Scienze della comunicazione

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Le scienze della comunicazione sono un insieme di ambiti disciplinari, più propriamente singole branche di diverse discipline, utilizzati al fine di studiare i fenomeni comunicativi umani.

Le scienze coinvolte in questi studi sono numerose (per questo si parla di scienze, al plurale), pur traendo origine soprattutto dal pensiero umanistico, e in particolare dalla filosofia, e si differenziano non solo per l'approccio, ma anche per le tipologie di fenomeni comunicativi che osservano, anche se, soprattutto in ambito accademico, quando si parla di comunicazione si allude quasi sempre alle comunicazioni di massa (e cioè al giornalismo, alla radio, alla televisione e al cinema quale mezzo d'informazione, nonché ai cosiddetti nuovi media) e ai processi comunicativi di tipo istituzionale o professionale.

La sociologia[modifica | modifica sorgente]

Il contributo più corposo allo studio dei fenomeni comunicativi, e in particolare mediatici, proviene dalla sociologia, tant'è che, anche se i sociologi stessi preferiscono parlare di scienze della comunicazione al plurale, la sociologia è considerata la vera scienza della comunicazione. A distanza di più di vent'anni il celebre manuale tradotto in italiano con il titolo "Teorie delle comunicazioni di massa" dei sociologi Melvin DeFleur e Sandra Ball-Rokeach, pubblicato per la prima volta nel 1985, che raccoglie i presupposti teorici fondamentali per lo studio della comunicazione, è ancora considerato la base di tutti gli studi comunicazionali, anche se questi hanno origini più remote, e cioè nella sociologia di immediata derivazione marxista della scuola di Francoforte.

Un altro celebre modello teorico di approccio sociologico è stato proposto da John Baptist Thompson nel suo capolavoro, noto in italiano con il titolo "Mezzi di comunicazione e modernità. Una teoria sociale dei media", inizialmente sviluppato quale tesi di dottorato. In tale saggio Thompson propone un modello teorico efficacissimo per comprendere l'influenza determinante che i media hanno sui comportamenti umani.

La sociologia si occupa del processo comunicativo in quanto tale, analizzando il suo concreto atteggiarsi nei contesti sociali, a livello micro (per il quale la teoria più famosa è la metafora teatrale di Erving Goffman) e a livello macro, e partendo dal presupposto che la comunicazione è la principale attività umana. Proprio per questo la sociologia della comunicazione è anche detta "scienza della comunicazione" e quando si parla di teorie delle comunicazioni di massa si sottintende che si tratta di teorie sociologiche.

La sociologia si occupa anche della comunicazione interpersonale, attraverso la pragmatica, nonché di tutti gli aspetti della comunicazione d'impresa: relazioni pubbliche, pubblicità, corporate communication, customer relationship management e, anche attraverso la metodologia della ricerca sociale (che si avvale di tecniche statistiche per la rilevazione dei dati e della sociologia per le analisi qualitative degli stessi), marketing analitico, strategico e operativo. Insieme con la scienza politica si occupa di comunicazione pubblica e sociale.

La psicologia[modifica | modifica sorgente]

Un contributo allo studio dei processi di comunicazione di massa proviene dalla psicologia cognitiva e dalla psicologia sociale.

La psicologia si occupa principalmente di due elementi:

  • nell'ambito delle comunicazioni di massa, l'impatto che i mezzi di comunicazione hanno sulla psiche dei singoli individui o sulla cosiddetta psiche collettiva;
  • nell'ambito della comunicazione d'impresa, e più specificamente per il marketing strategico e la pubblicità, il consumer behaviour e le tecniche di persuasione del cliente.

I due elementi sono studiati soprattutto mediante approcci psicosociali, mentre dei comportamenti dei singoli individui in relazione ai loro effetti si occupano soprattutto i cognitivisti.

Le teorie dei linguaggi: la semiotica[modifica | modifica sorgente]

La semiotica è la teoria dei linguaggi e della significazione. Alcuni esperti di comunicazione di formazione sociologica non considera la semiotica una scienza della comunicazione, poiché crede che essa proclami l'indipendenza del segno. I sociologi preferiscono guardare alla semiotica come una disciplina di tipo speculativo e non operativo, e pertanto tendono a considerarla, se non una parte della filosofia del linguaggio, quantomeno in stretta correlazione con essa. In realtà la semiotica, soprattutto nella sua versione strutturale e generativa, ha da sempre sviluppato il suo interesse scientifico verso la comunicazione, in ogni suo aspetto individuale e collettivo, inglobando il fenomeno nella più ampia sfera della significazione, ossia di tutto ciò che gli esseri umani usano per dare senso a se stessi e al mondo: dalla verbalità delle lingue alle immagini, dalla gestualità allo spazio, dal corpo nella sua complessità a, soprattutto, una continua mescolanza e ibridazione di tutto ciò. Oggi la semiotica generativa trova spazio in molteplici ambiti di riflessione e applicazione, dal disegno industriale alla comunicazione visiva, dalla comunicazione pubblicitaria ai palinsesti televisivi, dal giornalismo alla politica, dalla cucina all'architettura.

Altri contributi[modifica | modifica sorgente]

Altri contributi allo studio dei processi comunicativi vengono dai diversi rami della linguistica, dall'antropologia, dai cultural studies, mentre le scienze della formazione si occupano dell'educazione all'uso dei media nonché, insieme con la psicologia e la stessa sociologia, dell'ottimizzazione dei processi comunicativi aziendali interni.

La scienza politica si occupa di studiare la nascita e l'evoluzione delle esigenze informative e di pubblicità degli atti parlamentari e della pubblica amministrazione, dell'e-government, della multimedialità e dell'implementazione delle nuove tecnologie nella pubblica amministrazione, nonché di analizzare, osservare e implementare strategie di comunicazione politica. Studia altresì la libertà informativa e più in generale comunicativa in rapporto al sistema politico, non nel diritto, come fa la scienza giuridica, ma nel suo concreto atteggiarsi.

La storia si occupa della nascita e dell'evoluzione dei mezzi di comunicazione nel tempo e la storia sociale del cambiamento della società in relazione alla loro introduzione, nonché del loro impatto sulle abitudini sociali in una prospettiva storica.

La geografia si occupa delle trasformazioni dello spazio dovute all'impatto di mezzi, strumenti e reti di comunicazione, tant'è che negli ultimi anni si sta cominciando a sviluppare una branca detta proprio geografia della comunicazione, derivata soprattutto dalla geografia economico-politica ma presentante forti assonanze con la geografia culturale.

Ulteriori contributi, soprattutto di tipo operativo, provengono dalla linguistica computazionale, campo di studi radicato e particolarmente sviluppato nell'Università di Salerno, dove diedero vita al primo dipartimento di ricerca in scienze della comunicazione d'Italia proprio dei linguisti: Emilio d'Agostino, Tullio De Mauro, Annibale Elia.

I corsi universitari in Italia[modifica | modifica sorgente]

L'introduzione del corso di laurea in Scienze della comunicazione, con l'emanazione della tabella XL all'inizio degli anni novanta e l'attivazione sin dall'anno accademico 1992-1993 in alcune università pilota (Salerno, Siena e Torino, con la successiva aggiunta della Sapienza e della LUMSA), fu salutata come un elemento innovatore. Non solo perché avrebbe creato una figura ibrida, capace di riunire in sé gran parte delle competenze necessarie per la stesura di progetti comunicativi e la realizzazione di indagini di mercato, cose tradizionalmente affidate a pool di esperti in diverse discipline, ma perché fu la prima volta che nel mondo accademico italiano faceva il suo ingresso un corso di laurea con intenti dichiaratamente professionalizzanti. Tant'è vero che, ancora oggi, all'istituzione del corso di laurea in Scienze della comunicazione è attribuita la spinta propulsiva di quel movimento riformatore che ha portato al radicale cambiamento, in questi ultimi anni, dell'università italiana.

Nel triennio successivo il corso fu attivato a Bologna, Urbino e Palermo e tutti i successivi piani triennali di sviluppo dell'università, sino alla riforma, ne hanno previsto nuove attivazioni. L'ultima fu quella dell'allora Istituto universitario Suor Orsola Benincasa (oggi Università degli studi) nell'anno accademico precedente all'entrata in vigore della riforma (2000-2001), tant'è che in questo ateneo si sono avuti prima laureati in Scienze della comunicazione con il nuovo ordinamento che con il vecchio. Essendo la riforma già stata normata, pur non essendo in vigore (anche se alcuni atenei-pilota attivarono sin da quell'anno alcuni corsi di laurea triennali in via sperimentale), al Suor Orsola il corso fu attivato con un piano sperimentale, basato sull'ECTS, in maniera tale che gli insegnamenti fossero subito compatibili con il nuovo ordinamento. I crediti utilizzati per gli esami del vecchio ordinamento, comunque, non hanno valore legale, tant'è che in alcuni casi di trasferimento verso corsi di previgente ordinamento di altra università esami da 4 crediti vengono convalidati come annuali, nonostante i regolamenti didattici interni abbiano definito l'equazione 4 crediti = una semestralità (tuttora alcune sedi ammettono trasferimenti con iscrizione fuori corso al vecchio ordinamento a studenti che risultino iscritti fuori corso con tale ordinamento all'università d'origine).

Le performance sul mercato del lavoro della laurea in Scienze della comunicazione, comunque, non sono state quelle attese, mentre le aspettative prospettate agli studenti hanno continuato a essere sovradimensionate sino ai primi anni 2000. Alcuni attribuiscono questo problema alla poca selettività che si è venuta a creare alla Sapienza, dove si deliberò di abrogare il numero programmato non appena terminato il primo quinquennio del corso presentando Scienze della comunicazione come il corso di laurea del futuro, in grado di creare figure con una preparazione flessibile e come tali altamente competitive nei più disparati contesti lavorativi. Questo provocò un massiccio aumento delle immatricolazioni, tanto che la facoltà di Scienze della comunicazione della Sapienza al primo anno della sua istituzione, per scorporo dalla facoltà di Sociologia, era già la facoltà con la più alta popolazione studentesca dell'intero ateneo romano (seconda in Italia dopo la facoltà di Giurisprudenza della Federico II di Napoli). Dopo la riforma universitaria del 1999, comunque, a fronte della moltiplicazione dell'offerta formativa nell'àmbito della classe delle lauree in scienze della comunicazione, c'è stata una forte contrazione della domanda, tuttora in progressiva diminuzione, tant'è che l'introduzione del numero programmato in alcuni corsi che non lo avevano si sta rivelando inutile (il numero degli aspiranti è stato in molti casi di pochissime unità superiore rispetto a quello dei posti messi a concorso, tant'è che i rettori in alcuni casi sono intervenuti stabilendo con apposito decreto l'annullamento delle procedure concorsuali e l'ammissione di tutti i candidati). Le ricerche dei vari osservatori evidenziano come il calo della domanda, inizialmente illusorio (le immatricolazioni o iscrizioni ai concorsi erano calate nelle sedi storiche grazie della maggiore diffusione sul territorio dei corsi di laurea dell'area, in molti casi a numero aperto), sia reale, nel senso che gli iscritti al primo anno nel 2001-2002, primo di applicazione della riforma, risultano complessivamente meno dell'anno precedente, anno di picco delle immatricolazioni, e negli anni successivi la tendenza si è confermata negativa, nonostante il raddoppio delle sedi ove oggi è possibile studiare comunicazione rispetto all'ultimo anno ante-riforma e al numero di corsi di laurea quasi triplo (in molte università sono attivi più corsi di laurea della classe di scienze della comunicazione; vedi infra).

Prima degli anni '90 gli studi di comunicazione nell'università italiana si svolgevano attraverso l'indirizzo "comunicazione e mass media" del corso di laurea in Sociologia, attivo da anni presso le università di Napoli Federico II, Roma La Sapienza e Urbino, l'indirizzo moderno del corso di laurea in Lettere (che sempre alla Federico II aveva un apposito settore denominato "comunicazione, musica e spettacolo") ma soprattutto attraverso il corso di laurea in Relazioni pubbliche dell'Università IULM, esistente già da un decennio. Inoltre già nei primi anni settanta era stato attivato, presso la facoltà di Scienze politiche "Cesare Alfieri" dell'Università di Firenze, un insegnamento di teorie e tecniche delle comunicazioni di massa, proprio dell'indirizzo politico-sociale del corso di laurea in Scienze politiche.

Dal mondo del lavoro ma anche da quello accademico molte critiche sono state mosse rispetto ai corsi di laurea in scienze della comunicazione. Già il corso di laurea di vecchio ordinamento era pluridisciplinare; il tentativo di contrarre tale pluridisciplinarità sui tre anni previsti quale durata normale dei nuovi corsi di laurea, rispetto ai cinque della durata legale del corso di laurea di cui alla tabella XL, aveva creato in alcune sedi una frammentarietà a parere di molti eccessiva. Lo studente, dovendo sostenere sino a venti esami all'anno dal contenuto alle volte fortemente eterogeneo, veniva indotto ad affrontare le diverse discipline con una certa superficialità, quando non erano gli stessi programmi piuttosto sommari, con il risultato di avere un'infarinatura generale di praticamente tutte le scienze umane, senza però essere in grado di spenderne concretamente alcuna. In molti atenei si è cercato di superare questo problema istituendo corsi di laurea settoriali, come per esempio il corso di laurea in Media e giornalismo "Adriano Olivetti" dell'Università di Firenze e il corso di laurea in Giornalismo per uffici stampa e quello in Comunicazione pubblica dell'Università di Palermo; in altre sedi sono state operate delle suddivisioni curriculari per sbocchi professionali. In altre sedi la suddivisione invece è stata effettuata per approccio disciplinare, privilegiandone uno piuttosto che un altro: è il caso dell'Università della Calabria, con il suo corso di laurea in Filosofie e scienze della comunicazione e della conoscenza, di orientamento marcatamente semiotico e filosofico-estetico, e del corso di laurea in Scienze della comunicazione dell'Università di Bologna, il cui piano di studi viene modificato ogni anno sin dall'entrata in vigore della riforma ma che sostanzialmente rimane suddiviso in un percorso di orientamento semiotico, uno sociologico e uno psicologico.

Il corso di laurea di vecchio ordinamento era invece articolato in un biennio comune e in un triennio di indirizzo di cui non si faceva menzione nel titolo di studio. Gli indirizzi erano comunicazioni di massa, attivo in tutte le sedi, e comunicazione d'impresa, attivo in tutte le sedi tranne che a Bologna. Solo alla LUMSA e a Palermo era attivo anche, in convenzione con l'Ordine dei giornalisti, l'indirizzo giornalismo, molto simile a comunicazioni di massa, ma comprendente anche, per 15 studenti selezionati al terzo anno, il praticantato giornalistico, svolto con l'ausilio di testate-laboratorio. Presso la sede di Savona della facoltà di Scienze della formazione dell'Università di Genova era attivo il corso di diploma universitario in Giornalismo, di durata triennale, che pure prevedeva il praticantato.

Con la riforma alcune sedi hanno fatto un uso abnorme della classe delle lauree in scienze della comunicazione, sfruttandone l'eterogeneità data dalla presenza di moltissimi settori scientifico-disciplinari per istituire corsi di laurea che niente hanno a che fare con la comunicazione, intesa così come descritto in quest'articolo. Il problema è stato sollevato dalla stessa Conferenza già nel primo incontro nazionale degli studenti e dei docenti di scienze della comunicazione, tenutosi nel 2003. L'uso più originale della tabella era stato fatto dalla facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell'Università degli studi di Milano, che vi aveva fatto rientrare il suo corso di laurea in Scienze e tecnologie della comunicazione musicale. Viste le numerose perplessità da più parti sollevate, gli organi competenti hanno deliberato che, per gli immatricolati e i trasferiti in ingresso a partire dall'anno accademico 2005-2006, il corso di laurea afferisce alla classe delle lauree in scienze e tecnologie informatiche. Nel frattempo rimangono afferenti alla classe di scienze della comunicazione alcuni corsi di laurea in lingue, mentre per contro esistono numerosi corsi di laurea che hanno nell'epigrafe la parola "comunicazione" ma che sono afferenti a classi diverse: di questi, uno è sono sicuramente ascrivibile, per contenuti e obiettivi formativi, ai corsi di laurea in scienze della comunicazione veri e propri, e cioè Culture digitali e della comunicazione della Federico II di Napoli (facoltà di Sociologia), afferente alla classe delle lauree in scienze sociologiche. Non lo stesso si può dire per Scienze della comunicazione scritta e ipertestuale dell'Università di Parma (facoltà di Lettere e filosofia), afferente alla classe delle lauree in lettere, mentre il corso di laurea in Scienze politiche per il giornalismo (ora ridotto a curriculum del corso di laurea in Scienze politiche) dell'ateneo messinese (facoltà di Scienze politiche), pur afferendo alla classe delle lauree in scienze politiche e delle relazioni internazionali, può risultare molto simile, a seconda del piano di studi, al sopra citato corso di laurea in Media e giornalismo "Adriano Olivetti", per quanto quest'ultimo afferisca alla classe delle lauree in scienze della comunicazione. Da alcuni anni anche presso l'Università di Cassino e del Lazio Meridionale è stato attivato un corso di laurea triennale e uno magistrale, con sede a Sora (palazzo Baronio): http://www.lett.uniclam.it/Scienze-della-Comunicazione (triennale: Strategie comunicative multimediali - magistrale: Comunicazione e marketing digitale).

Facoltà di attivazione[modifica | modifica sorgente]

Con il vecchio ordinamento le facoltà abilitate a rilasciare il diploma di laurea in Scienze della comunicazione e i diplomi universitari correlati (Tecnica pubblicitaria e Giornalismo) erano quelle di Lettere e filosofia (Bologna, Padova, LUMSA, Macerata, Modena e Reggio Emilia, Salerno, Siena, Torino), Magistero o Scienze della formazione (Genova, Napoli Suor Orsola Benincasa, Palermo, Trieste), Sociologia (Roma La Sapienza, Urbino) e Scienze politiche (Università Cattolica del Sacro Cuore, Teramo, LUISS Guido Carli). L'Università per stranieri di Perugia fu autorizzata ad attivare il corso di diploma in Tecnica pubblicitaria presso la sua unica facoltà, quella di Lingua e cultura italiana.

Nel 1999 è stata istituita, presso l'Università IULM, la facoltà di Scienze della comunicazione e dello spettacolo. Nel 2000 il senato accademico della Sapienza ha deliberato l'istituzione della prima facoltà di Scienze della comunicazione sorta presso un'università statale. Sempre dall'anno accademico 2000-2001 è operativa presso l'Università di Modena e Reggio Emilia la facoltà di Scienze della comunicazione (comunicazione, economia, informazione), che dal 2003-2004 si chiama "Scienze della comunicazione e dell'economia". Altre due facoltà di Scienze della comunicazione sono state istituite rispettivamente a Teramo e Macerata

Con il nuovo ordinamento, oltre che presso le sopra citate facoltà, corsi di laurea della classe di scienze della comunicazione e corsi di laurea specialistica correlati sono stati attivati presso facoltà di Psicologia (Università degli studi di Milano-Bicocca,/*presso la Facoltà di Scienze della Formazione Università di Bari, Università Vita-Salute San Raffaele), Economia (Università Cattolica), Scienze umane e sociali (Università degli studi del Molise) e, in un caso (Università dell'Insubria), a parte quello descritto supra, Scienze matematiche, fisiche e naturali. Inoltre, in alcuni dei numerosi casi in cui tali corsi sono interfacoltà, si registra la collaborazione di facoltà di Giurisprudenza e Ingegneria, mentre solitamente la sede amministrativa (cioè quella che gestisce le carriere degli studenti, di norma quella che contribuisce con il maggior numero di insegnamenti) è una facoltà di Lettere e filosofia.

La classe[modifica | modifica sorgente]

Il MIUR definisce e denomina con la locuzione "scienze della comunicazione" la classe delle lauree n. 14, che si pone l'obiettivo di studiare la comunicazione con il supporto di:

  • discipline semiotiche e linguistiche (linguistica, sociolinguistica, semiotica, logica, filosofia del linguaggio);
  • discipline informatiche e della comunicazione (informatica);
  • discipline sociali, mediologiche e della comunicazione politica (storia contemporanea, sociologia della comunicazione, sociologia dei processi culturali e comunicativi).

Tali discipline quali si qualificano come attività di base della classe in questione. Completano il curriculum formativo attività formative dette caratterizzanti e affini o integrative (si rimanda a pagg. 53-56 di 56, allegato 14 in decreto ministeriale 4 agosto 2000, per approfondimenti in merito).
Sono previste, inoltre, le seguenti classi delle lauree specialistiche:

  • 13/s – classe delle lauree in editoria, comunicazione multimediale e giornalismo;
  • 59/s – classe delle lauree in pubblicità e comunicazione d'impresa;
  • 67/s – classe delle lauree in scienze della comunicazione sociale e istituzionale;
  • 100/s – classe delle lauree specialistiche in tecniche e metodi per la societa dell'informazione;
  • 101/s – classe delle lauree in teoria della comunicazione.

Tuttavia, l'intero sistema universitario nazionale è stato sottoposto ad una riprogettazione tesa a migliorare l'efficacia, la qualità e la coerenza dei percorsi di laurea e di laurea magistrale (quest'ultime sostituiscono quelle precedentemente denominate "specialistiche"). Seguendo la tendenza sviluppata per altri corsi di laurea, anche per le scienze della comunicazione si è proceduto verso una riduzione complessiva dell’offerta di corsi di studio accompagnata da una maggiore articolazione in curricula dei percorsi formativi, in particolare di secondo livello. Nel primo livello, la classe 14 è stata riclassificata in L-20. Le attuali classi di laurea magistrale previste sono le seguenti:

  • LM-19 - Informazione e sistemi editoriali[1]
  • LM-59 - Scienze della comunicazione pubblica, d'impresa e pubblicità[2]
  • LM-91 - Tecniche e metodi per la società dell'informazione[3]
  • LM-92 - Teorie della comunicazione[4]

Il caso "classe di concorso in Teoria e Tecnica della Comunicazione"[modifica | modifica sorgente]

Con la "riforma Gelmini" e con l'attivazione degli Istituti Tecnici in Grafica e Comunicazione si era parlato dell'attivazione della classe di concorso in "Teoria e Tecnica della Comunicazione" (A-58). La classe di concorso, alla quale avrebbero potuto accedere tutti coloro che si trovavano in possesso di una laurea magistrale, di una laurea specialistica o della laurea Vecchio Ordinamento in Scienze della Comunicazione, era stata inizialmente inserita nella bozza relativa alle nuove classi di insegnamento da presentare al Ministero della Pubblica Istruzione. Successivamente, la classe di concorso è stata eliminata dalla bozza, anche se la discussione sulla tematica è ancora aperta. Attualmente, infatti, l'insegnamento "Teoria e Tecnica della Comunicazione" è accorpato alla classe di insegnamento "Filosofia, Psicologia e Scienze dell'Educazione" (A-36) alla quale possono accedere, sovente integrando un cospicuo numero di insegnamenti, i laureati in possesso di una laurea in Scienze della Comunicazione V.O e i laureati in possesso di lauree appartenenti alla classe 67/S e alla classe LM-59.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ http://www.miur.it/Miur/UserFiles/Dossier/NuoveClassiLaurea/LaureeMagistrali.pdf (pp.78-80)
  2. ^ Ivi (pp.197-199)
  3. ^ Ivi (pp.295-297)
  4. ^ Ivi (pp.298-300)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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