Giuliano Pisapia

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Giuliano Pisapia
Pisapia in Piazza della Scala a Milano nel 2012

Pisapia in Piazza della Scala a Milano nel 2012


Sindaco di Milano
Durata mandato 1º giugno 2011 –
21 giugno 2016
Predecessore Letizia Moratti
Successore Giuseppe Sala

Sindaco metropolitano di Milano
Durata mandato 1º gennaio 2015 –
21 giugno 2016
Predecessore Carica istituita
Successore Giuseppe Sala

Dati generali
Partito politico Indipendente (dal 2010)
DP (1978-1991)
PRC (1991-2010)
Tendenza politica Socialismo democratico
Professione Avvocato
on. Giuliano Pisapia
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Milano
Data nascita 20 maggio 1949
Titolo di studio laurea in Scienze Politiche e laurea in Giurisprudenza
Professione Avvocato
Partito Rifondazione comunista (1996-2006)
Legislatura XIII e XIV Legislatura
Gruppo Rifondazione comunista (1996-1998, 2001-2006)
Gruppo Misto (1998-2001)
Coalizione Centro-sinistra
Circoscrizione Circoscrizione III - Lombardia 1
Incarichi parlamentari
  • Presidente II Commissione Giustizia
  • membro Commissione Giurisdizionale
Pagina istituzionale

Giuliano Pisapia (Milano, 20 maggio 1949) è un avvocato, scrittore e politico italiano, deputato per due legislature e sindaco di Milano dal 1º giugno 2011 al 20 giugno 2016, sindaco della Città metropolitana dal 1º gennaio 2015 al 20 giugno 2016.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

È figlio di madre milanese e padre casertano;[1] quest'ultimo, Gian Domenico, dal quale poi Giuliano ha rilevato lo studio legale, è stato tra i redattori del codice di procedura penale italiano del 1989. Dopo aver frequentato il Liceo classico Giovanni Berchet di Milano, si laurea in giurisprudenza e in scienze politiche, diventando avvocato penalista patrocinante presso la corte di cassazione. In età giovanile, svolge inoltre attività di volontariato nella Croce Rossa Italiana presso il comitato provinciale milanese.[2]

Fa parte del Comitato scientifico della Camera penale di Milano, di cui è stato vicepresidente, e del Comitato direttivo delle riviste Critica del Diritto, Alternative Europa e I diritti dell'Uomo, oltre che componente del consiglio di amministrazione della fondazione Vidas. Svolge l'attività di giornalista pubblicista, e suoi articoli sono apparsi sui principali quotidiani e periodici italiani. Ha scritto voci su enciclopedie giuridiche quali Digesto e Novissimo Digesto Italiano, in particolare sui reati contro la famiglia. È inoltre presidente della Fondazione Teatro alla Scala.[3]

Si è occupato, tra gli altri casi, della difesa di alcuni pastori e militanti di Scientology nel primo processo italiano intentato all'organizzazione,[4] di quella di Abdullah Öcalan durante la sua permanenza in Italia, ed è stato il legale della famiglia di Carlo Giuliani, costituitasi parte civile durante il processo seguìto ai fatti del G8 di Genova del 2001.[5] Inoltre è stato avvocato di parte civile della CIR di Carlo De Benedetti durante il processo SME.[6]

Dopo una convivenza di vent'anni, il 9 aprile 2011 si è sposato con rito civile con la giornalista Cinzia Sasso a Venezia, città d'origine della moglie.[7]

Attività politica[modifica | modifica wikitesto]

Pisapia comincia l'attività politica negli anni 1970, quando diventa membro di Democrazia Proletaria, alleanza elettorale e poi partito di estrema sinistra presente nel Parlamento della Repubblica Italiana tra il 1976 e il 1987. Pisapia opera come avvocato, difendendo in tribunale i militanti e le organizzazioni sindacali confederali.[senza fonte]

Deputato[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1996 è eletto deputato in Parlamento come indipendente, nelle liste di Rifondazione Comunista. Nella XIII Legislatura è presidente della commissione giustizia della Camera. Durante la crisi di governo del 1998 vota per la fiducia all'esecutivo Prodi I, in dissenso dalla linea decisa dal segretario di Rifondazione Fausto Bertinotti e seguendo invece le posizioni di Armando Cossutta.[8] Dopo la sfiducia del Parlamento al premier Romano Prodi lascia la presidenza della commissione giustizia e, nonostante il voto a favore del governo, non aderisce al nuovo gruppo parlamentare di Cossutta ma entra invece in quello Misto.[9]

È rieletto deputato nel 2001, ancora per Rifondazione Comunista. Nella XIV Legislatura fa parte della II commissione giustizia, della commissione giurisdizionale, del comitato per la legislazione, ed è presidente del comitato carceri istituito presso la Camera. Non si ricandida nel 2006, ma nel luglio dello stesso anno viene nominato presidente della commissione di studio istituita dal Ministero della Giustizia per la riforma del codice penale italiano.[10]

Sindaco di Milano[modifica | modifica wikitesto]

Campagna elettorale[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno del 2010 è il primo a proporre la sua candidatura come nuovo sindaco di Milano per le elezioni comunali dell'anno seguente. L'intento viene ufficializzato con un'iniziativa al Teatro Litta, che fa seguito a un appello di intellettuali e personaggi della scena sociale e politica della città.[11]

Festeggiamenti in piazza del Duomo la notte del 30 maggio 2011, dopo l'elezione di Pisapia a primo cittadino di Milano.

Il 14 novembre 2010 partecipa alle elezioni primarie della coalizione di centro-sinistra per la scelta del candidato a primo cittadino; Pisapia, partendo dall'iniziale sostegno di Sinistra Ecologia Libertà[12] e Federazione della Sinistra, ottiene l'investitura con il 45% delle preferenze,[13] superando il candidato ufficiale del Partito Democratico, l'architetto Stefano Boeri (fermatosi al 40% dei voti), e gli altri due sfidanti, il costituzionalista Valerio Onida e l'ambientalista Michele Sacerdoti.

Alle elezioni comunali del 15 e 16 maggio 2011 si presenta come lo sfidante più accreditato nei confronti del sindaco uscente del Popolo della Libertà, Letizia Moratti. Pisapia viene dato inizialmente in svantaggio, sia per la tradizione di Milano quale "roccaforte" del centro-destra dai primi anni 1990, sia per il contributo attivo dell'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nella campagna elettorale della Moratti – cosa che molti analisti, a seguito del coinvolgimento in vicende controverse quali il caso Ruby, hanno visto come un tentativo del premier di trasformare le elezioni meneghine in una sorta di referendum sulla sua persona –;[14] Pisapia sceglie invece di impostare una campagna diametralmente opposta, basata prevalentemente sull'impiego di Internet e dei social network.[15][16]

Nel primo turno delle elezioni Pisapia ottiene a sorpresa il 48,04% dei consensi, andando così al ballottaggio con la stessa Moratti (attestatasi invece al 41,58%).[17] Al secondo turno del 29 e 30 maggio vince il ballottaggio con il 55,11% dei voti (contro il 44,89% della Moratti),[18] e viene eletto sindaco di Milano,[19] il primo di centro-sinistra dopo diciotto anni.[20]

Mandato[modifica | modifica wikitesto]

Durante il suo mandato come primo cittadino, tra i più importanti provvedimenti c'è la revoca del piano di governo del territorio approvato dalla precedente giunta Moratti, promuovendo nuove linee guida improntate alla sostenibilità e alla riduzione dell'edificabilità.[21] Il 16 gennaio 2012 entra in vigore l'Area C, corrispondente alla cerchia dei bastioni, con l'obiettivo di ridurre il traffico e l'inquinamento nel centro città nonché favorire il trasporto pubblico e la mobilità sostenibile:[22] in questo ultimo senso vengono sviluppati (dopo l'avvio a opera della precedente giunta) il bike sharing e il car sharing assieme, dal 2015, al primo servizio di scooter sharing in Italia.[23]

Pisapia (terzo da sinistra) nel 2013 a palazzo Marino, per un'iniziativa a favore delle unioni civili.

Pisapia si distingue inoltre per l'attenzione verso i diritti civili. Il 27 luglio 2012, dopo un lavoro di mediazione fra le richieste dell'ala cattolica del PD e di quella laica del PdL, il consiglio comunale milanese approva la delibera che istituisce il registro delle unioni civili del capoluogo lombardo, sia per coppie eterosessuali sia omosessuali,[24] inaugurato ufficialmente il 18 settembre dello stesso anno.[25] L'8 ottobre 2014, nella sua qualità di ufficiale di stato civile, trascrive nel registro anagrafico comunale gli atti di matrimonio esteri di sette coppie formate da persone dello stesso sesso,[26] permettendo loro di beneficiare dell'effetto certificativo ed esercitare, in Italia e all'estero, i diritti loro spettanti in base alle leggi dell'Unione europea e i diritti e doveri del matrimonio nei Paesi che già riconoscono le unioni gay.[27]

In seguito alle elezioni politiche del 2013, perde alcuni assessori appena eletti in Parlamento (tra i quali Bruno Tabacci), dovendo di conseguenza operare un rimpasto di giunta. Il 1º gennaio 2015 diventa, di diritto, il primo sindaco della città metropolitana di Milano (sindaco metropolitano), carica istituita in seguito alla creazione delle città metropolitane.[3] Nei primi mesi del 2016, come già precedentemente affermato durante la campagna elettorale del 2011, annuncia di non volersi ricandidare per un secondo mandato da sindaco:[28] alle primarie del centro-sinistra per la scelta del candidato alle elezioni comunali del 2016, esprime il proprio sostegno alla sua vicesindaco Francesca Balzani,[29] sconfitta da Giuseppe Sala poi successore di Pisapia a palazzo Marino.

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni 1980 Giuliano Pisapia è stato coinvolto in un procedimento giudiziario conclusosi con una sentenza di assoluzione con formula piena.

Il 7 ottobre 1980 Pisapia viene arrestato in base alle indicazioni di un pentito: l'accusa era di concorso morale al furto di un veicolo e di banda armata, nell'ambito dell'inchiesta sull'omicidio di Walter Tobagi[30] (da quest'ultima accusa Pisapia venne prosciolto già in fase istruttoria[31]). Assieme a lui vengono arrestate altre dieci persone; Pisapia resta incarcerato per quattro mesi. Nel giugno del 1982, nel contesto dell'istruttoria su Prima Linea e i Comitati Comunisti Rivoluzionari attivi a Milano (che riguardava anche Marco Barbone, assassino di Tobagi, oltre a Marco Donat Cattin e al pentito Michele Viscardi), il pubblico ministero Armando Spataro chiede il rinvio a giudizio davanti alla Corte d'assise di Milano per 163 persone. Il 22 ottobre 1984 il giudizio di primo grado si conclude, per effetto di un provvedimento di amnistia e indulto del 1978 (DPR 413/78[32]), con una sentenza di non luogo a procedere: la Corte d'assise esplicita nelle motivazioni che Pisapia sarebbe stato comunque assolto per insufficienza di prove.[33] Pisapia rinuncia all'amnistia e presenta ricorso contro la sentenza: la Corte d'assise d'appello lo assolve definitivamente, nel marzo del 1986, per non aver commesso il fatto.[33]

Tale vicenda è riemersa nel maggio del 2011, nel corso della campagna elettorale per le elezioni comunali di Milano: durante un confronto televisivo, il sindaco uscente Letizia Moratti accusò il candidato di centro-sinistra di essere stato giudicato responsabile del summenzionato reato dalla Corte d'assise. Essendo quella l'ultima dichiarazione prima della chiusura del dibattito, Pisapia non ebbe modo di replicare immediatamente, ma solo a posteriori, bollando come calunniosa l'affermazione e annunciando una querela per diffamazione aggravata[34] (in seguito ritirata[35]). Dopo aver inizialmente ribadito quanto espresso,[36] prima del ballottaggio la Moratti ha presentato delle scuse private a Pisapia per la falsa accusa.[37][38]

Armando Spataro, il pubblico ministero che all'epoca aveva sostenuto l'accusa contro Pisapia, nell'occasione ha dichiarato che si trattò di un errore giudiziario.[39]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Ufficiale della Legione d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale della Legione d'Onore
— 11 febbraio 2015[40]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

È autore del volume:

  • Milano Città Aperta - Una nuova idea di politica, Milano, Rizzoli, 2015.

È coautore dei volumi:

  • San Vittore: voci dal carcere e sul carcere, Milano 1988;
  • Usage de stupéfiants: politiques européennes, Ginevra 1996;
  • Il Diritto e il Rovescio: i rapporti tra politica e magistratura;
  • Giustizia penale: esiste l'approdo?, 2007;
  • In attesa di Giustizia - dialogo sulle riforme possibili, 2010.

Un suo saggio è presente nel volume Legalizzare la droga. Una ragionevole proposta di sperimentazione (Feltrinelli, 1991).

È autore di scritti e saggi di carattere giuridico, sociale, nel campo del diritto penale, delle tematiche collegate alla tossicodipendenza, del rapporto tra carcere e società.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pisapìa, Gian Domenico, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  2. ^ Laura Guglielmi, Pisapia: «La Rotonda della Besana, le boccette sui Navigli e il caffè a letto», su milano.mentelocale.it, 6 dicembre 2012. URL consultato il 29 gennaio 2013.
  3. ^ a b Glamm srl, Sindaco metropolitano Giuliano Pisapia, su www.cittametropolitana.milano.it. URL consultato il 02 giugno 2016.
  4. ^ Scientology: Pisapia, sentenza Cassazione coraggiosa, in Adnkronos, 24 ottobre 1997. URL consultato il 1º novembre 2012.
  5. ^ G8, la Corte di Strasburgo assolve l'Italia per la morte di Carlo Giuliani, su corriere.it, 24 marzo 2011. URL consultato il 23 maggio 2011.
  6. ^ Processo Sme. Cir-De Benedetti chiede un risarcimento record: 4,5 miliardi di euro, su rainews24.rai.it, 6 giugno 2003. URL consultato il 1º giugno 2011.
  7. ^ Giuliano Pisapia e Cinzia Sasso: il "sì" a Venezia, su nuovavenezia.gelocal.it, 9 aprile 2011. URL consultato il 30 maggio 2011.
  8. ^ Maurizio Caprara, Sconforto di Cossutta: tutta colpa di Bertinotti, in Corriere della Sera, 10 ottobre 1998, p. 8. (archiviato dall'url originale il 1º luglio 2012).
  9. ^ Marco Nese, Pisapia: voto la fiducia, ma lascio la presidenza della commissione Giustizia, in Corriere della Sera, 9 ottobre 1998, p. 7. (archiviato dall'url originale il 7 luglio 2012).
  10. ^ Le Commissioni di studio degli anni 1988 - 2008, su giustizia.it. URL consultato il 24 maggio 2011.
  11. ^ Elisabetta Soglio, Centrosinistra, Pisapia si candida, su milano.corriere.it, 16 giugno 2010. (archiviato dall'url originale il 21 luglio 2012).
  12. ^ Stefano Rossi, Primarie, Vendola lancia Pisapia, su milano.repubblica.it, 7 novembre 2010. URL consultato l'8 febbraio 2012.
  13. ^ Teresa Monestiroli, Primarie a Milano, Pisapia batte Boeri - "Ho fatto un miracolo, adesso un altro", su milano.repubblica.it, 14 novembre 2010. URL consultato il 23 maggio 2011.
  14. ^ (EN) Elisabetta Povoledo, Berlusconi Makes Election in Milan All About Him, su nytimes.com, 11 maggio 2011. URL consultato l'8 febbraio 2012.
  15. ^ Massimo Pisa, Pisapia, una battaglia vinta sul web prima ancora che nei seggi elettorali, su milano.repubblica.it, 31 maggio 2011. URL consultato l'8 febbraio 2012.
  16. ^ Davide Casati, Ecco perché Pisapia ha vinto le elezioni, su gqitalia.it, 31 maggio 2011. URL consultato l'8 febbraio 2012.
  17. ^ Sorpresa, Pisapia stacca la Moratti, su milano.corriere.it, 17 maggio 2011. (archiviato dall'url originale il 21 luglio 2012).
  18. ^ Elezioni comunali del 29 e 30 maggio 2011 - II turno - Comune: Milano, su comunali.interno.it, 30 maggio 2011. URL consultato il 6 giugno 2011.
  19. ^ Cori da stadio in Duomo per Pisapia, e lui: «Sarò sindaco di tutta Milano», su corriere.it, 30 maggio 2011. URL consultato il 30 maggio 2011.
  20. ^ Pisapia: "Oggi abbiamo liberato Milano", su milano.repubblica.it, 30 maggio 2011. URL consultato il 30 maggio 2011.
  21. ^ Sara Bianchi, La Giunta Pisapia revoca il Pgt varato dalla Moratti. Il Pd è «preoccupato», ma appoggia il sindaco, su ilsole24ore.com, 8 luglio 2011.
  22. ^ Il primo giorno di "Area C" a Milano, su ilpost.it, 16 gennaio 2012.
  23. ^ Scooter è condiviso, a Milano la rivoluzione della mobilità sostenibile. La scelta tra auto, bici e moto, su milano.corriere.it, 29 giugno 2015.
  24. ^ Milano, sì a unioni civili. Pisapia: "Da oggi più diritti", su tg24.sky.it, 27 luglio 2012. URL consultato il 24 settembre 2012.
  25. ^ Milano, inaugurato il registro delle unioni civili, su tg24.sky.it, 18 settembre 2012. URL consultato il 24 settembre 2012.
  26. ^ Lo scatto di Pisapia "Sì alle trascrizioni dei matrimoni gay", in la Repubblica, 8 ottobre 2014.
  27. ^ Matteo Winkler, Matrimoni gay: perché la trascrizione è legittima, su ilfattoquotidiano.it, 7 ottobre 2014.
  28. ^ Milano, Pisapia non si ricandiderà a sindaco: “Sono coerente, non c’entra la stanchezza”, su LaStampa.it. URL consultato il 02 giugno 2016.
  29. ^ Milano, Pisapia brinda con la Balzani e annuncia: "Voterò la mia vicesindaca", su Repubblica.it, 28 gennaio 2016. URL consultato il 02 giugno 2016.
  30. ^ Alessandro Rigaldo, Venticinque persone in carcere arrestate in varie parti d'Italia, in Stampa Sera, 8 ottobre 1980, p. 9.
  31. ^ Pisapia, assolto per non aver commesso il fatto, su tg24.sky.it, 11 maggio 2011. URL consultato il 23 maggio 2011.
  32. ^ Decreto del presidente della Repubblica 4 agosto 1978, n. 413, in materia di "Concessione di amnistia e indulto. (GU n. 218 del 5-8-1978)"
  33. ^ a b Luigi Ferrarella, L'accusa, poi l'assoluzione - Ecco cosa c'è in quelle carte, su corriere.it, 12 maggio 2011. URL consultato il 23 maggio 2011.
  34. ^ Giuliano Pisapia querela Letizia Moratti per diffamazione aggravata. Ecco la sentenza che la smentisce, su pisapiaxmilano.com. URL consultato il 23 maggio 2011.
  35. ^ Oriana Liso, Palazzo Marino, è il giorno di Pisapia - La Moratti saluta in lacrime i funzionari, su milano.repubblica.it, 2 giugno 2011. URL consultato il 2 giugno 2011.
  36. ^ Elezioni: Moratti; niente scuse, Pisapia frequentava violenti, su finanza.tgcom.mediaset.it, 13 maggio 2011. URL consultato il 1º novembre 2012.
  37. ^ Alessandro Sala, Moratti: "A Pisapia ho inviato le scuse in privato", su corriere.it, 26 maggio 2011. URL consultato il 1º novembre 2012.
  38. ^ Sara Bianchi, E alla fine Moratti scrive le sue scuse all'avversario, su ilsole24ore.com, 26 maggio 2011. URL consultato il 1º novembre 2012.
  39. ^ Il pm che accusò Pisapia - «Ha ragione, fu assolto», su milano.corriere.it, 11 maggio 2011. (archiviato dall'url originale il 29 luglio 2012).
  40. ^ Pisapia insignito della Legione d'Onore nell'ambasciata francese in Italia, su milanotoday.it, 11 febbraio 2015. URL consultato l'11 febbraio 2015.

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