Gaio Sulpicio Gallo (console 166 a.C.)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Gaio Sulpicio Gallo
Roman SPQR banner.svg Console, Tribuno della plebe, pontefice.
Nome originale Gaius Sulpicius Galus
Gens Sulpicia
Consolato 166 a.C.

Gaio Sulpicio Gallo (... – ...) è stato un console romano, noto anche per i suoi interessi astronomici.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La prima notizia su Gaio Sulpicio Gallo si riferisce al 170 a.C., quando fu scelto dai delegati delle popolazioni iberiche presso il Senato romano come uno dei quattro patroni che avrebbero dovuto rappresentarli nel processo contro i magistrati romani accusati di prevaricazione nei loro confronti.

Pretore urbano nel 169 a.C., l’anno successivo partecipò alla battaglia di Pidna come tribuno militare. Eletto console nel 166 a.C., durante il suo consolato sconfisse i Liguri e per questa vittoria gli fu decretato il trionfo.

Nel 164 a.C. fu inviato dal Senato in Grecia, insieme a Gaio Manio Sergio con una delicata missione: dirimere una disputa sorta tra Megalopoli e Sparta per questioni territoriali e, soprattutto, indagare sul comportamento di Eumene II e Antioco IV, sospettati di preparare un attacco contro Roma.

Le sue qualità morali sono lodate da Marco Tullio Cicerone nel De amicitia.

Interessi astronomici[modifica | modifica sorgente]

Gli interessi astronomici di Gaio Sulpicio Gallo sono ricordati da più autori. Si racconta che alla vigilia della battaglia di Pidna abbia predetto un’eclissi lunare, evitando che le truppe fossero intimorite dal fenomeno. Secondo la testimonianza di Plinio aveva anche scritto un libro sull’argomento delle eclissi e si era occupato delle dottrine astronomiche pitagoriche. Nel 166 a.C. ebbe l’occasione di esaminare il planetario di Archimede, mostratogli dal suo collega di consolato Marco Claudio Marcello. Questi, nipote del Marco Claudio Marcello conquistatore di Siracusa, lo aveva infatti ereditato dal nonno, che l’aveva portato a Roma come bottino di guerra. Le notizie più attendibili sullo strumento progettato da Archimede le dobbiamo a questo console romano. Egli ne lasciò infatti una descrizione che è in parte riferita da Cicerone nel De re publica.

Del famoso planetario di Archimede si persero le tracce negli anni successivi. Un ingranaggio probabilmente identificabile come appartenuto al planetario di Archimede è stato rinvenuto nel luglio del 2006 a Olbia. Secondo una ricostruzione il planetario, che sarebbe stato tramandato ai discendenti del conquistatore di Marcello, potrebbe essere andato perso nel sottosuolo cittadino di Olbia (probabile scalo del viaggio) prima del naufragio della nave che trasportava Marco Claudio Marcello (console 166 a.C.) in Numidia.[1]

In suo onore un cratere lunare porta il suo nome.

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ L'Unione Sarda 20 marzo 2009, pag. 45, Giovanni Pastore, A Olbia il genio di Archimede. www.giovannipastore.it

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Console romano Successore Consul et lictores.png
Quinto Elio Peto
e
Marco Giunio Penno
(166 a.C.)
con Marco Claudio Marcello
Gneo Ottavio
e
Tito Manlio Torquato