Alfonso Carafa (duca di Nocera)

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Alfonso Carafa (duca di Nocera)
Stemma della famiglia Carafa - Castriota Scanderbeg

Alfonso Carafa della Stadera, duca di Nocera (XVI secoloNocera dei Pagani, 1581), fu il quarto conte di Soriano Calabro.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Aert Mytens, Madonna del Rosario. Nella predella in fondo al quadro sono ritratti il duca Alfonso e la moglie
il monumento funerario del duca Alfonso Carafa

Figlio primogenito di Ferdinando I Carafa, secondo duca di Nocera, e della nobildonna Eleonora Concublet, rampollo della nobile famiglia napoletana dei Carafa della Stadera (o Caraffa), Alfonso fu il terzo duca di Nocera dei Pagani e il quarto conte di Soriano Calabro.

Il matrimonio con Giovanna Castriota Scanderbeg[modifica | modifica wikitesto]

Sposò Giovanna Maria Castriota Scanderbeg, Marchesa di Città Sant'Angelo, figlia ed erede del Marchese Ferrante e di Camilla di Capua dei Conti di Palena (morta nel febbraio del 1592), già vedova di Giovanni Castriota dei Conti di Atripalda. Ebbero almeno tre figli: Ferdinando II; Camilla, che sposò Ferrante Caracciolo, primo duca di Airola; Antonio che sposò Ippolita Pappacoda.

Alla lodatissima Giovanna furono dedicati una serie di sonetti[1], pubblicati alla fine del Cinquecento a cura di Sertorio Quattromani (Cosenza 1541-1607) , alle quali partecipò involontariamente anche Galeazzo di Tarsia[2].

In una piccola predella inserita nella tavola fiamminga Aert Mytens della Madonna del Rosario, conservata nella Cattedrale di Nocera Inferiore è raffigurata l'intera corte del duca Alfonso Carafa e della moglie Giovanna Castriota Scanderbeg, nell'intento di ascoltare la predica di San Domenico.

La corte del duca[modifica | modifica wikitesto]

Alla corte di Alfonso trovò protezione il filosofo calabrese Bernardino Telesio, che fu a lungo ospite del duca (dal 1544 al 1550 e vi stette ancora dal 1565) e precettore del figlio Ferdinando II. Questa circostanza permise al filosofo cosentino di trovare il raccoglimento necessario per la sua opera maggiore: il De rerum natura iuxta propria principia ("Intorno alla natura delle cose secondo i loro principi"), che il filosofo dedicò al figlio di Alfonso, Ferrante[3].

Grazie alla dote che gli portò la moglie, Alfonso comprò diversi feudi, tra i quali il passo delle Camerelle (da Giovanni Battista Brancaccio) per la somma di 8.500 ducati; il marchesato di Civita Sant'Angelo e San Pietro di Scafati.

Dal 19 agosto del 1568 ricoprì per due anni la carica di Governatore degli Abruzzi.

Alfonso morì nel 1581, e fu sepolto nella chiesetta del Convento di Sant'Andrea, che lui stesso fece edificare nel 1563 dedicandolo all'ordine dei cappuccini. Sul monumento funerario a lui dedicato campeggia lo stemma della famiglia Carafa - Castriota Scanderbeg.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rime in lode della Ill.a S.a D.a Giovanna Castriate Carrafa, Duchessa de Nocera, e Marcheasa di Civita Santo Angelo, scritte in varii tempi da diversi huomini hillustri, et raccolte da Don Scipione de' Monti, Vico Equense: G. Cocchi, 1585.
  2. ^ La prima raccolta delle sue Rime venne data alle stampe solo nel 1617 a cura di Giambattista Basile: Le rime di Galeazzo di Tarsia, raccolte dal Cavalier Giovambattista Basile, nell'Accademia degli Oziosi detto il Pigro, Napoli: C. Vitali, 1617; in precedenza erano stati pubblicati solo due sonetti, peraltro postumi, che erano stati indirizzati da Galeazzo di Tarsia a Vittoria Colonna, ma che vennero inseriti, modificandone la dedica, nella raccolta in lode di Giovanna Castriota.
  3. ^ Sertorio Quattromani, LA PHILOSOPHIA DI BERARDINO TELESIO, Ristretta in brevità, Et scritta in lingua Toscana dal Montano Academico Cosentino. Alla Eccellenza del Sig. Duca di Nocera. Con Licenza de' Superiori, Marchio ed. in Napoli Appresso Gioseppe Cacchi. 1589

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Fortunato Teobaldo (a cura di), Nuceria, scritti in onore di Raffele Pucci, Postiglione (SA), 2006
  • Gennaro Orlando, Storia di Nocera de' Pagani, Napoli, 1888
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