Campagna sasanide di Caro e Numeriano

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Campagna sasanide di Caro e Numeriano
parte delle Guerre romano sasanidi (224-363)
Heinrich Kiepert. Asia citerior.Mesopotamia.jpg
Il teatro delle campagne militari di Marco Aurelio Caro e del figlio Numeriano.
Data283
LuogoArmenia e Mesopotamia.
EsitoStatus quo
Schieramenti
Comandanti
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La campagna sasanide di Caro e Numeriano fu una campagna militare condotta dall'Imperatore romano Caro contro i Persiani Sasanidi nel 283.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Marco Aurelio Probo, Marco Aurelio Caro, Carino e Numeriano.
Moneta di Caro

Nel 282, alla morte dell'Imperatore Probo, l'esercito acclamò imperatore il prefetto del pretorio Caro, senza attendere l'approvazione del senato, che fu costretto ad accettare il fatto compiuto.

Egli, desideroso di riprendere la guerra contro i Persiani per strappar loro la provincia di Mesopotamia, nominò Cesari i suoi figli Carino e Numeriano, conferendo al primo un'autorità quasi pari alla sua; infatti egli affidò a Carino il governo delle province galliche dell'Impero mentre lui era in Oriente.[1]

Durante il viaggio inflisse una memorabile sconfitta ai Sarmati: 16.000 di quei barbari vennero uccisi, mentre altri 20.000 vennero fatti prigionieri. Attraversate la Tracia e l'Asia Minore l'Imperatore giunse dunque, insieme al figlio Numeriano, al limes orientale.

Guerra[modifica | modifica wikitesto]

Mappa di Ctesifonte.

Venuto a conoscenza delle intenzioni bellicose dell'Imperatore, lo scià di Persia Bahram II, tentò di convincerlo a firmare una pace. I suoi ambasciatori giunsero quindi all'accampamento romano e chiesero di parlare con l'Imperatore. Trovarono Caro mentre cenava: egli si levò il berretto, che nascondeva la sua calvizie, e giurò agli ambasciatori che se la Persia non avesse riconosciuto la supremazia di Roma, egli avrebbe ridotto la Persia priva di alberi come la sua testa era priva di capelli. Gli ambasciatori ritornarono tremanti in Persia. Egli, dunque, devastò la Mesopotamia, impadronendosi delle città di Seleucia e Ctesifonte,[2] e portando l'esercito romano al di là del Tigri. I Persiani non avevano forze per resistere ai Romani, dato che erano divisi dalle fazioni interne e la maggior parte del loro esercito si trovava nelle frontiere dell'India. Caro, tuttavia, cadde malato e morì nel corso di un temporale, presumibilmente ucciso da un fulmine come narra il suo segretario in una lettera al praefectus urbi:

«Caro, nostro dilettissimo Imperatore, era dalla malattia confinato nel letto, quando scoppiò sul campo una furiosa tempesta. Le tenebre, che coprivano il cielo, erano così dense, che ne impedivano il vederci l'un l'altro, ed i continui lampi dei fulmini ci toglievano la cognizione di tutto ciò che seguiva nella general confusione. Immediatamente dopo un violentissimo scoppio di tuono, udimmo un grido improvviso ch'era morto l'Imperatore; e subito videsi che i suoi Cortigiani aveano in un trasporto di dolore messo fuoco alla tenda Reale; circostanza per cui si disse che Caro fu ucciso dal fulmine. Ma per quanto possiamo investigar la verità, la sua morte fu il naturale effetto della sua malattia.»

(Vopisco, Historia Augusta, Caro, Carino, Numeriano, 8.)
in seguito alla morte di Caro, vennero eletti imperatori Carino e Numeriano. Vi era la speranza che il giovane Numeriano proseguisse la campagna del padre e riuscisse nell'impresa di soggiogare la Media, ma queste speranze furono disilluse dalla superstizione dell'esercito. Infatti i soldati interpretarono l'uccisione dell'Imperatore ad opera di un fulmine come un segno di cattivo presagio e di sfavore divino; inoltre un oracolo indicava Ctesifonte come il confine massimo dell'Impero romano e Caro sarebbe stato punito dalle divinità perché avrebbe cercato di oltrepassarlo.[3] Per questo motivo chiesero all'Imperatore di ritirarsi dalle zone occupate, richiesta a cui Numeriano non seppe opporsi; e in questo modo si concluse la campagna, con il ritiro inaspettato di un esercito vittorioso.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Diocleziano, Arrio Apro e Campagne sasanidi di Galerio.
Diocleziano, proclamato imperatore dall'esercito, vendicò la morte di Numeriano.

La campagna si concluse così con un nulla di fatto, con il ritiro delle armi romane. Al ritorno di Numeriano dalla Persia era programmato un trionfo per celebrare le vittorie nella campagna sasanide. Nel corso della ritirata Numeriano fu tuttavia colpito da una malattia agli occhi che lo costrinsero al confinamento all'oscurità di una tenda o di una lettiga,[4] e ad affidare gli affari civili e militari al prefetto del pretorio e suo suocero Arrio Apro.

Otto mesi dopo la morte di Caro (284), le legioni arrivarono finalmente alle rive del Bosforo Tracio. Ad un tratto si diffuse la voce della morte di Numeriano; i soldati decisero di accertarsi della morte dell'Imperatore ed entrarono dunque nella sua tenda, dove trovarono il suo cadavere. Il fatto che non fossero stati avvertiti della sua morte li indusse a sospettare che l'Imperatore fosse stato assassinato da Apro; essi dunque lo fecero prigioniero e lo processarono.[4] L'assemblea decise di nominare imperatore Diocleziano, il comandante delle guardie del corpo. Questi ordinò che Apro venisse condotto dinanzi al tribunale e, giudicandolo colpevole, lo uccise.[5]

Diocleziano poi fece guerra a Carino, e riuscì a ucciderlo, impadronendosi così del trono. Diocleziano nei suoi 20 anni di regno riformò il governo romano con la celebre tetrarchia e riuscì, con le campagne sasanidi di Galerio (296-298), a conquistare la Mesopotamia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vopisco, Historia Augusta, Caro, Carino, Numeriano, 7.
  2. ^ Eutropio, IX, 18.
  3. ^ Vopisco, Historia Augusta, Caro, Carino, Numeriano, 9.
  4. ^ a b Vopisco, Hitoria Augusta, Caro, Carino, Numeriano, 12
  5. ^ Vopisco, Historia Augusta, Caro, Carino, Numeriano, 13.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie

  • Vopisco, Historia Augusta

Fonti moderne