno dell'esclusione costituzionale della pratica schiavista nel Missouri; mentre dal canto loro i leader meridionali espressero quasi all'unanimità la propria decisa contrarietà ad una tale eventuale restrizione (la quale avrbbe di fatto impedito l'insediamento nei territori ai coloni proprietari di schiavi)[55].

I nordisti poterono pertanto cominciare a focalizzare i loro argomenti schierandosi nell'alveo dell'opinione la quale considerava lo schiavismo un lampante esempio di immoralità; i sudisti incentrarono invece i loro attacchi sulla presunta incostituzionalità del bando diretto contro la propria "peculiare istituzione" all'interno di un qualsiasi Stato dell'Unione[56].

Il Compromesso del Missouri giungerà a proibire la schiavitù nel territorio delle Grandi Pianure non ancora organizzato (superiore in verde scuro), mentre lo permetteva nel Missouri (in giallo) e nel Territorio dell'Arkansas (l'area blu inferiore).

Il progetto legislativo, arricchito dagli emendamenti di Tallmadge, sospinse l'Aula parlamentare in una votazione per lo più settoriale ed ancorata ai rispettivi localismi, sebbene 10 membri degli Stati liberi della Nuova Inghilterra si unissero ai rappresentanti schiavisti del profondo Sud opponendosi ad almeno una delle disposizioni contenute nel pacchetto delle proposte[57].

Le misure passarono quindi al Senato - controllato per la gran parte dai filo-sudisti - ove entrambi gli emendamenti vennero rigettati[53]; a questo punto venne istituito un Comitato congiunto consultivo di Camera e Senato il quale non sarà però in grado di risolvere i disaccordi emersi tanto che l'intera misura per favorire l'ingresso del Missouri decadde[58].

All'Assemblea congressuale fu dato il compito di riprendere la question quando si riunì nuovamente nel dicembre del 1819[59]. Il presidente, egli stesso un facoltoso proprietario di schiavi originario del Sud, minacciò - senza frapporre alcun tempo di riflessione in mezzo - di non esitare a ricorrere al suo diritto di veto contro qualsiasi proposta di legge la quale limitasse il "sacrosanto diritto alla proprietà privata costituita dagli schiavi"[60].

Monroe non venne coinvolto pubblicamente nel dibattito specifico inerente il Missouri, ma svolse in ogni caso un ruolo surrettizio grazie ai suoi ampi collegamenti con numerosi membri del Congresso e con i maggiori ed influenti giornalisti del tempo[61]. Appoggiò quindi gli sforzi intrapresi dal senatore James Barbour e di altri congressisti allineati alle posizioni sudiste per far ottenere al nuovo Stato l'ammissione in qualità di "terra schiavista"; ammettendo contemporaneamente - come forma di bilanciamento - il nuovo Stato libero del Maine (all'epoca facente ancora parte integrante de Massachusetts)[62].

Nel febbraio del 1820 il deputato Jesse Burgess Thomas dell'Illinois propose l'idea di un "compromesso" nel quale si accettava che il Missouri potesse venir ammesso come Stato schiavista, ma che la schiavitù sarebbe stata invece esclusa in tutti i rimanenti territori posti a settentrione del 36° 30' parallelo di latitudine Nord[63].

La "linea rossa" data dal 36° 30' parallelo di latitudine Nord la quale, secondo le intenzioni espresse nel Compromesso del Missouri avrebbe dovuto separare gli Stati liberi (blu) da quelli schiavisti (rosso).

Come molti altri leader meridionali anche il presidente arrivò a considerare la proposta di Thomas come un ragionevole compromesso che avrebbe contribuito sostanzialmente a disinnescare i nascenti turbamenti di disunione venuti in superficie in una maniera tanto eclatante[64].

L'Aula senatoriale approvò pertanto un progetto di legislazione includente la restrizione territoriale sulla schiavitù ed assieme prevedendo anche l'ammissione contemporanea sia del Missouri che del Maine[64].

L'Assemblea diede il via libera al disegno di legge del Senato con un margine di voto alquanto risicato; lo stesso Monroe, dopo aver deliberato la situazione con il proprio Gabinetto, controfirmerà l'intero provvedimento convertendolo in legge a partire dall'aprile del 1820[65].

La questione concernente l'ammissione finale del Missouri risalirà a galla verso novembre con un rinnovato strascico di vigorose polemiche; la Carta costituzionale statale difatti previde l'inclusione di una disposizione la quale avrebbe impedito agli afroamericani liberi del Nord di pote entrare nel territorio del neo-Stato, una cosa questa che offese profondamente gli ideali libertari nordisti i cui sentimenti ne parvero seriamente lesi[66].

Gli Stati Uniti d'America nel 1821.

Solamente grazie all'influenza politica conciliatoria posseduta da Clay venne finalmente approvato l'"Atto di ammissione", ma a condizione che la clausola di esclusione della Costituzione del Missouri "non dovesse mai venire interpretata per autorizzare il passaggio di una qualsiasi legge che potesse compromettere i privilegi e le immunità garantiti a qualsiasi cittadino statunitense" (la Privileges and Immunities Clause). Una tale disposizione, rimasta volutamente entro i confini della massima ambiguità è talvolta nota come Secondo compromesso del Missouri[67].

Per molti si trattò di una pillola amara da ingoiare e la successiva ammissione di nuovi Stati come liberi o schiavisti diventerà via via che il tempo scorreva sempre più una questione importante; i decenni a seguire non faranno altro che rimarcare il solco d'incomprensione reciproca che si stava scavando tra "Radical e abolizionisti fanatici" del Nord ed estremisti filo-schiavisti del Sud: solo il conflitto armato fratricida della guerra di secessione americana porrà una volta per tutte la parola fine al problema[68].

Dovranno trascorrere ancora 40 anni prima di poter assegnare la vittoria all'abolizionismo negli Stati Uniti d'America, supportato prima dal Proclama di emancipazione] del 1862-63 voluto dalla presidenza di Abraham Lincoln e poco dopo dall'approvazione delle modifiche costituzionale postbelliche rappresentate dal XIII emendamento prima e dal XIV emendamento poi.

American Colonization Society[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni prima che Monroe entrasse in carica un movimento che sosteneva la colonizzazione di una parte del Continente africano da parte degli afroamericani liberi divenne sempre più popolare; il membro della Camera dei Rappresentanti Charles Fenton Mercer per la Virginia e il reverendo Robert Finley del New Jersey fondarono l'American Colonization Society (ACS) per promuovere l'obiettivo della colonizzazione africana[73].

La maggior parte dei seguaci della società sostenne la colonizzazione come un modo per provvedere alla graduale emancipazione degli schiavi e così diversificare l'economia del profondo Sud ancorata alla monocoltura di piantagione dedicata al cotone; ma essa fece appello anche ai sudisti filoschiavisti il cui obiettivo principale rimaneva quello della rimozione dei neri liberi dal paese[74].

L'ACS attirò numerosi sostenitori di spicco tra cui l'ex presidente James Madison, l'"Associate Justice Bushrod Washington" e il politico del Kentucky Henry Clay. Nel 1819 l'Amministrazione federale accettò di rifornirla di finanziamenti e, proprio come la Seconda banca degli Stati Uniti, la società operò come un partenariato misto pubblico-privato[75].

La colonia statunitense della Liberia negli anni 1830.

La United States Navy aiutò l'ACS a stabilire una colonia nell'Africa occidentale, che sarebbe stata immediatamente adiacente all'odierna Sierra Leone: un insediamento fondato espressamente per i neri liberi[76].

La nuova colonia venne pertanto battezzata Liberia e la sua capitale prese il nome di Monrovia in onore del presidente. Intorno al 1860 oltre 10.000 afroamericani si erano trasferiti emigrando in Liberia[77].

I colori della bandiera della Liberia ispirati da quelli della bandiera degli Stati Uniti d'America.

Sebbene almeno inizialmente intendesse essere una colonia permanente statunitense il paese avrebbe dichiarato ufficialmente la propria indipendenza nel 1847[78].

Monroe e la schiavitù[modifica | modifica wikitesto]

Il presidente possedette dozzine di schiavi. Secondo lo storico contemporaneo William Seale portò con sé diversi schiavi a Washington per servire alla Casa Bianca durante il suo mandato; un tale atteggiamenti fu tipico anche dei suoi predecessori schiavisti, poiché il Congresso non aveva in quel momento ancora provveduto a fornire di un adeguato personale domestico i presidenti[79].

Presiedendo successivamente la Convention costituzionale della Virginia, svoltasi a partire dall'autunno del 1829, Monroe ribadì la sua convinzione che la schiavitù fosse un'autentica "piaga sociale" che già a suo tempo la colonia della Virginia aveva tentato di sradicare. "Qual è stata l'origine della nostra popolazione di schiavi?"si chiese retoricamente: "Il male iniziò quando eravamo ancora nel nostro Stato coloniale, ma i primi atti di estirpazione furono approvati dalla nostra legislatura, che proibiva l'importazione di altri schiavi i quali furono però rigettati dalla Corona che invece appoggiava la tratta atlantica degli schiavi africani"[80].

Con grande disappunto dei sostenitori dei diritti degli Stati, fu sempre ben disposto ad accettare l'assistenza finanziaria del Governo federale per emancipare e trasportare via gli schiavi così liberati in altri paesi. Alla Convention fece la sua dichiarazione pubblica finale sulla schiavitù, proponendo che la Virginia emancipasse e trasferisse in massa i suoi schiavi con "l'aiuto dell'intera nazione"[81].

Il presidente fece parte dellAmerican Colonization Society, che sosteneva la creazione di colonie al di fuori degli Stati Uniti a favore degli afroamericani liberi. La società contribuì ad inviare diverse migliaia di schiavi liberati alla nuova colonia statunitense della Liberia dal 1820 al 1840. Proprietari di schiavi come Monroe e Andrew Jackson cercarono -così facendo - di impedire ai neri liberi di incoraggiare gli schiavi presenti nel Sud a ribellarsi. Con circa $ 100.000 in denaro di sovvenzione federale l'organizzazione acquistò anche terreni per i liberti in quella che è oggi la nazione liberiana[82]. La capitale della Liberia fu chiamata Monrovia in suo onore[83].

Quando Monroe fu Governatore della Virginia nel 1800 centinaia di schiavi pianificarono di rapirlo, prendere Richmond (Virginia) con la forza e negoziare per la loro libertà. A causa di una tempesta sopravvenuta il 30 di agosto, non saranno però in grado di mettere in atto l'attacco. Ciò che divenne nota come la "cospirazione schiava di Gabriel Prosser" divenne di dominio pubblico[84].

In risposta il governatore Monroe richiese l'intervento della milizia armata; le pattuglie presto catturarono alcuni schiavi accusati di essere coinvolti nel tentativo di insurrezione. L'autore James Sidbury afferma che alcuni dei procedimenti penali presero delle misure per prevenire gli abusi, come la designazione di un avvocato difensore, ma che erano "difficilmente attuabili". I codici degli schiavi impedivano difatti ad un qualsiasi schiavo di essere trattato egualitariamente come un bianco e che vennero sottoposti a veloci giudizi sommari senza la presenza di alcun Grand jury[85].

Monroe influenzò il Consiglio esecutivo per portare ad un perdono ufficiale e vendere alcuni schiavi invece di sottoporli all'impiccagione[86]. Gli storici dichiarano che i tribunali virginiani sono stati responsabili della pena di morte di un numero di schiavi compreso tra i 26 e i 35. Nessuno dei giustiziati aveva mai ucciso dei bianchi perché la rivolta era stata sventata prima ancora che potesse iniziare[87].

Miglioramenti strutturali[modifica | modifica wikitesto]

Mentre gli Stati Uniti continuarono a crescere molti americani cominciarono a sostenere la costruzione di un sistema di miglioramenti interni, provvedimenti intesi ad aiutare lo sviluppo generale del paese. L'assistenza federale per mettere in atto tali progetti evolvette però assai lentamente e a caso - senza alcun retroterra di obiettivi comuni - e ciò fu il prodotto di fazioni parlamentari contrapposte su base regionalistica; il ramo esecutivo si preoccupò quindi della costituzionalità del coinvolgimento federale: la controversia sui diritti degli Stati prese in tal modo il via[88].

Il presidente ritenne che la nazione avesse bisogno di migliorare le proprie infrastrutture se voleva crescere e prosperare economicamente, ma si preoccupò anche della costituzionalità del ruolo federale nelle relative costruzioni, manutenzioni e gestioni di un sistema di trasporti a livello nazionale[35].

Monroe esortò ripetutamente il Congresso a far approvare un emendamento che lo autorizzasse a finanziare i miglioramenti infrastrutturali, ma esso non darà seguito alla proposta, in parte perché molti membri dell'Assemblea legislativa considerarono che la Carta costituzionale autorizzasse già di fatto il finanziamento federale per i miglioramenti interni[89].

Mappa della rotta della National Road.

Gli Stati Uniti avevano già iniziato a costruire la National Road a partire dal 1811 ed entro la fine del 1818 questa venne a collegare il fiume Ohio con il fiume Potomac[90]. Nel 1822 venne fatta approvare una legge che autorizzava la riscossione del pedaggio lungo la grande via, con le entrate relative utilizzate per finanziare le più opportune riparazioni della stessa[91].

Aderendo alla sua dichiarata posizione per quanto concerneva i miglioramenti interni il presidente pose il veto al disegno di legge[92]. In una relazione elaborata "ad hoc" Monroe espose le proprie opinioni costituzionali sull'argomento; il Congresso avrebbe ben potuto incamerarne il gettito, ammise, ma non avrebbe però potuto intraprendere l'effettiva costruzione di opere nazionali né tanto meno assumere la giurisdizione su di esse[93].

Il percorso della "Chesapeake & Delaware Canal Company".

Ancora nel 1823 l'Amministrazione propose che l'Assemblea congressuale lavorasse in sintonia con i singoli Stati per costruire un vasto sistema di canali artificiali atti a collegare i fiumi che conducono all'Oceano Atlantico con il Territorio del nord-ovest in tutta la sua estensione ed alla fine firmò un progetto di legge il quale previde investimenti sulla "Chesapeake & Delaware Canal Company"[92].

Mappa della rotta odierna del Canale Erie.

La richiesta di Monroe nei riguardi della canalizzazione fu sostanzialmente ispirata dall'imminente completamento del Canale Erie il quale avrebbe finalmente collegato per via diretta New York con i Grandi Laghi[94].

Nel 1824 la Corte Suprema ebbe ad occuparsi del caso Gibbons contro Ogden, giungendo con il sentenziare che la clausola commerciale inserita nella Carta costituzionale conferiva al Governo federale un'ampia autorità nell'ambito del commercio inter-statale[88].

Poco dopo l'Assemblea congressuale promulgò due importanti leggi che, insieme, segnarono l'inizio del continuativo coinvolgimento federale nelle grandi opere civili; il General Survey Act autorizzò quindi il presidente a ricevere a scadenza continuativa i rilevamenti e i sondaggi fatti su strade e canali di importanza nazionale. Monroe ne affidò la responsabilità all'United States Army Corps of Engineers[88].

Il secondo atto, approvato in via definitiva il mese seguente, portò all'incamerare una somma di 75.000 dollari per migliorare la navigazione sul fiume Ohio e sul fiume Mississippi rimuovendo banchi di sabbia, spuntoni di roccia ed altri ostacoli. Successivamente l'atto subirà alcune modifiche per potervi includere ulteriori corsi d'acqua, come ad esempio il fiume Missouri[88].

Frontiera occidentale[modifica | modifica wikitesto]

Monroe ebbe uno stretto interesse nei riguardi della frontiera americana occidentale (quello che sarà il West), costantemente supervisionata dal Segretario alla Guerra John Calhoun; questi organizzò una spedizione esplorativa in direzione del fiume Yellostone con l'intento di estendervi l'influenza statunitense e la conoscenza della regione dell'Acquisto della Louisiana (parte degli odierni Stati Uniti nord-occidentali[95].

La spedizione subirà alterne vicende con varie battute d'arresto, ma grazie soprattutto alla volontà e agli sforzi intrapresi da scienziati come lo studioso di geologia e botanica Edwin James portò avanti la conoscenza della flora e della fauna di quell'immenso Territorio rimasto fino a quel momento ancora del tutto sconosciuto[96].

Mappa delle terre Yazoo soggette a disputa con la Georgia.

Questione indiana[modifica | modifica wikitesto]

Il Governo federale assunse il controllo delle terre Yazoo dalla Georgia attraverso il "Patto del 1802"; come parte integrante di tale accordo la Presidenza di Thomas Jefferson promise di rimuovere i Nativi americani degli Stati Uniti d'America da sempre ivi presenti[97].

I georgiani quindi pressarono Monroe per fargli attuare il piano di rimozione degli "indiani" rimasti nelle regioni ad Ovest del fiume Mississippi; ma questi respinsero tutte le offerte d'acquisto della loro terra rivoltegli dall'Amministrazione. Poiché il presidente non si dimostrò mai disposto a deportare forzatamente le tribù native, scelse di non intraprendere alcuna azione sostanziale in tal senso[98].

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia della politica estera statunitense.

Relazioni con l'impero spagnolo[modifica | modifica wikitesto]

L'impero spagnolo si ritrovò ad affrontare una preoccupante situazione interna all'indomani delle grandi guerre napoleoniche; rimasto praticamente esaurito sia in termini di mezzi che di uomini disponibili dalla guerra d'indipendenza spagnola contro la Grande Armata di Napoleone Bonaparte e il primo Impero francese, i primi rivoluzionari originari dell'America Latina cominciarono a reclamare a gran voce l'indipendenza[99].

La Florida occidentale nelle mani dell'impero britannico (1763- 1810).

Gli Stati Uniti già a partire dal 1810 avevano preso il controllo diretto di buona parte dell'ex Florida occidentale abitata in prevalenza da britannici e di lì a poco un numero sempre maggiore di coloni americani iniziarono a invadere il territorio confinante della Florida orientale ancora appartenente in via ufficiale al Vicereame della Nuova Spagna[100].

Con una presenza militare decisamente inferiore alle aspettative a ai bisogni della regione i funzionari spagnoli non sembrarono quindi più in grado di riuscire a trattenere i gruppi della guerriglia Seminole i quali presero a condurre periodicamente veloci ma assai pericolosi raid transfrontalieri sui villaggi e le fattorie statunitensi di nuova formazione, proteggendo al contempo i rifugiati sudamericani[101].

L'acquisizione della Florida fu perciò fin dal principio uno degli obiettivi a lunga scadenza del presidente, di John Quincy Adams e degli altri principali leader del gruppo dirigente del Partito Democratico-Repubblicano, poiché l'autorità sulla regione non avrebbe fatto altro che consolidare ancor più il controllo nazionale sulle sue terre Sud-orientali sottraendole definitivamente all'influenza congiunta britannico-spagnola[102].

Prima guerra Seminole[modifica | modifica wikitesto]

Per fermare i nativi americani siti in loco i quali spesso e volentieri razziavano gli insediamenti della Georgia offrendo una via di fuga agli schiavi negri l'United States Army condusse incursioni sempre più frequenti ed in profondità nel territorio rimasto ancora formalmente sotto il governo spagnolo[103].

Il generale Andrew Jackson nel 1819 in un ritratto di Charles Willson Peale.

All'inizio del 1818 Monroe ordinò al generale Andrew Jackson distaccato al confine tra Florida e Georgia di approntare un valido sistema difensivo da opporre agli attacchi e alle scorrerie messe in atto dai Seminole.

Il presidente autorizzò inoltre il militare ad assalire gli accampamenti indiani situati nella Florida spagnola, ma assicurandosi altresì accuratamente di non aggredire gli stessi insediamenti europei[104].

In quella che divenne nota come prima guerra seminole Jackson attraversò il territorio spagnolo e attaccò il Forte di San Marco (l'odierno San Marcos de Apalache Historic State Park)[105]; fece giustiziare anche due britannici accusati di aver incitato gli indiani nativi a razziare le colonie americane[106]. In seguito avrà l'occasione di dichiarare che l'assalto alla Fortezza si era di fatto reso necessario in quanto i residenti europei stavano fornendo aiuti preziosi ai ribelli Seminole[105].

Subito dopo averlo conquistato si trasferirà con le proprie truppe in direzione di Pensacola, all'estremo Ovest della penisola, riuscendo a catturare anche il suo forte entro il mese di maggio[107]. In una lettera personale diretta al proprio comandante Monroe non esitò a rimproverarlo aspramente per aver di molto oltrepassato gli ordini che gli erano stati imposti per la missione affidatagli; ma riconobbe anche che poteva esser stato ben giustificato dalle circostanze venutesi a creare nello scontro armato contro i Seminole[108].

Sotto la direzione di Jackson l'azione militare si trasformò quindi rapidamente in un'autentica campagna d'invasione. Sebbene il presidente non avesse in alcun modo autorizzato gli attacchi alle postazioni spagnole, riconobbe che l'operato del generale aveva consegnato agli Stati Uniti una posizione molto più forte nelle trattative in corso per l'acquisto della Florida in quanto dimostrava con una chiarezza lampante che gli spagnoli non si trovavano più in grado di saper difenderla adeguatamente[109].

Con la conclusione del conflitto l'amministrazione Monroe restaurò il governo europeo, ma al contempo richiese anche che gli spagnoli aumentassero gli sforzi e l'impegno per prevenire le aggressioni portate in essere dai Seminole a partire dal loro territorio[110]. Alcuni membri del Gabinetto ministeriale tra cui il Segretario alla Guerra John Calhoun vollero portare l'aggressivo generale davanti al tribunale militare della corte marziale - o almeno sottoporlo ad un aspro rimprovero - e tentarono di muoversi in tal senso.

Il Segretario di Stato John Quincy Adams sostenne a spada tratta le misure adottate da Andrew Jackson nel corso della prima guerra seminole.

Solamente il Segretario di Stato Adams sostenne che gli atti di Jackson fossero pienamente giustificati dal fatto di essersi trovato di fronte ad una completa incompetenza delle autorità spagnole preposte al compito/dovere di controllare il territorio di propria competenza[106]; sostenendo infine che l'amministrazione europea aveva permesso alla Florida orientale di diventare "un luogo derelitto lasciato aperto all'invasione di ogni nemico - fosse questo sia civilizzato o selvaggio - degli Stati Uniti e non servendo nessun altro scopo terreno se non quello di creare azioni di disturbo favorevoli agli avversari"[111].

Gli argomenti addotti con una vasta verve retorica del ministro, assieme alla restaurazione della Florida sotto il governo considerato legittimo convinsero alfine sia gli spagnoli che gli inglesi a non cercare di vendicarsi contro gli Stati Uniti per la condotta ampiamente aggressiva svolta anche nei loro confronti realizzata da Jackson[112].

Le notizie inerenti le "grandi gesta" compiute dal generale finiranno con il causare un'estrema costernazione negli ambienti più addentro la politica nazionale, fino al punto che venne avviata un'indagine sui fatti promossa dall'Assemblea congressuale. Il potente senatore Henry Clay - passato temporaneamente all'opposizione - attaccò con ferocia le azioni di Jackson tanto da proporre ai suoi colleghi di condannarle pubblicamente[113].

Anche tra i molti che lo sostennero ebbero a preoccuparsi delle conseguenze implicite sottese; l'aver permesso cioè ad un generale di scatenare una guerra senza aver prima ottenuto il previo consenso dell'Aula parlamentare: non solo, ma di non averlo neppure in alcun modo richiesto[114].

Dominato dagli esponenti Democratico-Repubblicani il 15º Congresso fu nella generalità dei casi simpatizzante nei riguardi dell'idea di espansionismo e si espresse di conseguenza favorevolmente a sostegno dell'assai popolare Jackson. Gli ultimi ordini del giorno politici di molti membri del Congresso giunsero a smantellare le varie coalizioni partigiane e settarie; gli oppositori del generale si trovarono così a discutere in toni decisamente deboli e tiepidi, venendo alla fine facilmente screditati[115].

Dopo un lungo dibattito sul caso la Camera dei Rappresentanti votò contro tutte le risoluzioni che pretendevano una condanna netta e severa delle operazioni militari svolte nella Florida (tramite azioni d'aggressione all'interno di un paese che rimaneva pur sempre straniero), sostenendo in tal maniera implicitamente l'intervento[116].

Gli atti decisi da Jackson nella prima guerra seminole sarebbero stati oggetto di continue polemiche esplose ad intermittenza anche negli anni successivi in quanto il generale affermerà ripetutamente che il presidente gli aveva in realtà segretamente ordinato di attaccare gli insediamenti spagnoli con il sottinteso intento di cacciarli; un'interpretazione dei fatti questa che Monroe negò sempre con un'estrema fermezza[117].

Acquisto della Florida[modifica | modifica wikitesto]

I negoziati per l'acquisizione della Florida ebbero inizio nei primi mesi del 1818[101]. L'ambasciatore Don Luis de Onís inviato a Washington li fece però sospendere bruscamente subito dopo essere venuto a conoscenza del fatto che Jackson aveva cominciato ad attaccare gli insediamenti spagnoli[118], per riprendere però i colloqui con il segretario Adams quando il Governo federale ebbe fatto restaurare i suoi territori[119].

Il 22 febbraio del 1819 verrà infine firmato il Trattato Adams-Onís attraverso il quale si ottenne la cessione della Florida in cambio della presa in carico da parte dell'amministrazione statunitense delle rivendicazioni di vari cittadini americani contro gli spagnoli per un importo non superiore ai 5 milioni di dollari statunitensi[120].

Mappa dei risultati conseguiti tramite il Trattato Adams-Onís.

Il trattato internazionale contenne inoltre anche una ridefinizione del confine tra i possedimenti spagnoli e quelli statunitensi in tutto il continente dell'America settentrionale:

  1. a partire dalla foce del fiume Sabine la linea corse lungo quel corso d'acqua fino a toccare il 3º parallelo di latitudine Nord;
  2. quindi volse a settentrione verso il Red River e seguendolo fino al 100º meridiano Ovest;
  3. poi ancora a Nord fino al fiume Arkansas e lungo quest'ultimo sino alla sua sorgente;
  4. poi di nuovo verso il 42º parallelo Nord il quale venne seguito fino alle rive dell'Oceano Pacifico[121].

Gli Stati Uniti rinunziarono quindi a tutte le rivendicazioni ad Ovest e a Sud di questo confine, mentre dal canto loro gli spagnoli cedettero sulle loro pretese rivolte all'Oregon Country[122] (questione quest'ultima trascinatasi sino agli anni della presidenza di James Knox Polk).

I ritardi dovuti in larga parte alle esitazioni ancora rimanenti nei riguardi di questa sistemazione territoriale condusse alcuni congressisti a minacciare una dichiarazione di guerra; ma entro il febbraio del 1821 il controllo della Florida venne pacificamente trasferito all'amministrazione Monroe[123].

L'anno successivo verrà organizzato il neonato territorio della Florida.

Relazioni con l'impero britannico[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del primo mandato presidenziale l'amministrazione avrà modo di negoziare su due importanti accordi con l'impero britannico i quali avrebbero risolto le dispute sui confini rimaste in sospeso alla conclusione della Guerra anglo-americana[124]. Il trattato Rush-Bagot firmato nell'aprile del 1817 regolò gli armamenti navali tutt'ora presenti sui Grandi Laghie sul lago Champlain, smilitarizzando di fatto il confine meridionale del Nord America Britannico[125].

La linea del confine tra il Canada e gli Stati Uniti d'America, successivamente prolungata fino a comprendere anche l'Oregon Country dalla presidenza di James Knox Polk.

Il trattato del 1818 stilato nell'ottobre di quello stesso anno venne a fissare l'odierna linea di confine tra il Canada e gli Stati Uniti d'America dall'odierno Minnesota fino alle Montagne Rocciose all'altezza del 49º parallelo Nord[124]; gli inglesi cedettero tutta la terra di Rupert a Sud del 49º parallelo ad Est del Continental Divide, compresa l'intera colonia di Red River al di sotto di quella latitudine.

Gli Stati Uniti a loro volta cedettero il confine più settentrionale dell'territorio del Missouri sopra il 49º parallelo. L'accordo stabilì inoltre un'occupazione congiunta dell'Oregon Country per i successivi dieci anni[124].

Insieme tali trattati segnarono una sostanziale svolta nelle relazioni bilaterali sia anglo-americane che americano-canadesi, sebbene non avessero ancora risolto tutte le questioni rimaste sul tappeto[126].

L'allentamento delle tensioni internazionali contribuì profondamente all'espansione commerciale, in special maniera quella concernente il cotone, giocando un suo ruolo nella successiva decisione britannica di astenersi dal partecipare alla prima delle guerre seminole a fianco dei nativi americani degli Stati Uniti d'America[127].

America latina[modifica | modifica wikitesto]

I paesi dell'America Latina per data d'indipendenza.

Assunzione d'impegni[modifica | modifica wikitesto]

Il presidente si trovò in profonda sintonia con i movimenti rivoluzionari dell'America Latina che propugnarono l'indipendenza dalla dominazione dell'impero spagnolo; fu determinato a che l'ancor giovane democrazia non dovesse mai ripetere le politiche assunte dall'amministrazione federale nel corso della rivoluzione francese, quando gli Stati Uniti d'America non erano stati in grado di dimostrare attivamente la propria sollecita solidarietà verso le aspirazioni dei popoli oppressi i quali cercarono di stabilire dei governi fondati sul repubblicanesimo.

Non previde un coinvolgimento militare di fatto, bensì solamente la fornitura di un massiccio sostegno morale, poiché credette fermamente che un intervento statunitense diretto non avrebbe dato come risultato ultimo e immediato altro che quello di provocare altre potenze europee ad assistere gli spagnoli[128]. Nonostante queste sue personali preferenze Monroe in un primo momento si rifiuterà di riconoscere i nuovi governi latinoamericani a causa dei negoziati in corso proprio con gli spagnoli sulla penisola della Florida[129].

Nel marzo del 1822 la presidenza Monroe finalmente si decise a riconoscere ufficialmente l'indipendenza acquisita dai paesi dell'Argentina, del Perù, della Grande Colombia, del Cile e del primo Impero messicano[124]. Il Segretario di Stato John Quincy Adams, sotto la diretta supervisione del presidente, scrisse le istruzioni da rivolgere agli ambasciatori dei suddetti paesi liberatisi. Venne pertanto dichiarato che la storia della politica estera statunitense sarebbe dovuta essere quella di supportare le istituzioni repubblicane oltre che di cercare di promulgare accordi nell'ambito del commercio internazionale sulla base di un interesse comune[130].

Gli Stati Uniti avrebbero quindi appoggiato i congressi interamericani dedicati allo sviluppo di istituzioni economiche e politiche fondamentalmente divergenti da quelle fino ad allora prevalenti nel continente europeo. Monroe si dimostrò essere assai orgoglioso per il fatto che gli Stati Uniti fossero stata la prima nazione ad estendere il riconoscimento d'indipendenza e a dare l'esempio al resto del mondo per il suo sostegno alla "causa della libertà e dell'umanità"[131].

Nel 1824 venne stipulato con la nazione colombiana il trattato Anderson-Gual, una convention sulla pace e l'amicizia volta ai diritti della libera navigazione e all'espansione commerciale; rappresentò il primo accordo bilaterale internazionale fatto promulgare con un altro paese del continente americano[132][133].

Durante il decennio 1820 il numero dei consoli statunitensi assegnati a paesi stranieri avrebbe raddoppiato di numero, per la gran parte inviati in America latina; questi avrebbero fornito un aiuto prezioso ai mercanti decisi ad intraprendere una decisa espansione del proprio mercato commerciale estero nell'emisfero occidentale[134].

L'America agli americani[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Dottrina Monroe.

Gli inglesi mantennero un forte interesse nel garantire la fine del colonialismo spagnolo, in quanto questi ultimi avevano sempre continuato a perseguire una politica mercantilistica la quale imponeva forte restrizioni al commercio tra le proprie colonie e le potenze straniere.

Nell'ottobre del 1823 l'ambasciatore Richard Rush informò il Segretario di Stato John Quincy Adams che il Segretario di Stato per gli affari esteri e del Commonwealth George Canning avrebbe fortemente desiderato una dichiarazione congiunta ufficiale volta a dissuadere qualsiasi altro potere dall'intervenire unilateralmente sia nell'America centrale che nell'America meridionale[135].

Canning venne motivato in parte dalla restaurazione del re Ferdinando VII di Spagna da parte dei francesi; l'impero britannico temette che il nuovo regno di Francia o anche la Santa Alleanza composta da impero austro-ungarico, regno di Prussia e impero russo avrebbe finito con l'aiutare gli spagnoli nel riprendere il controllo delle sue colonie oltremare: cercò quindi la collaborazione americana per opporsi ad un tale intervento[136].

Monroe - con l'attiva collaborazione di Adams - deliberò ampiamente la proposta britannica ed il presidente giunse a conferire con i propri predecessori Thomas Jefferson e James Madison. Fin dall'inizio Monroe fu assai incline ad accettare la proposta rivoltagli dagli inglesi e sia Jefferson che Madison condivisero entrambi questa preferenza[137].

Adams tuttavia espresse una vigorosa opposizione alla cooperazione con i britannici, sostenendo che una dichiarazione di natura bilaterale avrebbe potuto limitare l'espansione degli Stati Uniti in un futuro prossimo; oltre a ciò Adams e il presidente condivisero la riluttanza a comparire in qualità di "partner junior" in una qualsiasi alleanza tra nazioni[138].

Piuttosto che rispondere positivamente all'offerta di Canning Monroe scelse alla fine di rilasciare una dichiarazione riguardante l'America latina nel suo periodico messaggio all'Assemblea congressuale del 1823. Dopo tutta una serie d'incontri con il Gabinetto federale il presidente formulò la politica ufficiale adottata dalla sua Amministrazione concernente l'eventuale intervento europeo nel continente americano[139].

Vignetta illustrativa della dottrina Monroe risalente agli inizi del XX secolo: lo Zio Sam è l'unico padrone dell'America.

In particolar modo Adams svolgerà un ruolo importante in tali riunioni consultive di Gabinetto, fino a riuscire a convincere Monroe di fare in maniera d'evitare in qualsiasi modo d'inimicarsi i membri della "Santa Alleanza" europea utilizzando un linguaggio indebitamente bellicoso[140]. Il messaggio presidenziale annuale venne pertanto letto da entrambe le Camere del Congresso il giorno 2 dicembre del 1823: in esso si articolò quella che diverrà nota come la Dottrina Monroe[141].

Si ribadì la tradizionale politica americana di neutralità nei confronti delle guerre e dei conflitti europei, ma venne proclamato anche che gli Stati Uniti non avrebbero mai più accettato la ri-colonizzazione di alcun paese del Nuovo Mondo da parte dei suoi antichi padroni europei. Monroe dichiarò anche senza mezzi termini che da quel momento in poi le nazioni del Vecchio continente non avrebbero più dovuto considerare l'emisfero occidentale aperto ad una rinnovata idea di colonizzazione[142].

Si trattò di un colpo rivolto principalmente ai russi i quali proprio in quel lasso di tempo stavano tentando di espandere la loro colonia sulla costa settentrionale dell'Oceano Pacifico; allo stesso tempo il presidente affermò la non interferenza con le colonie europee preesistenti nelle Americhe[143].

Moneta celebrativa per il centenario della dottrina Monroe nel 1923.

La "Dottrina Monroe" fu bene accolta sia negli Stati Uniti che nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, mentre da par loro i leadership russi, francesi e austriaci la denunciarono privatamente[144]; le potenze europee sapevano fin troppo bene che gli USA possedevano ben poca capacità di sostenere la nuova dottrina con la forza delle armi; ma nondimeno erano già stati in grado di "liberarsi" con la forza della Royal Navy[145].

L'emissione ufficiale della "dottrina Monroe" mostrò con estrema chiarezza un nuovo livello di assertività da parte degli Stati Uniti nell'ambito delle relazioni internazionali, poiché veniva a rappresentare la prima autentica rivendicazione della Nazione in direzione di una propria sfera d'influenza; segnò anche il passaggio dell'orientamento psicologico del paese dall'Europa verso le Americhe[146].

I dibattiti sulle questioni della politica estera non si sarebbero quindi più concentrati sulle relazioni con inglesi e francesi, ma invece sull'espansione occidentale (il West) e sulle relazioni con i Nativi americani degli Stati Uniti d'America[147].

  1. I nuovi Stati Uniti avrebbero considerato un pericolo per la loro pace e sicurezza ogni tentativo messo in atto dalle vecchie monarchie europee "per estendere il loro sistema a qualsiasi parte di questo emisfero"
  2. e avrebbero conseguentemente valutato come "non amichevole" nei loro confronti ogni tentativo europeo di opprimere le colonie americane che si erano già dichiarate indipendenti.

Su suggerimento diretto di J. Q. Adams a tale iniziale dichiarazione d'intenti si fece quindi seguire una postilla per far sapere ai governi del Vecchio continente che gli Stati Uniti non si sarebbero ingeriti negli affari interni europei[148].

Rivendicazioni russe in America nei primi decenni del XIX secolo.

Relazioni con l'impero russo[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso del XVIII secolo l'impero russo aveva stabilito nella Costa Pacifica settentrionale l'America russa (l'odierna Alaska). Nel 1821 lo zar Alessandro I di Russia fece emanare un editto ("Ukase del 1821") che proclamò la sovranità russa sulla costa dell'America del Nord affacciata sull'Oceano Pacifico al di sopra del 51º parallelo Nord; proibì quindi anche alle imbarcazioni straniere di avvicinarsi entro 115 miglia dal territorio rivendicato[149].

Adams si trovò costretto a protestare con forza in quanto tale editto potenzialmente minacciava sia il commercio che le ambizioni espansionistiche statunitensi. Alla ricerca d'instaurare relazioni favorevoli con gli USA i russi finirono con l'accettare il trattato russo-americano del 1824. In esso l'impero zarista limitò le proprie rivendicazioni alle terre poste a settentrione del parallelo 54°40′ Nord, accettando inoltre di aprire i suoi porti alla marina mercantile statunitense[150].

Scadenze elettorali[modifica | modifica wikitesto]

Elezioni presidenziali del 1820[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso del primo mandato il paese subì una recessione economica a livello nazionale e l'espansione dello schiavismo era emerso come una questione di divisione interna,[151].

Nonostante questi problemi il crollo oramai irreversibile del Partito Federalista lasciò Monroe senza alcuna opposizione di rilevo organizzata allo scoccare dell'appuntamento elettorale del 1820.

Il presidente corse per la ricandidatura privo di qualsiasi concorrente alternativo: sarà l'unico presidente oltre a George Washington ad ottenere un tale risultato[152].

Solamente un singolo grande elettore del New Hampshire, il giurista William Plumer, votò per John Quincy Adams, impedendo in tal maniera un plebiscito unanime del Collegio elettorale[152]; lo stesso Plumer rifiutò anche di esprimersi a favore di Daniel D. Tompkins per la carica di Vicepresidente in quanto considerato essere "gravemente intemperante"[153].

Il suo isolato dissenso venne rafforzato da diversi delegati federalisti i quali, sebbene precedentemente impegnatisi a votarlo, alla fine scelsero invece qualcun altro[154].

Elezioni presidenziali del 1824[modifica | modifica wikitesto]

L'organismo partitico federalista era quasi totalmente collassato al termine della presidenza Monroe e i principali candidati alle elezioni presidenziali del 1824 furono esclusivamente membri del Partito Democratico-Repubblicano. Il Segretario di Stato John Quincy Adams, il Segretario alla Guerra John Calhoun, il Segretario al Tesoro William H. Crawford e il Presidente della Camera dei Rappresentanti Henry Clay entrarono quindi in gara raggiungendo degli ottimi piazzamenti parziali[155].

Crawford favorì la sovranità statale e un rigoroso costruzionismo; mentre Calhoun, Clay e Adams abbracciarono tutti il progetto di miglioramenti infrastrutturali interni finanziati dal governo federale, alte tariffe daziarie e la Seconda banca degli Stati Uniti[156]. All'approssimarsi dell'appuntamento con le urne improvvisamente il generale Andrew Jackson saltò sul carro dei contendenti, motivato in ciò in gran parte dalla rabbia davanti alle nette denunce espresse sia da Clay che da Crawford nei riguardi delle azioni militari da lui intraprese nella Florida orientale ai danni dei nativi americani degli Stati Uniti d'America[155].

Il caucus per la nomina del Congresso degli Stati Uniti d'America aveva già deciso su precedenti candidati presidenziali Democratico-Repubblicani, ma si era trovato ad essere ampiamente screditato proprio a partire dal quel 1824; i candidati relativi vennero quindi invece nominati dalle Assemblee legislative statali o scelti tramite Convention[157]. Con ben 3 membri del proprio governo in gara il presidente incumbent mantenne un profilo dettato dalla più rigorosa neutralità[158].

Stimando soverchiante la forza messa in campo da Jackson Calhoun abbandonò la corsa principale per cercare l'alternativa data dalla Vicepresidenza; i restanti concorrenti si basarono molto sul rispettivo sostegno regionale nei loro confronti. Adams risultò assai popolare nella Nuova Inghilterra, Clay e Jackson si spartirono invece i sostenitori delle nuove terre del West; infine lo stesso Jackson e Crawford gareggiarono per conquistarsi il favore del profondo Sud, nonostante i problemi di salute di quest'ultimo[159].

All'appuntamento elettorale Jackson riuscirà ad ottenere 99 grandi elettori su 261, mentre Adams ne vincerà 88, Crawford 41 ed infine Clay 37; dato che nessun concorrente conquistò la maggioranza venne richiesto alla Camera dei Rappresentanti di tenere un'"elezione contingente" ai sensi delle disposizioni relative inserite nel XII emendamento[159].

L'Assemblea parlamentare avrà quindi il compito di scegliere tra i primi tre classificati, con un voto disponibile per ognuna delle delegazioni statali; Clay non fu quindi eleggibile e venne pertanto scartato.

Le opinioni politiche di Jackson non risultarono essere in quell'occasione sufficientemente chiare, ma Clay si era considerato oltraggiato dalle azioni militari intraprese dal generale durante la prima delle guerre seminole e dichiarò pubblicamente tutto il proprio timore per quanto Jackson avrebbe ancora potuto fare se insediato alla più alta carica della nazione, condividendo altresì molte delle politiche espresse da Adams[160].

Dopo un incontro tenutosi a porte chiuse tra i due Clay accetterà di appoggiare Adams in sede di votazione[161]. Il 9 febbraio del 1825 Adams poté così diventare il secondo presidente eletto dalla Camera dopo Thomas Jefferson a seguito delle elezioni presidenziali del 1800, vincendo già al primo turno con 13 delegazioni statali a suo favore su 24[162].

Un ritratto del presidente.

Valutazioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Classifica storica dei presidenti degli Stati Uniti d'America.

James Monroe presiedette un periodo in cui gli Stati Uniti d'America cominciarono a distinguere e separare gli affari europei da quelli più eminentemente interni (la dottrina Monroe).

La sua presidenza vide la nazione risolvere molte delle questioni di vecchia data attraverso un accordo con il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda e l'acquisizione della Florida orientale; contribuì inoltre non poco a risolvere le tensioni sezionali attraverso il suo sostegno al Compromesso del Missouri e cercando l'appoggio di tutte le regioni del paese[163]. Lo studioso di scienze politiche Fred Greenstein sostiene che Monroe si dimostrò essere un dirigente molto più efficace di alcuni dei suoi predecessori più noti, tra cui James Madison e John Adams[61].

I sondaggi degli storici e degli esperti di politologia tendono a classificarlo come un presidente al di sopra della media. Un sondaggio del 2018 della "Presidents and Executive Politics section" dell'American Political Science Association ha classificato Monroe come il diciottesimo miglior presidente di tutti i tempi[164]; mentre un altro rivolto agli storici dal C-SPAN nel 2017 lo ha innalzato fino alla tredicesima posizione[165].

La tomba del presidente all'"Hollywood Cemetery" di Richmond (Virginia).
La "James Monroe Oak Hill".
La banconota da 100 dollari col volto del presidente.
Miniatura ritraente il presidente.
Francobollo emesso per celebrare il secondo centenario della nascita di Monroe durante la presidenza di Dwight Eisenhower.
Il dollaro presidenziale con l'effigie di James Monroe.
Statua del presidente nella Contea di Albemarle.
Documentario del 2015 Monroe Hill.
Il "James Monroe Museum" a Fredericksburg (Virginia).

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  21. ^ Formalmente nominato il 19 dicembre del 1821, confermato dell'Aula senatoriale il 10 gennaio del 1822.
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Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

  • The Papers of James Monroe: Selected Correspondence and Papers. Volume 4: 1796–1802 ed. by Daniel Preston. (2011)
  • The Papers of James Monroe: Selected Correspondence and Papers. Volume 5: 1802–1811 ed. by Daniel Preston (2014) online review
  • Monroe, James. The Political Writings of James Monroe. ed. by James P. Lucier, (2002). 863 pp.
  • Writings of James Monroe, edited by Stanislaus Murray Hamilton, ed., 7 vols. (1898–1903), online edition at Google Books The%20Papers%20of%20James%20Monroe%22&f=false online v 6.
  • Richardson, James D. ed. A Compilation of the Messages and Papers of the Presidents vol 2 (1897), reprints his official messages and reports to Congress. online vol 2

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]