Chiesa di San Michele Arcangelo (Padula)
| Chiesa Matrice di San Michele Arcangelo | |
|---|---|
| Stato | |
| Regione | Campania |
| Località | Padula |
| Coordinate | 40°20′25.02″N 15°39′32.2″E |
| Religione | cattolica |
| Titolare | Michele Arcangelo |
| Diocesi | Teggiano-Policastro |
| Sito web | padulasacra.it/it/luoghi/chiesa-madre-s-michele-arcangelo/ |
La chiesa di San Michele Arcangelo (o Sant'Angelo) è la chiesa madre di Padula.
Origini
[modifica | modifica wikitesto]Situata nel punto più alto del paese, risale al IX-X secolo;[1] fu probabilmente fondata grazie all’opera di un gruppo di Cosilinati che, abbandonata la distrutta Cosilinum, eressero nel loro nuovo insediamento il luogo di culto. La chiesa è nota anche come Chiesa di Sant’Angelo, titolo legato probabilmente anche alla vicinanza di una porta cittadina, la “Porta dell’Angelo”.
Esterno
[modifica | modifica wikitesto]La facciata è suddivisa in tre sezioni da una scansione di doppie lesene: ognuna delle parti ha il suo ingresso inquadrato da portali di pietra in corrispondenza delle navate. La facciata si innalza solo in corrispondenza della navata principale, laddove è posta una nicchia che ospita la statua in pietra dell’Arcangelo Michele inquadrata da una decorazione a lesene con un timpano conclusivo.
Interno
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L'interno ha una pianta a croce latina a tre navate.[2] La navata maggiore, con copertura a volta affrescata da Rocco Pennino nel 1954, si conclude con una cupola con lanterna riccamente affrescata. Le navate laterali presentano una serie di cappelle, all'ingresso della navata laterale destra si trova la cappella dell'Immacolata Concezione, che custodisce il fonte battesimale, gli altari dedicati a Sant'Anna, a San Raffaele Arcangelo, alla Madonna del Suffragio e, in fondo, vi è la cappella del Crocifisso, delimitata da un arcone. Lungo la navata della cappella sinistra si trovano invece l'ingresso al campanile, gli altari dedicati a Sant'Alfonso Maria de' Liguori, a San Francesco di Paola, alla Madonna di Pompei e, infine vi è la cappella del Cuore di Gesù. Sull'ingresso della navata maggiore è collocato un maestoso organo a canne tardo settecentesco. Il presbiterio, delimitato da una balaustra in marmi policromi, è sollevato di due gradini rispetto all'aula e si conclude con un'abside: al centro vi è l'imponente altare maggiore, in pietra locale e marmi policromi, del 1702, sormontato da un'edicola in marmi policromi e vetro dov'è collocata la statua dell'Arcangelo Michele[2], patrono di Padula. La chiesa conserva diverse opere provenienti dalla Certosa di San Lorenzo: l'acquasantiera,posta all'inizio della navata principale, decorata con teste di putti e foglie d'acanto ed attribuita ad Andrea Carrara, il confessionale con colonnine tortili, collocato nella navata sinistra, l'altare ligneo intarsiato, di fattura settecentesca, collocato nella sacrestia. Sempre nella sacrestia si trova anche il dittico su legno di Stefano Sparano, datato 1509, sul quale sono raffigurati i santi Giovanni Evangelista e Agostino: tale opera proviene dalla chiesa di Sant'Agostino, mentre nella cappella del Crocefisso vi sono due statue provenienti dalla vicina Chiesa di San Nicola de Domnis, la Madonna delle Grazie, attribuita a Giovanni Da Nola, databile al secondo decennio del XVI secolo e Il Cristo benedicente, attribuito alla bottega degli Alamanno, databile alla fine del Quattrocento.

Rilevante è, altresì, il fondo pergamenaceo conservato nella sacrestia composto da 147 documenti[2], che vanno dal febbraio 1371[2] al dicembre 1829[2] e che consentono l’individuazione di non pochi aspetti della vita sociale e religiosa della comunità padulese dei secoli scorsi, contribuendo a far luce su quella parte di vicende storiche non riconducibili direttamente alla presenza della Certosa.
Il campanile
[modifica | modifica wikitesto]Il campanile con orologio sorge sul lato sinistro della facciata ed è suddiviso in tre ordini: il primo, a sezione quadrata, è in mattoni pieni e muratura; il secondo presenta due aperture a tutto sesto sui lati rivolti ad ovest e a sud, mentre sui versanti est e nord le aperture sono bifore con colonnine e capitelli in pietra di Padula; il terzo, infine, è a sezione circolare con aperture a tutto sesto. Il campanile ospita 5 campane. La campana maggiore venne realizzata con la fusione di due campane: l'una dalla chiesa di San Pietro e l'altra di Santa Croce rase al suolo nel terremoto del 1857. Nel 1955 la campana si ruppe , il popolo ne volle una nuova che fu realizzata fondendo anche la vecchia ad opera di Carmine Capezzuto. Ne risultò un'ottima campana dal peso di 18, 73 quintali in stile settecentesco. Ha come immagini un crocefisso , la Vergine Assunta, San Michele e San Vincenzo. Le altre 2 Campane poste all'interno degli archi a tutto sesto dell'ultimo piano risalgono al 1824 fuse per volontà dell'arciprete Andrea Maria Cariello. Infine altre 2 campane sono poste sul tetto del campanile
Il culto di San Michele Arcangelo a Padula
[modifica | modifica wikitesto]La Città di Padula è consacrata all’Arcangelo Michele da tempi remotissimi, tanto da vantare la presenza nel proprio territorio di ben due luoghi di culto: il Santuario rupestre di San Michele alle grottelle risalente all’epoca costantiniana e ubicato nei pressi del sito enotrio-lucano di Cosilinum sulla collina alle spalle dell’attuale abitato di Padula, e la Chiesa Matrice di San Michele Arcangelo, svettante in cima al centro storico e risalente al IX secolo.
Notevoli sono i richiami micaelici disseminati nel territorio padulese come la cappella del Priore nella Certosa di San Lorenzo dedicata proprio al Santo Angelo che conserva la statua più antica della città (scultura lignea intagliata e dorata, opera di Giuseppe Feriello e datata 1649), o come la piccola statua dell'Arcangelo (in pietra di Padula, scolpita nel 1729 da Andrea Carrara), custodita all'interno del Santuario della B.V. Maria del Romito a 1380m s.l.m.

La storia
[modifica | modifica wikitesto]Fino agli anni '70, in quest'occasione, tutte le statue delle altre chiese parrocchiali e delle cappelle del paese, «si recavano in visita» al protettore San Michele, per la solenne funzione delle ore undici celebrata dal vescovo in Chiesa Madre.
Il racconto delle antiche modalità di svolgimento delle feste padulesi è tramandato da don Arcangelo Rotunno, sacerdote e benemerito archeologo e letterato, vissuto tra la metà dell'Ottocento e la fine degli anni Trenta. «Oltre il suono giulivo delle campane della Chiesa Madre, anche quelle delle altre chiese squillano a festa per il Santo Patrono nei predetti giorni e in altri simili». «La sera della vigilia della solennità del Patrono si accendono per le vie i falò, le Sacre cerimonie montane - vere villeggiature pel popolo, - sono allietate dal suono delle cennamelle e della cornamusa». «A volte dei vaghi cinti o castelli di candele ornati di fiori e di nastri, seguono i questuanti o la processione prima di essere consegnati ai procuratori della festa: i quali procuratori si fanno, nelle collette per l'abitato, precedere da uno stendardo a mo' di panno da testa o di scialle adorno di una immagine del festeggiato per la sottoscrizione. E quel drappo preceduto dalla musica, si porta al favorito dalla sorte la sera; e, allora, cerimonie e cortesie. Ragazze (verginelle) ornate di fiori naturali o artificiali, abbigliate per la circostanza, ordinariamente o in maggioranza in candida veste, partecipano, serie e modestissime, ai convegni, alla processione che sosta ove brucia, scoppia la batteria». «La sera delle maggiori solennità, nella Piazza Umberto I o in altro piazzale, si bruciano fuochi artificiali più o meno numerosi, svariati e attraenti».

Oggi i Solenni Festeggiamenti sono attesissimi e sentiti da tutta la popolazione ed hanno inizio come di consueto l’8 maggio, giorno dell’apparizione dell’Arcangelo Michele, confluendo nell’ultima domenica del mese come da tradizione greco-bizantina con un ricco programma religioso e civile con la collaborazione di tutte le associazioni, delle scuole e dei sodalizi della comunità, per concludersi la terza domenica di giugno a le grottelle con l’evocativa processione fino a Cosilinum.
San Michele a maggio - IPIC
[modifica | modifica wikitesto]Il legame fortissimo tra il Santo Patrono e la comunità di Padula evidenziato dall’incessante attività di tutela e promozione del patrimonio culturale, artistico e identitario da parte dell’organizzazione di Padula Sacra, progetto che unisce tutte le risorse ecclesiali costituite dal patrimonio materiale e immateriale presente sul territorio di Padula, ha portato il culto micaelico padulese a essere inserito, con D.D. n.382 del 13 agosto 2025, nell'Inventario del Patrimonio Immateriale della Campania (IPIC), con specifico riferimento alla sezione “Celebrazioni” del Disciplinare regionale (art. 3, comma 1, lett. b)
L’inizio dei Solenni Festeggiamenti, fissati come di consuetudine l’8 maggio, giorno dell’apparizione nel 490 d.C. dell’Arcangelo Michele, ha una cadenza garganica.
A Padula il culto micaelico è però più antico, risalente addirittura agli inizi della cristianità, e preserva dopo quasi 2000 anni ancora elementi tipicamente bizantini che si delineano nel far combaciare la Festa di Tutti i Santi e quella del Santo Patrono: nell’oriente cristiano, infatti, si onoravano insieme, in questo periodo, i martiri e i confessori, cosa che viene evidenziata nei secoli con l’uscita di tutte le immagini sacre che accompagnano il Santo Patrono in processione.
L'8 maggio è quindi l’incipit della “Festa” con solenne riapertura al culto del Santuario rupestre a le grottelle, dopo la pausa invernale, e la solenne concelebrazione eucaristica al mattino presieduta dal vescovo della diocesi di Teggiano-Policastro, alla presenza dei sacerdoti della Forania. Nel tardo pomeriggio, un’altra solenne celebrazione presso la Chiesa Madre, presieduta dal Vicario diocesano, dà avvio ai festeggiamenti in paese, con la partecipazione delle autorità civili e religiose, e dell’intera comunità cittadina.


Il sabato che precede la festa (che ricade tradizionalmente l’ultima domenica di maggio, salvo eccezioni dovute a straordinarie e concomitanti ricorrenze), nel primissimo pomeriggio, dalla Chiesa Matrice l’antica statua lignea del Santo Arcangelo è condotta in processione attraverso tutto il contado cittadino, toccando le contrade più remote, a lambire i confini con i Comuni di Sala Consilina, Sassano, Buonabitacolo e Montesano sulla Marcellana. Suggestivi e affollatissimi i numerosi altarini, preparati dagli abitanti delle campagne secondo antiche usanze e con rinnovato voto: qui il Santo Patrono staziona e tutti si fermano per un momento di convivialità e devozione. A conclusione della processione, sul far del vespro, la statua fa ritorno in Chiesa, ove si celebra la Santa Eucarestia che conclude il solenne novenario in onore del Patrono. Al termine, il Parroco dà segnale dell’accensione e benedizione dei tradizionali falò tramandati da generazione in generazione che coinvolgono tutti i rioni del centro storico, ancor oggi luogo di raduno e di festa, ove tra canti e balli, si attende l’alba del dies festus. Anche in questo caso la matrice bizantina è ben evidente: la liturgia orientale, soprattutto la tradizione italo-greca, prevede giorni di preparazione e di continuità per la festa (proeórtia e meteórtia).


La domenica della Festa, detta anche di Tutti i Santi, è salutata dai rintocchi dei Sacri bronzi: in quest’occasione tutte le statue delle altre chiese parrocchiali e delle cappelle del paese, fino agli anni ’70, «si recavano in visita» al protettore, per la funzione delle ore undici in Chiesa Madre. Oggi dal Convento di San Francesco d’Assisi, risalente al XIV secolo ed ubicato alle pendici dell’abitato medievale, la statua seicentesca del Serafico Padre è portata a spalla dai fedeli attraverso la lunga rampa a scale in pietra locale, che da lì conduce in paese. Mentre, dall’antica parrocchiale di San Giovanni Battista, i fedeli traggono fuori la statua del Precursore per unirsi alla processione: in una sorta di ascensionale e devoto pellegrinaggio, si raggiunge la Chiesa Matrice, per partecipare alla Solenne Messa.
A fine celebrazione, dopo l’atto di consacrazione al Santo Patrono, con la preghiera di affidamento e l’accensione della lampada votiva (tradizione vuole che tale olio venga offerto a turno dai vari rioni dell’antica università civica, rioni denominati con gli appellativi popolari e rappresentati simbolicamente da bambini padulesi presenti al rito), le statue di San Giovanni Battista, San Francesco e San Michele Arcangelo escono in processione per le vie cittadine, alla presenza delle autorità civili, militari e religiose, con gran tripudio di banda e fuochi pirotecnici.

Il momento più toccante e coinvolgente, che ogni anno emoziona tutti e che si vive nel massimo silenzio, è il saluto di San Francesco e San Giovanni Battista in onore del Santo Patrono in prossimità della porta della Chianca Vecchia: le due statue si separano da quella di San Michele, che viene portato “al contrario” per non voltare mai il suo sguardo mentre rientra in Chiesa Madre.

A chiusura di tale lungo periodo, la ricorrenza della festa de le grottelle fissata alla terza domenica di giugno suggella il profondo legame tra i padulesi e l’Arcangelo: tornando nella grotta, alle pendici di quella che fu la città dei loro padri, essi si ritrovano ancora una volta, unendosi coralmente al luogo ove tutto ebbe inizio molti secoli prima.
Note
[modifica | modifica wikitesto]Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- AA. VV., Padula prima e durante la Certosa, Grafiche Zaccara, 1995.
- Maria Sapio (a cura di), Padula sistema museo, Napoli, Editrice politecnica, 2018.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Affreschi di Rocco Pennino nella Chiesa di San Michele Arcangelo - Padula (Salerno), su roccopennino.it.
- Sito ufficiale, su padulasacra.it.
- Chiesa di San Michele Arcangelo, su BeWeB, Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 240072858 · GND (DE) 4429416-5 |
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