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Grotte di Castelcivita

Coordinate: 40°29′43.76″N 15°12′32.98″E
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Grotte di Castelcivita
Ingresso alle grotte
EpocaPaleolitico
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
ComuneCastelcivita
Scavi
Data scoperta7 febbraio 1889
Date scavi1972, 1975-1988, 2016, 2023
OrganizzazioneUniversità di Siena
Amministrazione
Visitabilesi
Visitatori8 000 (2021)
Sito webwww.grottedicastelcivita.com/
Mappa di localizzazione
Map
Grotte di Castelcivita
Stato
Altitudine94 m s.l.m.
Esplorazione7 febbraio 1889
Altri nomiGrotte di Spartaco

Le grotte di Castelcivita sono un rilevante sito archeologico in un complesso di cavità carsiche di grande valore naturalistico nel comune campano di Castelcivita in provincia di Salerno[1].

Sono conosciute anche come grotte di Spartaco, a causa della leggenda secondo la quale il gladiatore vi si rifugiò dopo essere stato sconfitto in battaglia dall'esercito romano.[2]

La prima esplorazione documentata in epoca moderna delle grotte avvenne il 7 febbraio 1889. Questa fu condotta da due giovani fratelli di Controne, Giovanni e Francesco Ferrara, di rispettivamente anni 14 e 16. I due fratelli portarono con loro due lucerne ad olio e alcuni fiammiferi in modo da potersi orientare nelle cavità che già a partire da pochi metri dall’ingresso erano immerse in un buio totale. Dopo un'esplorazione di circa 300 metri i due fratelli rimasero intrappolati in una zona della grotta pregna di guano di pipistrello e anidride carbonica[senza fonte].

La carenza di ossigeno rese la combustione dell’olio delle lucerne impossibile, lasciando i due giovani all’oscurità e senza alcun orientamento. Fu solo dopo 6 giorni che i primi soccorsi riuscirono a localizzare i due fratelli che, in assenza di cibo e di acqua, versavano in gravi condizioni di salute. Giovanni fu il primo ad essere estratto vivo il 13 febbraio. Il giorno dopo venne ritrovato vivo anche Francesco che però morì durante il trasporto verso la sua abitazione. Di questi fatti resta il resoconto fatto da Giovanni con un manoscritto[senza fonte].

Esplorazioni successive

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Dopo il tragico evento non fu condotta nessun'altra esplorazione per circa 40 anni[senza fonte].

Fu solo nel 1920 che un farmacista di Castelcivita di nome Nicola Zonzi tornò nelle grotte per un'esplorazione preliminare. Fu poi a seguito del suo rapporto che negli anni '20 e '30 del XX secolo le grotte furono mappate in modo sistematico dagli speleologi[3]. Dagli anni '70 le ricerche archeologiche sono condotte dall'Università di Siena, in collaborazione con la collaborazione della Soprintendenza Archeologia della Campania[1].

Le grotte di Castelcivita sono un complesso di cavità carsiche sulla sponda destra del fiume Calore a trecento metri circa dal Ponte Paestum ; sono particolarmente ricche di stalattiti e stalagmiti dalle più disparate forme. Si estendono per svariati chilometri nel massiccio degli Alburni principalmente nei comuni di Castelcivita e Controne[1].

Nelle grotte sono stati rinvenute tracce di occupazione da parte dell'uomo di Neandertal[4], risalenti ad un periodo compreso tra 47.000 e 43.000 anni dal presente, e quelle dei primi europei (EEMH, da European early modern humans in inglese), databili a 43.000-42.000 anni dal presente, fatto particolarmente interessante nello studio delle cause che portarono alla sostituzione dei Neaderthal con i Sapiens[5].

I reperti attribuiti all'Homo sapiens, manufatti litici, oggetti d’ornamento su conchiglie marine, e resti di animali cacciati e mangiati, sono stati classifcati come Uluzziani e Protoaurignaziano, tra le più antiche testimonianze degli EEMH in Italia[5].

Studi approfonditi hanno determinato che queste prime genti della specie H Sapiens, possedevano noteli capacità nella fabbricazione di archie e frecce, ma anche nella lavorazione degli alimenti, come testimoniato dal ritrovamento di un pestello per macinare i cereali selvatici, datato a circa 40.000 anni dal presente, ovvero circa 30.000 anni prima del periodo in cui si pensa l'Homo Sapiens abbia iniziato a praticare l'agricoltura.[6][5][7]

Significativo anche il ritrovamento di resti di cavedani, trote e anguille,[8] che hanno ampliato la conoscenza delle loro abitudini alimentari.

  1. 1 2 3 Grotte di Castelcivita, su Grotte di Castelcivita. URL consultato l'11 ottobre 2025.
  2. La leggenda di Spartaco, su grottedicastelcivita.com. URL consultato il 3 marzo 2023.
  3. Napolista, Castelcivita: le Grotte regalate al turismo dalla passione dell’uomo, su ilNapolista, 1º giugno 2016. URL consultato il 9 settembre 2020.
  4. Castelcivita, nuove scoperte sull'uomo di Neanderthal dai reperti delle grotte, su unotvweb.it. URL consultato il 9 settembre 2020 (archiviato dall'url originale il 10 agosto 2020).
  5. 1 2 3 Riprendono gli scavi dell’Università di Siena alle Grotte di Castelcivita (Salerno) | Dipartimento di Scienze fisiche, della Terra e dell’ambiente, su www.dsfta.unisi.it. URL consultato l'11 ottobre 2025.
  6. Il nuovo primato di "mugnai preistorici" va ai Neanderthal italiani, su focus.it. URL consultato il 6 agosto 2023.
  7. M. Mariotti Lippi, B. Aranguren, S. Arrighi, D. Attolini, S. Benazzi, F. Boschin, S. Florindi, A. Moroni, F. Negrino, P. Pallecchi, L. Pisaneschi, J. Riel-Salvatore, A. Ronchitelli e A. Revedin, New evidence of plant food processing in Italy before 40ka, in Quaternary Science Reviews, vol. 312, 2023.
  8. Paolo Villa, Sylvain Soriano, Luca Pollarolo, Carlo Smriglio, Mario Gaeta, Massimo D’Orazio, Jacopo Conforti e Carlo Tozzi, Neandertals on the beach: Use of marine resources at Grotta dei Moscerini (Latium, Italy), in Plus One, 2020.

Voci correlate

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