Soncino (famiglia)

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« Vedete se nel mondo vi sia altro esemplare così accurato e con tanta intelligenza elaborato. A coloro che vi chiederanno di chi è quest'opera, rispondete loro: è dei Figli del Soncino »

(Pentateuco, col commentario Jarchì - V. Meghillòth, Napoli, 1491)
Il marchio dei Soncino, presumibilmente la torre di Casalmaggiore
La prima pagina della Bibbia Soncino.
La casa degli stampatori a Soncino (CR).

La famiglia Soncino (in ebraico: משפחת שונצינו) fu una famiglia di stampatori, tipografi ed editori italiani, ebrei aschenaziti che operò in Italia, in Grecia e in Turchia fra il 1483 e il 1527 prediligendo testi di carattere religioso. Il capostipite della famiglia (inteso come il primo a prendere il cognome Soncino) fu Israel Nathan ben Samuel ben Moses Soncino, detto anche Donato da Soncino, che fu anche l'ispiratore della futura bottega della stampa che pubblicò fra le più mirabili opere stampate dell'epoca. Gaetano Zaccaria Antoniucci nel 1870 indica Donato da Soncino come "Celebre Medico", indicando l'orientalista Giovanni Bernardo De Rossi come fonte di tale notizia, e indicando Israel Nathan ben Samuel ben Moses Soncino come autore di un indice del Canone di Avicenna.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Appartenenti a quello che è definito il filone dei Baalei tosafos, i cosiddetti Tosafisti, discendenti del celebre commentatore medievale della Bibbia Rashi acronimo di Rabbi Shlomo Yitzhaqi (רבי שלמה יצחקי) conosciuto con il nome latinizzato di Salomone Isaccide o Salomone Jarco dal quale non è dato sapersi con quale grado di parentela, ma discendenti diretti di Rabbi Moshé Shapiro, che visse nella prima metà del sesto secolo.[1]

Il periodo italiano[modifica | modifica wikitesto]

Provenienti dalla città tedesca di Spira in Alsazia, la famiglia è presente in Italia e per la precisione a Treviso, dove Moses ben joseph, il primo membro della famiglia ad essere documentato in Italia, ottiene una concessione di prestito a pegno e viene definito, a livello documentale, prestatore de Alemania. Presenti a Treviso più di un membro della famiglia, alla fine del XIV° Secolo, vengono riconosciuti con il cognome "Da Spira". Il cognome Soncino viene dato loro dalla città in cui si stabiliscono e dove iniziano l'opera di stampa libraria, il borgo italiano di Soncino, oggi nella provincia di Cremona, allora sotto il Ducato di Milano. Accusati di atti sacrilegi (non è dato sapersi se veri o presunti) nel 1400 la famiglia deve allontanarsi dalla città di Treviso per raggiungere Cremona, dove Moses da Spira aveva precedentemente (e saggiamente) acquistato un terreno e ivi costituito una società di prestiti con Bonaventura da Zanatano[2] e con Manuele fu Matassia. Moses e la famiglia rimangono cinque anni a Cremona poi si spostano a Mantova, nel 1405.[3] Il figlio di Moses, Shemuel detto Simone da Spira, anche lui prestatore di pegni che ha vissuto a Marostica, a Bassano del Grappa e infine ad Orzinuovi si trasferisce a Soncino il 9 Maggio 1454 su licenza scritta e benestare di Francesco Sforza.[3] Proprio a Bassano del Grappa Simone da Spira gestisce un banco dei pegni per sei anni, su concessione del comune stesso, dal 1435 al 1442.[3]

Durante un viaggio a Pfirt, in Alsazia, Simone da Spira combatte contro le schiere dell'inquisitore Giovanni da Capestrano, il quale è alla ricerca di scismatici, eretici ed ebrei. Questo episodio verrà in seguito ricordato da Gershom Soncino sul frontespizio del Sefer Ha mispar di Eliahau Mizrachi e del Sefer Miklol di David Kimchi.[3]

Figlio, probabilmente adottivo come indicato dallo storico De Rossi, di Simone da Spira è Israel Nathan ben Samuel ben Moses Soncino, il primo della famiglia "Da Spira" a variare il nome in "Soncino".[3]

L'inizio dell'attività di stampa[modifica | modifica wikitesto]

A dare origine all'arte della stampa nella famiglia Soncino è Israel Nathan ben Samuel ben Moses Soncino, medico e prestatore a pegno. Spinge il figlio Joshua Solomon ben Israel Nathan Soncino ad iniziare la pratica della stampa spinto da motivazioni sia di carattere religioso legate alla diffusione dei testi sacri che economiche, come ben descritto nel colophon del primo libro edito dal figlio, il Masseket Berakot del 1483: "Tu costruirai l'edificio del mondo, innalzerai le corna della sapienza e produrrai libri mediante la stampa; in questo vi sono due utilità somme: l'una è che prestissimo se ne produrranno molti, fintanto che la terra sarà colma di sapere; l'altra che il loro prezzo non arriverà a quello dei libri scritti con la penna o con lo stilo e chi non avrà sostanze sufficienti per acquisti costosi li comprerà a vil prezzo e al posto dell'oro darà l'argento"[4]

Sull'inizio delle attività di stampa ebraica in Europa vi sono state molte discussioni in passato ed è ancora oggi assai difficile stabilire con certezza di chi e quale fu il primo laboratorio di stampa dedicato all'editoria ebraica ad essere attivo nel mondo, anche perché molti dei libri stampati in ebraico, insieme a molti preziosissimi manoscritti, andarono perduti nelle varie vicende di persecuzione degli ebrei occorse nel tempo. Vi sono studi recenti che indicano la Famiglia Soncino come "unici stampatori in ebraico nel mondo" per almeno una decade, quella che va dal 1494 al 1504.[5] In contrasto con questa tesi c'è quella del Riccardo Calimani che invece sostiene che "Dal 1497 al 1503 nessun libro ebraico fu stampato in Italia". L'attività di stampa in ebraico ha dei precedenti a Reggio Calabria (1475) e a Piove di Sacco nel Padovano, per poi comparire a Mantova e a Ferrara. Il celebre ebraista Giulio Bartolocci indicava il laboratorio dei Soncino come il primo a stampare in ebraico: "Ex hoc oppido primo prudierunt in italia impressores librorum haebraicorum ex Judaicis"[6], così come Cristoforo Volfio che scrive: "...interim haclenus mihi contra omnem dubitationem videtur pisitum prima integrorum librorum haebraice exciussorum initia in Italia apud Judaeus Soncinates quaerenda esse."[7] Non si hanno notizie relativamente a dove i Soncino avessero appreso l'arte della stampa, o se usufruissero del servizio di esperti provenienti da altri luoghi. Abramo Conath, un medico che aveva fondato una stamperia a Mantova, descrisse bene il processo faticoso di apprendimento dell'arte della stampa e le difficoltà che aveva incontrato.[8]

I torchi da stampa[modifica | modifica wikitesto]

Non c'è alcuna indicazione certa sulla tipologia di torchio che i Soncino utilizzarono nel loro laboratorio, ne tantomeno si ha certezza sul numero di torchi installati. Attualmente, presso il Museo della Stampa di Soncino, allestito presso quello che fu il laboratorio dei Soncino, è installata la riproduzione di un torchio mediceo perfettamente funzionante il quale è sicuramente quello che si avvicina di più al torchio o ai torchi utilizzati dai Soncino al tempo, pur non essendoci alcuna certezza in merito. Per certo i Soncino utilizzarono dei torchi da stampa di fattura eccelsa, e ciò lo si deduce dall'uniformità e dalla bellezza delle stampe che si sono salvate dalle ingiurie degli uomini e del tempo. L'arte della stampa era relativamente moderna, in quel tempo, e sicuramente il "macchinario" in questione fu preparato ad-hoc e ivi installato. Logico è pensare che i Soncino avessero già avuto modo di vedere un torchio da stampa in azione prima ancora di iniziare l'avventura che li porterà ad essere gli unici stampatori ebrei in attività in Italia dall'ultimo decennio del Quattrocento al quarto del Cinquecento, peraltro con un livello qualitativo altissimo.

Membri della famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Shemuel (Simone) da Spira[modifica | modifica wikitesto]

Detto Simone Ibreo, Simone da Spira, Samuele Ibreo, Samuele da Spira. Il 9 Maggio 1454 il Duca di Milano Francesco Sforza autorizza tale Symon ibreo del fu Moisé da Spira a stabilirsi in Soncino insieme ad un compagno di viaggio (di cui non c'è documentazione, ma ci sono dati certi relativi alla presenza di un fratello, padre di Israel Nathan, di nome Samuele, il quale potrebbe essere il compagno di viaggio di Simone da Spira), al fine di esercitare l'arte feneratoria (il prestito senza garanzie oggettive) ed il prestito a pegno. Il documento, facente parte delle Corrispondenze Ducali, è conservato nell'archivio di San Fedele a Milano. Simone da Spira proveniva da Orzinuovi, e prima ancora aveva avuto dei banchi di pegno nel Veneto e a Brescia.[9] Negli archivi Milanesi e Veneziani c'è molta documentazione sugli spostamenti di Simone da Spira da e per Brescia, Cremona e Soncino, in quanto esso, come tutti gli ebrei, doveva rendere conto alle autorità del luogo in cui operava e chiedere permessi per poter spostare o iniziare le nuove attività.

Israel Nathan ben Samuel ben Moses Soncino (14?? 1489)[modifica | modifica wikitesto]

Lo si deduce dal nome, Israel Nathan era nipote e figlio adottivo di Samuele e conseguentemente nipote di Mosé da Spira[10]. Detto anche Mosé Soncino, Israele Mosé Soncinate o Donato Soncino. Ebbe tre figli maschi[11]. Stimato medico e abile feneratore, Israel Nathan scrisse l'epilogo del "Mahzor" di Casalmaggiore nel 1486. Fu dal suo suggerimento che il figlio Jushua Salomone Soncino intraprese l'attività di stampa. Morì a Brescia nel 1492 o forse nel 1493, sicuramente nel periodo che va fra Settembre 1492 e Gennaio 1493. La data esatta della morte di Mosé Soncino è incerta, ma sicuramente cade nel lasso di tempo indicato sopra, in quanto il figlio Gersom Soncino scrive nell'epigrafe del volume Mechaberròth seu poeticarum compositionum del Rav. Immanuel, finita di stampare fra la fine dell'anno ebraico, che cadeva in Settembre, e l'inizio dell'anno cristiano, che cadeva nel Gennaio del 1493: Per manum minimi tipogr. Gersom tipogr. filii sapientis R. Mosis memoria justi sit in benedictione, ex semine Israel viri soncinatis In memoria di Mosé. Alcune fonti parlano di Israel Nathan Soncino come di un rabbino, altri lo indicano come medico, altri come prestatore di pegni. Queste ultime due sono le più accreditata, e si da per certo che l'attività di stampa fu avviata grazie all'avvento di un monte di pietà francescano istituito nel 1472 poco distante dalla casa degli stampatori a Soncino, il che sembrerebbe aver demolito le basi che sorreggevano l'attività di prestito a pegno del Nathan. Una ulteriore prova dell'attività di stampa e di prestito a pegno di Israel Nathan Soncino viene da un atto giudiziario del 1488 dove il Nathan viene incarcerato, su ordine di Ludovico il Moro e interrogato da Bernardino D'arezzo con la trascrizione dell'interrogatorio da parte del notaio Materno Figino, insieme ad una serie di altri personaggi, sempre di religione ebraica, con l'accusa di scrivere "maledizioni contro il Papa nei testi ebraici". L'intervento di Papa Innocenzo VIII scongiurò l'incarcerazione degli accusati, i quali però furono costretti a pagare una penale di 19.000 ducati da pagarsi in tre rate, pena la galera.[3] In questi atti è riportata l'attività sia di stampa sia di prestito a pegno di Israel Nathan Soncino.

Paolo Ceruti, nella "Biografia Soncinate" del 1840, indica Israel Nathan Soncino come un medico, padre di due figli (e non tre come si evince da altri testi).

Mosé Iuniore (14?? - 1490)[modifica | modifica wikitesto]

Citato da diverse fonti e probabilmente Figlio di Israel Nathan ben Samuel ben Moses Soncino, indicato come collaboratore con i fratelli nella stamperia di Soncino esso non figura in alcuna opera, ma è pressoché certa la sua presenza nel contesto dell'officina di stampa. Muore nell'anno 1490. In alcune stampe di Salonicco viene riportato il nome di Mosé Soncino, ma probabilmente si tratta di un discendente che porta lo stesso nome di quest'ultimo ma del quale non si ha memoria.[12]

Joshua Solomon Soncino (14?? - 1569)[modifica | modifica wikitesto]

Detto anche Salomone Soncino, Giosuè Soncino o Giosué salomone Soncino. Di lui si hanno poche notizie, quantomeno dal punto di vista biografico. Fu un prolifico stampatore, a lui sono attribuite alcune delle opere più straordinarie della produzione dei Soncino. Fu Giosué Salomone Soncino che pubblicò il primo libro della stamperia Soncino, il "Talmud Babilonese Berakot", detto anche "Talmud Soncino", un'opera conosciuta e studiata ancora oggi in tutto il mondo. Nel 1488 convoca a Soncino Abramo Chaiìm, figlio del Rabbino Rav. Chaiìm, uno stampatore pesarese di grande esperienza nei testi sacri(aveva stampato diverse opere a Ferrara e un celebre Pentateuco a Bologna), e con questi nel contesto dell'officina di stampa fu prodotta la famosa "Bibbia intera" del 1488.[13] In seguito Giosué Soncino scompare dal testo dei libri prodotti nella stamperia di Soncino lasciando posto ad un generico "Soncinati", per poi ricomparire a Napoli, nel 1492 dove si unisce ad un altro gruppo di stampatori ebrei, dove nei testi prodotti da questa nuova società comprare come Giosué Salomone Soncinate, lasciando così l'officina di Soncino in mano al fratello Gerson.

Girolamo Soncino[modifica | modifica wikitesto]

Gersom da Soncino, Gershom ben Moisé, Hieronimo Soncino, Jeronimo Soncino, Girolima Soncino oppure Girolamo Soncino, Girolamo Soncino fu il più celebre fra gli stampatori soncinati. Figlio del rabbino Mosè ben Samuel ben Moses, e figlio adottivo di Donato Soncino, il rabbino Girolamo Soncino conosceva oltre alla lingua ebraica quella latina e la greca. Furono suoi maestri i rabbini francesi R. Belvenia, R. Terabóth, R. Merabel, e R. Mosè Bazla. Fu nipote di terzo grado dello stampatore Giosué Salomone detto anche Giosua Salomone. Nella sua vita viaggiò molto, e vi sono documenti che ne riportano la presenza in Savoia, a Ginevra, in Francia alla ricerca di manoscritti[14] Si specializzò nella pubblicazione di testi talmudici, ma non disdegnò altri generi. Il suo primo lavoro fu il "Praeceptorum Kotzensis" del 1488. Nel 1490, per ragioni sconosciute, si trasferisce a Brescia[15]. A Brescia pubblica il "Mecahabberóth seu poeticarum compositionum" del Rabbino lmmanuel, nel 1491. A questo segue un testo della Torah (detto Pentateuco): Meghilloth, seu sacris voluminibus and Aphtaróth, seu Prophetarum lectionibus. La sua produzione fu notevole e di altissimo livello qualitativo. Molti gli spostamenti: Fano, Pesaro, Ortona, Rimini, Salonicco e alla fine anche Constantinopoli[16]. Morì a Costantinopoli probabilmente nel 1534[17]. Nella sua carriera tipografica Girolamo Soncino utilizzò caratteri mobili Latini, Greci ed Ebraici incisi da Francesco Griffo che venne accreditato come il creatore dei caratteri corsivi attribuiti ad Aldo Manuzio. A tutt'oggi la diatriba sul nome e sull'identità di Gershom ben Moses Soncino è aperta. Lo storico ottocentesco Gaetano Zaccaria Antonucci e il Cav. Zefirino Re sostenevano che Gershon e Girolamo fossero due persone distinte, mentre il Cav. Luigi Tonini nel Estratto degli atti della deputazione di storia patria per le provincie della Romagna - anno IV° Pagina 121-168, Bologna, 1866 sosteneva che si trattasse di una sola persona, definendolo "Gersone" o "Girolamo" a seconda della località in cui stampava. Il Tonini parla di Girolamo-Gersone come "Figlio di Leonardo Soncino", aprendo così una ulteriore porta sulla confusa genealogia della famiglia. Sia Antonucci che Z. Re definiscono l'ipotesi del Tonini "Troppo autorevole per non essere tenuta in considerazione". In seguito lo stesso Antonucci trova un documento che riguarda un certo Magister Hieronimus q. Leonardi impressor et habitator Arim. constituit procuratorem etc. nella Collezione Zanotti, P.6 P. 248 citato in un rogito dell'8 aprile 1524. Antonucci e anche Z. Re fanno notare in seguito che sia Girolamo che "Gersone" Soncino si fossero recati a Rimini, Pesaro e Fano, e molte edizioni fossero firmate da uno o dall'altro, ma, a dispetto di questa ipotesi, mai contemporaneamente. L'unico documento non-librario che documenta uno dei due è una richiesta di "licenza di stampa" fatta al Consiglio di Rimini e rilasciata con il titolo di Librorum Impressorum Egregius nel 1518. La tesi che si tratti di due distinte persone viene sostenuta in seguito anche dagli storici Bianchi, Sacchi e Rebolotti. Gli ebraisti ottocenteschi Füvst e Zunz dichiararono che Gerson e Girolamo erano un'unica persona. I documenti storici indicano che Israel Nathan Soncino avesse tre figli, per cui l'ipotesi che Gershon-Girolamo sia una persona sola è piuttosto fondata, ma ancor oggi non provata.[18]

Nel "Pentateuco, cantici (e altri libri) stampato a Napoli nel 1491, l'epigrafe reca la seguente dicitura: "Vedete se nel mondo vi sia altro esemplare così accurato e con tanta intelligenza elaborato. A chi interroga chi abbia stampato quest'opera, rispondete: I figli di Soncino la eseguirono, nella città di Napoli l'anno CCLI". E con questo si apre la discussione relativa a chi fossero questi "Figli di Soncino" che si recarono a Napoli per stampare l'opera in questione. Molte sono le ipotesi, e Gaetano Zaccaria Antoniucci ne deduce che lo stampatore in questo caso sia Giosué e non Girolamo (Antoniucci è convinto che si tratti di due persone distinte). Un'altra evidenza è il plurale della frase "i figli di Soncino". Tale era l'accuratezza che è piuttosto lungi dall'essere considerato un errore, tanto che l'epigrafe in sé avrebbe riportato, nel caso del solo Giosué come tipografo, "il figlio di Soncino" e di seguito il nome. È altresì possibile che insieme al Giosué vi fosse un fratello (Mosé Iuniore?) a coadiuvarne il lavoro. Antoniucci ritiene impossibile che il Gersone (Girolamo) possa essere a Napoli in quel periodo, di conseguenza uno dei "Figli di Soncino" deve essere Giosué. Ma rimane comunque il dubbio di quale sia il nome del secondo. In Soncino e in Brescia vi sono, nello stesso periodo, opere a firma di Gersone-Girolamo. Un altro motivo di discussione è relativo all'epigrafe, a firma del padre di Giosué, Mosé Iuniore e Girolamo, Israel Nathan Soncino, il quale dice testualmente: "Tu costruirai l'edificio del mondo..." e in tale frase è indubbio che si rivolga ad uno solo dei tre figli.[19]

Eleazar ben Gershon Soncino[modifica | modifica wikitesto]

Detto anche Elizer, figlio di Gerson Soncino. Tipografo a Costantinopoli dal 1534 al 1547. Il suo "Miklol" (concluso nel 1534), fu iniziata dal padre Gersom. Pubblicò il "Meleket ha-Mispar," nel 1547 e il "responso di Isaac ben Sheshet" nel 1547.

Altri membri della famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Si hanno notizie di alcuni tipografi stampatori che portano il cognome Soncino in anni successivi alla morte dell'ultimo discendente conosciuto, Eleazar Soncino. A Pavia nel 1565 viene edito il libro Institutiones Juris Canonicis che porta in calce i nomi degli stampatori: Girolamo, Bartolomeo e Costanzo Soncini.

I trasferimenti della stamperia negli anni[modifica | modifica wikitesto]

Molti furono gli spostamenti dell'attività dei Soncino, legati alle persecuzioni subite nel corso del tempo, sia di carattere politico che religioso. Non è certo se con la dipartita dei Soncino venissero a mancare anche le officine di stampa ad essi collegate, ed è ancora oggetto di studio. A onor del vero, essendo documentata una certa permanenza nel tempo delle varie officine di stampa sia a Soncino che a Fano, Rimini, Pesaro, Casalmaggiore, Brescia e in seguito Salonicco e Costantinopoli, ed essendo le edizioni stesse (marchiate) l'unica documentazione disponibile a provare la permanenza in un luogo (tolta la "Licenza di Rimini" del 1518), si presuppone che i Soncino avessero una sorta di attività multipla in molteplici località della penisola, aprendo poi le officine di salonicco e di Costantinopoli.[12] L'attività inizia a Soncino fra il 1483 e il 1486 per poi passare a Casalmaggiore sempre in provincia di Cremona nel 1486; fra il 1488 e il 1490 ritorna a Soncino; poi Napoli fra il 1490 e il 1492; poi a Brescia fra il 1491 e il 1494; poi a Barco in provincia di Brescia fra il 1494 e il 1497. Ghershom (Girolamo) Soncino si ferma a Venezia per un certo periodo di tempo, fra il 1498 e il 1503, dove entra in contatto con Aldo Manuzio per il quale scrive la Introductio perbrevis ad hebraicam linguam[20].

In seguito i rapporti fra il Soncino e Manuzio si deteriorano[20] e Ghershom Soncino convince Francesco Grifo[21] a seguirlo a Fano fra il 1503 e il 1506; poi a Pesaro fra il 1507 e il 1520 (con spostamenti ancora Fano nel 1516 ed a Ortona nel 1519); Soncino è a Rimini dal 1521 al 1526. Alcuni membri della famiglia si trasferirono successivamente a Costantinopoli fra il 1530 e il 1533 e altri invece a Salonicco fra il 1532 e il 1533. Il marchio dei Soncino era una torre, presumibilmente la torre di Casalmaggiore. In seguito al processo di Milano contro Israel Nathan Soncino e altri imputati ebrei, accusati di stampare testi "sacrilegi contro la religione cristiana", tenutosi fra Marzo e Maggio del 1488, la famiglia Soncino decide di lasciare il borgo di Soncino per portarsi a Brescia.[3] Non vi sono certezze sulla permanenza o meno della stamperia nel paese di origine, Soncino anche se vi sono documenti che indicano con poco margine di errore una certa discendenza di stampatori che si dichiarano "discendenti di Mosé di Spira a Soncino"[12].

Il museo della stampa a Soncino - Casa degli stampatori[modifica | modifica wikitesto]

Quella che fu la casa della famiglia degli stampatori a Soncino, (CR) è stata trasformata in un museo e recentemente restaurata (2009). Nel museo, oggi, viene stampata per i visitatori la prima pagina della "Bibbia Soncino" a mezzo di un torchio da stampa mediceo ricostruito sulla base delle caratteristiche dei torchi antichi, presumibilmente di una tipologia simile a quella utilizzata dagli stampatori Soncino.

La discussione sulle date e sul luogo di inizio dell'attività[modifica | modifica wikitesto]

Antoniucci stesso ipotizza, per voce del De Rossi, che l'attività di stampa dei Soncino, o meglio di Mosé di Spira, fosse partita a Pesaro prima che a Soncino, e che l'attività nel borgo di Soncino fosse stata avviata già nel 1477 e non nel 1483. Francesco Predari nel "Dizionario di Geografia universale moderna" del 1864 addirittura pone la data di fondazione della stamperia Soncino al 1473, ma senza fornire la fonte di tale informazione.[12]

Le edizioni dei Soncino[modifica | modifica wikitesto]

XV° Secolo[modifica | modifica wikitesto]

ATTENZIONE: Le date qui riportate, quelle antecedenti il 1752 potrebbero non essere esatte, in quanto Papa Gregorio XIII°, il quale introdusse il calendario gregoriano aggiunse al calendario delle date che gli ebrei non tennero in considerazione nel loro calendario. Peraltro, nella conversione delle date dai testi antichi, come evidenziato dallo storico Paolo Ceruti con il suo "Biografia Soncinate", vi è anche una certa difficoltà nell'interpretazione degli anni riportati sulle opere che, per coloro che conoscono la lingua ebraica scritta del tempo, è di altresì facile confusione. In questa pagina abbiamo cercato di convertire le date con la massima precisione possibile, attenendoci a quelle che sono state le indicazioni passateci dagli storici nel corso del tempo e avvalendoci dei moderni convertitori da calendario ebraico a calendario gregoriano.

  • trattato Talmudico "Berachòt", ossia "Delle benedizioni", commentato dal Rabbino Salamone Jarchì-Rascì Tosaphòt e dal Rabbino Mosé Maimonide, Soncino, 1484.

Testo di straordinaria bellezza, con frontespizio ornato e caratteri ebraici quadrati di forma ispanica[22]. Come indicato dal Giosué Soncino stesso nel volume: "Ho posto fine adunque alla stampa in questa città di Soncino nel giorno 20 del mese di tebeth, l'anno di Gemara CCXLVI. Giosué figlio del sapiente R. Israele Nathan, (che D-o custodisca), soncinate". Correttore della stampa fu Gabriele figlio del Rabbino Aronne di Fel. Mem. di Strasburgo, il quale riporta in calce: "Ultimato nel giorno IV del mese di Adar dell'anno '244 di minore computazione" (il 5244 del calendario ebraico) il quale corrisponde al giorno Sabato 9 Febbraio dell'anno 1484. I Soncino furono i primi a stampare questo trattato, fino a quel tempo inedito, e questo fu il primo libro in ebraico ad essere stampato a Soncino.

  • Rav. Jedaja "Appenninì", "MICHVAR" ovvero Rav. Salamone Gavirol Appenninìm-Michvar, ossia "la scelta delle margherite", con un commentario scritto da un anonimo." Soncino, in 4. Minore, anno CCLIV, di Cristo MCCCCLXXXIV, per Giosué Nathan, Soncinate". Edito in Soncino nell'anno 1484, 60 fogli.

Studiosi come il Cheviller, Bartolaccio e Maittaire lo indicano come il primo libro stampato in ebraico, anche se ormai è confermato che il primo fu il Talmud Berachòt", come indicato da De Rossi e da Antonucci. Una copia è custodita alla biblioteca Palatina di Parma.

  • Rav. Jedaja "Appenninì", "Bechinàd Olàm" (esamina del mondo), commentata da anonimo. Soncino, 1484.

Fu tradotto in varie lingue sia da Filippo Aquinate che da Utchmann. Il volume descrive le vanità del mondo e la via per condurre una vita beata e nell'onestà. Reca in calce: "Stampato in Soncino nel giorno XXIV di Chislev (Domenica 21 Dicembre 1484).

  • Rav. Jacob Ben Ascér, "Orach Chaiìm", ovvero "La via della vita". Soncino, 1485.

Un altro degli inediti stampati dai Soncino. Il libro contiene un elenco di precetti e di regole di vita. Una copia fu comprata dallo storico Parmense De Rossi che ne fece dono alla Biblioteca Comunale di Parma. Questo libro si distingue dagli altri non solo per l'inedito ma per la bellezza dei suoi caratteri ebraici, a dimostrazione che l'abilità dei Soncino nella stampa andava via via perfezionandosi nel tempo. Undici fogli sono dedicati alla prefazione, per un totale di 168 fogli. In calce si leggono le note del correttore, il quale vanta le lodi dell'artefice della stampa in questo modo: "Scritto ed impresso per mano del sapiente fra gli artefici il di cui lavoro è noto dal sigillo e fu compiuto l'anno CCXLV Aggiuntivi altri cinque mila". Interessante è l'impressione di uno stemma con il leone rampante comprovante la stampa soncinate, essendo tale sigillo presente anche in altre edizioni dei Soncino, fra queste il Pentateuco del 1490 e lo Joré Dehà del 1487. Il libro è conservato presso la Biblioteca di Parma.

  • I primi profeti, Giosué, i giudici, I libri di Samuele e dei Re, con il commentario Kimchì", Soncino, 1485.

Anche per questo libro si parla di una prima edizione in ebraico. Notevoli gli ornamenti di questo libro, i caratteri mostrano la ormai caratteristica maestria dei Soncino per la stampa. Ancora non sono presenti i punti sui caratteri, che arriveranno in seguito. 166 pagine. In calce, il tipografo riporta: "Il compimento di codesto libro seguì nell'anno 5246 dalla creazione del mondo, giorno VI del mese Marchesvàn (Sabato 24 Ottobre 1485) qui in Soncino, provincia di Lombardia, la quale è sotto il dominio del potente Signore Duca di Milano, che D-o Benedetto conservi in vita e fortifichi."

  • Rav. Giuseppe Albo - SEPHER IKKARIM, ovvero LIBER FUNDAMENTORUM JUDAICAE FIDEI", Soncino, 1486.

Libro molto famoso fra gli studiosi dell'argomento, si pone il precetto di esporre quali siano i fondamenti della religione ebraica e i suoi cardini. Anche qui è presente la imponente prefazione del tipografo dove viene indicato: "Oggi, feria III, giorno XXII del mese di Marchesvàn, anno CCXLVI, del sesto millenario della città di Soncino." Data che corrisponde a Lunedì 9 Novembre 1485, ma in seguito compare un'altra epigrafe dove viene ribadita la stampa presso la città di Soncino e la data riportata è però "Giorno XXI del mese di Tebeth anno VCCXLVI", che convertito nel calendario Gregoriano significa Giovedì 7 Gennaio 1486. L'opera è composta da 107 fogli. Questa opera è presente sia nelle Biblioteche Vaticane che nella Comunale di Parma, nella Medicea e nella Comunale di Bologna, oltre che ad Amburgo.

  • MACHAROZ ovverosia delle preghiere, breviario e rito di tutto l'anno italico", Soncino e Casalmaggiore, anno VCCXLVI ad orbe conditio, di Cristo 1486.

Codesta è una collezione di tutte le preghiere ebraiche da recitarsi sia nei giorni di festa che in quelli feriali, più una completa raccolta di canti, benedizioni e riti presi direttamente dai testi biblici. Il testo è diviso in due parti, la prima di 165 pagine e la seconda di 154, mentre il totale dell'opera è di 519 fogli. La convenzionale e lunga epigrafe ad un certo punto rende chiara la doppia locazione del luogo di stampa: "Fu cominciato l'edifizio di questo libro da noi Soncinati nella città di Soncino, nel mese di Tisrì l'anno 246 del sesto millenario, e lo abbiamo ultimato in Casalmaggiore nella feria della seconda settimana il giorno XX di Ellul l'anno 5246 della creazione del mondo." Le date riportate sono le seguenti: per l'inizio della stampa a Soncino il Settembre del 1486 e per la fine della stampa a Casalmaggiore Lunedì 30 Agosto 1486. Una copia è conservata a Parma, sempre per merito dello storico De Rossi.

  • Rav. Salamone Jarchì - COMMENTARIO AL PENTATEUCO, Soncino, 1487.

Un frontespizio sontuoso, ornato di rami e fiori dove due angeli, sui lati del frontespizio, insieme allo stemma dei Soncino. Le pagine sono composte in due colonne, con caratteri rabbinici minuscoli ma con intestazioni sempre maiuscole, per un totale di 87 linee ed 87 pagine. La nota del tipografo riporta: "Ultimato il Deuteronomio ed i libri della legge coll'aiuto di D-o nel giorno XII del mese di Sivan dell'anno 247 di minore computazione". Tale data è da ricondursi a Domenica 12 Giugno 1487.

  • BIBBIA INTERA (detta con i punti e gli accenti) Per Abramo Chaiìm, Soncino, 1488.

Rarissima ed unica edizione completa della Bibbia. Non si conoscono altre edizioni tipografiche del testo sacro con l'uso degli accenti e dei punti. Abramo Chaiìm, Pesarese, si era recato nel 1482 a Bologna per l'edizione del Pentateuco, e questa fu la volta di Soncino per l'edizione esclusiva della Bibbia. Abramo da Pesaro fu il fautore primo della stampa di questo imponente e importantissimo volume, eseguita nella casa dei Soncino e con la collaborazione di Giosué figlio di Israel Nathan Soncino. L'opera è composta da 380 fogli, impaginati in due colonne e quasi in tutte le pagine ci sono 30 linee. I frontespizi sono considerati degli autentici capolavori. in calce viene riportata la seguente nota: "Ultimata l'opera di questo Santo Ministero in XXIV libri, con cui pose il suo studio a propagare la legge in Israello il chiarissimo ed eccellentissimo R. Giosué Salomone (che vegga il suo seme e siano prolungati i suoi giorni) figlio dell'eccellentiss. sapiente Israel Nathan, (che vegga molti e felici anni) oggi feria terza, giorno XI del mese di Jiar dell'anno 248 di min. comput. per mano del minimo di sua famiglia artefice et impressore o tipografo Abramo (che vegga il suo seme, e prolungati i suoi giorni) figlio del Signore Rab. Chaiìm di felice memoria, de' tintori di Pesaro, abitante in Bologna. Eseguita in Soncino". La data, convertita nel calendario Gregoriano, è il 1º Maggio 1488.

Attualmente, nel museo della stampa di Soncino (Cremona) in Lombardia, viene giornalmente stampata la prima pagina della Bibbia "Soncino" con l'uso di un torchio mediceo che vuole rievocare così la stampa del libro più stampato e diffuso di tutta la storia.

  • MITZVOTH a cura di R. Mosé figlio di Jacob Kotzense ovverosia il "Libro dei grandi precetti", detto anche Samàg, Soncino, 1489.

Un'altra rarissima edizione dei Soncino, divisa in due parti, la prima composta da 102 pagine e la seconda da 178. Impaginazione a due colonne per 48 righe. In calce viene riportato: "Compiuta quest'opera bella, purgata et accuratissima, l'anno CCXLIX del sesto millenario, nel giorno XV del mese Tebeth" che corrisponde al giorno Venerdì 28 Dicembre 1488. Si legge inoltre: "Sia lode a D-o che mi dié la sua grazia, dice Gersone figlio del sapiente R. Mosé del seme d'Israello soncinate".

  • TRATTATO TALMUDICO CHOLIN, "Delle cose profane", con un Tosephòth, Soncino, 1489.

Il correttore fu David figlio di R. Elia levita, il quale ne scrive anche la prefazione. Collaborò alla correzione anche Mordechai figlio di R. Ruben. COme d'uso presso la stamperia Soncino condotta da Giosué il frontespizio è ornato di angeli e figure di grande levatura artistica. Le pagine totali sono 184. In calce, la data di fine stampa: "Finisce il trattato Cholìn oggi giorno XV del mese Tamuz anno CCXLIX" ovvero Domenica 23 Giugno 1489.

  • TRATTATO TALMUDICO NIDDA', ovverosia "Mensuario". Soncino 1489.

Commentato del R. Salamone Jarchì. COmposto da 95 pagine, molto simile al precedente "Cholin". Il correttore fu Mordechai Gallo, figlio di R. Ruben, che aveva lavorato sul "Cholin" insieme a David figlio di Elia Levita. Esso riporta in calce la data di fine stampa: "Compita oggi quest'opera, giorno XXV del mese Av, nell'anno di perfezione ossia CCXLIX". La data è Domenica 23 Giugno 1489.

  • R. Mosé Maimonide, Jad Achazàcà, "La mano forte", in fol. Soncino, 1490.

Compendio del Talmud in lingua ebraica. Il correttore in questo caso è Eliazerio figlio di R. Samuele. Stampato in Soncino nella provincia di Lombardia il giorno XVI del primo mese di Nissàn anno della lucerna (CCL) che corrisponde a Mercoledì 16 Aprile 1490. Composto da 367 pagine su due colonne e 54 righe, stampato da Gerson Soncino.

  • PENTATEUCO con il commentario Jarchì, V. Meghillòt, ovverosia il cantico de' cantici, Napoli - 1491

Libro di grande pregio, con le iniziali ornate. Il sacro testo è su 28 linee, il Meghillòt su 29 e a volte 30. Nell'epigrafe vi è scritto: "Vedete se nel mondo vi sia altro esemplare così accurato e con tanta intelligenza elaborato. A coloro che vi chiederanno di chi è quest'opera, rispondete loro: è dei Figli del Soncino".

  • PENTATEUCO, Cantici, Ruth, Jushus, Lamentationes, Ecclesiasticus, Esther, Napoli - 1495

Di questo libro si conosce anche una edizione in carta velina. Anche in questa edizione è riportata l'epigrafe di cui sopra, ma questa volta in latino: "Interroganti cujus sit hoc opus respondete illi: filii Soncini disposuerunt me" e poi luogo e data di stampa: "Urbi Neapolis anno 251, adscribatur".

  • R. EMANUELE figlio di SALAMONE", Libro "Mechabberòth", cioè "Composizioni poetiche", Brescia 1491

Libro stampato da Gerson Soncino, che da Soncino passa a Brescia, e quest'opera è la prima ad essere stampata in quella città. Composta da 160 fogli. Nell'epigrafe si legge: "Ultimato per mano di Gersone, minimo de' tipografi, figlio del sapiente R. Mosé (la memoria del giusto sia in benedizione) del seme d'Israello, Soncinate, ed ebbe il suo compiacimento qui a Brescia sotto il dominio della Serenissima Repubblica Veneta, la di cui gloria si esalti, oggi feria II della settimana giorno XXVI del mese di Marchesvan, anno cinque mila e CCLII dalla creazione del mondo."

  • PENTATEUCO con V. Meghillòth, ovvero "I Sacri volumi", e a seguire APTHAROTH, o "Le lezioni dei Profeti", Brescia - 1492

Stampato sempre da Gerson Soncino, composto da 220 pagine. Di questo volume si conoscono sia stampe in pergamena che in carta, possedute dallo storico De Rossi e cedute in seguito a varie biblioteche italiane.

  • MISCNA', ovvero "Le tradizioni ebraiche". Napoli - 1492

Stampato da Giosué Soncino, questo volume è commentato dal R. Mosé Maimonide. 356 fogli su due colonne.

  • PENTATEUCO con V. Meghillòt e Aptaròth, ovvero i Sacri volumi e le lezioni dei profeti, Brescia - 1493

Stampato da Gerson Soncino, e finito di stampare "Oggi, feria II del giorno VI del mese Chislev anno CCLIV di minore computazione qui in Brescia..." che corrisponde al Venerdì 24 Novembre 1493.

  • PSALTERIO, Brescia -1493

Stampato da Gerson Soncino. Di questo libro se ne conosce un unico esemplare conservato alla Biblioteca Laurenziana di Firenze. 164 fogli in pergamena. Nell'epigrafe si riporta la data di fine stampa: "...giorno VII del mese Tebeth, anno CCLIV di minor computo, qui in Brescia etc." che corrisponderebbe al 25 Dicembre 1493, Lunedì.

  • BIBBIA INTERA con punti ed accenti, Brescia - 1494

Stampato da Gerson Soncino. Il libro inizia con la Genesi dove viene omessa dalla stampa la prima parola per far posto ad una parola ornata in legno o ad una miniatura. La versione bresciana della Bibbia con i punti e gli accenti ha la caratteristica di avere un livello qualitativo nella stampa che denota la progressiva capacità dei Soncino di migliorare in termini di qualità nel corso del tempo. Il libro a tutt'oggi è rarissimo.

  • SRLICOT ovvero "preghiere per la remissione dei peccati", Barco (Bs) - 1496

Sempre Gerson Soncino come tipografo, ma questa volta a Barco, piccolo centro abitato della provincia bresciana contenuto nel comune di Soncino ed oggi frazione dello stesso comune. Gerson, nell'epigrafe di questo volume, si definisce "Mentzlem", e a detta dello Zaccaria Antoniucci tale appellativo è derivato dal tedesco antico "Piccolo uomo" oppure "Umile uomo".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Motty Meringer - http://www.tog.co.il/en/Book.aspx?id=77
  2. ^ Ebrei nella terraferma veneta del Quattrocento: atti del convegno di studi (etc) - Di Gian Maria Varanini,Reinhold C. Mueller
  3. ^ a b c d e f g Calimani
  4. ^ Ennio Sandal - Gershom, Girolamo, Hieronymus, le edizioni del Soncino nella città adriatiche, 1502- 1527: catalogo della Mostra: Soncino, Rocca Sforzesca, 1 aprile-27 maggio 2001
  5. ^ Motty Meringer, Tog News - The Soncino printers, Tog News.
  6. ^ Giulio Bartolocci - Biblioteca Rabbinica Tomo 1° Pag. 432
  7. ^ Cristoforo Volfio - La biblioteca Ebraica
  8. ^ Paolo Ceruti - Biografia Soncinate
  9. ^ Francesco Galantino - Storia di Soncino con documenti.
  10. ^ Riccardo Calimani - Storia degli ebrei italiani - Volume primo
  11. ^ Riccardo Calimani - Storia degli ebrei italiani - volume primo, pag. 305.
  12. ^ a b c d Antoniucci
  13. ^ Pietro Leopoldo D'Austria - Giornale de' Letterati - Pisa, 1777
  14. ^ Ceruti,  p. 182
  15. ^ Ceruti,  p. 183
  16. ^ Ceruti,  pp. 184-189
  17. ^ Ceruti,  p. 189.
  18. ^ Gaetano Zaccaria Antonucci - Serie di opere ebraiche dei celebri tipografi Soncini etc.
  19. ^ Gaetano Zaccaria Antoniucci
  20. ^ a b La famiglia Soncino, su storiadellastampa.unibo.it.
  21. ^ Francesco Grifo, su storiadellastampa.unibo.it.
  22. ^ Gaetano Zaccaria Antonucci - Serie delle opere ebraiche impresse dai celebri tipografi Soncini ecc.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gaetano Zaccaria Antoniucci, Serie di opere ebraiche impresse dai celebri tipografi Soncini, Ed altre in Greco, Latino ed Italiano, Fano, 1870.
  • Riccardo Calimani, Storia degli ebrei italiani, vol. 1.
  • Paolo Ceruti, Biografia Soncinate, Milano, Giulio Ferrario, 1834.
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