Lodrisio Visconti

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Lodrisio Visconti
Signore di Castelseprio e Crenna
Stemma
Trattamento Signore
Nascita Milano, 1280 circa
Morte Milano, aprile 1364
Dinastia Visconti
Padre Pietro Visconti
Madre Antiochia Crivelli
Coniugi Costantina Malaspina
Vincenza Cavalcabò
Figli Ambrogio
Giannotto
Religione Cattolicesimo
Lodrisio Visconti
1280 circa – 1364
Nato aMilano
Morto aMilano
Dati militari
Forza armataMercenari
GradoCondottiero
BattaglieBattaglia di Parabiago
Comandante diCompagnia di San Giorgio
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Lodrisio Visconti (Milano, 1280 circa – Milano, aprile 1364) è stato un condottiero e capitano di ventura italiano.

Fu signore di Castelseprio e Crenna.

«...fu il primo Lodrisio che desse loro (ai mercenari stranieri) forma di potenze strane, terribili, feroci, le quali fatte sostegno all'altre già miseramente disordinate di papi, di re, d'imperatori, correan dietro ad un'insegna qual ch'ella fosse, e battagliavano dove più larghe venissero le paghe, più certo lo sperpero ed il saccheggio: potenze infauste, che come nugoli cacciati dalla buffera, ottenebravano il cielo italiano quantunque volte sembrasse allegrarci del suo sorriso.»

(Federico Odorici, Storie bresciane dai primi tempi sino all'età nostra, volume 7, Brescia, 1857, p. 183.)

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi e la formazione della Compagnia di San Giorgio[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Pietro ed Antiochia Crivelli, nacque intorno al 1280 a Milano nella famiglia nobile dei Visconti, forte ed attiva nelle armi, che la governò fino ad ottenere con Gian Galeazzo il titolo di Duca di Milano. Lodrisio alternò con il consorzio parentale, primo fra tutti il cugino Matteo Visconti, tradimento e fedeltà. Aiutò Galeazzo I, figlio di Matteo, a recuperare Milano, ma presto se ne allontanò tramando contro di lui. Quando nel 1328 morì Galeazzo I, il figlio ed unico erede, Azzone, comprò dall'Imperatore di Germania Lodovico il Bavaro il titolo di Vicario di Milano, scavalcando il Papa, che pretendeva di essere il reale detentore del potere di nomina. Lodrisio organizzò una serie di congiure contro il nipote, ma alla scoperta di esse, Azzone ne fece incarcerare i capi. Lodrisio sfuggito dalla rete, fu costretto a rifugiarsi a Verona presso Mastino II della Scala, col quale strinse una serie di alleanze nel tentativo di eliminare il signore di Milano. In questa occasione formò nel 1339 la Compagnia di San Giorgio, forte di oltre 6.500 armati fra cavalieri, fanti (molti dei quali svizzeri) e balestrieri, di cui fu nominato capitano. Parteciparono a questa compagnia di ventura avventurieri mercenari di grande prestigio e levatura militare come Corrado Wirtinger di Landau (il Conte Lando) e Guarnieri d'Urslingen (il Duca Guarnieri)[1].

Il venturiero[modifica | modifica wikitesto]

Lodrisio si distinse dai suoi compagni d'arme per essere mosso prevalentemente da uno spirito di rivalsa contro la propria consorteria parentale e da motivi politici come il tentativo di conquistare la Signoria di Milano; al contrario, gli altri membri erano spinti prevalentemente dalla brama di razziare ricchezze incuranti dei mezzi usati, usanza peraltro comune alle compagnie di ventura dell'epoca. Il tentativo di sottrarre Milano ai cugini Azzone e Luchino non fu però favorevole a Lodrisio, che, dopo un primo successo che gli aveva fatto sperare la conquista dell'ambita città, si trovò a dover fronteggiare la milizia milanese, mobilitata dal cugino. Il 21 febbraio 1339 Lodrisio guidò le sue truppe contro i familiari che governavano la città, in quella che è chiamata la battaglia di Parabiago; secondo la leggenda i suoi compagni vennero spaventati da un'apparizione di Sant'Ambrogio a cavallo. Di certo decisivo fu l'arrivo della compagnia di ventura di Ettore da Panigo, che ribaltò le sorti dello scontro e causò la sconfitta della Compagnia di San Giorgio[2]. Lodrisio stesso finì prigioniero: rimase recluso per 10 anni nel castello di San Colombano. Venne liberato dall'altro fratello, l'arcivescovo Giovanni Visconti, nuovo signore di Milano.

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte di quest'ultimo, Lodrisio aiutò nel 1356 Galeazzo II Visconti, figlio di Stefano, contro la lega antiviscontea voluta dal cardinale Egidio Albornoz che aveva arruolato la Grande Compagnia comandata dal Conte Lando. Lodrisio la sconfisse conseguendo una grande vittoria, anche se successivamente perse il castello di Novara. Rimase poi a Milano fino alla morte, avvenuta per malattia ai primi di aprile del 1364.

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Lodrisio si sposò prima con Costantina Malaspina, da cui non ebbe figli, e poi con Vincenza Cavalcabò, dalla quale ebbe due figli[3]:

  • Ambrogio, milite;
  • Giannotto (?-1403), governatore di Alessandria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Michael Mallett, Signori e mercenari - La guerra nell'Italia del Rinascimento, Il Mulino, Bologna, 2006, p. 37.
  2. ^ Michael Mallett, Signori e mercenari - La guerra nell'Italia del Rinascimento, Il Mulino, Bologna, 2006, p. 39.
  3. ^ Pompeo Litta Biumi, in Famiglie celebri italiane, Visconti di Milano, 1823.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Georges Duby, Lo specchio del feudalesimo, Laterza, Bari, 1998, ISBN 88-420-5650-2.
  • Georges Duby, Il cavaliere, la donna, il prete, Euroclub, Milano, 1987, ISBN 88-420-2841-X.
  • Jacques Le Goff, L'uomo medievale, Laterza, Bari, 1999, ISBN 88-420-4197-1.
  • Michael Mallett, Signori e mercenari - La guerra nell'Italia del Rinascimento, Il Mulino, Bologna, 2006, ISBN 88-15-11407-6.
  • Gabriella Piccinni, I mille anni del Medioevo, Bruno Mondadori, Milano, 1999, ISBN 88-424-9355-4.
  • Pompeo Litta Biumi, Famiglie celebri italiane, Visconti di Milano, 1823.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]