Capo (araldica)

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Capo (fr: chef) è un termine utilizzato in araldica per indicare una pezza onorevole staccata, in testa allo scudo, da una linea di partizione a 2 moduli d'altezza, dalla testata (1/4).

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Il capo è una pezza onorevole (di primo ordine) che occupa il terzo superiore dello scudo, ed è delimitata da una linea orizzontale. Simboleggia l'elmo del cavaliere.

Molto spesso il capo veniva inserito su uno stemma preesistente per indicare l'appartenenza ad un particolare ordine equestre o per dimostrare la particolare benevolenza di un potente che concedeva l'uso delle proprie armi come capo di concessione. Questo è il motivo per cui, solitamente, il capo viene citato quale ultimo elemento della blasonatura: viene cioè prima descritto lo scudo e, al termine, si blasona l'elemento aggiunto.

È possibile trovare stemmi con due, tre o, eccezionalmente, quattro capi sovrapposti in ordine decrescente di importanza. Si trovano, nell'ordine, il capo della Chiesa (per la superiorità del papato sull'impero) quindi il capo di religione, quello dell'impero ed eventualmente altri di regni o di città o di fazione.

In altri paesi la funzione del capo poteva essere svolta da una bordura, che in Spagna è composta dalle armi reali (il castello di Castiglia ed il leone del León), altrove poteva portare il palato d'Aragona o l'azzurro con i gigli borbonici d'oro.

Un capo è detto appuntato quando è costituito da un triangolo il cui vertice scende al centro del terzo superiore dello scudo.

Il capo ristretto è quello di altezza ridotta.

Il capo a sinistra è quello costituito da un triangolo la cui base è la linea in banda che divide idealmente un capo ordinario; il capo a destra è simmetrico al precedente e la base è costituita dalla linea in sbarra che divide un capo ordinario.

Proporzioni[modifica | modifica sorgente]

  • nell'araldica italiana è alto un terzo dell'ampiezza dello scudo;
  • nell'araldica francese è alto 2 moduli (2/7 della larghezza dello scudo).

Principali tipi di capi[modifica | modifica sorgente]

I principali capi sono:

Capi di concessione[modifica | modifica sorgente]

Capo della Chiesa[modifica | modifica sorgente]

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Capo del Gonfalonierato[modifica | modifica sorgente]

Concesso ai benemeriti della Chiesa ed ai gonfalonieri. Le famiglie più illustri, tra quelle insignite della dignità di gonfalonieri pontifici ereditari, assunsero il 'palo del Gonfalonierato'.

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Capo di Leone X[modifica | modifica sorgente]

La rotella di Francia nel 1465 venne concessa da Luigi XI, re di Francia, a Pietro dei Medici di Firenze, col diritto di trasmetterla ai propri discendenti che da allora la impiegarono per sostituire la palla superiore dello stemma dei Medici, rossa come le altre

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Capo dell'Impero[modifica | modifica sorgente]

L'aquila si trova talora anche rostrata o armata del campo.

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Capo di Francia[modifica | modifica sorgente]

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Capo di Francia antica[modifica | modifica sorgente]

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Capo di Savoia[modifica | modifica sorgente]

Molti comuni lo portano nel loro stemma come capo di dipendenza. Sono stati concessi anche altri tipi di Capo di Savoia:

  • D'azzurro, al nodo di Savoia d'oro.
  • Di rosso, al nodo di Savoia d'oro.
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Capo del Littorio[modifica | modifica sorgente]

Capo del Littorio

Fu istituito con Regio Decreto del 12 ottobre 1933 № 1440 e reso obbligatorio per tutti gli stemmi di comuni, province ed enti morali durante il regime fascista. Abolito con Decreto Legislativo Luogotenenziale del 10 dicembre 1944 № 394 che ne prevedeva la completa eliminazione fu da alcuni enti erroneamente cancellato il solo fascio o il fascio e i due rami lasciando il capo di rosso.

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Capo di Gerusalemme[modifica | modifica sorgente]

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Capo d'Angiò[modifica | modifica sorgente]

D'azzurro carico di tre gigli d'oro, ordinati in fascia ed alternati dai quattro denti di un lambello di rosso, cucito.

Introdotto in Italia da Carlo d'Angiò, veniva concesso alla parte guelfa, a ricordo della vittoria su Manfredi ottenuta a Benevento nel 1266.

Capo di Napoli o d'Angiò-Sicilia[modifica | modifica sorgente]

D'azzurro, seminato di gigli d'oro, al lambello a 4 pendenti di rosso.

Capo d'Aragona[modifica | modifica sorgente]

D'oro, a 4 pali di rosso.

Capo di Svevia[modifica | modifica sorgente]

D'argento, all'aquila spiegata e coronata di nero.

Capo di Sicilia[modifica | modifica sorgente]

Inquartato in decusse: nel 1° e 4° di Svevia, nel 2° e 3° d'Aragona.

Capo del Senato Romano[modifica | modifica sorgente]

Di porpora alla croce greca d'argento e alla sigla SPQR d'oro. Era usato dai senatori non originari dell'Urbe. Se ne hanno esempi negli stemmi, conservati nell'Aula Consiliare del Palazzo Senatorio, di Raimondo Tolomei (1358), Ungaro degli Atti (1359) e di Tommaso Pianciani (1360).

Capo di Firenze[modifica | modifica sorgente]

D'argento, al giglio aperto e bottonato di rosso.

Capo di Baviera[modifica | modifica sorgente]

Rombeggiato d'azzurro e d'argento

Capo di San Marco[modifica | modifica sorgente]

D'argento al leone di San Marco d'oro, eccezionalmente si trova con il fondo rosso (stemmi dei patriarchi Adeodato Giovanni Piazza e Giovanni Urbani). Viene anche detto di Venezia.

Capo napoleonico per i principi sovrani[modifica | modifica sorgente]

D'azzurro, all'aquila napoleonica d'oro.

Capo napoleonico per i principi gran dignitari dell'impero[modifica | modifica sorgente]

D'azzurro, seminato di api d'oro.

Capo napoleonico per i duchi[modifica | modifica sorgente]

Di rosso, seminato di stelle d'argento.

Capo napoleonico per le bonne ville del primo impero di Francia[modifica | modifica sorgente]

Usato dalle bonne ville del primo impero di Francia: Di rosso, caricato di tre api d'oro.

Capo napoleonico per le buone città del regno d'Italia (1805-1814)[modifica | modifica sorgente]

Usato negli stemmi delle buone città del regno napoleonico d'Italia: Di verde colla lettera N d'oro posta nel cuore ed accostata da tre rose a sei foglie, del medesimo.

Capi di appartenenza (o 'di religione')[modifica | modifica sorgente]

Capo di Malta[modifica | modifica sorgente]

Di rosso, alla croce a 8 punte biforcata e allungata d'argento.

Capo dei Templari[modifica | modifica sorgente]

D'argento, alla croce di rosso.

Capo dei cavalieri di Santa Maria Teutonica[modifica | modifica sorgente]

D'argento, alla croce patente di nero.

Capo dell'ordine di San Lazzaro[modifica | modifica sorgente]

D'argento, alla croce di verde. (Successivamente la croce divenne biforcata).

Capo dell'ordine di San Maurizio[modifica | modifica sorgente]

Di rosso, alla croce trilobata d'argento.

Nel 1573 l'ordine di San Maurizio venne fuso con quello di San Lazzaro e alla croce mauriziana venne accollata quella biforcata di verde

Capo di Santo Stefano[modifica | modifica sorgente]

D'argento, carico di una croce Stefaniana (otto punte) di rosso.

La croce, a otto punte biforcata e allargata di rosso, è spesso delimitata da un filetto d'oro

L'ordine, istituito da Cosimo I dei Medici nel 1562, venne concesso a famiglie toscane che si erano distinte nella civiltà e nel commercio

Capo dell'ordine del Cristo[modifica | modifica sorgente]

D'argento, alla croce patente di rosso caricata da una sottile croce del campo.

Capo dell'ordine Costantiniano di San Giorgio[modifica | modifica sorgente]

D'argento, alla croce gigliata di rosso, filettata d'oro, le braccia caricate dalle lettere I.H.S.V. (IN HOC SIGNO VINCES), caricata in cuore dal monogramma greco CHRISTOS d'oro.

Capo dell'ordine del Santo Sepolcro[modifica | modifica sorgente]

D'argento, alla croce potenziata di rosso, accantonata da quattro crocette dello stesso.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • "Vocabolario araldico ufficiale", a cura di Antonio Manno – edito a Roma nel 1907.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]


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