Foedus Cassianum

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Il Latium vetus secondo l'Historical Atlas

Il Foedus Cassianum fu un trattato di pace stipulato nel 493 a.C. tra Romani e Latini.[1]

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

La transizione dalla monarchia alla repubblica coincise per Roma con un periodo di debolezza, sia interna che esterna. All'interno esisteva una forte tensione sociale tra la componente patrizia (di origine romana e sabina) e quella plebea (di prevalente origine latina), con una mobilità sociale nulla per il divieto di matrimoni misti. Il contrasto aveva anche motivazioni politiche: Tito Livio nella sua opera Ab Urbe condita libri scrive che la plebe era stata esclusa dal consolato (cioè dal governo della città), dai collegi religiosi e dalle altre magistrature, riservate ai patrizi. Ne nacque il Conflitto degli ordini, che aveva già condotto nel 494 a.C. alla prima secessione della plebe a Montesacro, conclusasi con l'istituzione dei tribuni della plebe.

All'esterno le manovre di Lucio Tarquinio il Superbo, ultimo re di Roma, per rientrare in città e restaurare la monarchia condussero prima alla spedizione di Porsenna, lucumone etrusco di Chiusi, la cui ingerenza limitò l'autonomia politica e militare di Roma, poi alla riunione di alcune città limitrofe nella Lega Latina in funzione antiromana. Il conflitto tra romani e latini si concluse con la Battaglia del Lago Regillo (496 a.C.), in cui, dopo alterne vicende, i Romani riuscirono ad avere la meglio sulle popolazioni ribelli del Lazio.

Il Foedus Cassianum[modifica | modifica wikitesto]

Il Foedus Cassianum prende il nome dal console Spurio Cassio Vecellino, che lo firmò nel 493 a.C. (Un'altra ipotesi[senza fonte] retrocede il Foedus Cassianum al 496 a.C., successivamente alla fine dell'aspra battaglia ai piedi di Tuscolo e all'elezione di Spurio Cassio a Feziale). Vi sono diverse ipotesi (che incidono anche sulla datazione) sulle ragioni che spinsero Roma, nonostante la vittoria, a stipulare un trattato con la Lega Latina su un piano di parità:

  • la minaccia di invasione di popoli appenninici che, divisi, romani e latini non avrebbero forse potuto contrastare. Già nel 491 a.C. i Volsci da sud e gli Equi da est calarono fino alla costa, verso Anzio e Terracina;
  • il forte clima di tensione sociale interna era stata una concausa della guerra tra Roma e la Lega Latina, in considerazione del fatto che la plebe era composta in maggioranza da latini. Tale tensione permaneva nei suoi motivi fondanti e aveva portato nel 494 a.C. alla secessione della plebe. Il Senato nel 493 a.C. cercò quest'accordo, che chiudeva il fronte latino e lasciava a Roma le mani libere contro Fidene e Veio.

La stipula del trattato fu festeggiata da Latini e Romani con l'aggiunta di un terzo giorno di feste alle Feriae latinae[2].

Il Foedus Cassianum rimase in vigore per oltre un secolo fino al 338 a.C., quando Roma sciolse la Lega Latina in seguito ad un'insurrezione nota come Guerra latina (340-338 a.C.). La conferma del patto romano-sannitico (stipulato per la prima volta nel 354 a.C. e riconfermato nel 341 a.C. dopo la Prima Guerra Sannitica) aveva stabilito un nuovo equilibrio, dal quale risultavano danneggiati gli altri popoli, soggetti alle decisioni di romani e di sanniti. La conseguenza fu una generale sollevazione di Aurunci, Volsci, Campani e soprattutto Latini.

Lo scontro decisivo avvenne nel 340 a.C. e si risolse a favore dei romani. Vittoriosa, Roma sciolse la Lega Latina e strinse trattati con singole città, determinando una nuova configurazione territoriale a mosaico. Alcuni centri dei Colli Albani furono incorporati nella piena cittadinanza romana, mentre a Volsci, Aurunci e Campani fu data la civitas sine suffragio. Le colonie latine furono invece legate a Roma da foedera individuali.

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Il Foedus Cassianum sanciva, appunto, un'alleanza tra Roma e le città latine. Con questo patto ogni città comandava a turno l'esercito comune, mentre i cittadini potevano, all'interno delle città alleate, sposarsi e commerciare liberamente, essendo titolari dello ius commercii e dello ius connubii. Il trattato non prevedeva invece la possibilità di acquisire la cittadinanza romana da parte delle popolazioni latine, diritto questo indicato come ius emigrandi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]