Mauretania (provincia romana)

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Mauretania Tingitana
Informazioni generali
Nome ufficiale (LA) Mauritania Tingitana
Capoluogo Volubilis e poi Tingis (Tangeri)
Dipendente da Impero romano
Amministrazione
Forma amministrativa Provincia romana
Governatori Governatori romani delle Mauritanie
Evoluzione storica
Inizio 40/42
Fine V secolo
Causa Conquista vandalica del Nord Africa
Preceduto da Succeduto da
Regno dei Vandali
Cartografia
La provincia romana (in rosso cremisi) al tempo dell'imperatore Traiano
La provincia romana (in rosso cremisi) al tempo dell'imperatore Traiano
Mauretania Cesariense
Informazioni generali
Nome ufficiale (LA) Mauritania Caesariensis
Capoluogo Iol-Caesarea (Cherchell)
Dipendente da Impero romano
Suddiviso in La provincia di Mauritania Caesariensis inglobava al suo interno anche quella della Sitifensis, scissa con la riforma tetrarchica di Diocleziano
Amministrazione
Forma amministrativa Provincia romana
Governatori Governatori romani delle Mauritanie
Evoluzione storica
Inizio 40/42
Fine V secolo
Cartografia
Mauretania Caesariensis SPQR.png

La Mauretania (dal latino: Mauritania) era il nome di due e poi tre province dell'impero romano che comprendevano i territori dell'attuale Marocco e Algeria. La Mauretania Sitifense era quella più orientale (ai confini della Numidia), poi veniva quella Cesariense, situata ad est del fiume Mulucha (oggi Muluya) ed infine la Mauritania Tingitana, a occidente nell'attuale Marocco.

Nella regione era in origine insediato un regno berbero, che prendeva il nome dalla tribù dei Mauri (da cui il nome successivo di Mori in Nordafrica e nella Spagna musulmana, nonché più in generale quello dei Mauro).

Statuto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: province romane, Regno di Mauretania, diocesi (storia romana) e Governatori romani delle Mauritanie.

Il regno di Mauretania fu lasciato in eredità da Bocco II, una volta morto nel 33 a.C., ad Ottaviano, il quale instituiì ben nove colonie lungo le sue coste: a Igilgili, Saldae, Tubusuctu, Rusazu, Rusguniae, Aquae Calidae, Zuccabar, Gunugu e Cartenna.[1][2] Nel 25 a.C. però, una volta divenuto princeps con il nome di Augusto, preferì ricostituirne un regno cliente, affidandolo a Giuba II, suo compagno di studi, che era stato allevato a Roma dopo essere stato condotto nella capitale, in seguito alla sconfitta del padre Giuba di Numidia contro Gaio Giulio Cesare a Tapso nel 46 a.C.

L'annessione avvenne nel 40 sotto Caligola, mentre la costituzione in province, di Mauretania Caesariensis e di Mauretania Tingitana avvenne solo nel 42 al tempo dell'imperatore, Claudio. Entrambe furono province imperiali, governate da un procurator Augusti.

A partire dalla Tetrarchia di Diocleziano (293), le due province subirono un'ulteriore suddivisione e dalla Mauretania Caesariense venne staccata la piccola regione all'estremità orientale con il nome di Mauretania Sitifense (Mauretania Sitifensis), che prendeva il nome dalla città di Sitifis, attuale Setif). La Mauretania Tingitana venne annessa alla diocesi della Spagna. Nella successiva riorganizzazione operata nel periodo compreso tra la riunificazione imperiale di Costantino I (nel 324) e la morte di Teodosio I (nel 395), la diocesi delle Spagne fu sottoposta al controllo della Prefettura del pretorio delle Gallie. Il periodo tardo imperiale vide la difesa provinciale affidata ad un Comes Tingitaniae e ad un Dux limitis Mauretaniae Caesariensis,[3] mentre l'amministrazione a tre praeses, di Mauretania Tingitana, Caesariensis e Sitifensis.

EVOLUZIONE DELLE PROVINCE DI MAURITANIA
prima della conquista romana
regno di Mauretania
dal 33 a.C.
Mauretania (in eredità a Ottaviano da Bocco II)
dal 25 a.C.
Regno di Mauretania (regno cliente di Roma lasciato a Giuba II)
dal 41
Mauretania Tingitana
Mauretania Cesariense
dal 193
Mauretania Tingitana
Mauretania Cesariense
con la riforma di Diocleziano
Mauretania Tingitana
Mauretania Cesariense
Mauretania Sitifense
al momento della divisione dell'impero nel 395
Mauretania Tingitana
Mauretania Cesariense
Mauretania Sitifense

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Annessione di Caligola e trasformazione in provincia di Claudio (40-44 d.C.)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Dinastia giulio-claudia.

Con la messa a morte da parte di Caligola, del figlio di Giuba II, Tolomeo, nel 40 la Mauretania passò sotto il controllo diretto di Roma.[4] Due anni più tardi, nel 42, le popolazioni della Mauretania appena annessa si ribellarono, ed il nuovo imperatore, Claudio, fu costretto ad inviare nella nuova provincia, il generale Gaio Svetonio Paolino.[5] Costui condusse l'offensiva romana fin nell'Atlante sahariano,[6] mentre in parallelo un altro generale, Gneo Osidio Geta, attaccò il comandante nemico Salabo, riuscendo a batterlo in due successivi scontri.[5] E quando Salabo, dopo aver lasciato alcuni armati a guardia dei confini, si rifugiò nel deserto, Geta ebbe il coraggio di seguirlo dopo essersi approvvigionato del quantitativo d'acqua maggiore che poteva.[7] Ma le provviste d'acqua non furono sufficienti e Geta si trovò in difficoltà sia nell'avanzare, sia nel ritirarsi.[8] Cassio Dione racconta allora che:

« Allora Geta non sapendo cosa si doveva fare, un indigeno che stava dalla parte dei Romani, lo persuase a richiedere incantesimi, dicendo che con queste cose spesso al suo popolo era stata data acqua in abbondanza; all'improvviso piovve tanta acqua da dissetare i soldati romani e contemporaneamente da lasciare sbigottiti i nemici, che credettero che una divinità fosse giunta in aiuto di Geta »
(Cassio Dione, Storia romana, LX, 9, 4.)

Dopo questi eventi, i barbari posero fine alla rivolta e vennero a patti tanto che Claudio poté istituire due nuove province sottoposte a due governatori di rango equestre:[9] la Mauretania Cesariens (Mauretania Caesariensis), con capitale Iol-Caesarea (Cherchell), che comprendeva l'Algeria occidentale e centrale, fino all'attuale Cabilia, e la Mauretania Tingitana (Mauretania Tingitana), con capitale prima, probabilmente Volubilis e quindi Tingis (Tangeri). Le due province erano separate dal fiume Mulucha (oggi Muluya), circa 60 km ad ovest dell'attuale città di Orano. Alcuni principati indigeni conservarono un'indipendenza di fatto nelle regioni interne montuose.

Disordini da Traiano agli Antonini[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Imperatori adottivi e Dinastia degli Antonini.

La Historia Augusta ci informa che se Traiano aveva sottomesso le tribù della Mauretania, il suo successore Adriano, al momento di succedergli al trono (nel 117), si trovò in serie difficoltà,[10] tanto da essere costretto ad inviare in queste province, Quinto Marcio Turbone,[11] reduce dalla guerra giudaica, per soffocare l'insurrezione appena scoppiata.[12] Le ribellioni dei Mauri furono, quindi, domate.[13] Sembra anche che i Baquati, provenienti dalla Tingitana, abbiano assediato una città costiera della Caesariensis, Cartenna.[14]

Tribù maure che si trovavano a sud del medio Atlante, tornarono a premere lungo i confini della Tingitana ed a incunearsi tra le due province, fino a compiere scorrerie marittime lungo le coste della Betica durante il principato di Antonino Pio. E sebbene quest'ultimo fosse stato in grado di respingere i Mauri, costringendoli a chieder pace[15] attraverso il generale Sesto Flavio Quieto[16] e numerose vexillationes provinciali[17] guidate anche dal prefetto degli auxilia spagnoli Tito Vario Clemente[18] (145-148 d.C.), nuove incursioni si presentarono durante il regno di Marco Aurelio, proprio mentre l'imperatore filosofo era impegnato lungo il fronte settentrionale nella guerra contro Marcomanni, Quadi e Iazigi. I Mauri, che stavano compiendo saccheggi in tutta la Spagna e si erano spinti profondamente nella Betica fino ad Italica e ponendo sotto assedio la città di Singilia Barba,[19] furono respinti dai suoi legati imperiali.[20][21] Tra questi vi era anche l'amico fraterno di Marco, Aufidio Vittorino, accompagnato da forze speciali (vexillationes di altre province[22]), ed il governatore della Tingitana, Vallio Massimiano. L'area a sud dell'Atlante fu quindi sottoposta ad un controllo diretto più efficace (172-177 circa), mentre al figlio del capotribù degli Zegrensi, un certo Giuliano il giovane, fu concessa la cittadinanza romana insieme alla moglie Faggura.[23][24] Anche il figlio Commodo, durante il suo regno (180-192), fu costretto a combattere queste genti attraverso i suoi generali, riuscendo a vincerli.[25]

Il terzo secolo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: dinastia dei Severi, anarchia militare e tetrarchia.

Al tempo dell'imperatore Settimio Severo, l'allora legato pro praetore della Hispania Citerior, Tiberio Claudio Candido, fu costretto a combattere per terra e per mare alcune popolazioni ribelli, che il Mommsen non esclude possano essere stati della Mauretania.[26][27]. Sotto Caracalla fu concessa una remissione dei debiti delle tasse non pagate, nota dall'iscrizione detta editto di Banasa. Il governatore della Tingitana al tempo di Alessandro Severo, un certo Furio Celso, riuscì a respingere nuove incursioni delle tribù berbere della regione.[28]

Durante il principato di Gallieno, nel mezzo dell'anarchia militare, il governatore di Numidia, un certo Saturnino, sembra riuscì a respingere una nuova incursione di Mauri.[29] Ancora sul finire del III secolo (nel 297) l'augusto Massimiano, partito per la Mauretania, riuscì a debellare una tribù della zona, i Quinquegentiani, che erano penetrati anche in Numidia. L'anno successivo (298) rinforzò le difese della frontiera africana dalle Mauritanie alla provincia d'Africa.[30]

I romani abbandonarono gran parte della Mauretania Tingitana già alla fine del III secolo, compresa la città di Volubilis, per ragioni ancora poco chiare.[31]

Conquista vandala (V secolo)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Conquista vandalica del Nord Africa.

Nel 429 la Mauritania Tingitana fu invasa dai Vandali provenienti dalla Betica. Si ritiene che i Vandali sbarcarono a Tangeri e procedettero in direzione di Ippona alla media di 5,75 km al giorno.[32] La Mauritania Tingitana era un luogo ideale di sbarco in quanto era il punto dell'Africa romana difeso da meno reggimenti (circa 5.000-7.000 uomini). Essendo intenzionato a impadronirsi dell'Africa, strinse delle alleanze con tutti gli africani ostili ai Romani: Mauri (le tribù native dell'Africa), Donatisti, Ariani (sette eretiche), fuorilegge.[33] Nel 430 Genserico invase la Numidia e la Proconsolare, sconfiggendo il comes Africae Bonifacio, e assediando Ippona. L'arrivo di rinforzi dall'Impero d'Oriente, condotti da Aspar, anche se non riuscì a vincere Genserico, impedì a Genserico di conquistare per il momento Cartagine e a stringere con l'Impero d'Occidente la tregua di Trigezio (435), che stabiliva[34] che i Romani riconoscevano ai Vandali il possesso della Mauritania (o parte di essa) e di parte della Numidia; in cambio i Vandali avrebbero pagato un tributo annuale all'Impero d'Occidente e davano in ostaggio ai Romani il figlio di Genserico, Unnerico; inoltre i Vandali sarebbero diventati foederati.

Nel 439, tuttavia, i Vandali si impadronirono con l'inganno di Cartagine costringendo l'Impero d'Occidente a negoziare un nuovo trattato di pace; la pace del 442 riconosceva le conquiste fatte dai Vandali in Africa e la loro indipendenza dall'Impero; in cambio i Vandali cedettero all'Impero le Mauretanie, la Tripolitania e parte della Numidia[35] Infatti le leggi di Valentiniano III confermano che i Romani ripresero per qualche tempo dopo il 442 ad amministrare le due Mauritanie. I territori africani rimasti in mano all'Impero erano stati però devastati a tal punto dai saccheggi dei Vandali, che Valentiniano III fu costretto a concedere alla Numidia cinque anni di esenzione fiscale per 13.000 unità di terreno coltivabile. Anche le altre province subirono danni ingenti: da un editto fiscale del 21 giugno del 445 risulta che Numidia e Mauritania Sitifense versavano solo 1/8 delle tasse che versavano prima dell'invasione. La crisi economica dovuta alla perdita o alla devastazione di così tante province costrinse gli Imperatori a ridurre i benefici fiscali che favorivano i possessori terrieri ed evidentemente anche a ridurre i ranghi di un esercito già debole: ciò è testimoniato da una legge in cui il regime di Ezio giustificò l'introduzione di una nuova tassa con il fatto che lo stato si trovava a corto di soldi per il mantenimento dell'esercito a causa del calo di gettito fiscale dovuto alle perdite territoriali o alle devastazioni belliche. Secondo stime di Heather, la perdita delle imposte che versavano le province devastate o occupate dai Vandali avrebbe provocato il licenziamento di almeno 40.000 fanti o di 20.000 cavalieri.[36]

La conquista di Cartagine determinò anche la confisca dei possedimenti dei proprietari terrieri nella Proconsolare, che vennero assegnate ai Vandali più eminenti, evidentemente per premiare la loro fedeltà e i loro sacrifici; i lotti confiscati assunsero la denominazione di sortes vandalorum (lotti dei Vandali).[37] A quanto pare i senatori a cui furono confiscati i lotti furono costretti all'esilio nei territori ancora in mano all'Impero, ed essendosi indebitati dopo l'esilio nella speranza che l'Impero avrebbe riconquistato presto Cartagine, in seguito al trattato del 442 rischiarono di finire in rovina, venendo solo salvati da una legge del 19 ottobre 443 che impediva ai creditori di citare in giudizio esuli dell'Africa per debiti contratti dopo la conquista di Cartagine.[38] L'Imperatore Valentiniano III, inoltre, avendo a cuore le sorti dei proprietari terrieri espropriati dai Vandali nella Proconsolare, permise loro di ottenere nuove terre nelle due province della Mauritania ancora sotto il dominio imperiale, cioè la Sitifense e la Cesariense, dando loro la priorità nella concessione in affitto di terre pubbliche.[38]

Le Mauritanie e la Numidia occidentale, seppur formalmente ancora imperiali anche dopo il 442, erano comunque minacciate dagli insediamenti dei Mauri, che approfittarono della decadenza dell'Impero in Africa per espandere la propria influenza nella regione.[39] Dopo il sacco di Roma del 455 i Vandali si impadronirono delle Mauritanie, della Sardegna, Corsica e Isole Baleari,[35] anche se poi persero il controllo di gran parte delle Mauritanie a vantaggio dei Mauri.

Difesa ed esercito[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: esercito romano e limes africano.
Limes delle due Mauritanie
Limes Africae
Cartina delle province africane dell'impero romano: Mauretania, Numidia e Africa
Cartina delle province africane dell'impero romano: Mauretania, Numidia e Africa
Localizzazione
Stato attuale Marocco Marocco Algeria Algeria
Informazioni generali
Tipo strada militare romana affiancata da fortezze legionarie, forti e fortini, burgi, ecc.
Utilizzatore Impero romano
Inizio Oceano Atlantico
Fine Numidia
Funzione strategica protezione frontiera meridionale dell'Impero romano
Inizio costruzione 40
Termine costruzione V secolo (Vandali)
Condizione attuale numerosi resti antichi rinvenuti in varie località.

vedi bibliografia sotto

voci di architetture militari presenti su Wikipedia

Non erano previsti stanziamenti di legioni: la difesa era assicurata dagli auxilia, nell'ordine di diverse migliaia. Quando le tribù dell'interno creavano situazioni militari difficoltose per le forze romane in campo, giungevano dalla vicina Numidia distaccamenti della legio III Augusta, detti vexillationes. Il procuratore, munito di un imperium su truppe cittadine, prendeva allora il titolo di procurator pro legato.

Auxilia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Truppe ausiliarie dell'esercito romano, Elenco delle truppe ausiliarie romane e Notitia Dignitatum.

Subito dopo la riorganizzazione dell'imperatore Claudio (41-44), furono installate alcune alae di cavalleria e cohortes di fanteria. Sappiamo, infatti, da alcune iscrizioni epigrafiche che nelle due provincie muritane c'erano:

nel 69
nelle due Mauretanie erano presenti secondo Tacito, 5 alae di cavalleria e 19 cohortes di fanteria.[40]
nell'87
nella Mauretania Tingitana, 5 alae di cavalleria e 5 cohortes di fanteria, i cui nomi erano:[41]
  • per le ali: I Augusta Gallorum, Gemelliana civium Romanorum, I Tauriana Victrix civium Romanorum, III Asturum Pia Fidelis civium Romanorum e I Hamiorum Syrorum sagittariorum;
  • per le coorti: V Dalmatarum, II Syrorum sagittariorum milliaria, I Lemavorum civium Romanorum, I Bracarorum e IV Gallorum civium Romanorum.
nel 107
nella Mauretania Caesariensis, 3 alae di cavalleria e 10 cohortes di fanteria, i cui nomi erano:[42]
  • per le ali: I Nerviana Augusta Fidelis milliaria, II Thracum Augusta Pia Fidelis e I (?) Parthorum;
  • per le coorti: I Augusta Nerviana Velox, I Corsorum civium Romanorum, I Pannoniorum, I Nurritanorum, I Flavia Musulamiorum, I Flavia Hispanorum, II Brittonum, II Breucorum, II Gallorum e IIII Sugambrorum.
nel 131
nella Mauretania Caesariensis, 1 ala di cavalleria e 4 (?) cohortes di fanteria, i cui nomi erano:[43]
  • per le ali: I Augusta Nerviana milliaria (?);
  • per le coorti: I Corsorum, I Flavia Musulamiorum, II Brittonum, IIII Sugambrorum.
nel 152
nella Mauretania Caesariensis, 4 alae di cavalleria e alcune cohortes di fanteria, i cui nomi erano:[44]
  • per le ali: I Augusta Nerviana Fidelis milliaria, II Thracum Augusta Pia Fidelis, I (?)Parthorum e Gemina Sebastena;
  • per le coorti: I Nerviana, II Sardorum, ed altre non specificate.
nel 154
nella Mauretania Tingitana, 5 alae di cavalleria e 11 cohortes di fanteria, i cui nomi erano:[45]
  • per le ali: I Augusta Gallorum, Gemelliana civium Romanorum, I Tauriana Victrix civium Romanorum, III Asturum Pia Fidelis civium Romanorum e I Hamiorum Syrorum sagittariorum;
  • per le coorti: I Ituraeorum civium Romanorum, V Dalmatarum, II Hispanorum civium Romanorum, I Asturum et Callaecorum civium Romanorum, II Syrorum sagittariorum milliaria, III Asturum civium Romanorum, II Hispana civium Romanorum, I Lemavorum civium Romanorum, III Gallorum Felix, IV Gallorum civium Romanorum e vexillatio IV Tungrorum.
nel 400 circa
l'esercito africano occidentale, dopo la riforma tetrarchica e di Costantino I, fu posto sotto il comando di un Numerus intra Africam, da cui dipendeva:[46][47]
e di un Numerus intra Tingitaniam, da cui dipendeva:

Questa struttura amministrativo-militare rimase pressoché invariata fino alla conquista dei Vandali.

Strutture militari lungo il limes delle provincie mauritane[modifica | modifica wikitesto]

Il limes africano con le postazioni militari principali (in rosso) delle province occidentali dell'Africa proconsolare e delle Mauritanie.
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: limes africano.

A tal proposito qui sotto troverete alcune tabelle/legenda:

Mauretania Tingitana[modifica | modifica wikitesto]

Nella provincia della Tingitana, il controllo romano si limitò ai territori lungo la costa Atlantica, da Tingis fino alla città di Sala (poco a nord di Rabat), ed alla fertile zona del Tell, fino a Volubilis, tanto che non è certo che vi fosse un collegamento militare interno (con forti, fortini e torri di avvistamento) tra la Tingitana e la Caesariensis per via di terra.[53][54] E sembra che a parte i disordini durante i regni di Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio, dopo questo periodo, la Tingitana rimase sufficientemente tranquilla. La città di Volubilis si dotò di nuove mura dal 168, sempre protetta dal vicino forte di Ain Schkour[55] ed ora anche di Tocolosida.[56] Sotto Settimio Severo la città di Sala fu dotata di mura e di un forte, mentre a 6 km verso meridione fu scavato un fossato di ben 11 km integrato con un muro in alcuni suoi tratti.[57]

Forte/burgus
lungo il limes
località antica località moderna dal al Misure Unità ausiliarie presenti
in differenti periodi
guarnigione
cittadina?
Tingis Tangeri Augusto? inizi V secolo Ala Flavia[58]
Ala Gemelliana[59]
Ala I Hamiorum[60]
Numerus Germanorum[61]
forte Tamuda Tamouda Claudio? inizio V secolo Coh.II Hispanorum[62]
Ala III Asturum[63]
forte coortale Banasa Settimio Severo[57] inizio V secolo Coh.mill.[64]
forte Thamusida Sidi Ali Ben Ahmed Marco Aurelio?[57] inizi V secolo 2,2 ca.ha[57] Ala Gemelliana[65]
Coh.IV Gallorum mill.[66]
forte Sala Chella Settimio Severo[57] inizi V secolo Coh.I Lamavorum[67]
vexill. Coh. II Astrurum[68]
fortino? Aquae Dacicae Sidi Qacem Traiano? inizi V secolo Coh.IV Gallorum[69]
guarnigione
cittadina?
Volubilis Volubilis Claudio inizi V secolo Ala Tauriana[70]
Coh.I Hispanorum[71]
forte coortale 3 km Nord di
Volubilis
Ain Schkour Claudio inizi V secolo Coh.I Asturum et Callaecorum c.R.[72]
vexill. Coh. IV Tungrorum mill.[73]
forte alare Tocolsida
a 4,5 km Sud di
Volubilis
Bled Takourat 168/169[56] inizi V secolo 1,6 ca. ha[74] Ala I Augusta Nerviana Gallorum mill.[75]
Ala I Hamiorum[76]

Mauretania Caesariensis e Sitifensis[modifica | modifica wikitesto]

L'occupazione della provincia della Caesariensis vide pochissimi progressi verso l'interno sotto Claudio e Nerone, tranne Oppidum Novum nella valle del fiume Chéliff, poco più a sud-ovest di Aquae Calidae e Zuccabar.[53] Fu solo con Traiano che iniziò l'avanzata verso sud. Fu, infatti, costruita una strada munita di forti, fortini e torri di avvistamento, parallela alla costa mediterranea, che, collegata con l'Africa proconsolare presso Zarai, si spingeva da Auzia[77] (ai piedi dei monti Titteri) verso occidente a Rapidum, Oppidum Novum, alla valle dello Chéliff e poi fino a Siga sulla costa. Il successore Adriano provvide invece a potenziare le fortificazioni lungo questo nuovo tratto di limes, con la costruzione di torri (soprattutto tra Auzia e Rapidum) e nuovi forti a Rapidum, Praesidium Sulfative (presso Abulae) e a Thanaramusa.[55] E lo stesso fece Commodo con la costruzione di numerose torrette di avvistamento tra Auzia e Rapidum, sia nella zona di Ain Temouchent.

Forte/burgus
lungo il limes
località antica località moderna dal al Misure Unità ausiliarie presenti
in differenti periodi
forte Auzia Sour el Ghozlane Traiano Settimio Severo
/V secolo
Coh. I Aelia singularium[78]
forte Rapidum Ruines de Rapidi 119[55] Settimio Severo
/V secolo
1,82 ha[74] Coh. II Sardorum[79]
vexill. Ala Thracum[80]
forte Thanaramusa Berrouaghia 122[55] Settimio Severo
/V secolo
Coh. II Brittonum[81]
forte Sufasar Amoura Traiano Settimio Severo
/V secolo
Coh. Hispanorum[82]
forte Zuccabar Affreville Claudio Settimio Severo
/V secolo
Coh. II Cirtensium[83]
vexill. legio V Macedonica[84]
forte Oppidum Novum Ain Defla Claudio Settimio Severo
/V secolo
Ala Thracum[85]
Ala Hamiorum[86]
forte Tigava Ain el Kadra 146 o prima[56] Settimio Severo
/V secolo
vexill. di legione[87] forse la III Augusta
forte Mina Relizane Traiano Settimio Severo
/V secolo
vexill. legio III Augusta[88]
forte Tasaccora Sig Traiano[89] Settimio Severo
/V secolo
Coh. IV Sugambrorum[90]
forte Regiae Douar Arbal Traiano[89] Settimio Severo
/V secolo
Ala Parthorum[91]
forte Albulae Ain Temouchent 122[55] Settimio Severo
/V secolo
Coh.I Flavia Musulamiorum[92]
Coh. II Sardorum[93]
vexill. legio X Gemina[94]

Sotto Settimio Severo fu compiuta un'ulteriore avanzata verso sud nella Caesariensis con la costruzione di una nuova strada militare (munita di forti, fortini e torri di avvistamento; chiamata Nova Praetentura), che da Charef (sul confine con la Numidia) conduceva a Zabi, Aras, Grimidi, Ain Touta, Boghar (a sud dei monti Titteri), Ain Toukria, Temardjanet, Aioun Sbiba (a sud del massiccio di Quarsenis), Cohors Breucorum, Ala Milairia, Lucu, Kaputtasaccura, Altava, Pomaria, fino a Siga.[54][95] Andava così creandosi una zona compresa tra le due strade (quella di Traiano ed Adriano; e quest'ultima di Settimio Severo), chiamata Nova Praetentura, in cui si realizzava una forma di difesa "in profondità", i cui territori costituivano una zona d'attesa per le popolazioni nomadi o semi-nomadi che si trovavano a sud di questa fascia.[96] Si trattava di un sistema di difesa molto similare, nella sua funzionalità, a quello della Dacia Malvensis del limes Alutanus e Transalutanus.

Forte/burgus
lungo il limes
località antica località moderna dal al Misure Unità ausiliarie presenti
in differenti periodi
fortino? Zabi Beschilga Settimio Severo IV secolo?
fortino? Ad Aras Tarmount Settimio Severo[97] IV secolo?
fortino? Tatilti Taraess Settimio Severo[98] IV secolo? Coh.III Sugambrorum[98]
fortino? Grimidi Settimio Severo[99] IV secolo?
fortino? Ain Touta Settimio Severo IV secolo?
fortino? Uzinaza Saneg Settimio Severo[100] IV secolo?
fortino? Boghar Settimio Severo[101] IV secolo?
fortino? Hiberna Alae Sebastenae Kherba des Ouled Hellal Settimio Severo[102] IV secolo? Ala Sebastena[102]
fortino?[103] Ain Toukria Settimio Severo almeno fino a
Costantino I?[104]
fortino?[54] Bourbaki[105] Settimio Severo? IV secolo?
fortino?[103] Columnata Ain Tekira Settimio Severo[106] IV secolo? Coh.II Sardorum[107]
fortino?[54][103] Tiaret Settimio Severo[108] IV secolo?
fortino? Aioun Sbiba[103] almeno da
Gordiano III?[109]
IV secolo?
fortino?[54][103] Tagremaret Settimio Severo? IV secolo? Coh.Breucorum[110]
forte? Ala Milliaria[54][103] Benian Settimio Severo? IV secolo?[111] Ala Milliaria[112]
fortino?[54][103] Kaputtasaccura ex-Chancy almeno da
Gordiano III[113]
IV secolo
forte alare
e coortale
Altava Ouled Mimoun Settimio Severo[114] IV secolo[115] Ala Parthorum[116]
Coh.II Sardorum[117]
forte?[118] Pomaria[54][103] Tlemcen[54][103] Settimio Severo IV secolo Ala exploratorum Pomariensum Severiana[119]
fortino di numerus Numerus Syrorum Lalla Maghnia Settimio Severo IV secolo? Numerus Syrorum[120]

Classis Mauretanica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Classis Mauretanica.

Di stanza a Cesarea Mauretaniae (l'attuale Cherchell in Algeria), la Classis Mauretanica aveva il compito di pattugliare le coste dell'Oceano Atlantico fino allo stretto di Gibilterra, oltre alle coste del Mediterraneo sud-occidentale della Mauretania stessa e della Spagna meridionale.

Era un distaccamento della Classis Alexandrina (con comando speciale). La sua comparsa si fa risalire al 40 circa, al tempo dell'imperatore Caligola, o più probabilmente a Claudio dopo la costituzione in provincia, anche se divenne flotta permanente dopo il 176 con Marco Aurelio.[121]

Geografia politica ed economica[modifica | modifica wikitesto]

La Mauretania Cesariense presentava numerose città: quelle lungo la costa, spesso antiche colonie puniche, erano la capitale Iol Caesarea (oggi Cherchell), Igilgili, Saldae, Rusucurru, Icosium (la moderna Algeri), Tipasa e Cartenna; mentre quelle dell'interno erano in prevalenza colonie romane di veterani come Sitifis, Tubusuctu, Rapidum, Aquae Calidae Mauretaniae e Zuccabar.

Meno popolata era la Mauretania Tingitana, che presentava poche città importanti, soprattutto lungo la costa, come Tingis, Rusadir, Lixus, Banasa e la capitale Volubilis.

La maggior parte delle coste delle due province mauretane, a contatto con il clima temperato del mediterraneo, fu utilizzato soprattutto per l'agricoltura (cereali in valli e pianure, viti e olivi sulle colline). Vi sorsero estesi latifondi di proprietà imperiale, in parte derivati dai terreni di proprietà regia; sempre di proprietà imperiale erano alcuni distretti minerari e forestali.

Fu nativo della Mauretania l'imperatore Macrino, un cavaliere che prese il potere nel 217 dopo l'assassinio di Caracalla ma venne a sua volta sconfitto e giustiziato da Eliogabalo l'anno successivo.

Iol Caesarea Mauretaniae (l'attuale Cherchell in Algeria)

Nel 44, dopo quattro anni di rivolte, l'Imperatore Claudio divise il regno di Mauretania in due province. Caesarea divenne la capitale della Mauretania Caesariensis, una delle due province. Claudio diede poi alla città due nomi: la capitale Caesariensis e la città, colonia romana con il secondo nome di Colonia Claudia Caesarea. La città ebbe, quindi un porto, dove fu insediato un distaccamento della Classis Alexandrina e che in seguito divenne la Classis Mauretanica. Fu quindi luogo di nascita dell'Imperatore Macrino, succeduto a Caracalla. Poi nel V secolo fu assediata e distrutta dai Vandali, per poi essere rioccupata dall'Imperatore bizantino Giustiniano I, che la restaurò e la riportò al suo antico splendore.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne
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  • T.Cornell & J.Matthews, Atlante del mondo romano, Novara 1984.
  • C.Daniels, Africa, in Il mondo di Roma imperiale: la formazione, Bari 1989.
  • Michel Grant, Gli imperatori romani, storia e segreti, Roma, 1984. ISBN 88-541-0202-4
  • S.Rinaldi Tufi, Archeologia delle province romane, Roma 2007.
  • G.Webster, The roman imperial army of the first and second contury A.D., Oklahoma 1998.
  • (DE) Westermann, Großer Atlas zur Weltgeschichte.
  • C.R.Whittaker, Land and labour in North Africa, in Klio, n.60, 1, 1978.