Serigrafia

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La serigrafia o stampa serigrafica è una tecnica di stampa di tipo permeografico che utilizza oggi come matrice un tessuto di poliestere teso su un riquadro in legno o metallo definito come quadro serigrafico o telaio serigrafico. Il tessuto utilizzato è definito anche tessuto per serigrafia o tessuto serigrafico.

Il termine "serigrafia" deriva dal latino "seri" (seta) e dal greco "γράφειν" (gràphein, scrivere), dato che i primi tessuti che fungevano da tessuto per serigrafia erano di seta.

La permeografia si basa su un processo di impermeabilizzazione di ben delimitate aree del tessuto di stampa in modo da consentire ad un inchiostro posto sopra tale tessuto di permeare attraverso il tessuto lasciato libero e passare sulla superficie posta sotto il quadro serigrafico. Il passaggio o permeazione dell'inchiostro dalla parte superiore del quadro serigrafico alla superficie di stampa posta sotto, attraverso il tessuto serigrafico avviene tramite un passaggio con una leggera pressione di una barra dotata di un bordo in elastomero poliuretanico che si appoggia sull'inchiostro e preme quest'ultimo attraverso il tessuto da stampa tramite un movimento di scorrimento. Questa barra viene definita spremitore o racla per serigrafia.

Questa azione di stampa può essere ripetuta in modo ciclico a mano o tramite apposite macchine da stampa serigrafiche raggiungendo una elevata velocità di produzione in grado di soddisfare a seconda delle attrezzature disponibili l'industria o l'artigiano.

Il processo di impermeabilizzazione del tessuto dei quadri serigrafici è ad oggi ottenuto tramite apposite fotoemulsioni in base acquosa che vengono applicate in modo uniforme sul tessuto tesato sul quadro e poi asciugate formando una pellicola coesa ma idrosolubile. Questi quadri serigrafici spalmati se vengono esposti alla luce e più precisamente a luce ultravioletta con lunghezza d'onda intorno a 365 nm subiscono nelle aree esposte un indurimento perdendo la proprietà di idrosolubilità. Se si espone alla luce ultravioletta un quadro per serigrafia con una pellicola fotografica (con aree nere in corrispondenza della grafica e trasparente alla luce nelle altree parti) sopra il tessuto spalmato, dove riceve luce, la fotoemulsione si indurisce, mentre dove la pellicola è nera la fotoemulsione, non ricevendo luce rimane idrosolubile.

In pratica, dopo il processo di fotoincisione tramite un semplice lavaggio con acqua si ha uno sviluppo del telaio serigrafico che rivelerà, le aree di tessuto libere in corrispondenza delle parti nere della pellicola fotografica.

Ad oggi la serigrafia è una tecnologia consolidata di stampa industriale, molto utilizzata in tutte le applicazioni in cui sia richiesto un deposito di inchiostro più elevato rispetto ad altre tecnologie di stampa ad oggi disponibili come la stampa offset, la stampa in flexografia, la stampa inkjet.

Il notevole sviluppo tecnologico e diffusione di questa tecnica di stampa è stato promosso fin dagli anni 50 dalla disponibilità di una sempre più ampia gamma di tessuti per serigrafia. I dati di filatura distinguono i vari tipi dei tessuti per serigrafia disponibili:

Ad esempio:

Un tessuto per serigrafia 32 - 70 Micron indica un tessuto avente 32 x 32 fili al centimetro ed ognuno di questi fili ha un diametro di 70 Micron

Un tessuto per serigrafia 100 - 40 Micron indica un tessuto avente 100 x 100 fili al centimetro ed ognuno di questi fili ha un diametro di 40 Micron

Un tessuto per serigrafia 165 - 31 Micron indica un tessuto avente 165 x 165 fili al centimetro ed ognuno di questi fili ha un diametro di 31 Micron

È chiaro che il deposito, in termini di spessore di inchiostro sarà molto elevato utilizzando un tessuto a 32-70 micron in quanto l'area libera per il passaggio dell'inchiostro è molto grande. Utilizzando un tessuto per serigrafia a 100 - 40 Micron avremo un deposito più ridotto rispetto al 32-70 micron e utilizzando il tessuto serigrafico 161-31 micron sarà ancora più ridotto. La caratteristica di poter calibrare in modo preciso anche elevati depositi di inchiostro fanno della serigrafia una tecnica di stampa molto utilizzata nella stampa industriale grafica di loghi, targhe ed oggetti destinati all'esterno ed inoltre è alla base di tutta la stampa tessile sia in continuo che del singolo capo di abbigliamento. Molte aziende chimiche hanno messo a punto nel corso degli ultimi anni una gamma veramente molto ampia di inchiostri per serigrafia in grado di soddisfare le richieste dell'industria e del mondo tessile. Oggi la serigrafia è usata in moltissimi settori grafici e industriali, per stampare inchiostri conduttivi nel settore dell'elettronica, decorazioni su piastrelle, vetro, metalli, legno, tutti i tipi di materie plastiche, polipropilene, polietilene e carta.

La serigrafia tessile è nota per la stampa su capi di abbigliamento come t-shirt e per la stampa in continuo di tessuti in seta, lana, lycra, poliestere, poliammide.La diversa definizione delle tipologie di serigrafia dipende dalle procedure e dagli obiettivi (ad esempio la serigrafia tessile è un ambito applicativo quasi a sé stante e include tutte le specialistiche applicazioni per gli innumerevoli supporti definiti tessuti); la serigrafia grafica è quella normalmente intesa per stampa pubblicitaria o di illustrazioni e grafici o disegni; la serigrafia industriale per applicazioni di decorazione funzionale e non solo decorativa ( pannelli di comando, segnaletica stradale ecc.). La serigrafia artistica è invece l'utilizzo di tutte le grandi capacità di questa tecnologia di stampa per produrre opere che si distinguono per la loro originalità, preziosità e particolarità riproducendo multipli di opere d'arte.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La serigrafia deriva dallo stencil, molto meno elaborato da utilizzare; nonostante ciò, esistono testimonianze affermanti che i Fenici la utilizzassero, ed esiste chi li considera i soli veri inventori di questa tecnica. In seguito venne introdotta nell'arte giapponese, dove, pur non essendoci prove certe, molti sostengono che oltre duemila anni fa furono proprio loro i primi ad utilizzare dei capelli umani fissati a delle cornici di legno. La tecnica si sviluppò ulteriormente in Giappone, dove si iniziarono ad utilizzare dei telai in seta, applicando lacche sulla matrice.[1]

La tecnica fu in seguito esportata in Francia. Il processo serigrafico moderno venne invece ideato da Samuel Simon nei primi anni del Novecento, in Inghilterra. L'idea venne poi adottata da John Pilsworth a San Francisco, California, che nel 1914 usò la tecnica serigrafica per comporre stampe multicolore all'incirca nello stesso modo in cui sarebbero state fatte oggi.

Durante la Prima guerra mondiale, la tecnica divenne molto popolare, dato che venne utilizzata come processo industriale per stampare bandiere e stemmi.

Famosissima la serigrafia che ritrae il volto di Marilyn Monroe realizzata da Andy Warhol, a partire da una fotografia di Gene Korman usata per la pubblicità del film Niagara del 1953.

È sempre più frequente trovare una unità serigrafica inserita in linea di macchine di stampa roll to roll insieme ad altre tecnologie di stampa come flexografiche, offset e inkjet in quanto assicura la massima coprenza del bianco di fondo non ottenibile altrimenti con altre tecnologie.

Una curiosità: la serigrafia è stata a lungo l'unico sistema di stampa che può utilizzare il cioccolato il caramello e altri prodotti alimentare in pasta come inchiostro mentre ora è affiancato dalla stampa 3D[2]' e inkjet.

Il termine Serigrafia è composto etimologicamente da due radici:seri (dal greco greco seri = seta) e grafia (dal greco grafè = scrittura, pittura).Ciò significa che la derivazione del nome si riferisce ad una lavorazione che abbia a che fare con la decorazione della seta o attraverso essa. Esistono ipotesi di nascita in Cina della serigrafia basate sul fatto che la seta sia stata prodotta in quel paese ben 12 secoli prima di Cristo. Non vi sono però testimonianze che possano indicarlo con sicurezza. Con tutta probabilità, la Serigrafia non nacque in questo paese, anche perché la seta ebbe diretta implicazione con lo sviluppo della Serigrafia almeno 24 secoli dopo. Infatti la Serigrafia attuale non ha praticamente nulla a che vedere con la tecnica madre della Serigrafia. Secondo quanto la storia ci ha lasciato,probabilmente la serigrafia nasce nei pressi del Mediterraneo e più precisamente nell'area tra la Mesopotamia e la Fenicia. Molte coincidenze particolari indicherebbero come depositari di questa che allora era considerata come un'arte, i Fenici. Questo piccolo popolo Semitico, abitante la stretta striscia di terra siriaca, la Fenicia, posta all'incirca tra l'odierno Libano ed il Mediterraneo Orientale, vissuto tra il XIII secolo A.C. ed il III secolo A.C., fu il più grande navigatore dell'antichità. I Fenici si spinsero oltre le Colonne d'Ercole, fino alle Canarie, a nord fino in Gran Bretagna ed oltre, in Italia ed in tutto il bacino del Mediterraneo. Essendo un popolo di commercianti, i Fenici sfruttarono le loro città costiere come porti per esportare ciò che riuscivano a procurarsi non solo dalla produzione interna ma anche da produzioni importate da terre assai lontane. I Fenici hanno il grande merito di avere diffuso nelle loro aree d'influenza l'alfabeto fonico e di avere esportato l'uso dei pesi e delle misure del sistema babilonese. I Fenici non possono essere ricordati come entità di uno stato sovrano ed unitario, uno stato federale od altro, ma piuttosto come un insieme di città-stato autonome, situate da nord a sud della costa Siro Palestinese attuale. Fondarono città molto importanti come Biblo, Sidone, Tiro e centri meno conosciuti come Akziv e Acco nell'odierno Israele. Queste città con una miriade di altre minori, iniziarono una vasta espansione commerciale. Costruirono nel bacino del Mediterraneo una serie di "basi-magazzino" dove scaricare fisicamente e vendere le proprie merci. Queste basi divennero, in molti casi, centri di produzione propria per la vendita sul posto e non, delle merci, come per esempio le città di Tharros ed Antas in Sardegna, famose per la produzione in Diaspro Verde di amuleti e monili. Tali centri utilizzarono sempre merci acquisite sul posto oppure rifornite dalla vasta rete di traffici che i Fenici intrattennero con molti popoli lontani. La tendenza orientaleggiante dei reperti archeologici fanno supporre contatti con l'Estremo Oriente oltre che con l'area mesopotamica ed egiziana. I Fenici sicuramente commerciarono tessuti e Seta Cinese, la stessa Seta che verrà erroneamente abbinata alla nascita della Stampa Serigrafica. E' interessante capire come, in quel tempo, ci fossero vie di comunicazione e rifornimento che permettevano a popoli lontanissimi di avere rapporti economici tra di loro. Per quale via i Fenici sarebbero venuti in contatto con merci cinesi e più precisamente con la seta orientale, visto che il baco da seta fu importato in Occidente solo nel IV secolo D.C. dai Bizantini? Contatti con la Cina e l'Occidente avvenivano già nel VI secolo A.C. come documentato dai reperti della Persia Achemenide e anche se non vi furono contatti diplomatici l'una era perfettamente a conoscenza dell'esistenza dell'altra. Questi contatti furono essenzialmente di scambio di merci tramite le mille carovane che le trasportavano in continuazione. Tra queste sono da ricordare l'incenso arabico, le sete cinesi, le pietre preziose, la mussola e le spezie tra cui il pepe. Vi era addirittura una via carovaniera, denominata "via della seta", percorsa regolarmente dalla Cina fino all'Occidente che passava ai lati del Deserto di Taklamakan, nel Sinkiang, a nord del Tibet. La via partiva dalle città cinesi di Anhsi Tonhuang e costeggiando il deserto Taklamakan arrivava a Taskent, Samarcanda fino a Merv, nell'impero Kushano, l'odierno Afganistan. Queste vie, nei secoli, attraversarono periodi di fioritura e distruzione continue e furono percorse anche da merci romane nel II secolo A.C. Da Merv la via continuava per Babilonia, Ecbatana fino alle coste Mediterranee. I Fenici si spinsero, coi loro traffici, fino ai mercati mesopotamici e arabi per scambiare merci e farne produrre altre. Quindi la presenza della seta, che non ha un diretto interesse serigrafico in questo periodo, non era collegata alla "coltivazione" del baco da seta ma alla presenza dei mercanti in continuo movimento che commerciavano le sete cinesi decorate a mano. I Fenici ricavavano dal secreto di una ghiandola di un animaletto marino, il porpora, (un mollusco gasteropodo brachiato) una sostanza colorante rossa per tingere i tessuti ed in particolare la lana. Tale sostanza, denominata appunto porpora, è paragonabile ad un pigmento che per primi i Fenici utilizzarono per tingere i loro drappi. Il passo tra tingere i tessuti ed ottenere una stampa ripetitiva fu, con molta probabilità, quello che seppero fare per ottenere un manufatto di basso costo ma vendibile su vasta scala. L'arte fenicia non ebbe mai una connotazione propria, assolutamente originale, ma fu semmai caratterizzata da una negazione di originalità; in termini di valutazione artistica si tratterebbe di eclettismo. Scriveva, nel 1885, lo scrittore francese Eugenio Voguè sui manufatti dell'arte Fenicia: " I Fenici non hanno alcuna originalità". In effetti trattandosi di un popolo di commercianti che, necessariamente, doveva privilegiare gli aspetti di domanda rispetto a quelli puramente artistici, produceva su vasta scala ciò che il mercato richiedeva, non caratterizzandosi in alcun modo. La grande produzione di amuleti, statuette, placchette, steli ecc. che ci sono arrivate dopo almeno 25 secoli, denotano una tendenza ripetitiva dell'arte fenicia che era frutto degli esperti artigiani del tempo. La cultura fenicia si basava sulla produzione su scala considerevole per abbassare i costi e sulla vasta rete di trafficanti navigatori per l'allocazione delle merci. Le loro colonie non ebbero mai alcuna giustificazione politica o strategica. Il quadro derivante dai reperti archeologici si limita a presentarci ciò che il tempo non ha distrutto, quindi soltanto i reperti che hanno potuto resistere alla distruzione di 25 secoli: oggetti che erano costruiti con materiali resistenti al tempo come statue, terracotte, sarcofagi tutto quanto fatto con metalli e terre. Dalle fonti letterarie ed in particolare dalla elegia su Tiro del profeta Ezechiele, vissuto nel VI secolo A.C., Antico Testamento - Libro di Ezechiele, troviamo un ampio elenco dei prodotti fenici, da cui emerge la dimensione internazionale dei loro commerci. In tale elenco si evidenziano tutta una serie di prodotti "ombra", cioè non arrivati fino a noi e quindi non dimostrabili archeologicamente, tra cui le stoffe colorate con la celebre porpora. La colorazione di tali drappi non era manuale, ma sommariamente ripetitiva, così come si addiceva ai caratteri dell'arte fenicia. Ma come facevano i Fenici a riprodurre stoffe con ripetitività. quando non si ha notizia, in quel tempo, di alcuna attrezzatura che potesse permetterlo ? Non è assolutamente azzardato supporre che i Fenici, con i loro traffici, fossero venuti a contatto con le civiltà più lontane, con le produzioni più svariate e con le tecniche più sofisticate per l'epoca. Collegando insieme la mancanza assoluta di tradizioni serigrafiche in Cina, dove ancora oggi la Serigrafia non possiede nulla di originale e storico, ma vive essenzialmente di ciò che viene importato dall'Occidente, si può fare l'ipotesi che i Fenici, o un popolazione vicina, abbiano trovato il modo di riprodurre disegni almeno su stoffa, con tecniche che sicuramente non hanno a che vedere con le attuali ma rappresentano la nascita di un sistema di multiplo, di ripetizione dell'immagine. Si deve vedere la nascita dell'arte Serigrafica non come un'arte derivante dalla stampa attraverso un tessuto, seta od altro, ma come una tecnica basata sulla ripetizione di disegni relativamente semplici effettuata attraverso, probabilmente, particolari matrici o "timbri" che venivano inchiostrati su tamponi costruiti con tessuti vari. Non si può pensare che la serigrafia sia nata subito come passaggio attraverso un telaio, ma si può ipotizzare una semplificazione estrema del processo che passi attraverso una stampa vagamente a "timbro". Nelle tombe fenicie disseminate sulle coste europee sono state ritrovate moltissime steli votive che si possono catalogare come statuette riproducenti sembianze umane incorniciate da una figura di casa stilizzata. Un'analisi più attenta constata che non tutte le steli sono uguali, cioè si possono distinguere due tipi di steli: una di tipo arrotondato, con le figure umane molto dettagliate contornate da colonne con capitelli e tetto a punta a significare una destinazione funeraria della statuetta votiva. Accanto a questa un secondo tipo di steli, molto approssimative ma soprattutto piatte e poco dettagliate, meno stilizzate, che dimostrano una strana differenza stilistica senza alcun significato. Si tratta di figure molto semplici contraddistinte dal fatto che il piano piatto in alto rilievo sia molto livellato, quasi volutamente appiattito senza alcuna ragione logica apparente. Queste ultime steli potrebbero essere tranquillamente assimilate a specie di timbri che, riprodotti in sequenza, avrebbero potuto fare parte del corredo utilizzato per decorare il drappo funerario del defunto. Sono molti gli esempi interpretativi sulla reale destinazione dei reperti archeologici, ma in questo caso la particolare forma delle steli, farebbe pensare ad un utilizzo diverso da quello della semplice statuetta. In quest'ottica s'inserisce l'esperimento di stampa, con matrice fenicia ritrovata a Tharros e riportato di seguito alle FIGG.1-4/5 paragrafo 1/2, a dimostrazione della finalità riproduttiva che poteva avere il reperto archeologico. Quindi è assai probabile che la nascita di un'arte di stampa ripetitiva, in questo caso a timbro, possa venire considerata, pur se solo supposta, come la madre di quella che diverrà, molti secoli dopo, la nostra Serigrafia. Solo nei secoli successivi si arriverà a qualcosa di simile alla tecnica odierna, perché l'evoluzione tecnica avviene quando le singole componenti tecniche di tessuto, inchiostro e trattamenti da usarsi subiscono l'evoluzione dei tempi. I popoli che ancor oggi mantengono viva una tradizione serigrafica non sono i popoli orientali ma quelli interessati dalla "colonizzazione" fenicia. Per una strana coincidenza i popoli che sono venuti a contatto con la civiltà fenicia, per eterogenea che possa essere, mantengono ancora oggi tradizioni e conoscenze serigrafiche. Si pensi, per ipotesi azzardata, alla ceramica degli Etruschi, popolo di origine sconosciuta, che nelle zone d'insediamento ha contribuito a lasciare fino ai nostri giorni una tradizionale lavorazione della ceramica e della porcellana artistica. Anche l'etimologia del nome dimostra una derivazione mediterranea. Forse anche i Cinesi fecero qualcosa di simile, ma non sono mai stati ritrovati esempi di ripetitività estremi, come nel carattere fenicio, solamente decorazioni manuali molto artistiche. Ciò potrebbe essere la spiegazione del fatto che in Cina non vi sono tradizioni serigrafiche degne di rilievo, mentre nei paesi di origine indo europea, arabi e mediterranei si. Non esistono prove sicure che attestino con certezza la nascita della serigrafia in questa o quella parte del mondo; la presunta nascita in Cina, però, non spiegherebbe come la culla della stampa Serigrafica sia stato il medio oriente per molti secoli anche se circoscritta ad applicazioni su stoffa. La Cina da paese sterminato qual'è, esporta, tra le altre cose, drappi e porcellane che dimostrano una cultura manuale spinta all'eccesso senza alcuna specificità rispetto alla stampa in oggetto. Consideriamo che le tecniche che garantivano un certo arricchimento economico venivano gelosamente custodite e non pubblicizzate, un pò come accade oggi con la Serigrafia che in certi luoghi è custodita come arte e non come tecnica.

La stampa a Timbro che aveva il grosso problema del deposito scarso di pigmento, soprattutto nelle applicazioni su tessuti assorbenti e spessi, ebbe moltissimi ed interessanti perfezionamenti nei secoli successivi. La tecnica a Timbro venne affiancata dalla tecnica della mascheratura detta anche a POCHOIR, e insieme vennero sempre più utilizzate per dipingere drappi, mascherando il disegno da riprodurre, con i materiali più diversi. La tecnica della mascheratura aveva un grosso limite nella riproduzione di figure spezzettate e nei caratteri di scrittura, in quanto non legava insieme tutti gli elementi ma, necessariamente, li doveva separare. Un grandissimo miglioramento di tecnica avvenne ben 18 secoli dopo, attorno al 1.185/1.333 presso la città di Kamakura, allora capitale del Giappone, nell'isola di Honshu. In questa città nel periodo citato, si ebbe un grande impulso per tutte le arti, comprese quelle di stampa. Si decoravano le armature in pelle dei samurai e le finiture dei cavalli, tutti con la tecnica a stampino, ma con una innovazione geniale: poiché la riserva dell'immagine fatta solo ritagliando il materiale non teneva insieme tutto il disegno, l'immagine

veniva ritagliata ed incollata su una specie di telaio composto di fili fatti con capelli umani tesati su una cornicetta in legno. In questo modo l'immagine era tenuta insieme in tutte le sue parti e la sottile presenza dei capelli diventava invisibile quando un Tampone imbevuto di pigmento veniva compresso contro il supporto da decorare. Risale a questo periodo un bellissimo "stampino" giapponese fatto con capelli umani e riproducente motivi floreali, custodito al Museo Victoria and Albert di Londra, (FIG.1-3 e seguenti). Molti altri esempi di stampino Giapponese fatto con capelli oppure con sottili fili di seta testimoniano come la serigrafia cominci sempre più a prendere le caratteristiche proprie di questo tipo di stampa. In Europa, nel periodo medioevale, si assiste alla diffusione di questo metodo di stampa che ebbe grande sviluppo fino al XVI secolo. La diffusione avvenne principalmente in Inghilterra ed in Francia, dove attorno al 1750 Jean Papillon incominciò l'attività di produttore di carta da parati con il metodo detto POCHOIR. Dal XVIII secolo l'arte si diffuse in quasi tutto il mondo con particolare espansione in America, dove si decoravano mobili,

muri, tessuti e metalli con questa tecnica. Il tessuto per il "telaio da stampa" fatto prima con capelli, venne poi realizzato con fili di seta e con tessuto d'organza, tutti tessuti molto difficili da lavorare. Un grande passo in avanti avvenne nel 1907, quando tale Simon di Manchester brevettò il processo serigrafico attraverso il tessuto in seta, che garantiva una resistenza più elevata alla tiratura, una migliore stabilità dimensionale e l'utilizzo di rullini in gomma, successivamente racle in gomma, per trascinare l'inchiostro. L'invenzione venne catalogata con il nome di silk screen printing. Il nome della serigrafia attuale è perciò molto recente. Da questo momento con la serigrafia vennero stampati ogni sorta di supporti, dai tessuti ai poster, dalle cartoline alle etichette fino alle targhe. In pratica, però, l'utilizzo prettamente commerciale del processo di stampa, fece in modo che la Serigrafia non venisse registrata come una nuova espressione grafica, un vero processo di stampa, ma una considerazione di intrinseca inferiorità fece ritenere la serigrafia come una tecnica pregiudizialmente minore. Negli Stati Uniti, nel 1920 l'artista Anthony Velonis produsse le prime serigrafie d'arte, anche per gli indubbi vantaggi economici. Molti altri artisti si avvicinarono con vantaggio alla Serigrafia, ad es. Jackson Pollock, Marcel Duchamp, Andy Warhol, Victor Vasarely, Robert Indiana. La storia recente registra la produzione del Tessuto in Terital nel 1954, ed in seguito del Nylon, del Poliestere e dell'Inox. Alla metà degli anni '50 arrivarono le prime gelatine, o emulsioni fotosensibili, che permisero di riprodurre dettagli sempre più sottili e definiti.

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

La serigrafia rispetto ad altre tecnologie di stampa permette di controllare e scegliere lo spessore dell'inchiostro depositato. Questa caratteristica, unita alla possibilità di scegliere tra una gamma veramente molto grande di tipologie di inchiostri l'hanno resa la tecnologia di stampa più utilizzata nel settore della decorazione industriale. È importante al riguardo, fare notare che lo spessore dell'inchiostro è uno dei parametri fondamentali, unito naturalmente alla natura dei pigmenti e leganti selezionati per la sua composizione, che determinano la resistenza all'esterno e la resistenza alla luce e all'abrasione meccanica di una decorazione.


La serigrafia per la caratteristica citata sopra è ad oggi utilizzata per la stampa di insegne stradali, targhe, loghi e marchi di autoveicoli, vetrate e specchi, mobili, etichette di sicurezza, elettrodomestici, attrezzi sportivi, decorazione di biciclette e caschi, scarpe, borse, tende per esterno, pannelli decorativi in laminato plastico etc etc. Ad oggi la tecnica serigrafica è possibile su ogni supporto ed è richiesta per dare sicure e intense tonalità di colore o per la stampa di inchiostri con caratteristiche particolari. Solo in serigrafia si possono ottenere l'ampia gamma di effetti speciali determinata dalla disponibilità di gamme di inchiostri specifici che comprendono inchiostri lucidi, opachi, satinati, con effetti a rilievo, glitter, metallizzati,cangianti, iridescenti, luminescenti, termocromici, fotocromici, retroriflettenti, soft-touch e altri, che impreziosiscono notevolmente lo stampato. Un'altra caratteristica che deriva dall'utilizzo dell'elevato spessore di inchiostro della serigrafia è la possibilità di creare una stampa con una marcata e elevata resa colore oltre che durevole nel tempo. L'elevata resa colore viene utilizzata quando è realmente importante l'impatto visivo come ad esempio in lanci promozionali di prodotti destinati a tempi di permanenza all'esterno per tempi lunghi. Ad oggi comunque nel settore promozionale la serigrafia è progressivamente meno utilizzata in quanto un'altra tecnologia di stampa come la tecnologia inkjet, è in grado di soddisfare le esigenze di questo tipo di mercato che non richiede elevate caratteristiche finali delle stampe, con tempi di produzione realmente più ridotti per le piccole tirature.

DEFINIZIONE TECNICA DELLA SERIGRAFIA - Tratto da TRATTATO DI SERIGRAFIA di Franco Lo Giudice (documentazione e studio disponibili)

La serigrafia viene definita come una tecnica di stampa artistica per le sue implicazioni con le serigrafie d'arte; stampa per deposito come da un'autorevole dissertazione di Carlo Frassinelli che vedeva riconosciuta l'unicità della serigrafia rispetto agli altri sistemi di stampa, con una sentenza del tribunale di TORINO nel 1969. Serigrafia è anche stampa a spessore, in quanto i tessuti serigrafici possono depositare fino a centinaia di volte il deposito d'inchiostro degli altri sistemi. In realtà serigrafia è un pò di tutto questo, un insieme di caratteristiche peculiari che la rendono unica, semplice, economica.

 "LA SERIGRAFIA E' QUEL SISTEMA DI TECNICHE CHE PERMETTONO DI DEPOSITARE UN INCHIOSTRO O UNA PASTA CON ELEVATI SPESSORI, SU DI UNA MOLTITUDINE DI SUPPORTI DI DIFFERENTE NATURA ( CHIMICA ), FORMA( PIANA, SOLIDA O IRREGOLARE ) E MISURA TEORICAMENTE ILLIMITATE "

La serigrafia non è una tecnica ma l'insieme di più tecniche applicate: tecnica per tesare i telai da stampa, tecnica per scegliere i tessuti più adatti, emulsionare i telai, utilizzare molte possibilità di stampa, scegliere l'inchiostro, asciugarlo in modo particolare ed altro ancora. In effetti gli spessori serigrafici non sono paragonabili agli spessori degli altri sistemi di stampa. Una lastra offset deposita su una carta patinata tra 1 e 2 micron d'inchiostro. In serigrafia si va dai normali 10/12 micron ai 500 e più nelle diverse applicazioni. Per ciò che riguarda la moltitudine di supporti di diversa origine, potremmo elencare migliaia di nomi di materie plastiche, vetro, ferro, nomi di supporti di natura chimica sconosciuta che ogni giorno appaiono sul mercato e perle quali ogni giorno il serigrafo s'ingegna di trovare un inchiostro o una lavorazione adatti alla stampa. Anche la forma dei supporti da stampare non sembra fermare più di tanto la serigrafia. Tolti quei supporti sferici o incavati, stampabili a tampone, anche se col sistema Transfer potrebbero essere decorati, oggetti piani, cilindrici, conici, imbutibili, forme tronche; ogni tipo più strano di oggetto viene quotidianamente stampato e risolto dai Serigrafi. Basti pensare che oltre ai fogli piani si possono stampare penne, bicchieri, piatti, cruscotti, parati, orologi, frontali, parabrezza, lunotti, vassoi, ombrelli, e moltissimi altri oggetti. Infine per quanto riguarda le dimensioni, definirle illimitate parrebbe un'esagerazione, però il limite teorico di una stampa serigrafica e assai alto: basta ricorrere ad un grosso telaio e un tessuto da tesarci sopra. Ci sono serigrafi che stampano ogni giorno formati di mt. 9 x 4 ed altri che fanno formati ancora più estesi. Tutto ciò deve fare riflettere sulla versatilità della serigrafia e sulle difficoltà che possono sorgere da tali applicazioni. Da ciò si comprende meglio che il serigrafo è un mestiere troppo vasto per conoscerne tutte le implicazioni possibili. Per dare una minima suddivisione all'estensione delle applicazioni serigrafiche ho catalogato l'intero campo in sottocampi di applicazione.

La serigrafia nella stampa tessile[modifica | modifica wikitesto]

Un discorso a parte riguarda l'impiego della serigrafia nella stampa tessile. Ad oggi la serigrafia è la tecnica di stampa a livello globale più utilizzata nella stampa del tessuto sia in continuo (roll to roll) sia nella stampa di capi di abbigliamento. In pratica la serigrafia tessile, utilizzando pigmenti adeguatamente selezionati e utilizzando inchiostri in base acquosa è in grado di assicurare sui tessuti stampe estremamente brillanti e solide ai lavaggi domestici e con mano morbida per cui viene utilizzata in modo diffuso dalle aziende del settore moda e abbigliamento sportivo. Oltre all'impiego degli inchiostri in base acquosa, sono utilizzati nella stampa di capi di abbigliamento anche, inchiostri di tipo Plastisol. Questo tipo di inchiostro è di più facile utilizzo in produzione, ma da tempo viene sempre più limitato al settore della stampa della t-shirt promozionale in quanto offre una stampa non stirabile e con "mano" in genere più sostenuta.

La preparazione dei telai per serigrafia[modifica | modifica wikitesto]

Come ogni tecnologia di stampa il processo che porta alla stampa in serigrafia comprende vari passaggi che potremmo dividere in prestampa e stampa.La prestampa riguarda tutto il processo che parte dal bozzetto e a dalla richiesta del cliente fino alla realizzazione dei file grafici adeguati per la produzione delle pellicole o lucidi per serigrafia, alla preparazione dei telai e alla messa a registro degli stessi in macchina da stampa.

Spesso questa fase viene sottovalutata ma è fondamentale per una buona e stabile qualità del risultato finale. Una volta ricevuto dal cliente il bozzetto e un campione consistente del materiale da stampare per valutare l'inchiostro adatto si procede con la realizzazione delle pellicole.Oggi le pellicole o lucidi per serigrafia vengono realizzate tramite computer e appositi programmi di grafica spesso facendo riferimento anche a software specifici di separazione colori e in questa fase vengono anche valutati il numero di colori da stampare.

In serigrafia ad ogni colore corrisponderà un lucido quindi per realizzare la stampa finale si stamperanno in sequenza i vari colori asciugandoli dopo la stampa sulla superficie in oggetto. La fase della prestampa implica una valutazione insieme allo stampatore della persona che si occupa dell'elaborazione grafica al computer o grafico in modo da decidere a seconda del bozzetto presentato dal cliente le filature dei telai corrette per la grafica da realizzare e quindi ad esempio, se utilizzare per un colore da stampare un telaio con tessuto a 100.40 fili ( tessuto a 100x100 fili a cm con diametro filo 40 micron) oppure un telaio con tessuto a 77.51 (tessuto 77x77 fili a cm con diametro filo 51 micron). La stampa delle pellicole in poliestere dette anche lucidi, oggi avviene tramite fotoplotter o fotounità ma questo sistema sta via via diventando obsoleto e viene progressivamente sostituito dall'utilizzo di apposite stampanti inkjet dotate di software specifici per la serigrafia come Xeriorip, Filmgate etc etc. Nella stampa delle pellicole è richiesta una elevata definizione ed è richiesta soprattutto una elevata densità di nero in corrispondenza delle aree stampate. Ad oggi, in serigrafia, la stampa di retinature e quadricromie o policromie (stampa di più retini a colori pantone) è molto utilizzata nel settore della stampa di T-shirt e viene anche definita stampa ad alta definizione o serigrafia HD ed è stata ottimizzata con apposite retinature no-moire' in grado di dare ottimi risultati in produzione.

La fotoincisione dei telai per serigrafia[modifica | modifica wikitesto]

Una volta deciso il numero di colori, eventuali effetti richiesti, e dopo avere stampato le pellicole o lucidi, si procede alla preparazione dei telai per serigrafia.Tramite apposite attrezzature vengono tensionati i tessuti per serigrafia scelti, su cornici di metallo e in un secondo momento, incollati in modo solido sulle stesse. Ad oggi spesso questo processo viene realizzato da artigiani e terzisti che forniscono i telai già tesati alle aziende di serigrafia.

È molto importante la qualità del tessuto ( deve presentare una ottima stabilità dimensionale sottoposto a trazione) e soprattutto è molto importante che la tesatura sia eseguita secondo le specifiche dichiarate dai produttori di tessuto stessi. La preparazione dei telai per serigrafia da molti anni si basa sul processo di fotoincisione. In pratica tramite apposite vaschette viene applicata una fotoemulsione idrosolubile in base acquosa su entrambi i lati del tessuto per serigrafia tensionato sulla cornice e questa fotoemulsione viene fatta essiccare in aria calda a 35-40 °C al riparo dalla luce per circa 20 minuti.

Si pone il film per serigrafia o Lucido, a stretto contatto con la fotoemulsione sul lato destinato ad andare in contatto con la superficie da stampare e si espone alla luce ultravioletta. La parte dove il lucido è trasparente lasciando passare la luce consente l'indurimento della fotoemulsione sottostante mentre la parte dove il lucido presenta un nero ad elevata densità non consentendo il passaggio della luce impedisce l'indurimento della fotoemulsione sottostante che rimane idrosolubile.

Una volta eseguita l'esposizione alla luce, un lavaggio con acqua scioglie la fotoemulsione non indurita rivelando in modo chiaro e molto definito le aree aperte del tessuto serigrafico. Il telaio a questo punto viene asciugato sempre in aria calda a 35-40 °C ed è pronto per essere utilizzato in stampa. L'intero processo di produzione del telaio di stampa può essere svolto anche con sistemi di incisione diretta del telaio, definiti CTS (Computer To Screen) che hanno il vantaggio di essere un sistema digitale che non richiede l'utilizzo di pellicole indurendo direttamente la fotoemulsione tramite sistemi avanzati di proiezione di luce UV pilotati dal computer. È da notare che l'elevato costo dei sistemi CTS ne ha limitato fortemente ad oggi la diffusione in serigrafia.

Messa a registro dei telai e processo di stampa[modifica | modifica wikitesto]

La qualità del registro dei vari colori in stampa nella stampa finale è determinata dalla qualità della macchina da stampa (ridotti giochi nei movimenti meccanici e buon fissaggio del quadro in posizione) e dalla qualità dei tessuti per serigrafia utilizzati, oltre che dalla correttezza della loro tensionatura.

Si pone un lucido riportante dei crocini di registro sull'oggetto da stampare e tutti i telai fotoincisi e pronti per la stampa verranno in seguito posizionati di volta in volta a registro su tali crocini di riferimento.

Il processo di stampa in serigrafia[modifica | modifica wikitesto]

La stampa in serigrafia può essere effettuata a mano per applicazioni hobbistiche o di laboratorio test, con macchine semi-automatiche per tirature limitate o con macchine interamente automatiche per tirature elevate ( ad oggi esistono macchine serigrafiche automatiche in grado di operare con velocità di 5000 copie ora ) Una volta posizionato il telaio sulla macchina da stampa si seleziona il profilo di elastomero poliuretanico con la durezza adatta alla stampa in oggetto e si seleziona anche il raschietto o coating blade nel caso di macchine semiatormatice o automatiche. Il processo di stampa avviene in 4 fasi.

  1. Abbassamento del quadro a 1–2 mm dalla superficie dell'oggetto
  2. Passaggio della barra con profilo di elastomero detto spremitore o racla da stampa che passando con una moderata pressione sul quadro serigrafico trasferisce l'inchiostro dalla parte superiore alla superficie sottostante attraverso il tessuto libero dalla fotoemulsione.
  3. Alzamento del quadro alla posizione originale di partenza
  4. Inchiostrazione tramite leggera pressione del quadro con il passaggio o dello stesso spremitore ( stampa manuale) o di una apposita lama in alluminio o acciaio detta raschietto o coating-blade. Questa fase è importante in quanto l'inchiostratura mantiene costante il passaggio dell'inchiostro stampa dopo stampa e ne impedisce l'essiccazione nel tessuto serigrafico.

Gli inchiostri serigrafici[modifica | modifica wikitesto]

Caratteristica fondamentale degli inchiostri serigrafici è la loro tissotropia (o tixotropia), la capacità cioè che ha un liquido di variare la sua viscosità sotto l'azione di forze meccaniche (o al variare della temperatura) e di tornare allo stato precedente al cessare dell'azione meccanica (e alla temperatura precedente). Questa proprietà permette all'inchiostro di attraversare le maglie del tessuto del telaio solamente sotto la pressione esercitata dalla racla da stampa e di rinvenire quasi immediatamente alla viscosità precedente senza allargarsi troppo sull'oggetto da serigrafare e senza colare dal telaio. Si ottengono così la precisione nei dettagli, l'elevata coprenza e l'uniformità di stampa.

I componenti base di un inchiostro serigrafico sono il legante, la carica, il pigmento, il solvente e gli additivi:

  • il legante è la resina ("colla") specifica per ogni tipo di supporto da serigrafare;
  • la carica conferisce all'inchiostro la consistenza e la coprenza;
  • il pigmento determina il colore finale;
  • il solvente influisce sulla consistenza, sulla plasticità, sulla velocità di essiccazione, sul grado di aderenza dell'inchiostro sul supporto;
  • gli additivi sono di diversi tipi: gli uni permettono all'inchiostro di allargarsi quel tanto che basta per coprire le porzioni schermate dai fili del telaio (bagnanti), altri accelerano la creazione di polimerizzazioni o reticolazioni, quei fenomeni cioè che permettono all'inchiostro di fissarsi al supporto serigrafato (catalizzatore).[3]

Stampa su porcellana, ceramica, vetro[modifica | modifica wikitesto]

In serigrafia si può stampare anche su porcellana, ceramica, vetro e terracotta. Si usano i colori in polvere che vengono anche usati dai decoratori a mano; essi vengono impastati con un apposito olio detto medium che dà all'impasto la giusta consistenza (tipo la crema). Ovviamente per ogni tipo di materiale ci vogliono colori appositi: per il vetro colori che fondono a 520º/550º centigradi. Per la terracotta circa 600º; per la ceramica 700º/750º, per la porcellana 800º/840º. Infine se è richiesta una decorazione sottosmalto occorrono colori che arrivino a 1100º. Si può effettuare la stampa diretta sul pezzo se esso è piano, se invece è curvo o cilindrico si fa prima la decalcomania su carta (un tipo di carta speciale con la superficie collata). Il foglio viene marginato a registro così si possono stampare tutti i colori richiesti, dopo si stampa sul disegno un colloide che ha lo scopo di tenere assieme tutto il disegno, se no si scioglierebbe. Quando è asciutto si mette il disegno in acqua finché non si può farlo scivolare sul pezzo da decorare; lo si spatola con cura (perché se restasse una bollicina d'acqua tra l'oggetto e la decalco in cottura scoppierebbe e lascerebbe un foro), lo si lascia asciugare e poi lo si mette in forno alla temperatura richiesta. Si possono stampare tutti i colori desiderati, compresi oro e argento (l'oro è veramente oro e l'argento è sostituito dal platino perché l'argento metallico brucia in cottura; il risultato è molto bello però alza notevolmente il costo del lavoro). Tenendo solo presente che alcuni colori non sono miscelabili tra loro perché in cottura bruciano o si alterano (il rosso al selenio non è miscelabile e va sempre stampato puro; ad esempio se si vuole un rosa bisogna usare il porpora schiarito col bianco). Un grosso limite di questa tecnica è la difficoltà di stampa delle figure retinate, infatti non si può usare un retino fine perché il colore, dato che è una polvere impastata con olio, non passerebbe attraverso i fori del retino e poi le polveri con cui sono fatti i colori sono coprenti e quindi non si ottiene l'effetto cromatico dato dalla sovrapposizione dei colori trasparenti.

Stampa su vetro e specchio[modifica | modifica wikitesto]

Il procedimento di fabbricazione del telaio è uguale a quello descritto sopra; per la stampa si devono usare colori catalitici (ovvero che induriscono per reazione chimica di un catalizzatore col colore e non solo per evaporazione del diluente). Le fabbriche forniscono praticamente tutte le tonalità di colore che possono servire e quelle che non si trovano si ottengono facilmente miscelando i vari colori. Per quanto riguarda la stampa di specchi si può stampare direttamente lo specchio, però ha il difetto di dare un'immagine sdoppiata (la stampa avviene sulla superficie dello specchio e l'immagine si forma sull'argentatura dando così un'immagine sdoppiata) oppure si stampa il disegno a rovescio sul vetro e poi lo si specchia dalla stessa parte, così non ci sono sdoppiamenti dell'immagine e il risultato è perfetto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La stampa Serigrafica, simplerevolution.it. (archiviato dall'url originale il 26 febbraio 2010).
  2. ^ Stampante 3D al cioccolato per industria dolciaria
  3. ^ Franco Lo Giudice, Trattato di Serigrafia, Editrice Tirrenia Stampatori s.a.s 1998

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • А. Парыгин: Искусство шелкографии. ХХ век. — СПб, 2010. — 304 с. (rus).
  • J. I. Bigeleisen: Screen Printing: A Contemporary Guide. – New-York, 1972. (ingl).
  • M. Caza: La Sérigraphie – Genève: Bonvent, 1973. (franc).
  • M. Guberti-Helfrich: Serigrafia per Artisti. – Milan, 1957.
  • E. Gianni: Stampa, Legatoria Cartotecnica. volume 1°- Hoepli Milano 1970.

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