Battaglia di Gamenario

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Battaglia di Gamenario
parte delle battaglie tra Guelfi e Ghibellini
Castel Gamenario in un disegno di Clemente Rovere, del XIX secolo.
Castel Gamenario in un disegno di Clemente Rovere, del XIX secolo.
Data 22 aprile 1345
Luogo forte di Gamenario, Santena
Esito Vittoria monferrina
Schieramenti
Armoiries Anjou Jérusalem.svg Regno di Napoli
Chieri-Stemma.png Chieri (Guelfi)
Armoiries Montferrat.png Monferrato
Blason73.PNG Asti (Ghibellini)
Blason73.PNG Pavia
Comandanti
Perdite
30000
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La battaglia di Gamenario si combatté il 22 aprile 1345 alle porte sud-orientali di Torino, in Piemonte, presso un'antica fortezza che srogeva nell'attuale frazione Gamenario del comune di Santena, sul versante verso la frazione Rivera del vicino comune di Trofarello. Per molti storici tale battaglia segnò l'inizio del declino della dominazione franco-angioina del XIV secolo in Piemonte.

La fortezza fu presente almeno fino al XIX secolo, ne è prova un disegno di Clemente Rovere pubblicato nel Piemonte antico e moderno delineato e descritto[1]. Secondo l'illustrazione, la costruzione era situata sopra una collinetta. In seguito, il Casalis la identificò come la Domus Gamenaria, presente in una carta del 26 ottobre 1366, acquistata dalla famiglia Tana. Il nome ritorna anche nella carta Theatrum Pedemontii et Sabaudiae stampata a L'Aia nel 1726. La carta d'Italia dell'Istituto Geografico Militare al foglio 68 riporta ancora oggi un loco identificato come Cascina Gamenario, senza però alcuna traccia delle vestigia d'un tempo [2].
Il toponimo Gamenario deriva dal latino Gamenarium, Agaminium, gens Agamina, un'antica tribù autoctona pre-romana, che ivi abitò (almeno fino al II secolo circa), nell'area compresa tra il rio Santena e il rio Banna.

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1339, l'ambizioso ghibellino Giovanni II del Monferrato, detto il Paleologo, appartenente al Marchesato del Monferrato, riuscì a farsi proclamare governatore della Repubblica Astese, grazie anche all'aiuto delle famiglie astigiane Guttuari e Turco, e cacciando la fazione guelfa dei Solaro.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Repubblica Astese (1095).

Successivamente, soggiogò anche i nobili Falletti di Alba, e si espanse territorialmente anche verso Mondovì, Cherasco e Savigliano, fino a dichiarar battaglia anche al territorio di Chieri, all'epoca baluardo del potere guelfo franco-angioino in Piemonte[3]. Nel 1344, la regina Giovanna d'Angiò, da poco salita al trono di Napoli, per arginare tali mire monferrine, inviò in Piemonte il suo siniscalco Reforza d'Agoult che, nel maggio dello stesso anno, riuscì a riconquistare il paese di Verzuolo e, nel 1345, liberò Alba con l'aiuto dei guelfi chieresi e dei Falletti.

Lo scontro[modifica | modifica wikitesto]

Qualche giorno prima, Reforza d'Agoult pose l'assedio alla fortezza, già occupata dai ghibellini. Quest'ultimi però, concordarono con gli avversari che, se gli aiuti del Marchesato del Monferrato non fossero giunti entro il 22 aprile (ovvero la vigilia di San Giorgio), si sarebbero arresi; a suggellare tale patto, si offrirono come ostaggi un gruppo di personaggi, tra cui un nobile di nome Ravaglioso. Tuttavia, Giovanni II riuscì a radunare celermente i suoi soldati, provenienti sia dal Monferrato che dal Pavese. La mattina del 22 aprile quindi, inviò il proprio araldo ad dar inizio alla battaglia. Il Reforza, consigliato dal nobile provenzale Basteto del Podio, fece suonare le campane del vespro alle ore 15, come segnale di resa all'assedio e, proprio durante le trattative di resa, fece gettare un ponte sul fossato affinché le sue truppe si potessero dirigere alla strenua difesa di Chieri. Ma Giovanni II sopraggiunse col duca di Brunswick (suo parente), e raggiunse alle spalle lo schieramento nemico.
Lo scontro fu breve ed incerto. Al grido di «Rommen Rheiter, sus Romme Rheiter» («cavalieri latini, orsù cavalieri latini») la vittoria arrise ai ghibellini, che recuperarono la fortezza, e assestarono un duro colpo all'intera dominazione angioina in Piemonte. I resoconti dell'epoca narrano di almeno 30 mila morti, tra i quali lo stesso Reforza d'Agoult. Per celebrare la vittoria, Giovanni II fece erigere ad Asti una chiesa in onore a San Giorgio, poiché la battaglia accadde alla vigilia del santo cavaliere.

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Con la vittoria dei ghibellini, il potere di Giovanni II del Monferrato acquistò maggior prestigio, portando alle coeve dominazioni piemontesi di Alba, Acqui Terme, Ivrea e Valenza; Luchino Visconti di Milano, anch'egli partecipante alla lega contro gli Angiò, ottenne Alessandria, mentre i Savoia ottennero Chieri.
Il giovane duca Ottone di Brunswick-Grubenhagen, al suo "battesimo del fuoco", in seguito soggiornerà a lungo in Asti e più tardi impalmerà Giovanna di Napoli, la sfortunata regina guelfa che, in seguito alla sconfitta di Gamenario, fu costretta al ritiro angioino dallo scacchiere piemontese essendo la propria influenza minata alle fondamenta. Infatti, a seguito della sconfitta, molte città piemontesi, si dichiararono indipendenti cacciando gli stessi podestà angioini.

Il poemetto[modifica | modifica wikitesto]

Una curiosa Romanza, in lingua francese (senza mescolanze provenzali)[4], venne composta alla corte del marchese Giovanni II per celebrare la vittoria di Gamenario.

Si sono fatte alcune supposizioni sull'identità e la provenienza dell'autore. Forse fu cortigiano alla corte del Paleologo anche se i versi non sono quelli di un adulatore a senso unico, ma egli dispensa anche parole di gloria agli angioini.

Secondo Ricaldone è probabile che possa essere stato un astigiano, dato che nel poema si citano ben 34 personaggi astesi. Se l'autore fu italiano, conosceva comunque molto bene il francese del tempo (lingua d'oïl) dato che la romanza contiene pochissimi italianismi.

Alcune famiglie ghibelline astigiane (Alfieri, Guttuari, Isnardi) presentano motti francesi sui propri blasoni a conferma di una certa affinità con quella lingua.

Il poemetto consta di 692 versi quaternari accoppiati a rima baciata, non sempre perfetta. Ecco come esso esordisce:

« Sur le doulx temps que reverdissent
Toutes choses et bois fuerlissent
Et oyseaulx a chanter se mettent
Sur les arbres que leurs fleurs jettent
En l'année de deux foix vint
Mil et trois cent et cinq advint
Qu'en Sicille eut une royne
Que haioit la part Gibeline
Et avoit Guelphez en chierté... »
(Cronica del Monferrato di Benvenuto di San Giorgio)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Natale Ferro, Gli Astesi alla Battaglia di Gamenario (1345), Il Platano, Anno XIV, pg.76
  2. ^ http://www.gamenario.it/public/index.php?mod=Storia
  3. ^ Augusto Cavallari Murat, Antologia Monumentale di Chieri, 1969, Torino p. 44
  4. ^ Natale Ferro, Gli Astesi alla Battaglia di Gamenario (1345), Il Platano, Anno XIV, pag. 77

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Goffredo Casalis, Dizionario Storico Geografico degli Statuti di Sua Maestà, Torino, 1833.
  • Augusto Cavallari Murat, Antologia Monumentale di Chieri, 1969, Torino.
  • Giuseppe Cerrato, La battaglia di Gamenario, Atti della Società Ligure di Storia Patria, ser. II, vol. XVII, Genova 1885.
  • Natale Ferro, Gli Astesi alla Battaglia di Gamenario (1345), Il Platano, Anno XIV.
  • Luciano Formisano, Per il testo della battaglia di Gamenario, Studi Piemontesi, VII (1978).
  • Antonio Gallenga. Storia del Piemonte dai Primi Tempi alla Pace di Parigi del 30 marzo 1856. Torino, 1856.
  • Serafino Grassi, Storia della città di Asti, Asti 1891 (II ediz.) II.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]