Wart Arslan

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Jetwart Arslan (noto anche come Wart o Edoardo) (Padova, 3 ottobre 1899Milano, 1968) è stato uno storico dell'arte italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di origini armene, al termine degli studi liceali svolti in Svizzera, fa ritorno in Italia e per volere del padre, Yerwant Arslan, si iscrive alla facoltà di Medicina dell'università di Padova. Insoddisfatto, abbandona la facoltà per frequentare gli studi di storia dell'arte sotto la guida di Giuseppe Fiocco, col quale si laurea nel 1925.[1]

In seguito si trasferisce a Roma, dove insegna nei licei e contemporaneamente segue la Scuola di specializzazione in storia dell'arte diretta da Adolfo Venturi.[1]

Entrato nell'amministrazione dello Stato, nel 1928 è direttore della Pinacoteca Nazionale di Bologna. Dal 1935 dirige il Museo civico di Bolzano fino al 1939, quando è nominato professore di storia dell'arte nell'università di Cagliari dalla quale si trasferirà a Pavia, dove insegnerà sino alla morte. A Pavia ha dato vita ad un'importante scuola di storici dell'arte tuttora attiva.[1]

Tra i massimi storici dell'arte medievale in Italia, si è occupato in particolare dell'area veneta e lombarda soprattutto in età romanica e gotica; ha inoltre studiato la pittura del Rinascimento e quella del Settecento (sua una fondamentale monografia sui Bassano). A lui si deve la scoperta delle strutture tardoantiche della basilica di san Simpliciano a Milano.[1]

È fratello del medico Michele Arslan e zio della scrittrice Antonia, sua figlia.

Il suo archivio è conservato presso la Biblioteca d'Arte di Milano (dono 2005).

Alcuni scritti[modifica | modifica wikitesto]

  • L'architettura romanica veronese, Verona: La Tipografica veronese, 1939
  • Contributi alla storia della pittura veronese, in «Bolletino della società letteraria di Verona», 1933
  • Architettura romanica nella Storia di Milano della Fondazione Treccani

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Sistema informativo unificato per le soprintendenze archivistiche, Arslan Wart Edoardo, su siusa.archivi.beniculturali.it. URL consultato il 4 luglio 2017.
Controllo di autoritàVIAF: (EN102323734 · ISNI: (EN0000 0001 0929 5288 · SBN: IT\ICCU\RAVV\002625 · LCCN: (ENn82027947 · GND: (DE136956211 · BNF: (FRcb12134605k (data) · BAV: ADV10247367