Palazzo del Podestà (Bergamo)

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Palazzo del Podestà
108BergamoPzaVecchia.JPG
Piazza Vecchia-Palazzo del Podestà
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàBergamo
IndirizzoPiazza Vecchia
Coordinate45°42′14.32″N 9°39′45.05″E / 45.703978°N 9.662513°E45.703978; 9.662513Coordinate: 45°42′14.32″N 9°39′45.05″E / 45.703978°N 9.662513°E45.703978; 9.662513
Informazioni generali
CondizioniIn uso
CostruzioneXII secolo
UsoMuseo
Pianiquattro
Ascensoriuno
Realizzazione
Committentefamiglia Suardi

Il Palazzo del Podestà è un edificio storico della città di Bergamo, fa parte della rete del Museo delle storie di Bergamo[1] gestita da Fondazione Bergamo nella storia.

Collocazione[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio, per secoli chiamato Hospitium potestatis, è posizionato in piazza Vecchia, ex piazza Nuova. L'antico scalone lo collega alla grande Sala delle Capriate del palazzo della Ragione; la parte più a nord della facciata, si apre su piazza del Duomo di fronte alla basilica di Sant'Alessandro. Il palazzo comprende la torre campanaria.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Finistra monofora e ingresso del Museo del Cinquecento

La storia del palazzo del Podestà segue la storia di Bergamo. La sua posizione divisa tra due piazze: piazza Vecchia, sede burocratica e amministrativa con il palazzo della Ragione, e piazza del Duomo sede clericale con la chiesa di San Vincenzo e Sant'Alessandro, la Congregazione della Misericordia Maggiore, lo rende parte significativa della città.

Venne edificato nel XII secolo dalla famiglia di fazione ghibellina dei Suardi, gli atti notarili lo nominano come Palazzo ex Zentilino Suardo e adibito a civile abitazione. Le lotte sanguinose tra le famiglie cittadine di fazione o guelfa o ghibellina, portarono la famiglia dei Suardi a perdere la proprietà del palazzo che divenne la Hospitium potestatis, di proprietà del comune e residenza dei podestà fino a tutto il XIV secolo.

Il palazzo subì un primo incendio nel 1360 che ne richiese il restauro.

In un atto notarile del 1442, si registra il passaggio di proprietà ai fratelli Avogadro, i quali ne vendettero una parte alla Congregazione della Misericordia Maggiore.

Dopo il 1428 con il dominio veneto, cambiò l'aspetto della città e la destinazione dei differenti edifici. Il palazzo venne ingrandito, venne aperto un ingresso sulla piazza e inserito lo scalone esterno che lo collegava al salone delle Capriate del palazzo della Ragione. e prese il nome di palazzo dei Giuristi, con questo nome viene ancora identificata la parte a sud della torre civica[2].

Il piano terreno del palazzo divenne la Camera fiscale, sede del camerlengo, del podestà e del capitano: insieme formavano il potere giudicante, vi era il giudice alla Ragione per le pratiche civili e il giudice al Maleficio per cause di materia criminale.

Nel 1477 la facciata venne dipinta dal Bramante con la raffigurazione dei Sette savi detti Li philosophi dell'antichità e di targhe recanti iscrizioni, le poche tracce di questi affreschi sono ora conservate nel salone delle Capriate[3][4].

Il palazzo subì un grosso incendio nel 1770, in particolare la parte più a sud, che richiese un grande intervento di ristrutturazione.

Durante l'occupazione napoleonica e la formazione della Repubblica Cisalpina, l'edificio divenne sede della Corte di Giustizia e del Tribunale provinciale. La collocazione di queste sedi istituzionali, fu trasferita nella parte bassa della città del XIX secolo, lasciando vuoti e all'abbandono i saloni del palazzo.

Nel XX secolo i locali subirno diverse destinazioni d'uso: nel 1926 ospitarono il Civico Museo di Storia Naturale, successivamente spostato nella Cittadella viscontea; la scuola superiore di giornalismo dell'Università Cattolica di Milano; nel 1961 la scuola biennale di specializzazione post-laura di giornalismo e dal 16 novembre 1968 sede del consorzio per l'istituzione di facoltà universitarie, per volontà del Comune di Bergamo, dell'Amministrazione provinciale, e della Camera di Commercio per l'istruzione di facoltà universitarie. Diventando poi organismo statale nel 1992[5].

Affresco del Bramante raffigurante il filosofo Chilone

Nel 2001 il palazzo e i monumenti storici, subirono una ricerca ad opera del comune e dalla sovraintendenza dei beni archeologici della Lombardia con una serie di indagini sia cartografiche che archeologiche, su progettazione di Francesco Macario, che hanno portato alla scoperta di una importante stratigrafia archeologica, sino a 2,50 m di profondità riportando alla luce l'ambiente protourbano di epoca protostorica, dal VI-V sec. a.C., della Roma imperiale del piano pavimentale di piazza Vecchia[6]. Gli scavi hanno permesso la ricostruzione stratigrafica della città dall'epoca romana fino all'epoca moderna[7]. La ricerca ha potuto ricostruire non solo la storia del palazzo ma anche quella del suo contesto urbano[8].

Gli affreschi del Bramante[modifica | modifica wikitesto]

Gli affreschi del Bramante, descritti come Li phylosophi coloriti nella fazzada sopra la piazza, erano sette immagini alte più di due metri raffiguranti antichi saggi posti in una architettura che si aggiungeva a quella reale dell'edilicio. Gli affreschi furono realizzati mentre Sebstiano Baboer era pretore cittadino, forse anche il committente, e Giovanni Moro prefetto, quindi nel bienno 1477-1478.
Questi savi erano raffigurati seduti tra le finestre del palazzo contornati da una loggia dipinta con colonnine e balaustre dando alla piazza visione molto aperta. Negli anni successivi, nuove aperture e il sovrapporsi di nuove affescature coprirono i dipinti del Bremante, solo nel 1927 grazie all'intervento dell'assessore Ciro Caversazzi, s effettuarono assaggi, scrostamenti e fu possibile recupare due dei saggi affrescati: Epimenide (295x249) che regge con la destra un libro aperto ma di inesatta raffigurazione prospettica che presuppone la realizzazione da parte di un allievo del pittore, e il filosofgo Chilone (353x258) che regge con il ginocchio un libro aperto, sopra un partiglio recita Jupiter alta humilitat et humilia exaltat, il Salmi identificò nel dipinto un ritratto del pittore[9]. Quanto è stato recuperato è esposto nella Sala delle Capriate del Palazzo della Ragione.

Dal 2012 l'area degli scavi, con accesso dal palazzo, è aperta al pubblico.

Museo storico dell'età veneta[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo del Podestà - interno cavedio

Nel 2012 è stato allestito nelle sale del palazzo il Museo interattivo storico dell'età veneta, facente parte della Fondazione Bergamo nella storia onlus. Seguendo un percorso che si suddivide in sette sale si percorre un periodo storico che dal 1492, anno della scoperta dell'America e il suo sviluppo commerciante, porta alla conoscenza della repubblica di Venezia, il suo potere e i suoi commerci.

Nelle sale interattive si viene trasportati nel Medioevo, attraverso un viaggio che da Venezia porta a Bergamo, una visita che aiuta ad interagire nel Cinquecento, incontrando i luoghi e i personaggi che hanno fatto di quegli anni la storia di Bergamo. La città rappresentata nel XVI secolo, accompagna il visitatore alla costruzione delle mura venete e alla distruzione delle chiese e monasteri che erano ostacolo alla loro edificazione, come la chiesa di Sant'Alessandro in Colonna e il monastero di Santo Stefano giungendo fino a porta Sant'Alessandro, con i colori e i suoni della grande fiera che si trovava all'esterno delle mura, e che arrivava fino alle le muraine[10].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Museo delle storie di Bergamo, Fondazione Bergamo nella storia. URL consultato il 20 settembre 2017.
  2. ^ L'edificio, Palazzo del Podestà. URL consultato il 3 ottobre 2016.
  3. ^ Palazzo del Podestà, TraverItalia. URL consultato il 3 ottobre 2016.
  4. ^ Affreschi del Bramante nel palazzo del Podestà di Bergamo (PDF), Bollettino.it. URL consultato il 3 ottobre 2016.
  5. ^ Alla scoperta delle sedi universitarie di Bergamo, Bergamo post, 10 giugno 2016. URL consultato il 3 ottobre 2016.
  6. ^ Scavi.Direzione Generale epr le antichità, Direzione generale Archeologia. URL consultato il 3 ottobre 2016.
  7. ^ Bergamo-Il palazzo del Podestà, Spazio.it. URL consultato il 3 ottobre 2016.
  8. ^ ANTONIO GONELLA PALAZZO DEL PODESTÀ IN PIAZZA VECCHIA - BERGAMO Restauro e valorizzazione scavi archeologici, divisare. URL consultato il 3 ottobre 2016.
  9. ^ L'affresco (sparito) del Bramante, Bergamo sera. URL consultato il 28 giugno 2018.
  10. ^ Museo età Veneta, Palazzo del Podestà. URL consultato il 4 ottobre 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Anna Maria Spreafico, Riscoperta e restauri dei frammenti pittorici attribuiti al Bramante nel Palazzo del Podestà a Bergamo, Università degli studi Pavia, 2002.
  • Wilhelm Suida, Le pitture del Bramante sulla facciata del palazzo del podestà a Bergamo, \S.l, 1931.
  • Maria Fortunati Angelo Ghiroldi, Hospitium Comunis Pergami : scavo archeologico, restauro e valorizzazione di un edificio storico della città, Soprintendenza per i beni archeologici della Lombardia, 2012.
  • Marco Albertario, Pietro Bussolo scultore a Bergamo nel segno del rinascimento, Lubrina Editore, 2016, p. 95-101, ISBN 978-88-7766-597-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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