Santuario di Sant'Agnello Abate

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Santuario di Sant'Agnello Abate
Santuario Sant'Agnello Abate, Roccarainola (NA).jpg
Facciata esterna del santuario
StatoItalia Italia
RegioneCampania Campania
LocalitàRoccarainola-Stemma.png Roccarainola
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareSant'Agnello Abate
Diocesi Nola
Consacrazione1911
ArchitettoMichele Pagano
Inizio costruzione1907
Completamento1914

Il santuario di Sant'Agnello Abate è un luogo considerato sacro per la religione cattolica ubicato a Gargani di Roccarainola e dedicato al culto di Agnello di Napoli.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Parrocchia[modifica | modifica wikitesto]

L'idea di erigere una parrocchia più vasta per il culto di sant'Agnello Abate fu del parroco Andrea Manzo, insieme ai soci dell'allora Circolo Sant'Agnello Abate, nel 1905. Parroco e soci del Circolo appresero che la famiglia Falco aveva deciso di vendere il suolo prescelto per la costruzione della parrocchia e il 19 febbraio dello stesso anno acquistarono il terreno per 3.000 lire. A dicembre dello stesso anno il progetto della nuova parrocchia fu affidato all'ingegner Michele Pagano della vicina città di Nola.

I lavori iniziarono il 11 marzo 1907, ma ci furono dei problemi poiché il suolo presentava una roccia in sporgenza; si decise che la nuova parrocchia avrebbe avuto fondamenta solo per metà del sedime, poiché l'altra metà posava appunto sulla roccia. il 21 luglio dello stesso anno ci fu la benedizione della prima pietra, impartita dall'allora provicario generale della Diocesi Luigi Ranieri; parteciparono inoltre altri sacerdoti delle parrocchie dei paesi vicini, il sindaco e gli addetti ai lavori. I lavori durarono fino a marzo del 1908 per carenza di fondi, ma con i ricavati della festa patronale si riuscì a finire i lavori della nuova parrocchia nell'anno 1914 in tempo per la festa del Santo Patrono,

Torre campanaria[modifica | modifica wikitesto]

La torre campanaria fu voluta fortemente dal parroco Domenico Taliento, ma la storia di questo campanile risulterà molto complicata sia per la parrocchia che per il parroco. L'inizio dei lavori si può collocare tra il 1919 e il 1920, il parroco Taliento era sicuro di farcela con le entrate ordinarie della parrocchie e quelle straordinarie che provenivano dagli emigranti negli Stati Uniti. Nel 1925 il parroco nella rivista "La Voce di S.Agnello" scrive che il campanile è quasi finito, ma ben presto il quadro economico cambia e poiché le entrate non riuscirono più a coprire le spese, nel 1927 contratta con un altro appaltatore per completare i lavori e si impegna lui e il padre per la somma di 83 000 lire. Nel 1932 la situazione diviene ancora più disperata: infatti il parroco riesce a versare solo 61 000 lire per i lavori, nel frattempo il padre del parroco muore e vengono coinvolti nel debito restante anche i fratelli di Domenico Taliento. In queste condizioni di forte necessità venne pignorato anche l'oro del Santo (560 g) che alla scadenza - per evitarne la perdita - venne venduto al pignoratore per 2000 lire. Della grave situazione venne informato anche il vescovo di Nola monsignor Egisto Domenico Melchiori, poiché il parroco non aveva più beni personali immobili e i fratelli non erano in condizioni economiche per poter risolvere il debito, che grazie ad un abbuono di 8000 lire da parte dell'appaltatore, divennero 19 000 lire. Il vescovo rimproverò il parroco per non essere stato autorizzato ad intraprendere un'opera così dispendiosa e grazie anche all'aiuto dell'ufficio amministrativo della Curia si riuscì a contrattare un pagamento dilazionato. Una lettera rivolta al vescovo Michele Raffaele Camerlengo riepilogava in parte la vicenda. Il parroco Taliento, visto che una parte della popolazione gli era venuta contro, si era dovuto dimettere e con la sua modesta pensione continuò a pagare il debito.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Sant'Agnello Abate su marmo sull'affacciata della chiesa della Madonna delle Grazie in frazione Gargani

Il culto di sant'Agnello Abate si originò nel 1603, quando fu eretta una cappella nella tenuta S.Agnello, nella frazione "Piazza", ed il primo parroco fu don Giulio De Gaetano.

Nel 1750, per un maggior comodo della popolazione, la parrocchia fu istituita nella chiesa della Madonna delle Grazie, situata nella frazione Gargani; conteneva un quadro della Madonna con san Michele Arcangelo e uno di Sant'Agnello Abate, oltre a un altarino a devozione della Madonna di Pompei poi sostituito con un quadro dell'omonima Madonna nel 1900. La piccola chiesa non era molto attrezzata, mancava anche l'occorrente per celebrare una messa, e rimase in queste condizioni fino al 1777. Nel 1798 fu nominato parroco Domenico Caruso, che subito provvedette al fabbisogno per celebrare messa.

Arrivo della Statua[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1805 la devota Maria Montana in Lanza fece seguire in processione il trasporto dell'attuale statua del santo protettore, raffigurato in tono minaccioso mentre scaccia l'invasione saracena da Napoli; accompagnata dalla Congrega dei B.B. Morti di Roccarainola, fermandosi ogni notte nei paesi che incontrava, giunse infine a Roccarainola ove fu accolta da festeggiamenti.

Miracoli[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione al santo sono attribuiti alcuni miracoli:

Oro di sant'Agnello Abate offerto per grazia ricevuta
  1. 26 settembre 1904 n°42
    Nel mese di maggio del 1904 Giovanni Margherita, di Roccarainola ma residente in America, avvertì dei dolori forti alla gamba destra. Il giorno dopo il medico diagnosticò una sciatica ed il Margherita fu ricoverato in un ospedale a pagamento. Trascorsi 50 giorni, le sue condizioni non miglioravano e mentre stava per addormentarsi gli apparve il santo protettore che gli ispirò di invocarlo; subito fece voto al santo di cantare una messa e di mandargli una gamba di cera qualora fosse guarito. Nei giorni seguenti le condizioni migliorarono fino alla guarigione. Uscito dall'ospedale fece celebrare la messa cantata il 10 luglio e il 10 settembre, invece di presentare la gamba di cera, presentò al Gran Protettore una gamba in argento con inciso "GIOVANNI MARGHERITA PER GRAZIA OTTENUTA".
  2. 28 novembre 1904 n°44
    Saverio De Bartolomeo nel mese di giugno del 1904 fu affetto da gastroenterite, con febbre, auto-intossicazione consecutiva, e diarrea continua. Il devoto rischiò il collasso e nessuna cura sperimentale fece effetto. Dopo 20 giorni era sul punto di andare in un ospedale a pagamento, ma il suo albergatore gli portò una busta spedita dal comitato promotore per la festa del santo patrono, contenente delle medagline raffiguranti su una facciata la Madonna del Rosario e sull'altra il Santo (era la prima volta che il comitato coniava una medaglia). In quel momento arrivò un amico che gli fece bere un estratto di melone e di mandorle, l'infermo la bevve tenendo stretto ad una mano le madagline. Dopo averla bevuta si sentì rinvigorire si alzo dal letto con letizia e camminò per la casa. Quando il giorno seguente uscì dell'albergo, subito tornò a Roccarainola ove con moglie e figli ringraziò il Santo Protettore.
  3. Il 14 ottobre dello stesso anno
    Teresa Miele da Roccarainola andò a ringraziare il Santo con un coro di verginelle offrendo cera e santa messa per aver guarito la figlia di una febbre puerperale che le stava causando la morte.
  4. Il 15 ottobre
    Maria Saccomanno ringraziò il santo protettore per averle reso il suo primo parto felice, poiché si stava presentando molto difficile
  5. 27 febbraio 1905 n°27
    Nunzia Passariello di Cicciano, il cui marito si rivolse al santo pregandolo di curargli il ginocchio destro, a grazia ricevuta donò al santo un paio di orecchini.
Doni al santo per grazia ricevuta
  1. Leopoldo Galeotta, residente a New-York,
    ringraziò il Taumaturgo per 3 grazie ricevute: una per lui che grazie al Santo superò un'operazione difficile di appendice, la seconda grazie per la figlia che si ruppe la gamba nel terzo inferiore e ne guarì completamente e la terza per due bambine che ridotte agli estremi per il morbillo, polmonite e febbre tifoidea. Il Galeotta per ringraziare il Santo mandò alla parrocchia in segno di devozione al santo una gamba e due bambine di argento.
  2. I coniugi Mario Pinto e Bellonia Negra
    residenti a Tresbar, in Brasile, dopo aver ricevuto la grazia dal Santo Napoletano per aver salvato il loro figlio gravemente infermo mandano al comitato promotore L.25.00 e domandando preghiere.
  3. 27 marzo 1905 n°48
    Angela Roselli di Tufino, dopo un parto, iniziò ad avvertire dolori alla mammella destra e febbre alta. Dopo pochi giorni la mammella arrivo ad uno stato di tumefazione per la quale il medico richiese al più presto un intervento chirurgico. La madre della Roselli si rivolse al santo chiedendo la grazia di far guarire la figlia senza l'intervento chirurgico e fece voto di venirlo a ringraziare con la figlia; già in giornata il gonfiore inizio a sparire completamente e la febbre scese a 37 gradi. Dopo pochi giorni la Roselli era perfettamente guarita.
  4. Bartolomeo D'Arienzo
    uditore giudiziario del Tribunale di Napoli, insieme alla moglie volle ringraziare il Taumaturgo per diverse grazie ricevute, lasciando elemosina per una messa piana.
  5. Caterina De Blasio
    per ringraziare il santo per il parto, lasciò in dono un anello.
  6. 29 maggio 1905 n°50
    Agnello Grasso di Cicciano macellò un bue affetto da carbonchio il 10 febbraio, il giorno dopo fu colto di brividi e forte febbre, e si accorse di una pustola sul braccio destro; dopo poche ore vide il formarsi di altre pustole vicino alla prima. Il medico gli diagnosticò una pustola maligna e gli consiglio il ricovero in ospedale. Il Grasso si recò agli Incurabili di Napoli, ma nessuna cura fece effetto, La famiglia, facoltosa, decise di curarlo a casa e lo faceva visitare da due medici due volte al giorno, ma la malattia progrediva ed iniziavano ad apparire nuove pustole anche all'altro braccio. La madre e la nuora decisero di andare ai piedi del Santo per chiedergli la grazie ed ascoltarono la messa piana in ginocchio, promettendo al Santo una messa cantata ed un bambino d'argento. Un quadro del Protettore era nella stanza del malato. Il giorno seguente quando i dottori andarono a visitarlo, dichiararono che il male aveva perduto la sua forza e il Grassi ricevette la guarigione. Il 13 marzo insieme alla sposa e alla madre ringraziarono il Santo.
  7. Il presbitero Antonio De Ponte
    di Gargani ma residente a New-York, spediva da parte di un devoto l'elemosina per una messa cantata e lo sparo di 500 mortaletti per ringraziare l'abate per varie grazie ricevute. Il 20 maggio venne celebrata la messa cantato con lo sparo dei mortaletti, alla celebrazione parteciparono 5 sacerdoti del clero di Roccarainola, il vicario foraneo ed un canonico della insigne collegiata di Avella.
  8. 29 dicembre 1905 n°57
    Rosina Vincenti residente a New York, ringraziò il Santo Protettore per averle guarito la figlia, affetta da tumore all'inguine.
  9. Vita Maria Gallo
    di Ariano di Puglia, ringraziò il Taumaturgo per averla guarita da una forte febbre infettiva che per 5 mesi la tenne a letto.
  10. Antonetta De Stefano
    di Cicciano, essendo la sorella Maria - residente a San Paolo (Brasile) - in pericolo di vita per un aborto, si rivolse al santo e l'inferma recuperò la sua perfetta sanità.

Santuario[modifica | modifica wikitesto]

La fine degli anni 80 segnano per la parrocchia una tappa fondamentale, infatti l'allora Parroco Luigi De Riggi volle fortemente che la parrocchia diventasse Santuario. Infatti il 1º maggio 1986 dopo tre mesi di ristrutturazione la parrocchia fu riaperta al culto dei fedeli. La ristrutturazione fu curata dalla ditta Giuseppe Amato, mentre l'arredo liturgico fu curato dall'architetto suor Michelangela Ballan del Centro apostolato liturgico di Milano. La manifestazione liturgica fu seguita da tutte le associazioni del posto e dai vari parroci delle parrocchie vicine oltre che dalle cariche civili. Il 22 novembre del 1986 il vescovo Mons. Giuseppe Costanzo, seguito dai parroci delle parrocchie vicine e da una folla di fedeli, celebra il rito della dedicazione e riconosce la chiesa di Gargani come santuario diocesano.

Il nuovo complesso marmoreo comprendeva:

Altare marmoreo disegnato dall'arch. suor Michelangela Ballan
  • L'altare riprende le linee architettoniche dell'abside. È un monoblocco di marmo rosa Zandobbio di 40 quintali, le due linee ricurve sospingono la massa in alto fino a disegnare un'aquila con le ali spiegate rappresentando Mosè con le braccia allargate nella preghiera di intercessione. Al centro del altare marmoreo è stato praticato un cerchio a funzione liturgica dove all'interno sono custodite le reliquie dei santi: Agnello Abate, san Paolino, sant'Alfonso Maria Dei Liguori, santa Filomena e sant'Antida Toret.
  • L'ambone a forma trapezoidale a linea di curva chiusa scolpito a mento frezzo simboleggia la Parola di Dio che trasforma il cuore ed eleva l'anima.
  • La stele per il tabernacolo è formata da due blocchi a incastro, legati da un intreccio di linee che si affacciano insieme e terminano nella parte superiore con la figura di calice. È il simbolo dell'eucaristia che fa fiorire l'amore e l'unità dei credenti e porta frutti di opere buone.
  • La lampada è un monoblocco trapezoidale con un incavo circolare all'interno della parte alta per il lumino liturgico. Rappresenta Cristo fiamma sempre viva.
  • Le due acquasantiere, poste all'ingresso, riprendono le linee curve dell'altare.
  • Il pavimento è di granito di tipo Juparanà classico brasiliano.

Nuovo quadro[modifica | modifica wikitesto]

La Gloria di Sant'Agnello di Antonella Cappuccio

Nel 1997 il dipinto sul soffitto fatto da Tommaso de Ponte nel 1913 a causa di continue infiltrazioni d'acqua si rovinò in modo irrimediabile a causa del distacco di buona parte dell'intonaco. Il parroco sac. Pasquale Ferrara e l'Associazione Sant'Agnello per far rivivere l'immagine del santo patrono e protettore, hanno affidato l'incarico di riportare su tela la vita del santo ad Antonella Cappuccio artista di fama internazionale, così da permettere ai fedeli dei secoli futuri di coltivare la devozione verso sant'Agnello Abate.

Il quadro rappresenta "La gloria di sant'Agnello".

Iniziando dall'alto incontriamo la figura di Dio Padre in atteggiamento vigile e protettivo verso l'Umanità intera, contornato da nuvole ed Angeli. Subito sotto troviamo la Colomba dello Spirito Santo che con la sua luce investe e guida Sant'Agnello, infondendo in Lui la forza e sapienza. A completamento della rappresentazione della Santissima Trinità troviamo l'immagine di Cristo nelle mani di sant'Agnello. Al centro del quadro incontriamo l'immagine maestosa e bellissima del santo patrono, che nel corso dei secoli ha intercesso tantissime volte presso Dio a favore dei poveri e degli ammalati, ottenendo innumerevoli miracoli. Ancora oggi Egli è rappresentato lì fermo a difesa dei suoi fedeli e minaccioso contro il male. In basso, a sinistra, è raffigurata la madre del Santo mentre prega la Vergine dell'Annunciazione per ottenere la grazia di un figlio. Al centro l'immagine del golfo di Napoli ricorda l'episodio in cui sant'Agnello mette in fuga i Saraceni. Sulla destra, infine, è rappresentato il santuario di Gargani, ove Sant'Agnello è venerato.

Oltre al quadro del santo furono dipinti sempre su tela e in forma circolare i quattro evangelisti posti sempre al soffitto.

Madonna di Fatima[modifica | modifica wikitesto]

L'anno 2004 segna per la comunità di Gargani un evento che segnerà molto la devozione dei fedeli, infatti nel mese di giugno arriva nel Santuario la Madonna di Fatima pellegrina, tutta la comunità e i paesi circostanti parteciparono tutta la settimana. La Madonna arrivò in aereo e fu portata in processione al santuario, tutti gli abitanti addobbarono le finestre e le strade per accogliere la madonna. Alla fine del pellegrinaggio tutta la popolazione era molto dispiaciuta ma il ricordo è ancora perenne nei loro cuori.

Bicentenario[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2005 ricorre il bicentenario della statua del santo il parrocco sac. Pasquale Ferrara con l'Associazione Sant'Agnello Abate decisero di restaurare la statua e di fare una grande festa.

Restauro[modifica | modifica wikitesto]

Il restauro venne affidato alla ditta F.D. Restauri di Pompei la quale ebbe molta cura di riportare la Statua alla sua realizzazione principale.

Particolare dopo il restauro

La struttura lignea presentava una totale alterazione cromatica, dovuta ai numerosi interventi pittorici subiti nel corso degli anni. Alcune modifiche erano state apportate anche alla struttura dell'opera, come l'aggiunta di gesso ad ingrandire le sopracciglia. Purtroppo tali interventi hanno man mano modificato definitivamente la compagine artistica dell'opera. La scultura risultava totalmente ristuccata. Ciò ha determinato l'occultamento dei colori originali, annullando anche un fine lavoro di intaglio presente sui fregi degli abiti. Tutte le parti originariamente in argento foglia, erano ridipinte a porporina. Già dai saggi preliminari, richiesti dalla D.L. e dall'Alta Sorveglianza, alcuni particolari, come le vene presenti nelle tempie del Santo, sono stati messi in luce, facendo subito intuire che il volto originale nascosto, avrebbe espresso una forza ben diversa da quella attuale. Infatti il volto appiattito ed ingiallito, senza sfumature e con la barba monocroma risultava totalmente diverso da quello che poi si rivela l'originale. Tutti gli interventi pregressi effettuati avevano modificato gradualmente ogni dettaglio della scultura, mostrando così poco rispetto sia per l'opera sul piano artistico che su quello devozionale. Molto complesso è risultato l'intervento di restauro nella sua fase principale: la rimozione dei colori non pertinenti. Effettuando piccoli saggi di rimozione dei colori aggiunti, con melange di solventi bilanciati di tipo alcol-etereo, ed aiutati dal continuo esame con filtro di Wood, si è riusciti ad arrivare al primo colore originale. La caratteristica peculiare della scultura è data dal fatto che sia sul volto che sulla mano sinistra non era presente la classica preparazione di stucco, ma i colori erano stati sovrapposti direttamente al legno. Tutti i colori aggiunti erano sintetici e ad olio. Purtroppo la mano destra si è rivelata quasi totalmente rifatta ed erano presenti segni di vecchie bruciature. Anche la base e lo scoglio sovrastante si sono rivelati coevi. Durante la rimozione dei colori non pertinenti, l'effetto solvente è stato neutralizzato ripetutamente con pura essenza di trementina. Tuttavia non è bastato solo l'uso di solventi a rimuovere totalmente ogni imbratto dall'opera, ma si è reso necessario intervenire anche con mezzi meccanici, come bisturi e micromotore, in quanto si è dovuto procedere alla rimozione totale di tutto lo stucco e tela aggiunto nei pregressi interventi. L'intera opera ripulita di ogni colore aggiunto ha acquistato nuova luce e nuova bellezza. Sono stati recuperati quasi totalmente gli incarniti originali e la cesellature dei fregi. Si è proceduto poi all'effettuazione delle microstuccature con gesso di Bologna, colla di coniglio e fenolo. Ogni integrazione pittorica ha poi interessato solo le zone lacunose. Per tale intervento sono stati usati pigmenti reversibili. Tutta l'opera è stata sottoposta a trattamento tarlicida con Perxil10, il cui principio attivo è la permetrinapiperonylbutossido. Le parti argentate, ormai totalmente scomparse, sono state integrate con argento foglia e patinate a cera. Il protettivo finale usato è costituito da cera microcristallina disciolta in White Spirit D40 denaturato.

Festeggiamenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel mese di giugno si fece grande festa per accogliere la statua del santo appena restaurata e tutta la popolazione partecipò ai festeggiamenti. La statua fu portata in processione per tutta la frazione gargani toccando ogni sera una parte della frazione e facendo una sosta la seguito dove ammirare il Santo in tutto il suo splendore.

La messa della domenica fu celebrata dal vescovo Beniamino Depalma e parteciparono la ditta restauratrice dove spiegò le vari fasi del restauro, l'Associazione Sant'Agnello Abate e le autorità civili e militari.

Parroci[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito i parroci che si sono susseguiti nella parrocchia-santuario di Sant'Agnello Abate:

  1. sac. Andrea Manzo dal 1904 al 1915
  2. sac. Domenico Taliento dal 1919 al 1936
  3. sac. Andrea Corbisiero dal 1937 al 1942
  4. sac. Antonio Sirignano dal 1942 al 1946
  5. mons. Domenico Gillo dal 1947 al 1953
  6. sac. Antonio Formichelli dal 1953 al 1983
  7. sac. Pasquale Falco dal 1983 al 1984
  8. sac. Luigi De Riggi dal 1984 al 1995
  9. sac. Pasquale Ferrara dal 1995 al 2010
  10. sac. Antonio Manzi dal 2010 al in corso
  11. sac. Carlo Giuliano dal 2010 al in corso

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Don. Andrea Manzo, Relazione Storia della parrocchia di gargani e brevissima vita del gran patrono S. Agnello Abate, 1911 pp. 3–10 pp. 14–26
  • Felice Romano, S.Agnello e Gargani: Storia di una Devozione
  • Domenico Capolongo, Compendio Storico di Roccarainola, Circolo Culturale B.G. Duns Scoto-Roccarainola 2015 pp. 308–310

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