Grotte del Bue Marino

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Grotte del Bue Marino
Grotte del bue marino dorgali o.jpg
Ingresso alla grotta del Bue Marino
StatoItalia Italia
RegioneSardegna Sardegna
ProvinceNuoro Nuoro
ComuniDorgali
Altitudinem s.l.m.
Coordinate40°17′N 9°38′E / 40.283333°N 9.633333°E40.283333; 9.633333Coordinate: 40°17′N 9°38′E / 40.283333°N 9.633333°E40.283333; 9.633333
Mappa di localizzazione: Italia
Grotte del Bue Marino
Grotte del Bue Marino

Le grotte del Bue Marino sono delle grotte litoranee situate nel territorio del comune di Dorgali nella costa orientale della Sardegna. Devono il loro nome dall'appellativo in lingua sarda della foca monaca, mammifero marino ritenuto ormai scomparso dalla zona a causa della eccessiva pressione antropica.

Lunga più di 20 chilometri, dopo un ingresso in comune, la grotta si dirama i tre distinti tronconi: il Ramo nord, il Ramo di mezzo e il Ramo Sud.

Il Ramo Nord è composto da una parte fossile dove l'attività carsica è cessata e una parte di circa 7 chilometri mentre è ancora attiva la porte di Ramo detta dei "Cecoslovacchia" caratterizzato da 42 sifoni e altrettanti laghi. Complessivamente il Ramo Nord è lungo 9 chilometri. Il Ramo nord è stata la prima parte della grotta ad essere attrezzata per il pubblico, aperta fino agli anni 80 in seguito venne chiuso per essere riaperto ultimamente sino 2017 con un percorso turistico suddiviso in tre gallerie per un totale di 650 metri di percorso.

Il Ramo Sud con un estensione di circa 8 chilometri è quello che rimane dell'antica riaorgenza del Codula Ilune e attualmente si riattiva solo dopo grandi piogge. Questo ramo è caratterizzato da gallerie molto ampie fiumi e laghi sotterranei. La parte aperta al pubblico comprende un percorso lungo circa un chilometro, questa parte è formata da un'ampia galleria ed ricca di stalattiti e stalagmiti che si specchiano nelle acque limpide di un ampio lago sotterraneo salato (oltre 1 chilometro di superficie, ritenuto tra i maggiori al mondo) e formando effetti cromatici con molteplici tonalità.


Questo settore termina nella "Spiaggia delle foche" , luogo nel quale la foca monaca si riproduceva e luogo nel quale le acque dolci alimentate da vari fiumi sotterranei si mescolano con l'acqua del mare. L'antro continua ancora per diversi chilometri all'interno dell'altopiano carsico del Supramonte, con ambienti ritenuti molto belli dagli speleologi subacquei.

Il Ramo di Mezzo, formato da grandiose condotte sommerse con ben 38 sifoni, è lungo circa 5 km, ed è stato esplorato negli anni 70 per i primi 500 m dal famoso speleosub tedesco Jochen Hasenmayer e in seguito da speleosub della Repubblica Ceca. Le esplorazioni, attualmente sono ancora in corso.

La grotta è importante anche dal punto di vista archeologico. Su una parete della parte iniziale sono state rinvenute delle incisioni rupestri risalenti alla cultura di Ozieri rappresentanti una danza intorno ad un particolare intaglio ritenuto dagli studiosi una rappresentazione del disco solare. Sono raggiungibili via mare e il porto più vicino è quello di Cala Gonone, oppure con una camminata di 50 minuti.

A seguito di un'esplorazione effettuata nel mese di giugno 2016 da un gruppo di Speleosub, è stata effettuata la congiunzione con le grotte de Su Molente, Monte Longos e Su Palu, unendola al complesso carsico della Codula di Ilune, per un totale di 70 km che fino al 2019 costituiva il primato italiano di grotta più lunga percorribile.

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