Ipertermia

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L'ipertermia è un forte aumento della temperatura corporea, conosciuta anche come colpo di calore. È una condizione del corpo che può verificarsi per causa di particolari condizioni climatiche tipiche dell'estate, ovvero alta temperatura dell'aria, alta umidità e prolungata esposizione al sole. È diversa dalla febbre, perché la febbre è una risposta dell'organismo a uno stato di infezione e insorge a prescindere dalla temperatura esterna, su comando della regione pre-ottica dell'ipotalamo anteriore; l'ipertermia invece insorge senza questo comando, indotta solo dalla temperatura esterna.

Il primo soccorso in casi di ipertermia deve tendere a mantenere le funzioni vitali dell'infortunato, portandolo in un ambiente arieggiato ma senza provocare un raffreddamento repentino.

Il rischio di shock ipovolemico, dovuto ad una perdita eccessiva di sali, rende indispensabile la richiesta di soccorso medico qualificato e l'ospedalizzazione. Se l'infortunato è cosciente, può essere somministrata dell'acqua, se possibile con integratori salini. Assolutamente da evitare alcoolici e caffè, per le loro proprietà vasodilatatorie. Nell'attesa del soccorso, in caso insorgano i sintomi dello shock, l'infortunato può essere messo in posizione antishock, con gli arti inferiori sollevati.

L'ipertermia può essere artificialmente suscitata in determinate aree del corpo, con uso di particolari macchine a radiofrequenza, costituendo la tecnica terapeutica dell'ipertermia oncologica impiegata nella cura dei tumori.

L'ipertermia maligna o iperpiressia è una reazione agli anestetici usati negli interventi chirurgici, dovuta ad una suscettibilità genetica ad alcuni tipi di miorilassanti come la succinilcolina.

Nel campo della fisioterapia l’ipertermia è utilizzata per il trattamento di numerose patologie a carico dell’apparato muscolo-scheletrico, di origine traumatica e degenerativa, in tutte le forme flogistiche postacute e croniche.

Inoltre, può essere utilizzata in ambito estetico per il miglioramento della cute in caso di lassità, smagliature, rughe e tonificazione di aree ptosiche.

Progressione termica[modifica | modifica sorgente]

Il primo stadio dell'ipertermia è lo stress da calore o esaurimento da calore: è caratterizzato da confusione, crampi muscolari e spesso nausea o vomito. A questo stadio iniziale la vittima suda copiosamente, per dissipare il calore corporeo in eccesso; se l'esposizione al calore prosegue, condizione a volte favorita dallo stato di confusione, la temperatura corporea raggiunge l'intervallo dei 39-40 °C (103-104 °F) e si ha il colpo di calore vero e proprio, cioè l'ipertermia conclamata. Una temperatura corporea sopra i 40 °C (104 °F) mette a rischio la vita della vittima. A 41 °C (106 °F) il cervello inizia a subire danni, e inizia il processo di morte cerebrale. A 45 °C (113 °F) la morte è quasi certa. Temperature interne oltre i 50 °C (122 °F) causano rigidità muscolare e morte immediata.[1]

Sintomi[modifica | modifica sorgente]

Il metodo più efficace a disposizione del corpo umano per dissipare il calore che lui stesso genera è la sudorazione: essa sottrae calore all'interno del corpo e lo porta sulla superficie cutanea, dove l'evaporazione, un processo molto endotermico, sottrae grandi quantità di calore alla pelle, raffreddandola. La perdita di acqua dovuta alla sudorazione, se non compensata, porta alla disidratazione dell'organismo, che oltre un certo limite non può più sostenere la sudorazione. A questo punto la vittima smette di sudare, e la temperatura corporea sale rapidamente.

Chi subisce un colpo di calore può perdere lucidità e mostrarsi ostile verso i soccorritori: spesso ha mal di testa, e il suo stato può essere scambiato per una intossicazione. La disidratazione riduce la pressione sanguigna e può portare a confusione mentale o svenimento, soprattutto se la vittima si alza in piedi all'improvviso. La pelle diventa arrossata, perché i capillari si dilatano nel tentativo di portare più calore verso la pelle; man mano che l'ipertermia si aggrava la pressione sanguigna cala al punto che il sangue viene richiamato e la pelle diventa pallida o bluastra, e la vittima prova brividi e pelle d'oca, come nella febbre alta. Con l'aumentare della temperatura gli organi interni smettono di funzionare e sopraggiungono il coma e la morte. I bambini molto piccoli possono soffrire di convulsioni. La forte disidratazione che accompagna l'ipertermia da colpo di calore può provocare nausea e vomito; sono stati riportati casi di cecità temporanea. In circostanze molto rare una persona può avere gli stessi sintomi di un colpo di calore senza esserne affetta.

Primo soccorso[modifica | modifica sorgente]

Il colpo di calore è una condizione di emergenza che richiede l'intervento del pronto soccorso ospedaliero. Se questo non è possibile, la temperatura della vittima deve essere abbassata immediatamente. È necessario portarlo al fresco e al chiuso, o almeno all'ombra, e rimuovere i vestiti per permettere il raffreddamento passivo della pelle. Si possono usare metodi di raffreddamento attivi: una veste da ipertermia, o avvolgere la vittima in un asciugamano bagnato in acqua fredda. Impacchi freddi alla testa, alla nuca, sul torso a all'inguine aiuteranno ulteriormente il raffreddamento. Il ghiaccio o l'acqua gelida potrebbero assorbire troppo calore e innescare un principio di ipotermia, quindi vanno usati solo in ospedale o se è possibile controllare costantemente la temperatura della vittima.

L'immersione in una vasca di acqua fredda è un sistema comune di raffreddamento, se la vittima è ancora cosciente, ma richiede un controllo costante delle condizioni corporee. Molto importante è anche reidratare l'organismo, fornendo acqua da bere o bibite isotoniche commerciali; va evitata invece la somministrazione di alcool o caffeina, per il loro effetto diuretico. Se la vittima è incosciente, confusa o comunque incapace di bere normalmente è necessario somministrare liquidi per fleboclisi, che in genere vengono raffreddati prima della somministrazione. Spesso viene utilizzata l'ipotermia terapeutica per contrastare situazioni da ipertermia.[2]

Vanno evitati anche massaggi o frizioni con alcool, sempre per via della disidratazione che inducono. È necessario controllare la frequenza cardiaca e respiratoria, e praticare la rianimazione cardiopolmonare in caso di arresto cardiaco, come in qualsiasi altra situazione di emergenza.

Prevenzione[modifica | modifica sorgente]

I colpi di calore si possono evitare seguendo alcune precauzioni dettate dal buonsenso per evitare il surriscaldamento e la disidratazione. Portare vestiti leggeri e ampi per facilitare la traspirazione, mettere cappelli di colori chiari e a tesa larga per tenere fresca la testa, evitare di fare lavori pesanti o esercizi fisici durante le ore più calde, evitare gli interni delle automobili e gli spazi ristretti. Chi lavora all'aperto deve ricordare che la forte umidità e la luce diretta del sole possono portare a una temperatura percepita di circa 10 °C superiore a quella indicata dal termometro.

Altrettanto importante è tenere l'organismo bene idratato, bevendo molto per reintegrare i liquidi persi con la traspirazione. Non ci sono sintomi fisici particolari che indichino uno stato di disidratazione: la sensazione di sete non è un indicatore affidabile, soprattutto nelle persone anziane. Un test molto attendibile dello stato di idratazione dell'organismo è il colore delle urine: più è scuro, più il corpo ha bisogno di liquidi. Tè e birra hanno un effetto diuretico, ma apporteranno più liquidi di quanti ne facciano perdere: il caffè espresso, il vino e i superalcolici invece no, e per questo vanno evitati. Comunque l'acqua pura e semplice resta di gran lunga la scelta migliore.[3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ http://www.sunhope.it/Febbre%20PATOLOGIA%20MIGLIACCIO.pdf
  2. ^ http://www.riaonweb.it/Documenti/riaom/ipotermia_terapeutica_razionale.pdf
  3. ^ Come affrontare le alte temperature e i colpi di calore (prima parte)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

ALICICCO E., ALESSANDRELLI G., BORRANI A. (1998), Ipertermia in terapia fisica, Edi-Ermes.

ALSTER T.A., TANZI E. “Improvement of Neck and Cheek Laxity With a Non Ablative Radiofrequency Device: A Lifting Experience”, Dermatol Surg, Vol. 30, April 2004, p. 503-507.

MASSIRONE A. (2010), Trattato di medicina estetica, Piccin

ZELICKSON BD., “Histological and Ultrastructural Evaluation of the effects of a Radiofrequency-Based Non ablative Dermal Remodeling Device”, Archives of Dermatology, Vol. 140, February 2004, p. 204/209.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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