Oliviero Carafa

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Oliviero Carafa
cardinale di Santa Romana Chiesa
Oliviero Carafa.jpg
Filippino Lippi, Annunciazione con il cardinale Oliviero Carafa, 1489-1493, Roma, Basilica di Santa Maria sopra Minerva
Blason Cardinal Carafa.JPG
 
Incarichi ricopertiArcivescovo di Napoli
Commendatario dell'Abbazia Santissima Trinità de La Cava
Protettore ordine dei frati domenicani
 
Nato10 marzo 1430, Torre del Greco
Elevato arcivescovo18 novembre 1458
Creato cardinale18 settembre 1467 da papa Paolo II
Deceduto20 gennaio 1511, Roma
 
Oliviero Carafa
Wounded Christ with Cardinal Carafa.jpg
Cesare da Sesto, Cristo di dolore e il cardinale Oliviero Carafa
Dati militari
Paese servitobandiera Stato Pontificio
Forza armataPontifical navy Petrus Paulus.svg Marina Pontificia
Anni di servizio1472
GradoAmmiraglio della Chiesa
GuerreCrociata contro i Turchi 1472
BattaglieBattaglia di Satalia 1472
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Oliviero Carafa (Napoli, 10 marzo 1430Roma, 20 gennaio 1511) è stato un cardinale, condottiero, giurista, arcivescovo cattolico italiano. Fu presidente Sacro Regio Consiglio del Regno di Napoli.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fu esponente dell'illustre famiglia napoletana dei Carafa, a sua volta discendente dai Caracciolo. Potente e rispettata, la dinastia dei Carafa che aveva acquisito importanza nel corso del '300 grazie a Bartolomeo, arcivescovo di Bari, nel XVI secolo raggiunse l'apice del proprio prestigio con l'elezione a Sommo Pontefice di Gian Pietro, Papa Paolo IV.

Terzo dei sette figli di Francesco, signore di Torre del Greco, Portici e Resina, Oliviero nacque nel palazzo baronale di Torre del Greco. Fu destinato alla carriera ecclesiastica dallo zio Diomede conte di Maddaloni di cui divenne successore nella guida della famiglia[1].

La carriera ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

Oliviero durante la sua vita, accumulò un numero ragguardevole di dignità ecclesiastiche. Fu prima canonico dal 1437 e poi arcivescovo di Napoli dal 18 novembre 1458 al 20 settembre 1484 e amministratore apostolico dell'arcidiocesi di Napoli dal 4 agosto 1503 all'aprile 1505; presidente del Regio Consiglio nel 1465. Nel 1467, su pressione del Ferrante I, re di Napoli[1]cardinale-presbitero del titolo dei Santi Marcellino e Pietro ordinato da papa Paolo II, nel concistoro del 18 settembre. Dal 15 gennaio 1477 al 9 gennaio 1488 fu camerlengo del Sacro Collegio.

La sua carriera ecclesiastica proseguì con la doppia nomina, nel 1479, a decano del Sacro Collegio dei cardinali e a vescovo di Albano, cui si aggiunse, dal 1485 al 1497, la carica di Abate (cardinale commendatario) della abbazia della Santissima Trinità de La Cava e vescovo della Città de La Cava; nel 1485 divenne anche commendatario dell'abbazia di Montevergine[1]; nel 1503, la nomina a vescovo di Ostia e vicario di Roma: fu anche amministratore delle diocesi di Salamanca e Cadice (1491-1494), di Cajazzo (1494-1507), Chieti (1499-1501, poi passata al nipote Gian Pietro), Terracina (1507-1510) e Tricarico dal 1510.

La crociata[modifica | modifica wikitesto]

Il 26 luglio 1471 morì il papa Paolo II ed il Carafa partecipò conclave del 2 agosto. Venne elevato al soglio pontificio il cardinale Francesco della Rovere che assunse il nome di Sisto IV. Intanto incombeva la minaccia turca nel mediterraneo. Maometto II, il 12 luglio 1470, dopo un lungo assedio aveva conquistato l'isola greca di Negroponte situata nel Mar Egeo. Sisto IV indisse una nuova crociata conferendone il comando al cardinale Oliviero Carafa. Il 28 maggio 1472, festa del Corpus Domini, dopo aver celebrato la messa nella basilica di San Pietro alla presenza del papa e della curia romana, Oliveiro Carafa lasciò Roma in corteo per raggiungere la flotta pontificia ormeggiata ad Ostia. Il 31 maggio salpò alla volta di Napoli, dove giunse il 6 giugno. Ottenute le galee che Ferrante I aveva promesso al papa, Oliviero poco dopo ripartì da Napoli e fece rotta verso Rodi dove fu raggiunto anche dalle galee veneziane. La flotta cristiana doppiata Cefalonia si dedicò ad operazioni di pirateria contro le coste della Licia, della Caria e della Cilicia. Fu messa a ferro e fuoco la città di Satalia che però non cadde. Fatte saltare le catene che ostruivano l'accesso, le navi penetrarono nel porto di Satalia danneggiando i depositi. il 13 settembre 1472, i veneziani sottoposero Smirne al saccheggio provocando la reazione del papa che, contrariato, richiamò a Roma le sue galee. Tornato a Roma Oliviero Carafa fu accolto in trionfo. Entrato in città e raggiunto il sacrato di San Pietro, fece appendere alle porte della basilica i pezzi delle catene del porto di Satalia[1].

Il patrono delle arti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1487, commissionò a Filippino Lippi la sua prima opera romana: la decorazione della cappella Carafa nella basilica di Santa Maria sopra Minerva, destinata dal cardinale ad ospitare la sua tomba. Il ciclo pittorico dipinto dal Lippi, terminato nel 1493, è uno dei principali capolavori racchiuso nella chiesa romana dei domenicani, dei quali il cardinale Carafa, fu sempre un protettore.

Nel 1497 commissionò a Tommaso Malvito la Cappella del Succorpo di San Gennaro per accogliere le reliquie del Santo che egli si era preoccupato di far tornare a Napoli dal Santuario di Montevergine.

Infine, il cardinale Carafa fece eseguire il famoso chiostro del Bramante a Santa Maria della Pace a Roma, realizzato tra il 1500 e il 1504.

Considerato protettore dell'ordine dei Domenicani, nel 1509, ormai settantanovenne, acquistò la contea di Ruvo di Puglia, poi passata al fratello minore Ettore, che sarebbe rimasta dominio dei Carafa fino al 1806, anno dell'abolizione del feudalesimo nel Regno di Napoli da parte di re Gioacchino Murat.

Il cardinale Oliviero morì a Roma il 19 gennaio 1511, all'età di 81 anni.

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Immagine Blasonatura
Blason Cardinal Carafa.JPG
Oliviero Carafa
Cardinale

Di rosso a tre fasce d'argento (Carafa). Lo scudo, accollato a una croce astile patriarcale d'oro, posta in palo, è timbrato da un cappello con cordoni e nappe di rosso. Le nappe, in numero di trenta, sono disposte quindici per parte, in cinque ordini di 1, 2, 3, 4, 5.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Massimo Buchicchio, Reverendissimi in Christo Patres et Domini Cardinali commendatari de la abbazia de la Sanctissima Trinità et Episcopi de la cità de La Cava. Cava de' Tirreni 2011

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pietro Giannone, Istoria civile del Regno di Napoli, ed. Storm & Armiens, Lugano, 1840

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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