Li Galli

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Li Galli
Isolotti de Li Galli (Costiera Sorrentina).jpg
Geografia fisica
LocalizzazioneMar Tirreno
Coordinate40°34′51.72″N 14°25′56.37″E / 40.581032°N 14.432324°E40.581032; 14.432324Coordinate: 40°34′51.72″N 14°25′56.37″E / 40.581032°N 14.432324°E40.581032; 14.432324
Numero isole3
Geografia politica
StatoItalia Italia
RegioneCampania Campania
ProvinciaSalerno Salerno
ComunePositano-Stemma.png Positano
Demografia
Abitantidisabitate
Cartografia
Li Galli - OpenStreetMap.png
Mappa di localizzazione: Campania
Li Galli
Li Galli
voci di isole d'Italia presenti su Wikipedia

Li Galli è un arcipelago appartenente al comune di Positano (SA), ubicato pochi chilometri a sud della penisola sorrentina e costituito da tre isole: Gallo Lungo, La Rotonda e Dei Briganti a nord della Rotonda[1].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Gallo Lungo è la più grande delle tre ed è l'unica ad essere stata abitata fin dai tempi dei Romani: ha una forma allungata che si estende per circa 400 m con una larghezza variabile che verso il centro è di circa 100 m e verso la «testa» è di circa 200 m.

A ovest di Gallo Lungo si trovano La Rotonda e Dei Briganti a nord della Rotonda, denominazione quest'ultima riportata sul sito del comune di Positano[1], anche se più comunemente l'isola viene indicata sui testi con il nome di La Castelluccia.

Gli isolotti sono ricoperti di erba e di arbusti, con una grande abbondanza di narcisi.

Storia antica[modifica | modifica wikitesto]

Strabone, geografo greco del I secolo a.C. (63-19) descrisse per la prima volta le tre isole in due brani: il primo nel libro I (2, 12, 13, = C 22-23) e il secondo nel libro V (4,8 = C 247), identificandole come sedi delle sirene e dando loro il nome di Sirenai o Sirenussai.

Non è casuale l'accostamento de Li Galli con le Sirene: queste ultime rappresentano nella mitologia greca gli ostacoli e i pericoli alla navigazione ed è proprio in quel tratto di mare che le correnti portavano spesso le imbarcazioni a schiantarsi contro di esse, naufragando. Il piccolo arcipelago si trova sul cammino che collega il Circeo a Scilla e Cariddi, ossia allo stretto di Messina. I navigatori incontrano Li Galli dopo aver attraversato il golfo dei Ciclopi e superato le Bocche di Capri, un passaggio importante e difficile per la navigazione antica, soprattutto con tempo ventoso[2]. Da Li Galli invece, i corsari potevano controllare l'ingresso o l'uscita dalle Bocche; da cui il nome di uno dei galli: l'isola dei Briganti.

Si vuole che il nome Li Galli derivi dalla iconografia delle Sirene nell'arte figurata greca arcaica, nella quale vengono immaginate metà donna e metà uccello: le Sirene «greche» quindi non vanno confuse con le Sirene metà donna e metà pesce della fantasia popolare, alimentata peraltro da molte pellicole e cartoni animati. L'accostamento più immediato che si può fare con le sirene «pennute» è quindi quella della gallina o del gallo: da qui il nome Li Galli ancora oggi utilizzato.

Nel 1225 Federico II di Svevia donò le tre isole al monastero di Positano denominandole «tres Sirenas quae dicitur Gallus».La Donazione fu revocata per inadempienze e tornò ai legittimi proprietari tedeschi anglosvevi curlandesi, quale bene monastico dinastico imprescrittibile ed inalienabile, non usocapionabile, i Principi anglo-svevi, pronipoti di Federico II ed Isabella d'Inghilterra, gli Hohenstaufen Avril de Buren Anjou von Saxe Coburgo Gotha, ramo fiorente in Russia e Ducato di Curlandia, nel 1900, italianizzati .

Nel 1848, la famiglia dei Conti di Guissi tentò di costruirvi una fattoria per l'allevamento dei conigli. Dopo un successo iniziale, nel 1873 una terribile tempesta colpì l'arcipelago e affogò tutti i conigli[3].

Alla fine del XIX secolo e all'inizio del XX secolo, Li Galli rimanevano selvaggi e poco visitati, salvo per le battute di caccia alla quaglia effettuate nel mese di maggio dai numerosi cacciatori della costa[3].

Storia moderna[modifica | modifica wikitesto]

Li Galli hanno da sempre esercitato un grande fascino, tanto da renderle ambite da molti personaggi famosi. Nel 1924 il coreografo e ballerino russo Leonide Massine acquistò l'arcipelago, facendo costruire su quelle rovine una magnifica villa che l'architetto Le Corbusier abbellì ulteriormente. La proprietà passò poi ad un altro celeberrimo ballerino russo, Rudolf Nureyev, che l'acquistò nel 1989: poco dopo la sua morte, avvenuta nel 1993, l'arcipelago è passato in mano ad altri privati.

L'arcipelago fa parte dell'Area Marina Protetta di Punta Campanella.

Mitologia[modifica | modifica wikitesto]

Come già detto, Li Galli viene identificato con il luogo in cui le sirene vivevano e ammaliavano i marinai in transito, facendoli naufragare contro gli scogli[4][5][6].

La mitologia narra di due navi che sono riuscite a scampare questo triste destino: quella di Ulisse, di ritorno dalla guerra di Troia, e quella degli Argonauti.

Nell'Odissea di Omero, Ulisse non volle rinunciare a sentire il canto delle sirene e così, su consiglio dalla maga Circe, si fece legare all'albero della nave, ma solo dopo aver turato con della cera le orecchie dei suoi marinai: egli poté quindi estasiarsi al loro canto mentre la nave continuò indisturbata il suo cammino.

Gli Argonauti, invece, si salvarono grazie alla bravura di Orfeo che prese a suonare la lira, surclassandone il canto; le sirene, per l'umiliazione subita, si buttarono in mare e furono tramutate in sassi.

Arcipelago Li Galli visto dai Colli di Fontanelle

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (IT) Il Territorio, su comune.positano.sa.it, Comune di Positano. URL consultato il 18 gennaio 2018.
  2. ^ (FR) Victor Bérard, Les Phéniciens et l'Odyssée, Parigi, Armand Colin, 1902, p. 339.
  3. ^ a b (FR) Victor Bérard, Les Phéniciens et l'Odyssée, Parigi, Armand Colin, 1902, p. 341.
  4. ^ Enciclopedia italiana di scienze, lettere ed arti - Volume 31 - Giovanni Gentile, Calogero Tumminelli - Istituto Giovanni Treccani, Roma, 1929-39 - Pag 878
  5. ^ Rivista marittima, Parte 4 - Ministero della marina, 1930 - Pag 135
  6. ^ Storia della Magna Grecia, Volume 1 - Emanuele Ciaceri - Società Editrice Dante Alighieri, 1932 - Pag 309

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]