Beccaria

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Crown of italian marquess (corona normale).svg
Beccaria
Coat of arms of the House of Beccaria.svg
In labore quies
"D'oro ai tredici colli di rosso: 3, 4, 3, 2, 1."
Stato
Flag of Milan.svg
Ducato di Milano
Titoli
FondatoreMurro Beccaria
Data di fondazioneXII secolo
Etniaitaliana
Rami cadetti
  • Beccaria di Messer Fiorello
  • Beccaria di Gropello
  • Beccaria di Robecco
  • Beccaria di Santa Giuletta
  • Beccaria di Pieve
  • Beccaria di Arena Po
  • Beccaria di San Gaudenzio
  • Beccaria del Mezzano
Stemma dalla lapide di Lanfranco Beccaria (1439).

I Beccaria furono una nobile casata di Pavia; tenne per un lungo periodo la signoria sulla città (XIII e XIV secolo) e, divisa in molti rami, ebbe diversi feudi nel territorio limitrofo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'origine dei Beccaria, che cominciarono ad affermarsi dal XII secolo, è avvolta nel mistero. La leggenda o diceria cortigiana che li farebbe discendere da un Beccarius vissuto all'epoca di Costantino, come quella che ascriverebbe alla famiglia gli eroi pavesi Achille, Sforza e Palamede, crociati celebrati dal Tasso, appaiono prive di ogni fondamento. È probabile che l'origine possa ritrovarsi in due termini longobardi (popolo da cui discende la stirpe): "Berk" e "Skaria", ossia "uomo della difesa" o "capitano della difesa", in quanto ricoprenti alte cariche militari presso quella popolazione di origine germanica ("I Beccaria", Dino Beccaria - 1959). Una seconda origine etimologica (sempre tratto da "I Beccaria", Dino Beccaria - 1959), ricollega il cognome alla parola longobarda "Behhari" (in longobardo la "h" si pronuncia come la "c") che stava ad indicare una speciale coppa in uso presso quelle genti, utilizzata esclusivamente da alti ministri e persone di alto rango.

Secondo un'ultima teoria, il termine "beccaria" potrebbe essere erroneamente accomunato alla parola macelleria, ma il motivo di questa denominazione non va ricercato nella professione originaria, bensì nella zona di Pavia da essi abitata: erano "quelli della Beccaria" nel senso che abitavano in un quartiere al centro della città, dove anticamente si trovavano i macellai (via Beccaria, già Contrada delle Beccherie). Qui probabilmente si erano stabiliti i primi Beccaria giunti in città, milites o piccoli signori locali provenienti dal contado, forse dall'Oltrepò Pavese. Questo almeno farebbe pensare il loro stemma, che contiene tredici monti (interpretati come tredici signorie poste in collina), e altresì il fatto che proprio nell'Oltrepò ebbero la zona di maggiore influenza.

Nel XIII secolo la famiglia appariva già ramificata, e difficile è stabilire la parentela di diversi personaggi noti per quell'epoca, consoli e podestà (in diverse città padane), vescovi e abati. Il capostipite del ramo principale della famiglia fu Murro (morto nel 1259), podestà di Bergamo e Piacenza e infine capitano del popolo a Pavia. Gli successe il figlio Giovannone (o Zanone), seguito dal figlio Manfredo (morto nel 1322). Questi lottò a lungo contro la fazione guelfa, capeggiata dai Langosco, che presero il potere attorno nel 1300, perdendolo quindici anni dopo per l'intervento di Matteo Visconti. Manfredo può essere considerato il primo membro della famiglia divenuto signore di Pavia. Nel 1282 egli divenne podestà del Popolo e della Mercanzia. Ancora nel marzo 1289 Manfredo figurava come podestà del popolo: la crescente egemonia del Beccaria sulle istituzioni comunali era appoggiata dai cittadini meno abbienti, che lo vedevano come interprete delle loro richieste, e contestata dai milites, che per alcuni mesi riuscirono a esiliarlo, assieme a diversi popolari che si erano mobilitati a suo favore.

Quando nel 1290 gli aristocratici cercarono di imporre come capitano del popolo un individuo poco gradito alla popolazione, Olivo Giorgi, nella città si levò un «grandissimo rumore», i milites furono cacciati e Manfredo ricevette la carica con durata decennale di «podestà del popolo, della mercanzia e del collegio dei notai»[1]. Gli Annales Parmenses maiores ricordano che i popolari avevano preso le porte della città e fatto ritornare il Beccaria, che fu reintegrato con ogni onore nelle funzioni di comando («in omni honore et dominio per populum Papie»)[2].

L’entrata in città dei Visconti nel 1315 ristabilì la posizione di Manfredo, dopo essere rimasto confinato a Busalla durante l’egemonia dei Langosco ed essere temporaneamente rientrato nel 1311, quando giurò, assieme agli intrinseci, la signoria di Enrico VII sulla città.

Musso, figlio di Manfredo, recuperò la signoria di Pavia, e morì nel 1341, lasciando a sua volta il potere al figlio Castellino, che lo tenne fino alla morte (1354 o 1358). Castellino, e già il padre Musso, erano ormai noti come "Principi" della città. Tuttavia, morto Castellino, i nemici dei Beccaria rialzarono la testa. Nel 1357 i Beccaria furono espulsi da Pavia e fu instaurato in città un governo popolare retto dal frate Iacopo Bussolari e controllato dal marchese di Monferrato, Pavia era tuttavia in guerra contro i Visconti che, nel 1359, dopo un lungo assedio, conquistarono la città[3].

Rami della famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Nelle grazie dei nuovi signori, i vari rami dei Beccaria mantennero e incrementarono il loro patrimonio e i loro feudi. Ricordiamo le principali linee in cui si era divisa la famiglia.

Fiorello[modifica | modifica wikitesto]

  • Beccaria di Messer Fiorello. Ne fu capostipite Fiorello, fratello di Castellino, che condivise con lui il dominio su Pavia. Sposò Filippina Sannazzaro dei signori di Pietra (attuale Pietra de' Giorgi); fece costruire la Rocca (attuale Rocca de' Giorgi) che da lui fu detta di Messer Fiorello, o Rocca Firella. I suoi discendenti ebbero il dominio su Pietra (detta allora Pietra Beccaria) e su parte di Broni; il castello di Castana appartenne ai Beccaria sino al 1531. Si estinsero nel XVI secolo.

Manfredo[modifica | modifica wikitesto]

  • Da Manfredo, fratello di Castellino e Fiorello, discesero i Beccaria di Gropello, signori di Gropello Cairoli: gli succedettero il figlio Corrado, il nipote Manfredo, la cui figlia Oretta, sposando Gaspare Visconti portò in quella famiglia i beni di questa linea.

Leodrisino[modifica | modifica wikitesto]

  • Da Leodrisino, altro fratello di Castellino, attraverso i due figli Musso e Manfredo, discesero le linee dei Beccaria di Robecco e dei Beccaria di Santa Giuletta. Capostipite della prima fu Musso, i cui figli Castellino iunior e Lancelotto ordirono una ribellione contro Filippo Maria Visconti, ma furono alla fine sconfitti e uccisi. I loro discendenti riottennero il feudo di Robecco, e si estinsero nel XVIII secolo. La linea di Santa Giuletta iniziò con Manfredo, e si estinse nel XVII secolo. Era la più potente di tutto il casato: nelle varie linee in cui a sua volta si divise, ebbe il dominio su Santa Giuletta, Sant'Alessio e infine (Beccaria di Montebello) Montebello, Montecalvo e Retorbido.

Beccaria di Pieve[modifica | modifica wikitesto]

Beccaria di Arena Po[modifica | modifica wikitesto]

  • Beccaria di Arena Po. Discendevano anch'essi da Zanone, attraverso l'altro figlio, Milano. Il loro feudo di Arena Po fu confiscato come punizione per la partecipazione alla rivolta di Castellino e Lancelotto, e rimase loro solo il piccolo feudo di Bosnasco. Si estinsero nel XVIII secolo.

Beccaria di San Gaudenzio[modifica | modifica wikitesto]

  • Beccaria di San Gaudenzio. Discendevano da Corradino, altro fratello di Musso; ebbero il feudo di Cervesina e San Gaudenzio.

Beccaria del Mezzano[modifica | modifica wikitesto]

  • Beccaria del Mezzano. Discendevano da Zuffredo, fratello di Manfredo; ebbero il feudo di Mezzano Siccomario (Travacò Siccomario) con molte terre vicine, e si estinsero nel XVIII secolo.

Oltre ai rami principali, tutti estinti, la casata dei Beccaria ne conta molti altri, di cui alcuni tuttora fiorenti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bernardino Corio, Storia di Milano, Torino, Utet, 1978, pp. 531-532.
  2. ^ Annales Parmenses maiores, in Scriptorum, XVIII, ed. G.H. Pertz, pp. 664-790, Hannover, Monumenta Germaniae Historiae, 1863, pp. 708.
  3. ^ (EN) Fabio Romanoni, "Come i Visconti asediaro Pavia". Assedi e operazioni militari intorno a Pavia dal 1356 al 1359, in "Reti Medievali- Rivista", VIII (2007).. URL consultato il 5 marzo 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Fagnani F., Origini e sviluppi della signoria dei Beccaria su Arena Po, in «Bollettino della Società Pavese di Storia Patria», 90 (1990), pp. 55-119.
  • Goria A., voce Beccaria, Manfredi (Manfredino), in Dizionario biografico degli Italiani, VII, Roma 1965, pp. 475-478.
  • Mario Merlo, I Beccaria di Pavia nella storia lombarda, Pavia 1981
  • Rao R., Il sistema politico pavese durante la signoria dei Beccaria (1315-1356): «élite» e pluralismo, in «Mélanges de l’École française de Rome. Moyen Age», 119 (2007), pp. 151-187
  • Giuseppe Robolini, Notizie appartenenti alla storia della sua patria, vol. VI, Pavia 1830. In particolare la nota TT presenta un'ampia monografia sulla casata
  • Dino Beccaria, "I Beccaria", Voghera 1959
  • Giuseppe Amadei e Ercolano Marani (a cura di), I ritratti gonzagheschi della collezione di Ambras, Mantova, 1980, ISBN non esistente.

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