Suardi (famiglia)

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Stemma dei conti Suardi

Suardi o gens Suardorum è una nobile famiglia bergamasca, di origine medievale.

Di fazione ghibellina, si scontrò ripetutamente con altre famiglie bergamasche di opposta fazione, quali i Colleoni ed i Rivola, alternando periodi di pace a periodi di scontri, ma accrescendo sempre le proprie ricchezze e potere.

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Il capostipite della famiglia è Andrea Suardi (920-1011) di professione estimatore, segue Giovanni (950-1024), da lui discenderebbe Lazzaro-ne (930-1011), era giudice di palazzo, che ebbe due figli: Attone notaio (1044-1081) dal quale discenderebbe la famiglia Colleoni, e Pietro detto Siwardo che darà origine alla numerosissima progenie dei Suardi[1].

Tra i discendenti si ricordano Guiscardo, vescovo di Bergamo tra il 1272 ed il 1281, Merino, che fu rettore di Verona e Lanfranco, capitano del popolo a Genova, entrambi al termine del XIII secolo.

All'approssimarsi del XIV secolo la famiglia, già molto ramificata, occupava una posizione di predominio nella politica bergamasca; a testimonianza di questo, il grande affresco dell'Alberto della vita opera di ignoto del 1342, nella Basilica di Santa Maria Maggiore eseguito su commissione di Guido Suardi come riporta il cartiglio Dominus Guidius de Suardis che si fece raffigurare come devoto genuflesso alla base del dipinto, rappresenta il potere che le autorità sia civili che religiose, davano alla famiglia concedendole un'intera parete della basilica più importante della città[2].
Alcuni dei suoi membri si distinsero anche altrove. Suardino fu capitano a Milano, considerata città amica, dal momento che la famiglia fu tra gli artefici della presa del potere dei Visconti, che ricambiarono aiutando i Suardi nelle loro mire. Degno di nota fu Vincenzo, che appoggiò l'impresa italiana del re tedesco Ludovico di Baviera e nel 1328 fu insignito da quest'ultimo di una signoria (in realtà piuttosto effimera) sui territori intorno al Brembo e su Romano di Lombardia; nei violenti disordini di quel periodo passò alla storia anche Ghisalberto (o Alberto), eletto podestà a Bergamo nel 1330.

Plevano fu castellano della Cittadella di Bergamo nel 1405, mentre Scipione fu castellano a Trescore Balneario, dove ora sorge la villa intitolata alla famiglia. Nel 1449 Francesco fu podestà a Treviglio.

Nel 1517 ebbe origine il casato dei Secco Suardo, a partire da Maria Secco Suardo, figlia di Socino Secco e data in sposa a Lodovico Suardi. Il doppio cognome era dovuto a questioni di eredità che Socino Secco lasciò, a patto che il suo cognome fosse tramandato in aggiunta a quello del genero.

Di questo casato si ricordano Giovanni noto restauratore, e Paolina Secco Suardo, meglio conosciuta con lo pseudonimo di Lesbia Cidonia nei suoi componimenti risalenti al XVIII secolo. Il padre Bartolomeo e la madre furono anch'essi letterati, ma meno noti della figlia. Al riguardo il Mascheroni compose un Invito a Lesbia Cidonia, un poemetto didascalico in versi sciolti che ebbe una grande celebrità.

Un ramo della famiglia è noto a Mantova dalla prima metà del XV secolo e godette della protezione dei Gonzaga. Giovan Francesco Soardi fu educato alla Ca' Zoiosa di Vittorino da Feltre e ricoprì la carica di podestà in diverse città italiane.[3]

Eventi storici[modifica | modifica wikitesto]

Villa Suardi a Trescore Balneario

Nella città di Bergamo fu di loro proprietà il Palazzo del Podestà, collocato nella piazza del Duomo (oggi sede dell'Università), nella cui torre campanaria (il Campanone) soggiornarono a lungo gli esponenti di spicco della famiglia, i quali aumentarono l'altezza dell'edificio in una sorta di disputa con la Torre del Gombito, poco distante e di proprietà della famiglia guelfa dei Rivola. La rivalità fu tale che i Suardi incendiarono, nel 1263, la torre (poi ricostruita) dei loro avversari.

Nei decenni seguenti, precisamente nel XIV secolo, numerosi furono i saccheggi perpetrati dalle famiglie guelfe (coalizzate con famiglie bresciane, cremonesi e lodigiane) ai comuni considerati roccaforti dei Suardi: alcuni paesi della pianura bergamasca (Zanica, Stezzano, Cologno al Serio e Spirano) subirono ingenti danni. Ma i Suardi, aiutati dai Visconti di Milano, con la persona di Barnabò Visconti, ribatterono gli assalti guelfi che miravano ad impossessarsi di Bergamo. Rari furono i momenti di pace, poiché si racconta di continui assalti a paesi, con numerosi ribaltamenti nella gestione dei comuni.

Ma i guelfi, in particolar modo la famiglia Colleoni, contrattaccarono sempre alle rappresaglie dei Suardi, tanto che, nel 1405, si racconta che questi bruciarono gran parte delle proprietà dei Suardi, dando alle fiamme anche Pietro Brocardo, considerato braccio destro della famiglia ghibellina.

Alla fine fu Bartolomeo Colleoni ad oscurare definitivamente i Suardi e ad imporsi, forte della gloria e della ricchezza accumulata sui campi di battaglia come condottiero. I veneziani espulsero quindi i Suardi dal territorio bergamasco nel 1428, esautorandoli formalmente. Da questo momento la famiglia perse prestigio e potere, ma non i possedimenti e le ricchezze accumulate. Tuttavia i Suardi continuarono ad esercitare influenza su zone della val Cavallina, dove tuttora sono presenti edifici che attestano l'importanza e l'influenza della famiglia.

Edifici storici[modifica | modifica wikitesto]

A Trescore Balneario è tuttora presente la torre (risalente al XII secolo), dichiarata monumento nazionale, ed un sepolcro della famiglia, situato nel Santuario della Madonna del Castello.

torre Suardi a Trescore Balneario
Il castello Suardi a Bianzano

Ma la costruzione più importante è villa Suardi, all'interno si trova una chiesa, dedicata a Santa Barbara e Santa Brigida, del XV secolo. Costruita tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo per conto di GiovanBattista e Maffeo Suardi, affrescata da Lorenzo Lotto nel 1524 (tranne l'abside opera di un anonimo nel 1502) nella quale è ritratta l'intera famiglia dei committenti. Notevoli sono gli affreschi riguardanti passi del Vangelo e la vita delle due sante a cui la chiesa è dedicata. All'esterno vi sono tombe di importanti esponenti della famiglia: una è di Lanfranco di Baldino Suardi, potestà di Genova nel XIV secolo.

Ulteriori ristrutturazioni sono state eseguite dal conte Gianforte Suardi. Sempre in val Cavallina si possono ammirare costruzioni che testimoniano l'importanza di questa famiglia: a Gaverina Terme (nella frazione Piano) è ancora presente una torre, mentre poco lontano, a Bianzano, un castello da loro fatto erigere tra il XIII ed il XIV secolo, domina imponente il paesaggio sul lago sottostante.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rami della famiglia Suardi, Enciclopedia delle famiglie Lombarde. URL consultato il 18 settembre 2016.
  2. ^ Bergamo scomparsa, il ruolo delle torri, Bergamo sera. URL consultato il 13 settembre 2016.
  3. ^ Mario Castagna, Valerio Predari, Stemmario mantovano. Vol I, Montichiari, 1991.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Castagna, Valerio Predari, Stemmario mantovano. Vol I, Montichiari, 1991. ISBN non esistente.
  • Gabriele Medolago, Il castello di Cenate Sotto e la Famiglia Lupi, comune di Cenate Sotto, 2003.