Abbazia territoriale di Montevergine

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Abbazia territoriale di Montevergine
Abbatia Territorialis Montisvirginis
Chiesa latina
Santuario Montevergine 2.JPG
Suffraganea dell' arcidiocesi di Benevento
Regione ecclesiastica Campania
Abate Riccardo Luca Guariglia, O.S.B.
Abati emeriti Tarcisio Giovanni Nazzaro, O.S.B.
Beda Umberto Paluzzi, O.S.B.
Sacerdoti 12 di cui 3 secolari e 9 regolari
19 battezzati per sacerdote
Religiosi 23 uomini, 4 donne
Abitanti 232
Battezzati 232 (100,0% del totale)
Superficie 3 km² in Italia
Parrocchie 1
Erezione 8 agosto 1879
Rito romano
Cattedrale Santa Maria di Montevergine
Indirizzo Via Loreto 1, 83013 Montevergine [Avellino], Italia
Sito web www.santuariodimontevergine.com
Dati dall'Annuario pontificio 2014 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
San Guglielmo da Vercelli, fondatore dell'abbazia di Montevergine.

L'abbazia territoriale di Montevergine (in latino: Abbatia Territorialis Montisvirginis) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Benevento appartenente alla regione ecclesiastica Campania. Nel 2013 contava 232 battezzati su 232 abitanti. È retta dall'abate Riccardo Luca Guariglia, O.S.B.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Fino al 2005 l'abbazia territoriale di Montevergine estendeva la sua giurisdizione su 9 parrocchie[1] nei comuni di Mercogliano, Ospedaletto d'Alpinolo, Sant'Angelo a Scala e Summonte in provincia di Avellino.

Con il decreto Montisvirginis venerabilis Abbatia della Congregazione per i Vescovi, il territorio è stato limitato al solo monastero verginiano e al palazzo abbaziale di Loreto a Mercogliano.

All'interno del monastero si trova la cattedrale dedicata a Santa Maria di Montevergine, che è anche l'unica parrocchia dell'abbazia territoriale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'abbazia di Montevergine venne fondata da Guglielmo da Vercelli nel 1119[2]; la chiesa costruita dal santo venne solennemente consacrata nel 1124 da Giovanni, vescovo di Avellino.[3] Lo stesso vescovo, nel mese di maggio 1126 concesse al monastero verginiano e alle sue dipendenze l'esenzione dalla giurisdizione dei vescovi avellinesi[4], privilegio confermato dai successori Roberto nel 1133[5] e Guglielmo nel 1185[6]. Più importanti furono le bolle pontificie che eressero l'istituzione in abbazia nullius immediatamente soggetta alla Santa Sede, estendendo l'esenzione già concessa dai vescovi avellinesi a tutte le dipendenze presenti nelle altre diocesi: si conoscono le bolle dei papi Alessandro III (1161-1173), Lucio III (1181-1185), Celestino III (1197), Innocenzo III (1209),[7] Alessandro IV (1261) e Urbano IV (1264).[8]

In poco tempo, grazie anche alla munificenza di re e imperatori, l'abbazia ampliò i propri possedimenti. «Ben presto alle dipendenze del monastero di Montevergine sorsero molti altri monasteri, sviluppandosi in tal modo la Congregazione verginiana. I secoli XII-XIV segnarono il massimo splendore di questo istituto: papi, re, principi e grandi feudatari fecero a gara nell'arricchire Montevergine chi di beni spirituali, chi di munifici doni, chi di larghi feudi e di protezione sovrana.»[9]

A questo periodo di splendore e grandezza seguì un periodo di decadenza, che coincise con la cessione dell'abbazia a cardinali che ressero l'istituzione in qualità di abati commendatari, spogliando e depauperando i beni e i possedimenti dell'abbazia. Nel 1515 il cardinale Luigi d'Aragona cedette la commenda agli amministratori dell'ospizio della Santissima Annunziata di Napoli.[10]

Questa situazione di declino ebbe termine il 27 agosto 1588 con il breve apostolico Dudum felicis recordationis di papa Sisto V che pose fine al regime della commenda, reintegrò l'abbazia e la Congregazione virginiana nella loro piena indipendenza, e restaurò tutti i loro privilegi ed esenzioni. Gli abati generali della Congregazione virginiana divennero contestualmente abati ordinari dell'abbazia nullius. «Dopo la commenda si aprì una fase di lenta e laboriosa rinascita, affidata ad abati di nomina triennale che cercarono di adeguare la cura pastorale alle prescrizioni tridentine».[8]

In questo compito gli abati si affidarono in particolare alla convocazione periodica di sinodi diocesani, per la gestione del santuario di Montevergine e delle parrocchie che ne dipendevano. Si conoscono diversi sinodi, tra cui quello celebrato il 19 giugno 1717 da Gallo Gallucci, abbate generali benedictine Congregationis Montis Virginis et Ordinario ejusdem dioecesis, e quello indetto nel mese di marzo 1829 dall'abate Raimondo Morales, a cui spettò il compito di restaurare l'abbazia dopo le soppressioni e gli incameramenti dell'epoca napoleonica.

Tra il 1733 e il 1749 fu costruito a Mercogliano il nuovo palazzo della curia abbaziale, chiamato palazzo di Loreto.

L'8 settembre 1879 ebbe termine la Congregazione verginiana, che fu alla unita alla Congregazione cassinese della primitiva osservanza, oggi nota come Congregazione sublacense. L'abbazia di Montevergine mantenne tuttavia il suo status di "abbazia nullius", regolato dal Codice di diritto canonico del 1917.

«La pastorale nel XX secolo era una delle questioni più urgenti da affrontare, come dichiara la relazione conseguente alla visita apostolica del 1906. Il popolo era trascurato da un clero non all'altezza del suo compito, a sua volta trascurato dall'abate a vantaggio dei monaci, soprattutto per quanto riguardava la formazione. L'abate Ramiro Marcone aprì definitivamente il seminario nel 1919, costruì l'orfanotrofio "Maria Santissima di Montevergine" in Mercogliano e pose la prima pietra della nuova cattedrale, benedetta e aperta al culto nel 1961 dal successivo abate Tranfaglia; fondò la congregazione delle suore benedettine della Madonna di Montevergine, di diritto diocesano, che si occupava dell'orfanotrofio; istituì l'Azione Cattolica nel 1919.»[8]

È noto che all'interno dell'abbazia di Montevergine fu segretamente nascosta dal 1939 al 1946 la Sindone di Torino. Per un accordo fra Vittorio Emanuele III e papa Pio XII, la reliquia fu trasferita nel santuario, sia per proteggerla dai bombardamenti, sia per nasconderla ad Adolf Hitler che ne era ossessionato e che la voleva sottrarre.

Nel 1979, in seguito ad alcune modifiche territoriali che coinvolsero diverse giurisdizioni ecclesiastiche campane, l'abbazia territoriale cedette alla diocesi di Avellino due parrocchie che facevano parte del comune del capoluogo irpino e all'arcidiocesi di Benevento tre parrocchie del comune di San Martino Sannita, acquisendo contestualmente le parrocchie di Sant'Angelo a Scala (da Benevento) e di Summonte (da Avellino).[11]

Il 15 maggio 2005, con il decreto Montisvirginis venerabilis Abbatia della Congregazione per i Vescovi, l'abbazia, pur conservando il privilegio della territorialità, ha ceduto la cura pastorale delle parrocchie alla diocesi di Avellino.[12]

Nel 2006 l'abate Tarcisio Giovanni Nazzaro ha dato le dimissioni a causa dei profondi dissesti finanziari che hanno scosso l'amministrazione del santuario.[13]

Cronotassi[modifica | modifica wikitesto]

Abati claustrali[modifica | modifica wikitesto]

  • Beato Alberto † (prima di agosto 1129 - dopo maggio 1142)[14]
  • Alferio † (prima di febbraio 1144/45 - dopo novembre 1160)[14]
  • Roberto I † (prima di aprile 1161 - dopo febbraio 1172)[14]
  • Beato Giovanni I † (prima di agosto 1172 - dopo gennaio 1191)[14]
  • Daniele † (prima di agosto 1191 - agosto 1196)[14]
  • Eustasio † (settembre 1196 - maggio/luglio 1197)[14]
  • Gabriele I † (maggio/luglio 1197 - ottobre/novembre 1199)[14]
  • Guglielmo II[15] † (novembre 1199 - agosto 1200)[14]
  • Roberto II † (novembre 1200 - ottobre 1206)[14]
  • San Donato † (dicembre 1206 - dopo il 1219)[14]
  • Giovanni II † (prima di settembre 1220 - dopo ottobre 1226)[14]
  • Giovanni III † (prima di marzo 1229 - dopo marzo 1256)[14]
  • Gabriele II †
  • Guglielmo III †
  • Leone †
  • Marino †
  • Bartolomeo I †
  • Giovanni IV †
  • Beato Bernardo †
  • Guglielmo IV †
  • Romano †
  • Pietro I †
  • Filippo I †
  • Pietro II Ansalone † (1349 - 1382)[16]
  • Bartolomeo II † (? - 1390 deposto)
  • Padullo di Tocco † (1390 - ?)
  • Palamede dell'Anno † (1413 - 1430)

Abati commendatari[modifica | modifica wikitesto]

Abati ordinari[modifica | modifica wikitesto]

  • Giambattista Cassario † (1588 - 1591)
  • Decio De Ruggiero † (1591 - 1594)
  • Girolamo Perugino † (1594 - 1599)
  • Severo Giliberti † (1599 - 1607)
  • Amato Porro † (1607 - 1611)
  • Urbano Russo † (1611 - 1618)
  • Amato Porro † (1618 - 1619) (per la seconda volta)
  • Paolino Barberio † (1619 - 1622)
  • Clemente Nigro † (1622 - 1625)
  • Pio Milone di Tocco † (1625 - 1628)
  • Pietro Danuscio † (1628 - 1630)
  • Giangiacomo Giordano † (1630 - 1639)
  • Paolo Longo † (1639 - 1642)
  • Giangiacomo Giordano † (1642 - 1645) (per la seconda volta)[17]
  • Urbano de Martino † (1645 - 1648)
  • Matteo di Tocco † (1648 - 1651)
  • Egidio Laudati † (1651 - 1654)
  • Girolamo Felicella † (1654 - 1656)
  • Sebastiano Brosca † (1656 - 1659)
  • Benedetto Petrilli † (1659 - 1662)
  • Giangiacomo Berardi † (1662 - 1668)
  • Luigi Ricciardi † (1668 - 1671)
  • Angelo Brancia † (1671 - 1674)
  • Nicandro Ferrara † (1674 - 1677)
  • Bartolomeo Giannattasio † (1677 - 1680)
  • Paolo Faiella † (1680 - 1683)
  • Carlo Cutillo † (1683 - 1692)
  • Tiberio Maiorini † (1692 - 1694)
  • Matteo Galderio † (1694 - 1698)
  • Vitantonio Pastorale † (1698 - 1701)
  • Albenzio Curtoni † (1701 - 1704)
  • Onorio de Porcariis † (1704 - 1707)
  • Cherubino Salerno † (1707 - 1710)
  • Vitantonio Pastorale † (1710 - 1713) (per la seconda volta)
  • Giambattista Brancia † (1713 - 1716)
  • Gallo Gallucci † (1716 - 1719)
  • Ramiro Giraldi † (1719 - 1722)
  • Severino Pironti † (1722 - 1725)
  • Isidoro de Angelis † (1725 - 1728)
  • Gallo Gallucci † (1728 - 1730) (per la seconda volta)
  • Ramiro Giraldi † (1730 - 1733) (per la seconda volta)
  • Angelo Federici † (1733 - 1736)
  • Isidoro de Angelis † (1736 - 1739) (per la seconda volta)
  • Michele del Re † (1739 - 1742)
  • Ramiro Giraldi † (1742 - 1745) (per la terza volta)
  • Angelo Mancini † (1745 - 1748)
  • Nicola Letizia † (1748 - 1751)
  • Michele del Re † (1751 - 1754) (per la seconda volta)
  • Fulgenzio Stinca † (1754 - 1757)
  • Venanzio Pirotti † (1757 - 1760)
  • Nicola Letizia † (1760 - 1763) (per la seconda volta)
  • Matteo Iacuzio † (1763 - 1766)
  • Alberico Mellusio † (1766 - 1769)
  • Venanzio Pirotti † (1769 - 1772) (per la seconda volta)
  • Nicola Letizia † (1772 - 1775) (per la terza volta)
  • Matteo Iacuzio † (1775 - 1778) (per la seconda volta)
  • Anselmo Toppi † (1778 - 1781)
  • Vitantonio Santamaria † (1781 - 1784)
  • Nicola Verduzio † (1784 - 1786)
  • Isidoro Bevere † (1786 - 1789)
  • Raffaele Aurisicchio † (1789 - 1793)
  • Ferdinando Pastena † (1793 - 1796)
  • Urbano de Martinis † (1796 - 1797)
  • Tommaso Fiorilli † (1797 - 1800)
  • Eugenio Mauro † (1800 - ? )
  • Raimondo Morales † (1806 - 1846 deceduto)
  • Raffaele de Cesare † (25 aprile 1847[18] - 1850)
  • Giuseppe Svizzeri † (1850 - 1853)
  • Gioacchino Cessari † (1853 - 1856)
  • Giacomo Abignente † (1856 - 1859)
  • Guglielmo de Cesare † (15 maggio 1859 - 17/18 gennaio 1884 deceduto)
  • Vittore Maria Corvaia † (18 gennaio 1884 succeduto - 12 luglio 1908 dimesso)
  • Carlo Gregorio Maria Grasso † (settembre 1908 - 7 aprile 1915 nominato arcivescovo di Salerno)
  • Giuseppe Ramiro Marcone † (11 marzo 1918 - 1 luglio 1952 deceduto)
  • Anselmo Ludovico Tranfaglia † (17 dicembre 1952 - 1968 deceduto)
  • Bruno Roberto D'Amore + (31 agosto 1968 -1975 deceduto) amministratore apostolico nominato abate; * Sede vacante (1975-1979)
  • Tommaso Agostino Gubitosa † (15 ottobre 1979 - 1989 deceduto)
  • Francesco Pio Tamburrino (29 novembre 1989 - 14 febbraio 1998 nominato vescovo di Teggiano-Policastro)
  • Tarcisio Giovanni Nazzaro (24 giugno 1998 - 15 novembre 2006 dimesso)
    • Sede vacante (2006-2009)[19]
  • Beda Umberto Paluzzi (18 aprile 2009 - 18 aprile 2014 dimesso)
  • Riccardo Luca Guariglia, dal 20 settembre 2014

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2013 su una popolazione di 232 persone contava 232 battezzati, corrispondenti al 100,0% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 9.607 9.607 100,0 53 18 35 181 56 54 10
1970 9.980 9.990 99,9 45 12 33 221 34 57 10
1980 9.000 9.010 99,9 35 10 25 257 34 61 8
1990 9.902 9.912 99,9 31 8 23 319 31 56 8
1998 13.948 14.098 98,9 23 9 14 606 24 32 8
1999 14.800 15.000 98,7 24 11 13 616 22 30 9
2000 15.400 15.573 98,9 21 9 12 733 21 27 9
2001 15.000 15.500 96,8 19 9 10 789 19 26 9
2002 15.000 15.500 96,8 20 11 9 750 17 25 9
2003 15.000 15.600 96,2 22 14 8 681 1 11 19 9
2004 15.800 16.000 98,8 22 12 10 718 12 26 9
2007 16.500 17.280 95,5 16 8 8 1031 14 15 1
2013 232 232 100,0 12 3 9 19 23 4 1

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'elenco delle parrocchie è pubblicato in AAS 97 (2005), pp. 794-795.
  2. ^ Zigarelli, Storia della cattedra di Avellino, I, p. 70. Kehr, Italia pontificia, IX, p. 129.
  3. ^ Tranfaglia, L'Italia benedettina, p. 381.
  4. ^ Il decreto vescovile in: Zigarelli, Storia della cattedra di Avellino, I, pp. 72-77.
  5. ^ Zigarelli, Storia della cattedra di Avellino, I, pp. 83-88.
  6. ^ Zigarelli, Storia della cattedra di Avellino, I, pp. 108-111.
  7. ^ Kehr, Italia pontificia, IX, pp. 130-131.
  8. ^ a b c Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  9. ^ Le origini del monastero dal sito web dell'abbazia.
  10. ^ Tranfaglia, L'Italia benedettina, p. 400.
  11. ^ AAS 71 (1979), pp. 1363-1364.
  12. ^ AAS 97 (2005), pp. 794-795.
  13. ^ Adista, 28 novembre 2006
  14. ^ a b c d e f g h i j k l Potito D'Arcangelo, Ecclesia Sancte Marie Montis Virginis. La Congregazione verginiana dalle origini all'età sveva, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 2010-2011, p. 193.
  15. ^ A questo abate viene assegnato normalmente il numero II, benché il fondatore, Guglielmo da Vercelli, non fu mai abate di Montevergine.
  16. ^ Pietro II e i successivi abati claustrali furono nominati direttamente dai romani pontefici.
  17. ^ Nel 1651 fu nominato vescovo di Lacedonia.
  18. ^ Moroni, p . 247.
  19. ^ Dal 15 novembre 2006 fu amministratore apostolico Beda Umberto Paluzzi, in seguito nominato abate.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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