Rinaldo dei Bonacolsi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando altri personaggi con questo nome, vedi Rinaldo dei Bonacolsi (disambigua).
Rinaldo dei Bonacolsi
Signore di Mantova
Stemma
In carica 1309 –
1328
Predecessore Guido
Successore Luigi Gonzaga
Nascita Mantova, 1278
Morte Mantova, 1328
Dinastia Bonacolsi
Padre Giovanni dei Bonacolsi
Madre N.N. da Correggio
Consorte Alisa d'Este
Figli Giovanni
Francesco
Berardo
Rinaldo dei Bonacolsi
1278 – 16 agosto 1328
SoprannomePasserino
Nato aMantova
Morto aMantova
Cause della morteFerite al fianco e alla testa
Etniaitaliano
Religionecattolico
Dati militari
Paese servitoCoat of arms of the House of Bonacolsi.svg Signoria di Mantova, Signoria di Modena
Campagne
Battaglie
  • Assedio di Brescia del 1311
  • Battaglia di Zappolino (1325)
  • voci di militari presenti su Wikipedia
    Signori di Mantova
    Bonacolsi
    Coat of arms of the House of Bonacolsi.svg

    Pinamonte
    Bardellone
    Figli
    • Giovanni
    • Cecilia
    • Delia
    Guido
    Figli
    • Agnese
    • Fiordaliso
    Rinaldo
    Figli
    Modifica

    Rinaldo (Passerino) dei Bonacolsi (Mantova, 1278Mantova, 16 agosto 1328) è stato un nobile italiano.

    Biografia[modifica | modifica wikitesto]

    Quarto figlio di Giovanni detto Gambagrossa e nipote di Pinamonte, fu l'ultimo membro della famiglia a governare Mantova tra il 1309 e il 1328.

    Promulgò, assieme al fratello Bonaventura detto Butirone, gli Statuti Bonacolsiani (Statuta dominorum Raynaldi et Botironi fratrum de Bonacolsis), datati tra il 1303 e il 1313, un codice legislativo, una raccolta giuridica acquisita successivamente dai Gonzaga che rimase alla base della vita mantovana fino al 1400 con Francesco I Gonzaga.

    Ricevette l'investitura imperiale nel 1309 e nel 1312 riuscì a farsi dichiarare anche signore di Modena, però si venne a sapere che divenne soltanto titolare del vicariato imperiale di Modena, quindi Francesco I Pico venne convinto a vendergli il capitanato di Modena[1]. Fu considerato uno dei più abili capitani del suo tempo e Mantova fu dichiarata città inespugnabile. Trascorse molti anni a Modena e nominò il figlio Francesco capitano del popolo a Mantova.

    Il cardinale Bertrando del Poggetto, che nel 1319 era stato mandato da papa Giovanni XXII per governare lo stato ecclesiastico e schiacciare i ghibellini, nel 1323 pubblicò una terribile sentenza di scomunica contro Passerino dichiarandolo eretico[2].

    Passerino, in alleanza con le più potenti famiglie ghibelline: Visconti, Scaligeri ed Estensi, in quel momento in rotta col Papa, il 29 settembre 1325 conquistò il castello di Monteveglio ed i bolognesi furono costretti ad assediare il castello[2]. Mentre durava ancora l'assedio, il 15 novembre 1325, avvenne l'importante battaglia di Zappolino dove i guelfi di Malatestino Malatesta subirono una clamorosa sconfitta[2]. Durante la battaglia di Zappolino venne fatto prigioniero Sassolo Della Rosa - che era accorso in aiuto dei bolognesi - e Passerino lo condusse in carcere a Mantova dove morì avvelenato nel 1326[2]. In quell'anno Passerino venne scomunicato da papa Giovanni XXII per eresia[3].

    Il trionfo di Zappolino che permise ai ghibellini di giungere quasi sotto le mura di Bologna, è all'origine anche del trofeo, la Secchia rapita, che tuttora è conservato nel Palazzo Comunale di Modena. In seguito la coalizione ghibellina diede segni di logorio ed il 28 gennaio 1326[2] Passerino dovette firmare una pace separata con Bologna, sotto la pressione di un esercito che scendeva da Piacenza. La pace fu sgradita ai suoi sudditi modenesi, che ambivano a diversi castelli sul confine, che lo cacciarono dalla città nel 1327[4].

    Una delle ricche famiglie di Mantova del tempo desiderava però impadronirsi della città: quella dei Gonzaga. Il capo della famiglia era Luigi che chiese aiuto a Cangrande della Scala, signore di Verona, per spodestare Rinaldo dei Bonacolsi, il rapporto tra i Bonacolsi e i Gonzaga peggiorarono col tempo, e questo odio reciproco divenne il pretesto in cui Luigi Gonzaga organizzò la congiura partendo da Porta Pradella. Cangrande acconsentì inviando 800 soldati e 300 cavalieri e nella notte del 16 agosto 1328 i soldati veronesi combatterono a Mantova una dura battaglia, che consentì la presa del potere dei Gonzaga e destinata a durare sino nel 1708. Luigi Gonzaga entrò nel Duomo di San Pietro da vincitore e Rinaldo, ferito alla testa da un certo Alberto da Saviola, morì dissanguato[5].

    La mummia di Passerino Bonacolsi[modifica | modifica wikitesto]

    Il viaggiatore e naturalista tedesco Joseph Fürttenbach, che visitò Mantova nel 1626, raccontò che il corpo di Passerino mummificato era collocato a cavallo di un ippopotamo ed esposto come talismano nelle sale del Palazzo Ducale[6]. La leggenda vuole che a disfarsi della mummia di Passerino sia stata l'ultima duchessa di Mantova, Susanna Enrichetta di Lorena la quale, stanca dell'inquietante spoglia, avrebbe fatto gettare il corpo nelle acque del lago. Si avverò la profezia di una maga che aveva previsto la perdita del potere a chi si sarebbe sbarazzato della mummia: i Gonzaga caddero alcuni anni dopo, nel 1708.

    Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

    Castel d'Ario, lapide posta sul castello a ricordo di Francesco dei Bonacolsi

    Rinaldo sposò nel 1325 Alisa d'Este, figlia di Aldobrandino, signore di Ferrara, dalla quale non ebbe figli.

    Ebbe anche tre figli illegittimi:

    Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

    Tuttora è utilizzata nel dialetto modenese l'espressione scherzosa "Al tèimp dal dòcca Pasarèin ..." ("Al tempo del duca Passerino ..."), che indica un evento remoto o stranoto accaduto da moltissimo tempo.[7][8][9]

    Note[modifica | modifica wikitesto]

    1. ^ Federigo Amadei, Francesco Pico vende a Passerino il capitanato di Modena, in Giuseppe Amadei, Ercolano Marani, Giovanni Praticò (a cura di), Cronaca universale della città di Mantova. Edizione integrale, I, Mantova, C.I.T.E.M., 1954, pp. 480-481.
    2. ^ a b c d e Guido Bucciardi, I nobili della Rosa, in Fiorano nelle vicende storiche del castello e del santuario dalle origini al 1859, Modena, Tipografia Pontificia ed Arcivescovile dell'Immacolata Concezione, 1934, pp. 57-70.
    3. ^ Alberto Cavazzoli, Alla ricerca del Santo Graal nelle terre dei Gonzaga, Reggio Emilia, 2008.
    4. ^ Gabriele Sorrentino, Il Duca Passerino, Modena, Terra e Identità, 2007.
    5. ^ Federigo Amadei, Caduta dei Bonacolsi, in Giuseppe Amadei, Ercolano Marani, Giovanni Praticò (a cura di), Cronaca universale della città di Mantova. Edizione integrale, I, Mantova, C.I.T.E.M., 1954, pp. 494-501.
    6. ^ Roberto Colombari, Note storiche, in Bologna. Cronache di guerra e di peste. Romanzo storico, Bologna, Pendragon, 2007, p. 206.
    7. ^ Sproloquio 2006, su Società del Sandrone. URL consultato il 2 gennaio 2018.
      «Sgurgheghel: I ciamet problema nov, tè, qui lè? Mo’s’a s’i-n descuriva bèle ai teimp dal dòca Pasarèin! (Traduzione: Sgorghigolo: Li chiami problemi nuovi, tu, quelli lì? Ma se se ne parlava già ai tempi del duca Passerino!)».
    8. ^ “Tèimp dal docca Pasarèin” (Tempo del Duca Passerino) [Parlia-MO #26], su Modena&dintorni, 19 aprile 2017. URL consultato il 2 gennaio 2018.
    9. ^ Mauro D'Orazi, Graziano Malagoli, Nòmm, cugnòmm e patria. Trattatello di cognomica carpigiana. Personalizzazioni e cognomizzazioni nel dialetto carpigiano e dintorni di Mauro D’Orazi con ricco dizionario di cognomi e nomi in dialetto di Graziano Malagoli, su Dialetto carpigiano, 28 ottobre 2014. URL consultato il 2 gennaio 2018.

    Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

    Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

    Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

    Controllo di autoritàVIAF (EN107866146 · ISNI (EN0000 0000 8287 7420 · GND (DE14089375X · CERL cnp01221680