Palazzo della Libertà

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Palazzo della Libertà
Piazza Della Libertà (190487001).jpeg
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàBergamo
IndirizzoPiazza della Libertà
Coordinate45°41′46″N 9°40′12.42″E / 45.69611°N 9.670116°E45.69611; 9.670116Coordinate: 45°41′46″N 9°40′12.42″E / 45.69611°N 9.670116°E45.69611; 9.670116
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1940

Il palazzo della Libertà è un edificio storico della città di Bergamo, nato con il nome di Palazzo Littoria e posto sulla piazza omonima al numero 7, dichiarato con decreto del 5 gennaio 2011 di interesse storico e artistico dal Ministero per i beni e le attività culturali e quindi sottoposto a tutela.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo fu costruito dal 1937 al 1940 sul luogo dove c’era il vecchio ospedale di San Marco, trasferito nel 1930 nella nuova struttura, su progetto di Alziro Bergonzo per diventare la sede del Partito fascista. Il palazzo prese il nome di Palazzo Littoria e fu intitolato a Antonio Locatelli medaglia d’oro della Prima guerra mondiale.
Il progetto fu assegnato dopo un appalto pubblico nel novembre del 1936, alla cui commissione aggiudicatrice fece parte anche Marcello Piacentini. Il Piacentini aveva nel secondo decennio del XX secolo, predisposto il nuovo piano regolatore cittadino, che fu il più importante intervento di qualificazione urbana, detto centro piacentiniano,[2]Si considera quindi che questo ne fu il completamento[3]. Alla realizzazione parteciparono per la parte contabile Giulio Paleni e per la parte strutturale Osar Gmus.

Dopo il secondo conflitto mondiale il palazzo divenne di proprietà demaniale diventando sede di uffici e del Provveditorato degli Studi della provincia di Bergamo, alcuni locali in uso al Ministero della giustizia,[4] e dal 2017 anche l'amministrazione comunale ottenne l'autorizzazione all'uso di alcuni spazi posti al piano terra del palazzo[5]. La sala dell'auditorium nel 1992 fu data in gestione alla coperativa Lab 80 film diventando luogo culturale cittadino dedicato ad iniziative prettamente legate a spettacoli di qualità ed ad iniziative legate al mondo dello spettacolo di formazione intellettuale[6].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La struttura monumentale si pone in stretta correlazione con la piazza. La forma parallelepipeda interamente rivestiva di marmo di Zandobbio, che misura 50 mt per 50 mt di base per 21 metri di altezza, copre una superficie di 7500 m².[7]
La facciata si affaccia verso la piazza a cui si accede da quattro gradoni, è un pronao composto da 12 colonne a base quadrata, che si innalzano fino a sorreggere la trabeazione dove è incisa la dedica ad Antonio Locatelli. Di fronte ad ogni colonna, sul lato rivolto verso la piazza, vi è posta una lampada in rame.
Al centro vi è l'accesso al palazzo, sormontato da un balcone con un podio completamente rivestivo di rame che doveva essere il luogo dei discorsi politici del partito.
Il prospetto interno presenta un basamento cieco con la superficie della pietra scavata a 45 gradi. Superiore vi è un coronamento che si accompagna con la trabeazione dorica. Lungo la facciata si alternano delle medesima misura degli intercolumni scanalature verticali che ricordano i triglifi romani, distanziati dalle formelle scolpite da Leone Lodi nel 1940. L’artista aveva già collaborato in precedenza per la realizzazione del ‘’Monumento ai caduti fascisti’’ che era stato costruito sul Sentierone e che fu demolito dopo il 1945.
Una grande vetrata composta da finestre contornate dalla pietra, ricopre la parte superiore della facciata. Il soffitto del pronao è cassonettato a elementi circolari. La copertura è completamente piana, si voleva infatti marcare l’immagine purista del palazzo.

L’interno presenta una scala monumentale che accompagna all’auditorium anticipato da quella che doveva essere la galleria dei cimeli. Gli interni mantengono le finiture e i materiali originali. Un grande dipinto celebrativo opera di Antonio Santagata celebra le gesta del Locatelli. Si conservano opere di Contardo Barbieri, Arnaldo Campanetti, Gianfilippo Usellini; si conservano le opere scultoree di Nino Galizzi, e Edoardo Villa.

Sul lato sinistro della piazza vi è la grande statua intitolata I doni della terra opera del 1999 di Elia Ajolfi[8], mentre al centro vi è la fontana di forma ottagonale con una scultura in rame opera di Claudio Nani. Il palazzo è forse una delle opere del Novecento più importanti presenti nella città orobica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Casa della Libertà su piazza della Libertà 7, IBCAA. URL consultato il 25 novembre 2018.
  2. ^ Il progetto di Piacentini, su centropiacentiniano.it. URL consultato l'8 dicembre 2018.
  3. ^ Bergamo scolpita Ogni volto ha una commissione, La Rivista di Bergao, 2018, p. 48.
  4. ^ Palazzo della Libertà che destino?, Bergamopost. URL consultato il 25 novembre 2018.
  5. ^ Palazzo della Libertà, gestione al Comune Accordo per 30 anni con il Demanio, L'Eco di Bergamo. URL consultato il 25 novembre 2018.
  6. ^ La sala, Auditorium di piazza Libertà. URL consultato il 19 marzo 2019.
  7. ^ Fabio Paravisi, La rivoluzione a Palazzo della Libertà: a pianoterra la cultura, all’ultimo gli alloggi del prefetto, Corriere della Sera. URL consultato il 25 novembre 2018.
  8. ^ Bergamo scolpita, ogni volto ha il suo committente, La Rivista di Bergamo, 2018, p. 46.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Angelo Colleoni Melania Licini, Casa della Libertà il museo delle arti di Bergamo, Bolis, ISBN 978-88-7827-278-1.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]