Chiesa di San Michele Arcangelo (Padula)

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Chiesa di San Michele Arcangelo
Facciata della chiesa di Sant'Angelo.jpg
Facciata della Chiesa di San Michele Arcangelo
Stato Italia Italia
Regione Campania Campania
Località Padula
Religione cattolica
Titolare Michele Arcangelo
Diocesi Diocesi di Teggiano-Policastro

Coordinate: 40°20′25.02″N 15°39′32.2″E / 40.340283°N 15.658944°E40.340283; 15.658944

La chiesa di San Michele Arcangelo (o Sant'Angelo) è la chiesa madre di Padula.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Situata nel punto più alto del paese, risale al IX-X secolo e fu probabilmente fondata da un gruppo di abitanti di Cosilinum, costretti ad abbandonare il loro originario insediamento.

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La facciata è suddivisa in tre sezioni da una scansione di doppie lesene: ognuna delle parti ha il suo ingresso inquadrato da portali di pietra in corrispondenza delle navate,al vertice della facciata, in una nicchia è collocata la statua in pietra dell'Arcangelo Michele, inquadrata da un timpano triangolare.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno della Chiesa
Acquasantiera in pietra di Padula, attribuita ad Andrea Carrara.

L'interno ha una pianta a croce latina a tre navate. La navata maggiore,con copertura a volta affrescata da Rocco Pennino nel 1954,si conclude con una cupola con lanterna riccamente affrescata. Le navate laterali presentano una serie di cappelle, all'ingresso della navata laterale destra si trova la cappella dell'Immacolata Concezione, che custodisce il fonte battesimale, gli altari dedicati a Sant'Anna, a San Raffaele Arcangelo, alla Madonna del Suffragio e, in fondo, vi è la cappella del Crocifisso, delimitata da un arcone. Lungo la navata della cappella sinistra si trovano invece l'ingresso al campanile, gli altari dedicati a Sant'Alfonso Maria de' Liguori, a San Francesco di Paola, alla Madonna di Pompei e, infine vi è la cappella del Cuore di Gesù. Sull'ingresso della navata maggiore è collocato un maestoso organo a canne tardo settecentesco. Il presbiterio, delimitato da una balaustra in marmi policromi, è sollevato di due gradini rispetto all'aula e si conclude con un'abside: al centro vi è l'imponente altare maggiore,in pietra locale e marmi policromi, del 1702, sormontato da un'edicola in marmi policromi e vetro dov'è collocata la statua dell'Arcangelo Michele, patrono di Padula. La chiesa conserva diverse opere provenienti dalla Certosa di San Lorenzo: l'acquasantiera,posta all'inizio della navata principale,decorata con teste di putti e foglie d'acanto ed attribuita ad Andrea Carrara, il confessionale con colonnine tortili, collocato nella navata sinistra, l'altare ligneo intarsiato, di fattura settecentesca,collocato nella sacrestia. Sempre nella sacrestia si trova anche il dittico su legno di Stefano Sparano,datato 1509, sul quale sono raffigurati i santi Giovanni Evangelista e Agostino: tale opera proviene dalla chiesa di Sant'Agostino, mentre nella cappella del Crocefisso vi sono due statue provenienti dalla vicina Chiesa di San Nicola de Domnis, la Madonna delle Grazie, attribuita a Giovanni Da Nola, databile al secondo decennio del XVI secolo e Il Cristo benedicente, attribuito alla bottega degli Alamanno, databile alla fine del Quattrocento.

Il campanile[modifica | modifica wikitesto]

Il campanile alto poco più della chiesa è composto da 5 campane. Le due campane minori situate sul tetto. Le due campane medie al penultimo piano e la campana maggiore situata al primo piano.Questa è la più grande della diocesi di Teggiano- Policastro, del Vallo di Diano e della Campania ( peso 2.600 Kg ).

San Michele Arcangelo a Padula[modifica | modifica wikitesto]

San Michele Arcangelo (patrono di Padula), si festeggia principalmente l'ultima Domenica di Maggio o la Terza ( ma viene festeggiato anche in altre occasioni.)

In quest'occasione tutte le statue delle altre chiese parrocchiali e delle cappelle del paese, fino agli anni '70, «si recavano in visita» al protettore San Michele, per la solenne funzione delle ore undici celebrata dal vescovo in Chiesa Madre. Oggi solo San Francesco e Sant'Antonio giungono dal Convento e vengono accomodate lungo le navate laterali della chiesa Madre già prima della liturgia, al termine della quale sono disposte in teoria sul piazzale antistante in attesa del Santo, che esce dalla chiesa adorno degli ori e di primizie, in particolare ciuffi di ciliegie messi in bell'ordine.. Dopo la solenne funzione a cui partecipa tutto il popolo Padulese, si aspetta che esca il Santo Patrono accompagnato dal maestoso suono delle campane e dalla banda musicale. Aprono la processione i ministranti con la croce, seguono i stendardi delle congreghe e le devote, poi la statua di San Francesco e Sant'Antonio, i cindi, le Figlie di Maria , il Terz'Ordine Francescano, i bambini della prima comunione, la banda musicale, la statua del Santo Patrono e tutto il popolo.

Una volta ritornati davanti la Chiesa Madre San Francesco e Sant'Antonio salutano con un inchino San Michele e ritornano al Convento mentre vengono distribuite ciliege benedette.

Il racconto delle antiche modalità di svolgimento delle feste padulesi è tramandato da don Arcangelo Rotunno, sacerdote e benemerito archeologo e letterato, vissuto tra la metà dell'Ottocento e la fine degli anni Trenta. «Oltre il suono giulivo delle campane della Chiesa Madre, anche quelle delle altre chiese squillano a festa per il Santo Patrono nei predetti giorni e in altri simili». «La sera della vigilia della solennità del Patrono si accendono per le vie i falò, le Sacre cerimonie montane - vere villeggiature pel popolo, - sono allietate dal suono delle cennamelle e della cornamusa». «A volte dei vaghi cinti o castelli di candele ornati di fiori e di nastri, seguono i questuanti o la processione prima di essere consegnati ai procuratori della festa: i quali procuratori si fanno, nelle collette per l'abitato, precedere da uno stendardo a mo' di panno da testa o di scialle adorno di una immagine del festeggiato per la sottoscrizione. E quel drappo preceduto dalla musica, si porta al favorito dalla sorte la sera; e, allora, cerimonie e cortesie. Ragazze (verginelle) ornate di fiori naturali o artificiali, abbigliate per la circostanza, ordinariamente o in maggioranza in candida veste, partecipano, serie e modestissime, ai convegni, alla processione che sosta ove brucia, scoppia la batteria». «La sera delle maggiori solennità, nella Piazza Umberto I o in altro piazzale, si bruciano fuochi artificiali più o meno numerosi, svariati e attraenti».

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

    • AA. VV., Padula prima e durante la Certosa, Grafiche Zaccara, 1995.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Affreschi di Rocco Pennino nella Chiesa di Sant'Angelo

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