Duomo di Ravello

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Basilica di Santa Maria Assunta
Facciata della Basilica di Santa Maria Assunta in piazza Duomo.
StatoItalia Italia
RegioneCampania
LocalitàRavello
Coordinate40°38′57.52″N 14°36′43.34″E / 40.64931°N 14.61204°E40.64931; 14.61204
Religionecattolica di rito romano
TitolareMaria Assunta
Architettoromanico, barocco
Inizio costruzione1086
CompletamentoXIII secolo
Sito webwww.chiesaravello.com/

La basilica di Santa Maria Assunta e San Pantaleone è il principale luogo di culto cattolico di Ravello, in provincia di Salerno; fino al 1818 sede vescovile della diocesi di Ravello, attualmente è sede dell'omonima parrocchia appartenente all'arcidiocesi di Amalfi-Cava de' Tirreni.[1]

Il 10 luglio 1918 papa Benedetto XV ha elevato l'ex cattedrale al rango di basilica minore.[2]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Navata centrale del Duomo.

È stato fondato nel 1086-1087 sul modello dell'abbazia di Montecassino: a questo periodo risale la messa in opera degli architravi romani di reimpiego, visibili sulle tre porte nella facciata[3].

Notevole è il portale centrale, a formelle bronzee, opera di Barisano da Trani datata 1179, donate da Sergio Muscettola, marito di Sigilgaida Pironti. Nella formella centrale della terza fila del battente sinistro si legge:[4]

(LA)

«Anno millesimo centesimo septuagesimo nono Incarnacio Iesu Christo Domino Nostro memento Domine famulo tuo Sergio Musetule et uxori sue Sicligaude et filiis suis Mauro et Iohannes et filia sua Anna qot ista porta facere agit ad honorem Dei et Sancte Marie Virginis»

(IT)

«Ricorda, o Signore, il tuo servo Sergio Muscettola e sua moglie Sigilgaida e i suoi figli Mauro e Giovanni, e sua figlia Anna, poiché egli fece fare questa porta nell'anno 1179 dell'Incarnazione di nostro Signore Gesù Cristo, per l'onore di Dio e della Santa Maria Vergine»

(Iscrizione sul battente sinistro)

Nel XVIII secolo fu demolito il portico antistante la facciata (ne rimangono quattro colonne). Nello stesso secolo, l'interno era stato ridecorato con stucchi barocchi, successivamente rimossi (sono stati conservati solo nel transetto e nell'abside)[5].

All'interno due splendidi amboni a intarsi marmorei lo arricchiscono fronteggiandosi: a destra l'ambone del Vangelo, opera di Nicola di Bartolomeo da Foggia (1272), e a sinistra un altro di derivazione bizantina, con la raffigurazione dell'episodio biblico del profeta Giona e del mostro marino, donato dal secondo vescovo di Ravello (1130).

Nella cappella seicentesca a sinistra del presbiterio è custodita l'ampolla del sangue di san Pantaleone, reliquia presente in Ravello già nel 1112 e che, ogni anno, presenta il fenomeno della liquefazione.

L'organo a canne, che si articola in due corpi fonici (quello maggiore su cantoria in controfacciata, con consolle indipendente a trasmissione meccanica, quello corale nel braccio destro del transetto) è stato costruito da Ponziano Bevilacqua ed è stato inaugurato nel 2005. Esso dispone di 35 registri per un totale di 2436 canne; la consolle principale è mobile indipendente, è situata nei pressi del presbiterio e ha tre tastiere e pedaliera.[6]

Il campanile a due piani, con bifore e archi intrecciati, risale al XIII secolo.

Tabernacolo contenente il sangue di San Pantaleone, situato dietro l’altare minore di Santa Maria Assunta e San Pantaleone, nella Basilica omologa di Ravello (Sa).

Campanile[modifica | modifica wikitesto]

Reliquie di sangue[modifica | modifica wikitesto]

Il suo sangue (raccolto, secondo la tradizione risalente al XII secolo, da Adamantio, testimone del martirio) era originariamente conservato in un'unica ampolla, custodita nella chiesa a lui dedicata (oggi monumento ai caduti) a Ravello. In seguito quest'ampolla, con l'unione di questa ed altre due chiese in quella agostiniana, fu traslata nel Duomo.

I vescovi di Ravello incominciarono a donarne piccole quantità ad altre comunità: così nacquero le ampolle (molto più piccole) custodite a Costantinopoli, Montauro, Martignano, Limbadi, Caiazzo, nella chiesa del Purgatorio a Lanciano, donate dal vescovo di Ravello Paolo de Curtis a Mons. Paolo Tasso nel 1593, nella chiesa del Santissimo Salvatore all'Immacolata di Irsina e nel monasterio de la Encarnación di Madrid. Nel XVII secolo l'ampolla di vetro custodita nel Duomo di Ravello subì un'incrinatura, tuttora visibile. Per evitare danni ulteriori fu deciso di esporre l'ampolla in un ambiente racchiuso da due grate di ferro, murate.

La liquefazione del sangue di San Pantaleone[modifica | modifica wikitesto]

Ogni anno nel mese di luglio, o in occasione di miracoli ottenuti dal santo, avviene il fenomeno della liquefazione del sangue di San Pantaleone.

L'ampolla che contiene il sangue è custodita in Duomo, in una piccola camera al centro della cappella dedicata al santo realizzata nel 1643 dal vescovo Bernardino Panicola che ve ne fece la traslazione con una solenne processione per la città.

L'ampolla è visibile attraverso le inferriate che la chiudono. La liquefazione avviene spontaneamente, senza che l'ampolla venga mossa né agitata.

Il 17 marzo 2020, proprio nel pieno della pandemia da COVID-19, si è verificata una liquefazione straordinaria del sangue al termine della preghiera rivolta al Santo dal parroco del Duomo in diretta streaming[7].

Lo stesso fenomeno si verifica anche nelle ampolle custodite a Martignano, Limbadi, a Montauro, a Vallo della Lucania e nel monasterio de la Encarnación a Madrid.

Una piccola parte di sangue è conservata in un'ampolla custodita nella chiesa di San Tomaso a Padova, ma qui il sangue rimane sempre liquido e di colore rosso.

Nicola di Bartolomeo da Foggia
Busto di Sigilgaida Rufolo

Musei del duomo di Ravello[modifica | modifica wikitesto]

Museo dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo dell'Opera è alloggiato negli ambienti della cripta. Ospita una raccolta di antichi materiali lapidei, urne cinerarie romane e reliquiari cristiani.

Di particolare interesse sono alcuni degli elementi scultorei superstiti del bestiario medievale che componevano il ciborio originale (1279) del duomo, opera di Matteo da Narni e dono di Matteo Rufolo (e che fu rimosso nel 1773 a causa delle sue cattive condizioni statiche): il ciborio s'innalzava su quattro colonne con capitelli corinzi che reggevano gli architravi decorati a mosaico e con i simboli dei quattro Evangelisti. Al di sopra si elevava una cupoletta a due ordini sovrapposti di colonnine: il primo da 24 e il secondo da 16 colonnine più piccole. Il tondo mosaicato dell'Agnus Dei coronava il fastigio. L'aquila, simbolo dell'evangelista Giovanni, fino al 1973 era stata collocata sulla lunetta del portale principale del Duomo. Un disegno a colori ripropone l'immagine del ciborio ricomposto sulla base delle ricerche di Don Giuseppe Imperato Senior e de rilievi e dei riscontri effettuati dall'arch. Alberto White.

Da notare poi il cosiddetto busto di Sigilgaida Rufolo (opera di Nicola di Bartolomeo da Foggia) che in passato era collocato sul portale di accesso all'ambone del Vangelo. Il viceré Pedro de Toledo, colpito dalla bellezza della scultura, nel 1540 ordinò di trasferirla a Napoli, da dove fu restituita poco tempo dopo per le rimostranze dei ravellesi.[8]

Altra importante scultura medievale è Il falconiere (XIII secolo), opera legata al gusto antichizzante di Federico II di Svevia.[9]

Pinacoteca d'arte medievale e moderna[modifica | modifica wikitesto]

SI accede alla Pinacoteca d'arte medioevale e moderna dalla navata sinistra del Duomo.

La Pinacoteca espone arredi liturgici ed una quadreria dal XVI al XIX secolo, costituita da dipinti che provengono dalle cappelle del Duomo non più esistenti o da chiese vicine: tra questi figurano il polittico di Giovanni Filippo Criscuolo e opere di Giovanni Angelo e Giovanni Antonio D'Amato; l'ambiente ospita anche mostre temporanee d'arte.

Dalla Pinacoteca si trova l'accesso all'antica Via Tecta che ospita la raccolta d'arte contemporanea. Sono raccolte diverse opere di arte contemporanea, tra cui:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Le parrocchie, su diocesiamalficava.it. URL consultato il 18 settembre 2016.
  2. ^ (EN) Basilica di S. Maria Assunta e S. Pantaleone, su GCatholic.org. URL consultato il 18 settembre 2016.
  3. ^ Pensabene 2011.
  4. ^ Il Duomo, su museoduomoravello.com. URL consultato il 18 settembre 2016.
  5. ^ Oggetto di restauri negli anni trenta del XX secolo ad opera dell'architetto Gino Chierici che modificò la facciata barocca. Successivamente negli anni settanta, anche gli interni furono spogliati della veste barocca, costituita da volte e pilastri che inglobavano le colonne romaniche, realizzati per consolidare le strutture danneggiate da eventi sismici. Dopo diversi anni di fermo cantiere, finalmente nel 1996, il soprintendente della Soprintendenza BB.AA. SS. di Salerno e Avellino, arch. Ruggero Martines, riuscì a reperire i fondi per ultimare i lavori di restauro. Sotto la sua guida con la collaborazione e la consulenza dell'arch. Alberto White il cantiere fu riaperto con il completamento dell'opera ed oggi l'insigne monumento sacro, in un contesto spaziale in cui dialogano l'aula a tre navate romanica ed il presbiterio barocco, può degnamente ospitare i pregevoli tesori artistici, anch'essi restaurati.
  6. ^ Emiliano Amato, Ravello, inaugurazione Grande Organo del Duomo in diretta streaming, su ilvescovado.it, 22 luglio 2010. URL consultato il 18 settembre 2016.
  7. ^ liquefazione atipica, su Il Vescovado.
  8. ^ Sigilgaida Rufolo in Germania fino a febbraio, su ilvescovado.it, 15 settembre 2010. URL consultato il 18 settembre 2016.
  9. ^ Collezioni, su museoduomoravello.com. URL consultato il 18 settembre 2016.
  10. ^ Giobbe, su leg13.camera.it. URL consultato il 18 settembre 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV. a cura di Ruggero Martines, Il Duomo di Ravello, Ed. BetaGamma, Bologna 2001.
  • AA.VV., L'organo monumentale di Ravello, a cura dell'Associazione Ravello Nostra - Parrocchia Santa Maria Assunta, Prismi Editrice, Napoli 2015.
  • Alberto White, Il ciborio della Cattedrale di Ravello. Un'ipotesi ricostruttiva e qualche notazione, in «Atti della Giornata di Studi per il IX Centenario della fondazione della Diocesi di Ravello», 1987, pp. 175–189
  • Guido Fulchignoni, Ravello: le cento chiese, Amalfi, Centro di cultura e storia amalfitana, 2001, ISBN non esistente.
  • Patrizio Pensabene, Il reimpiego a Ravello: il caso del Duomo, in Con lo sguardo a Levante. Scritti in onore di Claudia Barsanti, Rivista dell'Istituto di Archeologia e Storia dell'Arte, 66, 2011, pp. 57-94.

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