Panfilo Castaldi

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Panfilo Castaldi in un medaglione di Giuseppe Corti

Panfilo Castaldi (Feltre, ca. 1430 – Zara, ottobre/novembre 1487) è stato un medico italiano, e "maestro da libri dal stampo", ovvero uno dei primi tipografi italiani.

Cenni biografici[modifica | modifica wikitesto]

Di professione medico, prese in moglie una donna veneziana, nipote di Marco Polo, la quale portò in dote, tra le altre cose, anche alcuni caratteri mobili di origine cinese: il celebre Polo li avrebbe portati con sé alla fine dei suoi viaggi descritti nel Milione. Alla metà del XV secolo si stava sperimentando anche in Italia, come nel resto d'Europa, l'utilizzo dei caratteri mobili in tipografia. Panfilo Castaldi si inserì in questa corrente in quanto cittadino della Serenissima Repubblica di Venezia, all'epoca nel pieno del suo splendore e centro europeo di traffici commerciali e di conoscenze.

Panfilo Castaldi esercitò l'arte della stampa a Venezia (1469), indi a Milano, dove giunse nel 1471. Nella città lombarda impiantò il primo torchio tipografico, da cui uscì il 3 agosto 1471 De verborum significatu del grammatico romano Sesto Pompeo Festo. Tale opera è considerata il primo libro mai stampato da un tipografo italiano[1]. Nello stesso anno impresse la Cosmographia, sive de situ orbis di Pomponio Mela (25 settembre 1471). A causa delle disavventure capitategli (gli furono rubati i caratteri tipografici, poi il terzo libro da lui stampato, le Epistulae ad familiares di Cicerone, in 300 copie[2], uscì con la firma di un certo Filippo Lavagna, che gli usurpò il nome), l'anno seguente tornò a Venezia (1472), dove riprese ad esercitare la sua prima professione, quella di medico.

Morì a Zara tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre 1487.

Secondo quanto appare nel progetto di legge 3971 del 30 maggio 1997, che intendeva istituire le celebrazioni per il sesto centenario della sua nascita, Panfilo Castaldi sarebbe stato il primo inventore dei caratteri mobili per la stampa e avrebbe insegnato tale procedimento al tedesco Fausto Conesburgo, suo ospite a Feltre, che poi fece conoscere tale tecnica nella sua città, Magonza[3].

Panfilo Castaldi nella storiografia[modifica | modifica wikitesto]

Storici locali di area feltrina come Antonio dal Corno[4] e, prima ancora, il francescano Antonio Cambruzzi[5] lo accreditano come il "vero" inventore dei caratteri mobili per la stampa.

Nel XIX secolo il diplomatico inglese Robert Curzon, citato nelle annotazioni su Marco Polo di Henry Cordier[6], fece conoscere tale notizia, ancora limitata all'area lombarda e veneta, scrivendo come Panfilo Castaldi avesse cominciato con dei caratteri in vetro, prodotti ovviamente a Murano, per poi passare a blocchetti di legno che avrebbe utilizzato con un torchio da stampa nel 1426, 22 anni prima, quindi, dell'inizio dei lavori di Johannes Gutenberg (l'inventore della tecnica di stampa a caratteri mobili con caratteri di metallo). Curzon sottolineò la connessione con Marco Polo e il legame di Gutenberg con le stamperie veneziane, deducendo che l'invenzione della stampa in Europa non fosse autonoma ma un'imitazione di conoscenze cinesi preesistenti[7].

Dopo Curzon, però, nessun altro studioso più moderno ha suggerito una data tanto anteriore per le stampe di Castaldi né l'esistenza di legami tra Gutenberg e il nord Italia. Perciò queste interpretazioni non hanno molto seguito al di fuori di Feltre. Sarebbero auspicabili ricerche negli Archivi di Stato di Venezia, Capodistria e Milano, dove Castaldi visse e operò.

Nella sua città natale, in Piazza Maggiore, è eretta una statua che ricorda e celebra l'illustre concittadino.

Piazza Maggiore di Feltre. A destra la statua dedicata a Panfilo Castaldi

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ AA.VV., Miscellanea in onore di Roberto Cessi, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1958, p. 17.
  2. ^ Richardson, Brian. Printing, Writers and Readers in Renaissance Italy (Cambridge University Press, 1999), 30.
  3. ^ Camera dei deputati
  4. ^ Antonio Dal Corno, Memorie Istoriche di Feltre, 1710
  5. ^ Antonio Cambruzzi, Storia di Feltre, 1681
  6. ^ Robet Curzon, "A Short Account of Libraries in Italy," pp. 6ff, in Henry Cordier, The Travels of Marco Polo: The Complete Yule-Cordier Edition, Dover, 1993, p. 138.
  7. ^ Cordier, 139-140.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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