Museo civico (Bolzano)

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Museo civico di Bolzano
Stadtmuseum Bozen
Stadtmuseum Bozen.JPG
Il museo da via Cassa di Risparmio
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàBolzano
IndirizzoVia Cassa di Risparmio 14
Coordinate46°29′59.27″N 11°20′56.51″E / 46.499797°N 11.349031°E46.499797; 11.349031
Caratteristiche
TipoArcheologia, arte
Istituzione1905
FondatoriSocietà del Museo
Apertura1905
Sito web

Il Museo civico di Bolzano (in tedesco Stadtmuseum Bozen) con sede a Bolzano è un museo di rilevanza provinciale. È il più antico museo dell'attuale Alto Adige ed è diretto dalla Ripartizione cultura dell'amministrazione comunale. Dal 2003 è parzialmente chiuso per una lunga opera di restauro che ne prevede anche l'ampliamento; solo il piano rialzato ospita periodicamente delle mostre.[1]

Punti di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Il museo è organizzato in aree tematiche che raccontano l'archeologia, l'arte e la cultura popolare tirolese. L'offerta varia dai reperti archeologici, alle testimonianze di arte medievale, gotica, barocca, oggetti tradizionali e di artigianato tirolese, derivanti soprattutto dall'importante raccolta etnografica Karl Wohlgemuth. Il museo è completato da una biblioteca specializzata in archeologia e in arte locale, mentre l'archivio storico cittadino, depositato presso il Museo fino al 2001, è stato trasferito in una nuova sede e ivi valorizzato.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il museo nasce nella seconda meta del XIX secolo con la fondazione della Società del Museo (Museumsverein) nel 1883, che aveva lo scopo di raccogliere documenti e opere d'arte locali in modo da salvaguardare il passato e la cultura tradizionale dalle novità apportate dalla rivoluzione industriale che in quel periodo aveva mutato i comportamenti della società mondiale. La Società del Museo era appoggiata da membri del partito conservatore, mentre l'amministrazione cittadina era in mano ai liberali. Nonostante ciò l'amministrazione cittadina fece costruire una sede museale inaugurata nel 1905 dove poter raccogliere gli oggetti conservati dalla società in locali meno adatti. Durante il fascismo le attività del museo, simbolo del germanesimo, erano strettamente controllate e addirittura rischiò la chiusura. L'edificio stesso fu parzialmente rifatto, abbattendone la torre ed elimando i caratteristici merli e le torrette, per adeguarlo ai canoni estetici italiani, e la sistemazione interna fu largamente modificata ai sensi della politica culturale fascista[3]. Il personale del museo di lingua tedesca fu sostituito da esponenti culturali vicino al Partito Nazionale Fascista.[4] Nel secondo dopoguerra il museo affascinò lo scrittore italiano Pier Paolo Pasolini, alla ricerca di ambienti adatti per il suo Il Decameron nel 1970.[5]

L'edificio[modifica | modifica wikitesto]

Il museo ha sede in un edificio in stile storicista costruito tra il 1902 e il 1904 su progetto dell'architetto locale Karl Delug che trasformò il palazzo medievale Hurlach preesistente, tra l'ecclettica via Cassa di Risparmio e via Museo alla quale dà il nome. La costruzione è costituita da elementi architettonici tipicamente tirolesi con torre merlata, Erker e un grande portale. Fra il 1934 e il 1937 l'edificio subì un intervento di "italianizzazione" come la sede della Cassa di Risparmio di Bolzano situata di fronte: venne abbattuta la torre merlata con la giustificazione di rendere migliore la vista verso la Mendola ed il monumento alla Vittoria, la stessa sorte fece la caratteristica cupola a cipolla sull'angolo fra via Museo e via Cassa di Risparmio. Tra il 1993 e il 1994 venne ricostruita la torre merlata, mentre la cupola a cipolla non venne ripristinata. Dal 2003 sono in corso lavori di restauro con l'inaugurazione di una nuova moderna parte che troverà spazio nell'area dell'attuale cortile.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Patient im Wachkoma ("paziente in stato vegetativo"), reportage del settimanale ff – Südtiroler Wochenmagazin del 7 dicembre 2017, pp. 45-47.
  2. ^ (DE) Hannes Obermair, Schriftlichkeit und urkundliche Überlieferung der Stadt Bozen bis 1500 - Muster, Verlaufsformen, Typologien, in »cristallîn wort«. Hartmann-Studien. Vol. 1, LIT Verlag, Münster 2008. ISBN 978-3-8258-1097-9, pp. 33-58, qui pp. 43-45, doi:10.13140/RG.2.1.1126.1204.
  3. ^ Alla cui conclusione, lo storico dell'arte Nicolò Rasmo nonché futuro direttore del museo in un suo saggio, Il Museo di Bolzano nella nuova sistemazione, in Atesia Augusta, 1, 1939, n. 1, pp. 21–25, giudicò il „museo (…) perfettamente adeguato al clima di rinnovamento e risanamento che, per merito del Governo Fascista, si è venuto formando in ogni settore della vita atesina“ (p. 22).
  4. ^ Cfr. nel dettaglio, Toni S. Pescosta, 125 Jahre Museumsverein Bozen 1882-2007, op. cit.
  5. ^ Carlo Romeo: Pasolini a Bolzano

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) Irmgard Mumelter, Verzeichnis der Bücherei des Bozner Museums, Bolzano, Amonn, 1931.
  • (DE) Reimo Lunz, 100 Jahre Museumsverein Bozen - Festschrift, Bolzano, Athesia, 1983.
  • Silvia Spada (a cura di), Bolzano - Museo civico, sezione storico-artistica, Bologna, 1995. ISBN 88-7019-729-8
  • (DE) Toni S. Pescosta, 125 Jahre Museumsverein Bozen 1882-2007 - ein Stück Südtiroler Zeitgeschichte, Bolzano, Raetia, 2007. ISBN 978-88-7283-296-7

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