Processo SME

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Il processo SME è una complessa vicenda giudiziaria riguardante la mancata vendita della SME (comparto agro-alimentare dell'IRI, il cui presidente era Romano Prodi) alla CIR di Carlo De Benedetti. Lo svolgimento del processo è stato di particolare interesse presso l'opinione pubblica data la rilevanza politica degli imputati, tra i quali Silvio Berlusconi e Cesare Previti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La vicenda SME risale al 1985, quando l'IRI e la Buitoni (società appartenente al gruppo CIR) raggiunsero un'intesa per la vendita del 64,36% del capitale sociale della SME ad un valore ritenuto inferiore rispetto a quello di mercato[senza fonte].[1]

Il valore venne stabilito in 497 miliardi di lire, da una perizia del professor Roberto Poli (all'epoca docente di ragioneria generale presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano). Una perizia successiva effettuata dal professor Luigi Guatri (all'epoca rettore dell'Università Bocconi) confermò la stima di Poli.

Le perizie private fatte dalla controparte e presentate successivamente durante lo stesso processo, attestarono un valore commerciale della SME pari a 470 miliardi secondo la Ferrero (in cordata per l'acquisizione della SME con la Barilla e la Fininvest) e 490 miliardi secondo la perizia della stessa Barilla, quindi, in realtà, la cifra chiesta e accettata dalla commissione bilancio presieduta da Paolo Cirino Pomicino era addirittura superiore di 27 miliardi in un caso e di 7 nell'altro.

Altre ditte erano però interessate alla trattativa: oltre alla cordata Barilla-Ferrero-Fininvest che aveva presentato una offerta di 600 miliardi, vi erano offerte ancora più elevate da parte della Lega delle Cooperative, dell'Unicoop e della Cofima (gruppo di imprenditori meridionali), e l'accordo con la Buitoni fu ritenuto non vincolante.

La Buitoni di De Benedetti quindi citò l'IRI in giudizio davanti al Tribunale di Roma, ma il ricorso della Buitoni non fu accolto nei tre gradi di giudizio in quanto fu ritenuto che l'IRI non aveva la corretta delega alla cessione della partecipazione nella SME.

Il processo SME nasce il 9 marzo 2000 al Tribunale di Milano dal sospetto che la corte di Roma fosse stata influenzata attraverso il versamento di tangenti da parte di Silvio Berlusconi (proprietario della Fininvest), al giudice Filippo Verde, presidente del Tribunale civile di Roma, al giudice Renato Squillante che tuttavia, come capo dei GIP, svolgeva la sua attività esclusivamente in campo penale, ed agli avvocati Cesare Previti e Attilio Pacifico (il primo dei quali era legale della Fininvest).

Dopo un lungo ed assai controverso iter processuale, il 30 novembre 2006 la Corte di Cassazione stabilisce infine che la Procura di Milano non avrebbe mai dovuto iniziare le indagini, in quanto incompetente, ed annulla le sentenze emesse dal Tribunale di Milano[2].

Capi di imputazione[modifica | modifica wikitesto]

Sono stati imputati di corruzione in atti giudiziari (capo A):

  • l'ex capo dei gip di Roma, Renato Squillante (chiesti 11 anni e 4 mesi);

di corruzione ai fini della mancata vendita della SME (capo B):

  • l'ex giudice romano Filippo Verde, (chiesti 4 anni e 8 mesi);

di entrambi i capi d'accusa:

  • l'avvocato Attilio Pacifico (chiesti 11 anni);
  • l'avvocato Cesare Previti (chiesti 11 anni);
  • l'imprenditore Silvio Berlusconi (chiesti 8 anni);

di favoreggiamento:

Nel giugno 2003, grazie alla legge sull'immunità per le cinque cariche istituzionali più alte (lodo Schifani), la posizione di Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio in carica, è stata stralciata dal processo[3].

Il 14 gennaio 2004 la Corte costituzionale dichiara l'incostituzionalità del lodo Schifani, perché in contrasto con l'articolo 24 della Costituzione che proclama il diritto inviolabile alla difesa[4]. Esso sarebbe stato violato perché la legge in questione imporrebbe la sospensione del processo anche contro la volontà dell'imputato, precludendogli la possibilità di dimostrare la propria innocenza subito nel contraddittorio. Il processo nei confronti di Silvio Berlusconi riparte quindi separatamente.

Sentenza del 22 novembre 2003[modifica | modifica wikitesto]

La I Sezione Penale del Tribunale di Milano ha condannato:

  • Pacifico Attilio per corruzione semplice (capo A) a 4 anni di reclusione, interdizione di 5 anni dai pubblici uffici, 5 anni dalla professione di avvocato[5];
  • Previti Cesare per corruzione semplice (capo A) a 5 anni di reclusione, interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, 5 anni dalla professione di avvocato[5];
  • Squillante Renato per corruzione in atti giudiziari a 8 anni di reclusione, interdetto in perpetuo dai pubblici uffici[5];

ha assolto:

  • Misiani Francesco perché il fatto non sussiste;
  • Pacifico Attilio perché il fatto non sussiste (capo B);
  • Previti Cesare perché il fatto non sussiste (capo B);
  • Savtchenko Olga perché il fatto non costituisce reato;
  • Verde Filippo perché il fatto non sussiste (capo B);

e ha dichiarato prescritto:

  • il reato commesso da Squillante Fabio, grazie alle attenuanti generiche;
  • il reato commesso da Squillante Mariano, grazie alle attenuanti generiche.

Sentenza: «Visti gli articoli 533, 535 del codice di procedura penale dichiara Pacifico Attilio, Previti Cesare e Squillante Renato, responsabili del reato loro ascritto al capo A ed esclusa la continuazione interna e qualificato il fatto nei confronti di Pacifico e Previti come violazione degli articoli 319 e 321 del codice penale condanna Pacifico Attilio alla pena di 4 anni di reclusione, di Previti Cesare alla pena di anni 5 di reclusione, Squillante Renato alla pena di anni 8 di reclusione e tutti i suddetti in solido al pagamento delle spese processuali. Il Tribunale assolve Pacifico Attilio, Previti Cesare e Verde Filippo dalla imputazione loro ascritta al capo B perché il fatto non sussiste. Assolve Misiani Francesco dalle imputazioni a lui ascritte, perché il fatto non sussiste. Assolve Savtchenko Olga dalla imputazione a lei ascritta perché il fatto non costituisce reato. Dichiara di non doversi procedere nei confronti di Squillante Fabio e Squillante Mariano in ordine alle imputazioni loro ascritte, perché, riconosciute ad entrambi le circostanze attenuanti generiche, il reato è estinto per intervenuta prescrizione».[6]

Sentenza del 10 dicembre 2004[modifica | modifica wikitesto]

La I Sezione Penale del Tribunale di Milano ha assolto:

  • Berlusconi Silvio perché il fatto non sussiste (capo B)[7];

e ha dichiarato prescritto:

Sentenza: «Visto l'articolo 531 CPP dichiara non doversi procedere nei confronti di Berlusconi Silvio in ordine al reato di corruzione ascrittogli al capo A) limitatamente al bonifico in data 06-7 marzo 1991 perché, qualificato il fatto per l'imputato come violazione degli articoli 319 e 321 C.P. e riconosciute le circostanze attenuanti generiche, lo stesso è estinto per intervenuta prescrizione; visto l'articolo 530 CO.2 C.P.P. assolve Berlusconi Silvio dal reato di corruzione relativo al bonifico in data 26-29 luglio 1988 contestato al capo A) per non aver commesso il fatto; visto l'articolo 530 C.P.P. assolve Berlusconi Silvio dagli altri fatti di corruzione contestati al capo A) per non aver commesso il fatto; Visto l'articolo 530 CO.2 C.P.P., assolve Berlusconi Silvio dal reato di corruzione a lui ascritto al capo B) perché il fatto non sussiste».

Sentenza del 2 dicembre 2005[modifica | modifica wikitesto]

La II Corte d'appello del Tribunale di Milano ha confermato le condanne per:

  • Pacifico Attilio per corruzione semplice (capo A) a 4 anni di reclusione[8];
  • Previti Cesare per corruzione semplice (capo A) a 5 anni di reclusione[8];

ridotta la condanna per:

  • Squillante Renato per corruzione in atti giudiziari (capo A) a 7 anni (dagli 8 del primo grado)[8];

e ha confermato le assoluzioni e prescrizioni del primo grado.

Dispositivo della sentenza: «Visti gli articoli 592 e 605 cpp, in parziale riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Milano in data 22/11/2003, appellata dagli imputati Pacifico Attilio, Previti Cesare, Squillante Renato, Squillante Mariano e Squillante Fabio, nonché dal Procuratore della Repubblica e dalla parte civile Cir Spa, riduce la pena inflitta a Squillante Renato ad anni 7 di reclusione. Conferma nel resto. Rigetta la domanda risarcitoria avanzata dalla parte civile Cir spa con l'atto di appello nei confronti di Pacifico Attilio, Previti Cesare e Squillante Renato relativamente al capo a della rubrica».

Sentenza di Cassazione del 30 novembre 2006[modifica | modifica wikitesto]

Il 30 novembre 2006 la Cassazione, stabilendo che i fatti contestati a Cesare Previti, Attilio Pacifico e Renato Squillante sono avvenuti a Roma, e che questi fatti riguardano dei magistrati, dichiara che la Procura di Milano non avrebbe nemmeno potuto iniziare il procedimento penale, in quanto incompetente[2]. Le sentenze di condanna emesse dal tribunale di Milano vengono quindi annullate[2].

L'anno seguente, su richiesta della procura competente, il gip di Perugia ha archiviato la vicenda per intervenuta prescrizione[9].

Sentenza del 27 aprile 2007[modifica | modifica wikitesto]

La II Sezione della Corte d'Appello di Milano ha assolto:

  • Berlusconi Silvio per non aver commesso il fatto (capo A) e perché il fatto non sussiste (capo B)[10];

Dispositivo della sentenza: «Visto l'articolo 605 cpp, in riforma della sentenza del tribunale di Milano in data 10 dicembre 2004, assolve Silvio Berlusconi dal reato a lui ascritto sub capo A) ai sensi dell'articolo 530 comma 2 del codice di procedura penale, per non aver commesso il fatto, e dal reato a lui ascritto sub capo B) ai sensi dell'articolo 530 comma 1 cpp perché il fatto non sussiste».[11]

Sentenza del 26 ottobre 2007[modifica | modifica wikitesto]

La VI Sezione Penale della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dalla Procura generale di Milano contro la sentenza con cui la Corte d'appello del capoluogo lombardo aveva pronunciato l'assoluzione nei confronti di Silvio Berlusconi[12].

Sentenza del 30 gennaio 2008[modifica | modifica wikitesto]

La I Sezione Penale del Tribunale di Milano ha assolto Silvio Berlusconi dall'accusa di falso in bilancio per le attività Fininvest fra il 1986 ed il 1989, nell'ambito dell'ultimo stralcio del processo SME, in quanto «i fatti non sono più previsti dalla legge come reato» dalla modifica introdotta dal Decreto legislativo 11 aprile 2002, n. 61, varato dallo stesso governo Berlusconi II[13].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La più grande caccia al tesoro della storia italiana, su www.societacivile.it. URL consultato il 09 aprile 2016.
  2. ^ a b c Sme, la Cassazione: processo tutto da rifare, in Corriere della Sera, 1º dicembre 2006. URL consultato il 27 dicembre 2012.
  3. ^ accesso 27 dicembre 2012, Via libera all'immunità per le alte cariche, in Corriere della Sera, 18 giugno 2003.
  4. ^ accesso 27 dicembre 2012, Consulta: il Lodo Schifani è illegittimo, in Corriere della Sera, 13 gennaio 2004.
  5. ^ a b c Cesare Previti condannato a cinque anni, in Corriere della Sera, 22 novembre 2003. URL consultato il 27 dicembre 2012.
  6. ^ Processo Sme, il dispositivo della sentenza, in la Repubblica, 22 novembre 2003. URL consultato l'8 ottobre 2011.
  7. ^ a b «Sme: "Assoluzione e prescrizione"», da Corriere della Sera del 10 dicembre 2004.
  8. ^ a b c Processo Sme: 5 anni a Previti, in Corriere della Sera, 3 dicembre 2005. URL consultato il 27 dicembre 2012.
  9. ^ accesso 11 gennaio 2011, «Previti e Squillante, ci sono le prove. Ma è troppo tardi», in Corriere della Sera, 2 ottobre 2007. (archiviato dall'url originale il ).
  10. ^ Processo Sme, Berlusconi assolto, in Corriere della Sera, 27 aprile 2007. URL consultato il 27 dicembre 2012.
  11. ^ Appello Sme, Berlusconi assolto, in Tgcom, 27 aprile 2007. URL consultato l'8 ottobre 2011 (archiviato il 23 ottobre 2012).
  12. ^ Sme, la Cassazione assolve Berlusconi, in Corriere della Sera, 26 ottobre 2007. URL consultato l'11 ottobre 2011.
  13. ^ Processo Sme, Silvio Berlusconi assolto, in Corriere della Sera, 30 gennaio 2008. URL consultato il 27 dicembre 2012.

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